Intervista a Fanny Ravier

Sorridente e diafana, Fanny Ravier arriva all’appuntamento per l’intervista un po’ di corsa, avvertendo che, tra prove e lezioni, non ha avuto tempo di “prepararsi”. La rassicuriamo, spiegandole che l’idea è semplicemente quella di aggiungere il suo ai ritratti dei docenti fiesolani, raccogliendo la testimonianza di una giovane insegnante arrivata recentemente alla Scuola; una volta rotto il ghiaccio, la nostra chiacchierata diventa confidenziale ed animata.

Come sei arrivata alla musica?
Molto presto, per gioco. Nessuno della mia famiglia aveva competenze specifiche, ma già a quattro anni avevo iniziato un percorso di propedeutica, e chiesi di poter iniziare a suonare uno strumento. I miei genitori pensarono che il violino potesse essere lo strumento adatto per una bambina piccola, e che mi avrebbe permesso di fare attività di gruppo, cosa alla quale tenevano molto.
Iniziai così a frequentare una scuola di musica a Chambéry, la mia città: si chiamava Les Vivaldistes de Savoie e vi si insegnava la musica in modo estremamente ludico e divertente: nessuna nozione teorica, e un approccio molto disinvolto allo strumento. Ma mi piaceva molto, e studiavo più di quanto venisse richiesto. Così dopo pochi anni passai al Conservatorio, dove dovetti colmare le lacune dell’approccio iniziale allo strumento e alla teoria della musica.
Arrivata al terzo ciclo (corrispondente più o meno al corso superiore italiano), entrai nella classe di Philippe Tournier, un insegnante e musicista completo: spalla dell’Orchestra della Savoia, camerista in trio e insegnante davvero competente. Insomma, un faro durante gli anni un po’ delicati dell’adolescenza.

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Intervista ad Andrea Nannoni

Collaboratore di Piero Farulli per tanti anni, ed ora docente del Corso di Perfezionamento di quartetto presso la Scuola, Andrea Nannoni è un insegnante fiesolano della primissima ora. Ci ha portato uno storico “reperto”, più eloquente di qualunque parola avessimo scelto per aprire la nostra conversazione: è il registro della sua classe di violoncello qui a Fiesole, nell’anno scolastico 1974-1975. Mentre lo sfogliamo insieme, la prima domanda arriva da sola, scompaginando la scaletta preparata in precedenza.

Che cos’era la Scuola di Musica di Fiesole allora, e chi erano gli allievi qui registrati?
La filosofia della Scuola era dare, a tutti coloro che lo desiderassero, la possibilità di avvicinarsi alla musica con una guida: all’epoca il conservatorio non prendeva i piccoli e non accettava (come tuttora del resto) i dilettanti. A Fiesole avevamo invece classi molto eterogenee, con allievi di tutti i tipi: ricordo medici di mezz’età, che avevano serie difficoltà a gestire lo strumento, e bambini anche molto piccoli.

Adesso però le cose sono cambiate…
Certamente, adesso anche i bambini possono essere ammessi al Conservatorio, dove frequentano i corsi preaccademici, anche se non è ben chiaro quale sarà il futuro di questi corsi, in relazione alla più recente riforma, che ha destinato i Conservatori  all’istruzione di livello superiore. Sarà un terreno fertile di discussione per il futuro…

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Intervista a Maria Grazia Cantelli

Avvisiamo Maria Grazia Cantelli che vorremmo intervistarla, e ci prepariamo a vincere la naturale riservatezza e l’atteggiamento schivo della ‘storica’ insegnante fiesolana, testimone diretta delle tante avventure di questi quarant’anni.

Come sei arrivata alla musica?
Grazie alla passione di mio padre, che alla professione di sarto univa un’attività amatoriale di canto: aveva iniziato da piccolo, partecipando nel coro infantile alle produzioni del Maggio, e continuava ad educare la sua voce tenorile prendendo lezioni.
Mi propose molto presto di iniziare col pianoforte, trovando in me terreno fertile: a sei anni cominciai, come un gioco, e ricordo con particolare affetto il maestro Renosto, un allievo di Nardi.
Entrai poi in Conservatorio, ma nella classe di organo, sempre per compiacere un desiderio paterno (in realtà per i primi anni organo e pianoforte coincidevano, come insegnamento).
Arrivò intanto il momento difficile della malattia di mio padre, e quando lui mancò ebbi un rifiuto verso la musica, e me ne allontanai per qualche tempo; presto però mi resi conto che la musica era troppo importante per me, e così ripresi, nonostante le molte difficoltà dovute alla nuova situazione familiare.

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Intervista a Sigfrido Fenyes

Abbiamo incontrato il nuovo Presidente dell’Associazione Amici della Scuola di Musica di Fiesole, Sigfrido Fenyes, e gli abbiamo rivolto alcune domande. Ecco cosa ci ha risposto:

Avvocato penalista molto impegnato, ma anche diplomato in pianoforte (che tuttora suona) e assiduo frequentatore delle sale da concerto. Un profilo che avrebbe certo entusiasmato Piero Farulli...
Non so se il mio profilo avrebbe entusiasmato Piero Farulli. Il solo pensarlo mi lusinga. Posso dire che si muovono in me due anime, quella del diritto e quella della musica, non troppo lontane fra loro, entrambe alla ricerca dell’armonia. Confesso, peraltro, che è la musica che mi emoziona ed appassiona maggiormente.

Cosa l'ha portata a Fiesole?
Ho seguito da sempre l’attività della Scuola di Musica di Fiesole. Come ho scritto nella lettera di saluto ai Soci dell’Associazione, ritengo che la Scuola di Musica di Fiesole costituisca un importante patrimonio di cultura a livello internazionale ed una Eccellenza per la nostra Nazione.
Lo testimonia il gesto altamente simbolico del compianto Maestro Abbado che ha donato alla Scuola i suoi emolumenti di senatore della Repubblica.

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Eventi

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Il freddo dell’inverno incipiente rende...

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