Massiccia presenza dei giovani compositori fiesolani al concerto di premiazione del Concorso internazionale di composizione 2 Agosto, che conclude la Giornata di memoria di tutte le stragi, nel 37° anniversario dell’eccidio che causò la morte di 85 persone alla stazione centrale di Bologna. Da 23 anni la commemorazione comprende il Concorso di composizione 2 agosto, patrocinato dall’Associazione tra i familiari delle Vittime della strage e dal Comitato di solidarietà alle Vittime delle stragi, di cui il grande concerto in Piazza Maggiore (ore 21.15) rappresenta la conclusione.
L’apertura del programma vede tre brani commissionati ai vincitori del Premio Veretti, che frequentano a Fiesole la classe di composizione di Andrea Portera: Sail through your eyes per sax alto e orchestra di Federico Torri, Geghard per voce, fisarmonica e orchestra di Benedetta Zamboni e Paráclitus per trombone e orchestra di Jacopo Aliboni saranno eseguiti dalla Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Alessandro Cadario, con l’apporto di prestigiosi interpreti, tra cui il fisarmonicista Ivano Battiston.
A seguire, il trittico di lavori premiati dalla commissione presieduta da Marco Betta: ancora un allievo della classe di Andrea Portera, Lorenzo Fiorentini, si è aggiudicato il terzo premio, con J-Rhapsody per saxofono e orchestra, mentre al secondo posto si è classificato il fiorentino Paolo Cognetti, e la vittoria è andata all’iraniano Mohammad Amin Sharifi.

Alto e imponente, incute col suo aspetto teutonico un’iniziale soggezione, ma il suo sguardo è dolce, il tono pacato e gentile, e conversare con lui è davvero piacevole ed interessante.
Lo abbiamo incontrato a Scuola in occasione della sessione estiva dell’Accademia Europea del Quartetto, alla quale non manca mai di partecipare, sia in quanto Presidente dell’European Chamber Music Academy, sia per il grande, antico affetto che lo lega alla Scuola.

Com’è arrivata la musica nella tua vita?
Avevo 8 anni e mezzo, quando i miei genitori mi hanno portato alla Scala ad ascoltare un concerto del celebre pianista Rudolf Serkin, e lo ricordo con grande emozione: la musica è arrivata insieme ad una solida amicizia, visto che Rudy era anche un carissimo amico di mio padre; quella sera, dopo il concerto, mi volle accanto a tavola e parlò quasi solo con me… conservo un ricordo indelebile della sua arte e della sua umanità.
Non ho invece avuto modo di studiare io stesso uno strumento musicale, forse a causa di un’innata pigrizia, ma più probabilmente perché, nel momento in cui avrei potuto esservi introdotto, i miei genitori si sono separati e si sono determinate altre priorità.

Questo non ti ha impedito di occuparti di musica con grande passione…
Infatti, sono stato sempre vicino alla musica: il mio più grande amore è per la musica da camera, ma ho sempre avuto un forte interesse anche per altri tipi di musica; per diversi anni ho seguito la musica popolare, partecipando attivamente all’avventura culturale ed umana del Nuovo Canzoniere Italiano, e con tanti amici ho prodotto dischi e registrazioni. Inoltre sono stato per molto tempo –sempre coinvolto da amici- editore di dischi jazz per collezionisti: incisioni rare di concerti dal vivo, soprattutto… e anche qualcosa di musica contemporanea, ad esempio i lavori di Giacinto Scelsi.

Tutto questo facendo tutt’altro…
Esatto: ho studiato storia, economia e sociologia e ho svolto l’attività di consulente per le aziende… per dirla con mia figlia, il mio mestiere è dire agli altri cosa devono fare!

Tornando alle amicizie con i grandi musicisti, oltre a Serkin ci sono stati altri importanti incontri?
Quando avevo 22 anni ho fatto da guida, autista e interprete durante un lungo tour italiano dell’Orchestra del Festival di Marlboro, diretta da Sasha Schneider, il primo violino del Quartetto di Budapest; c’erano anche Rudy e Peter Serkin, e tanti altri.
Tramite Marlboro ho conosciuto la grande violinista Pina Carmirelli, ed ho accompagnato anche lei in giro per vari concerti, tra l’Italia e la Svizzera…

A un certo punto nella tua “galleria” è apparso anche Piero Farulli…
L’incontro con Piero è stato successivo, risale alla seconda metà degli anni ’80.
Sapevo bene chi fosse Piero Farulli, ed ero molto interessato ad incontrarlo, così, approfittando del fatto che una fondazione aveva deciso di sostenere con un contributo economico la Scuola, ho pensato di venire a Fiesole a consegnare materialmente l’assegno.
Avevo appuntamento alla Torraccia alle 11.30 del mattino, ed ero convinto che, dopo una mezz’ora, sarei andato a pranzo con mia moglie sulle colline fiesolane…invece alle sei del pomeriggio eravamo ancora lì, digiuni (!) a parlare della Scuola, di musica, di pedagogia, di filosofia, di tante altre cose…
Si è creata una bella amicizia, e sono tornato spesso alla Torraccia su richiesta di Piero, che desiderava consigli organizzativi, fino all’incarico formale di far parte della Commissione Artistica della Scuola. Sono nel frattempo diventato amico di tanti che a Scuola lavorano, con una dedizione che non ho trovato in nessun'altra organizzazione.

Com'era il tuo rapporto con Piero?
Piero era uno straordinario artista, un grande uomo, un vero compagno, un amico affettuoso. Ho avuto molti momenti intensi con lui, e anche qualche scontro: ricordo, una volta, una dura discussione su aspetti del futuro della Scuola, finita in modo piuttosto brusco. La mattina dopo, a Scuola, mi guardò con faccia quasi truce -ma occhi luminosi- e mi disse : "Sì... ma forse avevi ragione anche tu." Sapeva davvero ascoltare, e non solo la musica.

Sempre a proposito di frequentazioni musicali: cosa ha significato per te la lunga consuetudine con la Società del Quartetto di Milano?
Sono socio del Quartetto da quando avevo 16 o 17 anni, e per molto tempo sono stato anche nel consiglio direttivo; mi occupavo in modo informale della musica da camera dei giovani, così ero non solo presente ai concerti, ma accompagnavo spesso gli artisti a cena: ho conosciuto così altri musicisti, e da ogni rapporto sono scaturiti nuovi incontri e amicizie: per esempio Andrea Lucchesini, tramite il quale ho poi conosciuto Mario Brunello, e attraverso di lui Angelo Zanin del Quartetto di Venezia, e così via…

Parliamo un po’ dell’European Chamber Music Academy, di cui sei Presidente?
La storia di ECMA ha a che fare direttamente con la Scuola e con Piero, che voleva creare una nuova struttura -quella che poi si è chiamata Accademia Europea del Quartetto-, radunando tre suoi colleghi che, oltre ad essere amici, erano anche glorie di tre celebri formazioni molto diverse tra loro come Norbert Brainin (primo violino del Quartetto Amadeus), Hatto Beyerle (viola del Quartetto Alban Berg) e Milan Škampa (viola del Quartetto Smetana).
L’avventura è cominciata così, con l’idea di mettere i giovani quartettisti a confronto, in uno stesso stage, con quattro maestri di questo calibro. Il principio fondante era che non si dovesse trattare di una masterclass ordinaria, a cui partecipi per imparare dal maestro quale interpretazione dare ad un pezzo, ma che frequentare l’Accademia significasse mettere a confronto, ed utilizzare in funzione di stimolo, quattro profonde visioni della musica, magari completamente diverse.
Questo presupponeva che i discenti fossero gruppi stabili, con una preparazione tecnica e musicale già approfondita, e stessero magari già affacciandosi all’attività concertistica.
Per due o tre anni l’esperienza fu condotta secondo questo criterio, con grande entusiasmo da parte di Piero, che subito desiderava allargare il raggio d’azione e costituire un organismo realmente europeo. Con la solita ingenuità dei musicisti, e in questo caso anche dei consulenti (fra cui il sottoscritto!), abbiamo pensato che dovevamo partire da un riconoscimento formale ed economico da parte dell’Unione Europea, e che un progetto d’eccellenza come questo l’avrebbe sicuramente ottenuto.
Purtroppo le cose sono state molto più difficili: le numerose lettere spedite a Bruxelles non hanno sortito effetti pratici, e tuttavia Piero intendeva proseguire comunque, nonostante tutto. Ha chiesto quindi ad Hatto Beyerle di essere il suo “braccio armato”, in qualità di direttore. Così Hatto è andato a Vienna, Basilea, Hannover, Parigi ed Helsinki, riuscendo a coinvolgere nell’impresa importanti istituzioni musicali, ed ECMA è partita… 14 anni fa!
Ho seguito tutto questo dall’inizio. La cosa si è strutturata lentamente: ECMA si è data uno statuto, che doveva essere nazionale; l’istituzione ufficiale più vicina e più disponibile era l’Università di Vienna, così ECMA ha uno statuto di legge austriaca, anche se in realtà è una partnership strategica delle università e delle istituzioni europee che ne fanno parte come membri effettivi, e che oggi sono a Fiesole, Vienna, Grafenegg, Parigi, Oslo, Manchester, Berna, Den Haag e Vilnius. Tra i partner associati figurano numerosi festival in Austria, Francia, Regno Unito e Italia (ricordo il Festival Casals di Prades, il Festival di Gent nelle Fiandre, la Wigmore Hall a Londra, il Ravenna Festival…).

Come funziona?
Ciascuno dei partner si fa carico dell’organizzazione di una settimana di formazione, secondo criteri generali condivisi, ma con assoluta autonomia organizzativa ed economica.
Ogni ensemble viene selezionato con un’audizione e diviene aspirante. Lo rimane per due o tre sessioni, il tempo necessario per verificarne il livello e la capacità di apprendimento. Poi può divenire membro effettivo di ECMA, ed iniziare a frequentare le sessioni nei vari paesi, completando il percorso in due o tre anni, al termine dei quali avrà partecipato ad una dozzina di appuntamenti.
I gruppi sono molti, ed a loro si può aggiungere un ensemble segnalato dal partner ospitante, oppure invitato da qualcuno dei maestri, anche se non ha fatto l’audizione. Il gruppo “aggiunto” fa un’esperienza, e talvolta, dopo qualche sessione di prova, sostiene l’audizione formale: solo una volta ammesso ha diritto di partecipare come effettivo alle sessioni, che sono gratuite per gli allievi.

In che cosa si distinguono gli ensemble che hanno frequentato ECMA?
In generale manifestano una notevole vitalità: per l’80% sono ensemble attivi e di buon risultato anche in termini di carriera; alcuni poi sono entrati stabilmente nel circuito concertistico internazionale, come ad esempio il Quartetto di Cremona e il Meta4, contemporaneamente allievi di ECMA e totalmente diversi, ma tutti e due fortemente improntati dall’Accademia.
Come dicevamo, ECMA ha un principio di fondo: non insegna interpretazione, ma cerca di dare ai propri ensemble tutti gli strumenti per capire a fondo la musica mentre affrontano il pezzo che stanno studiando, cercando il senso profondo della scrittura e dell’esperienza musicale.

In questo senso è importante anche l’apporto di figure diverse? Penso alla presenza fiesolana di un intellettuale della musica come Alfred Brendel…
C’è sempre lo sforzo di dare ai ragazzi qualcosa in più, in termini di comprensione del mondo, anche su tematiche diverse: abbiamo avuto filosofi, storici dell’arte, e ovviamente numerosi compositori.
È importante che i giovani musicisti conoscano anche qualcosa del paese dove si tiene la sessione: li abbiamo messi in contatto con cose molto diverse, come ad esempio la danza popolare norvegese, o la musica lituana…
In tutte le sessioni c’è qualcosa che va in questa direzione. Brendel non è venuto solo a fare l’interessante conferenza su Beethoven che abbiamo ascoltato il 6 luglio scorso a Scuola, ma anche ad insegnare, ovviamente in una sua maniera, diversa dal modello ECMA. Ha fatto delle meravigliose masterclass di tipo abbastanza tradizionale, lavorando sull’interpretazione dei pezzi proposti dagli ensemble partecipanti. Non è dirigistico, ma la sua lezione è strutturata sul pezzo, ed ha lo scopo di arrivare ad un’interpretazione condivisa.
Qualcosa di molto diverso dal lavoro che normalmente fanno i docenti ECMA, che usano il brano musicale per affinare gli strumenti di conoscenza sì di quel pezzo, ma con un approccio che dev’essere applicabile anche a tutt’altro repertorio.

Come ogni anno, in qualità di Presidente dell’ECMA, hai presenziato alla sessione fiesolana… com’è andata?
Molto bene in generale, con punte di eccellenza per alcuni gruppi più pronti, che hanno dato ai maestri grandi soddisfazioni in termini di crescita veloce, di fame di capire.
Assolutamente positiva poi l’esperienza dell’execution time a Villa La Fonte. Inizialmente ero perplesso rispetto a questa modalità, ma ho dovuto ricredermi: i ragazzi amano suonare, ed è molto piacevole per loro testare il lavoro in fieri di fronte ai colleghi. C’erano anche i bambini dei centri estivi, ad ascoltare le esecuzioni a Villa La Fonte, e mi è parso bellissimo questo collegamento tra due attività così diverse, che si tengono contemporaneamente alla Scuola.
Quello che invece i gruppi non fanno mai abbastanza –anche se non mi stanco di dar loro consigli in questo senso– è ascoltare le lezioni rivolte agli altri ensemble, attraverso cui c’è tantissimo da imparare; i ragazzi pensano invece -erroneamente– che sia meglio trascorrere tutto il tempo studiando e provando…

Facciamo un passo indietro, e torniamo al punto di partenza della tua amicizia con Piero. Vorrei che raccontassi ai nostri lettori qualcosa di più sulla ‘non ancora identificata’ fondazione, il cui contributo fu da te consegnato personalmente. Ne accennavi all’inizio della nostra conversazione, ma in modo così vago da accrescere il desiderio di saperne di più, anche perché se non sbaglio il contributo non si è mai interrotto, ed è tuttora determinante per la Scuola…
Se proprio insisti… È una bella vicenda familiare, che però non racconto volentieri, credo per un’innata abitudine alla riservatezza.
Mio padre veniva da una storia politica e culturale di profondo e coerente antinazismo e antifascismo (pensa che è stato il primo tedesco ad aderire a Giustizia e Libertà!). Durante la seconda guerra abitava a Roma, come rappresentante civile della Divisione Chimica del Ministero tedesco degli Armamenti, e questa posizione gli permise di entrare in stretto contatto con i partigiani e con gli alleati, aiutando per quanto gli fu possibile molti italiani ed ebrei. Dopo la guerra è stato imprenditore, ed ha raggiunto un non previsto successo economico: quando ha ceduto la quota dell’azienda di importazione di prodotti chimici cui si era dedicato, ha voluto creare una piccola Fondazione, Omina, allo scopo di sostenere alcune realtà significative. Tre di esse sono in Italia: la Scuola di Musica di Fiesole, la Mensa dei bambini proletari a Napoli (poi confluita in altre iniziative di sostegno collegate a Libera), e il Centro educativo italo-svizzero di Rimini, che è una scuola molto particolare, estremamente avanzata sul piano pedagogico.

Perché Omina?
Si chiama Omina perché mia nonna Ada era chiamata così, come diminutivo di oma (nonna, nel tedesco colloquiale): il nome completo è Omina Freundeshilfe, che significa aiuto agli amici. Questa seconda intitolazione deriva dalla lunga frequentazione, che mio padre aveva avuto in gioventù, del salotto viennese di Genia Schwarzwald, una donna eccezionale, coltissima e amica dei grandi del suo tempo, dallo scrittore Musil al pittore Kokoschka. Durante la prima guerra mondiale Genia aveva creato, tra le altre cose, un sistema di cucine popolari a Vienna e a Berlino (“aiuto agli amici” tedeschi, in difficoltà per la carestia alimentare conseguente al conflitto).
Il circolo culturale dei coniugi Schwarzwald era frequentato come dicevo dai più importanti intellettuali e artisti del tempo, tra cui Arnold Schönberg ed il celebre architetto Adolf Loos, che aveva costruito la loro casa. Anche molti giovani erano accolti nel salotto, e tra i più assidui mio padre (che vi incontrò la mamma) e anche Rudolf Serkin.

Come è avvenuto l’incontro tra Omina –cioè la famiglia Deichmann– e la Scuola?
Omina è arrivata alla Scuola per pura casualità: mio padre aveva conosciuto –come inquilino di un suo piccolo appartamento a Milano– il musicista e scrittore Harvey Sachs, all’epoca sposato con Barbara, che insegnava a Fiesole. Sachs aveva scoperto che Hans Deichmann era un personaggio interessante, con la sua vita avventurosa e la sua pericolosa coerenza morale (davvero rischiosa, soprattutto negli anni terribili della seconda guerra) e decise di dedicare alla sua storia un lungo articolo. Il saggio apparve col titolo Der Ordinäre sul New Yorker nel 1990 (ripubblicato poi dalla Scuola in traduzione italiana, Un tipo normale - Hans Deichmann fu presentato all’Auditorium Sinopoli il 26 febbraio 2006, in una commovente commemorazione con la partecipazione di Vittorio Sermonti e gli interventi musicali di Andrea Lucchesini, del Quartetto di Fiesole e della giovanissima violinista Maria Kouznetsova, ndr.).
A mio padre, Harvey Sachs ha segnalato le cose belle che avvenivano sulla collina di Fiesole, raccontando tutto ciò che sapeva sulla Scuola, e poi ha combinato una cena a Loro Ciuffenna, in occasione di un concerto alla Pieve di Gropina. A tavola Piero inveiva contro il disinteresse per la musica da parte degli enti pubblici, e mio padre lo ascoltava con attenzione, fino a decidere –ma senza rivelarlo subito– di sostenere la Scuola attraverso Omina.
Scrisse quindi una lettera a Piero, ma sia lui che Adriana Verchiani pensarono ad uno scherzo, visto che il contributo promesso arrivava in pratica da sconosciuti. Invece era tutto vero, e così venni a Fiesole a consegnare personalmente l’assegno, nel famoso primo incontro di cui parlavamo all’inizio.
Nei primi anni questo contributo era variabile, e veniva utilizzato per colmare i disavanzi del bilancio, per poi andare a incrementare il patrimonio della Scuola.
Purtroppo i fondi di Omina non sono immensi, così, dopo la morte di mio padre, abbiamo dovuto rivedere gli accordi con la Scuola, destinando un contributo definito ad un settore specifico, che è stato individuato naturalmente nell’attività cameristica, dalla base all’Accademia Europea del Quartetto.

Per concludere… cosa vorresti nella prossima Accademia del Quartetto?
Vorrei che ci fosse una maggiore presenza di ensemble provenienti dalla Scuola, che negli anni di Piero è stata una fucina di giovani quartetti -anche grazie ad una più ampia attività cameristica dell’Orchestra Giovanile- mentre oggi sembra faticare di più a produrre gruppi stabili e di alto livello. Nel frattempo anche ECMA ha modificato l’impostazione iniziale di Piero, ammettendo oltre ai quartetti d’archi anche le altre tipologie di ensemble stabili di musica da camera. Spero perciò di vedere gruppi fiesolani ad ogni sessione ECMA in tutta l’Europa, e naturalmente anche l’anno prossimo qui a Fiesole!

Giovedì 17 agosto, alle ore 23.45, andrà in onda su RAI3 Prova d’orchestra, il documentario realizzato da Francesco Matera e Lorenzo Scoles sull’edizione 2016 dell’Orchestra Giovanile Italiana.
È una magnifica opportunità per far conoscere al pubblico televisivo il lavoro dei giovani musicisti che scelgono la Scuola per approfondire -all’interno di un rodato progetto didattico- le loro competenze strumentali, e qualificarsi come futuri professori d’orchestra.
Prova d'orchestra segue da vicino le avventure artistiche e personali di questi ragazzi, mostrando le varie sessioni di preparazione dell’Orchestra Giovanile e documentando al contempo l’evolversi dei rapporti umani tra i musicisti, cui viene dato spazio per esprimere desideri e timori attraverso brevi interviste.
Il documentario inizia con l’arrivo dei musicisti a Fiesole per le prove primaverili, e li segue nelle tappe del lavoro a sezioni, in prova col maestro preparatore Giampaolo Pretto; poi a Torino, dove eseguiranno la Quinta Sinfonia di Mahler col direttore lettone Andris Poga, e così via…
Vivere insieme ogni giorno, lavorare insieme, condividere il tempo delle prove e lo svago delle serate cementa i rapporti fra i ragazzi e migliora la loro capacità di armonizzarsi, tanto nell'esecuzione musicale quanto nelle relazioni personali. La seconda tappa vede l’OGI impegnata in due concerti in settembre, al Teatro Dal Verme di Milano: la bacchetta è nelle mani di Giampaolo Pretto e al pianoforte siede Andrea Lucchesini, che ha voluto condividere con i ragazzi della Giovanile l’invito a lui rivolto dal Festival MITO, prima di lasciare la direzione artistica della Scuola.
Il mese di ottobre inizia con gli esami, due prove faticose e molto importanti, la prima interna per i voti del corso e la seconda, per i migliori, davanti ad una commissione esterna composta dai responsabili di importanti istituzioni orchestrali, per favorire eventuali sbocchi professionali: è il momento delle valutazioni cui ogni musicista deve sottoporsi, per verificare i propri progressi e misurare le forze.
Il documentario si conclude a Roma, nella grande Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica, dove l’OGI suona con John Axelrod Čajkovskij, Respighi e Strauss. Le emozioni sono forti, l'orchestra è compatta nel suono e nei sentimenti, il concerto è salutato da un magnifico successo e quest'ultima data consegna i ragazzi ad un avventuroso orizzonte di incognite e opportunità.
Le loro parole, testimonianze e intime confidenze lungo questo duro ma elettrizzante percorso ci regalano un quadro di emozionante umanità, il ritratto di una generazione capace di abnegazione, sacrificio e rigore quanto, allo stesso tempo, di leggerezza, passione ed armonia: un'impagabile iniezione di energia, che può costituire una scoperta anche per chi non abbia confidenza con la musica classica.

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Ospite del Santuario di Soviore, l’Orchestra dei Ragazzi avrà il suo stage estivo dal 24 al 29 luglio a Monterosso. L’incanto delle Cinque Terre sarà lo scenario di un’intensa attività per i giovani strumentisti della Scuola ed il loro direttore-docente Edoardo Rosadini, non solo in orchestra ma anche nelle varie formazioni d’archi: a Vernazza (Chiesa di San Francesco) saranno di scena il 26 luglio (ore 21.15) il Quartetto Dissimilis e il Quartetto Contrarco che si cimenteranno con l’olimpica classicità di Mozart e Haydn, mentre l’Evolution Quartet eseguirà Tutto diviene follia della compositrice napoletana Alessandra Bellino. Il giorno successivo, al Castello di Riomaggiore, lo String Soviore Ensemble affronterà il Concerto Brandeburghese n. 3 di Bach e i quartetti Sine Tempore e Hyde interpreteranno opere di Schubert e Beethoven.
L’Orchestra dei Ragazzi si riunirà per un primo concerto venerdì 28 luglio (ore 21:00 Santuario di Nostra Signora - Località Soviore, Monterosso al Mare (SP)) per poi esibirsi nel gran finale il 29 luglio (21.15) al Molo dei Pescatori. Il concerto, che è tra gli eventi del XXXVI Festival Internazionale di Musica Cinque Terre, si tiene nell’ambito di Monterosso: un mare di libri, salotto letterario organizzato dal Comune di Monterosso e dal Consorzio Turistico Cinque Terre con il sostegno del Parco Nazionale delle Cinque Terre e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale. Il programma accosta l’Introduzione dell’oratorio La creazione di Haydn al Concerto per violino e oboe BWV 1060 di Bach, (soliste la violinista Matilde Urbani e l’oboista Emilia Galli); tre celebri ouverture operistiche ed una selezione dalle Enigma Variations di Elgar completano l'offerta musicale, che metterà in luce gli splendidi risultati dell’intenso lavoro di quest’anno.

Tre giovani talenti della Scuola hanno raccolto i massimi premi al XXVI Concorso nazionale Riviera della Versilia “Daniele Ridolfi”: il duo di arpe formato nella classe di Susanna Bertuccioli da Aran e Nora Spignoli Soria ha ottenuto con 100/100 la vittoria della sezione cameristica, mentre la pianista Beatrice De Maria, allieva di Enrico Stellini, ha vinto il primo premio assoluto della sua categoria.
Grande entusiasmo al concerto finale, il 1° luglio scorso, al Teatro dell’Olivo a Camaiore.
Complimenti!

Inizia dal prossimo settembre una nuova collaborazione, per la quale è stata appena siglata una convenzione tra la Scuola e l’Istituto Musicale Intercomunale “G.M. Trabaci” di Scanzano Jonico (Matera). Tra gli obiettivi del progetto ci sono il processo di rinnovamento delle conoscenze e la possibilità di fornire al mezzogiorno d'Italia un’offerta formativa di alto valore qualitativo, in particolare attraverso corsi di esercitazione orchestrale, masterclass, corsi di formazione per docenti e Master post lauream di I livello.
Prima tappa del percorso comune sarà la realizzazione di una serie di masterclass strumentali, finalizzate alla preparazione per le audizioni autunnali dell’OGI.
Antonello Farulli e Tiziano Mealli saranno i nostri primi docenti a recarsi nell’Istituto lucano, avendo accettato di tenere una settimana di lezioni (dal 18 al 23 settembre) al Palazzo Baronale di Scanzano, sede dell’Istituto, insieme ad insegnanti provenienti dai Conservatori di Matera, Napoli e Bari, e dall’ISSM “O. Vecchi” di Modena.

Docenti e Calendario delle masterclass
Viola: Antonello Farulli 18-23 settembre 2017
Pianoforte e musica da camera: Tiziano Mealli 18-23 settembre 2017
Violino: Felice Cusano 18-23 settembre 2017
Clarinetto: Antonio Tinelli 18-23 settembre 2017
Tromba: Luigi Santo 18-23 settembre 2017
Flauto e musica da camera: Filippo Staiano 18-23 settembre 2017
Violino e musica da camera: Carmelo Andriani 2-4 ottobre 2017
Violoncello: Alessandro Andriani 20-22 ottobre 2017

Per iscrizioni e informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. tel 3332524596 / 3336081042


L’Istituto Musicale Intercomunale “G.M. Trabaci”, nato su iniziativa di due musicisti lucani, (Antonio Fauzzi e Alessandro Vena), promuove dal 2008 la formazione musicale professionale nel Metapontino, territorio privo di istituzioni musicali accreditate e mal collegato con le città sedi dei conservatori.
Nel 2010 il progetto iniziale si è evoluto, ed una convenzione col Conservatorio Statale di Musica “E. R. Duni” di Matera ha sancito l’accreditamento dei corsi di formazione musicale di base propedeutici ai Corsi di Laurea di I livello.
Nel 2011 la scuola è divenuta Istituto Musicale Civico Intercomunale, primo e unico nella Regione Basilicata e tra i pochi nel panorama nazionale, con l’istituzione di un Consorzio Intercomunale per il Diritto allo Studio, cui aderiscono i Comuni di Scanzano Jonico (capofila), Pisticci, Montalbano Jonico, Nova Siri, Tursi e Rotondella.

La lezione-conferenza di Alfred Brendel resterà tra i più indelebili ricordi degli attenti ascoltatori che affollavano l’Auditorium Sinopoli lo scorso 6 luglio. Con la consueta pacatezza, l’acume e la profondità degli interessi di una mente sempre giovane, ma anche con l’immensa esperienza di una vita nella musica, il Maestro ha condotto per oltre un’ora il suo discorso sull’ultimo Beethoven, spaziando dalle sonate pianistiche agli estremi frutti della scrittura quartettistica, ed ha regalato, oltre agli ascolti di alcune registrazioni delle sue celebri esecuzioni (sia in disco sia dal vivo), anche esempi estemporanei al pianoforte. Una mattinata davvero speciale, che ha allargato ad una platea più ampia l’opportunità preziosa di cui hanno goduto nella settimana i gruppi dell’Accademia del Quartetto.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze sostiene con grande convinzione la nostra Scuola da molti anni, permettendo la realizzazione di innumerevoli progetti formativi. In questi giorni di festeggiamenti per i 25 anni della Fondazione, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per rivolgere qualche domanda a Gabriele Gori, che ne è Direttore Generale: lo abbiamo incontrato all’indomani della serata del 19 giugno all’Opera di Firenze.

Parliamo un po’ di Accordi Sonori, la grande festa che si è svolta all’Opera di Firenze nell’ambito delle iniziative per i 25 anni della Fondazione…
‘’Il nostro obiettivo era quello di organizzare una festa tutti assieme e direi proprio che l’abbiamo raggiunto. Il concerto nel ‘tempio fiorentino’ della musica, tra bambini che sotto la guida della vostra Scuola stanno avvicinandosi alla musica, è stato veramente emozionante. Si sono uniti contesti molto diversi, ma questa composizione ha reso chiaro il valore del percorso che ognuno sta compiendo nei vari progetti educativi. E questo sia per coloro che sono inseriti in contesti familiari e ambientali più favorevoli - e quindi possono fin da subito approfondire l’impegno- sia per quanti trovano nei Nuclei un punto di aggregazione, nel segno della bellezza. Mi ha impressionato in particolare una piccola violinista dalla carnagione scura, che aveva una fluidità di gesti ed un’impostazione strumentale degna di nota, che spero sarà coltivata.
Mettere insieme piccoli e adolescenti è stata una ottima idea ed una grande soddisfazione: la sacralità del luogo ha indotto anche nelle famiglie un comportamento di particolare attenzione, con un silenzio impressionante che si è sciolto alla fine in un applauso fragoroso e davvero caldo, come raramente è dato ascoltare perfino durante i concerti della stagione del Maggio. Volevamo far sì che le famiglie percepissero un chiaro messaggio, sia di cura per i più piccoli, sia di un’accoglienza affettuosa presso il Teatro dell’Opera… Credo che siamo riusciti nell’intento. Sono inoltre convinto che sia davvero importante che tutti i soggetti interessati alla crescita della città aiutino il nostro maggior teatro ad essere più vicino ai cittadini. Se tutte le istituzioni che fanno educazione musicale ed il nuovo Sovrintendente del Maggio riusciranno a lavorare insieme, l’obiettivo di riempire il teatro sarà raggiunto, e non solo grazie alla presenza dei tanti turisti che affollano Firenze. Dobbiamo impegnarci tutti a frequentare il teatro che ieri sera mi è apparso non solo più accogliente e familiare, ma perfino acusticamente più felice. Non so se sia stato merito della grande prova dell’Orchestra dei Ragazzi: non avevo mai sentito Nimrod delle Enigma Variations di Elgar e mi hanno commosso tantissimo i musicisti, che ho trovato tutti, insieme al maestro Rosadini, semplicemente magici! La foto finale della serata di ieri è ora sul desktop del mio computer, perché il ricordo di questa bella ed emozionante esperienza resti vivo nella memoria’’.
 
Ci avviciniamo alla Piazza Incantata…
‘’Già… La grande serata di mercoledì 28 in Piazza Santa Croce! Stavolta sappiamo di non poter contare sulla magia del teatro, e l’acustica della piazza non sarà altrettanto avvolgente, ma avremo un palcoscenico straordinario, e la sonorità potrà avvantaggiarsi della presenza di una massa imponente di musicisti: immagino già la chiusura, con le orchestre riunite di fronte a quasi 5.000 persone. Sono certo che sarà una festa con la F maiuscola! L’atmosfera è garantita… Elio farà uno sketch d’apertura con il Sindaco Dario Nardella ed il nostro Presidente Umberto Tombari, e poi ci saranno altri suoi interventi durante i vari cambi. La vostra responsabile di produzione, Giovanna Berti, dovrà essere più brava del solito nella gestione di tanti ragazzi dato che tutto avverrà a vista. Un’impresa, tenerli senza retropalco, ma non dovremo formalizzarci troppo; in fondo si tratta appunto di una festa, per la Scuola, per il Conservatorio, per il Coro del Maggio, per la Fondazione e per tutta la città.
La mia preoccupazione iniziale sulla possibilità di riempire le gradinate è stata superata rapidamente e, in pochi giorni, ho perso la scommessa che avevo fatto col vostro Sovrintendente Lorenzo Cinatti… Tutto questo interesse dimostra che la città è viva e le sue istituzioni musicali sono amate, coagulano e stimolano interessi profondi. I nostri partner - la Banca CR Firenze e Unicoop Firenze - ci hanno dato un grande aiuto, promuovendo l’evento attraverso i loro canali di comunicazione. Le prenotazioni sono sold out da giorni. Avevamo 3.600 posti, che sono stati prenotati così in fretta da spingerci ad aggiungerne altri 1.100 nell’arena: sul tufo battuto, su cui si gioca in questi giorni il calcio storico, saranno messe assi di legno con le file di sedie. Abbiamo pensato infine di lasciare il fronte palco alle famiglie dei musicisti: dalla gradinata finale il palco dista circa 30 metri, ed i ragazzi sarebbero forse apparsi troppo piccoli, da così lontano, agli emozionati genitori!
Per quanto riguarda la sicurezza, abbiamo seguito tutti i protocolli previsti dalla Prefettura, e contiamo che anche il Prefetto sia con noi. Le hostess accompagneranno gli spettatori alle gradinate. Via de’ Benci resterà aperta – con la ztl notturna estiva - per permettere il passaggio dei mezzi pubblici e di soccorso, mentre tutti gli altri accessi saranno controllati. Abbiamo previsto anche un sistema per recuperare i posti che dovessero esser lasciati liberi all’ultimo: al Teatro Verdi saranno distribuiti degli ingressi last minute. Insomma, l’organizzazione è simile a quella di un concerto rock! Persone identificate e, come si dice in gergo, grande attenzione alla security, perché la festa possa svolgersi con la massima tranquillità per tutti’’.
 
Il vostro sostegno alla Scuola ha una lunga storia…
‘’Proprio così: dal 1987, ogni anno, la Scuola ha ricevuto il nostro contributo, prima attraverso la Banca e poi tramite la Fondazione. In questi giorni, aprendo il libro-giornale della Fondazione, ho visto la Scuola in prima pagina, con l’erogazione del 1992. Ci siamo fatti carico di moltissime iniziative, tra cui il recente acquisto dello Stipo, la nuova “casa” della Scuola vicino alla Torraccia. E, col concerto al Teatro dell’Opera, ho toccato con mano, insieme agli altri consiglieri entusiasti, la soddisfazione del lavoro svolto: i nostri contributi sono ben investiti, arrivano alla comunità e – cosa molto importante per noi - generano utilità. È quanto cerchiamo di fare con le moltissime istituzioni che sosteniamo. In questi 25 anni sono state più di 4.000! A questo proposito siamo particolarmente soddisfatti che la Piazza Incantata veda riunite, per la prima volta, tre grandi istituzioni musicali della città, tutte accomunate dalla nostra costante e partecipata attenzione’’.
 
Tra i vostri cinque scopi istituzionali, almeno tre sono rappresentati dall’attività della Scuola: la valorizzazione della cultura e dell’arte, la solidarietà e la formazione giovanile.
‘’Siamo consapevoli che questi tre settori siano intimamente legati, in particolar modo in una società come quella attuale, in cui la famiglia è sempre più in difficoltà e la tecnologia rischia di scollegare i ragazzi dalla realtà. La musica, prima ancora che una forma d’arte, è una straordinaria disciplina: ci mostra la necessità della fatica… non c’è doping, nella musica, ma solo la sostanza dell’impegno di coloro che la praticano. Insegna una forma di concentrazione prolungata, il coordinamento tra i gesti ed il pensiero e, se fatta insieme, è una grande scuola di ascolto e rispetto reciproco. I gesti che ho colto ieri sera tra i giovani dell’Orchestra dei Ragazzi parlavano di una connessione non tecnologica, ma reale, fatta di sguardi, di emozioni… una grande lezione di umanità!
Qualche giorno fa un operatore che si occupa di elettronica mi ha detto che negli Stati Uniti si sta pensando di invertire i percorsi educativi, perché la tecnologia sta cambiando i bambini. Sembra sempre più urgente che i giovani facciano presto un’esperienza di lavoro manuale, perché acquisiscano un contatto con la realtà, per poi tornare sui libri. Con l’educazione musicale offriamo un percorso simile, che ha il valore aggiunto di avvicinarli alla bellezza.
I bambini che frequentano i Nuclei sono anche uno stimolo agli interessi e all’apertura sociale delle loro famiglie. Siamo davvero soddisfatti del viaggio fatto insieme alla Scuola nelle periferie; è un viaggio dove la musica non è solo il fine, ma prima ancora lo strumento di una nuova coesione: in una società troppo individualistica la musica unisce, in una società multietnica la musica supera la difficoltà di intendersi a parole, attraverso il suono’’.
 
A proposito dei tanti progetti che riscuotono la vostra attenzione, è recente la notizia che avete accolto il grido di dolore del Sindaco di Scandicci per il complesso monumentale di Badia a Settimo…
‘’Non possiamo farci carico da soli di un restauro così imponente, che è necessario, ma economicamente troppo oneroso per qualunque privato. Abbiamo così deciso di aiutare la città di Scandicci sostenendo la spesa per lo studio architettonico di ristrutturazione e riqualificazione dell’area, e anche per un indispensabile studio economico di fattibilità. Se lo Stato troverà le risorse per disporre la ristrutturazione, sarà avvantaggiato sia sul piano tecnico, sia per il business plan, perché si sarà chiarito in che modo potrà essere approntata una gestione sostenibile dello straordinario complesso romanico della Badia, tanto imponente quanto delicato’’.
 
È importante anche che tutto questo sia al centro di un’adeguata comunicazione…
‘’Certamente: è uno dei punti centrali! Proprio di recente abbiamo sostenuto l’attività di un gruppo di giovani restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure che stanno offrendo a Spoleto la loro collaborazione al restauro di opere danneggiate dal terremoto. La BBC ha raccontato del loro lavoro, e il video relativo ha ottenuto 170.000 like su Facebook, ma in Italia nessuno lo sa... Dobbiamo diffondere messaggi positivi, e stiamo pianificando nuove iniziative per promuovere in modo continuativo le buone pratiche fra i giovani.
La Fondazione CR Firenze vuole essere un motore sempre più potente anche per la ricerca scientifica, l’ambiente, il volontariato… C’è tanto lavoro da fare, ma l’entusiasmo non ci manca. Intanto aspettiamo i fiorentini per festeggiare insieme i nostri primi 25 anni, con la musica ed i giovani, nel caldo abbraccio della Piazza Incantata!’’.

Un’invasione pacifica di musicisti fiesolani al Festival di Spoleto: si rinnova anche quest’anno la collaborazione tra la Scuola ed il prestigioso festival umbro, che dal 1 al 16 luglio ospita ogni giorno ben due appuntamenti musicali (alle 12 ed alle 19) presso l’antica Chiesa di S. Eufemia.
Sarà una vera festa per i valorosi strumentisti protagonisti dei recital e per i tanti gruppi da camera della Scuola, tra cui figurano i giovanissimi del Quartetto La Fenice, l’Ensemble di flauti Daphnis capitanato da Claudia Bucchini, l’Ensemble Fantasticaria guidato da Bettina Hoffmann ed il Quartetto di sax Alfa, che chiude la serie con Alda Dalle Lucche.

Si è conclusa con grande soddisfazione la campagna di crowdfunding -inserita tra i progetti sostenuti dalla Fondazione Il cuore si scioglie di Unicoop- per assicurare il futuro del progetto Mammamù, il nucleo per strumenti a fiato aperto dalla Scuola presso il Centro Commerciale Unicoop delle Piagge. Alla chiusura si è raggiunta la cifra di 16.306 euro, sufficiente a garantire non solo la prosecuzione del progetto, ma anche l’acquisto di materiale didattico e strumenti per i piccoli musicisti. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato

Grande successo del Quartetto Adorno al Premio Borciani: terzo premio, premio del pubblico e premio per la migliore esecuzione del brano contemporaneo sono andati a questo valoroso complesso italiano.
Il Premio Borciani è uno dei più importanti concorsi per quartetto nel panorama internazionale: l’undicesima edizione ha visto dieci agguerriti complessi sfidarsi al Teatro Valli di Reggio Emilia, dinanzi ad una prestigiosa giuria presieduta da Valentin Erben, violoncellista del leggendario Quartetto Alban Berg.

L’obiettivo del crowdfunding per il progetto dei piccoli fiati delle Piagge è raggiunto!
Grazie a tutti voi possiamo assicurare a Mammamù l’impegno dei docenti; attenzione, però, c'è tempo fino al 16 giugno per donare ai bambini delle Piagge anche strumenti musicali e materiale didattico.
Intanto desideriamo ringraziare di cuore chi ha donato on line sulla piattaforma di Eppela e chi ha partecipato, il 30 maggio scorso, alla bellissima cena-concerto organizzata alle Piagge dalla Sezione Soci Nord-Ovest di Unicoop.
Oltre 600 persone, bambini, genitori, nonni, tutti uniti per sostenere Mammamù: una testimonianza concreta di impegno e solidarietà, che ha permesso di raccogliere in una sola sera oltre 6.500 euro!
Un caloroso grazie anche alla Fondazione Il Cuore si scioglie onlus, alla sezione Soci Firenze Nord Ovest e ai dipendenti della Coop delle Piagge, che hanno reso possibile questo evento; un grazie particolare a Viviana Quaglia, Giulio Caravella e Tommaso Perrulli.
Ancora grazie agli allievi del Progetto Mammamù, con i loro docenti Daniele Cantafio e Lisa Napoleone, agli archi del Nucleo Orchestrale delle Piagge guidati in questa occasione da Marco Scicli, ai ragazzi di Eos Saxophone Project di Alda Dalle Lucche e alla Band Grana Grossa, che hanno tutti contribuito suonando nella serata.

Il giovane compositore della classe di Andrea Portera conquista il primo premio alla seconda edizione del Concorso Internazionale di Composizione “SIMM 2017 - Nuove Musiche per Clavicembalo". Promosso dalla Scuola Internazionale Musicale di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e Rugginenti-Volonté Edizioni, il concorso promuove la produzione di nuova musica per un antico strumento, e lo scambio artistico fra compositori di varia provenienza.

Un dispositivo medico che può salvare la vita: da pochi giorni si trova nell’atrio della Torraccia il nuovo defibrillatore acquistato dalla Scuola. Il personale ha seguito un corso per imparare come utilizzarlo; ovviamente speriamo di non doverne mai fare uso!

Dal 1 giugno è possibile effettuare le iscrizioni ai corsi propedeutici, preaccademici e amatoriali, mentre per i corsi accademici di I livello (Triennio), saranno attive dal 15 giugno.
Un’offerta formativa ampia e varia, che risponde alle esigenze di chiunque voglia avvicinarsi alla musica, sia in tenerissima età, sia per proseguire e completare un percorso già iniziato, oppure per incrementare le competenze professionali al più alto livello.
Alcuni percorsi sono soggetti ad una prova di ammissione, comprovante il grado di preparazione raggiunto.


Link iscrizioni online

La Scuola cerca nuovi docenti! Se sei in possesso dei titoli richiesti e vuoi mettere al servizio dei giovanissimi musicisti le tue competenze e la tua esperienza didattica, partecipa al bando pubblico per titoli, inviando la domanda entro il 25 giugno prossimo.

BANDO

Nicola Martelli è il più giovane tra gli ottoni della Scala. Nato a Livorno nel 1987, ha studiato presso l'Istituto Musicale P. Mascagni sotto la guida di Giorgio Lopardo e si è perfezionato con Claudio Quintavalla; dal 2009 è nell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dopo aver superato una severissima selezione che lo ha visto unico vincitore.

Questa primavera, mentre si trovava a Firenze, ha trascorso un pomeriggio in compagnia dei piccoli musicisti di Mammamù, ed ecco il suo racconto.

Cosa hai visto e ascoltato?
Sono stato invitato a visitare Mammamù dall’amico Daniele Cantafio, che sapendomi a Firenze desiderava che incontrassi i suoi piccoli allievi delle Piagge.
Ho visto ed ascoltato la sezione di fiati ed ottoni, e ne sono stato entusiasta, perché ho trovato bambini molto attenti, partecipi e interessati.
Con loro si è potuto parlare non solo di aspetti tecnici ma, vista la loro grande concentrazione e la grande voglia di partecipare, abbiamo affrontato anche questioni di musica e di espressività.
Posso dire, per quella che è la mia esperienza, che si tratta di una situazione davvero speciale.
Ho visto una grande voglia di suonare insieme, e sono stato intenerito dalla delicatezza con cui i più timidi -che non osavano prendere lo strumento davanti a me- venivano incoraggiati ed aiutati dai compagni, che si offrivano di fare un duetto con loro per rompere il ghiaccio.
Credo di non esagerare dicendo che questo spirito e questo entusiasmo non si trovano nelle migliori orchestre! Crescere musicalmente insieme, essere tanto affiatati è davvero una cosa rara e preziosa. Ho visto emergere un lavoro collettivo di grande livello, e sono certo che sia il frutto di una grande dedizione e professionalità degli insegnanti.
Insomma, è stato un pomeriggio davvero speciale, di cui mi fa molto piacere condividere le emozioni.

Raccontaci qualcosa di te… qual è stato il tuo percorso?
Sono nato a Livorno, in una famiglia dove nessuno era musicista, ma tutti molto appassionati. Ho iniziato a studiare, insieme ai miei fratelli, e la cosa ha cominciato a piacermi.
Dopo il diploma ho fatto varie esperienze, e dal 2006 al 2008 ho frequentato anche i corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana.

Com’è andata all’OGI?
Per alcuni aspetti la mia esperienza è stata davvero stimolante: penso in particolare alle lezioni di musica da camera e all’approfondimento dedicato alla musica contemporanea, da cui ho ricevuto indicazioni utilissime per il prosieguo della mia attività.

E poi?
Ho finito la Giovanile nel 2008 e ho frequentato per un anno le lezioni di Claudio Quintavalla, prima tromba dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, che mi ha preparato al concorso per entrare alla Scala. Nel 2009 la vittoria del concorso mi ha dato la possibilità di essere parte di una delle orchestre più prestigiose del mondo. Tengo a dire che dal 2008 il mio rapporto col M° Quintavalla non si è mai più interrotto, e continuo tuttora a seguire i suoi preziosi consigli.

Un percorso davvero soddisfacente… complimenti!
Tornando per un attimo a Mammamù, c’è qualcos’altro che vuoi dire a proposito di questo progetto?

Certamente! Intanto vorrei ringraziare Daniele Cantafio, e con lui gli altri insegnanti delle Piagge, che stavolta non ho avuto modo di incontrare. Mi sembra doveroso esprimere il mio apprezzamento per il lavoro di altissimo livello che stanno facendo, e che seguo da allora sul web.
Spero che un progetto del genere venga appoggiato con sempre maggior convinzione perché, da quel che ho potuto ascoltare, lasciar spegnere questa fiamma significherebbe danneggiare non solo la crescita serena ed equilibrata di questi bambini, ma anche privare il mondo musicale di domani di bravi professionisti!

Per sostenere il progetto www.eppela.com\mammamu

Attraverso il Centro di Documentazione Musicale della Toscana, la Scuola prende parte al Salone del Libro di Torino che, giunto alla sua XXX edizione, ha scelto quest’anno la nostra come regione ospite.
Giovedì 18 maggio, giorno dell’inaugurazione del Salone 2017, la dottoressa Stefania Gitto presenta alle 15.30 l’attività del CeDoMus all’interno dello Spazio Toscana.
Frutto di una convenzione tra la Regione Toscana e la Scuola di Musica di Fiesole, il CeDoMus è stato istituito nel 2014 allo scopo di offrire un servizio di supporto alle attività di gestione, catalogazione e tutela delle raccolte di musica manoscritta e a stampa e dei fondi librari di argomento musicale conservati sul territorio regionale, promuovendo lo scambio di informazioni e competenze specifiche tra archivisti, bibliotecari, studiosi e musicisti nell'ottica di una maggiore conoscenza e valorizzazione del patrimonio documentario musicale.

Alle 10 del mattino Claudia Marino ci aspetta seduta al caffè vicino al Teatro dell’Opera, ed i suoi occhi brillano di gioia: accanto a sé ha la custodia della viola ed il porta abiti. La giornata si preannuncia lunga...

Come mai a Firenze?
Tra un’ora circa inizieremo le prove con il M° Mehta e l’Orchestra del Maggio, per un concerto che si terrà sabato sera, con il mandolinista Avi Avital e la Quarta di Bruckner. In questo periodo collaboro part time con l’orchestra, anche per Don Carlo (sempre con Mehta), e vari concerti sinfonici del Festival del Maggio. Per me è un onore poter suonare nell’orchestra del principale teatro della mia città.
Sono qui grazie ad un’audizione andata bene, che mi ha dato nel luglio scorso l’idoneità e mi ha permesso di lavorare con regolarità col Maggio.

La tua vita è attualmente in Svizzera…
Vivo da sette anni a Berna, e da due ho vinto una cattedra al Conservatorio di Biel, che è una cittadina vicina. Ho aperto, da zero, una nuova classe di viola: avevano bisogno di allargare l’offerta per gli strumenti ad arco e hanno investito su di me, mettendomi alla prova. Nessuno mi conosceva, non avevo neanche chissà quale esperienza d’insegnamento per i ragazzi più grandi, e quindi è stata una vera sfida: adesso gli allievi sono 11. I più piccoli hanno cinque anni, e cominciano subito con la viola.
Parallelamente all’attività del Conservatorio, collaboro anche col mio ex insegnante della Hochschule di Berna, Patrick Jüdt, che è stato per molti anni assistente a Fiesole di Hatto Beyerle e quindi conosce benissimo la nostra Scuola, di cui parla sempre con grande affetto.
Collaboro con lui per i ragazzi che vogliono entrare nella sua classe, aiutandoli nella preparazione dell’ammissione dal punto di vista tecnico. Attualmente sto seguendo una ragazza di 16 anni, che lo scorso mese ha vinto il 3° premio allo Schweizer Jugend Musik Wettbewerb, ed ora è arrivato a Berna Pietro Montemagni, anche lui allievo fiesolano fin dalla più tenera età.
In Svizzera la situazione è particolare: il Cantone finanzia i posti per studiare, quindi un Biennio di Music Performance (che costa sui 20.000 euro) richiede allo studente una retta di soli 1.300 euro annui. I posti sono ovviamente limitati ma, una volta entrati, gli studenti sono oggetto di un vero investimento da parte del Cantone e, terminata la formazione, si cerca di mettere a frutto in loco ciò che hanno imparato.

Quindi il Cantone ha trovato un posto per te?
No… ma il collegamento tra il mondo della formazione e quello del lavoro è molto efficace; dopo aver concluso il Biennio di Music Performance, ho frequentato anche il Biennio di Pedagogia. Si tratta di un corso molto ben strutturato, che ti obbliga ad un’attività intensa di tirocinio, grazie alla quale puoi conoscere le realtà vicine, sperimentare l’insegnamento sul campo ed anche iniziare a far circolare il tuo nome. L’insegnante di didattica fornisce una lista di docenti a cui puoi rivolgerti: ti metti in contatto, si fa una lezione di prova, e il docente può accettarti come tirocinante; mentre fai lezione ti osserva e dopo ogni lezione ti dà il feedback. Inoltre, durante l’intero corso di pedagogia devi procurarti un allievo-cavia (!!), che segui settimanalmente; l’insegnante di didattica ogni due settimane assiste alla tua lezione… e ti bastona!!

Una vita durissima…
Infatti… ma questo mi ha permesso di crescere tantissimo: all’inizio ero molto spaventata, e non solo a causa del fatto che non padroneggiavo bene il tedesco; in realtà anche perché non siamo abituati, in Italia, ad essere giudicati dal punto di vista didattico.
Spesso accumuliamo un grande bagaglio di conoscenze e di esperienze, e pensiamo che questo costituisca una formazione ampia, mentre non si tratta in realtà di una preparazione specifica per insegnare. Rendermi conto di questo mi ha fatto molto riflettere e molto crescere.

Il risultato premia il tuo impegno, direi…
La prima conseguenza positiva di esser riuscita a conquistare una cattedra in Svizzera, vincendo un concorso, è stata la serenità e la calma con cui ho cominciato a pensare ed a preparare le audizioni. Non avevo più l’ansia di dover cercare un modo per guadagnare, accettando qualunque cosa mi venisse offerta. L’insegnamento mi ha reso una musicista migliore, perché mi ha portato a riflettere anche su come suono. Per chi ha la passione per l’insegnamento, è inevitabile porsi delle domande e cercare risposte efficaci: come scegliere il repertorio, dove trovare e come utilizzare una nuova letteratura, ma anche ripensare a cosa mi aveva aiutato ad imparare, da allieva…tutto questo mi ha fatto anche migliorare come strumentista, penso.

Nella vita precedente sei stata un’assidua allieva fiesolana
Una parte importantissima, che sono sicura abbia fatto la differenza, anche nel concorso per la cattedra in Svizzera. A Fiesole ho iniziato a 7 anni, dopo i laboratori estivi ho preso in mano il violino e cantato nel coro. Ripensando a quel periodo, posso dire che Fiesole è stato per me il Paese delle meraviglie, dove ogni luogo ti offre un’opportunità, una finestra su qualcosa di bellissimo: la musica d’insieme, il coro, il quartetto, l’orchestra da subito…
Ho avuto anche tanti momenti di difficoltà: ad esempio passando alla viola, ad 11 anni, ho cambiato molte volte insegnante, perché in quegli anni c’era molto ricambio; ho avuto la fortuna di fare l’ultima parte del percorso con un docente serio e appassionato come Pietro Scalvini, che mi ha portato al diploma.
Penso però che la cosa più bella sia stata l’essere riempita di stimoli, fare delle esperienze speciali, incontrando grandi personalità artistiche che pochissimi in un’età così giovane possono normalmente avvicinare.
Per due anni sono stata parte del Quartetto Fragmente, che seguiva le lezioni di Piero Farulli, Hatto Beyerle, dell’Accademia del Quartetto con Johannes Meissl. Un’esperienza fantastica…

Hai frequentato anche l’Orchestra Giovanile Italiana?
Certo, dal 2004 al 2006. Anche questa è stata un’esperienza indimenticabile: ricordo in particolare i concerti con Jeffrey Tate, con cui abbiamo suonato la Quarta di Brahms al Parco della Musica a Roma. I bei ricordi sono innumerevoli, con la gioia di incontrare tanti altri giovani musicisti che venivano da tutta l’Italia. Questo è uno dei grandi punti di forza dell’OGI, oltre al lavoro formativo che ti permette di avvicinare presto dei pezzi di repertorio che poi incontrerai nella professione. Ovviamente le tempistiche sono molto più “protette” di quanto avvenga poi nelle orchestre professionali, dove c’è molto meno tempo per studiare e provare… ma trattandosi di un corso di formazione è utilissimo poter provare a sezioni, e fermarsi a curare i dettagli senza fretta. Bellissima è poi la musica da camera dentro l’orchestra, ed anche le lezioni individuali di strumento.
Sono rimasta in contatto con tanti ragazzi con cui ho fatto l’OGI, a partire dai componenti del Quartetto Fragmente, che si era formato proprio nell’orchestra. Qui al Maggio ho incontrato adesso un altro ex OGI, il tubista Antonio Belluco.
A Fiesole ho vissuto tutto con grande naturalezza, abitando nella mia città e raggiungendo la Scuola in pochi minuti; tuttavia stare tanti anni in un ambiente così confortevole ha forse ritardato un po’ il reale confronto con quello che c’è fuori.

E così hai deciso di uscire dal guscio?
Il mio desiderio di andare all’estero è stato determinato dal fatto che sentivo il bisogno di mettere ordine in tutte le conoscenze che avevo accumulato a Fiesole, perché avevo l’impressione di sapere tante cose, ma dovevo sistematizzare le mie competenze.
Tramite Antonello Farulli, del quale frequentavo il corso di perfezionamento, ho avuto il contatto di Patrick Jüdt e sono andata a fare una lezione con lui. Sono partita preoccupata e poco convinta, non avendo mai varcato la soglia della Scuola. Volevo però davvero che qualcuno mi valutasse dall’esterno, e Patrick mi ha incoraggiato a fare l’esame d’ingresso, dicendomi che pensava avremmo potuto fare un bel lavoro insieme: è andata bene, e sono entrata.
Nel frattempo ho avuto anche la fortuna di dividere l’alloggio con la violoncellista Miriam Prandi, anche lei a Berna per studiare con Antonio Meneses. Con lei si è instaurato un rapporto di grande stima e collaborazione, oltre che una bellissima amicizia.

Com’è stato l’impatto con la nuova scuola?
Il M° Jüdt ha rimesso in ordine tutto quello che avevo imparato, soprattutto dal punto di vista tecnico. Credo che in Italia la scuola degli archi si basi essenzialmente sull’imitazione: “guarda come faccio io e prova a fare altrettanto”… questo ho spesso sentito suggerire anche da grandi strumentisti, di cui ho ancora nell’orecchio la qualità straordinaria del suono…
Ma io avevo bisogno anche di qualcuno che mi dicesse come fare scientificamente: ed è esattamente ciò che mi ha dato Patrick.
Ho dovuto cambiare tanto, nella mia tecnica, e soprattutto dare sistematicità al mio lavoro, ma grazie a questo sono riemerse tutte le cose che avevo imparato a Fiesole, e tutta la musica che avevo letto, studiato, suonato nelle mille occasioni che la Scuola mi aveva offerto.
Sono tornate le esperienze precedenti, a partire dai tanti anni nell’Orchestra dei Ragazzi, che allora era guidata da Mauro Ceccanti, per timore del quale cercavo di posizionarmi più lontano possibile, nascosta nella fila. Ma intanto acquistavo prontezza nella lettura, capacità di seguire il gesto, e facendo quartetto anche l’attenzione all’intonazione attraverso un ascolto armonico…

Hai comunque continuato a venire in Italia?
Molto spesso, ad esempio per suonare nell’Orchestra Cherubini, cosa che ho fatto per tre anni mentre già abitavo in Svizzera.
Avere Riccardo Muti sul podio mi ha fatto capire cosa significa incontrare un vero maestro, e cosa significhi dire che il direttore fa il suono dell’orchestra. Ricordo la sua cura nel cercare sempre il collegamento tra parola e musica, ad esempio nel Requiem di Verdi…
Anche ora vado e vengo dalla Svizzera con regolarità, e sono davvero felice, in questi giorni, di essere al Maggio: non avevo mai suonato Don Carlo, così ho studiato le 100 pagine della mia parte con una certa apprensione, ma nella prima prova era già facile capire i caratteri, i cambi di tempo… il M° Mehta è talmente chiaro nel gesto, che gli bastano poche parole per portare l’orchestra dove desidera. Sto imparando tantissimo anche suonando con musicisti esperti, che hanno l’opera nel sangue, e la suonano da tanti anni… insomma, è un vero piacere essere qui.

In Svizzera, oltre all’insegnamento, hai anche un’attività di concerti?
Suono regolarmente con il Bach Collegium Bern e collaboro con la Berner Kammer Orchester, dove facciamo un repertorio molto vario che comprende anche molta musica contemporanea.
Faccio parte poi di un’orchestra amatoriale, per una Casa di riposo di Berna: lì offro il mio aiuto in qualità di prima viola. Anche questa è una bellissima esperienza, perché si tratta di un’iniziativa di buon livello, cui sono conferiti appositi finanziamenti, destinati ai compensi dei professionisti impegnati nelle prime parti, che perciò non possono essere inferiori a quanto stabilito per il grado di formazione acquisita da ciascuno. Con i miei colleghi insegnanti di Biel suono inoltre regolarmente in formazioni da camera: la prossima settimana mi aspetta l’Ottetto di Schubert.

Quindi il tuo bilancio di questo trasferimento all’estero è totalmente positivo…
Le cose che più mi piacciono della Svizzera sono il rispetto di cui gode il musicista e la considerazione che premia gli insegnanti; inoltre lì si investe tanto nei giovani: quando ho vinto il concorso per insegnare, gli altri candidati avevano curricula anche più ricchi del mio, ma ho avuto l’impressione che abbiano visto in me qualcosa di fresco e creativo, un entusiasmo “italiano” che, unito alla preparazione pedagogica e strumentale che avevo acquisito, ha fatto la differenza.
I primi tempi che insegnavo, vedevo addirittura una certa ritrosia dei bambini di fronte al mio coinvolgimento, perché non sono abituati all’espansività. Ma alla lunga questa cosa funziona, hanno imparato a conoscermi e ora arrivano a lezione come ad una festa, e la cosa è reciproca.

Venire dall’Italia costituisce quindi un vantaggio?
In un certo senso… Quando diciamo che in Italia i talenti non sono valorizzati, mentre all’estero ricevono considerazione, dobbiamo riconoscere che spesso sono proprio le nostre difficoltà a renderci migliori, perché la scarsità di occasioni di lavoro ci costringe ad esperienze che potremmo definire all’arrembaggio, ma a loro modo sono anch’esse altamente formative.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
La mia speranza sarebbe poter tornare a vivere in Italia, e riportare a casa quello che ho imparato.
Amo suonare in orchestra, ma sono consapevole che le audizioni sono divenute oggi un vero campo di battaglia, e non mancano i problemi economici, anche per i più fortunati.
Penso di poter dare il mio contributo anche come insegnante, mi piacerebbe portare qualcosa anche in termini di letteratura didattica, magari non ancora conosciuta in Italia.
A questo proposito sono in contatto con un’autrice tedesca, Linda Langeheine, che ha scritto un libro che si chiama Saitenspielen, pubblicato da Schott. Vorrei tradurre questo libro, così ho scritto all’autrice, che si è detta molto interessata. Penso che potrebbe essere utile agli insegnanti di strumento ad arco, e sarebbe anche un modo per mettere a frutto altre competenze che ho acquisito, cioè la laurea in Storia e tutela dei beni archeologici, che ho conseguito all’Università di Firenze nella facoltà di Lettere antiche.
Insomma, se avessi la possibilità concreta di tornare a Firenze lo farei, perché il mio lavoro è in Svizzera, ma il mio cuore è qui!

Si chiama Vittorio Brunod, ed ha frequentato recentemente i corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana: è il trombonista che ha appena vinto il concorso per Alternating Principal Trombone alla Finnish National Opera di Helsinki, dove inizierà a lavorare in agosto. Già vincitore dell’audizione per l’Accademia dell’Opera di Zurigo, Brunod ha un curriculum di tutto rispetto, avendo partecipato a numerose produzioni con l'Orchestre de la Suisse Romande di Ginevra, l'Orchestre de Chambre di Ginevra e l'Orchestre de Chambre du Valais.
Complimenti!

IL PROGETTO MAMMAMU’: DI COSA SI TRATTA?

Guarda il progetto completo su www.eppela.com/mammamu

Mammamù è un’idea ed anche un luogo, ovvero un’idea che grazie ad un luogo ed al sostegno di tutti può realizzarsi compiutamente.

L’idea è quella di ritenere che mamma-musica sia un efficace strumento di integrazione culturale e sociale, e perciò avvicinare ad essa i bambini in età scolare.

Il luogo è attualmente la sala della sezione soci, situata all’interno del Centro Commerciale Unicoop Firenze nel quartiere fiorentino delle Piagge -dove una popolazione numerosa e multiculturale ha enormemente bisogno di punti di aggregazione e di stimoli culturali. La sala si chiama appunto Mammamù, ed è un ambiente colorato e confortevole, adatto ai piccoli musicisti e perfettamente insonorizzato.

I primi 8 allievi suonavano il corno, la tromba ed il clarinetto. Oggi i bambini sono 23, e si sono aggiunti altri strumenti: il flauto, il sax ed il trombone. Le lezioni di strumento si svolgono il martedì, il giovedì ed il venerdì, mentre il mercoledì è dedicato alla musica d’insieme.

Oggi i contributi delle istituzioni pubbliche stanno progressivamente riducendosi, così la Scuola si trova di fronte ad una vera sfida: trovare i fondi necessari per dare stabilità al progetto e assicurare il suo futuro, garantendone la gratuità e la qualità per un numero sempre più ampio di bambini.
Aiutateci a sostenere il progetto e far sì che i bambini continuino a suonare e a divertirsi facendo musica insieme!

Con l’amore di sempre per l’educazione musicale in ogni direzione, la Scuola si impegna con passione alle Piagge, dove la sfida educativa richiede da parte dei docenti coraggio e fantasia, per suscitare nei bambini l’interesse ed il desiderio di partecipare.
Grazie all’entusiasmo del team di docenti, coordinato dal trombettista Daniele Cantafio, i piccoli fiati imparano a sperimentare, ad ascoltarsi, a scoprire la gioia di suonare insieme.
Sosteneteci, solo insieme potremo continuare a regalare la musica ai bambini delle Piagge!

Cosa vogliamo realizzare
Continuare ad offrire ai bambini delle Piagge la possibilità di crescere con mamma-musica, suonare in un’orchestra in orario extra-scolastico ed arricchire il loro panorama culturale con una diversa attitudine nei confronti del bello, dell’armonia, e del “fare insieme".
Creare in tutto il quartiere una sensibilità e una cultura del far musica insieme come valore individuale e sociale e di integrazione, attraverso una costante presentazione dei risultati delle esperienze formative nei vari luoghi di aggregazione.

Gettare le basi per assicurare un futuro solido: questo sarà possibile solo se il progetto Mammamù sarà al centro dell’attenzione di tutto il Quartiere delle Piagge e del Quartiere di Brozzi, e riceverà un sostegno convinto e partecipe da parte di coloro che vorranno condividere con noi il sogno della musica come gioia del suonare – e ascoltare – insieme.

Come verranno utilizzati i fondi
Per continuare ad offrire gratuitamente la formazione musicale e mantenere un alto livello di qualità, c’è bisogno di figure professionali altamente specializzate.
Il primo obiettivo fondamentale è assicurare il lavoro appassionato dei 3 docenti impegnati nel progetto. Il costo è di 10.000€.
Per il momento i bambini possono utilizzare alcuni strumenti messi a disposizione dalla Scuola, ma in un secondo momento bisognerà noleggiarne altri e assicurare il materiale didattico, oltre ad alcune spese per l’organizzazione di eventi, in tutto altri 5.000€

Un desiderio realizzabile solo con il contributo di tutti.

I valori in cui crediamo
Mammamù è la sezione fiati del Nucleo Orchestrale dei bambini delle Piagge che la Scuola di Musica di Fiesole ha avviato nel 2012. La filosofia di riferimento è quella che ha ispirato José Antonio Abreu nel creare il grande progetto dei nuclei orchestrali che ha cambiato culturalmente il volto di milioni di giovani venezuelani salvandoli, attraverso la musica, dalla strada e dal degrado sociale delle favelas.

È in questa prospettiva che la Scuola ha deciso di lanciare, grazie al supporto della Fondazione Il Cuore si scioglie di Unicoop Firenze, una raccolta fondi pubblica sulla piattaforma Eppela per dare continuità al progetto.

Partecipare è semplicissimo: www.eppela.com/mammamu

La Scuola di Musica di Fiesole è particolarmente grata alla Fondazione Alimondo Ciampi, che da molti anni aiuta i giovani musicisti, in particolare coloro che frequentano i Corsi di Perfezionamento, ed anche gli strumentisti dell’Orchestra Giovanile Italiana.
Daniele Ciampi, Presidente della Fondazione, ha gentilmente accolto il nostro invito a raccontarci qualcosa di più, a proposito di questa generosa amicizia.
Intanto, un “grazie” di cuore da parte di tutti coloro che negli anni hanno potuto beneficiare delle borse di studio della Fondazione!

Quali motivazioni hanno portato al sorgere della Fondazione?
La Fondazione Alimondo Ciampi nacque per volontà di Giotto Ciampi, figlio di Alimondo (1876-1939), e di mio padre Remo. Giotto desiderava onorare il padre scultore mantenendone vive la memoria e le opere sia attraverso la diffusione di quest’arte, sia aiutando -con borse di studio- i giovani scultori fiorentini che si trovavano in difficoltà finanziarie. Nei primi anni di attività ci si rese conto però che erano ben poche le occasioni per elargire borse di studio, poiché la scultura è un’arte poco diffusa tra i giovani di una sola città. Si decise quindi di estendere il raggio di azione, cercando promettenti artisti anche al di fuori di Firenze.

Com’è avvenuto l’ampliamento dell’attività benefica della Fondazione in direzione dei giovani musicisti?
Mio padre Remo ebbe occasione di conoscere il Maestro Piero Farulli, del quale aveva sempre avuto una profonda stima ed ammirazione sin da quando era la viola del Quartetto Italiano. Durante il loro incontro si manifestò subito un reciproco interesse nel coinvolgere la Fondazione in modo tale che una parte di contributi potesse essere destinata ad alcuni allievi meritevoli della Scuola di Musica di Fiesole. Questo incontro fece quindi scaturire nel consiglio della Fondazione la decisione di rivedere, per una seconda volta, i limiti per l’erogazione dei contributi. Sebbene la scultura e le arti figurative sarebbero restate il principale obiettivo della Fondazione, allargare i contributi anche ad altre arti non figurative avrebbe significato concedere molte più borse di studio e, di conseguenza, aiutare tanti altri giovani artisti nel proseguimento dei loro studi.

La vostra azienda agricola di Monterinaldi produce Chianti con grande successo, fin dagli anni ’60…Recentemente il binomio vino & musica sta conoscendo un momento felice, sia nell’apertura delle cantine ai concerti, sia addirittura nella diffusione della musica nei vigneti…cosa ne pensa?
L’abbinamento del vino con la musica ha radici antiche, e negli ultimi anni sono state sperimentate riproduzioni musicali in cantina e nelle vigne. Pare che le onde sonore della musica intervengano sulla dolcezza del vino nelle botti. Ritengo tuttavia difficile stabilire quanta influenza possa avere nell’affinamento la sola musica; altri fattori entrano sempre in gioco, le botti in primis. Penso invece che ascoltare una buona musica degustando un bicchiere di buon vino sia una esperienza molto più piacevole, immediata, e alla portata di chiunque.

Una serata vivace ed emozionante, alla scoperta di inaudite idee musicali: il Veretti anche quest’anno non ha smentito la sua capacità di radunare le forze della Scuola e tanti appassionati intorno ai giovani compositori. Al termine delle esecuzioni la giuria ha assegnato il primo premio a Iter, per percussioni e pianoforte, di Lorenzo Fiorentini e la commissione di un brano da eseguire a Scuola a Giacomo Anichini. Il clarinettista Alessandro Casini, interprete di Nasirolmolck con l’autrice Sara Tajik, è stato premiato come miglior esecutore.
Le quattro commissioni esterne sono state assegnate da Contempoartensemble a Diego Medellin, dall’associazione bolognese 2 Agosto a Jacopo Aliboni, dall’Orchestra Vivaldi a Lorenzo Fiorentini e Benedetta Zamboni, da Sconfinarte - per il festival Rebus - a Sara Tajik.
Il gradimento del pubblico ha premiato invece Quiescendo, di Mitja Bichon.

La Scuola è tra i partner del progetto di Accademia Verdiana, il primo Corso di alto perfezionamento in repertorio verdiano organizzato dal Teatro Regio di Parma e rivolto a dieci cantanti lirici residenti in Italia, di età fra 18 e 35 anni, ai quali è offerta l'opportunità di conseguire una preparazione vocale, musicale e teatrale di eccellenza a titolo gratuito, con una borsa di studio di mille euro e un rimborso spese.
Coinvolte nel progetto, insieme alla Scuola, sono l’Accademia Musicale Chigiana e il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, con il patrocinio dell’Università Bocconi di Milano e dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani.
Il progetto è stato premiato dalla Società Italiana degli Autori ed Editori nell’ambito del bando Sillumina-Copia privata per i giovani, per la cultura, diretto al sostegno alla creazione di residenze artistiche per promuovere la creatività dei giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori. L’impegno della Scuola consiste nel partecipare alla definizione delle attività previste, fornendo un docente di alto profilo, che contribuirà alla formazione degli allievi selezionati.
Il docente in questione è il baritono Claudio Desderi, indimenticabile Falstaff sui più importanti palcoscenici europei; il Maestro metterà a disposizione dei giovani la sua grande esperienza, maturata nei tanti anni di una prestigiosa e multiforme attività nel magico universo del teatro musicale.

Il sorriso di Lida riempie l’aula Torre, in una bella mattina di primavera. Il suo entusiasmo è contagioso, ed il colloquio così piacevole ed interessante che il tempo vola… Lida viene da Cuba ed è in Italia da tre anni, per studiare la viola con Antonello Farulli.

Come hai incontrato la musica?
Non vengo da una famiglia di musicisti, ma di operatori sanitari, medici e infermieri.
Da piccola frequentavo le lezioni di danza classica, ma non mi piaceva così tanto; ero invece molto attratta dal suono del pianoforte che ci accompagnava. Alla fine ho lasciato la danza e ho fatto le audizioni per la scuola di musica, dove avevo scelto di suonare il violino. C’erano solo due posti, in tutta l’Avana, ed il secondo l’ho preso io! Mentre stavo seguendo il percorso di studi di violino, la mia scuola ha ricevuto una donazione di otto viole: avevo 13 anni e la mia insegnante -che mi chiamava lagarta (lucertola), perché sono alta, ed ho le mani lunghe- mi ha spinto a provare la viola: per un anno ho suonato entrambi gli strumenti, ma con la viola ho subito iniziato ad essere chiamata a suonare, perché anche all’Avana i violisti erano pochi. Quindi ho deciso di passare definitivamente a viola.
Ho seguito il percorso formativo presso il Conservatorio Provincial “Amadeo Roldàn” e mi sono diplomata. Un anno prima del diploma ho avuto la possibilità di entrare nella migliore orchestra dell’Avana, il Lyceum Mozartiano, un’iniziativa patrocinata dal Mozarteum Salzburg. Il 90% dei musicisti che compongono l’orchestra proviene dall’Istituto Superiore di Arte dell’Avana, cui si accede dopo il Conservatorio Provinciale.
Ho suonato nel Lyceum fino al giorno della mia partenza, ed è stata una grande esperienza formativa; ho imparato tantissimo, anche a proposito della divulgazione musicale, che è uno dei cardini su cui poggia il progetto: i giovani musicisti cubani portano la musica europea al grande pubblico del nostro Paese, e perfino la sede dell’orchestra è in uno dei quartieri più popolari.


Però ad un certo punto hai deciso di lasciare Cuba…
Il maestro Antonello Farulli aveva saputo di me, avendo ricevuto una mia registrazione video da alcuni conoscenti. Aveva detto loro: “Cercate di portarla qui”. Uscire da Cuba è molto difficile: i miei genitori non hanno mai lasciato il Paese, quindi la mia partenza è stata per tutti un’emozione molto forte. La sera prima di partire ho suonato per l’ultima volta con il Lyceum Mozartiano, e al termine del concerto i miei compagni mi hanno abbracciato, tutti insieme, per trasmettermi la loro forza, il loro affetto ed il loro incoraggiamento. Un abbraccio gigantesco, che si ripete ogniqualvolta uno di noi ha la possibilità di andare via.
Sono arrivata qui la domenica (era il dicembre 2013), ed il martedì successivo, alle 9, ero qui a Fiesole.

Come hai ottenuto i documenti per l’espatrio?
All’epoca avevo un ragazzo italiano, che avevo conosciuto a Cuba (dove era venuto a studiare): grazie a lui non è stato difficile ottenere un visto turistico, così mi ha portata qui, e per un mese mi ha ospitato. Dopo tre mesi ho sostituito il visto turistico con un altro per motivi di studio.

Com’è stato l’impatto con l’Orchestra Giovanile Italiana?
Ricordo che, appena arrivata, il maestro Farulli mi chiese se mi sarebbe piaciuto suonare in orchestra… Io lo facevo da quando avevo 12 anni!
Da Giovanna Berti ho ricevuto la prima chiamata per suonare nell’Orchestra Giovanile Italiana; era la fine del 2013, e da allora ho partecipato a moltissime attività dell’OGI, ma sempre come aggiunta.
Ho preferito fare così, perché sono spesso impegnata a suonare in giro, e già frequentare le lezioni e trovare il tempo per studiare è difficile. Temendo di non poter esser sempre disponibile, non voglio assumere l’impegno della partecipazione all’intero corso... In realtà da tre anni prendo parte a tantissime delle attività dell’orchestra. Se manca una viola, ci sono! E dalla segreteria dell’OGI mi chiamano praticamente sempre…
Dico sempre che non sono stata io a scegliere la Giovanile, è l’OGI che ha scelto me! La cosa che più mi ha colpito è la magia di questo incontro, tra tanti ragazzi da tutta l’Italia: l’amicizia con loro rimane, anche se molti di loro hanno via via concluso il corso. L’esperienza dell’OGI è stata per me l’abbraccio italiano: non conoscevo nessuno, non parlavo la lingua, non sapevo se avrei continuato a suonare… Con la Giovanile si è aperta di nuovo una porta, è stata come una bella prosecuzione del lavoro che facevo al Lyceum.

Cosa ti ha maggiormente colpito nell’esperienza dell’OGI?
Essere con Daniele Gatti al suo corso di direzione d’orchestra presso l’Accademia Chigiana è stato indimenticabile… non avevo mai avuto un’emozione così grande, di vedere che con un solo gesto tutta l’orchestra potesse essere lì, come “avvolta” intorno alla bacchetta del Maestro.
Un’altra esperienza magica è stata suonare La clemenza di Tito al Mozarteum di Salisburgo. Non potevo credere di essere lì: ho scritto ai ragazzi del Lyceum Mozartiano, e tutti erano commossi per me. Ho mandato anche una foto della casa di Mozart ai miei genitori, ed il mio babbo mi ha subito risposto: “Sei in serie A!!”
Anche entrare al Teatro del Maggio, per suonare sotto la direzione di Nicola Paszkowski, è stata una grande emozione.
Il mio sogno più grande è ora poter suonare diretta da Riccardo Muti e alla Scala: quando questo avverrà, mi dirò che ce l’ho fatta, e da sola!

Riesci a mantenerti, suonando? Oppure usufruisci di una borsa di studio?
Non ho mai avuto una borsa di studio, purtroppo. L’anno scorso l’avevo richiesta, ma servivano i documenti della mia famiglia, e il fatto che mio nonno sia un medico ha complicato le cose, perché i medici e gli insegnanti a Cuba sono particolarmente ostacolati nella mobilità, ed hanno più difficoltà ad ottenere certi documenti. Ho fatto ricorso, chiedendo all’Ambasciata di certificare la responsabilità degli uffici di Cuba nel ritardo d’invio dei documenti. L’Ambasciatrice ha mandato la lettera che avevo chiesto, ma il documento è arrivato comunque troppo tardi e… non ho potuto ottenere la borsa.
Per mantenermi, da quando sono in Italia ho fatto mille lavori diversi: sono stata baby sitter, cameriera, aiutante in cucina, e perfino ballerina brasiliana per il carnevale…
Da tre mesi ho iniziato un progetto culturale di musica cubana e sudamericana: ogni giovedì suono in un locale cubano in S. Lorenzo, nel cuore di Firenze, Sabor Cubano… siamo un quartetto con viola, pianoforte, chitarra e percussioni. La cosa buffa è che non avevo mai suonato quel repertorio, che è invece proprio quello tradizionale della mia terra… È una sensazione bellissima, raccontavo ieri ad un’amica che non mi ero mai sentita così “artista”, ed ogni settimana arrivo a questo appuntamento con grande gioia. Facciamo noi tutti gli arrangiamenti, ed anche un po’ di teatro e dramma… Abbiamo un pubblico italiano affezionato ed entusiasta, che troviamo ad aspettarci molto prima dell’orario di inizio.
Mi piace essere una musicista completa: di mattina suono magari con la Camerata de’ Bardi di Borgo, o con la Camerata Strumentale di Prato, mentre alla sera mi puoi trovare in un “mondo musicale” completamente diverso. A volte partecipo anche a qualche festival di musica contemporanea…

Com’è il tuo rapporto con il maestro Antonello Farulli?
Siamo diventati padre e figlia, abbiamo un rapporto ottimo: lui mi ha dato tantissimo! All’inizio sono stata nei guai, perché il ragazzo con cui sono venuta in Italia, nonostante avesse vissuto con la mia famiglia per quattro anni a Cuba, e ricevuto ospitalità e calore, una volta arrivati in Italia mi ha lasciato, e dunque da un giorno all’altro mi sono trovata senza casa, senza appoggi, senza mezzi e senza parlare la lingua.
Ricordo che scrissi a mio padre: “Credo che stanotte dormirò all’aperto… ma non ti preoccupare, sono giovane…”.
E lui mi rispose immediatamente, spaventatissimo: ”Ti ordino di non farlo!!”.
In quel momento l’aiuto del maestro Farulli è stato essenziale: mi ha aiutato a sistemarmi temporaneamente presso un’altra sua allieva, Midori Maruyama, in una casa piena di studenti giapponesi…
Ho ricevuto da Farulli un grande appoggio, mi ha rassicurato sul fatto che venire in Italia era stata una buona idea (anche se in quel momento non ne ero più così convinta…); mi ha detto di concentrarmi e studiare. Chiamava ogni giorno Midori per sapere come stavo, e cosa stessi facendo.

Cosa hanno aggiunto le sue lezioni al tuo modo di suonare?
Metodologicamente, dopo l’insegnante che a 13 anni mi aveva aiutato a passare a viola, non ho avuto grandi esperienze didattiche a Cuba. Al Conservatorio Provinciale dell’Avana non ho trovato insegnanti così validi. La mia tesi l’ho scelta e preparata da sola, e ne sono orgogliosa: perfino la mia insegnante lo ha detto alla commissione, e mi hanno dato il massimo punteggio.
Quando sono arrivata da Antonello Farulli ero da tanti anni senza un insegnante… Nella sua classe ho trovato un approccio didattico e metodologico che funziona e mi sta aiutando a cambiare tantissime cose nel mio modo di suonare. Lavoriamo sui pezzi, con esercizi efficaci, finalizzati al superamento dei problemi.

Che tipo di percorso stai seguendo all’interno della Scuola?
Per i primi due anni ho seguito il corso di perfezionamento, ma dall’anno scorso ho deciso di frequentare il triennio, perché il mio diploma cubano non mi garantisce l’accesso a tutti i concorsi nella UE.
Ora sono al secondo anno: ho avuto la convalida degli esami già sostenuti di storia della musica ed armonia, mentre devo fare gli esami di informatica musicale, musica da camera, quartetto, il secondo esame di pianoforte…

Sei anche nel team didattico che segue l’Orchestra Inclusiva, il progetto recentemente inaugurato in collaborazione con la Fondazione Esagramma per avvicinare musica e disabilità…
Sono una delle cinque docenti, e sono felicissima di avere questo appuntamento ogni venerdì, dalle due e mezzo alle sette: gli allievi sono divisi in due gruppi, uno di bambini ed uno di adulti. Stiamo constatando grandi progressi, e ci sono dei momenti davvero speciali: un ragazzo con gravi problemi psichici e motori, che normalmente non è in grado di compiere nessun gesto in autonomia, un giorno ha suonato da solo il gong, ed è stata un’emozione grandissima. Il responsabile di Esagramma che era con noi si è accorto che mi ero commossa, e mi ha chiesto se tutto andasse bene.
Il lavoro che facciamo nell’Orchestra Inclusiva è molto particolare: all’inizio abbiamo ricevuto da alcuni insegnanti le nozioni essenziali per avvicinare i ragazzi agli strumenti utilizzati, che sono l’arpa, il violoncello e le percussioni.
Per ogni pezzo che suoniamo insieme, i ragazzi cambiano strumento, e noi ci spostiamo con loro. Ogni ragazzo ha un docente al suo fianco, che lo aiuta e lo assiste.
Un responsabile della Fondazione Esagramma è sempre con noi, sia il giovedì sia il venerdì: il giovedì c’è la professoressa Licia Sbattella, la fondatrice di Esagramma, a cui si deve l’elaborazione del progetto.
Di volta in volta ci preparano a ciò che faremo nella lezione, proviamo per un po’ e poi iniziamo a lavorare coi ragazzi, che sono molto motivati; alcuni di loro sembrano aspettare per tutta la settimana questo appuntamento con la musica.
Il nostro gruppo didattico è ben affiatato: Rita, Stefano, Virginia ed Erica sono davvero fantastici!
È un’esperienza molto forte, da cui sono certa di ricevere più di quanto offro.

Sei mai tornata a Cuba in questi anni?
Ho rivisto la mia famiglia dopo due anni e mezzo, nel settembre scorso… ho due fratelli più piccoli, di cui uno adolescente che ho ritrovato uomo, e mi ha perfino preso in braccio!

Un bel successo per la classe di chitarra di Piero Di Giuseppe: due allievi fiesolani hanno conquistato i primi posti al XXIII Concorso Chitarristico Nazionale “G. Rospigliosi” di Lamporecchio. Sono Giovanna Carrillo Fantappiè e Federico Pavoni, che si sono classificati rispettivamente prima e secondo, nella categoria A della sezione solistica. Complimenti!

Da qualche mese il Sindaco di Fiesole Anna Ravoni ha assunto in prima persona la Presidenza della Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, ed ha manifestato il desiderio di essere ancor più vicina all’istituzione offrendo uno spazio settimanale di ascolto (su appuntamento inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo., il giovedì dalle 14 alle 16). L’abbiamo incontrata pochi giorni fa, in un’assolata mattina fiesolana, nella sede del Comune.

A quando risale il suo primo incontro con la Scuola?
Sono entrata in contatto con la Scuola subito, alla sua costituzione. Nonostante la giovanissima età frequentavo già il Comune, e partecipavo alle iniziative del sindaco Adriano Latini: quando Piero Farulli propose di creare una scuola di musica, Adriano ne fu felice, e offrì i locali all’interno della Filarmonica, dove l’avventura ebbe inizio.
Ho assistito perciò all’atto di nascita della Scuola: in quell’occasione conobbi anche Piero Farulli, mentre già conoscevo il fratello Fernando. Piero era animato da un incontenibile desiderio di far conoscere la musica, poiché tornando in Italia -dopo i concerti col Quartetto Italiano all’estero- rimaneva sfavorevolmente impressionato dall’assenza di una cultura musicale in Italia. E così la Scuola è nata, piccola piccola, nei locali della Filarmonica, sviluppandosi poi grandemente con il passaggio alla sede della Torraccia, fino ad arrivare a quello che è oggi.

Qual è il posto della Scuola all’interno della strategia dell’amministrazione comunale?
Questa è un’eccellenza fiesolana, e la città la sente sua. Le radici fiesolane si mantengono e i cittadini sono molto affezionati alla Scuola. Lo sono anche alle altre realtà del territorio (l’Istituto Universitario Europeo, la Fondazione Michelucci, la Fondazione Conti...), ma credo che l’affetto per la Scuola di Musica sia particolarmente intenso.
Da quando ho assunto la carica di Sindaco sto pensando che vorrei che Fiesole divenisse città della musica, visto che da oltre 40 anni la Scuola forma musicisti bravissimi che sono in attività ovunque, e che ci sono anche altre iniziative importanti, tra cui il Premio Abbiati per la scuola, che si consegna ogni anno al Teatro Romano nel giorno del solstizio d’estate e che quest’anno sarà affiancato dall’Abbado Award Musica Insieme; c’è poi la Festa della Musica del 24 giugno, che è una festa di tutta la città.
Abbiamo anche altre realtà musicali, come l’Accademia Lizard che forma musicisti interessanti in ambito “moderno”, quindi ci sono buoni motivi per ritenere Fiesole una città musicale. Conosco bene Ravello, e ogni volta che vedo lì il cartello “Ravello città della musica” penso che Fiesole abbia ragioni ancora più profonde per fregiarsi di un simile titolo.
Mi piacerebbe dare visibilità a questa vocazione musicale, organizzando un concerto sul tetto di Fiesole, a Poggio Pratone, che è il punto più alto del territorio comunale, cui si arriva dalla via di Monte Fanna. Per molti anni i gruppi escursionistici fiesolani hanno fatto lì un bel raduno nel mese di maggio. Da lassù si gode un panorama mozzafiato su Fiesole, e subito sotto si stende Firenze.
Sarebbe bello portare a Poggio Pratone l’Orchestra dei Ragazzi...
Purtroppo in questo momento le risorse economiche non ci sono, ma stiamo rimettendo a posto il bilancio comunale e spero che nel 2018-19 le cose vadano meglio e che ci possa essere qualcosa da investire in un progetto come questo.

Al di là di un singolo evento, esiste una forma di sostegno del Comune nei confronti della Scuola?
Purtroppo in questo momento non c’è nessuna possibilità in questo senso, vediamo se magari proprio grazie all’organizzazione di un’attività specifica riusciremo ad ottenere qualcosa.

La Presidenza della Fondazione è per statuto affidata al Sindaco, ma finora questi ha sempre nominato un proprio delegato; da qualche mese lei ha invece assunto direttamente la Presidenza…
Anch’io all’inizio ho nominato un delegato, nella persona di Paolo Fresco, ma alle sue dimissioni -per motivi personali- ho deciso di tenere in proprio la Presidenza, sia per far sentire la mia vicinanza, sia in considerazione del particolare momento: si trattava del periodo di rinnovo delle cariche direttive della Scuola e dell’insediamento, che sta avvenendo adesso, di una commissione per la revisione dello Statuto della Fondazione. Volevo seguire questi passaggi delicati in prima persona, anche se confesso che occuparsi di molte cose contemporaneamente è proprio una gran fatica.
Ho deciso di offrire anche la possibilità, a chi lo desideri, di incontrarmi in uno spazio dedicato all’ascolto, il giovedì dalle 14 alle 16 alla Scuola, ma sono disponibile anche in altri momenti, sempre da concordare.

Cosa si aspetta di sentire?
Mi aspetto soprattutto di dare qualcosa, cioè di far sentire che c’è un’istituzione che è vicina, e tiene molto a questa Scuola, che non è soltanto un luogo di trasmissione del sapere, ma anche parte importante di una comunità. Già tutti i docenti e dirigenti della Scuola hanno fatto sì che questo avvenisse, e lo si vede bene durante la Festa del 24 giugno che, come dicevo, è davvero una festa della città. Però mi piacerebbe ancor di più far sentire questa vicinanza, ascoltando eventuali problematiche che possono determinarsi, oppure proposte che arrivano da chi è dentro, per capire se, insieme al Sovrintendente, si riesca magari a portarle avanti. Non entro invece assolutamente nel campo didattico, che lascio totalmente al Direttore Artistico, non avendone specifica competenza.

Accanto alla Torraccia sono in corso da tempo i lavori per aggiungere alla Scuola gli spazi della colonica che tutti conosciamo come “lo Stipo”… a che punto siamo?
Siamo un po’ indietro, purtroppo, perché il finanziamento non è stato sufficiente a completare i lavori; proprio in questi giorni ci sono incontri con Sovrintendente, Responsabile Unico del Procedimento e Direttore dei lavori per capire come arrivare alla fine. Mancano ancora impianti, insonorizzazioni, arredi interni, parcheggio e viabilità esterna. Speriamo di riuscire ad essere pronti per l’autunno, per iniziare il nuovo anno scolastico con le nuove aule.

Ed a proposito di opere da terminare, qual è la situazione dell’Auditorium di Fiesole?
È una struttura molto importante, che si trova in piazza del Mercato, vicino al Teatro Romano ed ha oltre 300 posti. Avrebbe dovuto essere già pronto da tempo, addirittura dal 2006. Ora l’Auditorium è nel piano delle valorizzazioni, e speriamo di riuscire a produrre entro l’anno un bando per la sua gestione… sarebbe bello che anche la Scuola ci stesse dentro.
Anche all’Auditorium mancano arredi e impianti, per i quali abbiamo dei finanziamenti disponibili che però vorrei utilizzare soltanto quando si sia deciso cosa fare di preciso nella struttura; a seconda delle attività che saranno previste, bisognerà procedere diversamente nel completamento.

Inizialmente si era pensato ad un’ampia sala prove adiacente allo Stipo…
Non è stato possibile realizzarla, a causa di cambi legislativi, ma comunque ritengo che creare un’ulteriore struttura quando ce n’è già una vicina, nel centro del territorio comunale, non fosse necessario. Il palco dell’Auditorium di Fiesole è in grado di accogliere anche una orchestra sinfonica, con un aggettamento sulla sala che farebbe perdere solo pochi posti di platea.
Il maestro Meunier è venuto a vederlo insieme ad alcuni docenti… spero si riesca ad avere qualcosa che sia funzionale anche agli scopi della Scuola. Per me sarebbe fantastico, vorrebbe dire legare ancora di più la realtà della Scuola alla città.

Com’è l’esperienza della politica al femminile?
Per una donna è sempre un po’ più difficile, ma credo che con l’impegno sia possibile farcela. Io ho per esempio mantenuto anche il mio lavoro, quindi mi accorgo di avere sempre meno tempo per me, ma ho deciso di dedicare questo periodo al servizio della comunità. Il Comune ha solo 14.000 abitanti, ma l’estensione è di ben 42 km quadrati, con realtà completamente diverse tra le zone collinari e le due valli dell’Arno e del Mugnone.
Non ho invece affatto certezze per quanto riguarda l’eventualità di candidarmi ad un secondo mandato… ma c’è tempo fino al 2019 per pensarci.

Un’ultima curiosità: sindaco o sindaca?
Sono per sindaco, ministro, assessore ecc., sempre al maschile; anche se l’Accademia della Crusca sta prendendo posizione in senso contrario, devo confessare che il suono di queste parole al femminile non mi piace.
In fondo credo che non sia tanto il maschile o femminile a fare la differenza, ma solo l’impegno delle persone.

Viene da Udine, e suona l’oboe nell’Orchestra Giovanile Italiana con grande passione e professionalità. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di sé…

Come hai scelto il tuo strumento?
Ho preso contatto con la musica sin dalla più tenera età: a 2 anni e mezzo ho iniziato con i primi rudimenti musicali, in forma di gioco, seguendo dei corsi con il metodo Willems. Verso l'età di 6 anni, assieme ad altri miei coetanei, sono stato guidato in giornate di presentazione di vari strumenti. Ed è in questa occasione che ho intravisto un uomo esile, intento a sferruzzare con dei curiosi utensili (i coltelli per fare le ance). Incuriosito, mi sono fatto avanti e ho domandato che strumento suonasse, al che egli mi ha risposto "questo è l'oboe, si suona con questi piccoli pezzi di canna fra le labbra e tanta aria". Dopo averne udito il suono, ho intuito che quello era lo strumento che desideravo. In realtà, prima di quel giorno, avevo deciso di suonare il trombone.

Quando hai deciso che la musica sarebbe stata anche la tua attività professionale?
La musica come attività professionale è per me la logica conseguenza del continuare su un percorso così impegnativo: siamo musicisti, nati per fare questo, ed è giusto fare il lavoro che ci piace, per avere sia le ragioni pratiche sia il sostegno (non meramente economico) necessario a migliorare noi stessi e la nostra arte. In tutto ciò che si fa, secondo me, deve esserci il tendere ad uno scopo: il mio è di vivere una vita piena, godendo dei benefici dell'unica ragione di vita che conosco: la musica. Senza tanta poesia, non conosco altra realtà, vi sono nato dentro ed a volte è quasi una tortura, un amore e odio che da sempre mi accompagna.

Come sei arrivato all’Orchestra Giovanile Italiana? Avevi già fatto esperienza in orchestra?
Prima dell’OGI avevo già fatto parte di tre formazioni sinfoniche giovanili internazionali, oltre alle esperienze con il conservatorio e numerose orchestre di fiati. Chiaramente il livello qui è più alto, con musicisti più maturi, ma le mie passate esperienze erano commisurate ai miei progressi. Della Giovanile avevo molto sentito parlare e, devo dire, anche negativamente, ma giunto il momento ho deciso di tentare la sorte e ora ne sono davvero felice. Per entrare ho semplicemente sostenuto l'audizione, ma il difficile è arrivato dopo...

Qual è stato l’impatto con questo corso?
L'impatto con questo corso è stato, in una parola, Pretto. Il modo di lavorare del maestro mi ha quasi stordito, all'inizio, e colpito per la tenacia nel farci provare così a lungo ed intensamente (a volte forse troppo). E non è cambiato di una virgola, fa sempre lo stesso effetto, ma spesso sprona a migliorarsi. Poi i nuovi colleghi, tanti musicisti e amici nuovi, un clima stimolante e la responsabilità di essere sempre preparati al meglio hanno grandemente contribuito a sorprendermi con nuove esperienze.

Hai scelto di rimanere per un secondo anno nell’OGI: cosa ha determinato il desiderio di proseguire?
Restare è stata una scelta determinata dall'esperienza estremamente positiva dell'anno passato, in termini pratici ed affettivi. La Giovanile è un po' una seconda casa... L'ho vista come una base solida, dalla quale cercare le mie esperienze future, cioè per quello che è, ovvero un corso di formazione non solo musicale ma anche sociale, caratteriale, per avviare noi ragazzi ad un futuro lavorativo in un ambiente tra i più complicati.

Il momento più difficile…
Forse è ora che vivo il momento più duro. Sento di dover cambiare qualcosa, non sono pienamente soddisfatto e sono un po' incerto sulla strada da seguire per ottenere il miglioramento che desidero. Mi manca una guida, un punto di riferimento e devo crearmelo da solo. Un lavoro duro, ma sono fiducioso, anche se stanco e un po' provato. Non mi accontento, pretendo e so di poter dare e ricevere di più dalla musica e, per rispetto verso di essa e me stesso, è ciò che intendo fare. Ma questo comporta i dubbi e sacrifici che tutti i miei amici e colleghi musicisti conoscono bene.

…e l’esperienza indimenticabile…
Musicalmente, il tour di ottobre dell'OGI 2016 è stato il migliore, per me. Non tanto per il repertorio o il direttore, quanto perché è stato il raggiungimento di un traguardo, la fine di un percorso con molti colleghi ed amici ormai affiatati e felici di suonare insieme. Mi sono veramente goduto i concerti ed è stata un’esperienza fantastica e piena.
Davvero indimenticabile è stata anche la prova che la musica mi ha dato di essere il collante che tiene insieme la mia vita, legandomi alla persona che amo: Vanja è una violinista che ho conosciuto grazie alla musica nel 2012. Siamo tutt'ora insieme contro tutte le difficoltà. Nei primi giorni con lei ho inteso cosa significhi "suonare per coloro che ami". Realizzare quanto la musica rappresenti condivisione e ricchezza personale, libera da poter donare e ricevere, mi ha aperto gli occhi.

Il progetto Un coro di storie, presentato dalla Fondazione Toscana Spettacolo in collaborazione con la Scuola ed Oxfam Italia Intercultura, è tra i 36 vincitori (su 159 candidature) di MigrArti 2017, iniziativa del Mibact nata lo scorso anno con l’obiettivo di consolidare il legame con i “nuovi italiani”, riconoscendo e valorizzando le loro culture di provenienza.
Un coro di storie propone un percorso formativo imperniato sul metodo musicale, come veicolo aggregativo tra le diverse culture.
La Fondazione Toscana Spettacolo, che da oltre due anni lavora in rete per la diffusione della musica nei propri teatri, allarga così l’offerta di iniziative per la formazione del pubblico: ai laboratori di prosa e danza si affiancano occasioni di approfondimento anche per la musica, in particolare per le comunità di stranieri che vivono in Toscana, che attraverso la musica potranno comunicare, conoscersi e mantenere vivo il repertorio tradizionale.
Il progetto interesserà gran parte del territorio regionale, coinvolgendo 5 istituti scolastici delle provincie di Firenze, Prato, Pisa, Siena e Grosseto.
Ne sono destinatari studenti e insegnanti, che saranno impegnati in un’attività volta a sviluppare la capacità di cogliere e restituire un brano musicale, realizzare canti, improvvisazioni vocali, drammatizzazione e sonorizzazione dei testi.
Il Direttore Artistico della Scuola Alain Meunier curerà il percorso formativo e le fasi finali di realizzazione del progetto. Giovanni Guerrieri, regista e attore della compagnia teatrale I Sacchi di Sabbia, farà “dialogare” i testi dei materiali raccolti dai ragazzi con le partiture musicali.

La partecipazione della Scuola al programma Erasmus+ permetterà a tre giovani musicisti fiesolani di iscriversi alle selezioni per accedere all’Orchestra Erasmus, una nuova formazione che debutterà a Firenze il 7 maggio (ore 18) in Piazza Santissima Annunziata, nell’ambito delle celebrazioni per i 30 anni del Progetto Erasmus e i 60 anni dei Trattati di Roma. L'Orchestra Erasmus sarà formata dai migliori studenti di tutte le istituzioni musicali che partecipano al programma di mobilità internazionale.
Il concerto del 7 maggio sarà dedicato alle 13 studentesse, italiane e straniere, scomparse l’anno scorso in Spagna in un tragico incidente stradale proprio mentre si trovavano in Erasmus.

Abbiamo “intercettato” Andrea Gargiulo qualche settimana fa, approfittando di una sua breve incursione fiesolana. Referente del Sistema in Puglia, docente nel Master post lauream della Scuola, Gargiulo è pianista, insegna esercitazioni corali presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, ed è un curioso ed instancabile ricercatore e sperimentatore di metodologie per raggiungere con la musica davvero tutti.
L’occasione di incontrarlo era da non perdere, perché con la sua didattica sta rivoluzionando l’educazione musicale non solo in Puglia, ma anche nell’intero Sistema italiano di cori ed orchestre infantili.
Stabilito immediatamente un contatto umano diretto ed empatico, Andrea si è messo a raccontare ciò che fa, in modo talmente coinvolgente ed entusiastico da rendere superflua la scaletta di domande e risposte: ascoltarlo è una gioia, e vien da pensare che le sue qualità umane e la sua capacità di relazionarsi con gli altri attraverso la musica giochino un ruolo determinante, nel permettergli di operare con efficacia in qualunque contesto.

Perché sei a Fiesole, oggi?
Per un progetto campione, legato al Sistema nazionale; è un’ipotesi di lavoro molto efficace sul piano divulgativo e si chiama “violinista per un giorno”: permette ad un bambino - in un’ora e mezzo - di avvicinarsi alla musica e riuscire a dimostrare a se stesso ed agli altri che può realizzare il sogno di suonare in orchestra. Un sogno che magari non ha ancora sognato, visto che i sogni dei bambini di oggi sono altri, ma noi proviamo a stimolare in lui anche questo desiderio e magari, facendogli vedere ed ascoltare un’orchestra infantile venezuelana, riusciamo a dimostrare che il gap che lo separa dalla musica classica è più imposto dai media che connaturato alle sue esigenze emotive. I bambini se ne accorgono subito e, di solito, alla fine dell’ora sono totalmente conquistati. Oggi incontreremo 42 bambini delle classi quinte della Scuola elementare Don Minzoni di Firenze, ma l’esperimento è già stato fatto più volte, funziona dai sei anni in su e consiste nel riuscire a far suonare il violino in maniera intuitiva a bambini che non hanno esperienze pregresse, giocando con il metodo Rolland (come ci ha insegnato Antonello Farulli) e con altre tecniche messe a punto con l’esperienza, proprio nel solco tracciato da Abreu.

Come ti sei avvicinato al Sistema? Come hai scoperto Abreu?
Per caso, una quindicina d’anni fa, ascoltando per radio un’esecuzione dell’Orchestra Simon Bolivar, ho percepito un’ondata di suono e soprattutto di entusiasmo, che “bucava” la radio. Ho raccolto informazioni in rete, e mi sono reso conto che si trattava di ragazzi molto giovani, che facevano qualcosa di speciale, che mi entusiasmava ed interessava. C’è stata un’altra concausa positiva, costituita dal fatto che uno dei miei tre figli ha la sindrome di Asperger, “un modo diverso di percepire il mondo”, come dice lui. Ho cominciato anche grazie a lui a vedere la musica con occhi nuovi, e nel 2010 - insieme a tre colleghi - ho iniziato quest’avventura, che si chiama MusicaInGioco.

Di cosa si tratta?
E’ un progetto didattico sperimentale che nasce ispirato, oltre che al Sistema, ad un metodo accennato in un libro che si chiama Musica per gioco (EDT, 1997): la didattica reticolare.
Cominciare a compiere una serie di destrutturazioni della nostra abitudine didattica fu per noi una folgorazione: nella didattica reticolare non esiste la valutazione, l’errore si chiama semplicemente decontestualizzazione e si cerca di creare un contesto intorno a qualcosa, che è principalmente il bambino. Le procedure operative però non erano ben chiarite, in questo libro, e quindi nel tempo abbiamo provato, sperimentato, inventato. Avevamo dei bambini segnalati - in genere dai servizi sociali – perché portatori di disturbi dell’apprendimento, diverse abilità, problematiche sociali… qualcuno già protagonista di qualche atto di bullismo, mentre altri invece non problematici, che si avvicinavano per curiosità o passione.

Come vi siete mossi?
Iniziammo, con questi primi 37 bambini, a cercare di capire come poteva accendersi il loro interesse: provammo a giocare con l’improvvisazione, dalla body percussion alle pratiche vocali alternative proposte da Fiorella Cappelli, usando metodologie suggerite dai metodi Kodály, Dalcroze, Orff, tutti poi inseriti all’interno del melting pot della didattica reticolare.
Mancava qualcosa, cioè l’organizzazione di tutto questo materiale, così ho pensato a format didattici aperti, una sorta di regia nello stile del grande Eugenio Barba, un genio che dal Salento è andato a rivoluzionare l’idea stessa di teatro nei paesi del nord Europa con l’Odin Teatret, basando tutto sull’improvvisazione e l’interazione col pubblico. Quella era l’idea: avere un canovaccio di massima, ma non sapere dove saremmo arrivati, contando sull’entusiasmo del bambino e la sua propositività. Ci siamo accorti che i bambini sono una risorsa incredibile di proposte didattiche: a noi toccava solo saperle selezionare e incanalarle all’interno del progetto didattico.
Nel tempo abbiamo sviluppato una didattica progettuale: il docente sa di avere una serie di possibilità, e le utilizza liberamente, partendo dal contesto che si viene a creare di volta in volta.

Per esempio?
Partiamo dalla body percussion, che si può usare sia solo in senso ritmico, ma anche per improvvisare. Le ragazze che oggi mi aiuteranno a realizzare “violinista per un giorno” saranno qui tra poco per sperimentare con me le possibilità di questa tecnica, che si può correlare con libertà a quello che sta facendo l’altro, realizzando improvvisazioni guidate.
La proposta della body percussion spesso parte dal bambino, che decide se usarla quel giorno imitando un ritmo proposto oppure se creare delle sessioni improvvisative in cui lui diventa direttore. L’interazione tra i bambini può essere guidata da un bambino, dal maestro, oppure derivare dalla lettura comune di uno spartito. E tutto questo si può fare anche con la vocalità o con uno strumento.
La cosa fondamentale è suonare subito: il primo giorno, quando riceve in mano lo strumento, il bambino viene invitato a creare, sia in modo estemporaneo sia con la lettura: anche i bambini che oggi faranno “violinista per un giorno” leggeranno un brano, creato su due corde vuote, ed avranno in questo contesto l’aiuto di una base musicale, mentre normalmente sono i bambini più esperti a sostenere le prime parti, conferendo al gioco una dignità musicale che inorgoglisce tutti.

Nella sollecitazione di Claudio Abbado ad organizzare un sistema italiano era contenuta l’indicazione di proporre un repertorio colto mitteleuropeo… stiamo cercando di avvicinarci a questo, oppure ci stiamo rendendo conto che bisogna fare altro?
Se non lo viviamo come un vincolo, come una limitazione, diviene assolutamente plausibile e perseguibile. Nel Nucleo che avevo aperto a Napoli nei Quartieri Spagnoli, l’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli, con dei bellissimi scugnizzi realizzai lo start up (che oggi faccio con il mio pezzo Pomeriggio con gli archi) utilizzando due Danze tedesche di Beethoven. Alla fine il problema non è il repertorio, ma come noi lo proponiamo e quali sono le nostre aspettative. Noi per esempio pratichiamo sia repertorio eurocolto, sia repertorio originale, proprio con l’idea che il bambino debba essere tenuto lontano dalla catalogazione in categorie - musica di serie A e musica di serie di B, ma distingua la musica eseguita con entusiasmo, con coscienza, con dedizione, con passione da ciò che viene fatto senza impegno e in modo casuale. In questo senso l’idea che il repertorio sia esclusivamente quello della grande tradizione europea è un po’ rigida.
Io per esempio lavoro molto con delle fiabe musicali, in stile Pierino e il lupo, scritte da me in base alle esigenze dei bambini. In Puglia c’è un progetto che si chiama Armonie per la salute a scuola, che coinvolge l’assessorato regionale alla sanità insieme all’ufficio scolastico regionale ed è finanziato dalle ASL, per portare la salute al bambino nella scuola mediante la musica. Come può la musica concorrere alla salute? Negli ultimi tre anni stiamo dimostrando che non solo concorre, ma previene il bullismo, le dipendenze… I dirigenti scolastici ci mandano bambini problematici e rimangono molto stupiti nel constatare i cambiamenti che fanno in sole dieci lezioni, pensano che abbiamo qualche bacchetta magica.

E invece… è proprio così?
La magia è nell’utilizzo delle fiabe, che permettono al bambino che vuole andare più avanti di suonare le prime parti in poche lezioni, mentre quello che semplicemente si avvicina - proprio perché l’errore non esiste e a noi basta che il bambino cresca all’interno della voglia di suonare, non del “suonare bene”, che è un parametro nostro – ebbene per quel bambino diventa un successo semplicemente partecipare e sentire che sta suonando in un’orchestra. 40 minuti di musica originale, insieme alla voce narrante che racconta una storia, permettono di restituire al bambino la gioia grande di vedere i suoi genitori che lo sentono suonare, non un pezzo elementare ma qualcosa di complesso, coeso, bello dal punto di vista spettacolare, e quindi di grande soddisfazione.
Queste fiabe le abbiamo fatte al Teatro Petruzzelli di Bari ed anche in giro, creando un’orchestra di 1200 bambini che suonavano insieme. I dirigenti scolastici, che sono già increduli all’idea che si possano far star zitti 150 bambini senza alzare la voce e senza microfono, erano preoccupatissimi. In realtà la cosa funziona perché il bambino tace se è interessato ad ascoltare. Nell’ultima fiaba abbiamo inserito il repertorio eurocolto, un arrangiamento della Sinfonia dei giocattoli in cui le prime parti erano suonate dai più grandicelli, mentre i nuovi suonavano le corde a vuoto, con interventi comunque impegnativi dal punto di vista ritmico. C’erano anche i cori Manos Blancas, che suonavano gli strumenti giocattolo – autoprodotti, perché nell’ambito della motivazione utilizziamo l’autocostruzione degli strumenti, per aggiungere maggior dignità all’attività proposta, in modo che il bambino non pensi il coro come qualcosa di meno importante.

Anche per le Manos Blancas avete quindi messo a punto una metodologia originale?
Usiamo anche qui la didattica reticolare, integrando le pratiche del Venezuela, che sono ottime ma non le uniche. Il nostro bambino che partecipa ad un coro di Manos Blancas è già oggetto di molte attenzioni, e quindi saturo di opportunità e di iniziative, per cui se gli chiedi soltanto di segnare o di fare piccoli e semplici giochi, dopo poco si stanca e perde la motivazione. Allora noi integriamo queste pratiche di base con una serie di altri giochi, utilizzando il rap, le improvvisazioni non procedurali anche con gli strumenti… Non pensiamo ad una visione esclusiva del Manos Blancas, perché anche i bambini sordi suonano benissimo. Ho lavorato con un ragazzo sordo profondo, più grandicello, che era anche muto perché nel suo paese, l’Albania, era stato molto tempo in orfanotrofio senza ricevere cure adeguate...ma anche lui, che non riesce a parlare, può invece cantare. Per permettere ai bambini sordi di percepire il suono usiamo spesso un palloncino gonfio, che appoggiato sulla pancia aiuta ad assorbire meglio le vibrazioni. Tornando al mio allievo albanese, è riuscito a sviluppare una propria autoregolazione e riesce ad essere anche intonato, e ad improvvisare jazz al pianoforte, poggiando la mano sulla cassa armonica. Quando la prima volta lo vide, la sua mamma adottiva si mise a piangere, perché era convinta che lui non avrebbe mai potuto provare a far musica e invece lo faceva, con una semplicità incredibile e con bravura…

La musica è davvero capace di miracoli…
Sembra proprio di sì: portiamo il progetto “jazzista per un giorno” anche nelle carceri penali e minorili, con soddisfazioni incredibili, perché utilizzando una sola tastiera digitale riusciamo a coinvolgere più persone con il call and response, e poi sono gli stessi detenuti a diventare propositivi, usando a turno la tastiera. Mi sono capitati episodi meravigliosi, con il capoclan di 200 chili che arrivava sul palco e si scioglieva come un bambino, e tutti che dopo un po’ mi guardavano con occhi luccicanti. Allora mi accorgo che la bellezza cattura, come ben diceva Peppino Impastato: alla fine il male esiste perché nessuno insegna il bene, e anche le nostre misure di redenzione (ricordiamoci che questo è lo scopo del carcere) spesso non funzionano per colpa nostra.

Il tuo punto d’osservazione è diretto, ma come Consigliere del Sistema hai anche la visione d’insieme della situazione italiana…qual è lo stato dell’arte, dopo sei anni?
Domanda impegnativa…secondo me qualcosa è stato fatto. Siamo partiti da zero ed è stato necessario eliminare la confusione che aleggiava intorno al Sistema Abreu, da molti percepito come una specie di nuovo Suzuki per far suonare bene i bambini più piccoli. Invece non è questo, o almeno non solo questo. Lo stesso Abreu si è accorto in corso d’opera che poteva riuscire in qualche cosa di molto più grande: far diventare questi ragazzi buoni cittadini, non solo buoni musicisti. Quindi se qualcuno lasciava la musica non lo faceva per tornare ad attività illecite, ma perché sceglieva di studiare altro e diventare magari ingegnere, o architetto. Allora non dobbiamo pensare che il musicista sia serie A e tutto il resto serie B; abbiamo di fronte un cittadino che, nel momento in cui riesce ad essere soddisfatto del proprio lavoro e quindi felice, è un buon cittadino.
Questi primi anni hanno visto una sperimentazione eterogenea. Ci sono realtà molto diverse tra loro, alcune delle quali operano pienamente nel sociale, mentre altre sono magari collegate ad un privato (anche lungimirante) e devono “capitalizzare” ciò che fanno. E’ comprensibile, ma finisce per non aver più nulla a che fare con Abreu ed il suo Sistema.
Alcuni, pur collegati al privato sociale, non hanno doppi fini e realizzano l’ideale di Abreu: Campolongo Maggiore, ad esempio, e certamente il vostro Nucleo delle Piagge.
Anche la metodologia è varia, e su questo si sta facendo una sorta di selezione naturale: determinate metodologie vanno benissimo con la lezione frontale o con i piccoli numeri, ma quando devi raggiungere 1500 bambini e poi magari riunirli, devi fare in un altro modo.
In Puglia, chi dopo di noi ha tentato di avvicinarsi al Sistema con una logica diversa non è stato scoraggiato, ma si è accorto di non poter essere competitivo con la nostra offerta.

In che senso?
Abbiamo scelto un deciso impegno sociale; 1500 bambini pugliesi ricevono strumenti e lezioni gratuite, con pochissimi finanziamenti ma con un grande sforzo di sinergia: MusicaInGioco è federato con Art Village dell’Asl di S. Severo ed il Laboratorio Arte Musica Spettacolo di Matera che opera a Taranto, ed altri due nuclei stanno unendosi a noi….
Ogni finanziamento viene suddiviso fra tutti, e lavoriamo in completa condivisione d’intenti, mentre in altre regioni ci sono nuclei che addirittura si combattono tra loro. Con 10.000 euro formiamo un nucleo che accoglie 70 bambini per un anno, mentre con lo stesso finanziamento altri non riescono ad andare oltre un piccolo progetto senza futuro. D’altra parte molti operatori, che come me che sono anche insegnanti del Conservatorio, sono volontari totali, e questa è una nostra grande forza.

Qual è la strada perché tutti riescano ad individuare la metodologia didattica più efficace?
In questo Sistema non c’è il più bravo, ma chi apprende dall’altro con umiltà, perché sa che qualcosa si può prendere da tutti, anche da chi sa meno, e perché se invece arrivi con la presunzione di sapere tutto, io prenderò comunque qualcosa da te, mentre tu non potrai avvantaggiarti di un vero e proficuo scambio.
Adesso si stanno facendo passi avanti, il Sistema sta iniziando a scremare, e chi aveva idee diverse sta iniziando a uscire. In molti fanno cose lodevolissime, ma hanno interesse magari solo per un certo aspetto del Sistema. Bisogna che nel Sistema ci si riconosca all’interno di un’idea fondamentale, che dev’essere quella di una comune radice sociale.

Cosa mi dici circa i tempi di realizzazione del progetto?
Non penso che possa divenire un sistema di eccellenza musicale, se non prima di dieci anni. Così è andata in Venezuela, dove però non esisteva nient’altro, e quindi era più facile costruire: noi in Italia abbiamo conservatori, scuole d’eccellenza come S. Cecilia, Fiesole, la Chigiana…
Dobbiamo puntare ai grandi numeri: abbiamo già individuato una proposta che condividiamo con la Scuola di Fiesole ed il Sistema nazionale per portare la musica nella scuola a tutti: stiamo cominciando a sperimentare questo modello nella scuola primaria, dove un’insegnante ha ottenuto di destinare sei ore settimanali pomeridiane all’orchestra. Noi le abbiamo dato gli strumenti, che però non vengono consegnati ai ragazzi, ma tenuti dall’insegnante, che così con 20 violini fa suonare 60 ragazzi nei vari plessi.
I bambini non hanno bisogno di studiare: con la didattica reticolare dimostriamo che l’efficacia dello studio individuale è residuale rispetto all’efficacia di una buona lezione interattiva; ci sono comunque tre violini che “girano” tra i bambini che vogliono studiare. Lo studio è vissuto come premio e non come vincolo, e questa è la nuova sfida!

Anche con gli adulti?
Certamente: abbiamo realizzato ad esempio un progetto nel carcere di Matera, di cui si può vedere il servizio del TG3, grazie al link a youtube sul nostro sito (www.musicaingioco.net).
In 20 lezioni, un gruppo di detenuti che partiva da zero e che non aveva gli strumenti per studiare ha formato un gruppo soul, con risultati così soddisfacenti che la direttrice del carcere era convinta che già sapessero suonare. Alla fine mi ha detto infatti: “Siete stati fortunati, a trovare qualcuno che già suonasse!”, mentre i detenuti protestavano la loro “verginità” musicale... Per noi è stata un’ulteriore prova che, come ci stanno dimostrando le neuroscienze, l’apprendimento non passa solo attraverso il canale dello studio…

Davvero interessante, puoi spiegarci meglio?
È provato che, quando il bambino studia male e si sente dire dal maestro “non hai capito niente”, questo canale della sconfitta non solo distrugge la motivazione, ma fa cadere il picco dell’apprendimento a livelli inferiori a quelli del non-studio. Questa cosa l’avevamo già sperimentata sul campo, ma adesso ne stiamo avendo la prova scientifica, grazie all’avvio di una sperimentazione relativa alle neuroscienze applicate alla musica: i riscontri sono notevoli, sia nei test psicologici relativi all’autostima, al potenziamento dell’interesse e della motivazione, sia per il controllo dell’iperattività. Possiamo dire che si sta aprendo l’opportunità di scoprire come migliorare l’approccio allo studio, anche a quello di tipo professionale.
Ho avuto la fortuna di essere allievo di Sergio Fiorentino, che di fronte ai miei tentativi diceva “si può fare anche così”, con un relativismo interpretativo che ti faceva capire che per lui non esisteva l’archetipo dell’interpretazione, ma degli equilibri che devi cercare di trovare.
Se cominciamo a legare le scoperte pedagogiche del sociale allo studio, forse potremo ottenere qualche musicista migliore, magari creare un più efficace metodo di lavoro, e senz’altro formare una persona più serena.

Prima di salutarci, vuoi dire qualcosa circa la tua esperienza di docente al Master?
Nel Master, grazie ad un’intuizione di Antonello Farulli, Andrea Lucchesini e Bernardo Donati, insegno da tre edizioni le metodologie legate alla motivazione, cioè le pratiche legate alla didattica reticolare, e sono sempre felice di constatare l'entusiasmo degli studenti rispetto a questa proposta didattica.
Il master di Fiesole è una grande opportunità per tutti noi, studenti e docenti, di metterci in gioco rispetto alle possibili innovazioni didattiche. I docenti devono vivere l'esigenza di confronto, coesione e aderenza all'obiettivo, che è formare 'operatori musicali per orchestre e cori infantili e giovanili' e, pur nel rispetto delle loro idee, confrontarsi per attuare una migliore sinergia. La nuova edizione del Master sta lavorando in tal senso per permettere di restituire agli Studenti una formazione ancora più efficace e sinergica.

Allieva fiesolana fin dall’infanzia, Emma Lanza ci racconta la sua esperienza con la musica nella Scuola.

Hai percorso a Fiesole tutte le tappe della tua formazione musicale… com’è stato il cammino?
Avevo dieci anni, quando decisi di fare l’esame di ammissione a Fiesole. Ad attirare la mia attenzione era stato… il prato enorme davanti alla villa. Una volta dentro, mi resi conto che il prato non era la sola cosa che la Scuola di musica offriva. Dalle lezioni individuali alla musica da camera, dalla storia della musica all’armonia…. ogni giorno, uscita da scuola, salivo a San Domenico e ci passavo quasi tutto il pomeriggio. Si era creata una vita parallela molto impegnativa, ma per tutto quello che la Scuola mi ha dato ne è valsa la pena. Il legame con gli insegnanti che si instaurava anno dopo anno e l’amicizia che nasceva tra gli allievi rendevano tutto ancora più bello. All’interno di un quartetto un’amicizia forte cambiava anche il tuo modo di suonare. Gli insegnanti, oltre che farti lezione, diventavano anche maestri di vita. La mia insegnante di violino, Boriana Nakeva, mi seguiva in tutto quello che facevo, fuori e dentro la Scuola. Mi sosteneva in tutte le decisioni e, quando sbagliavo, mi riportava sulla strada giusta. Ancora oggi rimango in contatto con lei, per aggiornarla su quello che faccio e per chiederle dei consigli.
Quando entrai al triennio, gli esami da dare e i corsi da seguire aumentarono. Ogni esame strumentale richiedeva un vasto repertorio. Ad aprile scorso ho dato l’esame finale e ora guardo con grande soddisfazione al bagaglio che la Scuola mi ha lasciato.

L’approdo all’Orchestra Giovanile rappresenta per tanti una scoperta, la sorpresa di avvicinarsi ad una realtà molto diversa da quanto si era sperimentato in precedenza. Cosa succede, invece, arrivando “da dentro”?
Ho sempre suonato molto nell’Orchestra dei Ragazzi, da quando sono entrata nella scuola. Non posso dire che mi sia mancata. Il maestro Edoardo Rosadini ha insegnato a tutti noi a stare in orchestra e ci trattava come degli adulti. Ogni domenica mattina si provava, anche se non c’erano concerti in vista, e guai a chi non si presentava. Ci ripeteva sempre che le uniche accettabili ragioni di assenza erano di “morte o malattia da ricovero”. Abbiamo fatto concerti davvero grandi, ci preparava arrivando a farci suonare come un’orchestra professionale.
Forse sono stati tutti gli impegni che già avevo, ad impedirmi di prendere in considerazione fin da subito l’Orchestra Giovanile Italiana. Quando decisi di fare l’audizione non immaginavo a cosa sarei andata incontro. Nonostante tutta l’esperienza già maturata in orchestra ed il fatto che la Giovanile fosse da sempre sotto i miei occhi, mi si è comunque aperto un mondo. Non credo ci sia differenza per gli allievi che arrivano da dentro o da fuori. Rimane per tutti un‘esperienza ricchissima.

Grazie all’OGI hai fatto incontri importanti, e compiuto esperienze significative; cosa porti con te, alla fine di un periodo così intenso?
La voglia di riviverlo di nuovo in altre realtà, sperando che non si spenga mai la voglia di fare che abbiamo acquisito. Spero di incontrare nuovamente molti dei compagni con cui ho condiviso questa meravigliosa esperienza e suonare di nuovo con loro.
Porterò con me un bagaglio molto importante, con musica difficile e bellissima, affrontata con grandi maestri come Jeffrey Tate o Daniele Gatti, suonata in teatri meravigliosi. Soprattutto mi porterò dietro la consapevolezza di tutto l’impegno che è necessario mettere nelle cose belle.

Pochi giorni fa sei stata chiamata a partecipare all’esecuzione del Requiem di Verdi sotto la direzione di Myung-Whun Chung, presso l’Opera di Firenze. Vuoi raccontarci com’è andata questa breve immersione nella realtà lavorativa di un’orchestra importante come il Maggio?
Suonare con l’Orchestra del Maggio è stata un esperienza davvero intensa, ed essere diretti dal Maestro Chung rendeva tutto più incredibile. Si muoveva il minimo indispensabile e faceva scaturire dall’orchestra un Requiem meraviglioso.
Sono stati giorni in cui mi sono immaginata come deve essere la vita di un orchestrale. Andare a lavorare in un luogo come il Teatro dell’Opera e fare concerti così importanti è il sogno di ogni strumentista. Vivere quei pochi giorni con i musicisti del Maggio mi ha dato un’ulteriore spinta a non mollare, e a continuare a inseguire il mio sogno.

Il 30 marzo, il terzo appuntamento di Sounds of Europe porta la musica all’Istituto Francese (ore 20 - piazza Ognissanti, 2). Protagonisti del concerto il nostro Direttore Artistico Alain Meunier e la pianista Anne Le Bozec, che saranno impegnati in un programma che spazia tra Beethoven, Debussy, Malipiero, Faurè e Bach e che ben corrisponde (tra Italia, Francia e Germania) allo spirito del ciclo, promosso dall’Istituto Universitario Europeo in collaborazione con la Scuola.

Ecco cosa scrive Alain Meunier a proposito di questi appuntamenti musicali:
Quando il dottor Schlenker è venuto a trovarci per invitare la Scuola a prender parte alla ricorrenza dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma, non poteva che ricevere il nostro sostegno a tale iniziativa.
Già in sé c’era motivo di una presenza, ma ancor di più in un momento della storia in cui l'idea dell'Europa viene così contestata e presentata in modo caricaturale.
Con questi incontri la musica viene messa al centro delle preoccupazioni dell‘EUI, invitando i nostri ragazzi a una riflessione per superare l'idea che sia normale tutto ciò che si trovano alla porta: la moneta, il passare le frontiere senza pensarci, il progetto Erasmus… tutte cose frutto d'una visione generosa di persone convinte della necessità di rifiutare la guerra come fatalità naturale o come modo di risolvere i problemi!
Formidabile cambiamento, splendida scomessa dopo un terrificante conflitto, quello del ‘39-‘45.
Facendo musica in questo contesto, la Scuola sa di partecipare all'edificazione d'un sogno protettore: quello che mette in prima linea le forze dello spirito e porta la musica nell'universalità del suo messaggio di bellezza. Quello che dice che l'Europa può e deve essere una terra aperta, fiera di sé, orgogliosa del suo passato, ma soprattutto ambiziosa per un suo futuro generoso e umanista.
Ragazzi, ci siete voi alla manovra, già da oggi nel vostro ardore di fare musica!
Ed è anche quello che intendo dire, in musica, insieme a Anne Le Bozec, nel concerto del 30 marzo all'Istituto Francese.

Si è tenuto lo scorso 5 marzo il concerto di premiazione del Concorso regionale musicale organizzato dal Lions Club Aldobrandeschi di Grosseto, nel quale la soprano Clarissa Reali, che frequenta presso la Scuola il secondo anno del Triennio nella classe di Elena Cecchi Fedi, si è classificata al primo posto cantando arie di Rossini, Donizetti e Mozart.
Complimenti!

Si è appena inaugurato il ciclo Sounds of Europe, promosso dall’European University Institute (EUI) in collaborazione con la Scuola. Abbiamo colto l’occasione di questo progetto comune per rivolgere alcune domande al Prof. Renaud Dehousse, che da settembre 2016 è Presidente dell’EUI.

Da marzo a maggio un ciclo di sette concerti ospita sotto l’egida dell’Istituto Universitario Europeo i giovani musicisti della Scuola – ed anche il nostro Direttore Artistico Alain Meunier - in vari significativi luoghi della città. Com’è nata l’idea di questa serie?
Nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario dei Trattati di Roma l’Istituto Universitario Europeo ha aderito a un ampio programma d’iniziative culturali promosse dalla Presidenza italiana del Consiglio dei Ministri, organizzando varie attività sul territorio con lo scopo di diffondere i valori dell’Europa. Fra i vari eventi in programma, particolare attenzione è stata rivolta alla realizzazione di una rassegna musicale dedicata all’Europa. Per realizzare questo progetto, il partner ideale non poteva che essere la Scuola di Musica di Fiesole, con cui, da tanti anni, non solo condividiamo le bellissime colline di Fiesole, ma collaboriamo in vari modi.
Sounds of Europe nasce, quindi, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e con la direzione artistica di Matelda Cappelletti, legata all’Istituto non solo per la passione per la musica, ma in quanto figlia di un europeista convinto che tanto ha dato all’Istituto e all’Europa.
La rassegna musicale conta oltre 150 giovani musicisti di età compresa tra i 14 ed i 25 anni, i quali si esibiranno in un ricco programma di concerti ospitati da alcune delle più rilevanti sedi della cultura europea sul territorio e con la presenza di musicisti di fama internazionale.
Sounds of Europe nasce quindi per dare l’opportunità a questi giovani musicisti emergenti di avere un palcoscenico per il loro talento, portando la grande musica classica europea a un vasto pubblico.
Per noi questa iniziativa rappresenta il legame esistente con le istituzioni locali, con cui vogliano continuare a collaborare per diffondere la cultura europea sul territorio. Di questo sono grato al Direttore degli Archivi Storici dell’Unione Europea, Dieter Schlenker, che mi ha assistito in questo progetto.

Sessant’anni ci separano dalla storica data dei Trattati di Roma, che vedevano il primo concreto realizzarsi di una grande idea di Europa. Cosa significa celebrare questo evento oggi, alla luce dei complessi accadimenti degli ultimi anni?
È ormai un fatto noto che l’Europa stia attraversando momenti difficili. All’entusiasmo degli inizi è subentrato un forte disincanto, nutrito dall’impressione che l’Europa sia soprattutto fonte di vincoli. A ciò si sono aggiunte le incertezze che gravano sul divenire dell’Unione, anche in seguito all’annunciata uscita del Regno Unito e alle costanti pressioni cui è sottoposta.
Proprio in considerazione di tali dubbi, è necessario riaffermare quelli che sono i valori essenziali del progetto europeo: il rispetto reciproco, fra le persone e fra gli Stati, e la ricerca di un domani più giusto ed equilibrato. Da qui l’accento simbolico posto, nell’ambito di questa iniziativa congiunta, sulla musica, linguaggio universale in cui la diversità è ricchezza, e sui giovani, che più degli altri hanno interesse a vedere continuata l’impresa europea.

Da più di 40 anni l’Istituto Universitario Europeo e la Scuola di Musica di Fiesole rendono S. Domenico un brulicante crocevia dell’appassionato impegno di studiosi, docenti ed allievi. Pensa che la collaborazione tra le due istituzioni possa essere ulteriormente incrementata?
È vero, da oltre quaranta anni le strade dell’Istituto e della Scuola di Musica di Fiesole si sono costantemente incrociate. Tanti sono gli elementi in comune. Entrambi rappresentiamo la cultura europea, accogliamo giovani talenti provenienti da tutta Europa e portiamo avanti l’importante missione di formare i giovani cittadini del presente e futuro.
Negli anni, tanti sono i membri dell’Istituto che hanno frequentato la Scuola di Musica, sia per passione personale sia per cercare di integrare questi nostri due mondi, che hanno molto da condividere e scambiare.
Abbiamo offerto le nostre sedi per vostre rappresentazioni musicali, abbiamo beneficiato della musica di alcuni vostri giovani artisti e alcuni nostri ricercatori, nel tempo, hanno frequentato i vostri corsi di musica. Inoltre, tutte le estati ospitiamo le “prove” della vostra prestigiosa Accademia Europea del Quartetto.
Nel 2012 si è firmato un accordo con il quale noi ci impegniamo a contribuire ai costi per una borsa di studio di un giovane talento musicale e voi ci portate la vostra musica e i vostri artisti in alcune nostre occasioni commemorative importanti.
Si, penso che la nostra collaborazione possa essere ulteriormente incrementata… vediamo insieme come.

Si chiama Marta Scrofani, ed è una giovane violinista siciliana che da oltre un anno ricopre il ruolo di spalla nell’Orchestra Giovanile Italiana: le chiediamo di raccontarci qualcosa di sé e di questa esperienza nell’OGI.

Qual è stato il tuo percorso musicale?
Ho conosciuto la musica da piccola, a casa di mia nonna. Aveva un bellissimo pianoforte (lei era pianista), sul quale mi divertivo a strimpellare. Ricordo ancora che poco dopo, all'esame di ammissione della scuola di musica del mio paese dove cominciai a "studiare" musica, suonai al piano una piccola melodia imparata con la nonna. La suonai utilizzando solo gli indici, ma tanto bastò per ricevere il mio primo strumento, il violino. È sempre cominciato per gioco, e anche andando avanti con gli anni, al Conservatorio di Catania, la musica era il mio sfogo e anche il pretesto per divertirmi nei corridoi dell'istituto e incontrare i miei amici musicisti. Crescendo ho cominciato a capire che quella sarebbe stata la mia strada e che quindi la musica sarebbe diventata anche il mio lavoro. Ho incontrato moltissimi insegnanti differenti, ed ognuno di loro mi ha dato tanto. Ho imparato a carpire il meglio da ogni insegnante e a costruire un mio modo di vedere la musica e lo strumento.

Come sei arrivata a scegliere la proposta formativa della Scuola di Musica di Fiesole?
Ricordo che, durante i miei studi a Catania, molti mi parlavano dell’Orchestra Giovanile Italiana e un paio di amici la frequentavano. Mi sembrava un mondo così lontano dal mio, lo credevo inaccessibile, ne avevo forse anche un po' paura. Ma sono cresciuta anche io e, fortunatamente, ho deciso di cominciare questo percorso.

Dopo oltre un anno nel quale hai avuto la responsabilità del ruolo di spalla, qual è il bilancio della tua esperienza nell’Orchestra Giovanile Italiana?
Non esagero nel dire che quest'anno passato in Giovanile è stato l'anno più bello della mia vita. È un'esperienza unica, che mi ha fatto crescere come musicista e come persona. Passare un anno intero a contatto con altri musicisti, crescere insieme a loro, diventare una famiglia, diventare un tutt’uno, è indescrivibile. Da spalla ho avuto la fortuna di vivere davvero appieno la Giovanile e tutte le mille opportunità, ricchezze, difficoltà che ogni produzione ci portava ad affrontare. Stringere la mano di direttori di fama internazionale ed eseguire insieme a loro, sotto la loro guida, imponenti programmi sinfonici che raramente capita di poter suonare, è ogni volta meraviglioso. L’OGI è senza dubbio un percorso formativo di alto livello, per ragazzi che amano la musica e hanno il desiderio di imparare a stare in orchestra, di imparare ad ascoltare. Costruire un'orchestra dal niente sembra un'impresa irraggiungibile, ma il risultato che si ottiene alla fine del percorso riesce ad eguagliare senza dubbio quello che si ascolta nelle orchestre professionali della nostra Italia.

Quali sono stati i momenti più significativi che hai vissuto all’interno dell’orchestra?
Ogni momento, ogni secondo, ogni attimo è stato significativo. Tutto: dal primo all'ultimo giorno. La Giovanile è paura, preoccupazione, adrenalina, amore, passione, lacrime, speranza, felicità. È la vita con la musica. Se dovessi comunque fare un bilancio e mettere sul podio i momenti più emozionanti, parlerei sicuramente delle tre grandi esperienze dell’estate 2016: la chiusura del Ravello Festival con Jeffrey Tate è stata una lezione – ed una soddisfazione - che non dimenticheremo; la partecipazione al corso di direzione di Daniele Gatti ci ha insegnato moltissimo sull’importanza dell’incontro con un grande direttore, mostrandoci come, non appena il Maestro alzava la bacchetta per spiegare agli allievi come ottenere un colore dall’orchestra, succedesse il miracolo di trasformare l’OGI in uno strumento nuovo e perfetto. Infine la fittissima settimana al festival MiTo è stata per tutti noi di grande impatto, ma per chi, come me, ha preso parte anche ai programmi cameristici con Andrea Lucchesini, si è trattato di un’esperienza fantastica: suonare con lui il Quartetto op. 25 di Brahms è stato un privilegio, ed un’occasione per imparare tantissimo.
Comunque penso che, in ogni concerto, le emozioni più forti siano sempre l'inizio e la fine. L'inizio è adrenalina pura, voglia di fare bene, di riuscire a tradurre ogni gesto del direttore in musica. L'inizio è gli sguardi tra i colleghi, la complicità di cominciare un'avventura insieme, l'ennesima, che è sempre diversa ogni volta. La fine invece, è forse ancora meglio. È la voglia di rimanere tutti collegati in questo meraviglioso nodo di musica che si è riusciti a creare tutti insieme, è il desiderio di non spegnere un fuoco che ormai arde impavidamente. La fine è lacrime di gioia, emozione pura. La fine è la voglia di rimanere insieme e non tornare a essere individui singoli. Voglia di rimanere nella musica e con la musica. Ma dopotutto, solo arrivando alla fine si apprezza davvero qualcosa.

Progetti per il futuro?
In realtà ho il difetto di non fare mai dei programmi. In generale, spero di riuscire a vivere di musica, così come succede in Giovanile, amarla con entusiasmo e non esserne mai annoiata. Vorrei suonare in orchestra, vincere un concorso importante per entrare in un'orchestra che abbia ancora la voglia di fare musica.

Lo scorso 20 febbraio si è riunito il consiglio direttivo dell’Associazione Amici della Scuola di Musica di Fiesole. Si è deliberato di confermare nel ruolo di Presidente l’Avvocato Stefano Dalpiaz, ed Anna Ancillotti alla tesoreria, mentre alla Vicepresidenza è stata eletta Vanna Van Straten; entrano nel direttivo Donata Fornaciari, Annamaria Ingiulla e Barbara Montanarini.

Poche settimane fa si è festeggiata l’apertura di un nuovo Nucleo del Sistema di orchestre e cori infantili e giovanili a Benevento. Ne è anima e artefice la violinista Selene Pedicini, che, già attiva come concertista e docente dopo aver conseguito i titoli accademici musicali ed universitari, ha voluto frequentare il Master post lauream organizzato dalla Scuola in collaborazione con l’Università di Firenze. Le abbiamo rivolto alcune domande:

Come nasce l’idea di aprire un Nucleo del Sistema a Benevento?
Si tratta innanzitutto di una sfida. In primis con me stessa: vivo una fase dell’esistenza nella quale la doverosità di alcuni meccanismi cede il passo al piacere incondizionato di poter dare vita e corpo alle passioni. Sono musicista da sempre e mi occupo di didattica da più di venti anni: l’organizzazione, il modello, il messaggio del Sistema mi hanno affascinata, per non dire soggiogata, e mi è sembrato fisiologico, prima ancora che legittimo, realizzare in concreto ciò che sento davvero aderire al mio “essere”.
In seconda battuta, mi piace l’idea di portare qualcosa di così prepotentemente innovativo nella mia città, in un territorio che esprime un potenziale artistico-musicale apprezzabile ma che, come probabilmente accade in ogni realtà di provincia, tende un po’ a chiudersi in un atteggiamento di difesa delle proprie certezze economiche, sociali e culturali.

Quale spinta l’ha portata ad avvicinarsi anche alla formazione specifica richiesta per questo tipo di attività?
Ho ritenuto di non poter prescindere da una conoscenza diretta degli assunti teorici e dei criteri operativi del Sistema essendone, torno a dirlo, fortemente interessata. In maniera intuitiva, per anni ho dato vita a progetti musicali che producevano formazioni piuttosto corpose, con bambini dai cinque ai tredici anni, i miei allievi più grandi e finanche un coro amatoriale fondato da mio padre cinquant’anni fa che annovera ancora, nelle varie sezioni, alcuni dei suoi decani ultra-ottuagenari. All’inizio del Master, mettendo in parallelo ciò che ci veniva raccontato del Venezuela con l’esperienza delle mie “aggregazioni” umane trans-generazionali, mi sono stupita pensando: “ma guarda, questo lo faccio pure io!”, pur avendo ben chiaro che non si trattasse della stessa cosa.
Per questo, garantire un impianto strutturato in modo razionale e scientifico alle iniziative che ho ancora in animo di intraprendere, mi è sembrato un punto di partenza inderogabile. Peraltro, volendo fare un bilancio della mia esperienza personale, prima ancora che l’acquisizione di un diverso codice teorico-didattico-operativo, sento di aver conquistato l’apertura di un nuovo orizzonte per la mia forma mentis.

Lei ha frequentato il Master post lauream di I livello per operatori di orchestre e cori infantili e giovanili organizzato dalla Scuola in collaborazione con l’Università di Firenze. Può raccontarci di questa esperienza formativa?
Comincio con una nota di colore, partendo dalle “levatacce” per raggiungere l’università in tempo utile per le lezioni: mi sono sentita la vera fuori sede del sud, ma con positivi addentellati di reviviscenze giovanilistiche. A parte tutto, è stato un percorso stimolante e proficuo, nella sua duplice estensione: quella universitaria, che ha richiamato la mia formazione umanistica, mi ha fornito i mezzi per conoscere e mettere in pratica gli esiti dei nuovi approcci teorico-metodologici della pedagogia e della psicologia relativamente alla didattica strumentale e vocale. Sul fronte musicale, superato l’impatto emozionale del ritorno alla Scuola (che ho lungamente frequentato sul finire degli anni ottanta, partecipando al Progetto Mozart-Da Ponte e poi per il corso di violino di spalla tenuto dal M° Giulio Franzetti), resami conto che non avevo più venti anni, mi sono trovata di fronte a proposte di fatto a me poco consuete, dalle lezioni sul metodo Dalcroze a quelle sulla fisiologia dell’apparato vocale; dalle sessioni di direzione d’orchestra con scambio di strumenti alle improvvisazioni corporee condivise con colleghe/i divenuti poi anche amici, in un clima spesso goliardico!

In che modo è riuscita a concretizzare nella realtà beneventana l’apertura di un nuovo Nucleo del Sistema italiano?
È stato possibile grazie ad uno spin-off accademico dell’Università degli Studi del Sannio chiamato “Kinetès Arte.Cultura.Ricerca.Impresa Srl”, nato per volontà della prof.ssa Rossella Del Prete con l’obiettivo di affermarsi quale realtà imprenditoriale impegnata sul fronte della promozione culturale e artistica. Kinetès, tra le altre attività, è impegnata nel progetto di recupero e rivitalizzazione di un antico orfanotrofio cittadino, divenuto sede di un “Polo urbano delle Arti” in cui si condensano proposte culturali trasversali. Una delle più significative riguarda la musica, ed il mio coinvolgimento si è concretizzato, per volontà comune, proprio nel segno del Sistema, ossia di un approccio inclusivo, trasversale, non accademico…in una parola: rivoluzionario!

Quali componenti del tessuto sociale lei pensa saranno maggiormente interessate all’attività del Nucleo?
Il nucleo avrà sede nel quartiere medievale denominato “Triggio”, ricco di vestigia storiche tra le quali spicca un magnifico Teatro Romano tra i meglio conservati al mondo. È un rione popolare, sicuramente non segnato da un degrado economico-sociale con derive delinquenziali, quanto piuttosto bisognoso di essere risollevato da uno stato di disagio che si palesa in un’avvilente quiescenza delle energie vitali dei suoi abitanti. Stiamo coinvolgendo i bambini della zona con le loro famiglie e accogliendo quanti ci vengono segnalati dalle associazioni assistenziali. Ma abbiamo anche sottoscritto un accordo di partenariato con l’istituto comprensivo nel quale ho avviato da tempo un progetto orchestrale: questo garantirà la possibilità di avere a disposizione gli strumenti musicali già in possesso della scuola e, contemporaneamente, di porre in essere dinamiche relazionali più ampiamente partecipate, costituendo un gruppo volutamente caratterizzato da componenti provenienti da fasce sociali, economiche, culturali, ed etniche differenti.

In concomitanza con la masterclass di Paolo Beltramini, che mette a disposizione degli allievi della classe di Giovanni Riccucci la sua esperienza di concertista e didatta, la Scuola ospiterà un’esposizione di clarinetti Ripa, sabato 11 (dalle ore 10.00 alle 19.00) e domenica 12 (ore 10.00-14.00)  febbraio presso l’aula Cappella. Gli strumenti della ditta L.A. Ripamonti di Milano sono espressione di un alto artigianato, nel quale confluiscono molteplici competenze (fisica acustica, alta falegnameria, oreficeria, meccanica di precisione), per offrire ai musicisti il massimo della qualità di suono e della praticità d’uso.
 

La biblioteca della Scuola amplia il suo orario di apertura al venerdì (15-18) e festeggia una nuova e generosa donazione di musiche per clarinetto: ne è artefice Attilio Zambelli, primo clarinetto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino dal 1962 al 1994, che ha deciso di regalare ai giovani musicisti fiesolani la sua ricca raccolta di spartiti. Lo abbiamo incontrato presso la sua abitazione fiorentina, ed abbiamo approfittato della sua gentile disponibilità per rivolgergli alcune domande:

Innanzitutto, grazie!! La sua generosa e cospicua donazione di musiche per clarinetto arricchisce la biblioteca della Scuola di un materiale di grandissima utilità per allievi e docenti. Perché ha scelto proprio Fiesole, come nuova “casa” per le sue musiche?
Grazie a voi, grazie alla Scuola! È un grande piacere, per me, sapere che la mia musica sarà a disposizione dei giovani clarinettisti. Fino a qualche tempo fa non avevo pensato ad una donazione, ma gli avvenimenti della vita portano a nuove considerazioni. Mi sono trovato a parlare del passato con un collega, e la conversazione ha toccato la Scuola: è stata un’illuminazione, ho cominciato a nutrire questa idea ed ho ritenuto che la biblioteca della Scuola di Fiesole fosse il miglior luogo dove collocare questo mio materiale per clarinetto, che spazia dai primi metodi al concertismo (e contiene anche copie manoscritte, che io stesso avevo realizzato per avere a disposizione la musica su cui studiare, nei tempi lontani in cui non esistevano le fotocopie!).
Considero la Scuola di Fiesole un’istituzione di primaria importanza, e da sempre ho nutrito un’ammirazione sconfinata per Piero Farulli e la grande lezione del Quartetto Italiano.

Com’era avvenuto il suo incontro con la musica e con il clarinetto?
Sono nato in un piccolo paese della provincia mantovana, e verso i 12 anni mia madre mi ha portato a cantare nel coro della chiesa, cosa che lei desiderava moltissimo che io facessi. Tuttavia il coro non era per me, e così sono stato indirizzato al maestro di musica. Ho cominciato a studiare nella piccola scuola del paese, scegliendo il clarinetto tra i non molti strumenti disponibili.
Questo è stato l’inizio, poi - incoraggiato dai buoni risultati - dopo due o tre anni sono entrato al Conservatorio di Bologna, dove c’era un bravissimo insegnante, Alberto Alberani, verso il quale nutro un’immensa gratitudine. Il clarinetto mi ha appassionato, fra tutti gli strumenti a fiato, per la sua voce e le sue grandi possibilità espressive, per la sua capacità di passare da un colore morbido ad una veemente aggressività. Mi piace citare Berlioz, che diceva che il clarinetto ha la possibilità di modulare il suono, aumentarlo e diminuirlo fino a creare “il lontano, l’eco, l’eco dell’eco, il suono crepuscolare”. Bello, no?

Per oltre trent’anni lei è stato primo clarinetto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, ed ha collaborato con grandissime bacchette: quali incontri l’hanno arricchita maggiormente?
L’esperienza dell’orchestra è qualcosa che si nutre nella continuità, giorno dopo giorno; per questo sono sempre stato contrario all’affermazione che solo un grande direttore possa insegnare qualcosa. Da tutti si apprende, e mi è capitato molte volte di ricevere un’indicazione utile anche da un direttore di non primissimo piano, e trovarmi a pensare: “Questa non la sapevo…”. Coi grandi direttori si aggiunge quel quid, ma è mettendo insieme tutto, che in 30 anni qualcosa si impara. Ovviamente solo se si ama il proprio lavoro: bisogna amare, ed esser sempre attivi e modesti, studiare, ascoltare e cercare di migliorarsi continuamente.
Nel lungo periodo che ho trascorso nel Maggio sono successe tante cose: sono stati anni bellissimi e difficili, con prese di posizione sindacali che ad un certo punto ho smesso di condividere, fatti eccezionali come l’alluvione del ’66 (che ci costrinse a lasciare per qualche tempo il Teatro Comunale…).
Sono stati anche anni di incontri fondamentali per l’orchestra, con grandi maestri come Carlo Maria Giulini, che ricordo con particolare gratitudine perché aveva un modo gentilissimo e garbato di fare le sue osservazioni ai professori d’orchestra ma, quando diceva qualcosa, arrivava dentro come una fitta... Anche con Georges Prêtre abbiamo lavorato molto spesso, facendo cose bellissime, per non parlare di Zubin Mehta, che ci ha guidato in tante tournée… anche in India; e ovviamente Riccardo Muti, per oltre 10 anni direttore principale. Di questi maestri ricordo le ore trascorse a studiare, a lavorare a fondo sulle partiture: questo è stato per me il più grande arricchimento. Abbiamo avuto anche tante altre celebrità, tra cui Leonard Bernstein, ed è stato un onore, ma tutto avveniva tanto velocemente da non lasciare un segno così profondo.
Una volta terminata l’attività in orchestra ho lasciato anche il Conservatorio… uno strappo doloroso: ci ho messo anni, per poter tornare a parlare di tutto questo. Nel frattempo avevo preso una casetta in campagna vicino a Certaldo, e in mezzo a persone semplici ho ritrovato la serenità.
Mi piace dire che sono nato nella terra di Virgilio, ho lavorato tutta la vita nella terra di Dante e concludo… con Boccaccio!

Nella sua vita professionale c’è stato spazio anche per la musica da camera?
La collocazione più naturale per gli strumenti a fiato è certamente l’orchestra, però anche la musica da camera mi ha dato molta gioia: ricordo, tra le altre, la collaborazione con Andrea Nannoni, quando era primo violoncello del Maggio: con lui suonai con molto piacere il Trio op. 11 di Beethoven.
Nel 1973 fui tra i fondatori del Musicus Concentus; affrontavamo la musica da camera sperimentando quella che allora era un’assoluta novità: le prove aperte, durante le quali mostravamo il “giocattolo” smontato, e discutevamo con sempre maggior disinvoltura e confidenza davanti al pubblico. Il risultato è stato aprire anche noi stessi; a me ha fatto un gran bene sentire il pubblico più vicino, perché mi ha aiutato a vincere l’emozione che sempre accompagna il concerto.

Lei ha svolto anche un’intensa attività didattica, e molti clarinettisti si sono formati alla sua scuola. Cosa consiglierebbe oggi ad un giovane strumentista?
Credo che sia necessario dedicare massimo impegno allo studio e frequentare corsi di perfezionamento con grandi maestri. Ho sempre consigliato ai miei allievi di seguire lezioni importanti: ad esempio, non mancavo di approfittare della presenza di Antony Pay a Firenze, incoraggiando i miei allievi ad andare da lui. Mi dispiaceva solo quando qualcuno di loro perdeva tempo frequentando lezioni non qualificate. Consigliavo di andare all’estero e di confrontarsi con i più bravi. Anch’io sarei andato fuori, se ne avessi avuto l’opportunità, ma ai miei tempi non si usava…
Raccomando ai giovani soprattutto grande modestia, e di considerare il diploma un punto di partenza. Altrettanto fondamentale è l’esperienza di un’orchestra di formazione io ho avuto la fortuna di suonare per due anni nell’A.I.D.E.M., ed a questa istituzione sono grato perché mi ha dato le basi di repertorio e di esperienza. Altrimenti, vincere presto un concorso e trovarsi sul palco di un’orchestra celebre può causare grandi difficoltà.
Per questo trovo essenziale il ruolo formativo di un progetto come la vostra Orchestra Giovanile Italiana, che svolge proprio l’indispensabile funzione di preparare i giovani strumentisti alla vita professionale.
Auguro a tutti voi della Scuola buon lavoro!

La giovane violinista Sarah Margrethe Rusnes Lie è la prima studentessa norvegese venuta a studiare alla Scuola, nella classe di Èva Erna Szabó, grazie al programma europeo di scambi Erasmus+. Le abbiamo rivolto alcune domande:

Qual è stato il tuo percorso fin qui?
Ho iniziato a studiare presso l'Università di Stavanger nel 2012, frequentando per un anno music performance, che è un tipo di preparazione necessaria ad affrontare il corso di laurea in musica, sotto la supervisione del professor Jan Bjøranger. Mi sono laureata con un esame finale nel mese di giugno 2016, ed ora sto proseguendo con un anno di studi supplementare, che ho scelto per avere la possibilità di partecipare al programma Erasmus+ per l'intero anno. Ed eccomi qui…

Come sei arrivata alla Scuola di Musica di Fiesole?
Per me era importante fare un’esperienza di studio fuori dalla Scandinavia. Volevo sperimentare un'altra cultura, imparare una nuova lingua e provare qualcosa di diverso da quello a cui ero abituata. L'Italia era in realtà il paese in cima alla mia lista, perciò quando ho saputo che il mio professore presso l'Università di Stavanger, Jan Bjøranger, aveva parlato con Riccardo Cecchetti di un accordo tra le due istituzioni, ho afferrato al volo l’occasione.
Ho sentito così tante grandi cose sulla Scuola di Musica di Fiesole che ero, e sono, incredibilmente felice di avere la possibilità di frequentare la vostra Scuola.

Quali aspetti delle lezioni con Èva Szabó ti arricchiscono maggiormente?
Ci sono tante cose diverse, e io sto ancora cercando di capire il modo in cui insegna. Mi piace che lei sia, prima di tutto, un’insegnante che si preoccupa per i suoi studenti, il che è stato chiaro per me fin dall'inizio. È gentile e comprensiva, ma anche severa (in senso buono). Tutto questo rende le lezioni con lei di grande valore, motivanti e interessanti. Eva pone l'accento su un sacco di cose che sono del tutto nuove per me, sia per quanto riguarda la tecnica, sia per la musicalità; inoltre mi aiuta di trovare modi diversi di lavorare, sia sull’arco che sulla mano sinistra. Sono molto felice per questo, e mi motiva davvero a studiare in modo più approfondito ed efficace.
Quindi, direi che la cosa che mi arricchisce di più è in questo momento il modo in cui riesce a vedere gli aspetti in cui posso migliorare, per poi fornirmi diverse alternative (esercizi, studi, pezzi, ecc) per lavorarci su. Questo finora, ma chissà, forse tra un paio di mesi dirò qualcosa di diverso!

Come stai sperimentando direttamente, la musica d’insieme ha un ampio spazio presso la nostra Scuola. Sei stata altrettanto impegnata nell’attività cameristica anche in Norvegia?
Decisamente, ma nella mia università la musica da camera è più affidata alla libera iniziativa degli studenti. Gli insegnanti ci aiutano nella creazione di gruppi, se ne abbiamo bisogno, ma poi sta a noi studenti contattare i professori per le lezioni, quando vogliamo o ne abbiamo bisogno. Quello che spesso accade allora è che la musica da camera diventi meno prioritaria, in mezzo agli altri impegni scolastici perché, non avendo una lezione regolare ogni settimana, non siamo così stimolati a prepararci. Quindi, anche se vogliamo imparare e ci piace suonare insieme, è più difficile che questo accada. Questo è uno dei motivi per cui mi piace così tanto qui, perché a Fiesole abbiamo lezioni di musica da camera ogni settimana. Il che significa che tutti noi dobbiamo farne una priorità per la preparazione, sia da soli sia insieme, per la lezione successiva. Penso che sia assolutamente un modo migliore di fare le cose, e impariamo molto di più.

Puoi descrivere somiglianze e differenze tra la nostra Scuola e l’Università di Stavanger?
Considerando che quest’anno ho solo lezioni pratiche (strumento principale, musica da camera, quartetto e orchestra), penso che le due istituzioni siano abbastanza simili, eccetto, come dicevo prima, per il modo con cui è organizzata la musica da camera. Un’altra differenza che ho notato è che qui avete la classe di quartetto distinta da quella di musica da camera, mentre nella mia Accademia abbiamo solo la categoria “musica da camera”, che comprende tutti. Per il resto credo sarebbe più facile per me notare eventuali differenze se partecipassi alle lezioni teoriche. Per esempio, nella mia università non abbiamo le lezioni di solfeggio….

Hai preso parte, nel dicembre scorso, ad un breve tour in cui l'Orchestra Galilei ha eseguito alcuni Concerti Brandeburghesi con Enrico Casazza a Milano, Rovato e Brescia. Puoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?
È stata davvero una cosa fantastica!
All’Università di Stavanger ho avuto la fortuna di far parte dell’ensemble d’archi 1B1, guidato da Jan Bjøranger, che è forse una delle più grandi ragioni del mio amore per la musica, e anche dei miglioramenti del mio modo di suonare negli ultimi anni. Il modo in cui lavoriamo e suoniamo insieme nel 1B1 è abbastanza unico, e per questo spesso sono stata un po’ delusa dalle esperienze con altre orchestre, quando ho sentito mancare l’ispirazione e l’attenzione che ho sempre apprezzato tanto in 1B1.
Grande è stata quindi la mia felicità, quando ho visto nell’Orchestra Galilei proprio quell’entusiasmo e quella stessa cura che mi piacciono tanto. Già dalla prima prova mi sono sentita accolta e ispirata, e quindi molto fortunata! Mi è piaciuto molto il modo in cui Enrico Casazza ha guidato le prove e suonato con noi. Sono molto, molto grata di aver potuto fare questa bellissima esperienza.


La Scuola desidera contribuire a far conoscere un bel progetto musicale, promosso dall’Associazione Piero Farulli Onlus - la musica un bene da restituire: si tratta della formazione di un nuovo coro interculturale, che ha lo scopo di facilitare il dialogo fra i migranti e la popolazione locale. Il progetto è stato selezionato dalla Fondazione il Cuore si scioglie, che lo ha inserito nella campagna di crowdfunding promossa sulla piattaforma Eppela.
Fino al 25 febbraio chiunque può così dare un contributo alla realizzazione dell’iniziativa al link https://www.eppela.com/it/projects/11981-libere-voci-dal-mondo
Il problema dei rifugiati coinvolge le zone interne della nostra Regione: giovani migranti si aggirano sperduti nei sentieri dei boschi che sovrastano Dicomano, Londa, Rufina.
L’isolamento cui spesso sono costretti rischia di rendere ancor più estranea questa desolata umanità, che ha dovuto abbandonare tutti gli affetti per salvare sé e le famiglie dalla guerra, dalla fame, dalla miseria. Al tempo stesso fra gli italiani serpeggia un senso di disagio di fronte a tanti giovani stranieri che passano le loro giornate in attesa.
L’Associazione Piero Farulli vuole dare il suo contributo all’indifferibile percorso di integrazione, proponendo la musica come efficace strumento di aggregazione e conoscenza reciproca.
Le prove del coro sono appena iniziate: il primo incontro si è tenuto sabato 21 gennaio nella sala polivalente del Comune di Londa. Chi fosse interessato a partecipare al coro può scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Non è richiesta alcuna conoscenza della musica, non ci sono limiti di età e la partecipazione è gratuita.

Per informazioni: 338/6611779 email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il video di presentazione realizzato per la campagna si trova al seguente indirizzo: https://youtu.be/8TV8tdqL-B0

Grazie alla passione ed alla  generosità di tanti donatori, anche nel 2016 la Scuola è riuscita a garantire progetti importantissimi e gratuiti in periferie multiculturali come le Piagge e Sorgane, dove 86 bambini hanno avuto la possibilità di partecipare al grande laboratorio educativo dei Nuclei Orchestrali. Attraverso lo studio di uno strumento, hanno imparato la musica come forma di espressione individuale, ma anche e soprattutto come armonico linguaggio del vivere insieme.
Avete sostenuto il sogno di giovani solisti grazie all’istituzione di borse di studio, fondamentali per gli studenti più meritevoli e con meno possibilità economiche per fare della loro passione una professione. Alcune di queste borse sono appuntamenti che da anni promuovono l’eccellenza, come il Concorso per quartetti d’archi V.E. Rimbotti, -che quest’anno ha visto la vittoria del Quartetto Mettis, le borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione CR Firenze, dalla Fondazione Walton e dalla Fondazione Ciampi; non dimentichiamo poi la borsa in ricordo di Giuliano Valori per due giovani pianisti, le borse in memoria di Paolo Fioretti e quelle dell'Associazione Amici della Scuola, che da vent’anni consentono a molti studenti di proseguire gli studi.
Siete stati generosi con la Scuola, e in tanti avete aderito alla campagna promossa dall’Avvocato Paolo Fresco, che raddoppiava le vostre donazioni, dimostrando che il contributo di ciascuno può fare la differenza.
Ci avete donato strumenti preziosissimi per la crescita dei nostri giovani musicisti. Ad esempio, i piccoli musicisti di Piagge e Sorgane hanno ricevuto, grazie alla generosità di Bernardo Donati ed alla collaborazione dei liutai Sorgentone e Mecatti, nuovi archi, spalliere e corde.

Nel 2016, insieme a voi, abbiamo scritto una bella pagina di musica, promuovendo la cultura musicale e l’eccellenza, soprattutto tra i più giovani. Grazie!

Anche nel 2017 potete fare la differenza e vivere la musica da protagonisti.
Realizzare il sogno di portare la musica a tutti è semplice: sostenete i progetti della Scuola di Musica di Fiesole http://www.scuolamusicafiesole.it/it/sostieni

Una folla festosa ha riempito anche quest’anno l’Opera di Firenze, per iniziare il 2017 in compagnia della grande musica e dei giovani strumentisti fiesolani.
I brani in programma hanno permesso alle orchestre della Scuola di sprigionare l’entusiasmo del far musica insieme, ed anche di mettere in luce le ottime qualità dei giovani che ne compongono le file. Grande emozione e soddisfazione per Giampaolo Pretto, chiamato prima a guidare una lanciatissima Orchestra dei Ragazzi, e poi a concertare e dirigere un ampio organico sinfonico, nel quale una buona parte degli strumentisti sedeva per la prima volta di fronte ai leggii dell’Orchestra Giovanile Italiana.
Prima dell’inizio del concerto, il nostro Sovrintendente Lorenzo Cinatti ha preso la parola per augurare a tutti un anno sereno e proficuo; con lui sul palco Serena Spinelli, Consigliera della Regione Toscana, Dario Nardella Sindaco di Firenze e Anna Ravoni Sindaca di Fiesole, che a loro volta hanno rivolto ai fiorentini i loro auguri.

Il Direttore Artistico Alain Meunier, impossibilitato a partecipare personalmente alla matinée, ha chiesto che fosse data lettura del suo messaggio, nel quale si sottolineava affettuosamente il senso della dedica del concerto alla memoria di Andrea Tacchi:

Cari Amici,
voglio dirvi quanto mi dispiace non poter celebrare l'anno nuovo insieme a voi tutti! Per prima cosa perché è un giorno particolare nella vita dei musicisti della Scuola, ma ancora di più quest'anno, essendo il concerto di Capodanno dedicato alla splendida figura di Andrea Tacchi... Come non ricordare il tempo in cui facevamo musica per le Settimane Internazionali di Musica d'insieme di Napoli con Accardo, Giuranna, Petracchi, Canino e tanti ancora? Ma stamani è tutto per TE e si suonerà coll'orgoglio di fare musica, portando il tuo messaggio di musicista unico, veramente unico! Un messaggio di serietà, di rispetto, d'umiltà… e di gentilezza, sempre, per tutti. Ciascuno dei nostri giovani suonerà ascoltando il suo vicino di leggio, come il più lontano; attento ai particolari come al tutto, fiero di far vivere la Tua costante lezione di musica, di vita, fiero d'invitarTi ad un gioioso incontro e fieri tutti di offrire al nostro Andrea un unico cuore, gonfio di gioia di fare, gonfio d'amore.
Andrea carissimo la Scuola Ti festeggia, la Scuola Ti vuole vivo, la Scuola Ti ringrazia e Ti canta.
Allora, insieme a Te, ce lo consenti? la Scuola porta i suoi fervidi auguri a tutti voi....

Ciao Tacchi!

Il violinista Stefano Farulli, allievo della Scuola fin dalla fanciullezza nella classe di Alina Company, si trova adesso a Berlino, dove sta completando i suoi studi con Nora Chastain presso l’Universität der Künste, una delle due hochschule della capitale tedesca.
Da pochi giorni Stefano è konzertmeister dell’orchestra universitaria… congratulazioni!

Una bellissima notizia per l’anno nuovo: il Bonus Stradivari, varato nel 2016 per aiutare i giovani musicisti nell’acquisto degli strumenti, si rinnova e si estende a comprendere tutti coloro che studiano musica presso le istituzioni abilitate al rilascio dei titoli AFAM; gli allievi della Scuola potranno pertanto usufruire di un contributo del 65% (fino ad un massimo di 2500 euro) sul prezzo di acquisto di uno strumento musicale, anche relativamente ad un corso complementare.
Un bel segnale di sensibilità da parte delle istituzioni, ed un importante sostegno alle famiglie dei giovani musicisti!

Qui di seguito le novità 2017
1) Estensione del Bonus agli studenti di tutti i corsi dei Conservatori, degli ISSM e degli enti abilitati a rilasciare titoli riconosciuti Afam: preaccademici, triennio, biennio e precedente ordinamento. In aggiunta, sono compresi anche i corsi di strumento complementare (esclusi nel 2016);
2) Estensione agli studenti dei Licei Musicali;
3) Cambiano le modalità del Bonus: non più euro 1.000, ma un contributo del 65% sul prezzo di acquisto, fino a un contributo massimo di euro 2.500;
4) La legge entra in vigore dal 1° gennaio 2017, ma il Bonus sarà operativo a seguito del provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate: prima dell’emanazione di tale decreto, che disciplinerà anche i termini dei certificati da rilasciare, invitiamo gli enti a non rilasciare certificati.
Sono esclusi dal Bonus 2017 gli studenti che ne hanno beneficiato nel 2016, in quanto si tratta di un Bonus una tantum.
Non cambiano le modalità operative: certificato ad hoc rilasciato in copia unica dall’ente (senza marca da bollo), bonus applicato come sconto dal produttore/rivenditore, che recupera il dovuto con credito d’imposta

 
I dettagli tecnici per l’ottenimento del Bonus sono consultabili nelle circolari emanate dalla Agenzia delle Entrate (LINK)

 
La procedura per richiedere l’attestato valido per l’agevolazione del Bonus Stradivari è la seguente:
- inviare un’e-mail, specificando nome e cognome dell’allievo richiedente, al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
- ritirare l’attestato presso la Segreteria della Scuola (in orario d’ufficio da lunedì a venerdì) ricordando che sarà disponibile solo due giorni dopo l’invio della richiesta
- consegnare l’attestato cartaceo direttamente al rivenditore scelto.

Matinée di alto profilo istituzionale nell’Aula del Senato, che ha visto domenica 18 dicembre protagonisti del Concerto di Natale i giovani musicisti del "Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili in Italia Onlus" diretti da Gianna Fratta, con il Coro Mani Bianche e il Coro Voci Bianche, e la partecipazione della cantante Paola Turci e del trombettista Paolo Fresu. L'orchestra era composta da giovani provenienti dai Nuclei di oltre 10 città, espressione dinamica ed inclusiva delle diverse realtà del Paese, che si sono unite ai cori in uno spirito di forte condivisione.
Il Coro delle Mani Bianche è stato diretto da Naybeth Garcìa, fondatrice insieme a Jhonny Gòmez del metodo "Manos Blancas", che si è diffuso in tutto il mondo grazie alla sua comprovata efficacia nel sostegno all'integrazione e all'abbattimento delle barriere fisiche e sociali.
Il concerto, trasmesso in diretta da Rai 1 ed in Eurovisione, accostava brani del grande repertorio classico, famose composizioni jazz e tradizionali brani natalizi ed ha suscitato grande entusiasmo e commozione negli ascoltatori, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le più alte cariche dello Stato.
Un’occasione importante per porre all’attenzione del mondo politico il capillare lavoro del Sistema italiano, alla cui realizzazione la Scuola contribuisce fin dalla fondazione con ruoli di coordinamento, direzione e formazione.

Tre appuntamenti pomeridiani (dal 6 all’8 gennaio, ore 17.45) portano al Saloncino del Teatro alla Pergola l’Orchestra dei Ragazzi, con Edoardo Rosadini per Il primo concerto dell’orso Paddington.
Nel 1958 lo scrittore inglese Michael Bond dette alle stampe A Bear called Paddington, ispirato da un solitario orsacchiotto di pezza visto negli scaffali di un negozio londinese nei pressi della stazione di Paddington. Bond dichiarò di aver pensato ai bambini che si allontanavano da Londra durante la guerra per sfuggire ai bombardamenti: tutti aspettavano il treno e avevano un cartoncino ed un bagaglio, esattamente come l’orsetto della storia che, seduto sulla sua valigia, mostra un cartellino che recita: “Per favore prendetevi cura di quest’orso. Grazie”.
L’incontro con la famiglia Brown, che adotta l’orsetto col nome del luogo del ritrovamento, è l’inizio di una serie di divertenti avventure, una delle quali è raccontata nel melologo Il primo concerto dell’orso Paddington.
La musica è dell’eclettico compositore inglese Herbert Chappell (1934) che, dopo una severa formazione cui aveva contribuito Egon Wellesz - esponente della seconda scuola di Vienna -, sceglie una via divulgativa ed accattivante, avvicinando il grande pubblico alla musica con l’aiuto di protagonisti della scena internazionale come Leonard Bernstein e Luciano Pavarotti, e conquista il successo con musiche per il cinema e la TV.
Il progetto che la Scuola di Musica di Fiesole attua in collaborazione con il Teatro della Toscana ha la doppia valenza di uno spettacolo per giovanissimi interpretato da coetanei, poiché a portare in scena le avventure dell’orsetto sono i musicisti dell’Orchestra dei Ragazzi della Scuola, guidati dal loro docente-direttore Edoardo Rosadini; la storia avrà la calda e mutevole voce dell’attore Lorenzo Macrì, da molti anni impegnato in un’intensa attività teatrale e di doppiaggio.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze ha reso noto il documento contenente le linee guida di intervento per il triennio 2017-2019. Con grande soddisfazione la Scuola può annunciare di essere stata inserita in una ristretta cerchia di istituzioni (di cui fanno parte l’Opera Firenze, il Teatro della Toscana, la Fondazione Palazzo Strozzi…) che beneficeranno di un’erogazione triennale. La rinnovata e grande fiducia della Fondazione è per la Scuola un sostegno prezioso, e siamo certi che rappresenti il segno tangibile della considerazione del livello di eccellenza raggiunto dall’istituzione in questi anni, ed anche la valorizzazione dell’impegno profuso nel diffondere la pratica musicale nel modo più ampio ed inclusivo.
“Con la Fondazione c'è la condivisione delle linee strategiche di intervento per il territorio, attraverso la leva della cultura e della formazione”, commenta il nostro Sovrintendente Lorenzo Cinatti. “Essere inseriti fra gli enti destinatari di un sostegno istituzionale non è certo per noi un punto di arrivo, ma al contrario un nuovo stimolo, per progettare e realizzare nuovi interventi e progetti”.
La sicurezza di un contributo pluriennale non solo agevolerà la pianificazione delle attività già avviate -come i nuclei orchestrali delle Piagge e di Sorgane ed il progetto Coroinsieme, che la Scuola offre gratuitamente ai cittadini più piccoli– ma sarà un potente incentivo ad immaginare la scuola di domani, in una realtà fluida e ricca di nuove sfide.
Il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze è da sempre vitale nell’attività didattica della Scuola, che negli anni ha raggiunto di importanti traguardi, come l’accreditamento ministeriale al rilascio del Diploma AFAM di I livello: è infine anche grazie a FCRF che prosegue il cammino dell’Orchestra Giovanile Italiana, che in oltre trent’anni di attività ha formato più di 1000 musicisti oggi attivi nelle orchestre e nelle scuole di musica di tutto il mondo.

Grande successo e soddisfazione degli organizzatori per le oltre 4000 presenze registrate nelle “postazioni” musicali di Strings City: la formula che abbinava in un’unica giornata la visita a musei, biblioteche, teatri e chiese cittadine all’ascolto della musica è stata decisamente vincente. Gli ascoltatori, assiepati ed entusiasti, hanno formulato il desiderio di veder riproporre l’evento al più presto; dal canto loro i musicisti, all’opera tra i luoghi più significativi della storia fiorentina, sono stati felici di essere per un giorno il cuore pulsante della vita della città.
Fortemente voluta dal Comune di Firenze, Strings City è stata curata dalla Scuola di Musica di Fiesole con la partecipazione attiva del Conservatorio “Luigi Cherubini”, del Maggio Musicale Fiorentino e dell’Orchestra della Toscana. Per la prima volta queste quattro importanti istituzioni culturali cittadine hanno elaborato un progetto condiviso di alto livello che segna a tutti gli effetti un modello da replicare.
Un ringraziamento infine a tutti i musicisti che hanno reso possibile, con la loro partecipazione, Strings City.
Il Coordinamento organizzativo di Strings City è stato curato da Accapiù; progetto grafco di Zetalab.

Trasferta lombarda per l’Orchestra Galilei, impegnata nella ripresa del progetto dedicato ai Concerti Brandeburghesi che, nella scorsa primavera, aveva portato a Fiesole il violinista Enrico Casazza in qualità di maestro concertatore e solista. L’incontro con i giovani musicisti della Scuola è stato particolarmente felice per il maestro veneto, ed il desiderio di proseguire quest’esperienza porta oggi alla realizzazione di un piccolo tour, che tra il 10 e il 12 dicembre toccherà Milano, Rovato e Brescia.
Enrico Casazza, musicista dall’ampia e riconosciuta esperienza internazionale in questo repertorio, sarà perciò nuovamente alla guida della Galilei, mentre i ruoli principali saranno affidati ad alcuni docenti dell’Istituto Superiore Studi Musicali “Gaetano Donizetti” di Bergamo: i flautisti Paola Bonora e Michele Podera ed il cembalista Thomas Gavazzi. A loro si unirà anche Edoardo Rosadini, maestro preparatore dell’orchestra e viola solista per il Sesto Concerto.
Verranno eseguiti quattro (il Terzo, il Quarto, il Quinto ed il Sesto) dei sei Concerti Brandeburghesi, come furono battezzati nel 1873 dal biografo Philipp Spitta i Concerts avec plusieurs instruments inviati nel 1721 da Bach a Christian Ludwig, margravio del Brandeburgo, perché questi potesse farli eseguire dalla sua orchestra. Essi costituiscono un autorevole riepilogo della forma barocca del “concerto”, che aveva conosciuto in Italia le massime realizzazioni: assimilano e riorganizzano i materiali più diversi, combinando con grande libertà la lezione di Vivaldi e Corelli col rigore del contrappunto e le suggestioni della vocalità.
Il 10 dicembre l’Orchestra Galilei sarà sul palco della Palazzina Liberty di Milano, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Uomo; il concerto (ore 17) è ospitato da Milano Classica nel Festival Meetings 2016 Bach to the Future. Il giorno successivo sarà il complesso quattrocentesco del Convento della SS. Annunciata di Rovato (BS) ad accogliere alle 18.30 la musica di Bach nella raccolta atmosfera della Chiesa dell’Annunciata, mentre il 12 dicembre (ore 21) i Brandeburghesi risuoneranno nella preziosa cornice settecentesca del Ridotto del Teatro Grande di Brescia, per un concerto in collaborazione con le Settimane Barocche di Brescia.
Anche il soggiorno dell’Orchestra Galilei si preannuncia come un’esperienza speciale: i ragazzi saranno ospitati presso la Cascina Clarabella, cooperativa agricola e sociale di inserimento lavorativo che si adopera per un turismo etico e sostenibile sulle rive del lago d’Iseo, tra i vigneti del Franciacorta.

Anche i bambini del nuovo millennio hanno bisogno delle favole: ecco cinque date tra cui scegliere per far ascoltare loro queste storie geniali, scritte da un rivoluzionario autore per l’infanzia e messe in musica dai giovani compositori fiesolani; saranno in scena ad interpretarle Diletta Oculisti, Giacomo Bogani ed i sei musicisti che compongono il Fiesole Music Ensemble. Dal 20 al 22 dicembre presso il Teatro Studio di Scandicci, ed il 26 e 27 dicembre al Teatro Niccolini (ore 17.45), le Favole al telefono sono affidate alla regia di Andrea Bruno Savelli.

All’inizio dell’autunno, il CdA della Scuola ha ratificato le nomine del Sovrintendente Lorenzo Cinatti e del Direttore Artistico Alain Meunier, espresse dal voto dei docenti fiesolani lo scorso maggio. Se per Lorenzo Cinatti è stata un’importante conferma, avvalorata da un elevatissimo consenso, per il violoncellista Alain Meunier si tratta invece del primo mandato. Nato a Parigi, porta a Fiesole la sua lunga esperienza di concertista, il suo entusiasmo e la sua acclarata competenza, che da tempo lo destinano ad incarichi prestigiosi. Professore onorario dei Conservatoires Nationaux Supérieurs di Lione e di Parigi, è anche direttore artistico del Festival d'Entrecasteaux (Var). Dirige inoltre il Concorso e il Festival Quatuors à Bordeaux, e nella stessa città presiede il Pôle d'Enseignement Supérieur Musique et Danse.

Trascorso qualche mese dal suo insediamento, abbiamo rivolto al Maestro Meunier alcune domande:

Cosa l’ha portata a Fiesole?
Strani effetti delle circostanze e di qualcosa di più profondo, che tocca la vita stessa dell’individuo. Mi spiego: un bel giorno un insegnante della Scuola mi ha telefonato per dirmi che ci sarebbe stato il rinnovo della Direzione Artistica. “Perché non ti presenti?”- mi ha detto. Ho risposto: “Tu sei matto!…vivo a Parigi e ho tante cose da fare…”
Pian piano, però, il pensiero della Scuola si è fatto strada dentro di me, ed ha cominciato a collegarsi ai ricordi dei miei esordi musicali in Toscana, all’Accademia Chigiana di Siena. Conoscevo Piero Farulli dagli anni ’60, e avevamo avuto molte occasioni d’incontro e conversazione. Poi (cosa molto importante!) ho parlato della possibilità di un incarico a Fiesole alla mia compagna, che essendo più giovane non ha vissuto con me quegli anni lontani in Toscana; in lei ho trovato una risposta entusiastica, e questa è stata un’ulteriore spinta a farmi avanti.
Allora ho richiamato l’amico docente, e mi sono subito messo al lavoro per stendere il mio programma, dato che restavano pochi giorni alla scadenza per la presentazione delle candidature. Le cose sono andate bene per me, e adesso… vorrei che andassero altrettanto bene per la Scuola! Non lo dico pro forma, ne sono davvero profondamente convinto.
Ieri, tornando da Roma, ho incontrato in treno Andrea Lucchesini, che mi ha ricordato di avermi avvertito, qualche mese fa, che la Scuola ti intrappola… È proprio così, ed è bellissimo: trovo che tutto questo dia un senso nuovo alla mia vita. A 74 anni, che sono un’età importante, mi sento felice di avere l’opportunità di fare qualcosa per la Scuola. Questo per la parte egoista dell’essere umano…

Quali sono i suoi ricordi di Piero Farulli?
Tantissimi. Ricordo Piero cultore di un’arte di vivere, onirico e sognante, che lottava fiducioso che la politica sarebbe riuscita ad assicurare un luminoso futuro alla cultura.
Ho frequentato Piero come insegnante a Siena, abbiamo suonato insieme, sono venuto qualche volta a Fiesole. Qui ho suonato, una volta, anche con Tiziano Mealli, che avevo conosciuto tramite suo padre, durante il Concorso Vittorio Gui, dove spesso ritrovavo Piero a presiedere imperiosamente la giuria.
Inoltre, essendo dal 1988 responsabile del Concorso di Evian (oggi a Bordeaux) -grazie all’appoggio di Rostropovich, che presiedeva ad Evian gli Incontri musicali- ho invitato spesso Piero in commissione, e lo ricordo una volta indignato, perché alcuni giurati che facevano parte di uno stesso quartetto votavano differentemente. “Non è possibile! –aveva esclamato- Un quartetto DEVE avere un voto unanime!”
Avevamo tante discussioni sulle differenti realtà dei nostri rispettivi paesi: per Piero il fatto che io fossi francese e abitassi in Francia era una fortuna invidiabile. In effetti, all’inizio dell’era Mitterrand, c’era stato un periodo molto “italiano”: Massimo Bogianckino direttore generale dell’Opéra, Gae Aulenti che progettava il Musée d’Orsay… Erano gli anni di Jack Lang, un ministro della cultura illuminato. Cercavo di convincere Piero che anche noi, in Francia, avevamo parecchi problemi, ma a lui sembrava un eden.
Avevamo discussioni bellissime e molto aperte, in cui trovavo l’umanista curioso e attento, anche se granitico sulle sue convinzioni in tema di cultura e società.

Quale impressione ha ricevuto dalla Scuola in questi primi mesi?
L’impressione di non essere all’altezza dell’impegno, e non per falsa modestia, ma semplicemente perché è l’impegno ad essere enorme. La Scuola è un “polpo” gigante, con tentacoli da ogni parte: bisogna tentare di avere presto una visione globale e poi, purtroppo –e anche per fortuna– entrare nei particolari. In modo veloce, perché se è vero che il direttore artistico deve assestarsi, è altrettanto vero che deve farlo in fretta!
Ci sono tante difficoltà, e tra le mie debolezze c’è il fatto di non essere italiano: faccio un po’ di fatica ad orientarmi in certi meccanismi e tra le tante sigle (che, per la verità, anche in Francia mi confondono). Bisogna mettersi al lavoro, entrare nel dettaglio, come il contadino entra nella terra con la vanga. Non è qualcosa che mi spaventa, anzi mi piace, e sono disposto a rinunciare a qualche “comodità”. Per esempio alloggio volentieri dentro la Scuola, alla Casa Seri, che è piccolissima ma accogliente. Ed è piaciuta anche alla mia compagna.

Qual è la sua “squadra”?
Ci sono i responsabili dei Dipartimenti, che sono fondamentali come interlocutori di trasmissione delle informazioni e dei progetti, e non intendo cambiare questo. Credo però che dovrò forse formalizzare l’esistenza di un piccolo gruppo di collaboratori: per certi ambiti lavoro con Antonello Farulli, mentre per altri con Matteo Fossi. Sono molto vicino anche a Riccardo Cecchetti, o a Tiziano Mealli, ma non è limitativo… In ogni caso intendo assolutamente superare il momento di divisione che le ultime elezioni hanno inevitabilmente determinato.
Un insegnante, di grande impegno, ha chiesto subito di vedermi e mi ha detto candidamente di non aver votato per me. “Benissimo, era il suo diritto più assoluto!” - gli ho risposto.
Apprezzo la sincerità e credo che potremo lavorare efficacemente su questa base.
Credo che l’interesse comune debba essere protetto, al di là degli “schieramenti” contrapposti: anche altri si erano molto esposti per Lorenza (Lorenza Borrani, candidata alla direzione artistica n.d.r.), una meraviglia d’artista e une grande dame: mi sono informato, ho saputo che era gente in gamba e capace di affrontare con successo vari problemi di fondamentale importanza per la Scuola. Per nessun motivo li avrei sostituiti…
Sono molto contento di lavorare con Giovanna Berti, alla quale sento di poter dare la mia fiducia e dalla quale ricevo suggerimenti utilissimi e competenti e grande gentilezza.
Vorrei anche mettere in moto nuovamente la Commissione Artistica, che immagino composta di personalità esterne alla Scuola, che possano farci avere una visione “da fuori”, così come desidero avvicinare i canali musicali non tradizionali.

La Scuola si prepara alla grande festa di Strings City. Cosa pensa di questa iniziativa? E dei rapporti di Fiesole con le altre istituzioni musicali in città?
Una bellissima iniziativa, in quanto c’è l’unione del posto e dei fatti, anche dei fatti esterni al posto, ma ad esso correlati: la musica sta certamente bene in una biblioteca, anche se lì la normale dimensione è il silenzio (dimensione peraltro fondamentale anche nella musica…). Va benissimo al museo, in mezzo alle opere d’arte, dove offre un ulteriore godimento al pubblico in visita.
La musica è al suo posto dappertutto: la cosa più importante è aver cura di come la si presenta. Credo che la giornata di Strings City sarà bellissima, la Scuola sarà presente con tutti i ragazzi che si sono preparati per questo, e potrà mostrare alcuni dei suoi tanti volti, compreso il mio!
Ho infatti invitato a suonare con me all’Istituto Francese Tiziano Mealli e Giovanni Riccucci: insieme eseguiremo Beethoven e Brahms.
A questo proposito sono contento di aver coinvolto un insegnante del Conservatorio di Firenze ed un professore dell’Orchestra del Maggio, nello spirito di collaborazione con le istituzioni che fanno musica in città.
Ho avuto pochi giorni fa un piacevolissimo incontro con il Direttore ed il Presidente del Conservatorio di Firenze; siamo rimasti d’accordo di attivare maggiori contatti: gli allievi di Fiesole saranno invitati a suonare da loro e i ragazzi del Conservatorio verranno qui da noi. Lo stesso per quanto riguarda le masterclass: ho già dato disponibilità ad accogliere i ragazzi del Cherubini alla lezione magistrale che terrò il 2 aprile nell’ambito del nostro Weekend di musica da camera.
Stiamo anche progettando di unire le orchestre per qualche concerto simbolico… procediamo decisi quanto tranquilli.

Dopo aver attivato i Nuclei delle Piagge e di Sorgane, l’impegno sociale della Scuola si amplia ulteriormente, con l’iniziativa dell’Orchestra Sinfonica Inclusiva… cosa pensa di questi settori di intervento educativo?
Ne penso tutto il bene possibile, come essere umano e cittadino, prima ancora che come musicista… noi, che chiediamo sempre alla società di dar ascolto alle nostre richieste e rivendichiamo i nostri diritti, abbiamo dei doveri nei confronti di coloro che vengono spesso scartati dal gioco sociale, e questi progetti rispondono proprio a questa esigenza.
Si tratta però di un impegno notevole e molto delicato, e qualche volta mi viene l’idea –totalmente sbagliata, lo ammetto- che si potrebbe pensare a due scuole, una dedicata ai musicisti ed un’altra in cui tutti –a cominciare dai musicisti formati nella prima– si dedicano agli altri più svantaggiati, irradiando il loro sapere. Questo come capacità di assumere in pieno la responsabilità di vivere; spesso infatti ci limitiamo a sopravvivere (spiritualmente) e dimentichiamo in mezzo a chi ci troviamo.

In che modo pensa di affrontare le tante problematiche connesse alla vita della Scuola?
In generale, penso che faccia parte del mio impegno alla direzione artistica far di tutto per portare valori positivi ed armonia, anche se qualcosa di quello che verrà fatto non piacerà a tutti. Cerchiamo di evitare le guerre inutili che a volte, per ineleganza o per inavvertenza, producono effetti pericolosi e non desiderati.
Stando un po’ attenti, si può cercare di evitare certe contrapposizioni… bisogna considerare tutto e tutti. Compresi i genitori degli allievi, che vanno incontrati per spiegar loro l’andamento della Scuola e far accettare le nostre decisioni. Se poi, ciò che si è stabilito (tenendo conto delle necessità della Scuola) non viene accolto nonostante le spiegazioni, pazienza, e ognuno per la sua strada.

L’incarico della Direzione Artistica le affida anche la responsabilità delle orchestre della Scuola…
Appena arrivato, se avessi dovuto dar ascolto a certe voci, avrei chiuso l’Orchestra Giovanile, o l’avrei ridotta. Mi ricordo di averne parlato con Andrea Lucchesini, al quale avevo posto l’ipotesi di ridimensionarne l’organico, trasformandola in un complesso mozartiano. Per lui non era una buona idea: l’ho ascoltato senza troppa convinzione, poi piano piano ho incontrato le persone, ho ascoltato le prove e mi sono convinto della validità splendida del progetto. Ero presente all’ultimo concerto a Perugia, il 23 ottobre scorso, ed è stato bellissimo; ovviamente la validità del progetto non dipende dall’esito di un concerto, ma mi sono convinto che l’Orchestra Giovanile sia un valore da proteggere.
La sopravvivenza dell’OGI è legata alla necessità di rispondere a degli inviti, però il rischio è che dal punto di vista didattico sia un po’ come mettere il carro davanti ai buoi. Insomma, cercheremo di incrementare il percorso formativo, affinché sia il più efficiente possibile.
Ho apprezzato moltissimo anche l’Orchestra dei Ragazzi, che ho ascoltato in occasione del concerto del 2 ottobre, in cui si festeggiava la vittoria di Vienna: è un progetto bellissimo, che però dev’essere calibrato sulle esigenze ed i tempi dei ragazzi.
Vorrei poi creare un’orchestra della Scuola… Certo che la Scuola non manca di orchestre!! …ma penso ad una che abbia efficacia come strumento didattico dedicato al Triennio e alle missioni del percorso “professionale” della Scuola, con organico stabile e coerente. In questa orchestra non potranno stare tutti, ma solo coloro che stanno compiendo un percorso accademico.
Comunque, dall’orchestra sulla carta a quella ideale per il nostro progetto ci vorrà ancora un po’ di riflessione.

Qualche novità in vista?
C’è molto da fare già adesso, ma non mi dispiacerebbe immaginare una presenza del jazz, all’interno della Scuola. Non dobbiamo dimenticare che Ravel, Honegger, Stravinskij e tanti altri furono di colpo aperti a questa musica, e vollero approfittare della ricchezza di altri orizzonti... perché non fare altrettanto?

Le 308 (!) domande pervenute alla segreteria dell’Orchestra Giovanile Italiana hanno costretto ad un vero tour de force i maestri che formavano le commissioni giudicanti. Addirittura 51 i flautisti iscritti, seguiti da 47 clarinetti, 20 corni, 35 trombe e ben 16 tromboni, nonché 31 aspiranti percussionisti. Numeri alti anche nel settore degli archi, per un totale di 205 musicisti cui è stata riconosciuta l’idoneità a far parte dell’OGI 2017.
Agli strumentisti ascoltati a Fiesole vanno infatti ad aggiungersi coloro che hanno superato le audizioni per accedere all’EUYO (European Youth Orchestra) alla fine di ottobre.

Si sono chiuse da pochi giorni le iscrizioni all’Orchestra Sinfonica Inclusiva della Toscana. La Scuola ha ricevuto ben 43 domande per accedere alla selezione che individuerà i partecipanti al nuovo progetto, dedicato agli alunni con disabilità motorie e intellettive. Si tratta di un risultato che conferma l’interesse suscitato dall’iniziativa, e che rende la Scuola felice ed impaziente di poter presto iniziare questo percorso formativo, con le rodate ed efficaci metodologie di Esagramma.

Sono 297 i giovani musicisti che stanno partecipando alle audizioni per entrare nell’Orchestra Giovanile Italiana 2017: il numero, davvero alto (ed in crescita costante negli ultimi anni), rende la Scuola orgogliosa ed ancora più responsabilizzata nei confronti di un progetto didattico di grande impegno e visibilità come l’OGI. Di questo ed altro parliamo con Giampaolo Pretto, dal 2012 maestro preparatore della Giovanile e da sempre vicino alla Scuola, prima come giovanissimo primo flauto dell’OGI, dal 2000 come docente dell’orchestra per la preparazione individuale dei flauti e la sezione fiati, e dal 2014 nei Corsi di Perfezionamento per la musica da camera.

Questi numeri parlano chiaro: entrare nell’Orchestra Giovanile Italiana è un obiettivo importante, per i giovani musicisti.
Sono davvero orgoglioso di questi risultati, resi ancora più eccezionali dal contesto nel quale attecchiscono, visto che mai prima d'ora, in Italia, si era assistito ad una simile corsa, scomposta e scoordinata, a fondare compagini giovanili; in gran parte finalizzate a sfruttare professionalità (peraltro non pienamente formate) a basso costo.
L'OGI dimostra invece ancora una volta, dopo trentadue anni, di essere un'iniziativa con dei tratti di eccezionalità evidentemente indiscussi, in primo luogo, da chi ne fruisce.
E non parlo solo dei giovani, che la scelgono per la qualità e serietà che le vengono riconosciute da tutti coloro che vogliano definirsi un minimo obiettivi e perfino dai competitori…

Ma anche...?
Parlo anche delle Società di concerti e di distribuzione in generale che, ancor più negli ultimi anni, continuano ad attribuire all’OGI quella fiducia che i risultati di palese eccellenza dimostrano di meritare in pieno. I numeri che abbiamo visto dipendono anche dal fatto, molto semplice, che la qualità passa di bocca in bocca, e dopo un'annata di concerti splendidi come questa, chi tra i giovani non vorrebbe far parte dell'Orchestra Giovanile Italiana?

Parliamo dei concerti: quali sono stati nel 2016 i momenti di maggior entusiasmo e soddisfazione per l’orchestra?
Avere l’onore di aprire e chiudere, con due memorabili concerti, una delle rassegne più rinomate d’Europa come il Ravello Festival, accanto ad alcune tra le più importanti compagini internazionali, ha costituito senza dubbio uno dei momenti più significativi del percorso OGI dalla sua fondazione: per di più con bacchette di prestigio indiscutibile, come il giovane Juraj Valčuha, già direttore principale della Nazionale Rai e attualmente direttore del San Carlo, e il celeberrimo Jeffrey Tate, di altra generazione e di diversa ma acclamata esperienza. Si parla di musicisti che dirigono abitualmente le più importanti orchestre del mondo! Per proseguire poi con un’esperienza formativa quant’altre mai, come quella di supportare il Corso di direzione d’orchestra del direttore italiano che il mondo ci invidia di più, Daniele Gatti, (principale al Concertgebouw di Amsterdam), storico sostenitore dell’OGI, presso un’Istituzione di primaria eccellenza come l’Accademia Chigiana di Siena. I ragazzi mi hanno riferito di avere imparato tantissimo, nel dover rispondere alle richieste dei giovani direttori alternate alle correzioni di un artista così profondo ed esperto come Gatti. Per non parlare dell’esecuzione, come orchestra residente su piano triennale all’Unione Musicale di Torino, di un capolavoro come la Quinta sinfonia di Mahler col giovane ma già affermato Andris Poga, o del profondo scambio loro offerto da Andrea Lucchesini in occasione del Festival Mito, che ha visto i ragazzi coinvolti e valorizzati al suo fianco, sia in veste di cameristi che di partner sinfonici nell’esecuzione dei due concerti in do minore di Mozart e Beethoven in diretta radiofonica nazionale; continuando con la splendida triade autunnale di concerti con John Axelrod, e senza tacere la fondamentale esperienza operistica con Nicola Paszkowski nella Vedova Allegra di Lehàr che aveva aperto le “danze”: i nostri ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi coi generi operistico, sinfonico, cameristico, da punti d’osservazione diversi e sempre attuali, mettendo a segno esperienze che ricorderanno per sempre e che costituiscono l’ossatura più profonda e indelebile nel loro percorso di formazione. Credo onestamente che una scuola di avviamento alla più bella professione del mondo non avrebbe potuto offrire un carnet più vario e completo.

Quindi è il connubio tra queste prestigiose occasioni di performance e la serietà del percorso formativo, a rendere il progetto ancora attraente?
Sto per iniziare il mio diciassettesimo anno come docente OGI: continuo ad essere profondamente grato a Piero Farulli per aver fondato qualcosa che dopo tutti questi anni costituisce ancora un valore primario nel panorama dell'alta didattica di questo Paese; e onorato di poter fornire il mio piccolo contributo, per quanto possa valere. In particolare, la scommessa intrapresa da Andrea Lucchesini qualche anno fa, e ampiamente da me sostenuta, nel voler conferire un'ulteriore centralità alla qualità e alla selettività dei nostri studenti, si è rivelata palesemente una scelta vincente: i giovani vogliono e cercano tale selezione, e amano competere per stare in alto assieme ad altri che stanno in alto: il tutto imparando, perché è questo primariamente che cercano da noi. Anche per questo l'OGI è vista spesso come un punto di passaggio, transitorio ma ambìto tra i diversi livelli della loro formazione personale: se è vero che molti di loro entrano in OGI prima di avviarsi allo studio all'estero, altri, e sempre più frequentemente, vengono in OGI dopo averlo già fatto; a dimostrazione che l'Istituzione è considerata ben altro che un parcheggio momentaneo in attesa di meglio.

Quali altri sono i punti di forza dell’OGI?
Certamente il lavoro di squadra, che ha funzionato e funziona al meglio: dai docenti “storici” alle recenti acquisizioni, tutti hanno dato un’ulteriore sferzata di energia e rinnovamento, sostenuti dalla direzione, fino ad oggi gestita da Andrea Lucchesini; sono sicuro che anche il nuovo Direttore Artistico, contagiato dal nostro entusiasmo e constatati i risultati ottenuti (era presente al concerto dell’OGI a Perugia in ottobre – n.d.r.), porterà certamente nuove idee, che non vedo l’ora di condividere. Un plauso sincero e meritatissimo va infine a due persone che lavorano per garantire il funzionamento della “macchina” in modo esemplare e ammirevole: Giovanna Berti e Stefano Angius, vere colonne di qualità, dedizione, intelligenza e sensibilità. Senza di loro, davvero, l'OGI non sarebbe quello che è.

Cosa può essere ancora migliorato?
Una più forte comunicazione mediatica, realistica e non retorica, (basta far parlare i fatti) di ciò che siamo e facciamo; l’incentivazione delle borse di studio (la Compagnia di San Paolo, che ne ha garantito una buona fetta per molti anni, ha ritenuto di porvi fine, e andrebbe urgentemente sostituita da altre forze); un’ulteriore forma di convenzione e collaborazione coi diversi partner nostri simili sul territorio italiano e internazionale, e certamente molte cose ancora: la musica richiede sempre il meglio, e al meglio non c’è mai fine.

Facciamo un passo indietro: come sei arrivato alla Scuola? Quali sono i tuoi ricordi di giovane musicista nell’OGI?
Arrivai, diciassettenne, da una realtà provinciale come quella veronese, di neo-diplomato pieno di speranze. Fiesole mi ha dato tutto: dopo tre mesi dall’ultima tournée dell’OGI vinsi il concorso di primo flauto alla Rai di Milano. Fiesole mi ha fatto innamorare, letteralmente, del fenomeno “orchestra”, e di tutto ciò che le sta attorno. Dopo più di trent’anni questo amore non è scalfito nemmeno minimamente: l’orchestra, a mio parere, rimane uno dei paradigmi virtuosi della possibilità degli umani di cooperare tra di loro per un fine comune. Dopo un concerto che per me fu molto emozionante, a Fiesole, nel lontano 1983, Piero Farulli mi disse: “Bravo Giampaolo; ma ricordati, la prossima volta, di suonare meglio!” Non ho mai dimenticato questa frase, che sta alla base tuttora del mio approccio alla musica.

Sei entrato giovanissimo in una compagine di grande prestigio e, dal 1993, hai contribuito alla nascita ed all’attività del Quintetto Bibiena, un ensemble cameristico di altissima qualità. Oltre all’attività concertistica coltivi la composizione e la direzione d’orchestra… Come hai trovato il tempo e le energie per l’insegnamento a Fiesole?
Non ho bisogno di energie, per insegnare a Fiesole: è la Scuola che, sebbene quando vengo ci lavori per 10-12 ore al giorno, mi carica delle energie che mi bastano per le settimane seguenti. È molto più quello che ricevo di quello che do; ciò nonostante, ogni volta, ogni anno, come la tela di Penelope, ricomincio a tessere ciò che so e che posso, studiando tanto e cercando ogni volta di esserne all’altezza: sperando che questo possa costituire anche il minimo aiuto per questi ragazzi che mettono ancora, dopo tanti anni, nelle nostre mani, un inestimabile carico di fiducia e di aspettative.

Una bella iniziativa di sostegno al Nucleo delle Piagge ha visto protagonisti Bernardo Donati, fino allo scorso anno impegnato tra i docenti della Scuola, ed i liutai Sorgentone e Mecatti: la raccolta di fondi promossa dal maestro Donati è stata utilizzata per l’acquisto di materiale per gli archi presso il laboratorio di Sorgentone e Mecatti. Grazie alla generosità dei liutai, è stato possibile per la nostra docente Martina Chiarugi fare incetta di archi, spalliere e corde, nonostante il loro valore superasse la somma disponibile. Questo piccolo tesoro è ora a disposizione dei giovanissimi musicisti delle Piagge. Grazie a tutti!

La Scuola festeggia il successo delle giovani violoncelliste fiesolane Raffaella Cardaropoli e Maria Salvatori, allieve di Natalia Gutman e Marianne Chen, che hanno conquistato il primo premio rispettivamente nella V e nella II categoria del Concorso Internazionale Antonio Janigro di Poreč, in Croazia.
Giunta alla XI edizione, questa importante competizione intitolata al grande violoncellista e didatta italiano che ha trascorso oltre trent’anni a Zagabria, è dedicata ai giovani musicisti under 20.

L’Orchestra Sinfonica Cupiditas, diretta da Pietro Mazzetti, è protagonista del concerto di sabato 12 novembre ore 21.00 all’Auditorium di Santo Stefano al Ponte. Organizzata in collaborazione con i Rotary Club di Area Medicea e di Rotterdham Stadt, la serata musicale offre un programma vario e accattivante, che si conclude col celebre Bolero di Ravel. Ingresso ad inviti, che possono essere richiesti via mail scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Le giovanissime arpiste Nora e Aran Spignoli Soria, allieve di Susanna Bertuccioli, rappresentano la Scuola nella trasmissione televisiva Prodigi, che andrà in onda il sabato 19 novembre in prima serata su RAI 1. Condotto da Vanessa Incontrada, il programma è dedicato a giovani talenti italiani del canto, della danza e della musica strumentale ed è stato realizzato per raccogliere fondi in occasione delle celebrazioni dei 70 anni di Unicef.

Un vero tour de force, ma anche grande soddisfazione per l’Orchestra Giovanile Italiana, che ha tenuto nei giorni scorsi tre splendidi concerti diretti da John Axelrod: accolti da un pubblico festoso e attento, i ragazzi hanno affrontato con serietà e passione le opere di Čajkovskij, Respighi e Richard Strauss che componevano un programma ispirato all’Italia.
Il primo concerto ha portato l’OGI nella grande sala S. Cecilia al Parco della Musica di Roma, dove all’inevitabile ansia della “prima” si aggiungeva l’emozione per l’imponenza del luogo: l’OGI ha superato la prova con coraggio e determinazione, potendo contare sull’eccellente preparazione e sul carisma del direttore statunitense.
Seconda tappa a Rovigo, nella cornice del centralissimo Teatro Sociale, in cui l’orchestra è stata accolta con entusiasmo e simpatia nell’ambito della rassegna Musikè.
Gran finale al Teatro Morlacchi di Perugia, gremito dal pubblico dei grandi eventi per l’inaugurazione della stagione degli Amici della Musica, cui la Giovanile è legata da una trentennale amicizia. Successo trionfale, al termine del concerto, e per i ragazzi la consapevolezza di aver completato un cammino importante di crescita, grazie alle tante speciali opportunità offerte loro nel corso dell’anno dal progetto formativo dell’Orchestra Giovanile Italiana.

L’anno accademico 2015-2016 ha visto la Scuola raccogliere i primi frutti dell’adesione al programma Erasmus+: allievi e docenti hanno iniziato a beneficiare della mobilità internazionale prevista dal progetto, frequentando i corsi delle istituzioni europee inserite nel circuito.
Tra le esperienze più significative, la venuta a Fiesole della violinista Karin Regina Florey, docente presso il Landeskonservatorium di Feldkirch, Austria, che ha effettuato una masterclass dedicata agli studenti dei Corsi di Base della Scuola, in particolare agli allievi di Èva Erna Szabó, a sua volta ospite della città austriaca nell’ambito del progetto di scambio.

Ecco cosa ci scrive la signora Szabó:
"Ho avuto modo di sperimentare ambedue le possibilità, sia invitando la collega austriaca, prof. Regina Florey, presso la nostra Scuola, sia andando io stessa a tenere il corso in Austria, al Landeskonservatorium di Feldkirch.
A Feldkirch ho potuto osservare l’ottima reazione degli allievi, vivaci ed interessati, ed anche constatare l’efficienza dell’organizzazione: tutte le aule sono insonorizzate per non disturbare gli ambienti adiacenti, e dotate di specchi alle pareti, leggii in abbondanza, pianoforti ben accordati. È data costantemente la possibilità per lo studio individuale, con sufficienti aule a disposizione.
Inoltre la mensa negli ambienti del conservatorio è gestita con ottimi cibi biologici."

Abbiamo inoltre chiesto a due tra i ragazzi che hanno partecipato alla masterclass della Prof.ssa Florey di scrivere le loro impressioni.

Francesco Zecchi: "Sono state lezioni a dir poco interessanti e utili. Prima di tutto ci hanno fatto capire la necessità di fare nuove conoscenze ed esperienze al di fuori della propria classe. Regina Florey ci ha permesso di entrare in contatto con una nuova tipologia di insegnamento e con un diverso modo di pensare la musica. Credo che per la formazione di un musicista questo contatto sia necessario, perchè ci aiuta a formare ed elaborare un nostro pensiero musicale. Eva Szabo ci è stata perciò di grande aiuto, con questa opportunità di apertura.
Molti ragazzi hanno partecipato, e ciò è molto bello. Purtroppo il tempo è stato poco, perciò spero di avere di nuovo simili occasioni, per approfondire il mio lavoro anche con altri insegnanti dall'estero.
Grazie a Eva Szabo e alla Scuola di Musica di Fiesole che hanno organizzato questo scambio, e grazie ancora a Regina Florey di esser stata con noi."

Daniele Dalpiaz: "La masterclass tenuta a Fiesole dalla violinista Regina Florey è stata particolarmente utile ed istruttiva. Oltre ad essere stata una settimana di studio molto appagante, ci ha permesso di entrare in contatto con una musicista di alto livello e con una tipologia di didattica diversa dalla nostra, dalle idee musicali e tecniche valide e innovative. È stata un'occasione molto utile e preziosa, che può aiutare gli studenti ad aprire la propria mente a nuove idee musicali."

La Scuola sta raccogliendo le iscrizioni all’Orchestra Sinfonica Inclusiva della Toscana. Dal 21 ottobre scorso e fino al 15 novembre è infatti possibile presentare domanda per accedere alla selezione che individuerà i 24 ragazzi che parteciperanno al nuovo progetto, dedicato agli alunni con disabilità motorie e intellettive.
Finanziata dalla Comunità Europea nell’ambito delle attività di Erasmus+, l'Orchestra Sinfonica Inclusiva della Toscana vede la Scuola collaborare con la Fondazione Spazio Reale e con partner europei di grande rilievo, mentre il contributo metodologico operativo è della Fondazione Sequeri Esagramma. Quest’ultima ha messo a punto un percorso denominato Educazione Orchestrale Inclusiva, che sfrutta le potenzialità del linguaggio musicale e del mondo orchestrale, permettendo di raggiungere importanti conquiste, come consolidare l’immagine di sé, ampliare ed elaborare il proprio vissuto emotivo, scoprire modalità relazionali più complesse e variegate. Far parte dell’orchestra rappresenta perciò un’occasione d’inclusione educativa che supera in efficacia l’intervento di sostegno individuale, grazie alla capacità della musica di agire in profondità ad ogni livello, sia emozionale che cognitivo.
Per partecipare non è richiesta una conoscenza musicale pregressa, e non ci sono particolari caratteristiche personali che impediscano di avvicinarsi al percorso formativo musicale. I colloqui di selezione, che avranno luogo a fine novembre presso la Fondazione Spazio Reale, saranno tenuti da esperti musicisti e psicologi di Esagramma alla presenza di un pianista e di un educatore della Scuola di Musica di Fiesole, che assisteranno a una prima sessione musicale e al colloquio anamnestico con i genitori.

Coloro che siano interessati a partecipare alle selezioni possono scrivere a: Rita Urbani Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure telefonare allo 055 5978566, il giovedì e il venerdì dalle 13:30 alle 15:00.

MODULO PRIMO CONTATTO

Call allievi In_orchestra

L’Orchestra Giovanile Italiana si prepara ad invadere gli spazi della Scuola per le prove, in vista dei prossimi concerti: dopo i primi, intensi giorni di lavoro con Giampaolo Pretto, sarà di nuovo sul podio John Axelrod, lanciatissimo direttore statunitense innamorato dei giovani.
Il tour autunnale partirà da Roma, dove l’OGI sarà ospite dell’Accademia di S. Cecilia al Parco della Musica il 21 ottobre, mentre il giorno successivo la Giovanile si sposterà al Teatro Sociale di Rovigo, per approdare infine a Perugia, invitata dagli Amici della Musica presso il Teatro Morlacchi (23 ottobre).
Il programma riunisce tre importanti lavori orchestrali ispirati all’Italia. La luminosa partitura del Capriccio Italiano op. 45 di Čajkovskij, iniziata proprio a Roma nel 1880 e completata a S. Pietroburgo pochi mesi dopo, nasce dalle suggestioni del carnevale romano e si nutre di una sapiente orchestrazione, che sfrutta appieno i mille colori e l’energia di un organico ampio.
Il poema sinfonico Pini di Roma (1924) offre ad Ottorino Respighi l’occasione di mettere in musica  un polittico di immagini della città: i bambini a Villa Borghese, il canto sospeso presso una catacomba, una notte al Gianicolo e l’eco dei passi di marcia di una legione romana di ritorno sulla Via Appia sono suggestivamente evocati da una musica che unisce l’interesse per le tradizioni popolari e le antiche forme liturgiche del gregoriano alla più aggiornata cultura musicale europea.
Anche il giovane Richard Strauss subisce il fascino della luce mediterranea, dei siti archeologici e delle ambientazioni agresti che nel Romanticismo avevano incantato Mendelssohn e Berlioz: Aus Italien (1886) è una fantasia sinfonica di grande respiro e dal ricco spessore orchestrale; non vi manca neppure il richiamo al folclore partenopeo, con la citazione della canzone Funiculì-Funiculà, che pochi anni prima aveva pubblicizzato con immediato successo il moderno impianto funicolare che portava al Vesuvio.

La Scuola è grata a tutte le istituzioni musicali che valorizzano il suo progetto didattico ospitando l’Orchestra Giovanile Italiana, nella consapevolezza di quanto sia importante e formativo per i giovani strumentisti affacciarsi su palcoscenici prestigiosi.

Per il concerto di Roma si è stabilito -per il secondo anno consecutivo– un collegamento con l’Associazione Alzheimer Roma Onlus che, tramite l’acquisto di un buon numero di biglietti, centra il doppio obiettivo di offrire ai familiari delle persone affette da questa grave patologia un momento di gioia e condivisione, e di contribuire al finanziamento delle attività di assistenza domiciliare.

Un ringraziamento va infine al Teatro dell’Opera di Firenze, che ha dato disponibilità ad ospitare la Giovanile nella sala prove del Maggio, nei giorni in cui gli spazi della Scuola non riescono ad accogliere l’orchestra, perché congestionati dalle tante attività didattiche.

Due momenti di musica con i sax della classe di Alda Dalle Lucche, in occasione della settimana di sensibilizzazione ai temi della donazione promossa dal Comune di Fiesole con l’iniziativa Fiesole – l’Arte del Dono, insieme alle associazioni attive nel promuovere la donazione degli organi ed il trapianto.
Il 12 ottobre, presso la Sala del Basolato in Piazza Mino, sarà presentata la mostra RaccontArti: il trapianto è questione di cultura, in cui saranno esposte opere di artisti che hanno fatto esperienza diretta del trapianto. Alle 17 il saluto musicale dei giovani sax fiesolani, che parteciperanno anche alla manifestazione del 17 ottobre (ore 18 in piazza Mezzadri, Caldine) per introdurre l’intervento dei rappresentanti delle associazioni ATTO e ADISCO, dal titolo Parliamo di donazione?, in collaborazione con la Fratellanza Popolare Valle del Mugnone.

Il giovanissimo Andrea Battistoni (1987) è stato appena nominato direttore principale della più antica orchestra sinfonica giapponese, la celebre Tokyo Philharmonic Orchestra. Una notizia che conferma il prestigio dei musicisti italiani nel mondo e rende la Scuola particolarmente orgogliosa, poiché Andrea Battistoni ha mosso proprio a Fiesole i primi passi nell’attività direttoriale, tra i selezionati allievi del corso di direzione d’orchestra tenuto da Gabriele Ferro.
Al maestro veronese i complimenti di tutta la Scuola!

È giunta poche ore fa la notizia della scomparsa di Andrea Tacchi, amico di sempre. Primo docente di violino alla Scuola, costantemente vicino all’Orchestra Giovanile Italiana, è stato artefice dell’avventura del “Nuovo Quartetto” assieme a Carlo Chiarappa, Piero Farulli e Andrea Nannoni.
Consapevole del vuoto lasciato da un grande musicista, che ha onorato per tutta la vita gli impegni artistici con dedizione assoluta ed immutata passione, la Scuola partecipa con affetto all’immenso dolore dei familiari, dei colleghi dell’Orchestra della Toscana e dell’intero mondo della musica.

Una settimana ad alto tasso di adrenalina per l’Orchestra Giovanile Italiana, coinvolta da Andrea Lucchesini nel Festival MITO Settembre musica 2016 in sei serate consecutive di concerti. Grande soddisfazione per tutti, nei due programmi cameristici che vedevano il pianoforte unirsi agli archi ed ai fiati: le quattro sale che ospitavano i concerti nelle due città, nonostante la posizione decentrata, hanno registrato sempre il tutto esaurito, accogliendo – alla fine anche in piedi - un pubblico eterogeneo, entusiasta e festoso. L’emozione è stata ancor più palpabile nelle due serate dedicate ai concerti per pianoforte ed orchestra, quando i ragazzi dell’OGI hanno affrontato, sotto la sicura guida di Giampaolo Pretto, la sfida di eseguire insieme ad Andrea Lucchesini capolavori assoluti come il Concerto in do minore K. 491 di Mozart ed il Terzo di Beethoven. Due sale prestigiose, quella del Conservatorio Verdi di Torino con la diretta radiofonica di Radio 3, ed il Teatro Dal Verme di Milano -dove si è materializzata anche la magnetica presenza di Alfred Brendel- hanno completato un’esperienza forte, che ha dato ai ragazzi dell’Orchestra Giovanile la soddisfazione di essere tra i protagonisti di un importante evento musicale.

L’esperienza didattica di Antonello Farulli è dal 14 settembre al servizio del Sistema italiano dei cori e delle orchestre infantili e giovanili: Farulli è il nuovo Responsabile didattico del Sistema, nominato dal CdA presieduto da Roberto Grossi. Si amplia così l’intenso impegno di Antonello Farulli nel campo dell’educazione alla musica, già evidenziato nell’organizzazione del Master post lauream di I livello per la formazione di nuovi docenti di ensemble infantili, realizzato presso la Scuola in collaborazione con l’Università di Firenze dal 2013.
La nomina di Antonello Farulli colma il vuoto originato dalle dimissioni di Andrea Lucchesini, che dopo cinque anni ha lasciato l’incarico, contestualmente alla scadenza del suo mandato di Direttore Artistico della Scuola.


Report entusiastici anche dalla tournée dell’ensemble United Kids of Music in Russia, cui hanno preso parte tre giovanissime allieve della Scuola.

Ecco cosa ci racconta la violinista Boriana Nakeva, storica docente fiesolana che ha stabilito l’anno scorso il contatto tra UKOM e la Scuola e accompagnato le strumentiste nell’impegnativa trasferta:
Dopo la bellissima esperienza dei tre allievi della Scuola invitati l'anno scorso in Canada, siamo stati nuovamente chiamati a partecipare alla tournée in Russia, che nei primi giorni di settembre ha visto l'orchestra UKOM a Mosca e San Pietroburgo. È stato molto emozionante seguire le ragazze e tutto il gruppo, e vedere come di giorno in giorno si creava tra i giovani strumentisti un’atmosfera sempre più affiatata e amichevole.
I concerti sono stati accolti con grande successo, da un pubblico molto colto e caloroso.
Il prossimo 1 ottobre i ragazzi si ritroveranno ancora, per suonare tutti insieme a Cremona.
Dopo queste due esperienze bellissime con l'orchestra UKOM e Carlo Taffuri, spero che potremo presto ospitarli nella nostra Scuola, per un incontro con l'Orchestra dei Ragazzi.
Desidero anche ringraziare la Scuola per aver reso possibile questo viaggio.

Anche il maestro Carlo Taffuri, direttore di UKOM, ci ha inviato la sua testimonianza:

Orchestra UKOM significa letteralmente “I ragazzi uniti dalla musica” …ed è quello che è successo tra i ragazzi di Varese e quelli di Fiesole.
Le prove spesso molto lunghe ed impegnative, le visite nei luoghi culturali più significativi delle città di Mosca e San Pietroburgo, le ore di viaggio, i pranzi e cene tutti assieme hanno reso compatto e forte un gruppo di 30 ragazzi che in pochi giorni ha realizzato in tre città (Mosca, Obnisk e San Pietroburgo) sette concerti in sale importanti e prestigiose - tra cui la Cappella Imperiale di Stato di San Pietroburgo e la Sala dell’Accademia Nazionale Gnesin di Mosca -, collaborando con dieci giovani strumentisti russi, cinque cori giovanili e cinque solisti,  e soprattutto divertendosi sempre, sia nei momenti di svago che sul palco.
La prima parte del programma prevedeva pagine di grande spessore musicale, con il Concerto per archi in do maggiore di Vivaldi, la Symple Symphony di Britten, estratti da Traviata, L’ultima Primavera dall’op. 34 di Grieg e la Serenata italiana per archi di Wolf, che hanno riscosso un clamoroso successo di pubblico.
La seconda parte, con gli Inni d’Italia e di Russia e le canzoni  napoletane e russe, aveva un tono più popolare, ma sempre di grande sobrietà ed eleganza.
Dopo più di due ore di musica i ragazzi si lasciavano andare nei bis, con balletti e improvvisazioni su temi brillanti africani e sudamericani, trascinati da una vera e propria voglia di far musica insieme.
L’augurio è che presto si possano realizzare altri progetti di collaborazione fra la scuola di Varese e la Scuola di Musica di Fiesole.

Quest’estate ci ha lasciato improvvisamente Michela Lelli, una cara e generosa amica della musica e della Scuola, cui da anni offriva una borsa di studio intitolata alla memoria di Paolo Fioretti. La ricordiamo con vera gratitudine e grande rimpianto, per la vicinanza affettuosa ai giovani musicisti e la partecipazione entusiastica alle audizioni per l’assegnazione delle borse di studio. Pochi mesi fa aveva risposto alle nostre domande in una intervista pubblicata su questa newsletter, spiegandoci il senso del suo coinvolgimento e del suo affetto per la Scuola http://www.scuolamusicafiesole.it/it/news/item/2892-intervista-a-michela-lelli . Nonostante la repentinità del tragico evento Michela Lelli ci resta vicina, avendo disposto in un lascito testamentario la prosecuzione del suo sostegno alle borse di studio per i prossimi dieci anni.

Importante affermazione per il Quartetto Adorno, che in estate ha partecipato al Festival dell’International Sommer Akademie dell’Università della Musica di Vienna. I giovani musicisti italiani, che frequentano alla Scuola i corsi dell’Accademia del Quartetto, hanno preso parte al concorso previsto all’interno del festival ottenendo -grazie ad un’impeccabile esecuzione del Quartetto n. 3 op. 19 di Alexander Zemlinsky- il premio offerto dal dipartimento culturale della città di Vienna per la migliore esecuzione di un brano della Seconda Scuola di Vienna. Il premio è stato assegnato in ex-aequo anche al Quartetto Hanson, altra formazione del circuito ECMA presente a Fiesole nel luglio scorso.
Complimenti!

Nasce in seno alla Scuola un nuovo progetto di musica d’insieme, l’Orchestra Partecipativa della Toscana, pensato per favorire l’inclusione educativa degli alunni con disabilità motorie e intellettive. Il valore della musica come strumento di potenziamento personale e miglioramento delle capacità di apprendimento è ormai universalmente riconosciuto. Far parte di un’orchestra rappresenta per ragazzi con sindrome autistica, ritardi cognitivi e difficoltà di comunicazione un’occasione di inclusione educativa che supera in efficacia l’intervento di sostegno individuale.
Il progetto ha ottenuto un cospicuo sostegno comunitario nell’ambito delle attività di Erasmus+ e prevede la realizzazione di un triennio specialistico, volto a creare la nuova formazione orchestrale.
La Scuola, capofila del progetto, lavorerà insieme a due partner italiani, la Fondazione Sequeri Esagramma Onlus, che ha codificato le linee di intervento e opera da tempo nel settore, la Fondazione Spazio Reale e tre partner stranieri, il Centre de la Gabrielle-MFPass (Francia), l’Orchestra Vita Activa (Polonia) e la Usak University (Turchia).

 

L'Orchestra dei Ragazzi si prepara a riprendere l’attività con una nuova e potente carica di entusiasmo, dopo la conquista della la medaglia d’oro al World Orchestra Festival di Vienna: un’emozione indicibile per i giovani musicisti fiesolani ed il loro direttore Edoardo Rosadini, che hanno trascorso nella capitale austriaca quattro giorni indimenticabili, alla fine dello scorso mese di luglio.
Una vittoria strepitosa per la Scuola di Musica di Fiesole, che fin dalla fondazione ha puntato sull’attività d’insieme, e che negli ultimi anni, sotto la direzione artistica di Andrea Lucchesini, ha ulteriormente ampliato e curato le compagini infantili creando un passaggio naturale tra i più piccoli e l’Orchestra dei Ragazzi. Un riconoscimento palese infine all’opera paziente e competente degli insegnanti della Scuola, che coltivano un ricco vivaio di giovanissimi musicisti capaci ed appassionati.
Organizzato dalla radio televisione austriaca ORF e dai Wiener Philharmoniker, l’evento aveva lo scopo di favorire l’incontro e lo scambio tra ragazzi di tutto il mondo, e rappresentava per l’Orchestra la più importante esperienza all'estero dalla sua fondazione.
Dopo aver superato nei mesi scorsi una severa selezione su materiale video, l’Orchestra dei Ragazzi ha potuto accedere alla competizione prevista all’interno del Festival - insieme ad altre cinque compagini provenienti da vari paesi del mondo.
L’umore dei musicisti fiesolani era già alle stelle dopo il concerto del 28 luglio in Rathausplatz e soprattutto dopo il workshop del 29 luglio, in cui l’Orchestra dei Ragazzi aveva lavorato con Helmut Zehetner, vicepresidente del Festival e spalla dei secondi violini nei Wiener Philharmoniker: i preziosi consigli e le parole di stima del Maestro avevano galvanizzato i ragazzi ed il loro direttore Rosadini.
La prova del concorso si è svolta il 30 luglio: l’Orchestra dei Ragazzi ha eseguito - con grandissima emozione, ma anche con impeccabile professionalità - due movimenti dalla Sinfonia in la maggiore KV 201 di W. A. Mozart e la Tarantella di Rossini-Respighi. Il verdetto della giuria internazionale è giunto la sera successiva, durante il concerto finale delle orchestre partecipanti al Festival nella Sala d'Oro del Musikverein di Vienna, la sala da concerto più famosa del mondo.
Giubilo e commozione per i nostri musicisti (per la maggior parte poco più che bambini), alla notizia di aver vinto il concorso; ma soprattutto la gioia di tutti è stata grande per la consapevolezza di aver preso parte ad una festa straordinaria, ed aver vissuto un’esperienza di crescita e bellezza che nessuno potrà dimenticare.
Neppure lo staff della Scuola di Musica di Fiesole ha potuto trattenere la commozione, quando alla fine tutti i giovani partecipanti al festival (circa 500 musicisti) hanno suonato insieme la Marcia di Radetzky, che da sempre ammiriamo in mondovisione nello scintillante Concerto viennese di Capodanno.

L'Orchestra dei Ragazzi è in partenza per Vienna, dove parteciperà – sotto la guida del direttore Edoardo Rosadini - al World Orchestra Festival, in programma dal 27 al 31 luglio. Organizzato dalla radio televisione austriaca ORF e dai Wiener Philharmoniker, l’evento ha lo scopo di favorire l’incontro e lo scambio tra ragazzi di tutto il mondo, e rappresenta per l’Orchestra la più importante esperienza all'estero dalla sua fondazione. Tale opportunità è stata resa possibile dal superamento di una severa selezione, basata sull’invio del materiale video dell’orchestra, il cui elevato livello – frutto del lavoro di tanti anni e generazioni di allievi - ha consentito ai nostri ragazzi di accedere al Festival.
Parteciperanno alla spedizione anche alcuni allievi del recente passato, che hanno dato un fondamentale contributo alla crescita artistica della compagine.
All’interno del Festival saranno quattro le occasioni pubbliche per l’Orchestra dei Ragazzi, ogni volta con un programma diverso.
Il primo concerto si terrà il 28 luglio in Rathaus Platz, dove i ragazzi eseguiranno il numero finale dalle Creature di Prometeo di L. van Beethoven e l'ouverture Waldmeister di J. Strauss Jr.
Il giorno successivo prevede un workshop presso l'Università della Musica e delle Arti di Vienna, a cura di Helmut Zehetner, presidente del Festival e prima parte nei Wiener, che insieme ad altri docenti ed esperti lavorerà con l’orchestra sulla Sinfonia in do maggiore K.425 Linz di Mozart e sull'ouverture Il Signor Bruschino di G. Rossini.
Il 30 l’Orchestra dei Ragazzi sarà impegnata - con le altre formazioni selezionate - in un concorso, durante il quale eseguirà due movimenti dalla Sinfonia in la maggiore KV 201 di W. A. Mozart e la Tarantella di Rossini-Respighi. Nello stesso giorno si terrà un forum, di cui saranno oggetto gli aspetti peculiari dello stile viennese, la vita musicale della capitale austriaca, la storia dei Wiener Philharmoniker e il modus operandi dell’orchestra (tecniche di studio, modalità di esecuzione...).
Il momento più emozionante per i ragazzi sarà certamente il concerto finale, che si terrà il 31 luglio nella Sala d'Oro del Musikverein di Vienna, la sala da concerto più famosa del mondo.
Qui i ragazzi eseguiranno ancora musica italiana, suonando la suite di Amarcord di Nino Rota e renderanno omaggio a Vienna, con l'ouverture dell'ultima operetta di J. Strauss Jr, La dea della ragione.
Giovani musicisti e direttore sono consapevoli che questo viaggio resterà a lungo nella loro memoria; la macchina organizzativa è complessa e non può prescindere dal supporto delle famiglie e dall’impegno degli accompagnatori, tra cui la storica “colonna” Gianna Anichini, che da oltre trent’anni segue l’Orchestra dei Ragazzi con impagabile pazienza e affetto.
In bocca al lupo!

Spedizione russa per tre giovanissime allieve della Scuola: Sara Manaresi e Sara Vranić (violini) e Marina Margheri (violoncello) parteciperanno ad progetto internazionale con l’orchestra United Kids Of Music. Si tratta di un ensemble di bambini uniti dal forte potere educativo e spirituale della musica in una sorta di gemellaggio musicale ed umano a livello internazionale. Fondata nel 2013, UKOM si è esibita in varie città italiane e anche a Lugano, Parigi (Palazzo dell’UNESCO), Toronto, Londra e New York. L'orchestra è diretta da Carlo Taffuri, musicista, didatta e “curioso” dell’universo sonoro in tutti i suoi aspetti. Il progetto è curato da ImmaginArte, associazione culturale che gestisce dal 2004 a Varese i corsi di musica con Metodo Suzuki ed è dal 2014 un Nucleo Aderente al Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili. L’anno scorso si è stabilito un collegamento tra UKOM e la Scuola, grazie alla nostra docente di violino Boriana Nakeva: dal gruppo degli studenti più giovani -la tipologia  richiesta da UKOM- sono state scelte tre allieve assegnatarie delle borse di studio della Scuola (nel 2015, oltre a Margheri e Manaresi, anche Maria Salvatori), che hanno preso parte ai concerti nell’ambito del progetto di United Kids Of Music in Canada, con grande gioia e soddisfazione da parte di tutti.
Alla tournée di quest’anno parteciperanno una trentina di ragazzi, tra cui alcuni giovani francesi, inglesi e bosniaci, ai quali si uniranno promettenti strumentisti delle realtà musicali e dei cori di voci bianche russi, in un vero clima di amicizia e fratellanza tra i popoli.
Dal 1° al 6 settembre i ragazzi saranno a Mosca, mentre dal 7 all’11 si sposteranno a San Pietroburgo. La tournée prevede l’esecuzione di due serie di concerti: una serie coinvolge l’orchestra al completo, mentre l’altra vedrà impegnati nel ruolo di solisti i ragazzi più promettenti; tra di loro le nostre giovanissime allieve, che saranno interpreti del Concerto in re minore per 2 violini e violoncello op. 3 n. 11 di Vivaldi.

MOSCA
02/09 Sala da Concerti della Casa dei Veterani
Concerto coro e orchestra ore 16.00
03/09 Scuola delle Arti Balakirev
Concerto coro e orchestra ore 16.00 (da confermare)
04/09 Palazzo della Cultura Centrale di Obninsk
Concerto solo orchestra ore 15.00
06/09 Teatro della Scuola Italiana 1409 di Mosca
Concerto solisti ore 11.30
06/09 Sala da Concerti della RAM im Gensinykh
Concerto coro e orchestra ore 18.00

SAN PIETROBURGO
08/09 Casa della musica (in collaborazione con il Consolato Italiano a San Pietroburgo)
Concerto solisti ore 18.00
09/09 Cappella Accademica di Stato di San Pietroburgo
Concerto coro e orchestra ore 19.00
10/09 Sala Belosel’skih-Belozerskikh
Concerto coro e orchestra ore 19.00

Al via la sessione fiesolana dell’Accademia Europea del Quartetto: dal 25 al 30 luglio i gruppi dell’European Chamber Music Academy si ritrovano alla Scuola per le lezioni, gli incontri, ed i concerti di questa nuova edizione. Le formazioni di quartetto d’archi e di trio e quartetto con pianoforte provengono da tutto il mondo, e sono il frutto dell’entusiasmo dei giovani musicisti che frequentano le più prestigiose istituzioni musicali d’Europa.
A guidarle nella settimana fiesolana sarà il team di docenti ECMA composto da Hatto Beyerle, Ida Bieler, Claus-Christian Schuster, Antonello Farulli, Andrea Nannoni e Alasdair Tait. Di grande interesse anche l’incontro con l’eclettico Steven Player, che indaga attraverso musica, danza e teatro nel periodo dal Rinascimento al Barocco.
Il 26, 27 e 29 luglio i gruppi potranno testare nell’execution time in Auditorium Sinopoli (ore 13.15) l’efficacia del lavoro di preparazione, mentre quattro concerti permetteranno al pubblico di apprezzare il talento e la serietà delle formazioni cameristiche partecipanti. Incantevoli luoghi ospiteranno le serate musicali: a S. Salvatore al Monte (26 luglio) e a S. Miniato al Monte (27) i concerti inizieranno alle 21.30, mentre alla Fattoria di Maiano (28) e al Castello dell’Acciaiolo (29) di Scandicci avranno inizio alle 20.30 con cena successiva.

San Salvatore 26 luglio
Tre giovani e già affermati quartetti d’archi aprono la serie dei concerti serali dell’Accademia 2016, nel raccolto incanto del Chiostro del Convento di S. Salvatore al Monte (ore 21.30): le linee del passionale Quartetto in mi minore op. 59 n. 2 di Beethoven saranno tracciate dal Quatuor Akilone, il cui nome si ispira alla parola “aquilone”, con l’intento di richiamare l’idea di un volo immaginario e colorato.
Il concerto prosegue con la proposta novecentesca del Quartetto Lyskamm, che dalla fondazione nel 2008 ha ottenuto costanti e prestigiose affermazioni (tra le quali il Possehl Wettbewerb Musikpreis 2015 ed il premio di musica da camera “Claudio Abbado” Borletti – Buitoni Trust 2016). Ascolteremo la loro interpretazione delle aforistiche Sei Bagatelle op. 9 di Anton Webern, e del petroso Concertino di Stravinsky.
La serata si concluderà con la raffinata espressività del Quartetto in re maggiore K 575 di Mozart, affidato al Quartetto Hanson, laureato al Conservatoire Supérieur de Paris e premiato all’XI edizione del Concorso Internazionale per Quartetti d’Archi di Lyon.

San Miniato 27 luglio
La monumentale Basilica di S. Miniato al Monte ospita il secondo concerto (21.30), del quale saranno protagonisti i gruppi con pianoforte. In apertura, il giovanile Quartetto in fa minore op. 2 di Felix Mendelssohn sarà eseguito dallo Stratos Piano Quartet, fondato nel 2013 da quattro giovani musicisti che si sono conosciuti frequentando l’Università della Musica di Vienna ed hanno conquistato insieme il primo premio al il XX Concorso internazionale di musica da camera Johannes Brahms di Pörtschach, in Austria.
Il secondo brano in programma è il Trio in mi minore op. 57 n. 2 di Franz Joseph Haydn, di cui sarà interprete il Delta Piano Trio, formatosi a Salisburgo grazie all’incontro di tre giovani musicisti olandesi. Sin dalla fondazione nel 2013, il trio si è esibito in tutta l’Europa, e nel 2015 ha vinto il Prix Charles Hennen al Concorso di Orlando in Olanda e il secondo premio al Gianni Bergamo Classic Music Award di Lugano.
La conclusione è affidata all’ammaliante Trio in la minore di Maurice Ravel, che ascolteremo nell’esecuzione dell’Amatis Piano Trio, fondato ad Amsterdam alla fine del 2013 da giovani musicisti di varia provenienza, che si stanno affermando nelle sale da concerto e nei concorsi (nel 2015 il Trio ha vinto il Parkhouse Award di Londra).

Fattoria di Maiano 28 luglio
Scorci di grande suggestione, tra cipressi ed olivi collinari alla Fattoria di Maiano; l’appuntamento è stavolta per le 20.30, dato che all’ascolto del terzo concerto dell’Accademia Europea del Quartetto sarà abbinata una cena in fattoria (necessaria la prenotazione, allo 055/59432).
Ancora tre gruppi, impegnati in un programma che accosta il Quartetto in si minore op. 33 n. 1 di Haydn al Quartetto in fa minore op. 95 “Serioso” di Beethoven, per concludersi con Franco Donatoni, di cui ascolteremo La souris sans sourire.
Protagonisti del concerto il Quartetto Hanson, laureato al Conservatoire Supérieur de Paris e premiato all’XI edizione del Concorso Internazionale per Quartetti d’Archi di Lyon, il lituano Quartetto Mettis, che ha debuttato lo scorso gennaio alla Wigmore Hall di Londra ed ha scelto il suo nome in omaggio alla saggezza ed all’intelligenza della figura mitologica dell’oceanina Meti, ed il Quartetto Lyskamm, che dalla fondazione nel 2008 ha ottenuto costanti e prestigiose affermazioni, e si misura nuovamente con la musica del nostro tempo.

Castello dell’Acciaiolo 29 luglio
L’ultimo appuntamento serale dell’Accademia è nel cortile del Castello dell’Acciaiolo a Scandicci, in collaborazione con Slow Food ed il patrocinio del Comune di Scandicci: al termine del concerto, che avrà inizio alle 20.30, è infatti prevista anche la cena (su prenotazione, al 348 2865659).
L’impeto postromantico del giovane Anton Webern è il cimento del Quartetto TAAG che, fin dalla sua costituzione ha ottenuto importanti affermazioni, vincendo il Concorso Pugnani 2012, e i premi “Piero Farulli” e “Jury” alla rassegna Crescendo 2015. Per gentile concessione della Scuola, il Quartetto TAAG suona strumenti di Arnaldo Morano (1970) e la celebre viola Sderci appartenuta a Piero Farulli.
Il Quartetto in fa maggiore op. 18 n. 1 di Beethoven sarà interpretato dal Quartetto Adorno, che nel nome intende rendere omaggio al celebre filosofo che indicava la musica da camera come via di salvezza dalla mercificazione dell’arte. Nonostante la recente fondazione, l’ensemble si è già esibito in molti concerti, e si avvale di strumenti di grande pregio: il violino Carlo Bergonzi 1739 ex “Mischa Piastro” (gentilmente concesso dalla Fondazione Pro Canale di Milano), un violino del 1912 di Romeo Antoniazzi, una viola del 1928 dei Fratelli Guastalla e un violoncello del 1880 di Giuseppe Sgarbi.
Il concerto si conclude con il Quartetto Lyskamm, che stavolta è impegnato a restituire l’alta temperatura emotiva del Quartetto in la minore op. 41 n. 1 di Robert Schumann.


Ingresso libero ai concerti del 26, 27 e 29 luglio
Ingresso solo concerto del 28 luglio 10,00 € biglietto unico
Prenotazione obbligatoria per le cene
Giovedì 28 luglio: Prenotazione concerto + cena Fattoria di Maiano 055 59432
Venerdì 29 luglio: Prenotazione concerto + cena slowfood 348 2865659

I ragazzi del Coro di voci bianche della Scuola partono con la loro valorosa docente Joan Yakkey alla volta di Bassano del Grappa; dal 12 al 15 luglio completeranno il lungo lavoro di preparazione che li vede coinvolti, grazie a Lorenza Borrani ed a Spira mirabilis, nella realizzazione del Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare con le musiche che Felix Mendelssohn Bartholdy compose nel 1843, proseguendo l’opera iniziata a soli 17 anni con la celebre Ouverture op. 21.
Il progetto nasce dalla fantasia e dalla tenace volontà di Spira mirabilis, laboratorio musicale in cui giovani ed entusiasti strumentisti professionisti studiano e sperimentano una dimensione concretamente democratica del far musica. In questa nuova avventura la Spira include orchestra, coro di bambini, due attori - Claudia Gambino e Francesco Meola – e la regista Piera Mungiguerra.
Come sempre, il lavoro di preparazione è il nucleo centrale dell’attività: nel caso di questo progetto gli aspetti teatrali, gestuali e visivi dello spettacolo hanno costituito per tutti un’ulteriore occasione di approfondimento e di scavo nella partitura musicale, come si è verificato durante le prove nel corso dell’anno e soprattutto nell’ultimo stage intensivo, tenuto alla Scuola a fine giugno.
Nel quarto centenario della scomparsa di William Shakespeare (1564-1616), tre importanti rassegne estive hanno accolto con entusiasmo il progetto, e così i ragazzi fiesolani saranno ospiti con tutti gli altri protagonisti dell’impresa a Bassano, e poi in scena per Città di Bassano OperaEstate, Arte Sella (Borgovalsugana) e Mittelfest 2016 (Cividale del Friuli), che hanno anche coprodotto lo spettacolo.
Tutti pronti ad essere ‘avvolti’ nella Spira, per una settimana che certamente resterà a lungo nei ricordi dei nostri giovanissimi coristi.


Concerto Bassano del Grappa
15/07/2016 21:00
Castello Degli Ezzelini (Bassano del Grappa)

Concerto Arte Sella
16/07/2016 19:00
Teatro della Pace del parco Arte Sella (Val Sella)

Concerto Mittelfest Cividale del Friuli
17/07/2016 18:00
Chiesa di San Francesco (Cividale del Friuli)

Il violinista Fabrizio Falasca, già allievo alla Scuola del Corso di Perfezionamento di Felice Cusano, ha ottenuto importanti affermazioni professionali nell’ultimo anno: ha recentemente vinto il concorso di spalla alla Tiroler Symphonie Orchester Innsbruck, ed ha collaborato per alcuni mesi con la Philharmonia Orchestra di Londra, nei ruoli di concertino e spalla. Gli abbiamo rivolto alcune domande:

Innanzitutto, complimenti vivissimi!  Con la vittoria del concorso per il ruolo di spalla nella Tiroler Symphonie Orchester di Innsbruck porti il tuo violino partenopeo tra le prealpi tirolesi: un bel cambiamento…
Grazie per la stima! In seguito all'esperienza vissuta come spalla con la Tiroler Festspiele Orchestra di Erl del maestro Gustav Kuhn, e consapevole della tradizione musicale austriaca, ho avuto la possibilità di apprezzare la qualità delle orchestre ed in particolare di quella di Innsbruck. L’affermazione al concorso di spalla rappresenta sicuramente un cambiamento importante nella mia carriera artistica. A breve finalmente avrò modo di lavorare per la prima volta con i nuovi colleghi e confrontarmi con una differente realtà. Sono certo che sarà un’opportunità preziosa di arricchimento reciproco.

Anche il tuo percorso dimostra il notevole dinamismo geografico delle tappe professionali del musicista di oggi: non solo Innsbruck, ma anche Londra, dove collabori con la Philharmonia Orchestra… vuoi raccontarci questa esperienza?
Dopo aver conseguito il Master of Arts alla Royal Academy of Music di Londra nel luglio 2015, ho sempre accarezzato l'idea di ritornare a Londra stabilmente, essendo rimasto affascinato dall'ambiente, dal livello musicale e dalla grande qualità delle orchestre; così, alla prima occasione -lo scorso febbraio- ho deciso di tentare il concorso per concertino dei primi violini alla Philharmonia Orchestra, ed ho ottenuto il trial (cioè il periodo di prova).
È un’esperienza magnifica, che ti dà la possibilità di stare a contatto diretto e continuo con i più importanti direttori e solisti del panorama internazionale, facendo musica ai massimi livelli in un contesto professionale di grande levatura, sereno e stimolante.
Sono rimasto colpito dalla bellissima qualità del suono, dalla classe e personalità dell'orchestra e dalla estesa gamma sonora (stiamo parlando chiaramente di una top orchestra!).
Le caratteristiche che mi hanno impressionato di più sono la velocità dell’apprendimento e la varietà di repertorio: in poche ore di prova si preparano programmi molto impegnativi e si eseguono repertori diversi a distanza poi di un solo giorno, tutto ciò mantenendo sempre un livello eccezionale di esecuzione.
Dopo aver collaborato come n. 2 dei primi violini, nell'ultimo periodo alla Philharmonia Orchestra, in maggio, ho avuto il grande onore di essere stato invitato a ricoprire il ruolo di spalla.
Inutile dire che è stata probabilmente la settimana più intensa ed eccitante della mia vita professionale: sono stato molto contento del fatto che mi sia stata data subito un'opportunità così importante, e lusingato di essere considerato da loro anche per quel ruolo, da ora in poi.

Qui a Fiesole hai frequentato il corso di perfezionamento di violino di Felice Cusano: cosa porti con te degli anni alla Scuola?
Ricordo con grandissimo piacere e porto nel cuore i miei anni alla Scuola di Musica di Fiesole. Ho avuto il privilegio di studiare con il maestro Felice Cusano, che è stata la guida fondamentale per la mia crescita ed il mio sviluppo di artista.
Ricordo l'amore, la passione e la tenacia che imprimeva nelle sue lunghe lezioni al Villino, e la sua felicità e soddisfazione quando otteneva i risultati sperati.
Per me è stato come un padre, ho imparato tanto da lui e ammiro le sue qualità umane, che lo rendono il grande artista e didatta che è.
La sua forte personalità e il suo estro lo hanno sempre reso unico!

Negli anni fiesolani hai partecipato a numerosi concerti organizzati dalla Scuola in collaborazione con importanti istituzioni musicali; quali tra queste occasioni ti sono più care nel ricordo?
Devo molto alla Scuola, non solo per la preparazione musicale che mi è stata offerta, ma anche per le numerose occasioni di esibirmi come solista con artisti importanti e in contesti prestigiosi. Inoltre sono molto riconoscente per avermi concesso la possibilità, per ben 5 anni, di suonare il violino Ansaldo Poggi (di proprietà della Scuola), al quale sono tutt'ora affezionato...
Sono tante le occasioni che ricordo con grande piacere: il recital al Festival di Spoleto nel 2009, il doppio concerto di Mendelssohn con l'Orchestra Galilei e Nicola Paszkowski all'Auditorium della Banca CR di Firenze nel 2011, il concerto per la Fondazione Walton ad Ischia nel 2012, il recital con Dario Cusano nel 2013 ancora all'Auditorium della Banca CR di Firenze ed infine -con estremo piacere- il concerto del 25 luglio 2013 alla basilica di Sant'Alessandro a Fiesole, dove ho suonato la Sinfonia concertante di Mozart insieme alla straordinaria violista Danusha Waskiewicz e all'Orchestra Giovanile Italiana.
Colgo questa occasione per ringraziare ancora di cuore la Scuola di Musica di Fiesole, il maestro Felice Cusano ed il maestro Andrea Lucchesini per tutte le opportunità concertistiche e di crescita artistica, avute nei miei indimenticabili anni a Fiesole.

Un altro dei brillanti strumentisti che hanno frequentato i corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana siede stabilmente tra i leggii dell’Orchestra del Teatro alla Scala, nel ruolo di prima tromba. Il suo nome è Marco Toro, e queste le sue risposte alle nostre domande.  

 Hai appena ricevuto la conferma definitiva del tuo ruolo, dopo il periodo di prova…come sono stati questi mesi nel teatro più celebre del mondo?
Sono stati mesi pesanti ed emozionanti allo stesso tempo: pesanti perché ho dovuto affrontare dei ritmi di lavoro ai quali non ero abituato, ed emozionanti per le sensazioni che ho vissuto. Devo ammettere che quando ho iniziato a Milano ero molto timoroso per quello che mi aspettava: il grande prestigio del teatro, i programmi molto impegnativi che dovevo affrontare, erano molti i dubbi con i quali ero alle prese: dopo aver rotto il ghiaccio però, con un concerto con la Filarmonica del teatro diretta dal Mº Chailly, mi sono subito sentito a mio agio, sostenuto dai colleghi della fila degli ottoni e dall'orchestra in generale, e quindi, come dicevo prima, l'entusiasmo ha fortunatamente avuto il sopravvento sui dubbi e sulle pressioni. Altri momenti salienti (emotivamente e trombettisticamente) di questo periodo sono stati la famosa 'Prima' del 7 dicembre con la Giovanna d'Arco di Verdi sempre con il M° Chailly, il balletto Cenerentola di Prokofiev con il M° Jurowski e la Quinta Sinfonia di Mahler con la Filarmonica, in tournée e a Milano con il M° Chung. 

In questi anni hai collezionato esperienze molto diverse: cosa significa passare dalla Banda dell’Esercito Italiano alla Spira mirabilis?
Bella domanda, questa! È stato sicuramente difficile conciliare esperienze musicali molto diverse, ma la cosa che mi ha aiutato è stata quella di cercare sempre di imparare con entusiasmo, e di sommare tutti questi insegnamenti al bagaglio delle mie conoscenze. Ad esempio, uno dei formidabili 'effetti collaterali' che derivano dal suonare con la Spira mirabilis è la maggiore facilità che si ha nel suonare in orchestra e nel seguirne il flusso.

Come avevi scelto il tuo strumento? Quali sono stati i tuoi maestri?
Quella della tromba è stata una scelta maturata in famiglia: i miei fratelli maggiori suonavano uno l'organo e l'altro la tromba; io avevo 9 anni e pensavo che sarebbe stato più facile suonare uno strumento con tre 'tasti' piuttosto che uno con qualche centinaio! (…forse se avessi saputo la fatica che mi aspettava, avrei fatto una scelta diversa...) Ho avuto vari insegnanti, che hanno segnato il mio percorso: al Conservatorio di Frosinone ho iniziato con Alessandro Vecchiotti, che ha avuto il merito di farmi innamorare della musica in generale; finiti gli studi accademici ho continuato il mio percorso con Davide Simoncini, che è colui che mi ha 'plasmato' come trombettista d'orchestra, e nel frattempo ho frequentato varie masterclass con altri grandi strumentisti e didatti, tra cui Andrea Conti, Andrea Dell'Ira, Rex Martin, Giancarlo Parodi, Marco Pierobon.

Come sei arrivato alla Scuola di Musica di Fiesole?
A Fiesole sono arrivato in seguito all'idoneità ricevuta alle audizioni per l'OGI/EUYO tenute a Roma nel febbraio 1999; nell'aprile dello stesso anno venni chiamato come strumentista aggiunto per i progetti di musica da camera con il Maestro Globokar e nell'estate successiva esordii con l'OGI nella Prima sinfonia di Mahler diretta dal Maestro Inbal. Ad ogni modo, conoscevo già la Scuola dai racconti di mio fratello David, che prima di me l'aveva frequentata nella classe di Composizione del Mº Manzoni, e mi aveva raccontato dell'aria speciale, magicamente intrisa di musica in ogni momento, che vi si respirava.

Quali ricordi conservi dell’esperienza nell’Orchestra Giovanile Italiana?
Questa è una domanda alla quale è riduttivo rispondere in poche righe. È stato all'OGI che ho capito cosa mi sarebbe piaciuto fare nella vita, ed è stato all'OGI che ho conosciuto amici importantissimi. I miei ricordi sono quelli di un posto dove si acquisiscono delle conoscenze fondamentali, e dove si impara il rispetto per gli altri e per le loro idee, il tutto in un clima leggero e spensierato (ricordo ancora con piacere le feste e i momenti di svago nelle serate fiesolane...).

Cosa consiglieresti ad un giovane collega che frequenta l’OGI nel 2016?
Consiglierei di dedicare più tempo possibile allo studio, di non tuffarsi troppo presto esclusivamente nel mondo del lavoro, perché l'età fino ai 25-26 anni è quella in cui si imparano con maggior facilità concetti e strumenti utili per la professione che si eserciterà fino alla pensione. Anch’io, ad esempio, sbagliai a lasciare l'OGI - che avrei potuto frequentare ancora per un anno - per non rinunciare alle prime collaborazioni con gli enti lirici, mentre avevo ancora tanto da imparare.

Impatto energetico zero! L’impegno per una Scuola sempre più verde si concretizza nel raggiungimento di un altro importante obiettivo: l’energia elettrica consumata alla Torraccia proviene unicamente da fonti rinnovabili, e precisamente dall’impianto idrico di S. Martino in Passiria (BZ).
Impatto energetico a zero.
È certificato che consumiamo energia da fonti rinnovabili:
Impianto idrico di San Martino in Passiria (BZ)
via Pianlargo 2/B San Martino in Passiria (BZ)
Idro acqua fluente - potenza 26MW
 

Certificato di provenienza

Certificato TUV impianto idrico

L’ottava edizione del prestigioso Concours International de Quatuor à Cordes de Bordeaux, presieduta da Bruno Giuranna, ha visto il Quartetto Akilone aggiudicarsi il primo premio, in una combattuta finale tra quattro gruppi. Formatosi nel 2011 presso il Conservatorio Superiore di Parigi, l’ensemble fa parte dell’European Chamber Music Academy dal 2013, e frequenta perciò anche le sessioni fiesolane dell’Accademia Europea del Quartetto.

Il voto dei docenti della Scuola ha individuato in Alain Meunier e Lorenzo Cinatti rispettivamente il Direttore artistico e il Sovrintendente da proporre al prossimo Consiglio di Amministrazione.
Nella terna dei candidati alla direzione artistica erano presenti la violinista Lorenza Borrani, il violoncellista Alain Meunier ed il violista Danilo Rossi. La maggioranza dei voti (52, contro i 46 di Borrani), è andata ad Alain Meunier, che nel corso di una lunga carriera internazionale si è dedicato costantemente al repertorio cameristico in varie formazioni (Quintetto Chigiano e Sestetto Chigiano d’archi, Quartetto Ivaldi e Trio Europa). Profondamente attento alla musica del suo tempo, Meunier è dedicatario di molte composizioni di autori contemporanei; docente al Conservatorio di Parigi dal 1989, è direttore artistico del Concorso Internazionale di Quartetto d’archi di Bordeaux.
Assente dalla competizione elettorale Andrea Lucchesini che, dopo dieci anni di assoluta dedizione alla Scuola, ha comunicato la sua decisione di lasciare la direzione alla scadenza del secondo mandato, il 31 luglio prossimo.
Lorenzo Cinatti è stato confermato da un vero e proprio plebiscito dopo il primo quadriennio alla Scuola, prevalendo su Mario Setti e Giovanni Oliva.
I docenti hanno inoltre eletto Luigi Manaresi quale loro rappresentante per il Consiglio di Amministrazione della Fondazione.

Lo scorso 26 aprile il Presidente Paolo Fresco ha invitato presso la Scuola donatori e sostenitori privati, per festeggiare insieme i risultati della raccolta di fondi promossa all’inizio del 2016: l’atmosfera raccolta dell’Aula Sibille ha esaltato il violoncello della giovanissima Maria Salvatori, che ha suonato per gli ospiti accompagnata al pianoforte da Rebecca Woolcock; il Presidente ha ringraziato tutti gli intervenuti, tra cui alcuni tra i membri dell’Associazione Amici della Scuola e dei Lions Club di area fiorentina, cui ha ricordato l’importanza del sostegno diretto e personale dei privati nella cultura, nell’arte e nell’educazione dei giovani.

Consueta atmosfera elettrizzata e festosa, per la serata dedicata al Premio Veretti lo scorso 20 aprile.
Al termine delle esecuzioni dei ventitré brani in gara, la commissione ha attribuito il primo premio a Gianluca Verlingieri, autore di MICHELLEneous, eseguito dalle chitarre di Dimitri Milleri e Gabriele Putzulu, con Petru Horvath al violoncello. A Verlingeri è stato commissionato un brano per orchestra, che sarà inserito nella programmazione della Scuola. Al secondo posto si è classificato Roberto Prezioso, con Emily per ensemble vocale (Clarissa Reali, Maila Fulignati, Luca Cafaggi, Teresa Poggiali) e pianoforte (Claudio Capretti). Prezioso ha ricevuto anche una commissione da Contempoartensemble.
Terzo posto, con pubblicazione per Sconfinarte, per Daniele Di Virgilio, del quale si era ascoltato Rituale al risveglio di Beltane, per due chitarre (Dimitri Milleri e Gabriele Putzulu) e violoncello (Petru Horvath).
A Federico Torri è stata offerta invece la commissione per una composizione destinata al Festival 2 Agosto di Bologna, mentre ai giovani sax di Eòs Project, diretti da Alda Dalle Lucche, è andato il premio per la miglior esecuzione.
Anche il pubblico ha espresso, come di consueto, il suo giudizio, premiando i lavori di Rocco Montanarini, Benedetta Zamboni e Roberto Prezioso.

All’indomani della premiazione dei giovani musicisti fiesolani che hanno conquistato le borse di studio per il 2016, abbiamo rivolto alcune domande a Michela Lelli, che con Nedo e Simone Fioretti e gli amici di Paolo rinnova ogni anno l’offerta di borse di studio alla memoria di Paolo Fioretti.

Da molti anni la Scuola può contare sul vostro affezionato sostegno: perché avete scelto Fiesole?
Conoscevo la Scuola e la frequentavo con Paolo. Lì ci sentivamo a casa, fra amici. Quando ho pensato a un modo per ricordare Paolo dopo la sua scomparsa, mi è sembrato naturale farlo presso questa istituzione.
Il livello degli allievi è altissimo e l'atmosfera della Scuola è sempre stata esaltante. Assisto alle selezioni delle borse e sono sempre stupita dalla professionalità degli allievi, anche piccolissimi. Quando mi è stato richiesto di esprimere una qualche osservazione riguardo al livello dei partecipanti al concorso ho preferito affidarmi totalmente al giudizio della commissione, non sapendo veramente fare graduatorie di merito fra i candidati ascoltati, se non per pura emotività. Le nostre borse di studio premiano ragazzi da quasi 20 anni ed è una grande soddisfazione pensare che nel curriculum di chi ha trovato nella musica la sua strada e la sua ragione di vita ci sia il nome di Paolo e il suo sostegno tramite noi.
Abbiamo incontrato la Scuola di Musica di Fiesole attraverso un amico comune e vissuto nel suo ambito momenti indimenticabili, di grande emozione, condividendo davvero la musica con chi la stava facendo. Abbiamo accompagnato l'OGI in alcune delle sue tournée e ci siamo sentiti in quelle occasioni parti di un progetto comune, non solo di condivisione della musica ma di un modo di sentire e di stare insieme. E' questo che ha fatto della Scuola una realtà diversa da una struttura puramente didattica. Direi più filosoficamente educatrice. Si direbbe che qui una utopia si sia realizzata.

Le borse di studio intitolate a Paolo Fioretti accomunano ormai moltissimi studenti fiesolani, che negli anni hanno beneficiato del vostro generoso contributo per proseguire gli studi musicali. Forse farebbe piacere a tutti loro sapere qualcosa di lui…
Paolo aveva un solo grande rimpianto: quello di non aver imparato a suonare uno strumento. Amava la musica e riceveva da lei tanto in gioia ed emozione. I nostri viaggi, le nostre vacanze erano quasi tutte finalizzate a partecipare a eventi musicali. Quando Paolo vedeva i piccoli allievi della Scuola si emozionava e li invidiava moltissimo. Avrebbe voluto essere uno di loro. In qualche modo abbiamo fatto sì che questo avvenisse.

È ormai riconosciuto a tutti i livelli che l’apprendimento della musica abbia benefici effetti sia sulla formazione individuale sia sulla capacità di interagire con gli altri: è per questo che avete scelto di finanziare borse di studio per giovani musicisti?
Sì. Pensiamo che si debba intervenire per aiutare i ragazzi a conoscere qualcosa che li aiuterà moltissimo, anche se non diventeranno solisti affermati. Fare musica insieme insegna la conoscenza e il rispetto dell’altro e mi sembra che questo sia un esercizio prezioso, soprattutto nella realtà attuale, dove il processo di apprendimento è sempre più informatizzato e dunque solitario.

Il 7 maggio debutta all’Opera di Firenze - nell’ambito del 79° Maggio Musicale Fiorentino – la nuova opera di Fabio Vacchi, celebre compositore da sempre vicino alla Scuola, che da quest’anno onora con la sua presenza in qualità di docente del Corso di Perfezionamento di Composizione.
Lo specchio magico è una urban art dance opera, nata dalla collaborazione tra il Maestro Vacchi, lo scrittore Aldo Nove, il rapper Millelemmi, e il writer Marco Tarascio, per la regia di Edoardo Zucchetti.
Vacchi fa dialogare la cultura hip hop con la tradizione secolare di madrigali, arie liriche e cori; per questo ha coinvolto Millelemmi, abile nel ricondurre il rap italiano a una matrice fiorentina popolare e raffinata. Particolarmente atteso è l’intervento del danzatore Filippo Coffano Andreoli (nel ruolo di Piccola Nuvola), diciottenne già attivo sulla scena londinese.
La direzione è affidata a John Axelrod (di recente più volte alla testa dell’Orchestra Giovanile Italiana), mentre protagonisti vocali saranno Roberto Abbondanza, Alda Caiello, Mirko Guadagnini e Marcello Nardis.

Abbiamo rivolto alcune domande al liutaio Paolo Sorgentone e a Cristiano Onerati (dell’omonima ditta), che offrono con i loro laboratori un contributo di competenza e disponibilità all’attività dei nuclei orchestrali fiorentini.

Com’è nato il collegamento tra le vostre attività e i progetti di alfabetizzazione musicale promossi dalla Scuola nei quartieri delle Piagge, ed ora di Sorgane?
S. Il primo approccio è avvenuto grazie all’entusiasmo di Adriana Verchiani che, quando il progetto stava iniziando, ci chiese di organizzare qualcosa di simile a quanto avveniva in Venezuela nell’esperienza “El Sistema”, cioè la produzione di strumenti musicali utilizzando materiali “poveri”, di recupero. Questo, nella nostra società in cui la gran parte del costo non è nel materiale ma nel lavoro, non avrebbe senso. Così abbiamo concordato modalità diverse di sostegno al progetto.
O. Ci stiamo occupando di progetti di alfabetizzazione musicale ormai da quindici anni.
Ci siamo concentrati su quest’attività, perché ci siamo resi conto che il vero problema della diffusione della musica in Italia è la totale mancanza di un’educazione di base. Abbiamo quindi promosso la formazione di bande musicali nella scuola dell’obbligo, dove a tutti i ragazzi sia data l’opportunità di accostarsi alla pratica della musica, con insegnamenti collettivi di strumenti a fiato.
È venuto quindi naturale per quest’attività cercare un collegamento con la Scuola di Musica di Fiesole,  e quando ci è stato proposto di allargare l’esperienza dell’Orchestra delle Piagge agli strumenti a fiato, siamo stati ben lieti di partecipare.  

Che cosa significa per voi seguire da vicino il sorgere e lo svilupparsi di un Nucleo di orchestra infantile?
S. Per la nostra filosofia, i bambini che suonano non rappresentano solo i musicisti di domani, ma soprattutto i musicisti di oggi. La pratica musicale non può puntare solo sull’”eccellenza”: chiunque dedichi alla musica il proprio tempo e la propria concentrazione merita tutto il nostro rispetto. Il grado di attenzione e di entusiasmo che ho visto nei ragazzi delle Piagge non mi è parso inferiore a quello delle migliori orchestre professionali.
O. Quando ci troviamo a partecipare a eventi o rassegne che coinvolgono gruppi di ragazzi che hanno cominciato con attività da noi promosse, ci sentiamo sempre fieri, perché crediamo fermamente di aver fatto qualcosa per la comunità che ha la fortuna di poter far l’esperienza di cosa significhi “fare musica”. Dove questi progetti riescono ad avere continuità, in pochi anni si stabilisce una sorta di “tradizione”, e la musica ottiene il posto che meriterebbe nella vita della comunità, e che troppo spesso da noi non ha. Questi successi ci ripagano degli sforzi che abbiamo dovuto compiere.
I nuovi piccoli musicisti scoprono la gioia di suonare attraverso gli strumenti che mettete a loro disposizione: mostrano di prendersi cura dello strumento che ricevono?
S. Anche su questo aspetto bisogna sfatare un mito: spesso i bambini hanno un rapporto di grande attenzione e vero affetto nei confronti degli strumenti musicali che utilizzano; gli incidenti sono sempre possibili, ma non mi sembra che siano più frequenti rispetto agli adulti. Naturalmente tutto ciò presume da parte di insegnanti e genitori un atteggiamento di rispetto verso gli strumenti: non servono divieti o punizioni, basta l’esempio.
O. Ovviamente non si può pretendere che i ragazzi, specie i più piccoli, abbiano l’attenzione che hanno (o dovrebbero avere) gli adulti: in questi anni ci siamo fatti una nuova esperienza di incidenti e tipi di guasti che prima non riuscivamo neanche ad immaginare! Spetta a noi e agli insegnanti fornire gli strumenti adatti a questo tipo di lavoro e ad abituare i ragazzi ad una disciplina nel montaggio, smontaggio e cura dello strumento.
I vostri laboratori sono come botteghe rinascimentali, dove le competenze artistiche e tecniche portavano alla creazione e al restauro di oggetti unici. Questo riguarda ancora oggi gli strumenti musicali, che sono delicatissimi “attrezzi” per raffinati professionisti, ma nel nostro caso anche necessari supporti per i piccoli che si affacciano alla pratica musicale. Le due tipologie di utenti hanno senz’altro esigenze diverse…come vi rapportate ai bambini dei Nuclei?
S. Sono molto rare in Italia le botteghe di liuteria che non disdegnano di prendersi cura degli strumenti “da studio”, in parte perché “poco remunerativo”, oppure perché considerato degradante. Noi abbiamo scelto di occuparci anche di studenti e di farlo nella maniera migliore possibile, sviluppando un’attenzione particolare alle esigenze molto diverse delle varie categorie di musicisti. Ne abbiamo ricavato soddisfazioni e riconoscimento anche, e forse soprattutto, da parte degli insegnanti. Tutto sommato, posso dire che occuparsi di strumenti umili rappresenta comunque un arricchimento professionale.
O. Il mondo degli strumenti a fiato in larga parte non è più quello delle botteghe artigiane. L’insorgere di fabbriche, soprattutto cinesi, che producono strumenti a basso costo, ha reso impossibile la sopravvivenza di ditte che possano far loro concorrenza negli strumenti da studio. Il lavoro artigianale è così riservato ai prodotti di fascia alta, o al servizio di assistenza e riparazione, che però ha costi tali da rendere difficile la riparazione degli strumenti da studio.
Questa situazione ha messo in crisi il nostro settore e ci ha costretto a sviluppare un certo grado di elasticità per cercare di fornire un’assistenza di livello professionale in un mercato nuovo, e con problemi nuovi; tuttavia, tutto questo può essere visto anche come un’opportunità, perché oggi avvicinare un ragazzo alla musica costa molto meno di trent’anni fa, ed è proprio questa opportunità che va colta al volo. Inoltre, si sta sviluppando tutto un settore di nuovi strumenti per riuscire ad avviare agli strumenti a fiato anche bambini molto piccoli.
In buona sostanza, per i bambini è necessario scegliere strumenti economici, ma sufficientemente robusti e facili da suonare, e soprattutto fornire costantemente un’assistenza adeguata.

Federica Cucignatto Davide Dalpiaz e Giorgio Marino sono pronti alla partenza, alla volta di Salisburgo e Würzburg: i tre neolaureati fiesolani parteciperanno al progetto Bella Musica, patrocinato da Studium Faesulanum in collaborazione con Mozarteum, Scuola di Musica di Greve in Chianti e ISSM “Rinaldo Franci” di Siena. Una volta a Salisburgo, si uniranno ai giovani strumentisti austriaci per formare un gruppo orchestrale, che sarà protagonista di alcuni concerti, sotto la direzione del violinista Luca Rinaldi.

I quattro archi si sono fatti onore a Nuova Gorica, classificandosi al primo posto nella sezione cameristica del Concorso Internazionale Svirèl. Un’affermazione importante per il gruppo, che si è costituito nel 2011 e frequenta presso la Scuola il Corso di Perfezionamento dell’Accademia Europea del Quartetto, con Miguel Da Silva, Andrea Nannoni e Antonello Farulli. Il quartetto usufruisce, per gentile concessione della Scuola, degli strumenti di Arnaldo Morano (1970) e della celebre viola Sderci appartenuta a Piero Farulli.

C’è ancora tempo fino al 31 marzo, per rispondere con una donazione all’appello dell’Avvocato Paolo Fresco, Presidente della Fondazione, che offrirà a titolo personale una somma pari all’ammontare dei contributi ricevuti, fino a concorrenza di 20.000€ totali.
Grazie ai nostri sostenitori e al nostro Presidente, la Scuola potrà portare avanti i progetti formativi gratuiti dedicati ai più piccoli come: i nuclei orchestrali infantili delle Piagge e di Sorgane e il progetto CoroInsieme, che introduce alla musica vocale più di 400 alunni delle scuole primarie di Fiesole. Le donazioni contribuiranno inoltre a sostenere le spese per lo studio dei giovani musicisti più meritevoli ma in difficoltà economiche, con l’assegnazione di borse di studio.
Fino al 31 marzo la tua donazione vale doppio. Grazie.


DONA SUBITO


Un’altra risposta positiva alle richieste di sostegno per le attività fiesolane: la Scuola ha ricevuto una donazione da parte di Giulia Lucchesi, un’insegnante fiorentina attiva anche presso la Fondazione Internazionale Verso l’Etica, dedita alla ricerca e la diffusione di strumenti educativi che permettano di vivere l’etica come dimensione naturale dell’esistenza. Ecco cosa ci ha scritto la signora Lucchesi, in risposta alla lettera di ringraziamento che la Scuola le ha indirizzato:

Sono un'insegnante e non sono un'esperta di musica, ma per interessi di studio e di ricerca sto sempre più spesso leggendo articoli sull'importanza della musica nella strutturazione del cervello e nel potenziamento delle sue connessioni in entrambi gli emisferi. Credo fermamente anche nel suo valore socializzante e vi ringrazio per ciò che fate gratuitamente nelle scuole dei quartieri 'difficili' della nostra città.
Quando mio figlio andava alla scuola primaria proposi di proseguire un piccolo corso di musica che rischiava di concludersi perché il Comune non lo finanziava più, con un autofinanziamento (si trattava di una modica cifra) e proposi anche di accollarci le quote delle famiglie più in difficoltà. Le maestre si opposero perché non volevano l'ingerenza delle famiglie nella scuola che, essendo pubblica, avrebbe dovuto garantire il servizio gratuitamente. Il laboratorio non proseguì con l'unico risultato che i bambini persero un'ottima occasione di continuare un percorso appena intrapreso con un maestro specializzato!
Quindi, sono io che ringrazio voi per ciò che fate. Mi auguro che possiate proseguire con serenità nella vostra missione.
Cordialmente
Giulia Lucchesi


La Fondazione Giovanni Michelucci – in collaborazione con il Comune di Fiesole, l’Associazione Fiesole Futura ed il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze – ha organizzato un ciclo di incontri, volto a ricostruire le trasformazioni del territorio di Fiesole dal secondo dopoguerra e a valutarne gli effetti e i risultati.
La prima parte di questo ciclo si è svolta tra gennaio e febbraio 2015, mentre tra gli appuntamenti di quest’anno segnaliamo in particolare la data del 15 aprile (ore 17, Sala di lettura degli Archivi storici dell’Unione Europea, Villa Salviati), in cui si parlerà di Università e istituzioni culturali sulle colline tra Fiesole e Firenze.

PROGRAMMA COMPLETO

8 aprile 2016, ore 17.00 – Sala Consiglio Comunale, Fiesole
Gli spazi produttivi e il territorio degli abitanti
con Stefano Ricci, Michele Casalini e Benedetto Di Cristina
coordina Corrado Marcetti, direttore della Fondazione Michelucci

15 aprile 2016, ore 17.00 – Sala di lettura degli Archivi storici dell’Unione Europea, Villa Salviati
Università e istituzioni culturali sulle colline tra Fiesole e Firenze
con Dieter Schlenker, Antonello Farulli e Giancarlo Paba
coordina Raimondo Innocenti, Università di Firenze

22 aprile 2016, ore 17.00 – Sala Consiglio Comunale, Fiesole
Piani, progetti e trasformazioni del centro di Fiesole
con Chiara Agnoletti, Gianfranco Gorelli Luca Nespolo e Lorenzo Venturini
coordina Iacopo Zetti, assessore al Territorio del Comune di Fiesole

 

Da molti anni la Fondazione William Walton – Giardini La Mortella di Ischia è tra i sostenitori delle attività della Scuola, con l’offerta di una borsa di studio annuale per un ensemble di giovani musicisti meritevoli, che sono invitati a tenere concerti presso l’incantevole sede ischitana. Abbiamo rivolto alcune domande alla Presidente Alessandra Vinciguerra.

La collaborazione fra la Fondazione Walton e la Scuola di Musica di Fiesole ha inizio a metà degli anni '90, grazie alla volontà dei fondatori delle due istituzioni di combinare gli sforzi, per offrire ai migliori talenti della Scuola prestigiose occasioni di performance presso i Giardini la Mortella. Come si è sviluppata da allora? C'è qualche incontro che si è impresso più fortemente nella vostra memoria? Per i nostri ragazzi si è trattato ogni volta di una meravigliosa scoperta e di un'esperienza indimenticabile...
Negli anni abbiamo messo a punto una collaborazione direi molto efficace, basata su una stima reciproca e sulla comune voglia di offrire ai giovani musicisti una esperienza importante. Le nostre direttrici artistiche, Lina Tufano per la musica da camera e Caroline Howard per il Teatro Greco, hanno creato un canale diretto di comunicazione con la Scuola, per cui ormai l’organizzazione procede con grande facilità. Tra gli episodi che ricordo con più commozione, il concerto offerto durante la visita del Principe di Galles nel 2002, per l’anniversario della nascita di William Walton, con due giovanissimi musicisti che oggi sono diventati figure di prima grandezza nella Scuola: Lorenza Borrani e Matteo Fossi. Lady Walton era fiera di poter offrire a Sua Altezza Reale una performance così ispirata, e gli spiegò per filo e per segno cos’era la Scuola di Fiesole e come mai lei e quel caro ragazzo (chiamava così il Maestro Farulli) avessero deciso di lavorare insieme…
Ma i ricordi sono davvero tanti: mi è particolarmente cara l’immagine di Lady Walton che applaude l’Orchestra dei Ragazzi, che inaugurarono la Stagione 2007 al Teatro Greco. La signora era particolarmente ammirata per i loro bei gilet rossi, e ritrovò con piacere il Maestro Rosadini cui voleva molto bene, avendolo conosciuto quando era ancora un ragazzo. Un altro momento indimenticabile è stato l’arrivo dell’OGI al completo, nel luglio 2014, con una serata strepitosa, calda, piena di stelle, ed una performance davvero magica! Che contrasto con il primo sopralluogo invernale degli addetti in missione esplorativa, durante una giornata di tempesta e bufera, e con un mare così mosso che pensammo che non saremmo mai riusciti a raggiungere l’isola! Per organizzare quell’evento lavorammo per mesi, ma la soddisfazione è stata davvero enorme.


La Fondazione Walton costituisce per la Scuola un importante punto di riferimento per la continuità del contributo, che è rappresentato da una borsa di studio annuale, destinata a giovani musicisti fiesolani. Iniziative simili sono promosse dalla Fondazione anche fuori dall'Italia, in collaborazione con altre istituzioni formative?
Per molti anni insieme al William Walton Trust, nostra fondazione gemella inglese, e al Royal Welsh College of Music and Drama, abbiamo messo in palio una borsa di studio per gli studenti di quel college. Al momento però il contributo è stato sospeso perché il College si è dimostrato di recente poco recettivo, e stiamo valutando se riprenderlo.

Non solo il sostegno economico per alcuni dei migliori allievi della Scuola, ma anche la donazione della William Walton Edition, opera omnia del famoso compositore inglese... un dono prezioso, che permette agli allievi della Scuola di avere a disposizione l'intero corpus delle opere di Walton. Immaginiamo che l'impresa abbia richiesto una gran mole di lavoro; in che modo avete proceduto per la realizzazione dei 24 volumi?
Questo è stato uno dei progetti più importanti per Lady Walton, la cui gestazione ha richiesto molti anni. La Signora iniziò le trattative con la Oxford University Press (che era l’editore di Walton) poco dopo la morte del maestro, per avviare il grande lavoro di ricerca e di analisi necessario per pubblicare tutta l’opera di Walton, un progetto che allora sembrava sin troppo ambizioso. Finalmente si giunse ad un accordo e fu scelto come Editor a capo del progetto il musicologo e direttore d'orchestra David Lloyd-Jones, già direttore musicale di Opera North, che negli anni ha coordinato il lavoro di dozzine di musicologi ed esperti, che egli selezionava e sottoponeva a Lady Walton; ad ognuno di essi è stato affidata la cura di un volume.
Il primo volume della William Walton Edition è apparso nel 1998 l'ultimo - il n. 24 della serie - è stato stampato a marzo del 2013. Ogni spartito è stato analizzato, corretto, confrontato con il manoscritto originale del compositore, con le precedenti edizioni, con le incisioni ed ogni altro materiale pertinente. Ricordo innumerevoli volte in cui gli autori chiamavano o scrivevano perché avevano bisogno di consultare un manoscritto… spesso venivano ad Ischia e passavano intere giornate in archivio, ma a volte non potevano viaggiare e allora dovevamo far arrivare loro una copia. All’inizio si lavorava ancora con le fotocopie, che poi venivano spedite per posta; a volte per velocizzare le cose Lady Walton portava con sé i manoscritti quando andava a Londra. In anni recenti siamo passati allo scanner ed alle email, ed è stato infinitamente più veloce. Siamo molto felici all’idea che la Walton Edition sia a disposizione degli studenti della Scuola, e spero tanto che qualcuno si appassioni della musica di Walton e la faccia entrare nel proprio repertorio!

La magia dei Giardini La Mortella è il frutto di una passione davvero speciale per la bellezza della natura, ma anche la cura nella realizzazione delle iniziative musicali parla della vostra dedizione all'arte, ed alla musica in particolare. Come riuscite a fare tutto questo, nel nostro difficile Paese?
E’ una lotta costante ed infinita, che si conduce su più fronti: da una parte ci sono le difficoltà economiche, la burocrazia, le autorità e la pubblica amministrazione spesso distanti e poco interessate; dall’altra c’è la nostra passione, una motivazione profonda, la gratitudine che sentiamo nei confronti di Lady Walton che ci ha lasciato questo posto magico e questa missione, ed il supporto della gente che ama La Mortella e crede in quello che facciamo. Cerchiamo di lavorare per superare le diffidenze, e di creare rapporti e collaborazioni con chiunque sia disposto a lavorare con noi, da prestigiose istituzioni musicali, come la Scuola di Fiesole, ad enti Universitari ed Orti Botanici. Negli anni abbiamo rinforzato la nostra presenza anche a livello locale, coinvolgendo le scolaresche e di recente avviando una sinergia con il Museo archeologico di Villa Arbusto.
E vi garantisco, il sorriso che vediamo brillare negli occhi dei vostri ragazzi quando arrivano, l’applauso che ricevono dal pubblico, la consapevolezza di lavorare insieme per qualcosa di nobile e bello, è una gratificazione sufficiente a farci andare avanti!

Al circolo virtuoso delle donazioni si aggiunge l’iniziativa di Vittorio Minucci del Rosso Arrighetti, che pochi giorni fa ha scelto di onorare la memoria della moglie Flora Barbieri con l’offerta di una borsa di studio alla Scuola.

In una precedente newsletter si è dato conto del recente passaggio di consegne al vertice dell’Associazione Amici della Scuola, il cui consiglio direttivo ha eletto il nuovo presidente: dopo tre anni di intenso impegno, Sigfrido Fenyes ha lasciato l’incarico a Stefano Dalpiaz, avvocato ed appassionato musicofilo.

Congratulazioni per il nuovo incarico! L'Associazione Amici della Scuola rappresenta da sempre un valido sostegno alle attività della Fondazione; in che modo pensa di impostare il suo mandato?
Grazie! Il mio mandato di presidente dell’Associazione Amici della Scuola di Musica di Fiesole è in assoluta continuità con quello del mio predecessore, Sigfrido Fenyes. È stato lui, del resto, a suggerire l’avvicendamento, nel tentativo di coinvolgere maggiormente i genitori degli allievi della Scuola nella vita associativa. Sono persone che, per il loro amore per la musica, per la loro vicinanza alla Scuola ed agli insegnanti e per la conoscenza diretta delle dinamiche di studio che coinvolgono giornalmente ed in modo importante i loro figli, possono certamente dare un grande contributo all’Associazione.
Quanto al sostegno che l’Associazione offre, nel suo piccolo, alla Scuola, non posso che ricordare l’esortazione di Sigfrido all’ultima assemblea: “più siamo, più possiamo aiutare”. Proseguirà, non appena possibile, il ciclo di conferenze-concerto “Grandi donne della musica” e l’organizzazione di concerti con gli allievi vincitori delle borse di studio messe a disposizione dall’Associazione.

L'assidua frequentazione dei vostri tre figli alle attività formative fiesolane ha senz'altro reso possibile una conoscenza dei meccanismi della Scuola particolarmente approfondita e prolungata nel tempo...come pensa che questo possa contribuire ad indirizzare le attività del nuovo incarico?
Più che dalla conoscenza di alcune procedure, credo che le attività dell’Associazione possano essere indirizzate dai rapporti – di confronto e collaborazione - con le persone che vivono la Scuola ogni giorno: insegnanti, direzione e amministrazione, allievi e famiglie. Sarebbe bello riuscire a far interagire in modo più articolato queste tre realtà inscindibili, magari creando occasioni specifiche di incontro, con la musica come elemento di unione.

C'è una tradizione familiare che vi ha suggerito di proporre gli studi musicali ai vostri ragazzi? Come avete scelto la Scuola?
Non c’è una vera e propria tradizione familiare che possa aver influenzato le nostre scelte, anche se mia moglie Laura ha studiato pianoforte. Amiamo la musica: in casa o in auto le note ci accompagnano quasi senza interruzione. Offrire ai nostri figli la possibilità di imparare a suonare uno strumento è stato del tutto naturale. Alla Scuola siamo arrivati attratti dal progetto del Maestro Farulli e delle persone che quel progetto hanno condiviso e condividono ancora oggi e dal fatto che anche bambini molto piccoli, giocando, sono messi ben presto in condizione non solo di suonare, ma anche di farlo con e per gli altri: “la musica è un bene da restituire”, non sono solo parole. L’esperienza è poi proseguita e prosegue felicemente, grazie anche ai tanti straordinari compagni di avventura incontrati alla Scuola.

Il Quartetto Lyskamm, uno dei più interessanti complessi emersi negli ultimi anni tra quanti hanno preso parte all’Accademia Europea del Quartetto - e già vincitore presso la Scuola del Premio Rimbotti 2014 - è oggetto di un’attenzione speciale da parte del Borletti Buitoni Trust. Impegnato dal 2003 nel sostegno ai giovani musicisti di tutto il mondo, il BBT ha assegnato al Quartetto Lyskamm la borsa di studio 2016 in memoria di Claudio Abbado, premio speciale per la musica da camera.

Trasferta veneziana -con la soprano Cinzia Borsotti- per il DMC Ensemble che ha portato domenica scorsa al 7° Carnevale Internazionale dei Ragazzi la musica dei giovani compositori della classe di Andrea Portera, su invito della Biennale. Il progetto, dal titolo Giro Girotondo… canta il mondo, aveva avuto un’anteprima il 30 gennaio, con musiche della tradizione popolare accostate a nuove composizioni di Elvira Muratore e Salvatore Frega. Nel concerto di domenica 7, in cui il DMC Ensemble è stato diretto da Andrea Vitello, si sono ascoltate le nuove musiche composte per l’occasione da Matteo Zetti, Andrea Benedetti, Jacopo Aliboni, Neri Monici, Riccardo Perugini, Federico Torri e Roberto Prezioso.

Passaggio di consegne al vertice dell’Associazione Amici della Scuola, il cui consiglio direttivo ha eletto poche settimane fa il nuovo presidente: dopo tre anni di intenso impegno, che ha portato ad un notevole incremento nel numero dei membri dell’Associazione, Sigfrido Fenyes lascia l’incarico a Stefano Dalpiaz, avvocato ed appassionato musicofilo. Il nuovo presidente può contare su una conoscenza dell’attività fiesolana e delle necessità dell’istituzione particolarmente approfondita, poiché da molti anni frequenta la Scuola in qualità di genitore, con tre figli impegnati nel percorso di formazione musicale. Molti auguri per il nuovo incarico!

Da un gruppo di amici che da anni segue l’esperienza della Scuola ci giunge l’apprezzamento per l’attività di educazione musicale gratuita presso le Piagge e Sorgane. “Voi portate le periferie al cuore della città e attraverso la musica date a bambini che ne sarebbero esclusi le chiavi di accesso alla cittadinanza”, ci ha scritto Maria Rosaria Bortolone, che si sta facendo promotrice di varie iniziative di sostegno all’attività fiesolana. Una di queste è rappresentata da una donazione personale, in  memoria dell’amico Michele Tedesco, scomparso l’anno scorso dopo una vita d’impegno tra musica e filosofia. Poiché giunge nel primo trimestre 2016, il contributo sarà raddoppiato dalla donazione di Paolo Fresco, presidente della Fondazione Scuola di Musica di Fiesole.

La matinée dedicata nel novembre scorso al nucleo orchestrale delle Piagge (e alla presentazione dell’analogo progetto per Sorgane) aveva suscitato l’entusiasmo di Tomaso Montanari e di Maria Cristina Carratù (che ne avevano scritto sull’edizione fiorentina di Repubblica: articolo Montanari articolo Carratù); Domitilla Marchi, profondamente colpita, si è rapidamente messa in contatto con la Scuola, offrendo un generoso contributo alle attività di educazione musicale dei nuclei fiorentini. Le abbiamo chiesto quali motivazioni l’abbiano indotta ad impegnarsi in prima persona.

Com’è nata la sua passione per la musica?
Da persona senza alcun talento musicale ho la più grande ammirazione per i musicisti, per chi riesce a comunicare così tante emozioni suonando uno strumento. È una fascinazione per l’impossibile (parlando di me). La musica è un meraviglioso linguaggio universale, capace come nessun altro di smuovere l’anima e di sollevarla al di sopra dell’esistenza materiale. È  una potenza assoluta, un mondo di cui posso far parte solo da spettatrice, ma che mi coinvolge profondamente.

Da quanto tempo conosce e segue le attività della Scuola di Musica di Fiesole?
Da fiorentina conosco la Scuola di Musica di Fiesole fin da quando ero piccola. Ho avuto familiari, amici (e oggi figli di amici) che l’hanno frequentata e la frequentano. Da sempre ho sentito parlare della vulcanica personalità di Farulli e ogni tanto mi è capitato di dare una sbirciata al mondo incantato di villa La Torraccia. So che generazioni di bambini qui hanno scoperto la musica, tanti sono diventati anche dei virtuosi, ma credo che soprattutto a tutti sia stata data la possibilità di suonare insieme, che è poi il vero scopo di questo linguaggio.

Perché ha deciso di sostenere il nucleo orchestrale delle Piagge?
Tutto è nato alcuni anni fa, quando ho sentito parlare dell’incredibile “Sistema” venezuelano creato dall’economista e musicista Abreu. Questo progetto, finanziato in larghissima parte dallo stato, coinvolge centinaia di migliaia di bambini svantaggiati, portando nelle loro vite difficili una risorsa rivoluzionaria come la musica. A questi ragazzi provenienti dai barrios più violenti di Caracas (e dalle province più povere del Venezuela) è stata data la straordinaria possibilità di imparare a suonare uno strumento, in modo del tutto gratuito, di suonare insieme ai propri compagni e in moltissimi casi di diventare dei veri musicisti. Portarli alla musica ha significato toglierli dalla strada, dalla violenza, dalla droga e dar loro uno strumento formidabile di riscatto sociale. Sono rimasta totalmente affascinata da questa visione rivoluzionaria di Abreu e mi sono chiesta se, tenuto conto delle differenze culturali, potesse essere esportato. Poi qualche tempo fa ho letto del progetto delle Piagge, ispirato ai “nuclei” (così si chiamano le scuole di base del Sistema) venezuelani e ho trovato che fosse una fantastica opportunità: portare la musica nelle periferie di Firenze, dare ai bambini che vivono in una situazione tutt’altro che semplice la possibilità di esprimersi attraverso la musica. Di suonare insieme. Immagino che delle persone che suonano insieme imparino a convivere, a rispettarsi e a stringere dei legami che vanno oltre la musica e che hanno una ricaduta sociale enorme.

Pensa di dare continuità al suo progetto?
Purtroppo lo Stato italiano non ha la lungimiranza di sostenere l’insegnamento della musica a livello di base come ha fatto il Venezuela. Forse ci vuole un pizzico di follia - che ai nostri politici manca - nel vedere le immense ricadute di un progetto come quello del “Sistema”. Leggendo dell’impegno della Scuola di Musica di Fiesole nel creare dei nuclei musicali nelle periferie svantaggiate di Firenze (il primo alle Piagge, poi a Sorgane, in futuro in altri quartieri) mi sono detta che c’era un assoluto bisogno di sostenere questo tentativo, di non lasciarlo deperire in mezzo alla mancanza di fondi pubblici. Comprare gli strumenti di cui hanno bisogno i bambini, pagare gli insegnanti, la loro formazione professionale per affrontare un percorso in qualche modo diverso da quello canonico, offrire la possibilità di creare piccole orchestre diffuse in cui i ragazzi si trovino a suonare dopo la scuola, tutto questo mi pare un’incredibile opportunità per compiere dei passi verso un cambiamento possibile.

Il giovane violinista Davide Dalpiaz è stato tra i primi allievi fiesolani del Triennio ad approfittare del progetto Erasmus+, trasferendosi per qualche mese in Germania per seguire le lezioni presso la Hochschule für Musik di Detmold.

Da quanto tempo frequenti la Scuola di Musica di Fiesole?
Ho iniziato a studiare con Eva Szabó all'età di sette, forse otto anni. Parliamo dunque del 2002-2003...

Cosa rappresenta per te la musica?
La musica per me significa moltissimo. La ritengo molto probabilmente l'unica arte capace di parlare direttamente alla nostra anima e in grado di trasmetterci un flusso di sentimenti che si trasforma in continuazione e che riesce a evocarci le più svariate immagini, sensazioni, emozioni.

Perché hai deciso di fare un'esperienza all'estero nell'ambito del Progetto Eramsus+?
Ho ritenuto opportuno provare questa esperienza in quanto ero estremamente desideroso di ampliare le mie conoscenze strumentali in una Hochschule tedesca. L'obiettivo principale che mi ha spinto ad effettuare questo Erasmus è stata proprio l'occasione di poter migliorare la mia tecnica violinistica con un'insegnante estremamente valida. In secondo luogo speravo di potermi confrontare con un ambiente diverso da quello italiano, che già da tempo desideravo conoscere più da vicino. Devo dire che finora sono estremamente soddisfatto della mia scelta.

Cosa porteresti della Hochschule für Musik Detmold a Fiesole?
Sicuramente le strutture! L'intero complesso dell'Hoschschule è stato realizzato affinché ogni attività potesse avere il suo determinato spazio. Ad esempio esiste un intero edificio dedicato solo alla sezione burocratico-amministrativa, in cui si collocano tutti i vari uffici; le strutture in cui è possibile studiare ed effettuare le lezioni si trovano in un parco poco distante dalla prima sezione; insomma, tutto è stato progettato per potere offrire più servizi ad alti livelli.

…e cosa di Fiesole in Germania?
Purtroppo non ho ancora abbastanza esperienza per poter parlare dell'intera Germania; tuttavia posso dire quello che porterei a Detmold: sicuramente la concezione della musica da camera e l'atmosfera che è possibile respirare alla Scuola. Per quanto riguarda la prima, mi sono reso conto di come, qui a Detmold, non abbia la rilevanza che ha invece a Fiesole. Durante il semestre vengono a crearsi molti gruppi occasionali di musica da camera, destinati però a sciogliersi il semestre seguente o quello ancora dopo. Manca un po' la volontà di creare un gruppo che possa andare avanti a livello professionale, nonostante l'Hochschule di Detmold sia specializzata nel formare gli strumentisti più come individui che non come cameristi. E sicuramente porterei con me un po' dappertutto l'atmosfera positiva che è possibile respirare non appena si entra a Fiesole; non so spiegarmi il perché, ma è possibile percepire un ambiente estremamente favorevole, che aiuta i ragazzi a studiare e ad impegnarsi per progredire insieme.

La musica, nella sua prima e più naturale forma di espressione vocale, entra nelle scuole dell’infanzia e primarie di Fiesole con un progetto a cura della Scuola. Cantare insieme significa sviluppare le basi della sensibilità musicale e gli aspetti relazionali che sono alla base della pratica vocale: le attività di CoroInsieme avranno lo scopo di implementare le competenze di tutti i soggetti coinvolti, sia discenti sia docenti. Il progetto, gratuito per i piccoli alunni grazie al sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, forma cori “in rete”, che possono svolgere attività autonome ma anche unirsi per occasioni collettive, come avverrà nel concerto finale previsto all’interno della Festa della Musica 2016.

Sostieni il progetto CoroInsieme

I giovani archi del Quartetto Hyde hanno partecipato ai festeggiamenti per la riapertura del Teatro Niccolini, acquistato e restaurato dall’imprenditore Mauro Pagliai dopo decenni di chiusura: una grande festa cittadina, per la riconquista di uno dei più antichi spazi culturali e sociali di Firenze (con il nome di Teatro del Cocomero era stato aperto nel 1658!). Protagonista della serata inaugurale, lo scorso 8 gennaio, il geniale attore Paolo Poli, che al Niccolini ha trionfato per anni con i suoi spettacoli colti e dissacranti.
L’intervento del Quartetto Hyde ha porto l’augurio musicale della Scuola alla nuova vita della storica sala, con due movimenti dal Quartetto n. 78 in si bemolle maggiore, op. 76 n. 4, Hob.III:78, detto L'aurora.

Sei club dell’area fiesolana e fiorentina si mobilitano a sostegno dei giovani musicisti: l’entusiasmo suscitato lo scorso novembre dalla serata promossa dai Lions presso l’Auditorium della Banca CR Firenze con l’Orchestra dei Ragazzi ha originato il desiderio di incrementare -con i fondi raccolti durante il concerto- l’offerta di borse di studio che già i club avevano deciso di destinare alla Scuola. Ne saranno avvantaggiati due promettenti gruppi dei Corsi di Perfezionamento, il Quartetto Taag ed il Quartetto Afrodite, mentre una parte sarà messa in palio per i Corsi di Base durante l’annuale concorso che si tiene presso la Scuola.

La Scuola incrementa l’orario di apertura serale, per accogliere gli allievi che ne hanno fatto richiesta, presentando alla direzione il Progetto Cupiditas. Abbiamo chiesto ad alcuni di loro di spiegarci di cosa si tratta.

Innanzitutto, come avete scelto il nome per il vostro progetto?
Il nome è stato scelto non a caso per sottolineare l'origine prima di questo progetto: ovvero una volontà, un desiderio, come da significato della parola latina cupiditas, di suonare tra giovani attraverso la massima espressione della musica d'insieme, ovvero un organico orchestrale.

In che modo pensate di organizzare le serate presso l’Auditorium Latini?
Ci riuniamo per approfondire lo studio e la riflessione su alcune partiture, che riteniamo particolarmente interessanti da un punto di vista tecnico e formativo. Si tratta di brani che abbiamo voglia di studiare insieme e che forse non avremmo la possibilità di suonare durante il nostro percorso accademico. Abbiamo cercato partiture che coprano tutti gli aspetti basilari dell'orchestra: Prima Sinfonia di Beethoven (virtuosismo degli archi e intonazione dei fiati), ouverture di opere quali Il Barbiere di Siviglia e L'Italiana in Algeri di Rossini e Fidelio di Beethoven (ritmo e passi "a solo" dei fiati). Ringraziamo la Scuola per averci concesso l'utilizzo dell'Auditorium Latini. I nostri incontri hanno una cadenza prevalentemente settimanale con orario serale, in modo da non intralciare in alcun modo le attività della scuola.

Si tratterà di occasioni d’incontro per un gruppo ristretto di giovani musicisti, oppure vorreste coinvolgere molti tra gli allievi della Scuola? …magari anche dei docenti?
Naturalmente il progetto nasce come autonomo ed indipendente, basato sull'idea di noi ragazzi; è aperto a tutti coloro che dispongano di buona volontà, correttezza professionale, e di un buon livello strumentale, fino a completamento dell'organico orchestrale. Al momento l'organico consta di una quarantina di ragazzi. Non è previsto nell'idea originaria il coinvolgimento dei docenti, in quanto si privilegiano l'autonomia e la flessibilità dei ragazzi, che prendono parte al progetto volontariamente.

Pietro Mazzetti, Iacopo Carosella

DONA ALLA SCUOLA DI MUSICA DI FIESOLE ENTRO MARZO 2016

Le tue donazioni valgono doppio


Dal 1 gennaio e fino al 31 marzo 2016, il tuo sostegno sarà ancora più prezioso perché l’avvocato Paolo Fresco, Presidente della Fondazione Scuola di Musica di Fiesole Onlus, ha deciso di chiamare a raccolta i potenziali sostenitori dell’istituzione, lanciando una personale e nobile iniziativa: ogni contributo donato alla Scuola nel primo trimestre 2016 sarà da lui raddoppiato (fino ad un massimo di 20.000€).
I fondi raccolti andranno a sostenere i progetti che la Scuola promuove gratuitamente, quali i nuclei orchestrali delle Piagge e di Sorgane, oltre a CoroInsieme, la nuova iniziativa che coinvolge più di 400 alunni delle scuole dell’infanzia e primarie del comprensorio fiesolano e a finanziare borse di studio dedicate a ragazze e ragazzi meritevoli ma con scarse disponibilità economiche.

Un’occasione unica che ci permetterà di continuare a portare la musica a tutti e realizzare le tante attività della Scuola.


DONA SUBITO

La Nazione 3 gennaio 2016
La Nazione 9 gennaio 2016

Il neodirettore del Conservatorio Cherubini di Firenze è stato ospite -tra i più graditi- del Concerto di Capodanno presso l’Opera, lo scorso 1° gennaio.
In un’intervista rilasciata all’edizione fiorentina di Repubblica pochi giorni prima, il Maestro Paolo Zampini -da poche settimane a capo del conservatorio toscano- dichiarava giunto il momento di cercare un terreno di collaborazione tra le due istituzioni, dotate entrambe di un forte appeal presso i giovani musicisti, sia fiorentini sia provenienti da vari paesi del mondo.
Già da tempo la Scuola aveva manifestato analoghe convinzioni, così il Sovrintendente della Scuola Lorenzo Cinatti ha risposto prontamente alla sollecitazione, invitando Zampini al festoso ed affollato concerto che ha inaugurato l’attività della Scuola per il 2016.

È in fase di completamento la catalogazione del Fondo Novecento, conservato presso la biblioteca della Scuola di Musica di Fiesole. Si tratta di un’importante collezione di musiche di compositori italiani e stranieri del secolo scorso: il nucleo centrale è costituito da oltre 600 partiture donate da Casa Ricordi nel 2008; a queste si sono aggiunte musiche acquistate per i corsi della Scuola, in particolare quelli di musica cameristica moderna e contemporanea, tenuti da Renato Rivolta con l’Orchestra Giovanile Italiana, e le produzioni della classe di composizione di Andrea Portera.
Proprio i giovani autori e gli strumentisti interessati al repertorio del secondo ‘900 potranno trovare nel Fondo Novecento rare musiche da studiare ed eseguire: si tratta spesso di copie non facili da reperire, che mostrano l’evoluzione della scrittura musicale nel corso del XX secolo. Si va infatti dai più “classici” Benjamin Britten, Alberto Ginastera, Leonard Berstein, Irving Fine, Hans Werner Henze o Iannis Xenakis, fino ai compositori più vicini a noi come Wolfgang Rihm, Peter Maxwell Davies, Michael Berkeley, Vinko Globokar, Sofia Gubaidulina, Oliver Knussen, Barbara Kolb, Michael Torke e molti altri. Nutrita anche la presenza dei compositori italiani, sia quelli che ormai sono considerati a tutti gli effetti “classici” della produzione novecentesca (tra gli altri Malipiero, Menotti, Scelsi e Donatoni) sia i più giovani, attivi anche nel nuovo secolo, tra cui Manzoni, Soccio, Vacchi, Argento, Lombardi, Francesconi, Corghi.

Per vedere quali titoli sono presenti, è sufficiente effettuare una ricerca per Campi sul catalogo on-line della biblioteca, e selezionare Novecento nell’elenco dei Fondi che si trova in basso a destra della pagina web. Le partiture possono essere prese in prestito per una settimana, iscrivendosi ai servizi della biblioteca.
Per orari e informazioni visitare la pagina http://www.scuolamusicafiesole.it/it/info/biblioteca.

La nostra docente Luana Gentile accosta all’ampia attività vocale un’approfondita formazione nell’ambito della Teoria dell’Apprendimento Musicale formulata da Edwin E. Gordon; le abbiamo chiesto qualche informazione circa il suo corso MusicaMi, che accoglie a Fiesole i bambini fin dalla primissima infanzia.

A quale età si può cominciare a frequentare il corso MusicaMi?
Per quanto possa sembrare strano, è consigliabile iniziare a frequentare il corso sin dai primi mesi di vita, momento in cui i bambini incominciano a tracciare la loro storia e costruire il loro bagaglio di esperienze, che determineranno lo sviluppo di alcune capacità piuttosto che altre, contribuendo a farli divenire dunque individui con determinate caratteristiche. Nei primi anni di vita ogni giorno è una conquista. Dall’essere dei fagottini all’apparenza inermi in braccio a mamma e papà, imparano a stare seduti, a gattonare, a mangiare, a stare in piedi, a camminare, a parlare, a esprimersi, a comunicare con il mondo circostante, a sviluppare le capacità ludiche, affinando ogni giorno le loro facoltà cognitive. Chiaramente non sono consapevoli di tale processo ed esso si realizza quasi indipendentemente dalla loro volontà. Le lunghe ricerche svolte dal Prof. Gordon portano alla conclusione che anche quello musicale non si differenzia da altri tipi di apprendimento. In un certo senso siamo programmati per imparare ed acquisire il “linguaggio musicale”, in una modalità simile a quella con cui sviluppiamo il linguaggio verbale, attraverso un processo che prevede l’imitazione. Anche la musica infatti, come il linguaggio, ha una sua sintassi ed è manifestazione della necessità di esprimere un sentire interiore. Nei primi mesi di vita il neonato viene considerato dai linguisti “un ascoltatore universale”, giacché è in grado di distinguere i fonemi di tutte le lingue del mondo, e un fonema altro non è che un suono; il consiglio quindi è quello di accostare i bambini alla musica sin dai primi mesi di vita, non sottovalutando neanche l’importanza della familiarizzazione con questo elemento sin dalla gestazione.

Quali obiettivi persegue il corso?
Tra i tanti mi piace indicare i più significativi: valorizzare l’ascolto,  la voce e le sue capacità espressive; costruire un vocabolario musicale fatto di pattern tonali e ritmici con il quale i bambini possano riuscire ad esprimere idee musicali personali attraverso la voce, in totale autonomia, sviluppando contemporaneamente una intonazione accurata ed un buon senso ritmico.  Il percorso inoltre prevede come macro obiettivi il raggiungimento della capacità di coordinare respiro, movimento e voce e la realizzazione dello sviluppo del pensiero musicale. Quest’ultimo inteso come la capacità di sentire e comprendere la musica nella propria mente quando essa non è più fisicamente presente nell’ambiente.

Quali “strumenti” vengono utilizzati per il raggiungimento degli obiettivi?
Molto sinteticamente posso affermare che uno degli strumenti che determinano la realizzazione degli obiettivi è la creazione di una relazione guida-bambino che preveda ascolto reciproco, imitazione e rispecchiamento. Ogni tentativo di interazione da parte del bambino viene accolto e sviluppato in un dialogo sonoro fatto di voce, corpo, movimento ed emozione.

Quanti neonati e bambini stanno frequentando il corso MusicaMi?
Attualmente i bambini che frequentano il corso sono 26, di età compresa tra i 12 mesi ed i 4 anni. Alcuni dei più grandi hanno iniziato tra i 5 e gli 8 mesi, ed è stato bellissimo osservarne l’evoluzione e ascoltare dai racconti dei loro genitori con quanta attenzione e partecipazione vivono l’ascolto della musica anche fuori dal tempo di lezione.

È sempre in funzione lo sportello di ascolto e sostegno psicologico per allievi, famiglie e docenti  tenuto dalla dottoressa Matilde Orsecci, psicologa e musicista. Obiettivo della sua presenza è contribuire ad affrontare e superare le difficoltà che possono emergere durante il percorso formativo.

Lo sportello vuole essere uno spazio specifico a disposizione degli allievi, delle loro famiglie e del corpo docente, a cadenza settimanale, dedicato all’ascolto e alla condivisione di un disagio, per affrontare e superare insieme le difficoltà che possono emergere durante il percorso di studio di uno strumento. La peculiarità della proposta consiste nel fatto che la psicologa metterà a disposizione l’integrazione delle sue competenze di musicista, psicologa clinica e psicoterapeuta in trainig, musicista in corsia presso l’ospedale pediatrico Meyer, nonché la sua esperienza diretta come allieva della Scuola.
L'idea dello sportello nasce dalla richiesta che la Dott.ssa Orsecci ha riscontrato frequentando amici e colleghi musicisti, docenti e famiglie che trascorrono gran parte del tempo alla Scuola di Musica di Fiesole. Le è capitato più di una volta infatti che genitori di allievi della Scuola le chiedessero consiglio, in via informale, circa la poca motivazione del figlio a proseguire gli studi, alla difficoltà sperimentata con un certo insegnante, oppure che colleghi musicisti si rivolgessero a lei per superare l’ansia da prestazione per un esame, un'audizione o un concerto, risolvere un dolore fisico di tipo psicosomatico come una tendinte, superare blocchi rispetto alla scelta professionale.

Perchè lo psicologo alla Scuola di Musica?
Lo psicologo è un professionista che si occupa e promuove il benessere e la salute delle persone in tutte le fasi del loro ciclo di vita. Lo psicologo, attraverso i colloqui individuali, accoglie e contiene il disagio portato dagli allievi, sostiene lo sviluppo della loro identità personale e di musicisti, favorendo la motivazione, il miglioramento dell’autostima, la percezione dell’autoefficacia e la capacità di tollerare le fatiche e gli insuccessi.
Lo sportello offre sostegno a quelle situazioni in cui lo studente vive una fase conflittuale con lo studio dello strumento e delle discipline complementari, offre inoltre la possibilità di esplorare la consapevolezza della scelta del proprio percorso formativo ed eventualmente un aiuto per ri-orientarsi nella scelta. Spesso infatti accade che i bambini ed ragazzi vivano un disagio che faticano ad esprimere e che in alcuni casi potrebbe portare all’abbandono dello studio dello strumento musicale.

Lo sportello sarà attivo a cadenza settimanale da venerdì 2 ottobre la mattina dalle 10 alle 14 presso la Scuola di Musica, il pomeriggio dalle 15 alle 18, presso le Lune. i primi due colloqui si terranno gratuitamente previo appuntamento telefonando al 333/9262777 oppure via mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Grazie alla convenzione stipulata tra Regione Toscana, Settore Biblioteche, Archivi e Istituti Culturali e Scuola di Musica di Fiesole Fondazione ONLUS, verrà reso disponibile un servizio di consulenza e supporto alle attività di gestione, riordino e catalogazione della musica notata, manoscritta e a stampa, presente nelle istituzioni culturali, biblioteche e archivi della regione attraverso il Centro di Documentazione Musicale Toscano (CeDoMus Toscana).
Il sito web - www.cedomus.toscana.it - vuole essere un help-desk dove si raccolgono e mettono a disposizione dell'utenza strumenti catalografici e bibliografici prodotti per la gestione del materiale documentario musicale. Attraverso un servizio direference specializzato – attivabile tramite contatto email o la partecipazione al forum – ci si propone di fornire un aiuto concreto agli operatori culturali che si trovano a gestire questo tipo di documentazione.

Eventi

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Alto Adige Festival

Nella splendida cornice del Grand Hotel Dobbiaco, che dal 2010 ospita l’Alto Adige Festival, l’Orchestra Giovanile Italiana sarà protagonista del concerto del prossimo 2 settembre (ore 18). Una serata ad...

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In ricordo di Giuliano Valori

Sabato 2 settembre la Chiesa Evangelica Metodista di Roma (Via Firenze n. 38) accoglie due talentuosi pianisti dei Corsi di Perfezionamento della Scuola nel ciclo di concerti dedicati alla memoria...

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Festival MITO - La Nona dei Ragazzi in p…

Chiara Mogini soprano
Giada Frasconi mezzosoprano
Rim Park tenore
Benjamin Cho basso
Coro Maghini
Claudio Chiavazza maestro del coro
Orchestra Giovanile Italiana
Daniele Rustioni direttore


LUDWIG VAN BEETHOVEN (Bonn 1770...

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Festival MITO - La Nona dei Ragazzi in p…

Chiara Mogini soprano
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Orchestra Giovanile Italiana
Daniele Rustioni direttore


LUDWIG VAN BEETHOVEN (Bonn 1770...

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Weekend in musica – Giulio Cecchi e Fran…

Rassegna concertistica in collaborazione con la Regione Toscana
2 visite ore 10.00 e ore 12.00

Duo chitarristico
Giulio Cecchi chitarra
Francesco Giubasso chitarra

MATTEO BEVILACQUA (1772 – 1849)
Variations sur les...

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Weekend in musica – Sofia Ferrara Salute…

Rassegna concertistica in collaborazione con la Regione Toscana
due visite ore 9.00 e ore 11.00

Sofia Ferrara Salute flauto
Irene Santo violino
Anna Gioria viola
Lavinia Scarpelli violoncello

FRANZ JOSEPH HAYDN (1732...

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Concerti di Musica Insieme

Michael Barenboim violino
Orchestra Giovanile Italiana
Philippe Auguin direttore


RICHARD WAGNER (Lipsia 1813 – Venezia 1883)
Ouverture dai Maestri Cantori di Norimberga

ERICH WOLFGANG KORNGOLD (Brno 1897 – Los Angeles...

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Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Michael Barenboim violino
Orchestra Giovanile Italiana
Philippe Auguin direttore


RICHARD WAGNER (Lipsia 1813 – Venezia 1883)
Ouverture dai Maestri Cantori di Norimberga

ERICH WOLFGANG KORNGOLD (Brno 1897 – Los Angeles...

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Weekend in musica – Quartetto Werther

Rassegna concertistica in collaborazione con la Regione Toscana
due visite orario 9.30 e 10.00 seguite da concerto

Quartetto Werther
Antonino Fiumara pianoforte
Misia Iannoni Sebastianini violino
Martina Santarone viola
Simone Chiominto...

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