La centralissima piazza della Loggia ospita l’Orchestra Giovanile Italiana a Brescia, per il primo concerto del complesso fiesolano dopo il lungo stop dovuto alla pandemia. Grazie all’invito della Fondazione del Teatro Grande di Brescia, sabato 26 luglio alle 21 l’OGI riempirà di musica la piazza, quello stesso luogo che tutti ricordiamo per il sanguinoso attentato del 1974.

A guidare la Giovanile sarà Lorenzo Viotti, che nonostante la giovane età ha già conquistato i massimi luoghi internazionali della musica. Figlio dello scomparso direttore d’orchestra Marcello, Lorenzo Viotti ha vinto nel 2015 il Concorso Nestlé per giovani direttori d’orchestra a Salisburgo, e da allora collabora con le orchestre più prestigiose d’Europa ed i principali teatri lirici. A Brescia conduce l’Orchestra Giovanile Italiana in un programma che accosta la Serenata per orchestra d’archi in do maggiore op. 48 di Čajkovskij alla Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore D.125 di Franz Schubert.
Composta nel 1880 in un momento di crisi profonda, la Serenata è dedicata a Kostantin Karlovic Albrecht, amico personale di Čajkovskij e fondatore, con Nikolaj Rubinstein, del Conservatorio di Mosca. L’autore vi dispiega programmaticamente una ricercata levigatezza formale, ma sotto la superficie il suo animo inquieto e tormentato ribolle, così, dopo l’iniziale Pezzo in forma di Sonatina, il secondo movimento (Valse) ha un andamento sensuale, e l’Elegia centrale trova toni di raccolto intimismo, mentre il Finale esprime tutto il vigore dell’anima russa, grazie a due temi popolari tratti da una raccolta pianistica dello stesso Čajkovskij.
La Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore D. 125 è il frutto di un periodo di grande attività creativa del giovanissimo autore. Schubert aveva infatti solo 17 anni quando la compose, tra dicembre 1814 e marzo 1815. Per un destino comune all’intero catalogo schubertiano, anche la Seconda non fu mai eseguita pubblicamente durante la vita dell’autore, ma questo non impedì a Schubert di dispiegare nella scrittura sinfonica il suo intenso potenziale creativo.
Pur avendo ben presenti i sommi modelli di Mozart e Beethoven, Schubert riesce ad esprimersi da subito con grande originalità, con un’invenzione armonica ricca e sorprendente che incanterà lo sguardo di Brahms. I quattro movimenti ricalcano gli schemi classici, ma la personalità di Schubert emerge nettamente in ogni pagina, dalla libertà del trattamento della forma sonata del primo movimento Allegro vivace, aperto da un Largo introduttivo di ispirazione mozartiana, alle felici variazioni al tema in stile haydniano dell’Andante, fino al delizioso Trio al centro del Minuetto ed al vivace e ipnotico finale (Presto vivace).