L’Orchestra dei Ragazzi ha partecipato il 20 maggio all’iniziativa di Unicef Italia presso la Camera dei Deputati, con due interventi musicali diretti da Edoardo Rosadini trasmessi in diretta televisiva su Rai 3: l’Inno di Mameli ha introdotto Processo a Pinocchio, un vero dibattimento processuale animato dai giovanissimi studenti delle scuole campane, ispirato alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. L’esecuzione dell’Inno alla gioia ha concluso la manifestazione, che con grande commozione di tutti è stata dedicata alla piccola Noemi, la bambina napoletana recentemente ferita in una sparatoria e finalmente dichiarata fuori pericolo.

Bruno Delepelaire, giovane violoncellista francese, ha conquistato precocemente i più ambìti traguardi professionali: diciannovenne, ottiene nel 2008 il premier prix di perfezionamento all’unanimità presso il Conservatorio di Parigi, nella classe di Philippe Muller; si perfeziona a Berlino con Jens Peter Maintz e Ludwig Quandt nell’Orchestra Academy dei Berliner Philharmoniker. Vincitore di due importanti concorsi internazionali quali Karl Davidoff International Cello Competition (2012) e Markneukirchen International Instrumental Competition (2013), è primo violoncello dei Berliner Philharmoniker dal 2013.

Bruno ha iniziato quest’anno ad insegnare presso la Scuola: la sua presenza a Fiesole non è certo passata inosservata, e molti giovani strumentisti si sono iscritti al suo corso, che prevedeva tre sessioni di lavoro. Al termine dell’ultimo ciclo di lezioni gli abbiamo rivolto alcune domande.

Tutto è iniziato grazie alla nonna... c'è ancora? Ha potuto gioire con te dei grandi successi professionali che sei riuscito a conquistare?
No, purtroppo è morta 12 anni fa, quando ancora ero al liceo, e quindi non mi ha mai visto nelle vesti professionali degli anni più recenti, ma la porto sempre nel mio cuore.

Oltre allo studio con grandi docenti, hai fatto varie esperienze nelle più prestigiose orchestre giovanili europee. Quanto ha significato questo, in termini di acquisizione delle competenze necessarie per sedere al primo leggio?
Questa è una bella domanda; le esperienze nelle orchestre giovanili sono state per me veramente importanti, perché dall’incontro con tanti musicisti pieni di entusiasmo ho potuto trarre ispirazione, e scambiando conoscenze con loro ho imparato molto.
Penso infatti che non siano solo i grandi maestri a poter dare spunti ai giovani, anche se certamente sono fondamentali; credo che si possa imparare molto anche da studenti che sono al tuo stesso livello, semplicemente ascoltandoli suonare. Perciò stare in orchestra ha significato per me avere moltissime di queste occasioni di scambio… è stato veramente bello e molto, molto utile!

Fra i tanti incontri con i direttori d’orchestra, quali ricordi con più emozione?
Per quanto riguarda l’esperienza delle orchestre di formazione, abbiamo avuto un grande momento con Antonio Pappano, quando è venuto a dirigere Vita d’eroe di Richard Strauss; un’altra interessante esperienza è stata quella con Colin Davies, poco prima che morisse, e anche con Herbert Blomstedt. Ognuno aveva uno stile diverso, e da tutti abbiamo appreso molto, ma penso che per l’orchestra giovanile Pappano sia stato veramente il più efficace, il direttore con cui era più facile avere un rapporto umano, e questo ha dato i suoi frutti anche sul piano artistico.
Ovviamente, suonando nei Berliner Philharmoniker gli incontri con i direttori più celebri del mondo sono “normali”: tra le tante esperienze emozionanti mi piace ricordare il lavoro con Kirill Petrenko e Simon Rattle, ma devo dire che ogni produzione rappresenta un’occasione davvero speciale!

Come sei arrivato a Fiesole? Conoscevi già la Scuola?
Non conoscevo la Scuola, ma quando stato contattato dal Direttore Artistico Alain Meunier -che sapeva che suono con i Berliner Philharmoniker ed era interessato ad avere qualcuno con un bagaglio d’insegnamento orchestrale- sono stato molto felice di accettare!

Che tipo di itinerario formativo proponi ai violoncellisti nel tuo corso?
Quello che cerco di fare è aiutarli ad avere gli strumenti base con i quali possano sviluppare il loro modo di far musica, perché penso che si possa parlare per ore della propria concezione di ogni pezzo, o di come suonare in questo o quello stile, ma la cosa più importante è avere le basi fisiche per suonare il violoncello. Spesso ci dimentichiamo che stiamo lavorando su pezzi difficili, che richiedono la capacità di produrre un certo tipo di suono attraverso la respirazione, il peso del braccio, la capacità di rilassarsi durante l’esecuzione. Tutto il resto viene dopo, e ciascuno esprime la sua personalità attraverso la musica, ma se non ci sono basi abbastanza solide, se non sei a tuo agio col tuo corpo, non puoi suonare come vuoi.
Quindi il mio primo obiettivo di insegnante è trasmettere agli allievi questa idea, e cercare di metterli in condizione di suonare “in libertà”.

Ti sei già fatto un’idea a proposito della Scuola?
Beh, devo dire che non sono ancora pronto a rispondere: sono qui da soli 5 giorni!
L’ambiente mi ricorda molto la Schola Cantorum di Parigi: anche qui si percepisce una sensazione di intimità che rende gli studenti più coinvolti nella vita della scuola. Questo comporta che ognuno si senta parte di qualcosa di più grande, rendendo più semplice il raggiungimento di obiettivi comuni da parte degli studenti. Preferisco questo modo di apprendere, rispetto alla classe dove si insegna ad uno ad uno agli allievi e non ci sono coinvolgimento e scambio di opinioni.
Qui è bellissimo vedere allievi di tutte le età che crescono con la musica, tutti insieme. La dimensione “umana” della Scuola prescinde dall’alto numero degli allievi, e anche la bellezza dei luoghi aiuta!

Pensi di incrementare la tua presenza per i prossimi anni?
Si, sicuramente dovrei venire un po’ più spesso. Ne ho parlato col Direttore, e già dall’anno prossimo spero di poter essere più presente. Ovviamente devo tener presenti gli impegni con i Berliner e l’attività concertistica, ma qui mi sto trovando veramente bene e mi rendo conto che quando si insegna allo stesso tempo si impara tanto, perciò sono certo che si tratti di un’esperienza doppiamente interessante.

Il livello strumentale dei giovani musicisti è sempre più elevato, come si può constatare dalle severe selezioni dei concorsi internazionali. Quali sono le caratteristiche che possono rendere un violoncellista di oggi "speciale"?
Credo che ciò che rende speciale un violoncellista, o in ogni caso un musicista, si verifichi quando, ascoltandolo, si possa esser certi che non stia cercando di imitare qualcun altro, o provando a mostrare qualcosa che in realtà non lo rappresenta. La musica è stata scritta da compositori che sono molto diversi da noi e lontani nel tempo, ma penso che con loro condividiamo qualcosa che riguarda i nostri caratteri e i nostri sentimenti, quindi bisogna essere “veri” e cercare di essere “sinceri” attraverso la voce dello strumento: questa è la cosa più importante.
Chiunque può suonare anche estremamente bene il violoncello, ma se quello che fa non arriva dal suo cuore non mi sentirò toccato dalla sua performance.
È certamente importante avere una buona scuola e sapere come realizzare un’esecuzione accurata, ma tendiamo a dimenticare le basi che sono la respirazione, il ritmo e perfino il saper ballare, alle volte; se si riesce a integrare una buona preparazione tecnica con queste basi, si può raggiungere più facilmente un suono attraverso il quale esprimere i propri sentimenti, piuttosto che concentrarsi soltanto sul suonare veloce, intonato e preciso.

La tua biografia accenna alla passione per il birdwatching. L'osservazione degli uccelli richiede solitamente spazi boschivi lontano dalla città. Come riesci a conciliare questo interesse con l'intensa attività artistica, e con la vita in una metropoli come Berlino?
Molte specie di uccelli si trovano ormai anche in città, ma da sempre amo la natura e cerco appena possibile di trovare uno spazio di libertà: per qualche settimana all’anno lascio completamente il violoncello e mi dedico a lunghe escursioni a piedi, magari in montagna. Questo è molto importante per me, perché è un lato completamente diverso della mia vita, che mi serve come carburante per fare musica: se non ti fermi mai rischi di diventare arido, mentre il contatto con la natura è un’esperienza rigenerante, che pulisce sia la mente sia il corpo… il massimo!

Corelli, Vivaldi & friends con strumenti antichi: il 14 giugno (dalle ore 10) la Limonaia ospita una lezione/seminario sulla prassi barocca, concepita in tre diversi momenti: in apertura un gruppo formato da insegnanti, ex allievi ed amici della Scuola suonerà alcuni brani tratti dalle composizioni di Arcangelo Corelli e Antonio Vivaldi.
I promotori dell’iniziativa -il violinista Paolo Cantamessa ed il contrabbassista Pietro Horvath- al termine del breve concerto descriveranno le caratteristiche della prassi esecutiva storica nell’interpretazione di questo repertorio; infine gli allievi in possesso delle competenze strumentali necessarie (è richiesto un livello minimo corrispondente al terzo anno del livello medio) potranno provare gli strumenti e gli archi, per sperimentare sotto la guida dei docenti le modalità esecutive della musica barocca.

La lezione è aperta a tutti gli interessati, in qualità di uditori.
Ingresso libero

Un bel successo per la giovanissima pianista Sofia Adele Polcri, allieva di Tiziano Mealli, che in aprile ha partecipato al 26° Concorso Pianistico Nazionale “Giulio Rospigliosi” di Lamporecchio aggiudicandosi il Primo premio assoluto nella categoria A ed il Premio speciale “Romantico”, messo in palio tra i concorrenti delle categorie A e B per l’esecuzione di un pezzo del repertorio romantico. Complimenti!

La rappresentanza fiesolana al prestigioso festival della Capitale annovera anche il fagottista Riccardo Rinaldi, che dopo il diploma con il massimo dei voti a Taranto ed il perfezionamento all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Francesco Bossone prosegue i suoi studi presso la Scuola con Andrea Zucco.
Primo fagotto dell’Orchestra Giovanile Italiana nel 2013 e 2014, ha successivamente fatto parte di formazioni prestigiose come l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza e l’Orchestra da Camera Fiorentina, partecipando anche ad alcune produzioni dell’Orchestra Sinfonica di S. Cecilia e dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.
Rinaldi torna al Rome Chamber Music Festival per la seconda volta, essendone già stato ospite nel 2017.

Giovedì 2 maggio la Scuola ha ricevuto la visita dell’On. Prof. Lorenzo Fioramonti, Vice Ministro del Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca.
Due brevi momenti musicali hanno animato la visita del Vice Ministro, con la partecipazione della giovane pianista Lavinia Bertulli, allieva di Andrea Lucchesini, e del Quartetto Kaleidos della classe di Edoardo Rosadini.
La presenza a Fiesole del Prof. Fioramonti -cui sono state conferite le deleghe per l’indirizzo ed il coordinamento del sistema della formazione superiore, con riferimento alle istituzioni universitarie ed alla promozione dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM)- è un importante riconoscimento per la Scuola, che dal 2013 è stata autorizzata dal MIUR al conferimento del Diploma AFAM di I livello, e da quest’anno anche della Laurea magistrale di II livello.

La Scuola di Musica di Fiesole –questa la dichiarazione del Vice Ministro a conclusione della visita- è un’eredità importante del panorama musicale e artistico del nostro Paese, che dobbiamo valorizzare. L’Italia è il paese più importante al mondo, da questo punto di vista, ed è nostro compito trasformare tutte queste realtà, pubbliche e private, in un vero ecosistema che possa ridare al nostro Paese quel lustro che ha avuto per tanto tempo e che deve assolutamente esser recuperato, utile non soltanto da punto di vista culturale, ma anche per lo sviluppo sociale.
Fondamentale -ha proseguito- è che le varie anime del Governo parlino tra di loro, quando si tratta di temi trasversali come la cultura e la musica; in questo caso il MIUR e il Ministero dei beni culturali debbono lavorare in maniera più coordinata, e per questo abbiamo avviato con il Mibac un protocollo di intesa.

L’Orchestra Giovanile Italiana, una delle più importanti iniziative della Scuola di Musica di Fiesole, è un fondamentale contributo al benessere culturale del nostro Paese e deve essere valorizzata; ho vissuto in tanti paesi dove la musica è diventata un elemento di orgoglio nazionale ed anche di riscatto economico e sociale. L’Orchestra Giovanile, proprio per la sua natura, può tornare a svolgere questo ruolo e un migliore coordinamento tra le varie istituzioni che si occupano di questi temi è indispensabile affinché si possa fare questo salto di qualità.

Il Sovrintendente Lorenzo Cinatti ha espresso viva soddisfazione per la visita del Vice Ministro commentando: Ci ha fatto molto piacere accogliere il Vice Ministro Fioramonti: ci tenevamo a mostrargli la realtà della nostra Scuola e i nuovi locali che abbiamo restaurato.
Ci sono una serie di tematiche –peraltro ben presenti al Vice Ministro- che sono trasversali al Ministero dell’istruzione e a quello dei Beni e delle attività culturali. Purtroppo in questa terra di nessuno la Scuola si è trovata in difficoltà nel far riconoscere le proprie istanze. Mi sembra che da questo punto di vista il messaggio sia stato ben recepito e sono fiducioso che questa visita si tradurrà in qualcosa di sostanziale per il futuro della Scuola”.

L’On. Fioramonti è stato accolto da Monica Barni, Vice Presidente della Regione Toscana, e dai dirigenti della Scuola -la Presidente Anna Ravoni, il Direttore Artistico Alain Meunier e il Sovrintendente Lorenzo Cinatti- che lo hanno accompagnato a visitare la Torraccia ed i nuovi locali dell’adiacente colonica denominata Lo Stipo, recentemente acquisiti alla didattica dopo un accurato restauro reso possibile dal contributo di Ales/Arcus.
Per la Fondazione erano anche presenti Stefano Dalpiaz e Carlo Gattai, membri del Consiglio di Amministrazione della Scuola.

Un nuovo percorso di educazione strumentale biennale si rivolge a bambini e adolescenti che si avvicinano per la prima volta alla musica. Dal settembre 2019 l’offerta didattica della Scuola, da sempre pioniera nell’individuare le più efficaci modalità d’insegnamento, si arricchisce con l’istituzione del Dipartimento di educazione musicale per l’infanzia e l’adolescenza (DEMIA), all’interno del quale i principianti sono inseriti in un programma di lezioni condivise in piccoli gruppi omogenei per età.
La lezione condivisa ha innanzitutto un valore didattico di comprovata efficacia, con risultati immediati per quel che concerne il coinvolgimento emotivo, l’ascolto e la motivazione; favorisce i legami tra gli allievi e anche tra le loro famiglie, che hanno maggiori occasioni di sostegno e confronto. Tra i vantaggi di questo percorso ci sono la possibilità di concentrare, almeno nel primo anno, la frequenza alla Scuola in due soli giorni ogni settimana e al contempo l’alleggerimento del carico economico delle famiglie, nella fase iniziale di avvicinamento alla musica.

In questi primi due anni gli obiettivi didattici vengono raggiunti attraverso il lavoro in piccoli gruppi (al massimo 4 bambini) e conseguiti tramite il gioco, l’imitazione, la ripetizione e il confronto positivo, con un minor carico di responsabilità individuale a vantaggio di un risultato più gratificante.

Al termine del biennio nel DEMIA, gli allievi che intendono proseguire con la formazione preaccademica vengono indirizzati dai docenti verso i corsi di base della Scuola, che prevedono la lezione individuale e la frequenza delle materie complementari.

L’attivazione del percorso DEMIA è subordinata al numero di iscrizioni che perverranno entro i termini previsti

Quota d’iscrizione: 100,00 €
Quota di Frequenza: da 774,00 € a 1.000,00 € in base alla fascia ISEE di reddito
Iscrizioni aperte dal 1° giugno al 1° settembre

Iscrizioni online

La nostra docente di flauto Claudia Bucchini ha conquistato un nuovo, ambito traguardo professionale, vincendo l’audizione per il ruolo di primo flauto nell’Orchestra della Toscana.
Saremo lieti di ascoltarla nelle prossime produzioni della prestigiosa compagine!

La giovanissima violoncellista Maria Salvatori, allieva di Luca Provenzani, è stata selezionata per partecipare all’attività della nuova orchestra giovanile internazionale della Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, che offre un programma estivo intensivo a talentuosi musicisti tra i 14 e i 17 anni.
Lezioni di fila, prove d’orchestra, musica d’insieme e workshop vedranno i ragazzi di tutta Europa al lavoro sotto la guida di esperti docenti e di alcuni tra i membri dell’RCO.
A conclusione del programma, i giovani musicisti terranno concerti al Concertgebouw ed alla Flagey Concert Hall di Bruxelles.

Clara Riccucci ha da poco conseguito il Diploma AFAM di I livello in clarinetto e si sta perfezionando presso la Scuola col padre Giovanni. Ha vinto pochi giorni fa l'audizione che accoglie giovani talenti al Rome Chamber Music Festival, evento internazionale che si svolge nel mese di giugno presso lo storico Palazzo Barberini a Roma, e che ogni anno ospita i più interessanti musicisti del panorama internazionale.
Clara parteciperà ai concerti con alcuni di loro, tra cui il violinista americano Robert McDuffie, direttore artistico del festival.

Pasin Bags è una dinamica azienda trevigiana che produce borse in vari materiali e realizza packaging di alta qualità. Da qualche anno, su iniziativa dell’amministratore delegato Massimo Pasin, appassionato musicofilo, l’azienda ospita un giovane musicista per un breve concerto la mattina del 21 giugno, il giorno in cui si celebra la Festa europea della musica. La temporanea sospensione delle attività produttive permette a tutti di fermarsi ad ascoltare, e di fare la conoscenza di uno strumentista proveniente da una importante istituzione formativa. Negli anni scorsi Massimo Pasin si è rivolto ai Conservatori di Milano e di Padova, mentre quest’anno ha scelto la nostra Scuola, chiedendo che la musica arrivasse in azienda tramite una giovane violoncellista, in cambio di una borsa di studio.
Così, su segnalazione del docente Giovanni Gnocchi, sarà la ventenne foggiana Francesca Della Vista, recente vincitrice dell’audizione presso l’Orchestra dello Schleswig-Holstein Musik Festival 2019, a portare il suo strumento tra i macchinari di Pasin Bags a Treviso, nel cuore produttivo dell’industrioso nord est: per un attimo le vibrazioni musicali saranno al centro dell’attenzione, per offrire a quanti trascorrono la giornata lavorativa abitualmente immersi in altri e più prosaici ambienti sonori la condivisione di un momento dedicato all’ascolto della musica di Bach.

Proseguono le affermazioni dei giovani violoncellisti che si stanno perfezionando presso la Scuola con Giovanni Gnocchi: Ilario Fantone (22 anni) ha ottenuto il 2° Premio al Concorso "Francesco Geminiani" di Verona, mentre il coetaneo Leonardo Duca si è aggiudicato nella stessa competizione il 3° Premio, ed è stato il 6° idoneo (su 65 candidati) nelle audizioni per violoncello di fila dell’Orchestra della Fondazione Arturo Toscanini di Parma, nelle quali si sono segnalati anche Leonardo Ascione e Daniele Lorefice; la ventitreenne Eleonora Dominijanni ha infine ottenuto l’idoneità in quarta posizione nell'audizione per l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano.
Complimenti a tutti!

Fare musica è una grande gioia, ma anche molto altro: passione, impegno, divertimento, pazienza, entusiasmo, fatica… abbiamo provato a raccontarlo con l’immediatezza di dieci videoclip, attraverso cui la macchina da presa ha catturato qualche intenso momento di musica esplorando gli spazi della Scuola. I brevissimi film, realizzati da Marcello Fittipaldi per Sideways, ci restituiscono un piccolo assaggio dello spirito di condivisione che anima la comunità musicale fiesolana.
Saranno pubblicati dal 2 aprile sui social network della Scuola, Facebook, Instagram e Youtube e contribuiranno a ricordare che a tutti è possibile dare un contributo per i progetti sociali gratuiti della Scuola, attraverso il prezioso strumento del 5 x mille.

Il Dipartimento Jazz ha recentemente ricevuto l’autorizzazione del MIUR ad erogare da quest’anno i corsi di Triennio per l’ottenimento del Diploma AFAM di I livello. Un grande risultato, ed un riconoscimento della qualità dei nuovi corsi fiesolani, della cui organizzazione si è fatto carico fin dall’inizio Antonino Siringo, coordinatore ed anima di questo progetto.
La notizia dell’accreditamento del Triennio è stata lo spunto per incontrare Antonino, poliedrico artista la cui passione musicale è alimentata da una insaziabile curiosità e dal desiderio di esprimersi in tutte le lingue della musica.

Il tuo nome non “suona” toscano
Infatti sono nato a Siracusa da genitori siciliani, e da bambino mi sono trasferito con loro a Genova; avevo già iniziato gli studi musicali in Sicilia, e nel capoluogo ligure ho frequentato per tre anni il Conservatorio “Paganini”, finché l’incontro felicissimo con Lucia Passaglia non mi ha portato intorno ai 14 anni a Firenze. Desideravo molto studiare con lei, e così i miei genitori mi hanno accontentato, permettendomi di viaggiare in autonomia: a Firenze ero ospite di amici e molto spesso della mia insegnante, per la quale sono stato come un figlio. Mi sono diplomato con lei a 19 anni al Conservatorio “Cherubini”.

Quindi la tua formazione è stata essenzialmente classica?
Proprio così. Ma sono sempre stato un onnivoro ricercatore culturale, e la mia storia di improvvisatore ha radici nell'infanzia: ho iniziato a improvvisare e a scrivere fin da subito, a sette anni, ed ho continuato a farlo quotidianamente, con i mezzi che via via acquisivo studiando musica.

Hai conservato questo materiale?
Non l’ho fatto, purtroppo… avevo quintali di carta, e la mia stanza era praticamente invasa dai fogli. Così man mano che procedevo gettavo le cose vecchie per fare spazio.

Mostravi i tuoi lavori agli insegnanti?
I miei insegnanti sapevano: non hanno incoraggiato particolarmente questo mio approccio, ma non l’hanno neanche impedito. D’altra parte, se ancora oggi abbiamo delle riserve riguardo a stili musicali diversi, improvvisazione ecc., figuriamoci com’era la situazione di quasi trent’anni fa!

Quindi hai coltivato questa componente in totale autonomia?
Fino ai 16 anni, poi ho cominciato a frequentare con una certa regolarità compositori e jazzisti. Andavo a Milano anche solo per trovare nella biblioteca del Conservatorio le musiche che mi interessavano, e che fotocopiavo senza risparmio. All’epoca anche reperire il materiale richiedeva un impegno diretto.

Eri interessato anche alla musica contemporanea cosiddetta d’avanguardia?
Moltissimo: la mia passione per la musica contemporanea è nata molto presto, e ricordo che a 14-15 anni ascoltavo regolarmente John Cage, Morton Feldman e molti altri ancora…
Ma devo dire che tutto quello che esulava dalla musica classica l’ho trovato cercando da solo.
Andavo ai concerti, o bussavo alle porte delle classi di composizione. Ho conosciuto Sandro Gorli, Rotondi e Danieli che insegnavano al Conservatorio di Milano. Inoltre la mia prima moglie, che ho sposato a 21 anni…

???
…era una compositrice e studiava lì. Così, accompagnandola, avevo la possibilità di fare le mie domande.
Nel frattempo ero arrivato al diploma di pianoforte, che presi a 19 anni con lode, menzione e bacio accademico.
A quel punto la mia strada era segnata: concorsi, concerti e la prospettiva di un’attività di pianista classico.

E invece?
Amavo la musica classica, ma avevo forti tendenze verso la sperimentazione, ed altri lidi culturali e musicali. Coltivarli a fondo mi veniva di fatto impedito, perché sia la famiglia che gli insegnanti spingevano nell’altra direzione.
Sentivo invece l’esigenza di portare avanti una formazione extraclassica: volevo sapere di più e studiare di più. Avevo fatto (e vinto) diversi concorsi, ma questa forma di competitività non mi piaceva affatto. Oltre all’ansia generata dal meccanismo di selezione, finivo per non essere felice nemmeno se le cose andavano bene, perché mi sentivo in colpa, mi dispiaceva per gli altri.
Così poco dopo il diploma salutai la mia insegnante e sparii dalla circolazione per quasi cinque anni.

Una vera fuga, direi
Proprio così: ho smesso di suonare e ho cominciato a fare lavoretti vari, dal lavapiatti al letturista dell’Enel, fino alle pulizie nei grandi magazzini…
Nel frattempo mi ero iscritto ad un corso di teologia, per seguire i miei interessi spirituali.
Non avevo mire particolari, ma solo bisogno di approfondire alcuni argomenti.
Poi mi sono sposato e ho iniziato una vita adulta, del tutto diversa da quella che avevano immaginato per me. Il pianoforte era in garage (che una volta si è anche allagato!). Ho continuato a scrivere, ascoltare e pensare alla musica senza però più praticarla.

E poi cosa è successo?
Ad un certo punto mi sono trovato in difficoltà. Vivevo a Pistoia, la ditta per la quale lavoravo andava male e stava per chiudere. Un sabato sera (avevo 24 anni, e il mio matrimonio era già finito) mi accorsi di non avere nemmeno i soldi per una birra, così entrai in un locale del centro, dove c’era un vecchio pianoforte verticale. Mi feci coraggio e dissi ai gestori: “Per una birra vi suono per tutta la notte”. Mi guardarono come se fossi stato un pazzo, ma mi permisero di farlo.

Sembra la sceneggiatura di un film…
Invece è proprio la realtà: è stata molto più di una birra, perché in pratica ho vissuto per un anno nel bar, dove mangiavo ogni giorno e dove piano piano iniziavo a guadagnare qualcosa. Stavo lì dalla mattina alla notte, e mi resi conto che la musica esercitava un’attrattiva forte sulle persone che passavano. Cominciarono ad entrare anche i musicisti, coi loro strumenti, così la loro musica si aggiunse alla mia, e tutta la strada ne fu come contagiata. Si formò una specie di nucleo musicale di presenze culturali diversissime; mi chiedevano di suonare insieme contrabbassisti, saxofonisti, altri pianisti…

Una specie di libera comunità di artisti?
Proprio così… un’esperienza bellissima, che tra l’altro mi permise di non dover tornare a Genova dai miei, che insistevano per occuparsi di me.

È stata la svolta
Per molti motivi: nel locale ho conosciuto Rebecca, l’amore della mia vita (e oggi mia moglie). Cominciammo a suonare insieme –lei è una cantante jazz- e per molti anni abbiamo fatto concerti; nel tempo si è consolidato un lavoro comune di ricerca musicale, che mi piacerebbe testimoniare con un disco.

Pace fatta con la musica, dunque
Più o meno… dopo cinque anni di inattività sentii il bisogno di confrontarmi di nuovo con un ambiente musicale importante e di rivedere aspetti più pragmatici e tecnici. Un riflesso condizionato mi spingeva ad investire maggiori risorse nella musica classica, ma avevo anche preso atto che il mio istinto mi portava dall’altra parte, come avevo fatto fin da piccolo.
Per questo ho frequentato per due anni le lezioni di un pianista di grande livello come Joaquín Achúcarro all’Accademia Chigiana, e anche i corsi di Siena Jazz, dove ho conosciuto Stefano Battaglia e Franco D’Andrea, due pianisti diversissimi che mi hanno dato stimoli decisivi: Battaglia soprattutto in relazione alla sua attitudine sperimentale nell’improvvisazione, D’Andrea per l’immensa esperienza di una leggenda musicale, che ha costruito il cinquantennio del jazz italiano, collaborando con artisti importantissimi e attraversando vari stili musicali.

E sei anche arrivato a Fiesole…
Mi sono iscritto ai corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana, che ho frequentato per due anni, dal 2004 al 2006. Ho fatto grazie all’OGI esperienze fondamentali, sia orchestrali che cameristiche, suonando in tante occasioni programmi interessanti e stimolanti. Ricordo il ciclo al Museo Marini, con le serate bellissime di Musica e Cultura, grazie alle quali ho incontrato alcuni autori della musica di oggi, tra cui Adriano Guarnieri, Carlo Boccadoro, Luca Francesconi.
Ricordo anche un Kammerkonzert di Berg diretto da Guido Corti, con me e Volodya Kuzma solisti, ad Aosta. Suonavo tanta musica, di quella che amavo di più.
Grazie all’OGI fui invitato all’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino, dal direttore artistico Daniele Spini, che era stato fra i commissari ai nostri esami finali. Ne è nata una collaborazione felice, che mi ha permesso bellissime esperienze e che dura ancora. La Rai ha investito su di me, soprattutto per la musica americana, e mi sono tolto delle grosse soddisfazioni suonando molte cose di Bernstein, tra cui Facsimile, e poi Gershwin, Copland, musiche da film, un vastissimo repertorio contemporaneo e capisaldi del repertorio del ‘900 storico. Ho acquisito nuove competenze professionali, che mi hanno aperto le porte di altre compagini come l’Orchestra della Toscana e la Camerata Strumentale Pratese, dove vengo solitamente chiamato per cose da outsider.

Facendo senz’altro felici i responsabili, che faticano a trovare questo tipo di duttilità nei pianisti
Il ruolo del pianista in orchestra è ancora diverso da quello che ricopre nella musica da camera, e penso che sia un’esperienza importante, che dovrebbe far parte del percorso di studi. È proprio un altro modo di suonare.

Comunque da Fiesole non sei più andato via
Dopo l’OGI ho tenuto alcuni concerti con l’ensemble di musica contemporanea che faceva capo alla Giovanile ed era diretto da Renato Rivolta, nel quale continuavano a suonare ex allievi della Giovanile e della Galilei.
A Fiesole sono stato pianista accompagnatore di diverse classi, poi ho sostituito Giovanni Verona per il pianoforte complementare, prima di prendere la cattedra di pianoforte principale. Nel frattempo si era creato un buon rapporto con Andrea Portera, con la cui classe ho collaborato a lungo, e infine mi venne proposta la cattedra di Lettura della partitura, che ho tenuto per diversi anni..

Non te ne occupi più?
Non era più possibile per me, in termini di tempo: adesso il docente è Leonardo Pieri, un musicista completo e preparatissimo.

E poi?
Nel 2011 Andrea Lucchesini mi chiese di aprire, per la prima volta nella storia della Scuola, il corso di Tecniche d’improvvisazione, ancora in funzione. È stato provvidenziale: cominciammo con quattro allievi, senza pubblicità, ma questo ci ha permesso di essere pronti quando la materia è stata inserita nel piano di studi del triennio; adesso è facoltativa per tutti, ed obbligatoria nel corso di percussioni.
Avevo preparato anche un progetto per portare il jazz alla Scuola, ma era rimasto nel cassetto. Così quando ho ricevuto da Alain Meunier la proposta di occuparmi concretamente di un nuovo percorso jazz ho detto sì e iniziato a radunare una squadra.

Una bella responsabilità… come ti sei mosso?
Ho cercato l’eccellenza strumentale in ambito jazz toscano, pensando a semplificare i passaggi logistici. In Toscana ci sono musicisti di prim’ordine: non avevo suonato con tutti loro, ma li avevo magari incontrati nei festival.
Ho fatto infinite telefonate e molti incontri prima ancora di presentare il gruppo degli insegnanti alla Scuola. Quello che mi premeva prima di tutto era informare i nuovi docenti di quale fosse l’ambiente nel quale avrebbero operato, e anche di quale fosse l’intento di questa operazione.

Ovvero?
Ormai non mancano i contesti dove poter studiare il jazz, e non vorremmo replicare formule già esistenti. L’intento che anima questo progetto è culturale ed etico: sogno luoghi dove non ci siano più divisioni, ma si sappiano formare gli artisti e i docenti del futuro ad un’idea della musica come patrimonio culturale dell’umanità.
Il jazz è una delle tante componenti di questi ultimi due-tremila anni di storia, ma in una scuola prestigiosa come il Berklee College di Boston ci sono dipartimenti di musica classica, jazz, pop, rock, indiana… una varietà di proposte e di incastri che è elettrizzante. In un futuro vicino l’uomo non avrà solo l’opportunità di conoscere le altre culture, ma probabilmente si troverà nel pieno di una nuova megacultura originata dalla mescolanza delle popolazioni sul pianeta.

Come pensi che dovremmo prepararci a questo?
La mia speranza è che le discipline possano fondersi in un progetto didattico più ampio: mi piacerebbe che per i bambini il primo incontro fosse semplicemente con la musica, con la storia della musica, e penso sarebbe bello formare allievi con competenze trasversali almeno fino al triennio, e solo a quel punto far scegliere loro una specializzazione (classica, jazz, pop…).
Credo che potremmo contribuire a formare questo nuovo gruppo di artisti e docenti più aperti alle varie declinazioni della musica. Infine, oltre al valore culturale ed etico, dobbiamo ammettere che un musicista capace di integrarsi in culture musicali diverse avrà maggiori opportunità di lavoro.

Parliamo del Dipartimento jazz e della fantastica novità dell’accreditamento per il Triennio
Davvero una grande notizia! Il Dipartimento si è costituito ufficialmente da quest’anno e ne sono il coordinatore. Gli insegnanti sono al momento otto, e dall’anno prossimo avremo anche i corsi di chitarra e storia della musica. Gli allievi sono per il momento una ventina, ma sono certo che la possibilità di frequentare a Fiesole il triennio jazz sarà di grande attrattiva per il prossimo futuro.

In cosa differisce la nostra offerta, rispetto alle tante scuole cui accennavi?
Qui c’è un ambiente speciale, come tutti sappiamo, i ragazzi respirano un’aria cosmopolita e interculturale, e gli stimoli sono tantissimi.
Oltre ad investire sull’aspetto didattico, la Scuola offre anche ai giovani jazzisti un’esperienza performativa, così loro hanno la possibilità di riversare fuori quello che hanno imparato in classe.

Pochi giorni fa hanno suonato al Pinocchio Jazz. Com’è andata?
È stata una bellissima esperienza per tutti: i ragazzi hanno suonato bene, in un contesto prestigioso e con un buon pubblico.
Siamo anche stati ospiti del Festival Suoni Riflessi, protagonisti di una produzione teatrale dedicata al cinema insieme alla Compagnia Teatro del Sale e alla Fondazione Sistema Toscana, e faremo i concerti di apertura per la prossima Estate Fiesolana. Le occasioni non mancano davvero.

Oltre alla partecipazione attiva ai concerti, pensi che gli allievi riescano a cogliere le tante opportunità che la Scuola offre loro?
In realtà noto da tempo una certa difficoltà ad entrare nel contesto vivo della musica, ed è un peccato perché gli stimoli sono davvero tanti: non vale solo per il jazz, è un discorso più generale. Mi sembra che gli allievi non approfittino quanto potrebbero di tutte le possibilità di ascoltare e conoscere. Forse anche questo è un nostro compito: dobbiamo portarli alla musica, al teatro, insegnando loro ad essere più curiosi e interessati a ciò che avviene intorno a loro.
D’altra parte stando attenti si colgono opportunità inattese e si fanno incontri interessanti, che possono dare grande gioia: poche settimane fa c’è stato qui a Scuola un festival cornistico organizzato da Luca Benucci, Mediterraneo Horn Sound; tra gli ospiti c’era anche Giovanni Hoffer, che ho scoperto essere, oltre che un cornista classico, anche un jazzista di primissimo ordine. Abbiamo suonato insieme, con Andrea Melani alla batteria e Guido Zorn al contrabbasso, trovandoci direttamente il giorno del concerto. È stata un’opportunità fantastica, non solo per noi che abbiamo suonato con lui, ma anche per gli allievi cornisti, che scoprendo nuove potenzialità del loro strumento si sono accesi di entusiasmo… cose che succedono a Fiesole!

Un’ultima domanda personale. Leggo nella tua biografia che hai aggiunto al tuo il nome YekNur. Con quale intento?
È un nome spirituale, dal persiano yek (uno) nur (luce). Si riferisce a me, ma soprattutto all’idea che ho dell’uomo: tutti siamo portatori di luce e di progresso. Ognuno di noi manifesta questa singolarità luminosa, all’interno di un contesto fatto di contrasti ed anche di oscurità.

Suppongo che questo abbia a che fare con la ricerca spirituale di cui parlavi all’inizio
Esatto: circa 15 anni fa sono approdato alla religione bahá'í, l’ultima rivelata, in Persia alla metà dell’800. Parte dal presupposto che esista una sola religione, la religione di Dio, che si manifesta attraverso i profeti nel corso della storia dell’uomo, ed è contestualizzata in base alle necessità storiche dell’uomo stesso. Periodicamente Dio interviene nella storia, ed ogni religione è collegata alle altre dalla comunicazione che Dio stabilisce con gli uomini attraverso profeti come Zaratustra, Mosè, Buddha, Gesù, Maometto… Oggi siamo nel periodo della maturità, che implica un movimento verso l’unità del genere umano. Per la prima volta nella storia non si parla più di popoli, ma di umanità.
In questo contesto si chiarisce il concetto di religione come fenomeno relativo: essa è uno strumento dato all’uomo per promuoverne lo sviluppo.

Si tratta di una religione molto diffusa?
Geograficamente è la seconda religione del mondo (cioè è presente in ogni angolo del pianeta), ma i numeri sono piccoli.
Io frequento la comunità bahá'í di Pistoia: l’apice dei nostri incontri è la festa del 19° giorno: seguiamo infatti un calendario particolare, nel quale l’anno è composto da 19 mesi, ognuno dei quali ha la durata di 19 giorni. Con l’avvio del nuovo mese la comunità si riunisce, per leggere e meditare i testi e poi per ascoltare musica e mangiare insieme.

Com’è arrivata la religione bahá'í nella tua vita?
Sempre nel famoso locale del centro di Pistoia, e grazie a Rebecca, che mi confidò di essere bahá'í. Incuriosito come sempre dalle questioni spirituali, le chiesi di poter accedere alla sua libreria: dopo un anno, leggendo una preghiera di Bahá'u'lláh, il fondatore della religione bahá'í, capii che avevo accolto dentro di me questo credo.
E adesso, pensai, chi lo dice ai miei?

La ventesima edizione di Italian Brass Week, manifestazione di grande e consolidato successo, sarà quest’anno ospitata dalla Scuola e si terrà tra il 21 e il 28 luglio.
Ben 23 docenti provenienti da tutto il mondo metteranno a disposizione dei giovani musicisti tutta la loro energia ed esperienza. Moltissimi i concerti in programma, che coinvolgeranno insegnanti ed allievi nelle più varie compagini e comprenderanno prime esecuzioni di nuove composizioni.
Le nuove aule dello Stipo saranno disponibili per le lezioni individuali e la musica di insieme, mentre un’area sarà dedicata agli espositori, con sale prova attigue.
Come ogni anno i giovani musicisti potranno concorrere all’assegnazione delle borse di studio offerte da ANBIMA (Associazione Nazionale delle Bande Italiane Musicali Autonome, dei Gruppi Corali e della Musica Popolare Italiana) e mettersi alla prova in un contesto di grande prestigio; il vincitore assoluto avrà un concerto premio come solista con l’Orchestra da Camera Fiorentina nella stagione 2019/20.
L’energia organizzativa di Luca Benucci, anima del festival, è ampiamente testata dai risultati delle precedenti edizioni di Italian Brass Week, che nel 2018 ha visto la partecipazione diretta di studenti provenienti da ben 40 diversi paesi e un vero boom sui social, dove oltre 300.000 persone hanno visto i video dei vari concerti e live masterclass.

Per approfondimenti e iscrizioni

Grande festa al recente concerto dell’Orchestra dei Ragazzi per il Capodanno Fiorentino, organizzato da alcuni Lions Club del Distretto 108La - Toscana. L’amicizia dei Lions è davvero un dono prezioso per la nostra Scuola e l’entusiastica accoglienza riservata ai giovani musicisti fiesolani si è concretizzata in una generosa raccolta fondi che ha raggiunto i 3.500 euro, destinati a costituire borse di studio per gli allievi meritevoli e in difficoltà economica.
Una nuova occasione di condivisione musicale porta un gruppo da camera di giovani fiesolani al Lions Day a Firenze. In Piazza del Carmine il 7 aprile la Scuola sarà rappresentata dal Quintetto Buran (Emanuele Rosi flauto, Luis Bicahlo oboe, Raul Jain / Vincenzo Yarince clarinetto, Ida Cawley fagotto, Antonio Frausto corno), che si sta preparando nella classe di Fabiano Fiorenzani e sarà impegnato nell’esecuzione del Quintetto op. 56 n. 1 di Franz Danzi.

Giulio Lipari frequenta per il secondo anno il corso di perfezionamento di corno di Luca Benucci presso la Scuola, ed ha appena vinto l’audizione per corno di fila all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.

Complimenti!

Ancora un successo per la giovane chitarrista, allieva di Piero Di Giuseppe presso la Scuola. Giovanna Carrillo Fantappiè ha vinto il 1° Premio nella sua categoria al 20° Concorso Nazionale di Esecuzione Musicale "Riviera Etrusca" di Piombino lo scorso 23 marzo.

La Scuola ha recentemente rinnovato una convenzione con il Centro Linguistico di Ateneo dell’Università di Firenze, per offrire agli allievi la possibilità di usufruire dei servizi della Mediateca e di frequentare i corsi di lingua, assolvendo nella struttura più idonea e qualificata gli obblighi formativi del triennio relativamente alle lingue straniere.

La giovane violinista Gaia Trionfera, già allieva della Scuola, debutta al Teatro La Fenice di Venezia il prossimo 16 maggio: in duo con la pianista Martina Consonni, Gaia eseguirà musiche di Cesar Franck, Fryderyk Chopin, Sergej Prokof’ev e Pablo Sarasate.
Il concerto fa parte degli appuntamenti organizzati dall’Associazione Musica con le ali, sorta nel 2016 con l’intento di promuovere giovani talenti, sostenendoli nel loro percorso formativo e aiutandoli ad affermarsi nella propria professione –e quindi a “spiccare il volo”– attraverso differenti iniziative di ampio respiro, organizzate in collaborazione con le principali istituzioni culturali e musicali.

La Fondazione Stensen ha promosso, in collaborazione con l'Accademia della Crusca e la Pontificia Accademia per la Vita, un ciclo di appuntamenti dedicati a Il morire e la morte – Gli interrogativi e i problemi più ricorrenti nel dibattito in corso. Iniziati nello scorso febbraio, gli incontri hanno coinvolto linguisti, medici, filosofi, teologi, giuristi e psicoterapeuti, le cui considerazioni hanno preso spunto anche dalla visione di alcune pellicole cinematografiche.
Il 30 marzo (ore 15.30, viale Don Minzoni 25 - Firenze,) la riflessione sui temi del fine vita sarà affidata al filosofo Salvatore Natoli ed al teologo Roberto Del Riccio.
In apertura ci sarà un contributo di Antonello Farulli, che si accosterà all’argomento attraverso l’esperienza umana ed artistica di un celebre compositore: tema dell’intervento sarà infatti Il concerto per viola di Béla Bartók. La visione della morte e della resurrezione di un compositore laico.
Iniziata su richiesta del violista scozzese William Primrose, la composizione del Concerto per viola non fu portata a termine dall’autore per il sopraggiungere della morte, causata dalla leucemia nel settembre 1945. La partitura, completata dal pianista ungherese Tibor Serly, devoto allievo di Bartók, è pervasa da un senso di sereno e rassegnato distacco dalla vita.

Inizia il prossimo 22 marzo il nuovo corso di Lettura e testi per musica, destinato agli allievi compositori che frequentano il Triennio. Il docente Gregorio Moppi ha accolto il suggerimento di Stefania Gitto, responsabile della Biblioteca della Scuola, conferendo al percorso il carattere di un approfondimento nella metodologia di ricerca e catalogazione storico-musicale. Oltre a seguire le lezioni frontali, gli allievi lavoreranno infatti allo studio ed alla schedatura del Fondo Farulli, donato alla biblioteca della Scuola: si tratta di una cospicua raccolta di documenti, tra cui molte partiture del Maestro, le cui annotazioni manoscritte (dediche, segni d’uso per l’interprete, note…) saranno oggetto di analisi sotto la supervisione di Stefania Gitto.
Chiederemo presto a Gregorio Moppi di aggiornarci sul procedere del lavoro, che senz’altro contribuirà alla definizione della personalità artistica di Piero Farulli, all’approssimarsi del centenario della sua nascita, nel 2020.

Patrizia Ciofi, celebre soprano dall’intensa e festeggiata attività nei principali teatri del mondo, è stata qualche settimana fa a Fiesole per una masterclass insieme al leggendario baritono Rolando Panerai.

Ottimi risultati per i giovani violoncellisti della classe di Giovanni Gnocchi: la ventenne Francesca Della Vista ha vinto l'audizione internazionale per l'Orchestra dello Schleswig-Holstein Musik Festival (fondata nel 1987 da Leonard Bernstein) e quest’estate suonerà in Germania capolavori orchestrali sotto la guida di direttori come Ton Koopman, Christoph Eschenbach (direttore principale), Manfred Honeck, Nigel Kennedy e Michael Sanderling.
Leonardo Duca e Daniele Lorefice hanno invece vinto le audizioni interne dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, per suonare rispettivamente la Sinfonia Concertante di Haydn e Introduzione e Allegro di Elgar come solisti, con Alexander Janiczek impegnato anche in qualità di direttore.

Aleksey Igudesman è un artista incontenibile: violinista, compositore, performer e regista, forma un esilarante duo (in coppia con il pianista anglo-coreano Richard Hyung-ki Joo), amato dal pubblico di tutto il mondo.
Sotto la guida di Igudesman la sezione italiana dell’European String Teacher Association organizza un evento straordinario, il prossimo 28 aprile in piazza Duomo a Cremona. Centinaia di strumentisti ad arco si ritroveranno insieme per suonare insieme al grande violinista le musiche da lui create appositamente per questo evento. Chiunque suoni uno strumento ad arco può partecipare: le parti sono state realizzate per ogni livello!

Ancora un successo per le due giovanissime arpiste Nora e Aran Spignoli Soria, allieve di Susanna Bertuccioli presso la Scuola: il duo ha vinto il primo premio nella sezione cameristica del VIII Concorso Nazionale per giovani musicisti “Città di Massa”, che si è svolto in febbraio presso il Palazzo Ducale.

Due nuove date per godere del talento e dell’inconfondibile verve di Maria Cassi, protagonista di CineMaria insieme all’Ensemble Jazz della Scuola guidato da Antonino Siringo, venerdì 8 marzo al Teatro Petrarca di Arezzo e venerdì 15 al Teatro Moderno di Agliana, sempre alle 21.
Nell’esilarante spettacolo di parole e musica dal vivo l’attrice veste i panni di Cesare Zavattini, il grande sceneggiatore italiano di celebri film quali Miracolo a Milano (1951), Quattro passi tra le nuvole (1942) e Sciuscià (1946).
Sogno e realtà si mescolano per dar vita a celebri protagonisti del cinema, con l’aiuto della musica dal vivo dellEnsemble Jazz della Scuola guidato da Antonino Siringo, con Marco Poggiolesi alla chitarra.
Lo spettacolo è prodotto da Fondazione Sistema Toscana e Teatro del Sale, con la collaborazione della Scuola, nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Toscana per il Cinema.

Tornano le Favole al telefono: sempre giovani e attuali, sono adatte al pubblico di tutte le età nello spettacolo di musica e parole prodotto dalla Scuola, che vede la partecipazione degli attori Diletta Oculisti e Giacomo Bogani e del Fiesole Music Ensemble, composto da Emma Lanza (violino), Simone Paiano (flauto), Filippo Zappa (percussioni), Giovanni Milani (sax), Sarvin Asa (violoncello) e Lorenzo Fiorentini (pianoforte).
Riduzione, adattamento e regia sono di Andrea Bruno Savelli, scene e costumi di Allegra Bernacchioni.
Le Favole rodariane, musicate dai giovani compositori della classe di Andrea Portera, saranno al Teatro di Rifredi di Firenze domenica 10 marzo alle 16. Le date successive, tutte in orario mattutino a vantaggio delle scuole, sono programmate ancora al Teatro di Rifredi (11 e 12 marzo) e poi al Teatro Jenco di Viareggio (21 e 22 marzo) ed al Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio (28 marzo).

L’arpista Fabrizio Aiello, che a Fiesole si è perfezionato nella classe di Susanna Bertuccioli, ha realizzato la trascrizione e la revisione per arpa di Otto Sonate di Domenico Scarlatti, in una recentissima pubblicazione a stampa di Preludio Edizioni.
Spinto dalla curiosità di personalizzare sonate già trascritte e di poterne suonare di nuove, Aiello ha compiuto una selezione nel vastissimo corpus scarlattiano, scegliendo otto brani di vario carattere e differente difficoltà esecutiva, e realizzandone le versioni arpistiche con una precisa attenzione nei confronti di diteggiatura, pedali e fraseggi, opportunamente indicati in partitura. Nella raccolta sono presenti due sonate già note nel repertorio per arpa e rivisitate sotto diversi aspetti, mentre le restanti sei possono considerarsi una novità.
La prefazione è stata curata da Susanna Bertuccioli, mentre le traduzioni in lingua inglese sono state realizzate da Ilaria Sangermano.

Il Teatro Verdi di Pisa ha ospitato con grande successo la seconda tappa della coproduzione toscana de La bohème, che coinvolge LTL Opera Studio e l’Orchestra Giovanile Italiana. La direzione è affidata a Gianna Fratta, musicista poliedrica e preparatissima della quale abbiamo voluto approfondire la conoscenza in un’interessante conversazione.

Per un’istituzione come la nostra, principalmente al servizio dei giovani e dei giovanissimi, è molto importante comunicare con loro anche attraverso gli strumenti della tecnologia. La Scuola si affaccia perciò sul uno dei più frequentati social network della rete: da lunedì 18 febbraio foto, video e storie fiesolane saranno visibili e commentabili da quanti utilizzano la diffusissima piattaforma online.
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Da alcuni anni la Scuola si apre a festeggiare la musica d’insieme concentrando, in due intense giornate, lezioni aperte ed esecuzioni dei tantissimi gruppi cameristici in cui crescono i giovani (e meno giovani) musicisti fiesolani.
Sabato 2 marzo, a partire dalle ore 13:00, le numerose proposte prevedono infinite combinazioni strumentali, a partire dalla lezione aperta dei Piccolissimi Musici, per proseguire con le formazioni dedicate agli archi (con o senza pianoforte), i cultori della musica antica, gli ensemble di chitarre, Fiesole Harmonie e i gruppi di fiati, ed anche I Giovani Madrigalisti.
La seconda giornata -domenica 3 marzo dalle 9:30 alle 17:00- mette al centro (ore 14) la Lectio magistralis, per la quale i complessi cameristici potranno approfittare della grande esperienza concertistica e didattica della violoncellista Silvia Chiesa: salutiamo il suo gradito ritorno alla Scuola, dove per alcuni anni ha insegnato musica d’insieme.

Ingresso libero

Programma 2/3 marzo

Domenica 3 marzo, dalle 11 alle 17, la Scuola ospita un incontro di coordinamento della Rete Musica e Società, che riunisce alcuni enti impegnati in progetti di educazione musicale e promozione sociale ispirati al progetto Abreu.
Costituita alcuni mesi fa, come risposta ad un’esigenza di confronto diretto sui contenuti e le finalità del sistema alla luce delle esperienze svolte in questi anni nei nuclei, la Rete si appresta a definire ambiti operativi e prossimi obiettivi di intervento, tra cui un convegno sui temi della diffusione musicale che avrà luogo a Fiesole in autunno.
Per maggiori informazioni e per scoprire le modalità di partecipazione seguite il link

Si avvia alla conclusione l’intenso lavoro dei giovanissimi cantori di CoroInsieme e Ragazzincoro che, sotto la guida di Ennio Clari si preparano per l’allestimento dell’operina in atto unico ispirata alla celebre fiaba di Andersen: La Regina delle Nevi -musica di Giacomo Riggi, libretto di Giulia Carotenuto e regia di Francesco Torrigiani- sarà in scena al Teatro Verdi di Firenze dal 7 al 12 marzo, con appuntamenti mattutini per le scuole (7, 8, 11 e 12 marzo alle 10) ed una recita pomeridiana sabato 9 marzo alle 16.30. L'orchestra, diretta da Carlomoreno Volpini, riunisce allievi del Conservatorio Cherubini, del Liceo Dante e della nostra Scuola, per la quale partecipano Emanuele Rosi al flauto, Duccio Raspini al clarinetto e Emilia Galli all'oboe.
Lo spettacolo è prodotto dalla Fondazione Ort, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, il Conservatorio Cherubini, la Scuola di Danza Classica Hamlyn e i Licei Dante, Alberti e Machiavelli.

Acquista i biglietti

Il 26 febbraio alle ore 19:30 tornano alla Torraccia, su invito dell’Associazione Amici della Scuola di Musica di Fiesole, i giovani archi del Quartetto Indaco, formazione che proprio alla Scuola vide la luce nel 2007 grazie all’incoraggiamento di Piero Farulli e Andrea Nannoni. Negli anni l’ensemble ha conquistato importanti traguardi, affermandosi in prestigiosi concorsi internazionali ed ottenendo entusiastica accoglienza nelle sale da concerto.
Il Quartetto Indaco presenta un programma vario, che si apre con il Quartettino in sol maggiore op. 44/4 di Luigi Boccherini e prosegue con le morbide e nitide architetture del Quartetto in fa maggiore di Ravel, per concludersi con il Terzo Quartetto di Schumann, debitore alla scrittura beethoveniana nel piglio deciso e in certi tratti quasi umoristici, ma assolutamente originale nel procedere per episodi contrastanti e ben distinti, collegati da sottili reminiscenze motiviche.

Ingresso libero

Ricordi ed emozioni convivono nella poetica e autoironica autobiografia dello scrittore fiorentino Enzo Fileno Carabba, che ad un certo punto della narrazione incrocia le vie della Scuola: La zia subacquea ed altri abissi famigliari (Mondadori, 2015) contiene alcune pagine in cui si racconta dell’incontro con Piero Farulli, delle lezioni di strumento e di composizione, delle esperienze di un ragazzo sensibile e curioso che, salito a S. Domenico in bicicletta, si innamorò della Scuola e la abitò per qualche anno come un castello incantato.
(Scarica il racconto)

Siamo andati ad intervistarlo, ed ecco come si è svolta la nostra conversazione

Da dove cominciamo?
Da ragazzo studiavo il pianoforte e mi venne l’idea di fare il compositore… un’idea fantastica. Anche se non sapevo esattamente cosa fosse un compositore.

Perché il pianoforte?
Il pianoforte era lì prima di me, un bel Pleyel della bisnonna; la linea musicale proseguiva con mio nonno, che lo suonava ad orecchio. Alla fine delle scuole elementari pensai di cominciare anch’io a suonare. I miei erano scettici. “Suona la chitarra”, mi suggeriva mio padre, “che con le ragazze funziona meglio! La chitarra puoi portarla sulla spiaggia”. Io però preferisco lo scoglio e mi dedicai al pianoforte.
Dopo un periodo di lezioni private col maestro Caglieri trovai naturale, dato che abitavo al Salviatino, ai piedi della collina di Fiesole, salire in bicicletta alla Scuola, dove incontrai subito Piero Farulli. Aveva uno sguardo fiammeggiante, leonino. Come tutti i grandi felini, oltre a possedere una notevole forza te ne trasmetteva una parte. Mi spiegò che il pianoforte era uno strumento per letterati solitari mentre la musica è fatta per stare insieme. Mi suggerì –autorevolmente– di suonare anche il corno.

Perfettamente in linea con la sua filosofia…
Ebbi un’impressione di generosità. Negli anni ho scoperto che a tante persone Farulli ha fatto questo effetto, ad ognuno ha detto una frase memorabile, breve ed incisiva, che queste persone si sono portate dietro come un talismano. Ci sono frasi che conservano un potere.

Però a quel punto bisognava mettersi al lavoro…
Studiavo pianoforte con Dorina Nencetti e corno con Amilcare Cipriani. Lezioni di storia della musica di Daniele Spini. Quando ne parlava lui, riuscivo perfino ad apprezzare Wagner. In generale, i miei risultati non furono vistosi, ma l'emozione fu grande. D’altra parte, per essere all’altezza della presentazione che Farulli aveva fatto di me agli insegnanti, avrei dovuto essere un altro. Come racconto nel libro, al primo incontro suonai per il Maestro una Invenzione a due voci di Bach. Nella telefonata che fece subito alla mia futura insegnante Farulli mi presentò come un conoscitore profondo di tutte le Invenzioni a due voci. Durante la prima lezione dovetti ridimensionare il mio personaggio. Lo stesso col maestro di corno, al quale Farulli disse che conoscevo perfettamente -come ascoltatore- i Concerti per corno di Mozart, inducendomi ad ascoltarli di continuo per giorni, prima di incontrare il maestro. Per cui si può dire che l'immaginazione di Farulli incise sulla realtà, dato che alla fine li conoscevo davvero.

Da come ne scrivi, è chiaro che la Scuola fu per te un luogo felice
Proprio così. Un'immersione nella musica. Dopo pochi anni, obbedendo a una legge naturale vecchissima, iniziarono i turbamenti giovanili. Andare tutte le mattina al liceo mi infastidiva profondamente: certo per colpa mia. Comunque venire a Fiesole continuava a piacermi, perché era come un altro mondo, più accogliente. Nel mio ricordo galleggia l’immagine della Torraccia che si svuotava, verso sera (c’era solo il custode Vincenzo). Passavo da una stanza all’altra e mettevo le zampe sui vari pianoforti, senza incontrare quasi nessuno. Dalle finestre entravano il paesaggio e l'oscurità. Salivo all’aula Torre. Nella piena solitudine (Farulli dunque aveva ragione!) il luogo era affascinante e misterioso, come in un film dell’orrore, ma senza la paura. Pensavo che potessero esserci i fantasmi, ma erano gente a posto. Non sono più stato in quell’aula, e mi piacerebbe tornarci.

E il tuo progetto di fare il compositore?
Cominciai a frequentare le lezioni di Sylvano Bussotti. A volte si parlava poco di musica, però le narrazioni erano avvincenti. Anche gli allievi erano particolari. Quando, alla prima lezione mi presentai con un quaderno e feci per prendere appunti, suscitai sguardi di commiserazione. Avevo già sentito grandi parlatori (ero abituato ai salti logici di mia nonna), ma nelle parole di Bussotti c'era uno scintillio. I suoi racconti labirintici mi ricordavano -in meglio- i discorsi di Osho, ed erano di grande fascino. Qualche volta la lezione poteva consistere anche solo nel guardarlo comporre: tracciava arabeschi e sembrava di essere a teatro.
Collegavo la presenza di una simile personalità ad un disegno di Piero Farulli, che come uno stratega aveva attratto nell'orbita della Scuola, grazie al suo carisma, individualità di assoluto rilievo, anche molto diverse da lui.

Forse però non erano le lezioni più adatte ad un ragazzino…
Infatti, e questa era la parte migliore della faccenda. Gli altri allievi erano più grandi e già musicalmente formati. Dei musicisti, effettivamente. Mi pare (i miei ricordi hanno lacune enormi) che Farulli stesso mi avesse mandato lì, e gliene sono grato. Non capire può essere bello. Nello stesso periodo sentivo un'attrazione irrazionale nei confronti della scienza. Provavo a leggere libri di astrofisica, per esempio. Non capivo niente. Ma quello che conta è l'atmosfera dell'universo, non è che possiamo stare sempre a guardare il dettaglio. E così per quelle lezioni: mi piaceva l'atmosfera. Del resto, quell'atmosfera non l'ho più ritrovata.

Non c’era mai insofferenza, da parte degli allievi?
Nei confronti di un ragazzino che capiva poco ma apprezzava l'atmosfera? No. Le persone che ho incontrato in quel periodo alla Scuola (primo fra tutti Farulli) trasmettevano la sensazione che quello che facciamo, piccolo o grande che sia, è importante. Questa sensazione (che definirei fisica) è un regalo prezioso, che dura nel tempo.

Racconta…
Ricordo un concerto alla Limonaia: suonarono pezzi scritti da allievi e fu incluso anche un mio piccolo pezzo per pianoforte, eseguito dal pianista Mauro Castellano. Spesso negli ambienti specialistici il dilettante e l’apprendista sono irrisi; lo so perché sono un appassionato raccoglitore di preziosi reperti inutili, che trovo durante le mie passeggiate subacquee e campestri. Mi è capitato di incontrare archeologi gentili, che mi danno un parere sugli oggetti che ho raccolto, ma succede anche di essere immediatamente fermati dal rifiuto sdegnoso di occuparsi delle richieste di un dilettante. Questo nella classe di Sylvano Bussotti non esisteva: nessuno rideva, lì, venivamo presi sul serio. La linea dominante era legata alla cosiddetta musica d’avanguardia, che tendo a non ascoltare ma di cui ammiravo il coraggio.

Quale musica preferisci?
Come aspirante compositore avevo scritto delle musiche infantili, che però non ho mai osato mostrare al Maestro, anche perché nella classe di composizione tutti erano adulti e seri. A quel tempo, tra le persone che frequentavo, canticchiare e muovere la testa al ritmo della musica era considerato disdicevole. A me in realtà piace canticchiare e muovere la testa. Di tutta questa invenzione della musica, è uno degli aspetti che preferisco. Questo avrebbe dovuto dirmi qualcosa.

In ogni caso da questa esperienza di giovane compositore è derivata quella di scrittore per la musica?
Sì, cominciai a scrivere parole legate alla musica, cose brevi che ipotizzavo qualcuno potesse cantare. Poi scrissi un libretto per Bussotti, e fu interessante perché per la prima volta si trattava di una storia: avvenimenti che devono far rima tra loro.
All’epoca non pensavo di essere davvero interessato alle storie, scrivevo in versi. Dopo aver scritto questo libretto cominciai invece a pensare alle storie. Il libretto divenne un’opera, col titolo Intégrale Sade, e qualcuno mi suggerì di partecipare al Premio Calvino nella sezione libretti. Era il 1990.

E lo facesti?
Sì, ma nel frattempo la lettura, in una stessa estate, di Gargantua e Pantagruel di Rabelais e di Viaggio al termine della notte di Céline aveva acceso in me un nuovo amore per le storie, non veri e propri romanzi serrati, ma storie debordanti, oceani di episodi, come Don Chisciotte, che mi entusiasmavano. Avevo scritto Jakob Pesciolini, che mi sembrò potesse rientrare nella tipologia del romanzo: lo spedii insieme al libretto e... vinse il Premio.

Avevi solo 24 anni
Ebbi fortuna con la giuria. Presidente era Vincenzo Consolo, un romanziere tendente al canto e al poema. Entrai in contatto con case editrici importanti, che prima non avevo preso in considerazione pensando che loro non avrebbero preso in considerazione me. In Jakob Pesciolini c’erano delle note a piè di pagina in cui la storia si diramava per altre vie. Avevo notato che nei libri che mi piacevano c'erano ampie digressioni, che alla prima lettura mi capitava di saltare, ma che magari andavo a rileggere dopo. Allora, pensai, ci sono diverse velocità della mente: una che vuole andare avanti velocemente, l’altra che si ferma o torna indietro ad osservare meglio. Volevo farlo anche io! Lego quest’idea all’esperienza della composizione musicale. Erano come variazioni. L’editore eliminò le mie diramazioni in nota, sostenendo che non sarebbero state lette neanche da mia sorella. Non fui in grado di smentirlo perché non ho una sorella.

Una volta iniziata l’attività di scrittore hai continuato a suonare?
Ad un certo punto io e la Scuola ci siamo persi di vista. Ma dentro di me è rimasta una di quelle stanze in cui vagavo la sera. Mi piace improvvisare al pianoforte, per anni ho solo improvvisato, sul Pleyel ottocentesco della bisnonna e su un pianoforte più moderno che era nella casa dei miei genitori. Quando sono venuto ad abitare qui a Impruneta ho riunito i due pianoforti, che finalmente si sono incontrati. Ma riesco a suonare solo quasi il Pleyel. Ha un suono meno potente, ma lo preferisco. Mi sembra di controllarlo meglio. È come un cavallo che mi conosce e mi asseconda.

Hai dedicato alcuni capitoli del libro a questo strumento
Ha una storia particolare, legata alla presenza dei fantasmi… Tutti episodi dimostrati scientificamente o quasi. Oltre al pianoforte ho ritrovato di recente alcuni spartiti della bisnonna, che possedeva riduzioni pianistiche delle opere, delle sinfonie e dei quartetti che all’epoca si suonavano in casa. Ho trovato un pezzo di musica scritto da lei, ed alcune novelle; ha anche raccontato la storia del passaggio del fronte da Siena durante la Seconda Guerra Mondiale adottando il punto di vista di mio zio, che a quel tempo era un bambino piccolo.

Un’artista anche lei, allora
Una donna notevole, come anche il mio bisnonno, che prima di incontrarla era fuggito con un circo per seguire un’acrobata di cui si era innamorato. La storia sembra inventata. Ma mia nonna giurava che è vera. Il bisnonno acrobatico fu recuperato dal padre, che lo riportò a Siena, dove conobbe la bisnonna e partecipò in seguito alla costituzione dell’Accademia Chigiana, di cui fu per molti anni segretario. Insomma, la musica, per un verso o per l’altro, è una parte importante nella mia tradizione familiare. Col circo invece abbiamo tagliato i ponti.

Tornando all’attualità… ti sei riavvicinato a Fiesole attraverso la Casa della Musica di Arezzo, dove si è tenuto l’anno scorso uno spettacolo di musica e parole tratto dalla tua fiaba noir “Con un poco di zucchero”, con i sax di Alda Dalle Lucche e la voce di Maria Cassi

Alda Dalle Lucche è posseduta dalla musica, che la spinge incessantemente verso nuovi orizzonti. Maria Cassi è una grande attrice che può trasformarsi in qualsiasi cosa muovendo un sopracciglio o roteando il naso. Con Alda stiamo lavorando a un nuovo progetto per la Casa della Musica ad Arezzo.

E sei tornato anche come genitore…
Sì. C'è chi sostiene che la vita non è una retta ma una rete e che possiamo (spesso) tornare in punti che ci piacciono. Uno dei miei quattro figli, Pietro, frequenta il corso di violoncello con Elettra Gallini. Ho ritrovato una Scuola affollata, con bambini e ragazzi ben più numerosi di allora. Da una parte l'individuo solitario che Farulli aveva acutamente visto in me rimpiange la rarefazione umana di un tempo. Dall'altra, però, quando arrivo e sento suoni uscire da tutte le parti mi sembra che sia una manifestazione della presenza di Farulli, al quale sono grato per tutto quello che mi ha dato tanti anni fa, anche se non gliel'ho mai detto.

Come si era conclusa la tua esperienza di studente a Fiesole?
Come ho scritto, quando decisi di smettere di suonare, Piero Farulli mi fece notare che ero un bischero, e lo vedo ancora inseguirmi nel corridoio del primo piano con le sopracciglia inarcate e col corno in mano, come per tirarmelo in testa. Penso fosse un gesto simbolico, ma per prudenza mi defilai. In ogni caso la scena mi piacque immensamente, perché mi dette un altro segno del suo interesse nei miei confronti. Non era uomo che lasciava andare via con indifferenza le pecorelle smarrite, e neanche un pecorone quale probabilmente ero io ai suoi occhi. Mi piace tornare su questa capacità di considerare tutto importante, perché ha a che fare con l'ambizione e al tempo stesso con l'umiltà. Credo che anche grazie a questo atteggiamento Piero Farulli sia riuscito a creare a Fiesole qualcosa di unico in Italia.

Il tuo affetto per la Scuola è vivissimo, nel libro, anche attraverso il ricordo di tanti dettagli del luogo – penso ad esempio alla grande magnolia su cui racconti di esserti arrampicato (come fanno da sempre i bambini che vengono a Fiesole)
Farulli a volte mi salutava mentre ero appollaiato là sopra. La possibilità di salire su quell'albero senza essere rimproverato (ero grandino) faceva parte della sensazione di libertà che dava la Scuola. Sono grato anche alla magnolia. Una pianta accogliente, capace di ascolto. Chissà come conosce bene la musica, dopo tutti questi anni. E poi c'era il giardino all’italiana, a quel tempo era sempre chiuso.

Lo è anche adesso…
Sì ma poco tempo fa, la sera, non c'era nessuno. Il cancello era aperto di fronte a me. Non so perché. Qualche fantasma musicale, sicuramente. Mi sono accorto che era una vita che aspettavo. Allora, piano piano, sono entrato.

L’infaticabile e vulcanico cornista Luca Benucci chiama a raccolta un drappello di prestigiosi colleghi per tre intensi giorni di lezioni e concerti. L’appuntamento è per i giorni dal 7 al 9 marzo, quando saranno a Fiesole il finlandese Markus Maskuniitty, il francese André Cazalet e lo spagnolo Elies Monxolí, insieme a Giovanni Hoffer, Andrea Albori, e Gianfranco Dini, tutti impegnati in una sorta di festival cornistico, col quale Luca Benucci intende celebrare il suo strumento e allargare gli orizzonti tecnici ed interpretativi degli allievi fiesolani. Partecipano anche due ensemble, l'ensemble Pop Horn e Apollo Horn Ensemble.

Il seminario è gratuito per gli allievi della Scuola (anche per quelli della base), e le lezioni sono aperte anche agli esterni.
Quote masterclass per esterni (3 giorni): € 150,00
Quote masterclass per uditori (3 giorni): € 50,00
Quota giornaliera masterclass per esterni: € 65,00
Quote giornaliera masterclass per uditori: € 25,00

Iscrizioni online

Festival realizzato con il sostegno di Erasmus+

Come ogni anno, anche per il 2019 la Scuola mette a disposizione degli allievi alcune borse di studio, sia a fronte di una comprovata difficoltà economica, sia per merito.
Queste ultime saranno assegnate al termine di un concorso interno che si terrà nei giorni 14, 15 e 19 marzo. Si tratta di un momento molto importante nella vita della Scuola, perché rappresenta non solo una verifica del percorso formativo, ma anche una prova molto impegnativa, sul piano emotivo, per gli allievi di ogni età.
Su segnalazione dei docenti, i più piccoli potranno partecipare alla sezione Coccinelle (fino a 12 anni) mentre gli altri si distribuiranno nelle sezioni relative ai corsi frequentati, cioè base, medio, avanzato, triennio e perfezionamento.
Alla donazione di borse di studio partecipano anche alcuni storici sostenitori della Scuola, tra cui gli amici di Michela Lelli e Paolo Fioretti e la famiglia Fioretti. Ci sarà anche una borsa di studio offerta al miglior quartetto da Michela Lelli che, poco prima della sua morte, ha disposto in questo senso un lascito testamentario.

Il bando ed i moduli per il concorso sono scaricabili QUI

Un doppio, affettuoso omaggio alla memoria del celebre baritono scomparso il 30 giugno dell’anno scorso: sabato 26 e domenica 27 gennaio due appuntamenti saranno dedicati a ricordarne la figura d’artista, la passione didattica, la grande generosità umana, e la capacità di coltivare con pazienza ed entusiasmo il talento dei giovani musicisti, credendo nei loro sogni e offrendo a moltissimi una concreta opportunità di lavoro nella musica. Tutti doni preziosi, che per trent’anni hanno onorato la Scuola e contribuito alla formazione di tanti allievi.

Sabato 26, alle 19, molti di loro si riuniranno all’Auditorium Latini per condividere la loro memoria e testimoniare della vitalità del progetto artistico e formativo di Claudio Desderi: saranno eseguiti brani tratti da alcuni titoli oggetto dei corsi del Maestro, dall’impresa dell’allestimento fiesolano della trilogia Mozart - Da Ponte, ad estratti dalle opere di Rossini, Donizetti e Verdi. Coloro che non potranno essere presenti -perché impegnati in tournée o produzioni– parteciperanno comunque all’omaggio con lettere, pensieri e brevi video.

A questo progetto corale hanno aderito davvero in tanti, perché la scuola di Claudio Desderi è stata una fucina attivissima, dove si sono forgiati cantanti che hanno intrapreso un’intensa e prestigiosa attività artistica, docenti appassionati che proseguono l’impegno didattico del Maestro (solo per limitarci alla Scuola, sono tra i docenti Luana Gentile, Matelda Cappelletti e Umberto Chiummo, mentre Patrizia Ciofi sarà nei prossimi giorni a Fiesole per una masterclass); in molti hanno realizzato il loro desiderio di lavorare nel teatro musicale a vari livelli mentre altri, che hanno fatto scelte professionali diverse, vivono ancor oggi la musica come un dono prezioso e continuano a coltivarla attivamente.

L’omaggio a Claudio Desderi prosegue con il concerto di domenica 27 gennaio, alle 11 presso l’Auditorium Latini, dove il baritono Christian Federici ed il pianista Eugenio Milazzo portano a compimento l’ultimo progetto didattico del Maestro eseguendo Winterreise di Franz Schubert, tra i massimi capolavori della musica vocale da camera.
Il talento e la maturità artistica di Christian Federici -che si sta accreditando tra gli interpreti più interessanti della nuova generazione- avevano indotto il maestro ad affidargli con l’esperta collaborazione di Eugenio Milazzo quest’opera di abissale profondità, che mette in musica 24 liriche del contemporaneo poeta Wilhelm Müller. Il tema tipicamente romantico del vagabondare è qui tratteggiato nell’accezione di desolata solitudine e smarrimento esistenziale dell’uomo immerso in una natura fredda e ostile: la musica di Schubert conferisce al contenuto poetico sfumature ancor più toccanti e profonde, grazie ad una tensione espressiva e drammatica costante che non si allenta nemmeno nelle più felici espansioni liriche.
Ascolteremo la Winterreise convinti che, pur nella mesta constatazione dell’assenza, il messaggio di fiducia, vitalità, entusiasmo e sanguigna passione di Claudio Desderi punti dritto verso il futuro: da oggi a tutti noi il compito di tener accesa la fiamma.

Ingresso libero

L’anno nuovo, iniziato con l’entusiasmante Concerto di Capodanno, ha trovato la Scuola impegnata a fronteggiare la questione relativa alla notizia del mancato finanziamento da parte del MiBAC al progetto formativo dell’Orchestra Giovanile Italiana per il triennio 2018-2020.
Nella serie di concitati passaggi degli ultimi giorni, mentre la stampa nazionale rilanciava le preoccupazioni della Fondazione per il futuro dell’OGI, la Scuola è stata contattata direttamente dal Ministro Alberto Bonisoli, che ha fornito ampie rassicurazioni impegnandosi a sostenere le attività didattiche dell’orchestra a fronte della presentazione da parte della Scuola di un progetto complessivo per il biennio 2019-2020.
Il diradarsi delle nubi sul futuro dell’Orchestra Giovanile Italiana costituisce una importante rassicurazione per la Scuola, tuttavia l’assenza di un contributo specifico per le attività svolte nell’anno appena concluso comporterà un’inevitabile passività sul bilancio 2018 della Fondazione.
La Scuola ha perciò lanciato un appello a vecchi e nuovi sostenitori, affinché si impegnino a contribuire al progetto formativo fiesolano con rinnovata energia. Il primo a raccoglierlo è stato l’ex Presidente della Scuola Paolo Fresco che, dalle colonne del Corriere Fiorentino, ha offerto la sua disponibilità personale a contribuire alle attività della Giovanile, a fronte della certezza di un impegno istituzionale in tal senso.

Una fantastica notizia, lungamente attesa è finalmente arrivata pochi giorni fa: il Ministero dell’Università e della Ricerca ha autorizzato la Scuola ad attivare i corsi accademici di secondo livello di pianoforte, musica da camera e formazione orchestrale.
Un grande risultato, che incrementa il percorso formativo fiesolano permettendo agli allievi di completare presso la Scuola il loro curriculum formativo fino al titolo di più alto livello, e offre alla Fondazione il prestigioso ruolo di unica istituzione italiana a coprire integralmente la formazione musicale dall’infanzia all’età adulta, con un percorso articolato e completo.
Per il pianoforte, il Biennio specialistico sarà affidato alla classe di perfezionamento di Andrea Lucchesini mentre, per la musica da camera e la formazione orchestrale, i corsi sono in fase di definizione.

Tra pochi giorni sarà il 13 gennaio, giorno in cui -99 anni fa- nasceva a Firenze Piero Farulli. Pensiamo di fare omaggio alla sua memoria, sempre viva e presente alla Scuola, condividendo un lungo e affettuoso ritratto di Piero tracciato sulle frequenze Radio Radicale dalla viva voce del giornalista Vittorio Emiliani, una delle firme più importanti del giornalismo culturale del nostro Paese, molte volte al fianco di Piero Farulli nel denunciare le aporie della politica sui temi della cultura e dell’arte.
Parole tanto significative sull’opera di Farulli e sul suo impegno in favore dell’educazione musicale sono linfa vitale anche per l’impegno presente e futuro della Scuola, perciò desideriamo condividerle con tutti voi, segnalando il link tramite il quale è possibile riascoltare la trasmissione.

Un regalo per tutti voi che siete vicini alla nostra Scuola! Il calendario della Scuola di Musica di Fiesole vi aspetta alla Torraccia, dove è in distribuzione all’ingresso principale della Villa.
Gli strumenti musicali sono i protagonisti delle immagini fotografiche realizzate da Fabrizio Gaeta per questa prima edizione.
Venite a ritirarlo!

Un vero e proprio bagno di folla, per gli 80 appuntamenti musicali che hanno animato a Firenze e nel territorio metropolitano questa terza edizione di Strings City, nei giorni 1 e 2 dicembre: circa 7.000 gli spettatori che hanno assistito ai concerti diffusi, testimoniando che ancora una volta la città si è stretta intorno ai musicisti, partecipando con entusiasmo all’iniziativa.
Assiepati nei luoghi che hanno rinnovato l’adesione al progetto (come l’Istituto degl’Innocenti, la Biblioteca Marucelliana, Palazzo Strozzi…) ma anche negli spazi conquistati quest’anno -come la Palazzina PIA e PARC, le ex scuderie granducali alle Cascine- gli ascoltatori hanno vissuto una nuova esperienza di bellezza e condivisione; lo stesso si può dire per quanto riguarda le istituzioni musicali partecipanti al progetto, che nel Concerto Unitario al Teatro Goldoni si sono presentate insieme, a testimoniare l’unità di intenti tra quanti operano in città per la diffusione della cultura musicale.
Un ringraziamento particolare va a tutti i volontari che con la loro preziosa collaborazione hanno agevolato lo svolgimento dei concerti.

Incontriamo il giovane fagottista in un momento per lui molto importante, ed è l’occasione per ripercorrere insieme le tappe della sua articolata formazione professionale, che ha trovato nella Scuola un solido punto di riferimento.

Cominciamo dalle ultime novità…
Sono molto felice, perché da qualche mese sono membro stabile dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, dove in febbraio ho vinto il concorso per il posto di secondo fagotto. Avevo già fatto il concorso lo scorso anno arrivando secondo idoneo, ma la collega che aveva vinto ha lasciato a graduatoria scaduta. Così ho dovuto rifare il concorso da capo.

Un notevole stress…
Fortunatamente la seconda volta è andata meglio (e non peggio!).
La prima volta eravamo in 70, così entrando nei camerini avevo avuto la visione piuttosto impressionante di una foresta di fagotti… questa seconda volta eravamo meno, ma la concorrenza era molto agguerrita, e su di me pesava comunque l’aspettativa data dal concorso precedente.
Volevo fortemente il posto che era stato bandito, anche perché avevo avuto modo di vivere il bellissimo ambiente di questa orchestra quando mi era stato proposto di coprire l’aspettativa che la vincitrice del concorso precedente aveva chiesto, in attesa di prendere una decisione definitiva.
Il lavoro comunque non mi mancava, dal momento che avevo ottenuto varie idoneità presso orchestre quali l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra del Teatro alla Scala, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana

Ottimo…e quindi hai “capitalizzato” questi risultati?
Proprio così: nel periodo tra il primo e il secondo concorso a Venezia ho collaborato con queste orchestre, facendo delle belle esperienze di cui ricordo in particolare i programmi sinfonici con Donato Renzetti, e con Myung-whun Chung a Venezia (con quest’ultimo abbiamo appena terminato la produzione di Macbeth alla Fenice, e ci rivedremo per il tradizionale concerto di Capodanno) oltre all’esperienza con l’Orchestra di Santa Cecilia, con la quale in quel periodo ho collaborato tra l’altro per tre tournée, in Svizzera nell’agosto 2017, in Germania nel gennaio di quest’anno, e a marzo negli Emirati Arabi, sempre sotto la direzione di Antonio Pappano.

Ripartiamo da capo… qual è stato il tuo percorso?
Ho cominciato qui a Fiesole a 10 anni e non so dire bene perché scelsi il fagotto. Ricordo che avevo pensato di provare anche il clarinetto ed il flauto traverso. Cominciai col clarinetto, ma non riuscii ad emettere alcun suono (nonostante il clarinetto sia tra i fiati lo strumento con la maggiore facilità di emissione). Quando invece andai a provare il fagotto, il maestro Lorenzo Bettini mi disse che avevo l’imboccatura perfetta e naturale, e che ero nato per suonare il fagotto. A quel punto decisi di non provare affatto il flauto traverso… avevo già trovato il mio strumento!
Poco tempo dopo scoprii che il nonno di mio nonno era fagottista, evidentemente ce lo avevo nel sangue!

Incredibile!
I miei genitori non sono musicisti, ma molto appassionati, e desideravano che sia io che i miei fratelli studiassimo musica seriamente. Avevamo iniziato con la collaborazione di un direttore d’orchestra che abitava vicino a casa nostra, e veniva a darci lezioni di pianoforte, ma i miei volevano che studiassimo in maniera meno discontinua, e quindi ci hanno portati tutti e tre qui a Fiesole: Leonardo con la viola, che ha continuato con ottimi risultati (attualmente è stabile presso l’Orquesta Sinfonica de Madrid) e Francesca, la più piccola, col violino e poi col canto corale.

Mai dubbi?
Come per tutti ci sono i momenti difficili, ma anche durante l’adolescenza il desiderio di fare il musicista era davvero forte... piuttosto mi capitava di saltare le lezioni del Liceo Classico Galileo, per venire qui a studiare. Nei giorni in cui avevo lezione dopo la scuola uscivo la mattina col fagotto, con la scusa che almeno non avrei dovuto ripassare da casa e invece… venivo direttamente qui. Tra me e me pensavo: “non vedo l’ora di finire la scuola e poterlo fare tutti i giorni!”.

Lo possiamo scrivere?
Certo, è passato un bel po’ di tempo, da allora, e ormai i miei genitori lo sanno…
Comunque la loro pressione, in tema di studio, è stata notevole. Ricordo che di ritorno dall’orale dell’esame di maturità, vedendomi rilassato davanti ad un videogioco mia madre mi apostrofò: “Ma come, non vai a studiare il fagotto? L’esame del diploma è in settembre!”
Quella volta mi arrabbiai parecchio, ma sono consapevole di dover ringraziare i miei genitori, che oltre a sostenermi mi hanno sempre pungolato.

Quindi ti sei diplomato subito dopo la fine del liceo…
Era il 2006, e avevo 18 anni (ero andato a scuola con un anno di anticipo).
Subito dopo il diploma, al quale mi aveva portato Lorenzo Bettini, ho cominciato a frequentare i corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana, e approfittando della convenzione della scuola con il Conservatorio di Ferrara ho frequentato e terminato un Biennio di musica da camera. Valevano per il Biennio sia le lezioni di orchestra, sia quelle di musica da camera, e anche le masterclass strumentali, mentre ogni dieci giorni andavamo a Ferrara per una giornata intensiva di lezioni teoriche.
Rimasta da fare solo la tesi, avevo anche iniziato a studiare alla Musik Hochschule di Freiburg im Breisgau, in Germania.

Perché proprio Friburgo?
Avevo un amico che era andato a studiare lì e si trovava molto bene; fu lui a suggerirmi di andare a trovarlo e fare una lezione di prova.

In genere ci si sposta seguendo un insegnante…
Vero, però io lo avevo già fatto, prendendo privatamente in Germania lezioni da Ole Kristian Dahl, allora primo fagotto dell’Orchestra della Radio di Colonia, e professore a Mannheim.
A Freiburg ho trovato una struttura fantastica, un ambiente molto stimolante e un ottimo insegnante, Diego Chenna. Avevo fatto con lui una sola lezione e mi era piaciuto. Feci l’esame d’ammissione e appena finita l’OGI mi trasferii. Ho ancora impressa la prima volta che lo sentii suonare in concerto. Mi ero appena stabilito a Freiburg, e la scuola aveva organizzato un concerto di presentazione proprio per il Professore di Fagotto (era entrato da poco più di un anno). Pensai: sono nel posto giusto!!
Era l’aprile del 2009, e sono rimasto lì fino al giugno del 2017.

La Germania ti ha proprio conquistato…
Diciamo che mi ha permesso di compiere un percorso di studi articolato e di completarlo con tante esperienze in orchestra, oltre ad essere stata un’esperienza molto formativa dal punto di vista della maturazione personale (quando mi sono trasferito avevo solo 21 anni). Ho iniziato con una specie di master biennale e poi ho frequentato un postmaster che si chiamava Advanced studies, una sorta di diploma solistico, che ho raggiunto nel 2013.

E poi sei rimasto ancora per quattro anni?
Durante l’assenza di Diego Chenna, in permesso di paternità per un anno durante il mio ultimo corso a Freiburg, ebbi la possibilità di fare lezione con alcuni fagottisti che erano venuti a supplire alla sua assenza.
Tra questi c’era Guilhaume Santana, e mi piacque così tanto che, una volta terminati i corsi di Freiburg, decisi di andare a studiare con lui a Saarbrücken. Nonostante la giovane età Santana ha fatto molte cose importanti: grazie alla stima di Claudio Abbado ha collaborato con l’Orchestra Mozart e col Festival di Lucerna ed è primo fagotto all’Orchestra della Radio di Saarbrücken.
Sono rimasto comunque a vivere a Freiburg, dove avevo l’opportunità di suonare spesso il repertorio operistico con l’orchestra del Teatro.
Nello stesso periodo sorse in me il desiderio di provare l’ammissione alla Musik Akademie di Basel, quindi feci l’esame di ammissione per cominciare il Master nel settembre del 2013.

Ancora un master? Si possono fare all’infinito?
Non saprei dire, ma ho potuto giocare sul fatto che si trattava di paesi diversi. Inoltre in Germania ogni regione ha regolamenti a sé, e i percorsi di studi non sono del tutto omogenei: a Friburgo non avevo potuto fare l’ammissione al master perché per loro i miei titoli erano già a livello di master, ma a Saarbrücken hanno considerato i titoli di Friburgo, che essendo di premaster e postmaster mi hanno consentito di fare il master (so che sembra un gioco di parole, ma è andata proprio così).
Per un anno e mezzo, una volta ammesso a Basilea, ho frequentato contemporaneamente Saarbrücken e Basilea, abitando a Freiburg.

Una faticaccia!
Sicuramente! Ma sentivo che era il percorso giusto per me e che ne sarebbe valsa la pena. Mentre Santana era diventato per me il punto di riferimento per la tecnica e per il repertorio orchestrale, mi ero convinto che Sergio Azzolini (il professore di Basilea) fosse l’insegnante adatto per il raggiungimento del mio massimo potenziale in termini artistici. Musicisti come lui al mondo ce ne sono veramente pochissimi. Ha avuto il posto di professore alla Musikhochschule di Stuttgart a soli 21 anni… la sua scuola è ricchissima, anche Diego Chenna, il mio maestro di Freiburg, è stato suo allievo. Insomma, sono risalito alle origini.

Interessante che i giovani musicisti italiani si spostino all’estero per perfezionarsi, e vi incontrino grandi maestri… italiani
Già… è proprio vero che l’Italia “esporta” i migliori fagotti in tutta Europa. Questo vale anche per i fagotti d’orchestra: sono italiani ad esempio il primo fagotto dell’Opéra di Parigi, i primi dei Berliner Philharmoniker e dei Wiener Symphoniker, e anche se provengono da scuole diverse alla fine si distinguono sempre. Abbiamo il fagotto nel nostro DNA!

A proposito di scuole, ogni volta che hai fatto un’esperienza con un insegnante diverso, oltre ad aggiungere hai anche dovuto togliere qualcosa?
Argomento delicato… la formazione che ho ricevuto da Lorenzo Bettini per moltissime cose era veramente solida, così non ho dubitato di ciò che avevo imparato qui.
Credo che questo succeda quando hai avuto un insegnante che ha dato una certa impronta; dal mio punto di vista ho cercato di prendere da ognuno quello di cui avevo bisogno per migliorare me stesso; l’ultimo, Sergio Azzolini, è stato l’insegnante di cui bisognava solo fidarsi ciecamente... e così ho fatto!
Per fortuna gli aspetti da mettere in discussione non erano posturali, ma più legati al fatto musicale, e poi per noi c’è il problema della costruzione delle ance: ogni insegnante ha il suo modo e io, alla fine, faccio… come mi ha insegnato Bettini. Nonostante abbia imparato molti accorgimenti strada facendo, quando ho avuto momenti di crisi ho sempre chiamato il mio primo maestro. D’altra parte sono stato nella sua classe dai dieci ai diciott’anni, e lo considero un secondo padre.

Hai continuato a vederlo, una volta terminato il corso qui?
Certamente, ogni volta che tornavo a Firenze venivo qui, quando c’era lui. Ed ho sempre trovato la porta aperta…

Ha condiviso le tue scelte?
È stato lui a mandarmi in Germania da Dahl e io ho seguito il suo consiglio a scatola chiusa, anche senza sapere chi fosse. Andavo due-tre giorni al mese a Colonia con altri due compagni di classe, Federico Loy -che sta facendo un master in pedagogia a Lucerna- e Jacopo Cristiani, che suona adesso in orchestra allo Staatstheater di Cottbus.

Tornando alla Germania, sei riuscito a completare tutti questi corsi?
Nel 2015, con le lauree a Basilea e Saarbrücken. Poi ho fatto un ultimo corso di studi ufficiale, un Master Solist a Basilea con Azzolini, che ha curato ulteriormente la mia preparazione solistica; nel frattempo desideravo un aiuto per il repertorio orchestrale e quindi, una volta terminate le lezioni con Santana, sono tornato a Fiesole per frequentare il corso di perfezionamento di Andrea Zucco, anche lui proveniente dalla scuola di Azzolini.

Quindi sei davvero tornato alle origini… anche geografiche?
Esattamente, e sono molto felice di averlo fatto, perché ritengo che la Scuola sia un luogo meraviglioso, e il percorso con Zucco è stato davvero importante per me, sia dal punto di vista fagottistico che da quello umano.

Oggi sei qui per fare lezione, se non sbaglio…
Infatti; ho cominciato sporadicamente l’anno scorso, sostituendo Andrea Zucco per le lezioni nel corso di base, visto che abito qui vicino e vengo davvero volentieri a Fiesole. Da quest’anno sono ufficialmente suo assistente. Entrambi abbiamo il lunedì come giorno libero dall’orchestra, così quando lui non può venire sa di poter contare su di me.

Quanti sono attualmente i piccoli fagottisti?
Sette, un numero cospicuo per un solo pomeriggio; infatti facciamo lezione senza pause cominciando… adesso! (sono le 13.10 n.d.r.)

Quindi devi andare…
Sì, ma prima vorrei dire qualcosa riguardo alla Scuola: è stata per me una seconda casa, in tutti i sensi, compreso il fatto che mi ha sempre accolto, permettendomi di venire a studiare anche quando tornavo da fuori per brevi periodi e non frequentavo qui nessun corso.
Mi piace arrivare la mattina presto e studiare tra queste mura, dove non ci sono distrazioni e il lavoro procede con maggior efficacia.

Hai qualche altra passione, oltre la musica?
Il calcio. Ho smesso con l’attività agonistica, ma gioco nella squadra dell’orchestra, dove ci divertiamo un sacco… abbiamo perfino le nostre borse, con la scritta AC Fenice.

Qual è il tuo ruolo?
Sono il numero 10… in un gruppo di “malati di calcio”. Durante l’anno giochiamo fra noi, ma lo scorso 1° maggio abbiamo partecipato al Torneo degli enti lirici tenutosi a Milano, con la Filarmonica e l’Orchestra della Scala, e le orchestre di Cagliari e Genova unite, oltre all’orchestra slovena di Maribor e quella svizzera di San Gallo.

Avete vinto?
No, purtroppo, ma devo dire che nelle altre squadre prevalevano i macchinisti, che fisicamente sono parecchio più prestanti, mentre noi eravamo per la maggior parte musicisti. Comunque ci siamo divertiti ugualmente.

Immagino…a questo punto ci salutiamo, e buon lavoro!
Grazie… solo un’ultima cosa: vorrei rivolgere un ringraziamento a Giampaolo Pretto, che negli anni in cui ho frequentato l’Orchestra Giovanile Italiana preparava con grande cura la fila dei fiati; è stata la prima persona a darmi la consapevolezza di cosa vuol dire suonare in orchestra. Gli sono molto riconoscente, e con me lo sono tanti colleghi dell’OGI. Pretto ha lavorato in maniera sempre produttiva, relazionandosi con noi con la massima serietà senza metterci mai a disagio, nemmeno quando ci chiedeva di eseguire un passo da soli per verificare la nostra preparazione. La sua franchezza, la sua preparazione e la sua serietà sono stati davvero di grande aiuto alla nostra formazione.

Un nuovo network europeo tra università ed istituti di alta formazione musicale propone un percorso triennale di perfezionamento, diffusione e approfondimento scientifico sulla viola da gamba. Il progetto VIOLANET - European Viola da Gamba Network prende l’avvio quest’anno, partendo dalla positiva esperienza della Giornata italiana della Viola da Gamba promossa dal 2011 presso la Scuola di Musica di Fiesole grazie all’impegno della nostra docente Bettina Hoffmann, che negli anni è riuscita a creare una fruttuosa rete di contatti e scambi tra docenti e studenti, tra musicisti e produttori di strumenti, tra professionisti e amatori, fino a rendere la Giornata un appuntamento di riferimento per esperti.
La Scuola è capofila del progetto, che coinvolge l’Universität Mozarteum di Salisburgo, il Conservatoire national supérieur de musique et de danse di Parigi, l’Hochschule für Musik Franz Liszt di Weimar, il Koninklijk Conservatorium de L’Aja, il Pražské Barokní Centrum e il Conservatorio Superior de Música di Vigo, in Spagna.

Continuate a seguire tutti gli aggiornamenti sulla pagina Facebook e sul sito www.violanet.eu

Primo compleanno per CaMu, la Casa della Musica di Arezzo, che il 16 dicembre 2017 apriva alla città un nuovo spazio di vita musicale dedicato alla formazione, alla ricerca, alla produzione ed all’ascolto della musica, per grandi e piccini.
La Scuola ha impegnato nell’organizzazione molte energie, potendo contare su uno staff competente ed appassionato, e sulla collaborazione delle istituzioni musicali presenti sul territorio.
La festa di compleanno, il 16 dicembre, sarà animata dalla musica, e prenderà l’avvio alle 16.45 con i saluti istituzionali e con la presentazione del libro Finché ci sarà una nota di Patrizia Fazzi, contrappuntato dalle esecuzioni musicali della flautista Elisa Boschi.
Alle 18 avrà inizio lo spettacolo di musica e parole Scende lieve, un progetto per il quale Alda Dalle Lucche ha tratto il testo da Vita e avventure di babbo Natale di Lyman Frank Baum, l’autore del Mago di Oz; in scena l’attrice Daniela Morozzi e l’ensemble di sax Mikrokosmos, diretto dalla stessa Alda Dalle Lucche in un repertorio di canti natalizi trascritti per questo particolare gruppo.

Ingresso libero

“Vulcanico” è il primo aggettivo che viene in mente pensando alla proteiforme attività di Alberto Bocini: capace non solo di coltivare con passione il suo spiccato talento, ma anche di dar spazio alla fantasia, impegnandosi in scelte coraggiose e originali, ha conquistato i traguardi più importanti sia in campo concertistico sia nell’attività didattica.
L’abbiamo incontrato nella pausa pranzo (l’unico modo per intervistarlo, fra una lezione e l’altra del suo corso di perfezionamento), in compagnia di un simpatico allievo spagnolo, Antonio Romero Cienfuegos, ed ecco come si è svolta la nostra conversazione, avventurosamente registrata tra piatti e bicchieri.

Come sei arrivato a Fiesole?
Come giovane studente dell’Orchestra Giovanile Italiana, dal Conservatorio di Firenze dove mi ero appena diplomato in contrabbasso. L’esperienza d’orchestra in conservatorio in quegli anni era molto modesta, e la mia cultura musicale aveva seguito altre strade.

Ovvero?
Alle scuole medie suonavo la chitarra elettrica in gruppi rock, ed in prima superiore sono passato alla chitarra acustica; una volta deciso di frequentare il conservatorio mi sono presentato agli esami di ammissione, ma nella classe di chitarra non c’era posto, così mi hanno offerto di scegliere tra fagotto, corno e contrabbasso… ho scelto lo strumento che almeno aveva le corde!
Sono arrivato a Fiesole sostanzialmente digiuno di musica classica, quindi l’OGI per me è stata un’immersione totale, e molto fortunata: nel 1985 l’insegnante della fila era Franco Petracchi, e quindi IL contrabbassista. Non solo: il primo concerto a cui partecipai insieme all’Orchestra Giovanile fu con Riccardo Muti al Teatro Morlacchi di Perugia! Un’apertura incredibile su un mondo che non conoscevo, e da allora mi ha entusiasmato come una scoperta meravigliosa.

Dopo aver frequentato l’OGI sei rimasto in contatto con la Scuola?
Non subito, perché nel frattempo avevo iniziato a lavorare in orchestra, grazie alla vittoria di alcune audizioni: ho vinto al Carlo Felice di Genova ottenendo un contratto annuale, e poi nel 1988 ho vinto al Maggio Musicale Fiorentino come secondo contrabbasso. Ma non mi sono fermato: ho continuato a fare audizioni, ne ho fatte moltissime…

…E hai fatto bene!
Ne sono convinto. Le audizioni, checché se ne dica, sono una strada ottima per affermarsi. Mi è capitato più volte di sentirmi dire: “Ma cosa vai a fare, tanto si sa che vincerà Tizio…” E invece non è andata proprio così…

Diciamo che esistono anche i fuoriclasse
Diciamo anche però che spesso l’idea che gli altri siano raccomandati e che non ci sia niente da fare può diventare un alibi per non impegnarsi fino in fondo, mentre continuo ad essere convinto che l’importante sia studiare, studiare tanto e bene, e poi si può tentare.
Certamente può capitare che un musicista abbia già collaborato con l’orchestra, e quindi essendo conosciuto risulti indubbiamente avvantaggiato, ma vale comunque sempre la pena di mettersi in gioco.

Tornando alle audizioni…?
Nel ‘91 ho vinto il concorso per la fila nell’Orchestra del Teatro alla Scala; in realtà non pensavo realmente al trasferimento, ma saputo del concorso decisi di prepararmi bene e affrontare la prova: erano disponibili due posti, che vincemmo ex-aequo Libero Lanzilotta ed io. Alla fine, però, nessuno dei due prese il posto (facendo un po’ arrabbiare Muti, che nell’occasione espresse il suo vivo disappunto): non ricordo quale fu il motivo per cui Libero non andò, ma per quanto mi riguarda in realtà non ebbi dal Maggio il permesso di andare, anche se avevo chiesto solo di poter fare un’esperienza nella fila per sei mesi, così… mi licenziai.

Veramente??
Proprio così: nella mia vita mi sono licenziato un sacco di volte, come scoprirai… (sorride sornione n.d.r.)
Mi licenziai dal Maggio con l’intenzione di andare alla Scala ma, a quel punto, a Firenze mi offrirono un contratto annuale come primo contrabbasso: irrinunciabile.
Durante l’anno di contratto però le cose non andarono al meglio: non ero nelle simpatie dello staff, e non feci nemmeno le opportune mosse diplomatiche del caso, così alla fine del periodo, quando si tenne il concorso, il risultato fu “nessun idoneo”. A quel punto me ne andai davvero, ad insegnare, accettando per quell’anno una supplenza al Conservatorio di Cosenza.

Una strana parabola, direi…
In effetti… evidentemente era scritto che dovessi continuare a preparare concorsi, cosa che feci partecipando al grande concorso statale per l’insegnamento, sbalordito dall’assurdità di certe richieste, a partire dall’analisi di una partitura che doveva essere effettuata… senza partitura! Comunque vinsi, e subito dopo feci un’audizione per l’Orchestra Nazionale dell’Accademia di S. Cecilia vincendo anche quella, così ottenni un contratto annuale a Roma.
Nel frattempo continuavo ad insegnare, ormai come titolare: per il primo anno a Mantova e poi a Milano.

Hai trovato finalmente pace?
Non proprio: erano arrivati intanto i miei primi due figli, così decisi di chiedere l’avvicinamento a Firenze, e preparai la relativa domanda con l’aiuto della segreteria del Conservatorio di Milano. Spedita la domanda, mi accorsi che nel mio punteggio didattico erano stati considerati solo i figli, mentre avevo già insegnato alcuni anni. Convinto che fosse un semplice errore da correggere, chiamai il Ministero e, dopo infiniti rimpalli ed attese al telefono, scoprii che… non c’erano errori: alla mia domanda mancava in realtà l’autentica della firma, che proprio da quell’anno era divenuta requisito indispensabile.
Indovina cosa ho fatto, allora? …Mi sono licenziato!

Sembra proprio un irrefrenabile impulso…
Nel frattempo (era il 1997) c’è stato il concorso a Santa Cecilia, dove ho vinto come primo contrabbasso, questa volta stabilmente. Sono rimasto a Roma fino al 1998 e poi sono approdato nuovamente al Maggio -dopo un altro concorso e un altro licenziamento– e lì ho ricoperto il ruolo di primo contrabbasso fino a quando, nel 2012 non ho deciso di… licenziarmi (ormai ridiamo tutti e tre n.d.r.).

E, in tutto questo, qual è il posto della Scuola?
Non secondario, direi. Nei corsi di base insegnava Libero Lanzilotta, che ad un certo punto vinse il posto nell’Orchestra di Montecarlo; così, all’inizio degli anni ’90, fui chiamato ad occuparmi della classe da Piero Farulli, nel solito modo burbero e definitivo.
All’Orchestra Giovanile il docente della fila era Luigi Milani, e quando lui lasciò iniziai ad occuparmi anche dell’OGI.
Infine arrivò l’incarico anche per il corso di perfezionamento, per il quale ebbi l’onore di subentrare proprio a Franco Petracchi. A quel punto mi trovai ad avere alla Scuola ben tre corsi!
Dopo qualche anno dovetti lasciare il corso di base -incompatibile nei tempi con tutti gli altri impegni- a Marco Martelli, che era stato mio allievo a Ginevra, mentre attualmente l’insegnante della base è Anita Mazzantini, anche lei mia allieva.

Cosa significa insegnare a ragazzi grandi, che vogliono qualcosa in più?
È una bella domanda! Antonio, per esempio, è molto bravo, ed è già a sua volta un insegnante, al Conservatorio di Salamanca… infatti gli ho chiesto: “Come posso aiutarti…?”
Mi pongo sempre questa domanda, e la risposta è ovviamente molto diversa, in base alle situazioni dei vari allievi. Molti di loro stanno cercando di preparare audizioni per l’orchestra, ma magari durante gli anni passati in conservatorio non hanno fatto quasi nulla del repertorio orchestrale. A volte ti trovi davanti dei completi disastri, e quindi le cose da fare sono tantissime.

Da dove cominci, in questo caso?
Molto spesso, nei casi di maggiore difficoltà, i problemi sono soprattutto di conoscenza: come dicevo, a volte i ragazzi suonano senza sapere cosa stanno facendo. Non è raro trovarsi in commissione alle audizioni e sentire che chi suona non conosce affatto il passo (tempi assurdi, disattenzione al fraseggio, alla qualità del suono…). Questa inconsapevolezza mi sembra un fatto gravissimo, da arginare subito, così li invito innanzitutto ad un approfondimento di carattere culturale.
Spesso mancano le basi tecniche, e questo richiede un paziente lavoro di ricostruzione di altro tipo.

Qual è la composizione della tua classe di quest’anno?
Attualmente ho 12 allievi, delle più varie tipologie. Li seguo con una lezione lunga, una volta al mese, mentre Marco Martelli lavora con loro a piccoli gruppi sui passi d’orchestra, in un altro incontro mensile. Non ho messo sbarramenti all’ingresso, così accolgo anche talenti più giovani, che magari non hanno ancora completato il percorso del triennio ma meritano attenzione, come un giovanissimo contrabbassista che viene dalla Basilicata e frequenta ancora il liceo. Ho anche degli allievi fantastici, tra cui Antonio (che come dicevo è già un maestro), oppure Alessandra Avico, una bravissima musicista di Torino che mentre stiamo parlando sta iniziando ad onorare il suo primo contratto, come primo contrabbasso alla Fenice, e viene qui per un ulteriore approfondimento dopo aver conseguito il Master nel mio corso al Conservatorio di Ginevra.

Ai più bravi cosa serve, secondo te?
Servono la costanza, la voglia di non mollare mai, la necessaria (ma consapevole) autostima che fa superare le contrarietà che la vita professionale, con i suoi infiniti esami, ci può riservare, ma soprattutto la curiosità e la voglia di continuare ad imparare. Non esiste un punto di arrivo.

I tuoi allievi riescono a partecipare alla vita della Scuola?
Non è facile, perché vengono quasi tutti da lontano, e solo in occasione delle lezioni.
L’unico fiesolano doc è Vieri Piazzesi, che ha iniziato a sette anni con me, poi ha frequentato Ginevra e ora è nella mia classe. Conosce tutti, qui, e viene coinvolto più facilmente.

Parliamo un po’ della tua particolare attività di camerista nella Bass Gang
Esiste da 16 anni con me e Amerigo Bernardi, ma il quartetto -che ad un certo punto era rimasto un duo- ha 25 anni. Al nostro arrivo abbiamo cambiato il nome, che era precedentemente Un’ottava sottosopra: simpatico e originale, ma non avrebbe mai potuto funzionare in Giappone…
La Bass Gang è una zona ludica, che ci impegna solo in certi periodi e richiede un grande lavoro di preparazione: ha un notevole successo, soprattutto in Oriente, dove siamo stati invitati quasi ogni anno, dal 2003 al 2010. Ad un certo punto abbiamo avuto qualche problema di management a causa delle scissioni interne all’agenzia che ci rappresentava, ed ora abbiamo ripreso. Siamo stati in tour proprio poche settimane fa e siamo già stati invitati a tornare nella primavera del 2020; il nostro repertorio è estremamente vario ed eterogeneo, decisamente crossover. L’idea di base è quella di attingere a grandi successi nei più diversi repertori, da quello classico al rock, al jazz, al pop, alla canzone d’autore, rivisitarli, mischiarli, stravolgerli alla nostra maniera, giocando con ironia fra i generi. Un gioco che richiede comunque l’impiego di tutto il nostro bagaglio tecnico e di esperienza.

Hai anche un’attività cameristica più tradizionale?
Il contrabbasso non ha purtroppo un repertorio molto esteso, nella musica da camera, ma grazie ai tanti contatti mi chiamano spesso, quando il mio strumento è previsto in organico. C’è il celeberrimo Quintetto di Schubert “La Trota”, che suoniamo sempre con grande piacere, ci sono il Sestetto di Mendelssohn, il Settimino di Beethoven e l’Ottetto di Schubert… ma non molto altro, a parte alcune rarità che magari sono richieste in occasioni particolari, come mi è successo al Festival di Newport, negli USA.

E la direzione?
Mi capita di suonare e dirigere, ed è affascinante “maneggiare” l’orchestra soprattutto perché, avendo l’intera responsabilità dell’esecuzione, posso fare ciò che desidero con più libertà. Non ho una preparazione specifica per questo, ma ho tanta esperienza dall’altra parte e credo che conti qualcosa. Comunque finora è stata una cosa sporadica, qui a Firenze e in Sud America, dove ho diretto solo pezzi in cui ero anche impegnato come solista.

La composizione ti attrae maggiormente?
Proprio così: ho già scritto tante piccole cose per il mio strumento.

Con intento didattico?
Direi estetico, in prima battuta. Sto cercando nuove possibilità sul contrabbasso, filtrate dal mio background musicale studentesco, che si muove tra jazz e rock. Non l’ho più molto coltivato, da quando ho iniziato a lavorare, tranne che in un disco di musiche dei primi Genesis (anni ’70, quando erano fantastici…).

Quindi comporre vuol dire approfondire ancora il tuo rapporto con lo strumento?
L’idea di comporre è legata anche alla constatazione che ho fatto del diverso rapporto che avevo con i miei due strumenti, la chitarra e il contrabbasso: come dicevo ho iniziato con la chitarra, e fino ai 23/24 anni ho studiato seriamente tutti e due. Mi capitava questo: prendendo in mano la chitarra iniziavo subito a improvvisare, mentre col contrabbasso facevo sempre una scala. Mi è sembrata una cosa terribile, e mi ci è voluto del tempo a sciogliere la cosa, però adesso credo di aver trovato un mio equilibrio, il contrabbasso ed io siamo molto più “intimi” di un tempo, ci capiamo meglio. Così quando mi ci avvicino è come se lui stesso mi chiedesse di fare una scala, un passaggio di un concerto o una improvvisazione, e non lo so fino a che non lo tocco; solo allora mi appare chiaro, fino alla volta successiva…

Navigando in internet, alla ricerca di qualche curiosità al tuo riguardo, mi sono imbattuta in Sliding Doors, una tua recentissima composizione che ha debuttato a Bari pochi giorni fa. Vuoi parlarcene?
C’è dell’ironia, ovviamente… Filosofeggiando, si può dire che l’idea sia quella dei casi della vita, delle scelte che non sempre possiamo fare noi, e a volte sono dettate dal caso, dal fato, da Dio….
Ho pensato ad un coinvolgimento del pubblico, che in questo caso impersona il fato attraverso l’uso della suoneria del telefono. Si individuano nel pubblico otto persone col ruolo di capofila, e si fornisce loro uno schema, in cui è segnata una finestra di tempo in cui partire.
Sliding Doors è infatti un pezzo per violino, contrabbasso, orchestra e suonerie di cellulari, ed è diviso in movimenti che ho chiamato “stanze”. Ognuna di esse ha un ritornello che si ripete fin quando il capofila delle suonerie non parte.

Con una sola suoneria?
No… lui è il “capo”, ma tutti coloro che vogliono farlo possono unirsi; la prima suoneria non si sente quasi, ma pian piano il pubblico prende confidenza e partecipa più attivamente al cluster delle suonerie, che ad un certo punto diventa “armonico” e più organico all’esecuzione.

Vi siete divertiti…
Davvero. Ho scritto anche una Xuite 0 per contrabbasso amplificato e orchestra, che ha debuttato a Porto Alegre e a Belém, in Brasile.
Anche se sembra una battuta, il contrabbasso è lo strumento del futuro (non riesco a dissimulare l’incredulità n.d.r.). Proprio così: il pianoforte ha mille potenzialità, ma le ha già mostrate tutte, mentre il contrabbasso, se amplificato, ha ancora molto di nuovo da dire, con le varie percussioni sul legno, gli armonici, i pizzicati… ci sono soluzioni inedite, che possono offrire nuova linfa al linguaggio contemporaneo, almeno per come lo intendo io.

Parliamo un attimo di questo strumento fantastico, che però ha il difetto di essere parecchio ingombrante… oppure trovi che anche questo sia un pregio?
Non arrivo a tanto. Comunque, se vinci il concorso in orchestra non devi più trasportarlo, e questa mi sembra una prima buona notizia.
Se invece viaggi molto in aereo devi spedirlo in stiva, in una adeguata flight case… e poi devi pregare di avere fortuna! A me non è successo nulla per tanti anni, ma ultimamente mi è capitato di trovare lo strumento danneggiato, così ho fatto fare una copia “da viaggio”. Il mio contrabbasso è dei primissimi del ‘700, anonimo ma molto bello…

E dove l’hai trovato?
È lui che ha trovato me (si commuove, come un attore consumato n.d.r.). Era di proprietà di un industriale pratese, di nome Ottorino Corsini, che da giovane lo suonava. Era contento di mostrare il suo contrabbasso e così, molti anni fa, mi invitò a vederlo: era messo malissimo, tarlato, con un manico che era un tronco di legno e le corde di plastica, perché suonava da ballo. Si intuiva che dovesse esser stato un bello strumento, ma non avrei saputo dire quanto… la cosa finì lì.
Anni dopo, l’unica figlia di Corsini venne ad un mio concerto e mi disse che, pur non avendo intenzione di venderlo, la famiglia (cioè lei) avrebbe avuto piacere di dare il contrabbasso a qualcuno che lo suonasse. Ci accordammo che, una volta restaurato a mie spese, avrei potuto usarlo, e sarebbe divenuto di mia proprietà alla morte della signora. Così è stato.
Dal 1993 questo strumento è la mia voce anche se, come dicevo, adesso porto in tournée una copia. Pensa che, al termine di un viaggio in Sud America dove avevo deciso per l’originale, vista l’occasione importante, ho aperto la cassa e trovato… il manico staccato!!

A proposito delle tue multiformi attività, ho visto che hai inciso per NBB records. È anche questa una tua creatura?
Esatto, è nata come casa discografica dedicata al contrabbasso (infatti la sigla significa nothing but the bass, non lo avevo ancora rivelato…). Dal 2000 diffonde dischi e partiture relativi al nostro strumento, quindi funziona anche come casa editrice.
Ho inciso i primi due cd, ma il catalogo comprende dischi di Pino Ettorre, di Riccardo Donati, di Luigi Milani, e anche di Ezio Bosso, che ha fatto un bellissimo disco di tango con il pianista Gustavo Beytelmann e Luis Agudo alle percussioni.

NBB si finanzia con la vendita dei dischi?
Il mercato discografico è quel che è: vendiamo bene i dischi della Bass Gang quando andiamo in tournée (siamo tornati dal Giappone senza più né un disco né una maglietta!), ma per il resto è dura.
Nei primi dischi ero pieno di buone intenzioni e ho investito di tasca mia, portando in sala il pianoforte di mia moglie Cristina… tutto fatto in casa, con gran dispendio di energie.
All’epoca non c’era ancora il crowdfunding, che invece ho usato per un disco quadruplo che ha coinvolto 24 artisti di tutto il mondo, tra cui anche Antonio (che annuisce, mentre divora i suoi spaghetti alle vongole n.d.r.) ed è uscito un paio d’anni fa.

Hai trovato anche il tempo per rispondere online ai quesiti dei contrabbassisti
È stato un esperimento, che ho dovuto interrompere proprio per mancanza di tempo: si trattava di un forum visibile in NBBrecords, in cui rispondevo in rete alle richieste dei giovani strumentisti, ed ho continuato a farlo per una decina d’anni.

Una cosa generosa… e per finire, non mi resta che chiederti quale sia il tuo sogno nel cassetto
Vorrei dire solo dire che sono contento di quello che è successo fino ad ora.
Ho avuto fasi in cui mi sono concentrato più su una cosa o su un’altra e in questo momento è la composizione ad attrarmi, perciò spero che si apra e si approfondisca sempre di più.

Quasi tutto pronto: mancano soltanto piccole rifiniture e finalmente la colonica adiacente alla Torraccia potrà ospitare una parte delle attività didattiche che ormai da molto tempo saturano gli spazi della Villa.
Grazie al sostegno di Fondazione CR Firenze, la Scuola ha acquisito la proprietà dell’immobile. Alcuni anni sono stati necessari per approntare il piano di recupero e per realizzare le varie fasi dei lavori, ma con l’accelerazione degli ultimi mesi Lo Stipo si presenta oggi come un luogo molto accogliente per la musica, anche grazie ai lavori di correzione acustica delle aule. Una volta arrivati i nuovi pianoforti, sarà possibile iniziare a tenere lezione nelle nuove 16 aule.
Il restauro e l’adeguamento dei locali sono stati realizzati grazie ad un contributo del Ministero per i beni e le attività culturali attraverso ARCUS (oggi confluita in ALES), che ha finanziato il progetto denominato “Centro Integrato di Formazione Orchestrale e realizzazione di relative strutture funzionali”.
Per l’inaugurazione ufficiale dei nuovi spazi attendiamo invece ancora che anche i dettagli siano ultimati: sarà l’occasione per festeggiare insieme un nuovo importante traguardo raggiunto dalla nostra Scuola.

La Stagione Concertistica 2018-2019 degli Amici della Musica di Firenze è iniziata ormai a pieno ritmo, proponendo come di consueto artisti di grande notorietà ed ensemble prestigiosi. La frequentazione dei concerti è parte integrante del percorso formativo degli studenti di musica, così siamo lieti che anche per quest’anno gli Amici offrano forti agevolazioni agli allievi della Scuola che non abbiano ancora compiuto 30 anni: è possibile acquistare un abbonamento speciale a 30 concerti a scelta al costo di 40 euro presso la biglietteria del Teatro della Pergola dal lunedì al sabato (9.30-18.30), esibendo un documento d’identità e un documento che attesti l’iscrizione alla Scuola nell’anno in corso.
In alternativa si può acquistare il biglietto per un singolo concerto a soli 5 euro, a partire da un’ora prima dell’inizio del concerto scelto. Questi biglietti sono disponibili in numero variabile per ciascun concerto, e non possono essere prenotati. È consigliabile pertanto presentarsi in teatro per tempo, in quanto i concerti programmati nel Saloncino sono spesso esauriti in prevendita.
Si potrà effettuare una prenotazione solo nel caso in cui un docente della Scuola accompagni al concerto un gruppo di allievi: in questa eventualità il docente riceverà un ingresso omaggio.

Prende il via il 16 novembre Arezzo Classica, la stagione concertistica realizzata dal Comune di Arezzo e dalla Fondazione Guido d’Arezzo in collaborazione con CaMu - Casa della Musica. Il cartellone comprende sette concerti, con l’inaugurazione affidata all’Orchestra Sinfonica di Sanremo e si concluderà il 17 aprile con un recital violinistico della magnifica Isabelle Faust: l’opportunità di ascolto della grande musica è resa ancor più fruibile grazie ad una particolare formula di abbonamenti, dai costi veramente contenuti: da 120 euro per i posti della platea ai 50 euro del quarto ordine di palchi.
Il sipario del Teatro Petrarca si alzerà venerdì 16 novembre alle ore 21, con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo diretta da Massimiliano Piccioli nel celebre Concerto in re minore per due violini e orchestra BWV 1043 di Johann Sebastian Bach e nella versione per orchestra d’archi del Quartetto in do maggiore op. 19 di Ferruccio Busoni, interessante lavoro del celebre compositore, all’epoca appena quattordicenne.
Solisti per il concerto bachiano saranno Cristiano Rossi, violinista dalla prestigiosa attività sui palcoscenici internazionali e docente per il Triennio presso CaMu e Marco Bigarelli, primo violino del complesso ligure.

Il suo stile tende ai toni dark, ma quando parla di musica e del suo strumento un largo sorriso le illumina il volto. Perennemente indaffarata, alle prese con trascrizioni e prove per sempre nuovi progetti, guida con entusiasmo il gruppo dei sax fiesolani. L’abbiamo finalmente intercettata qualche giorno fa, prima dell’inizio delle lezioni pomeridiane, ed ecco cosa ci ha raccontato.

Quando hai incontrato la Scuola?
Frequentavo il Conservatorio Cherubini, dove sono stata molto felice con il mio insegnante, Roberto Frati, ma ovviamente conoscevo la Scuola e guardavo alle attività che vi si svolgevano con occhio sempre attento, consapevole delle tante opportunità che offriva.

Il 4 novembre di cento anni fa si concludeva la tragedia della Prima Guerra mondiale: CaMu, la Casa della Musica di Arezzo, ospita dal 10 al 23 novembre un’interessante mostra di stampe d’arte e spartiti di quegli anni drammatici, frutto della paziente ricerca dell’aretino Carlo Pagliucci, che ha dedicato appassionate energie al collezionismo musicale, in particolare per quanto riguarda la musica popolare italiana tra XIX e XX secolo.
L’inaugurazione della mostra (10 novembre, ore 17) è l’occasione per una giornata di riflessione guidata dalla musica, di cui saranno protagoniste le voci di Viscantus ensemble e dei Cantori del Borgo, dirette da Silvia Vajente e accompagnate al pianoforte da Niccolò Nardoianni. Ascolteremo celebri canti come Sul cappello, Monte Canino e La leggenda del Piave, ma anche il pianista Andrea D’Alonzo che eseguirà Lament, con cui il compositore britannico Frank Bridge commemorava una piccola vittima dell’affondamento del transatlantico Lusitania (1915).
Un intervento di Antonello Farulli sarà dedicato alla posizione delle minoranze intellettuali durante i conflitti, partendo dalla paradigmatica esperienza del cosmopolita Ferruccio Busoni, il più “tedesco” tra i compositori italiani. La conclusione sarà affidata alla viola sola di Wu Tianyao, allievo di Antonello Farulli presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna ed impegnato nel Molto sostenuto dalla Suite in sol minore per viola sola, op. 131d n. 1 (1915) di Max Reger.

Ingresso libero
Orari: dal lunedì al venerdì 14:30 – 19:00

Il Dipartimento di Jazz e Improvvisazione della Scuola si lega al Pinocchio Jazz, in una collaborazione pensata per offrire agli allievi la possibilità di ascoltare dal vivo il meglio del jazz da tutto il mondo.
L’iniziativa sarà inaugurata da una serata di festa ad ingresso libero, il prossimo 30 novembre alle 21.45: il palco del Pinocchio ospiterà un happening -a cui tutti gli studenti sono fin da ora invitati- nel quale saranno presentati i docenti del Dipartimento e si potrà ascoltarne dal vivo una rappresentanza d’eccezione. Antonino Siringo, docente di Pianoforte Jazz, e Leonardo Pieri, docente di Ear Training e Armonia Jazz, si alterneranno al pianoforte, accompagnati al contrabbasso e alla batteria da Ares Tavolazzi e Andrea Melani.
Alla stagione di concerti organizzata per festeggiare i 25 anni del Pinocchio Jazz -che ha fatto della sala gestita dall'Associazione Vie Nuove in viale Giannotti un punto di riferimento per il jazz d'autore a Firenze- gli allievi fiesolani under 25 potranno assistere gratuitamente, mentre per gli over 25 il biglietto sarà di soli 2 euro (obbligatorio per tutti il tesseramento annuale Arci o Uisp).
Nella primavera 2019, infine, il palco del Pinocchio vedrà protagonisti alcuni di loro, cui sarà data la possibilità di sperimentare il piacere di suonare in pubblico in un contesto tanto significativo.

I giovani musicisti dell’Orchestra Galilei hanno fatto ritorno a Firenze, stanchi ma felici ed appagati dalla fantastica esperienza compiuta in Andalusia.
Sono stati ospiti del Conservatorio Profesional de Música de Osuna, la cui l’accoglienza è stata molto affettuosa, superando addirittura le attese della vigilia e soddisfacendo tutte le esigenze del gruppo.
I concerti hanno trovato un pubblico foltissimo, caloroso e attento sia a Siviglia, dove la Galilei ha suonato il 30 ottobre nella Iglesia del Santo Angel, sia ad Osuna, dove il concerto si è tenuto alla Colegiata de Nuestra Señora de la Asunción il 2 novembre.
Per le prove è stato messo a disposizione dell’orchestra l’ottimo Auditorium del Conservatorio, una sala da 200 posti con acustica perfetta.
I quattro quartetti impegnati nei piccoli concerti previsti hanno potuto beneficiare dei preziosi consigli dei violinisti Vicente Huerta Faubel e Jordi Rodriguez Cayuelas docenti anche della celebre Escuela Reina Sofia di Madrid, e anche i contrabbassi hanno avuto un incontro didattico con Antonio Torres Olmo, generoso professore del Conservatorio Superiore di Siviglia.
Le esecuzioni dei quartetti ad Osuna, Estepa e Marchena hanno visto il 31 ottobre la partecipazione di tutti gli studenti, anche di quelli più piccoli, teneramente coinvolti nel clima di amichevole scambio tra ragazzi che la manifestazione ha rappresentato. Non è mancata la possibilità di un piccolo giro turistico della città di Siviglia, e neppure di un simpatico pomeriggio di socializzazione con annesso karaoke, cui si è prestato spiritosamente anche Edoardo Rosadini.
L’Orchestra Galilei ha dato prova ancora una volta di matura coscienza musicale e professionalità: il gruppo sta crescendo come un grande quartetto, e la partecipazione della flautista Claudia Bucchini nel lavoro di preparazione della sezione dei fiati ha fatto fare all’ensemble un ulteriore salto di qualità, che in questa trasferta si è evidenziato pienamente.
Edoardo Rosadini ha espresso un sentito ringraziamento alla Scuola ed allo staff di accompagnatori (a partire dalla insostituibile Gianna Anichini) per aver permesso questa bellissima esperienza, rivolgendo un pensiero grato ai giovani musicisti per la serietà e la passione che hanno consentito di portare a compimento l’impegno in modo tanto gratificante.

Edoardo Rosadini guida i ragazzi dell’Orchestra Galilei in una festosa trasferta andalusa: è l’Encuentro Internacional de Musica y Juventud Ciudad de Osuna, con un fitto programma che prevede la partenza il 29 ottobre ed un primo concerto a Siviglia il giorno successivo.
Il 31 ottobre il gruppo –composto da 47 giovani musicisti seguiti dall’esperto staff fiesolano- si trasferirà ad Osuna, ridente cittadina a circa 90 km da Siviglia, dove i ragazzi frequenteranno le lezioni previste ed incontreranno i colleghi andalusi.
Nonostante sia un piccolo centro, Osuna è sede di un’antica università (fondata nel 1548) ed è ricca di vestigia architettoniche che testimoniano la stratificazione della sua storia fin dall’epoca preromana. Durante il Cinque-Seicento si arricchì di sontuosi edifici sia civili che religiosi, assumendo l’aspetto che la rende oggi meta di numerosi visitatori.
Il 1° novembre i quartetti fiesolani Hyde, Sine Tempore, Shaboruz e Sacher saranno protagonisti di alcuni interventi musicali nelle vicine località di Marchena, Estepa, Los Corrales, El Saucejo ed Écija, mentre il 2 tutti assisteranno al concerto dell’Orchestra dell’Escuela Universitaria de Osuna (EUO); il 3 novembre l’Orchestra Galilei terrà il concerto conclusivo dell’incontro, eseguendo sotto la direzione di Edoardo Rosadini la Sinfonia n. 35 “Haffner” di Mozart, la Sinfonia da La gazza ladra di Rossini, la Sinfonia in re minore op. 12 n. 4 “La casa del diavolo” di Boccherini ed infine la Quinta Sinfonia di Beethoven.

L’istituto dell’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti ha recentemente pubblicato i due volumi dedicati a Musica e Letteratura nell’ambito de Il contributo italiano alla storia del pensiero. Nel volume dedicato alla musica compare un saggio dal titolo “Insegnare, apprendere, diffondere”, di cui è autore Antonello Farulli. Pubblichiamo un suo intervento che delinea la genesi e le linee guida di questo contributo, nel quale la storia e gli orizzonti culturali e metodologici della Scuola rivestono un ruolo rilevante.

La Scuola amplia con un nuovo progetto l’attività di formazione musicale gratuita sul territorio fiorentino, avviando dal prossimo novembre un progetto orchestrale in collaborazione con l’Istituto Superiore Sassetti Peruzzi di Firenze.
Anche nella zona di Novoli sarà dunque possibile avvicinarsi alla musica entrando in un gruppo, composto da ragazzi delle prime due classi della scuola superiore (14-17 anni) cui potranno unirsi anche allievi esterni di pari età, che desiderino far parte di un’orchestra.
Il primo appuntamento è per mercoledì 24 ottobre, alle 11 presso la Sala Giglio della Chiesa di San Donato in Polverosa (via di Novoli 31), dove si terrà un incontro dimostrativo delle attività e verranno raccolte le prime adesioni.
Gli strumenti saranno messi a disposizione gratuitamente dalla Scuola.

Grande attesa tra i giovani musicisti dell’OGI per l’arrivo a Fiesole del celebre direttore d’orchestra, che sarà alla Scuola dal 25 al 27 ottobre. Daniele Gatti si è reso disponibile a dedicare tre giorni all’Orchestra Giovanile Italiana, per illuminare col suo magistero didattico due capolavori brahmsiani come le Variazioni su tema di Haydn op. 56a e la Seconda Sinfonia. Le Variazioni risalgono all’estate del 1873 e precedono la stesura delle Sinfonie, offrendo al tormentato compositore –desideroso di cimentarsi col genere principe della scrittura per orchestra, ma preoccupato dal confronto con la grande tradizione mitteleuropea- un campo d’azione nel quale concretare l'incontro fra linguaggio sinfonico e tecnica dell'elaborazione tematica. La Sinfonia in re maggiore op. 73, dopo il rovello compositivo della Prima, nasce nell’estate del 1877 e mostra un Brahms insolitamente sereno, la cui penna sembra fluire con scorrevole naturalezza.
Lavorare con Daniele Gatti su queste partiture sarà una straordinaria occasione di crescita per gli strumentisti dell’OGI, e la sua presenza a Fiesole una festa per tutta la Scuola, legata al Maestro da antico affetto e grata memoria: con grande generosità Daniele Gatti tenne alla Scuola per quattro anni (dal 2002 al 2006) un corso di direzione del quale si avvantaggiarono non solo le giovani bacchette, ma anche i ragazzi dell’Orchestra Galilei, impegnata nella partecipazione alle lezioni.
Il vincolo di affetto e stima si è recentemente rinsaldato, grazie al coinvolgimento dell’Orchestra Giovanile Italiana nel corso chigiano di Gatti, e così l’invito del nostro Direttore Artistico ha trovato accoglienza da parte del Maestro. Bentornato!

La mezzanotte del 20 ottobre è il termine ultimo per la presentazione della domanda di ammissione online alle selezioni dell’Orchestra Giovanile Italiana, che si svolgeranno presso la Scuola dal 29 ottobre al 3 novembre.
Un’occasione da non perdere, per quanti desiderano approfondire la preparazione strumentale ed imparare a lavorare in orchestra, vivendo anche entusiasmanti esperienze concertistiche: solo per citare le più recenti, negli ultimi mesi l’orchestra è stata ospite del Teatro del Maggio con Kolja Blacher, del Teatro Romano di Fiesole per la Festa europea della Musica con Ezio Bosso, del Festival dei Due Mondi di Spoleto per l’inaugurazione con Minotauro di Silvia Colasanti e per la conclusione con Jeanne d’Arc au bûcher di Honegger.
In novembre l’OGI tornerà con Luciano Acocella all’Accademia Chigiana di Siena, dove nei mesi estivi ha preso parte al corso di direzione d’orchestra di Daniele Gatti e ha tenuto un concerto con Boris Belkin; in settembre aveva partecipato all’Alto Adige Festival con Julien Masmondet ed eseguito alla Sagra Musicale Umbra il War Requiem di Britten con Jonathan Webb. Un’intensa annata di lavoro, dunque, per i ragazzi dell’OGI, seguiti dai maestri che curano le file, dal preparatore Daniele Giorgi e dai docenti responsabili dei gruppi cameristici costituiti nel corso dell’anno in seno all’orchestra.
La modulistica è reperibile sul sito all’indirizzo http://www.scuolamusicafiesole.it/it/bando, mentre per informazioni è possibile chiamare il numero 055/5978539 oppure inviare una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La Scuola è impegnata in un numero sempre maggiore di corsi, nell'intento di differenziare le tipologie didattiche offerte; a breve verranno inaugurati nuovi spazi dove sarà possibile sperimentare nuove iniziative, anche in collaborazione con importanti istituzioni musicali internazionali. Tutto questo fermento ci spinge a valutare la necessità di un restyling dell'immagine grafica della Scuola a partire da un nuovo logo, per il quale stiamo prendendo in esame tre diverse proposte che vorremmo sottoporre al gradimento di quanti visitano la pagina Facebook della Scuola.
Per questo lanciamo un sondaggio online, chiedendovi di indicare la soluzione grafica che preferite. Per tre giorni consecutivi, a partire da mercoledì 10 ottobre (ore 18:00), le varie proposte verranno pubblicate una alla volta sulla pagina Facebook della Scuola.

Un ringraziamento per la vostra collaborazione!


Proposta n. 1

Proposta n. 2



Proposta n. 3

Intervista ad Andrea Cappelletti
Il 29 luglio scorso si è spento all'età di 93 anni Giuseppe Prencipe, indimenticabile violino di spalla di compagini di grande spessore come la gloriosa Orchestra Scarlatti della Rai di Napoli e l’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia. Il ritratto che ne offriamo parte da un punto di vista molto intimo e particolare: a parlarci di lui è il violinista Andrea Cappelletti, docente da molti anni presso la Scuola e legato al Maestro da un antico affetto familiare, inscindibile da un altrettanto “storico” legame didattico.

Il tuo rapporto con Giuseppe Prencipe è stato particolarmente ravvicinato… vuoi raccontarci?
Si è trattato di un rapporto davvero speciale: Giuseppe Prencipe non è stato soltanto il mio insegnante, ma direi il protagonista assoluto della mia vita, fino ai 20 anni. Era anche il mio padrino di battesimo, ed è stato in ogni senso vicino alla mia crescita di bambino e di musicista.
I primi ricordi sono lontanissimi nel tempo, e perciò non del tutto nitidi: vivevamo a Napoli, dove ci eravamo trasferiti dalla Svizzera –mio paese natale- per il lavoro di mio padre, e andavamo ogni giovedì ai concerti dell’Orchestra Scarlatti. I miei genitori erano amanti assoluti della musica, e la famiglia Prencipe frequentava assiduamente la nostra casa. Oltre al Maestro c’erano la moglie Anna e le due figlie.

Fu quindi naturale per te avvicinarti al violino…
Ne ricevetti uno in regalo proprio da Prencipe, intorno ai cinque anni. I miei due fratelli suonavano il pianoforte ed il flauto, ed io espressi il desiderio di avere un violino. Per un anno lo usai per giocare, ma al compimento dei sei anni Giuseppe mi domandò: “Ce l’hai ancora, il violino…?”, e così cominciammo le nostre lezioni.
Da quel momento ebbi una lezione con lui ogni domenica, nel pomeriggio. Sia che fossimo a casa nostra, sia che ci avessero invitato i Prencipe da loro, dopo pranzo si svolgeva un identico rito: arrivati al caffè, il Maestro iniziava a rivolgermi occhiate eloquenti, finché mi invitava ad andare a prendere lo strumento e iniziare a scaldarmi un po’, in attesa del suo arrivo nell’altra stanza per la lezione.

Quindi la separazione fra l’aspetto conviviale e quello didattico era netta…
Proprio così: Prencipe aveva un carattere socievole ed era un conversatore brillante; era attento a tutte le sfumature della vita, dalla politica alla cultura, ed aveva un senso dell’umorismo molto particolare, che gli faceva dire cose spiazzanti. Ma la nostra lezione era serissima.

Quanto tempo durava?
Normalmente un’ora, ma magari si interrompeva, se le cose non andavano bene. In quel caso poteva succedere che mi mettessi a piangere… allora ci fermavamo. Sono ancora visibili le macchie causate dalle mie lacrime sulla vernice del violino piccolo. Venivo mandato a studiare in un’altra stanza, per mettere a posto le cose che non erano in ordine, e poi la lezione poteva riprendere per concludersi a sera.
Questa lezione non era comunque l’unico appuntamento settimanale: avevo altri due incontri con un assistente, col quale lavoravo sulle scale e sulla tecnica.

Prencipe era un insegnante particolarmente severo, direi…
Definirlo solo severo è un eufemismo, perché in realtà era assolutamente esigente, in tutto.
Prima di tutto con se stesso: nelle domeniche in cui eravamo noi ad andare a casa Prencipe, lo trovavamo sempre a studiare, e non ho ricordo di aver saltato una delle lezioni domenicali. Si facevano anche durante le vacanze, che per molti anni le nostre famiglie hanno trascorso insieme, sia in montagna sia al mare. Ho ricordi molto intensi della casa dei Prencipe a Gaeta, dove Giuseppe aveva comprato una vecchia barca da pescatori, con cui facevamo bellissime escursioni.

Lezioni anche durante le vacanze...??
Proprio così, e fra l’altro le mie vacanze erano ridotte all’osso, perché mi era permesso di lasciare il violino solo per due settimane; invidiavo molto i miei fratelli, che si godevano le lunghe estati tra la fine della scuola e la ripresa in autunno.
Giuseppe Prencipe è stato una figura genitoriale onnipresente, nella prima parte della mia vita, addirittura più di mio padre, che era spesso lontano da casa per motivi di lavoro. Inoltre, essendo un punto di riferimento assoluto per i miei, veniva spesso evocato da loro con frasi del tipo: “Chissà cosa ne pensa Peppino…”, in relazione ad ogni aspetto della mia crescita musicale, e non solo.

Un padrino decisamente ingombrante…
Infatti devo ammettere che nei suoi confronti ho attraversato anche fasi di estrema insofferenza, via via che crescevo. Come sempre succede, nel ricordo le cose si fanno più sfumate, e ora riesco a valutare meglio il nostro rapporto, che subì una naturale evoluzione dovuta alla mia crescita. Durante l’adolescenza ebbi più volte l’impulso di lasciar perdere il violino, e lui fu in quelle occasioni di una grande ragionevolezza. Sapevo che era in contatto con i miei, e quindi già avvertito delle mie difficoltà, ma ero sorpreso nel sentirlo dire, arrivando a lezione: “Posa il violino, oggi chiacchieriamo…”. In quelle conversazioni riusciva a tirarmi fuori di tutto, ma non l’ho mai visto arrabbiato, e non ha mai alzato la voce con me. Aveva occhi vivacissimi e brillanti, dai quali si deducevano con chiarezza i suoi pensieri, anche senza bisogno di troppe parole.

Hai mai ascoltato i racconti della sua giovinezza?
Non ho ricordi diretti, forse perché ero troppo piccolo per interessarmi alle conversazioni degli adulti, che magari avranno parlato di fatti che ho saputo più tardi: Prencipe era stato un enfant prodige e aveva suonato, undicenne, al Foro Italico alla presenza di Mussolini, che gli fece dono di un violino piccolo e volle che rappresentasse l’Italia in un concorso per giovani strumentisti che si svolse a Weimar, davanti ad Hitler. Ma non credo affatto ne andasse fiero, politicamente parlando…

Ha insegnato per molti anni al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli… sei entrato nella sua classe?
Solo a 16 anni, per frequentare le materie complementari e concludere il corso col diploma, che ho preso a 18. Fu quella la prima e unica occasione in cui si lasciò andare: “Adesso te lo posso dire… BRAVO!!”, ma questo non significa che non avessi percepito negli anni il suo orgoglio in relazione ai miei progressi musicali.

Com’erano le lezioni con lui?
Lezioni di musica. Grazie alla presenza dell’assistente che si occupava della mia tecnica, con Prencipe lavoravamo sul grande repertorio, con molti esempi strumentali, e venivano fuori la sua cultura ed il suo gusto raffinato. Era nato nel 1925 a Manfredonia, in Puglia, aveva studiato con Mario Corti e si era diplomato a Roma con Pina Carmirelli; si era perfezionato con Arrigo Serato e poi con George Enescu all’Accademia Chigiana. Oltre al contatto con questi maestri importanti, aveva accumulato una grande esperienza con i celebri direttori delle orchestre di cui era spalla, l’Orchestra Alessandro Scarlatti della RAI di Napoli dal 1948 al 1978 e poi l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia.
Dell’Orchestra Scarlatti era stato l’anima, insieme al direttore Franco Caracciolo: negli anni ’50 era divenuta un complesso di prim’ordine, e non solo a Napoli venivano tutti i più grandi solisti e direttori, ma l’orchestra effettuava importanti tournée in tutto il mondo.

Assistere ai concerti dell’Orchestra Scarlatti è stato quindi una parte importante della tua formazione…
Ho frequentato concerti bellissimi, sempre stimolato da Prencipe a non perdere nessuna occasione di ascolto, soprattutto se si trattava di violinisti. “Ogni violinista che passa da Napoli lo devi sentire!”, mi diceva, e poi a lezione mi chiedeva cosa mi era piaciuto del concerto. Domanda molto pericolosa…

Perché?
Aveva gusti molto definiti e detestava i virtuosi, o in ogni caso chiunque approfittasse della musica per mettersi in mostra. Riteneva che la partitura contenesse tutto ciò che l’autore voleva comunicare e che l’interprete dovesse evitare ogni forma di autocompiacimento nell’esecuzione. Una posizione molto radicale, che anche durante le lezioni emergeva con chiarezza, quando stavamo a lungo su una frase, finché non la eseguivo “come era scritta”.
Il rispetto per la partitura credo gli derivasse anche dalla lunga esperienza nel ruolo di spalla, abituato com’era a presentarsi preparatissimo ai grandi direttori che si avvicendavano sul podio.

La sua attività di concertista non era solo legata alle due orchestre che hai ricordato, però…
È stato un solista molto attivo, leader di complessi come I Virtuosi di Roma e I Solisti Italiani e poi, dal 1991, anche direttore artistico dei Cameristi Italiani. Il repertorio cameristico lo ha visto protagonista di innumerevoli collaborazioni con colleghi prestigiosi, come il pianista Sergio Fiorentino e il violinista Henryk Szeryng.

Hai mai avuto occasione di suonare con lui?
Sono stato solista in un concerto di Mozart con l’Orchestra Scarlatti, mentre lui era spalla. Fu molto bello, perché sentivo che era orgoglioso di me, quindi la sua presenza mi dava coraggio e mi infondeva fiducia.

Come docente non si è risparmiato, anzi vi siete perfino ritrovati qui, alla Scuola
Proprio così: ho iniziato ad insegnare a Fiesole nel 1989, su invito di Piero Farulli; il Maestro aveva voluto che Prencipe avesse la responsabilità della preparazione della fila dei primi violini nell’Orchestra Giovanile Italiana fin dal 1982 e gli affidò anche un corso di perfezionamento in violino di spalla nel 1990. I violinisti che ebbero la fortuna di formarsi con lui lo ricordano come un punto di riferimento fondamentale.
Ricordo di averlo invitato nella mia casa, con la dolcissima moglie Anna, e di averlo trovato allora, come sempre, brillante e spumeggiante. Sembrava che gli anni non passassero, per lui.
Invece le nostre lezioni erano terminate da parecchio, dato che dopo il diploma, Prencipe mi aveva consigliato di frequentare la classe di perfezionamento di Corrado Romano a Ginevra.

Quindi c’era stato uno stacco deciso, nel vostro rapporto…
Infatti. Tornai in Svizzera, e le domeniche con la famiglia Prencipe divennero un ricordo.
Successivamente sono andato qualche volta a suonare per lui, prima di un appuntamento importante, ma si è trattato di qualcosa di molto sporadico…

Romano ti aveva aperto altri orizzonti?
Tecnicamente forse sì, ma l’apertura maggiore è stata nel lavoro con Yehudi Menuhin. Ho frequentato l’IMMA (International Menuhin Music Academy) che in quegli anni aveva base a Gstaad, dove lui abitava. Ci spostavamo per un mese a Londra, ospiti di amici suoi, poi un mese a Buenos Aires… Menuhin era animato da una sincera passione didattica, e l’accademia ospitava pochissimi allievi: eravamo solo dieci violini, tre viole, due violoncelli e un contrabbasso. Formavamo la Camerata Lysy, con la quale tenemmo molti concerti in tutto il mondo.

Dopo tanti anni di docenza, cosa pensi di portare con te dell’esperienza di allievo di Giuseppe Prencipe?
Certamente la sua personalità mi ha segnato, sotto ogni punto di vista: mi capita spesso di usare alcune sue espressioni. Anche se la musica e le diverse personalità degli allievi richiedono flessibilità, ritengo che la severità della scuola da cui provengo sia un valore da non perdere.
Gli insegnamenti di Prencipe sono parte integrante del bagaglio che trasmetto ai miei allievi, alcuni dei quali adesso sono a loro volta insegnanti qui alla Scuola: Leonardo Matucci, Boriana Nakeva, Martina Chiarugi

E il suo rigore interpretativo?
Mi sembra un valore prezioso, ma più come un punto di partenza che di arrivo.
La libertà dell’interprete, nel cercare di esprimersi attraverso la musica, mi pare altrettanto importante. Così ad un certo punto mi sono avvicinato al jazz: l’improvvisazione e l’estemporaneità sono quanto di più lontano dal modo di pensare la musica di Prencipe, e forse proprio per questo mi hanno attratto moltissimo!

Un rimpianto?
Non essere riuscito a trovare nemmeno una foto che mi ritragga con lui, nonostante le ricerche abbiano coinvolto anche mia madre e i vecchi album di famiglia. Sembra incredibile ma, di tante giornate trascorse insieme per anni, non resta nessuna immagine, se non quelle che ho stampato, per sempre, nella mia memoria.

Ancora pochissimi giorni per iscriversi agli esami di ammissione ad un biennio/corso di perfezionamento in convenzione con il Conservatorio “G. Verdi” di Torino: i candidati dovranno presentare domanda entro la data di scadenza prevista per il corso di perfezionamento scelto.
Si tratta di una nuova, importante opportunità che si presenta ai giovani musicisti già in possesso del Diploma AFAM di I livello -oppure del Diploma del vecchio ordinamento- che desiderano approfittare dei corsi di perfezionamento della Scuola per frequentare il Biennio superiore. Sarà possibile attivare i Bienni soltanto nel caso in cui ci sia una corrispondenza tra i Corsi di Perfezionamento della Scuola e i piani di studi del Conservatorio di Torino.
Tutti i corsi previsti dal piano di studi saranno tenuti presso la Scuola, con l’obbligo di frequenza del 66% delle ore previste.
Gli esami di ammissione al Biennio saranno tenuti a Fiesole, durante lo svolgimento del corso di perfezionamento scelto. La commissione d'esame sarà composta dal docente del corso e dal Direttore Artistico della Scuola di Musica di Fiesole o suo delegato.
Il programma dell'esame di ammissione è quello stabilito dal Conservatorio di Torino. Scarica qui il programma di esame. Gli esami di profitto si terranno a Fiesole.
L’esame finale avrà luogo presso il Conservatorio di Torino, alla presenza di una commissione di cui farà parte anche il docente fiesolano della materia interessata.
Scambi di docenti ed allievi permetteranno interessanti ampliamenti formativi ed occasioni di performance per i migliori allievi.

Istruzioni per l’Iscrizione online

Compilare il modulo online della “Domanda ammissione biennio-corso di Perfezionamento Convenzione Cons. Torino” al seguente link ed effettuare il pagamento di Euro 100 di tassa di iscrizione alla Scuola. Dopo il superamento dell'esame dovrà essere effettuato il pagamento della tassa di frequenza per un importo complessivo di 3.498,00 € (comprensiva del Corso di perfezionamento e suddivisibile in tre rate da 1.166,00 € cad. I rata da saldare entro il primo mese dall'avvenuta ammissione, II rata entro il 10 gennaio, III rata entro il 10 aprile). Dovrà altresì essere versato il contributo all'Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte (EDISU) di € 140,00 obbligatorio per studenti di 2° livello in possesso di Diploma di maturità (da pagarsi dopo il superamento dell’esame di ammissione).
Modalità di pagamento:
IT15L0200801033000040788468
Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte
Indirizzo: Via Madama Cristina, 83 - 10126 Torino
Codice Fiscale: 97547570016
Partita IVA: 06440290010

Successivamente presentare domanda di ammissione al Conservatorio di Torino tramite la seguente procedura:
Andare sul sito http://www.isidata.net/
Cliccare su servizi studenti a sinistra della videata
Cliccare sul pulsante “Conservatori”
Andare al punto 1. Inserimento domanda di AMMISSIONE
Selezionare Istituzione Conservatorio Torino
Completare l’anagrafica, aiutarsi con le tendine per trovare il corso desiderato o la regione, città, etc… (importante: controllare il campo Codice fiscale)
Istruzioni per la compilazione del Conservatorio di Torino (non leggere la parte sul pagamento). Il pagamento andrà effettuato alla Scuola di Musica di Fiesole.

Intervistiamo Giovanni Riccucci, docente “storico” sia dei corsi di base sia del perfezionamento; si è appena congedato dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, dopo aver ricoperto per oltre vent’anni il ruolo di primo clarinetto. Al termine di un acclamato concerto diretto da Fabio Luisi, applausi e fiori in scena hanno salutato il clarinettista, che appariva molto commosso e quasi imbarazzato perché, nonostante una vita sul palcoscenico, è una persona molto riservata.

Com’è questa nuova vita senza l’orchestra?
Poiché le prime parti nell’orchestra del Maggio sono due -e quindi può capitare di essere a casa a disposizione mentre l’altro è impegnato in una produzione- i primi tempi non mi sono molto accorto della differenza… poi ho cominciato a rendermi conto che la situazione era davvero cambiata. Un po’ di malinconia è inevitabile, dopo tanti anni in teatro, anche perché suonavo volentieri e non desideravo andare in pensione; tuttavia l’attuale organizzazione degli enti lirici italiani prevede che a 61 anni e 7 mesi si raggiungano i limiti di età, e il pensionamento scatta automaticamente.

Come pensi di impegnare il nuovo tempo libero?
Innanzitutto ho dato maggiore disponibilità alla Scuola, dove da quest’anno sarò responsabile di una nuova classe di musica da camera con strumenti a fiato per il Triennio. Il repertorio cameristico che affianca i fiati agli archi e al pianoforte è ricco di capolavori.

Quindi aggiungi un tassello importante alla tua già intensa attività didattica a Fiesole…
Esatto… insegno sia nel percorso preaccademico che nel Triennio, e tengo anche il corso di perfezionamento. Sarò a Fiesole mediamente per tre giorni ogni settimana.

Nel percorso preaccademico ti occupi anche dei bambini piccoli?
Sì, contando anche sulla preziosa collaborazione di Giovanni Vai, ma la classe non è divisa: entrambi lavoriamo con tutti gli allievi, insieme, offrendo così due incontri settimanali di mezz’ora a ciascuno. Questo perché ritengo che per i primi anni di corso sia impegnativo sostenere una lezione della durata di un’ora, e comunque due incontri ci permettono, in caso di assenza di un allievo, di non distanziare troppo una lezione dall’altra.

Qual è la tipologia degli allievi del percorso preaccademico? C’è un buon vivaio?
Direi di sì… Ci sono alcuni ragazzini che sono entrati alle elementari e stanno crescendo qui, altri bambini che frequentano la classe da un paio d’anni… domani (il 21 settembre scorso n.d.r.) avremo le ammissioni e vedremo i nuovi arrivi.

C’è un’età giusta per cominciare?
Sui sette-otto anni si può già farlo, usando clarinetti più piccoli e leggeri. Fra l’altro i bambini a quest’età cambiano gli incisivi, importantissimi per tenere lo strumento, ma con qualche accorgimento si va avanti comunque.

Cosa fa un bambino piccolo che ancora non può avvicinare il clarinetto?
Chi comincia presto, nella mia classe inizia con uno strumento che è fatto come un flauto dolce ma ha l’imboccatura del clarinetto (una ditta costruttrice lo chiama clauto). È uno chalumeau, uno strumento che non ha chiavi, con un’estensione molto ridotta. I bambini della mia classe passano tutti, all’inizio, attraverso questo strumento, col quale si può lavorare più o meno un anno. Dopo bisogna passare al clarinetto, perché il numero limitato di note limita anche le possibilità di espressione e di studio.

E gli allievi un po’ più grandi?
Oltre a coloro che hanno sempre studiato qui ci sono altri che arrivano da altre scuole. In questo secondo caso c’è sempre qualcosa da cambiare, e può essere impegnativo dover correggere la posizione delle dita o della bocca sullo strumento. Cerco di aggiustare il tiro progressivamente, per non scoraggiarli.

Come organizzi il Corso di Perfezionamento?
Faccio due lezioni al mese vicine tra loro, in modo da avere il pianista collaboratore a disposizione la mattina. Posso contare sul bravissimo Bernardo Olivotto, che ha una grande esperienza ed un’approfondita conoscenza del repertorio; gli allievi fanno due lezioni individuali con me e un’ora circa di studio col pianoforte, anche senza di me. Mi sembra giusto che siano almeno in parte autonomi, così la mattina approfitto delle aule libere per farli studiare individualmente, mentre quando si fa lezione sui passi preferisco siano tutti presenti. Dall’anno scorso ho fatto ogni mese anche una piccola audizione simulata, e questo è così utile per loro che perfino alcuni ex-allievi chiedono di partecipare.

Quanto tempo dura il corso? Riesci a trascorrere con gli allievi anche qualche momento conviviale?
Cerco di farli venire tutti alla Festa della Musica, altrimenti non è facile avere il tempo… La durata del corso è triennale, ma c’è chi fatto l’esame finale chiede di rimanere. C’è anche chi dopo un anno va all’estero, oppure vince nel frattempo un’audizione… in genere cercano tutti di concludere i tre anni, durante i quali provo ad indirizzare gli allievi non solo nello studio, ma anche nella scelta di partecipare o meno ad un concorso, o sostenere un’audizione, e li sconsiglio di farlo quando ancora non sono pronti.

Di tutti gli anni e le esperienze fatte in orchestra… cosa porti con te? Quale incontro ricordi con più soddisfazione?
Più che l’evento, il momento: quando ho cominciato al Maggio, nel biennio ’94 -’95, ho suonato con i più grandi: Mehta, Muti, Giulini, Ozawa, Sawallisch, Prêtre… In quegli anni tutte le stagioni erano grandiose.
Prima di allora ero stato il primo clarinetto dell’Orchestra della Toscana: l’ambiente era splendido e avevo lavorato con grande serenità. Erano gli anni della direzione artistica di Luciano Berio, con il quale ci furono tante importanti occasioni di collaborazione. Dovendo incidere la sua Sequenza per clarinetto solo, mi recai da lui e trascorremmo un pomeriggio insieme nel suo studio, dal quale uscii con utilissimi consigli e la sua “approvazione” ad andare avanti col mio progetto discografico. Ricordo, sempre con Berio, alcune belle esecuzioni di Folk Songs, e tante altre esperienze che mi sono rimaste molto care.
Il repertorio dell’ORT era più specificamente cameristico, e si lavorava molto anche in piccoli ensemble, mentre una volta giunto al Maggio mi sono trovato sotto la lente di ingrandimento dei direttori più celebri del mondo, mentre passavo ad un altro tipo di repertorio, sinfonico e lirico.
Inoltre all’Orchestra della Toscana ero stabile, avendo vinto il concorso, mentre al Maggio inizialmente fui chiamato solo per una sostituzione; feci una buona impressione a Mehta, che mi permise di fare con lui Don Giovanni. Mi proposero poi un contratto a tempo determinato, che fu rinnovato di sei mesi in sei mesi, fino a quando nel 1997 vinsi il concorso ed entrai stabilmente in orchestra.
È stato un completamento, una naturale prosecuzione nella mia crescita di musicista, che si è avvantaggiata di altri incontri importanti, come quello con il compositore Adriano Guarnieri, con cui feci una bella esperienza con il Nuovo Ensemble Bruno Maderna.
Anche con ContempoArtEnsemble ho collaborato molte volte, ed ultimamente proprio per un nuovo lavoro di Guarnieri, Infinita tenebra di luce, andato in scena quest’anno nel cartellone del Maggio.

Intanto Piero ti aveva chiamato alla Scuola ad insegnare…
Ho insegnato qui in due momenti successivi: una prima volta negli anni ’80, dopo aver avuto per qualche tempo la cattedra al Conservatorio di Perugia. Nel periodo di transizione fra ORT e Maggio ho insegnato all’Istituto Mascagni di Livorno, così dovetti lasciare la Scuola, dove ho ripreso ad insegnare stabilmente dal 1997.

La tua famiglia è particolarmente numerosa… è stato difficile conciliare l’attività artistica con la vita domestica?
È una domanda da fare a mia moglie…! Il nostro primo figlio è nato nel 1982, mentre ero all’ORT, mentre l’ultimo, il dodicesimo, è arrivato nel 2002. Al Maggio mi sono avvantaggiato del fatto che, essendoci due prime parti, quando una certa produzione non mi vedeva coinvolto potevo dedicarmi ai ragazzi; questo anche se, essendo comunque a disposizione del teatro, dovevo esser pronto in ogni caso a sostituire il collega in caso di malattia o di impedimento improvviso. (E se il pezzo in programma era impegnativo - come ad esempio il Capriccio spagnolo di Rimskij-Korsakov o Daphnis di Ravel – bisognava comunque studiarlo a fondo).
Tornando ai nostri figli, attualmente la casa è meno affollata, perché alcuni sono ormai adulti e vivono da soli, altri studiano fuori città, e così nella nostra grande casa in centro siamo rimasti in pochi.
Tutti - tranne due, casualmente sfuggiti (sorride, n.d.r.) - hanno preso lezioni di musica, inizialmente in una piccola scuola del centro e, una volta chiusa la scuola, in casa nostra dove accogliemmo la brava insegnante di pianoforte, che è stata tutor di molti di loro…
Adesso, nella musica sono impegnati Filippo, che dopo il diploma di fagotto studia a Weimar, e Clara, che suona come me il clarinetto e si sta perfezionando a Lucerna.

E tu, come eri arrivato alla musica?
Ho cominciato suonando nella banda di S. Vincenzo, il mio paese natale, per proseguire una tradizione di famiglia che partiva dal mio bisnonno.
Piero Farulli, che a S. Vincenzo aveva una casa per le vacanze insieme al fratello Fernando, frequentava il negozio di mio padre calzolaio, dove acquistava o si faceva riparare anche le scarpe da concerto. Quando seppe che suonavo il clarinetto, senza sapere come lo facessi e con quali capacità, insistette con lui perché mi iscrivesse al conservatorio. Iniziai così a frequentare l’Istituto Musicale Mascagni di Livorno, dove trovai in Mario Del Zoppo un’ottima guida.
Vorrei raccontare un aneddoto che lo riguarda: la prima volta che suonavo sotto la direzione di Muti - mi pare nel 1995 - la Quarta Sinfonia di Beethoven, mi accorsi che il Maestro mi osservava con una certa insistenza: era abituato a vedere al mio posto Attilio Zambelli e Anita Garriot, le prime parti “storiche”, e quindi stava valutando attentamente il nuovo arrivato, incutendomi una certa soggezione.
Durante la prova mi chiese dove avessi studiato: “Forse in Germania?” ipotizzò. Ed io: “No, Maestro, in Italia ….”. “E con quale insegnante?” insistette lui. “Non lo conosce, Maestro…”. “ Mi dica come si chiama” ribatté. “Mario Del Zoppo…” risposi infine. “Dica al maestro Del Zoppo” sentenziò al quel punto Muti, “che le ha insegnato proprio bene!”. Ovviamente fui felicissimo di questa gratificazione, immediatamente “girata” al mio maestro.

A proposito di maestri, hai qualche altro ricordo legato a Piero Farulli?
Certamente…. dopo qualche anno che frequentavo l’Istituto Musicale Mascagni Piero volle incontrare sia me che un mio amico studente di flauto, Stefano Agostini; aveva portato a S. Vincenzo le parti della Sonata per viola flauto e arpa di Debussy per Stefano, e per me Märchenerzählungen op. 132 di Schumann, per viola clarinetto e pianoforte. Trascorremmo un intero pomeriggio a leggere queste parti con lui, emozionati e gratificati che facesse musica con due ragazzini com’eravamo noi.

Tipico del Maestro Farulli, direi…
Esatto…a questo proposito, ancor più tipico mi sembra un altro episodio, che vide me e Stefano Agostini ancora coinvolti col Maestro: avendo acquistato una casa sopra le colline di Cecina, a Casale Marittimo, aveva avuto l’idea di creare un consorzio musicale fra Montescudaio, Bibbona, Guardistallo e Casale, i quattro piccoli comuni collinari della Val di Cecina. Era riuscito a contagiare col suo entusiasmo un uomo politico, che da Roma venne appositamente a Casale per verificare la fattibilità del progetto, che consisteva nel restauro del piccolo teatro di Guardistallo, nel quale si sarebbero dovuti organizzare concerti.
Stefano ed io, all’epoca diciottenni, dovevamo secondo lui occuparci di questo progetto, presenziando alle riunioni e garantendo con la nostra presenza il rispetto dei suoi piani. La cosa non andò in porto, credo soprattutto a causa dell’acceso campanilismo che contrapponeva i piccoli comuni, ma fu uno dei tanti bei progetti che la mente vulcanica di Farulli concepiva e tentava di mettere in pratica, come sempre con lo sguardo puntato alla possibilità di promuovere e diffondere ovunque la musica.

Nello scorso luglio, alcuni Nuclei appartenenti al Sistema hanno costituito un gruppo di lavoro dal nome "Musica e Società", riprendendo il titolo di due importanti convegni organizzati dalla Scuola di Musica di Fiesole, il primo nel lontano 1969 ed il secondo nel 2010. Nel riproporre quel titolo, il gruppo di lavoro ha inteso esprimere il desiderio di un momento di riflessione e analisi per progettare un’azione condivisa tra soggetti che si occupano di educazione musicale in contesti socio-educativi complessi. Sempre muovendo dall’esperienza venezuelana, si ritiene a questo punto necessario approfondire e ripensare principi e obiettivi di intervento, alla luce delle esperienze fin qui compiute nella realtà italiana. Domenica 30 settembre -dalle 10.30 alle 17- la Scuola di Musica di Fiesole ospita perciò una giornata di lavoro, allo scopo di definire gli strumenti operativi di un’azione comune e di progettare la realizzazione -presso la Scuola- di un nuovo convegno di studi, che riporti e attualizzi le tematiche dello storico "Musica e Società. Per un sistema nazionale delle orchestre sinfoniche infantili - progetto didattico" svoltosi a Fiesole nel 2010. Il gruppo di coordinamento di Musica e Società è composto da Lorenzo Cinatti, Antonello Farulli, Lara Camia, Manuela Litro, Paolo Perezzani, Raffaele Molinari, Giovanni Curti, Andrea Gargiulo e Diego Ravetti.

Per ulteriori info potete contattare Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Un’altra affermazione premia il talento e l’impegno di Giovanna Carrillo Fantappié, allieva di Piero Di Giuseppe presso la Scuola. La chitarrista tredicenne ha appena ottenuto il 1° premio assoluto (nella categoria A, fino a 14 anni) del concorso 2nd Valle dei Laghi International Guitar Competition, tenutosi presso il Teatro di Calavino (Trento) il 23 settembre scorso.
Complimenti a Giovanna ed al suo maestro!

A due anni dalla scomparsa di Andrea Tacchi, indimenticabile musicista e spalla dell’Orchestra della Toscana, si rinnova il proposito di ricordarlo insieme, con una grande festa musicale organizzata dagli amici dell’ORT che si terrà domenica 30 settembre.
L’articolato programma inizia fin dal mattino e prevede la partecipazione affettuosa di tanti musicisti legati ad Andrea da profonda stima ed amicizia (tra gli altri anche Mario Brunello e Giuliano Carmignola), che si alterneranno tra il Cenacolo di Santa Croce ed il Teatro Verdi.
La Scuola partecipa alla festa con il Nucleo orchestrale delle Piagge e Musicasempre, il nuovo nucleo sorto ad Arezzo in collaborazione con la Scuola di musica Le 7 note.
Ad Antonello Farulli il compito di presentare il progetto didattico dei nuclei, mentre Marco Scicli dirigerà i piccoli musicisti sul palco del Verdi, intorno alle 18. Nell’occasione sarà anche allestito un punto per la raccolta di fondi a favore delle due orchestre.

La Fondazione Walton - Giardini La Mortella prosegue nell’impegno di sostenere con borse di studio i più meritevoli gruppi cameristici fiesolani: quest’anno ne beneficia il Quartetto Adorno, che sarà ospitato ad Ischia il 29 ed il 30 settembre per tenere due concerti presso la Sala Recite della Fondazione. In programma due importanti lavori beethoveniani, il Quartetto op. 18 n. 3 e il Quartetto op. 95, incorniciano il Quartetto op. 138 di Šostakovič; composto nel 1970 in un unico movimento in forma A-B-A, dà ampio spazio alla voce della viola, in omaggio al dedicatario Vadim Borisovsky, violista del celebre Quartetto Beethoven.
Un’impegnativa prova per il Quartetto Adorno, che frequenta l’Accademia Europea del Quartetto presso la Scuola e sta facendosi strada attraverso l’affermazione in prestigiosi concorsi internazionali, come il X Concorso Rimbotti (2018) ed il Premio Paolo Borciani 2017, nel quale ha fatto incetta di premi conquistando il Terzo Premio, il Premio del Pubblico e il Premio Speciale per la migliore esecuzione del brano contemporaneo di Silvia Colasanti.

Prosegue l’attività del Centro Documentazione Musicale della Toscana, promosso dalla Regione Toscana e dalla Scuola di Musica di Fiesole, allo scopo di offrire un supporto alle attività di gestione e di catalogazione della musica manoscritta e a stampa conservata sul territorio. Il CeDoMus -di cui è responsabile la nostra bibliotecaria Stefania Gitto- porta alla luce libri liturgico musicali, per la catalogazione dei quali sono necessarie competenze specifiche e trasversali. Per questo il Centro ha promosso uno specifico seminario, che è stato ospitato a fine agosto presso la Biblioteca Marucelliana e la Biblioteca Riccardiana e si è concluso con tre incontri di studio della liturgia cantata presso la Certosa del Galluzzo.
Il corso è stato tenuto dal professor Giacomo Baroffio, uno dei massimi studiosi del canto gregoriano, che ha anche curato l’allestimento di una mostra di libri liturgici dal titolo Culmen et fons: la liturgia e i suoi libri; i 30 preziosi codici medievali e rinascimentali esposti alla Biblioteca Riccardiana sono visibili fino al 14 settembre.

Fervono le attività di CaMu, dove il pianista Pietro De Maria tiene in questi giorni un’affollata masterclass (fino al 15 settembre).
Il pianista veneziano ha tenuto domenica sera un acclamato recital presso il Teatro Petrarca: 385 biglietti venduti ad un pubblico attento ed entusiasta, che al termine del concerto ha tributato un grande successo all'interprete, ricevendone in cambio ben tre bis.
A breve ripartiranno i progetti di avvicinamento alla musica dei bambini: Recicanto, il laboratorio sperimentale ideato da Silvia Martini e Silvia Vajente per bambini (6-13 anni) e familiari, che esplora quest’anno L’Orfeo di Claudio Monteverdi; MusicaMi, il percorso che cura lo sviluppo dell’attitudine musicale innata nel bambino da 0 a 6 anni, sotto l’esperta guida di Luana Gentile; il nucleo orchestrale Musicasempre, che offre 100 ore gratuite di lezione con i docenti fiesolani, in collaborazione con la Scuola di Musica Le 7 note.
Ciro Paduano nel mese di novembre terrà un seminario di body percussion, tecnica che si basa su un approccio alla musica che parte dal corpo, strumento che offre un'infinita possibilità di risuonare in modi diversi e di cui Paduano è pioniere e massimo esperto in Italia.
Al via anche i nuovi corsi superiori di Triennio di pianoforte, violino, violoncello, flauto e canto, con prestigiosi ed esperti docenti quali Riccardo Risaliti, Cristiano Rossi, Luca Provenzani, Elisa Boschi e Silvia Vajente.

Un'altra importante affermazione premia l'impegno ed il talento delle giovani arpiste Nora e Aran Spignoli Soria, allieve di Susanna Bertuccioli presso la Scuola: in formazione di duo hanno vinto il secondo premio al Concorso Internazionale “Suoni d’Arpa”, organizzato dall’Associazione Italiana dell’Arpa presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo tra il 1° e il 5 settembre.
Si tratta di uno dei più importanti concorsi di arpa a livello internazionale, cui erano iscritti quest'anno oltre 70 concorrenti, provenienti da una ventina di paesi.
Le due Selene -questo il nome del duo– hanno partecipato al concorso nella sezione senza limiti di età denominata duo con arpa obbligata, suonando di fronte ad una commissione di altissimo livello, composta da Catherine Michel, Natalia Shameyeva, Viktor Hartobanu, Emanula degli Esposti e Lorenzo Montez.
Complimenti alle giovanissime musiciste ed alla loro insegnante!

A 200 anni dalla nascita di Karl Marx la Germania celebra il grande filosofo in collaborazione con l’Inghilterra, dove Marx soggiornò dal 1849 alla morte. La composizione cameristica di Andrea Portera basata sui versi giovanili di Marx -contenuti nella raccolta che prende il nome di Wilde Lieder- ha ricevuto a Trier, città natale di Marx, il primo premio della giuria del Wilde Lieder Marx Music International Competition. Wild Rituals, questo il titolo dell’impegnativo lavoro di Portera, è stato eseguito in prima mondiale dal Birmingham Contemporary Music Group il 2 settembre scorso, presso il Kurfürstliche Palais di Trier, dopo un’intensa settimana di preparazione con l’autore.
Il premio è stato consegnato a Portera da Katarina Barley, Ministro della Giustizia e dei diritti dei consumatori della Repubblica Federale di Germania.

Nel 1988 prendeva il via a Fiesole il Progetto Mozart Da Ponte, un ambizioso e complesso percorso triennale attraverso il quale la Scuola riuscì a realizzare un allestimento interamente fiesolano della Trilogia mozartiana. Responsabile del progetto fu Claudio Desderi, che mise a disposizione della Scuola il suo magistero didattico e l’ampia e prestigiosa esperienza teatrale, formando una nutrita “squadra” di giovani talenti vocali.
A poche settimane dalla scomparsa di Desderi abbiamo incontrato uno dei più talentuosi allievi di quegli anni, il baritono Umberto Chiummo, che ha mantenuto le promesse ed è oggi impegnato in un’intensa e prestigiosa attività internazionale. Con grande gioia la Scuola lo accoglie quest’anno tra i docenti del Dipartimento di Canto.

Il tuo nome parla del sud…da dove vieni? E come hai incontrato la musica?
Sono pugliese, e vengo da Barletta. La musica era in casa, perché la mamma, oltre che laureata in lettere, era anche diplomata in pianoforte. Così, ad un certo punto, anche io ho cominciato a studiare il pianoforte, anche se troppo tardi per pensare di farne un’attività professionale.
Intanto avevo iniziato a cantare nelle corali cittadine e mi piaceva davvero molto, così cominciai a pensare che il canto potesse essere il mio modo di fare musica; la scoperta dell’opera è stata invece più tardiva.

Qual è stato il tuo percorso?
Ho frequentato il liceo classico, e dopo la maturità mi sono iscritto sia a Giurisprudenza sia al Conservatorio di Bari. Non ero certo di cosa fare, la normativa permetteva maggiore flessibilità, e c’era anche più comprensione da parte dei docenti, che ti davano una mano nell’organizzare una doppia attività.
Nei primi tre anni al Conservatorio di Bari però le cose non andarono come avrei voluto, e mi trovai a cambiare per quattro volte insegnante: alla fine ero molto confuso.
Per fortuna un’amica mi consigliò di trasferirmi al Conservatorio di Pescara, dove aveva trovato in Maria Vittoria Romano una docente brava ed affidabile, che ebbe tra i suoi allievi anche Monica Bacelli e un giovanissimo Ildebrando D’Arcangelo. E così iniziai un lavoro che finalmente cominciava a fornirmi gli strumenti giusti per andare avanti.

Una vera svolta…
Molto più di quanto mi aspettassi, in realtà! Perché dopo soli otto mesi di lezioni, la mia insegnante mi suggerì di iscrivermi al Concorso “Adriano Belli” del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, per fare un’esperienza di confronto e di crescita. Era il 1986, e… vinsi il concorso!

Una grande soddisfazione, ma anche un grosso rischio…
Infatti. Non avevo ancora completato gli studi, né conseguito il diploma. Ma avevo una grande volontà di affermazione, un grande entusiasmo ed anche una piccola esperienza in teatro con il coro perché, avendo perso molto presto mio padre, fin da ragazzino avevo cercato di guadagnare qualcosa. La vittoria di Spoleto dava diritto a seguire corsi di recitazione e canto e debuttare in ruoli operistici nei due anni successivi. Fu quello che feci, debuttando subito, con la regia di Gigi Proietti, nel ruolo del Conte in Nozze di Figaro, e partecipando l’anno dopo all’allestimento de Il mercato di Malmantile, un’opera buffa di Cimarosa.

Alla prima esperienza da solista, con Proietti!!!
Fui davvero fortunato ad incontrare un gigante del teatro come Proietti: lavorare con lui in quei giorni di preparazione prima del debutto mi permise una immersione totale nella scena; ricordo -e sorrido pensando a quanto dovrò esser sembrato inesperto- le sollecitazioni all’attenzione al testo, all’inflessione, alla qualità delle camminate… il tutto corroborato dall’esempio, che quando ti viene da un maestro riconosciuto ti permette di assorbirne completamente il valore.

Intanto continuavi a studiare con Maria Vittoria Romano?
Il lavoro con lei era molto intenso e utile, perché era una docente molto puntigliosa, che non aveva calcato le scene operistiche a causa della poliomielite, ma aveva studiato a fondo con Jolanda Magnoni (insegnante anche della giovane Mariella Devia), si era perfezionata in liederistica con Eric Werba al Mozarteum di Salisburgo ed era assai attenta sia all’aspetto musicale sia all’espressività da conferire al testo.
Purtroppo, quando ancora non avevo terminato i due anni di stage spoletini, la mia insegnante ebbe gravi problemi di salute, e così una volta conseguito il diploma non poté più seguirmi.

Così ti sei trovato nuovamente alla ricerca di un insegnante…
Maria Vittoria Romano conosceva Claudio Desderi, e fu lei ad informarmi che stavano per iniziare i suoi corsi mozartiani alla Scuola di Musica di Fiesole.

Ed eccoti arrivare a Fiesole…conoscevi già la Scuola?
Ero venuto una volta, per seguire un corso di Ettore Campogalliani, nel 1985.
Ho cominciato a frequentare la Scuola nel 1988, l’anno del diploma, e Claudio Desderi mi ha scelto per partecipare alla prima tappa del Progetto Mozart Da Ponte, l’allestimento di Così fan tutte.

Ancora una volta un’occasione da cogliere al volo…
Proprio così. Peccato che gli obblighi di leva mi costringessero a rinunciare, e così invece che cantare ho dovuto… prestare il servizio militare.
Ufficiale di complemento nel Corpo degli Autieri a Milano, ovviamente molto dispiaciuto di non poter cantare, ho avuto però la fortuna di assistere alle prove del celebre Don Giovanni di Strehler diretto da Muti, in cui Claudio era Leporello. Una grandissima lezione di musica e di teatro!

Una volta assolti i doveri di cittadino sei tornato a Fiesole?
Non ho potuto fare Così fan tutte, ma Claudio mi permise di rientrare nel progetto già con i ruoli di Bartolo e Figaro nelle repliche di Nozze di Figaro e con Don Giovanni e Leporello nella successiva produzione di Don Giovanni. Fu comunque una grande esperienza.

Come era organizzato il corso del M° Desderi?
Il corso si componeva di diversi stage, il cui valore era la messa in moto di una grande macchina organizzativa, creata e sostenuta dalla Scuola. Questa forza ha permesso a Claudio di formare un gruppo, e lavorare intensamente a tutte le fasi di preparazione di un’opera, plasmando la squadra, che sprigionava la gioia e l’energia di essere un tessuto unico. L’idea di un progetto globale rifletteva la personalità di Claudio, per il quale tutto era unito: il canto, la scena, la fisicità nella gestualità… tutto insieme.
Questo gruppo ha portato in scena la Trilogia mozartiana; non ho vissuto direttamente la prima del Così fan tutte, ma so che tutti insieme, dall’orchestra al coro ai solisti -compreso il personale dell’allora Ente Teatro Romano che curava la produzione, con Grazia Martelli e Laura Iacopetti in prima linea- erano coinvolti ed elettrizzati dal debutto, come protagonisti.
Pensa che abbiamo creato perfino un gruppo whatsapp, chiamato Progetto Mozart-Da Ponte, allo scopo di festeggiare tutti insieme il trentennale dell’opera in questo settembre; dopo quello che è successo sarà un modo per ricordare Claudio, con tutto il nostro affetto e la massima gratitudine.

Chi erano i tuoi compagni di studi a Fiesole, in quegli anni?
Grazie al passaparola e alla possibilità di debuttare, alla Scuola venivano davvero in molti; tra i tanti che hanno fatto carriera, oltre a me, ricordo Patrizia Ciofi, Paolo Rumetz, George Mosley, Costanza Nocentini, Roberto Scaltriti, Marina Fratarcangeli. Mi scuso con chi non nomino, ma siamo stati davvero tanti…
Sempre a Scuola, dal 1993 al 1996, Claudio tenne un workshop sulla vocalità di Monteverdi, culminato nella produzione de L’incoronazione di Poppea, L’Orfeo e Il ritorno di Ulisse in patria. Altra trilogia e nuovo gruppo di cantanti forgiato dal Maestro, che non ha mai smesso di sfornare validi professionisti fino all’ultimo, come attesta la presenza nei corsi di questi anni del baritono Christian Federici, fresco vincitore del Concorso di Treviso e, a mio avviso, cantante dall’avvenire luminoso.

In cosa consisteva il nucleo dell’insegnamento del M° Desderi?
Così come credo sia stato anche ultimamente, e sempre nelle sue masterclass, Claudio ha cercato, dietro la facciata esteriore della musica e dietro lo scudo che ognuno di noi ha intorno, di entrare in contatto con le ragioni più intime della musica e di ogni allievo, e di metterle in relazione. È stato questo il motivo per cui molti di noi, quelli più coinvolti, si sono legati a lui come ad una figura paterna.
Claudio era un cantante attore, il cui gesto era assolutamente organico al significante rappresentato dal suono e dalla parola… così la prima parte del nostro lavoro è stata caratterizzata dalla ricerca del rispetto di tutto ciò che è scritto, sia palese che sottinteso.
Non è mai stato eccessivamente democratico, pur avendo un’apertura all’ascolto, e aveva ragione: se il maestro è una guida ti ascolta, e si aiuta ascoltandoti, ma alla fine deve prendersi la responsabilità di decidere, e lui lo faceva.

Negli anni successivi ai corsi fiesolani sei entrato a pieno titolo nel circuito operistico internazionale, calcando le scene dei più importanti teatri… quali sono state le esperienze più significative?
Certamente il debutto in Scala, perché il ricordo dell’incontro con il M° Muti è per tutti indelebile, ma anche quello americano alla Lyric Opera di Chicago o l’incontro con un fine musicista come Bruno Campanella.
Altrettanti bei ricordi sono legati al Roméo et Juliette a Parigi con Michel Plasson e all’assidua frequentazione della Bayerische Staatsoper di Monaco, dove per una dozzina d’anni ho lavorato con maestri del calibro di Zubin Mehta, a fianco di giganti come Editha Gruberova, in Lucia di Lammermoor o ne Il barbiere di Siviglia.
Dall’esperienza vissuta passando ripetutamente per Glyndebourne ho goduto di relazioni di lavoro che, portandomi più nell’ambito della musica barocca, sono state di assoluto rilievo: William Christie, con cui ricordo uno stellare Giulio Cesare alla Salle Pleyel a Parigi; il sodalizio col direttore Ivor Bolton e con il regista David Alden, capace di creare delle produzioni esaltanti e visionarie.
Proprio in merito a questo aspetto del teatro musicale, posso affermare che ciò che spesso direttori e registi mi riconoscono è la forza della recitazione del testo e l’attenzione all’aspetto musicale, che curo anche a scapito del voler “dimostrare” qualcosa: non mi assilla l’attenzione spasmodica al bel suono, ma alla sua forza espressiva, e far musica insieme è quello che mi piace.

Oggi sei anche un insegnante: hai portato nella tua attività di docente qualcosa di Claudio Desderi?
Ho portato il metodo, che in gran parte applico tuttora. In quello che faccio e che dico lui c’è: nello stimolo dello studente attraverso un rapporto di rispetto e amichevole/affettuosa attenzione e, in ambito più strettamente musicale, nell’attenzione alle dinamiche, al contesto sonoro e su tutto, in certo repertorio, nella cura per il recitativo, secco o accompagnato che sia.
La lingua dell’opera non è quella corrente, e bisogna renderla pienamente comprensibile all’interprete. Nei libretti sei-settecenteschi ci sono continui riferimenti al mito antico, e anche nell’opera dell’800 ci sono tante cose da spiegare. La lezione ha una parte letteraria, e quando il compositore ha lavorato con accuratezza sul senso del testo anche la semplice declamazione può aiutare a capire dove poggiare la voce per dare senso. Questo è molto impegnativo, in particolare per quegli allievi, specie stranieri, che hanno difficoltà a trovare il senso di continuità della frase.
Sono altresì convinto (a differenza di Claudio, che lo sconsigliava) che sia utile fare esempi, anche se talvolta è molto faticoso. Nel tentativo di spiegarsi compiutamente a volte può essere necessario anche fare l’esempio sbagliato: tu hai fatto così, mentre dovevi fare in quest’altro modo...

Da allievo a docente… Dove hai insegnato?
Ho insegnato nei conservatori di Campobasso, Novara, Vicenza e attualmente sono a Rovigo.
L’anno scorso ho fatto una pausa per partecipare ad una produzione a Madrid di Rodelinda a cui tenevo molto, soprattutto per il rapporto di lunga collaborazione che mi lega al direttore d’orchestra Ivor Bolton, da cui era arrivata la richiesta di avermi in Spagna per due mesi.
Riguardo alle masterclass ho iniziato anche questa attività grazie a Claudio, che doveva tenerne una al Britten-Pears Young Artists Programme ad Aldeburgh, in Inghilterra, e non stava troppo bene, così mi propose di andare al suo posto. Era il 2010 e sono partito, orgoglioso che il mio maestro avesse pensato potessi essere proprio io a sostituirlo. Ero anche abbastanza preoccupato: senza avere avuto molto tempo per prepararmi, mi sarei trovato ad insegnare a ragazzi che venivano da tutto il mondo… Fu una prova importante, da cui ho imparato molto.

Sta per iniziare il tuo percorso di docente qui alla Scuola…
Sono molto contento di avere ricevuto, qualche mese fa, l’offerta di una classe di canto a Fiesole, per la quale si prevedeva una supervisione di Claudio, come parte finale di un percorso coerente. Dovremo purtroppo fare a meno della sua immensa esperienza…
Però conosco bene molti dei colleghi del Dipartimento di canto, e sono certo che potremo collaborare fruttuosamente.

Quali sono i punti su cui è necessario insistere maggiormente?
Ci sono tante cose importanti, e ovviamente tutto dipende dal livello di partenza e dal percorso che si vuole intraprendere. Ritengo che dal confronto con tutti i colleghi scaturiranno buone proposte, anche per un incremento delle attività della Scuola. Mi sembra comunque che non si possa prescindere, qui a Fiesole, da quello che è il tratto distintivo della Scuola di Canto: una preparazione globale e non settoriale di ogni singolo allievo, portando avanti idealmente il lavoro del M° Desderi.

Molti giovani cantanti stranieri vengono a studiare in Italia…
Capisco perfettamente la loro scelta e sono anche consapevole che la loro presenza abbia un positivo effetto di incremento delle classi di canto nelle nostre scuole, però è importante far capire loro che devono cercare “dentro” la musica, e non usare i mezzi tecnici di cui li dotiamo per battere un record sportivo. Oggi è di moda l’atletismo, ma la potenza è totalmente inutile senza l’espressione: la musica è espressione, una pausa può essere molto più importante delle cinque note successive, o dell’acuto che riesci a raggiungere. Questo vale per l’opera, e ovviamente anche per la musica da camera, ancora più delicata e bisognosa di un lavoro accurato di cesello.

L’atteggiamento di cui parli però non è solo degli studenti…
Infatti. In quest’epoca veloce, anche i tempi di preparazione nei teatri più importanti sono ridotti ai minimi termini, e l’accuratezza spesso è un po’ sacrificata. Talvolta alcuni insegnanti mirano a creare il fenomeno, anche perché viviamo l’epoca dei talent e spesso il mercato determina modalità di fruizione e conseguentemente scelte di offerta.
Bisogna continuare a spingere nella direzione della formazione e valorizzazione del cantante-musicista, professionista eclettico perché con una preparazione a tutto tondo.

Questa nostra chiacchierata è un omaggio affettuoso al M° Desderi, che alla Scuola ha profuso per oltre trent’anni –e fino agli ultimi giorni della sua vita– intense ed efficaci energie didattiche ed organizzative. Cosa vorresti aggiungere al ritratto tracciato fin qui?
Vorrei ricordare Claudio, oltre che come un grande musicista, anche come un uomo esuberante, pieno di vita e di desiderio di stare con i giovani: durante i corsi andava a giocare a tennis e partecipava alle partite di calcio, prendeva il violino e si metteva a suonare, sempre con lo stesso entusiasmo e spirito. Una personalità vulcanica e aperta, con la gioia di vivere e di condividere con gli altri le sue passioni.
Uno dei compagni fiesolani, Roberto Scaltriti, ha condiviso col gruppo whatsapp Progetto Mozart-Da Ponte l’audio di un messaggio, lasciato da Claudio nella sua segreteria in quegli anni. Lui era a Glyndebourne e Roberto qui a Firenze, dove stava provando in vista di un debutto: non riuscendo a parlare direttamente con lui, Claudio registra il suo messaggio imitando perfettamente la voce del telecronista sportivo Enrico Ameri, e chiede notizie del suo atleta Roberto, che non gli ha ancora fatto sapere come stanno andando le cose a Firenze, in un esilarante crescendo di toni (ascoltiamo insieme il messaggio, ed è impossibile non scoppiare a ridere n.d.r.), fino alla colorita esortazione finale a farsi vivo quanto prima.
Questo era Claudio Desderi, che non ringrazieremo mai abbastanza per averci trasmesso, mentre ci forniva gli “attrezzi del mestiere”, anche il suo amore per la musica e per la vita.

Il Coro Giovanile di Joan Yakkey varca i confini nazionali ed è ospite per concerti ed incontri presso alcune città polacche, dal 30 agosto al 3 settembre.
L’invito giunge da Krystyna Pilat, in occasione del 25° anniversario del suo ensemble Chor Cantata; si festeggiano anche i 600 anni dalla fondazione della città di Opole Lubelskie dove, nella Chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, avrà luogo il 30 agosto il primo concerto (ore 17). Subito dopo (ore 19.30), la Chiesa di S. Bartolomeo e S. Giovanni Battista di Kazimierz Dolny ospiterà il secondo concerto.
Il 2 settembre il Coro Giovanile sarà a Cracovia, dove parteciperà alla funzione religiosa delle 13 presso la Chiesa di Sant’Anna, e proseguirà nella stessa sede con un concerto di brani sacri; alle 17.00 sarà invece al Museo storico della città di Cracovia, per il secondo appuntamento pubblico.
Il 3 settembre l’ultima tappa, che prevede l’incontro con i giovani coristi della V classe del Liceo “August Witkowski”, guidati da Ewa Kieres.
Oltre a Joan Yakkey, preparatore e direttore della compagine corale fiesolana, saranno impegnati in questo viaggio il pianista Riccardo Foti e Francesca Cataoli, insostituibile assistente.

Tra i premi conquistati in questa primavera ci piace segnalare la vittoria del giovanissimo violoncellista Pietro Gandolfo, primo premio al V Concorso di esecuzione musicale Città di Firenze “Paolo Zuccotti”: un’affermazione davvero significativa perché, insieme all’impegno di Pietro, premia il percorso formativo che la Scuola porta avanti da alcuni anni alle Piagge col suo primo Nucleo orchestrale, di cui l’allievo fa parte da quattro anni.

La consapevolezza dell’importanza di una tale opportunità di crescita anima la famiglia del giovanissimo musicista che, elogiando il progetto e augurandosi che prosegua negli anni a venire, ci scrive: “Un sincero ringraziamento a tutti i Maestri che, instancabili, continuano le lezioni presso la scuola Duca D’Aosta di Brozzi”.

Bravi tutti!

Il 22 luglio scorso la X edizione del Concorso Rimbotti ha concluso la sessione estiva dell’Accademia Europea del Quartetto, un’intensa settimana di lezioni e concerti che ha coinvolto 11 gruppi in un percorso ricco di stimoli e opportunità di performance.
Destinato ai quartetti d’archi iscritti all’Accademia, il Concorso Rimbotti è intitolato all’ingegner Vittorio Emanuele, caro amico di Piero Farulli e Presidente della Scuola di Musica di Fiesole dal 1988 al 2000. A cadenza biennale dal 2003, il Premio ha individuato negli anni molti ensemble di elevata qualità, come il Quartetto Pavel Haas, il Quartetto Apollon Musagète e il Quartetto Lyskamm.
La giuria 2018, presieduta da Alain Meunier e composta da Sandro Cappelletto, Antonello Farulli e Andrea Nannoni, ha ascoltato i quattro complessi partecipanti, che erano il Quartetto Adorno (Italia), Cosmos Quartet (Spagna), Simply Quartet (Cina, Norvegia) ed Echos Quartet (Italia); il Premio -una borsa di studio offerta dalla famiglia Rimbotti ed alcuni concerti- è andato al Quartetto Adorno, una formazione che sta crescendo rapidamente e ha già ottenuto importanti affermazioni in competizioni internazionali di grande livello, come il Premio Borciani 2017.

Una pioggia di premi ha festeggiato la partecipazione degli allievi della Scuola al Concorso Crescendo di Firenze, a partire dal “Fiorino musicale” per i musicisti fiorentini, assegnato tra gli altri al piccolo pianista Lorenzo Gorgoni. Al violista Francesco Zecchi, oltre al primo premio, sono andati anche il Concerto premio per il miglior violista e il Premio speciale offerto da Riccardo Masi. Hanno ottenuto il primo premio anche Le Due Selene (le arpiste Aran e Nora Spignoli Soria), i violinisti Caterina Ayane Caiani, Daniele Dalpiaz, Angela Tempestini, Sebastian Zagame e la violoncellista Marina Margheri.
Premiati anche l’Ensemble Crescendo, la violinista Matilde Urbani e le violiste Simona Collu e Anna Avilia.

“L’esperienza urbana della bellezza” è il sottotitolo di questa iniziativa davvero speciale, ideata da Virgilio Sieni, che ne è direttore artistico, e finanziata dalla Fondazione CR Firenze, col supporto del MiBACT e della Regione Toscana. Collaborano al progetto la Scuola, il Maggio Musicale Fiorentino e Tempo Reale.
Con l’obiettivo di combattere il degrado con l’arte e la bellezza, centotrenta eventi animeranno i Quartieri 4 e 5 di Firenze da giugno a settembre, a partire dall’inaugurazione -29 e 30 giugno e 1 luglio- della restaurata PIAPalazzina Indiano Arte, nel parco delle Cascine: dopo un accurato restauro PIA sarà un luogo di sosta e contemplazione, uno spazio creativo, un laboratorio permanente d’incontro, attorno al quale sviluppare l’indagine sul rapporto tra natura, territorio e gesto, in una rinnovata prospettiva comune.
La partecipazione della Scuola si concretizza in una serie di interventi musicali, inseriti nelle azioni coreografiche, oppure semplicemente proposti all’ascolto en plein air.
Ne saranno protagonisti il 29 giugno l’ensemble di sax Alkanna Q5 e le giovani arpe Tobia Ravalli e Aran e Nora Spignoli Soria; il Trio Simsa (Claudia Bucchini, flauto, Alda Dalle Lucche, sax contralto, Giulia Fidenti, sax baritono) e la violinista Irene Santo parteciperanno al programma della giornata del 30 giugno; infine il Duo Arcoiris (Susanna Bertuccioli, arpa e Alessia Sordini, flauto), con la partecipazione straordinaria dell’arpista Eve Matin, sarà impegnato il 1° luglio, così come il giovane flautista Andrea Grassi.

Le telecamere della Rai hanno esplorato la Scuola per giorni, seguendo la settimana di lavoro dell’Orchestra Giovanile Italiana con Ezio Bosso per realizzare un reportage che il prossimo 30 giugno alle ore 23:30 occuperà un'intera puntata di TG2 Dossier, storico settimanale di approfondimento della testata, a cura di Maria Concetta Mattei.
Grazie alla generosa disponibilità dell’artista ed al suo desiderio di condividere con una platea più ampia le varie fasi della preparazione del concerto dello scorso 21 giugno, l’incursione nel laboratorio musicale permetterà di cogliere non solo le tappe del lavoro, ma anche le emozioni dei giovani protagonisti e del maestro Bosso.
TG2 Storie proporrà invece una parte del concerto al Teatro Romano, con la Quinta Sinfonia di Beethoven eseguita dall’OGI sotto la direzione di Ezio Bosso.

Altre importanti affermazioni per gli allievi della Scuola: al 36° Concorso Internazionale di Musica Città di Stresa il duo di arpe formato da Nora ed Aran Spignoli Soria e curato da Susanna Bertuccioli si è aggiudicato il primo premio per la musica da camera, mentre la violinista Felicia Neri, allieva di Leonardo Matucci, ha vinto primo premio assoluto e borsa di studio sia alla Rassegna nazionale musicale “Città di San Vincenzo” 2018 che al III Concorso Nazionale per studenti di scuole medie e licei a indirizzo musicale “Premio SilVer - Orchestra d’Archi Ferruccio Benvenuto Busoni 2018” di Vinci.

Il borgo natìo di uno dei più grandi geni della storia ospiterà l’attività estiva dell’Orchestra dei Ragazzi, che sarà a Caprese Michelangelo dal 23 al 28 luglio con l’infaticabile maestro preparatore ed energico direttore Edoardo Rosadini: nell’intensa settimana di lavoro, gli strumentisti fiesolani animeranno con i loro ensemble cameristici luoghi speciali come l’Eremo della Casella (Quartetto Dissimilis, 25 luglio), Piazza Garibaldi nel vicino comune di Chitignano (Quartetto Sine Tempore, 26 luglio) e l’Abbazia di S. Martino a Tifi (27 luglio), mentre il gran finale del 28 sarà al Castello di Caprese, con l’intera orchestra diretta da Rosadini in un programma vario, che spazia tra Mozart, Boccherini, Brahms, Verdi e Johann Strauss.

La Scuola sarà insignita del Premio internazionale Guido d’Arezzo, un riconoscimento con il quale dal 2016 la Fondazione Guido d’Arezzo premia ogni anno personaggi ed enti che si siano distinti in ambito musicale. "Per il pluriennale impegno nell'attività didattica, teso alla crescita di giovani musicisti e alla valorizzazione del grande patrimonio artistico italiano", recita la motivazione del premio, che sarà consegnato alla Scuola dalla Presidente della Fondazione Slavka Taskova Paoletti il prossimo 21 giugno, durante il Guido Day, Festa della Musica di Arezzo, in una cerimonia pubblica presso il Teatro Petrarca.
Nell’albo d’oro del Premio figurano tra gli altri l’Accademia Chigiana (2016) e la JuniOrchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia (2017).

Con l’obiettivo di riconoscere e valorizzare le culture di provenienza dei “nuovi italiani”, il MiBACT ha promosso anche quest’anno il bando denominato MigrArti: Fondazione Toscana Spettacolo ha partecipato e vinto, in partnership con la Scuola e Oxfam Italia Intercultura, ottenendo le risorse per realizzare Un Coro di Storie. Il progetto unisce musica e teatro proponendo un percorso formativo condiviso, imperniato sul metodo musicale; le attività previste si svolgeranno tra giugno e luglio a Firenze, Prato, Arezzo, Piombino e Massa, con il coordinamento di Ennio Clari e la partecipazione di Irene Mambrini, Luna Michele, Diana Scaletti e Francesca Maestrini.

Lo scorso 16 aprile l’Orchestra Galilei ha voluto ricordare Idy Diene al Teatro Puccini con un concerto, il cui incasso è stato consegnato in questi giorni alla famiglia. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato o comunque contribuito con una donazione alla costituzione di questo piccolo fondo per i figli di Idy, assurdamente ucciso a Firenze lo scorso 5 marzo.

I giovani musicisti fiesolani si stanno facendo onore nelle numerose competizioni musicali di questa primavera. Sono davvero in molti a partecipare con successo ai concorsi, grazie all’accurata preparazione ad all’impegno con cui affrontano lo studio della musica: così ad esempio la giovanissima chitarrista Giovanna Carrillo Fantappiè, allieva di Piero Di Giuseppe, che ha ottenuto la gold medal al “Mercatali Prize” dell’Altamira Gorizia Guitar Competition.
Al 7° Concorso Musicale Nazionale “Città di Scandicci” hanno vinto il primo premio assoluto la violoncellista Marina Margheri e le violiniste Caterina Ayane Caiani, Angela Tempestini, Laura Vannini, Silvia Abatangelo e Felicia Neri.
Stesso risultato, al Concorso Musicale Città di Firenze “Paolo Zuccotti”, per Felicia Neri e Angela Tempestini, cui sono state assegnate anche due borse di studio offerte dal Lions Club Firenze/Scandicci.
Ancora un’affermazione per Caterina Ayane Caiani, che ha vinto il premio per la miglior esecuzione del brano del compositore toscano cui è intitolato il Concorso “Ciro Pinsuti” di Sinalunga.
Infine, al 4° Concorso Regionale Musicale di Grosseto, riservato ai giovani musicisti dai 15 ai 24 anni, il clarinettista Raul Jain è risultato vincitore della sezione fiati.

Nell’arco di una sola giornata, domenica 6 maggio, le varie “anime” della Scuola hanno riempito gli spazi del Teatro del Maggio. Nell’ambito della manifestazione Firenze dei bambini, che ospitava innumerevoli e pregevoli iniziative rivolte ai giovanissimi, la partecipazione della Scuola ha mostrato come sia possibile coinvolgere i bambini ed i ragazzi in progetti formativi di grande serietà ed efficacia, nello stesso tempo godibili come la fiaba Il fantasmino Faustino di Claudia Bucchini e gli ottoni A perdi-fiato di Fabiano Fiorenzani; il concerto dei piccoli musicisti dei nuclei orchestrali delle Piagge, di Sorgane e dell’Isolotto ha perfettamente espresso l’alto valore pedagogico e sociale dei progetti inclusivi che la Scuola cura, portando gratuitamente la musica nei quartieri periferici della città di Firenze grazie alla passione ed alla competenza dei docenti ed al sostegno della Fondazione CR Firenze. Il finale, insieme al coro di voci bianche della Scuola di Sesto Fiorentino, è stato un momento di intenso coinvolgimento per tutti. Grande partecipazione della città, con il piazzale antistante al teatro gremito di ascoltatori.
La giornata ha trovato la sua ideale conclusione nel concerto serale che ha visto protagonisti Kolja Blacher e l’Orchestra Giovanile Italiana, ospiti del Festival del Maggio Musicale Fiorentino. La serata ha offerto una testimonianza inequivocabile dell’eccellenza rappresentata dal progetto di formazione orchestrale che la Scuola cura da oltre trent’anni.

Sei un giovane cantante lirico, oppure un giovane pianista interessato al ruolo di maestro collaboratore? Potrai approfittare dell’iniziativa di formazione promossa congiuntamente dal Teatro Goldoni di Livorno, dal Teatro del Giglio di Lucca, dal Teatro Verdi di Pisa e dalla Scuola, nell’ambito del Progetto L.T.L. – OperaStudio.
Si tratta di un corso di perfezionamento finalizzato alla realizzazione dell’opera La Bohème di Giacomo Puccini, prevista nelle stagioni liriche 2018/2019 dei tre teatri.
Il corso si articola in tre stage, il primo dei quali si terrà presso la Scuola dal 24 al 28 settembre 2018, a cura dei docenti delle classi di canto, arte scenica, espressione corporea, dizione e recitazione della Scuola.

 

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A soli vent’anni era già primo corno dell’Orchestra del Teatro S. Carlo di Napoli, subito dopo a Lipsia, alla Mitteldeutscher Rundfunk, e dal 1995 primo corno dell’Orchestra del Maggio. L’instancabile attività di Luca Benucci comprende tutti i generi musicali, come solista, camerista e naturalmente ospite delle orchestre più prestigiose del mondo.

Da quest’anno è entrato nella “squadra” fiesolana, ed il suo corso di perfezionamento si è subito riempito di giovani e promettenti strumentisti.
L’abbiamo incontrato tra una lezione e l’altra, ed il suo appassionato fervore ha animato l’intera conversazione.

Com’è stato questo primo anno a Fiesole?
Sono molto felice! L’entusiasmo con cui ho accettato quest’incarico è stato ben recepito dai tanti allievi che sono confluiti qui: alcuni seguivano già le mie lezioni nei conservatori con cui ho collaborato negli ultimi anni (Cesena e Brescia), ma in questo momento considero Fiesole la mia seconda casa (ovviamente insieme al Maggio, dove però “abito” già da 22 anni...).
Questa scuola ha tanta storia e tanta qualità, ed è davvero un grande onore essere qui, dove oltretutto posso contare sulla presenza di colleghi importanti: ogni volta che entro nell’atrio della Torraccia guardo sul monitor chi sta insegnando nelle varie aule, e poi mando i giovani cornisti a sentire le lezioni di Natalia Gutman, o di Bruno Canino… Bisogna imparare da tutti e da tutto, questa è la mia convinzione più profonda, fin da quando, giovanissimo, a Chicago andavo ad ascoltare le lezioni di violoncello di János Starker: iniziavo alle sei del mattino a pianificare la giornata, approfittando di tutte le occasioni per ampliare le mie conoscenze.

Quindi anche per gli allievi disciplina rigorosa…
Esattamente. Devono imparare ad organizzarsi, perché hanno un piano di studio a casa che prevede otto ore di lavoro, di cui quattro dedicate alla tecnica e quattro per la musica. C’è tanto da fare, e il nostro programma comprende molte attività, che vorrei ulteriormente ampliare. Mi piacerebbe aggiungere prossimamente lezioni di yoga e consapevolezza corporea e avere la possibilità di invitare quattro o cinque colleghi, che vengano ogni anno a rappresentare le varie scuole strumentali del mondo.
D’altra parte il grande vantaggio di una scuola come questa è la struttura libera, che sono certo permetterà alle mie idee di trovare più facilmente accoglienza.
Spero che presto potremo attivare anche il biennio, che sarà una grande opportunità, come lo è il triennio… Intanto sono qui per 4 giorni ogni mese, e la mia classe conta 21 allievi.

In che modo ti rapporti a loro?
Insegnando in tutto il mondo, ho collezionato informazioni che riguardano le varie scuole: in Ungheria ed in Russia ci sono grandi virtuosi, negli Stati Uniti grandi esperti di aria, di suono e del concept dell’orchestra. Ho preso qualcosa da tutti, e alla fine ho creato una mia scuola, ma tutto è partito da un suggerimento di Zubin Mehta, che una volta mi disse: “Sei molto bravo, Luca, sei un campione del tuo strumento, ma… dovresti imparare a donare amore, attraverso la musica”. Evidentemente il Maestro sentiva che in quel periodo ero un po’ chiuso, non riuscivo a sbocciare…
Mi ha consigliato letture sull’amore, da Erich Fromm al filosofo indiano Krishnamurti, per il quale nutre una speciale predilezione. Così mi sono messo a leggere e studiare, ma anche a fare meditazione, yoga… e piano piano credo di aver trovato la chiave giusta per fare in modo, suonando, di donare me stesso, la mia arte e la mia energia a chi mi ascolta.
Questo insegno ai ragazzi, e credo sia fondamentale anche per superare la paura dello strumento, della performance, del suonare o della tecnica… bisogna riuscire ad arrivarci tramite la voce, cioè il canto, la respirazione, la concentrazione. La mia scuola si chiama infatti ABC.

Ovvero?
A come aria, B come blowing e buzz (cioè soffio e vibrazione delle labbra senza l’uso dello strumento), C come canta. Componente essenziale del lavoro sono gli spirometri, che servono per aumentare la capacità respiratoria e per suonare con il bocchino, visualizzando l’aria grazie al movimento di una pallina all’interno dell’apparecchio... una ginnastica polmonare e muscolare utile per allenare allievi e professionisti!
Faccio fare anche esercizi che avvicinano la tecnica cornistica a quella del canto, e l’anno prossimo vorrei poter interagire con un insegnante di canto, perché per noi è fondamentale.
L’efficacia del metodo è provata: solo negli ultimi quattro anni i miei allievi hanno vinto 45 audizioni! So di essere stato fortunato, perché ho avuto grandi maestri, e da ciascuno ho preso elementi utili ad arrivare ad una filosofia dell’insegnamento che mi dà oggi grandi soddisfazioni.

Direi proprio di sì, quindi… avanti tutta!
Con grande piacere ed entusiasmo: sono convinto che sia importante trascorrere molto tempo con gli allievi e creare una vera e propria comunità, in allegria. Chiamiamo la nostra classe corfraternita (cor è il nome francese del corno), e ci siamo dati dei nomi: io sono Fra’ Seggio, ma abbiamo Fra’ Lenuvole, Fra’ Cassato (che si è rotto una gamba), Fra’ Stagliato e anche Fra’ Ppè (che si chiama Giuseppe).
Tutti devono essere presenti per tutta la durata del corso, cioè quattro giorni ogni mese. Spesso aggiungo lezioni anche il lunedì (senza chiedere niente in più alla Scuola). D’altra parte ci sono alcuni allievi che vengono dall’estero, dove sono abituati ad avere due lezioni alla settimana... non posso lasciarli soli, sento molto forte la responsabilità della loro formazione.
Ad agosto offrirò alla classe quindici giorni di vacanza con me sulle Alpi Apuane, dove abiteremo insieme in una casa, studieremo e scriveremo collettivamente un libro.
Ognuno degli allievi sarà incaricato di curarne un capitolo, e ho già contattato una casa editrice che lo stamperà.
Qualche volta ho insegnato anche ad altri strumentisti, e sono molto felice che tra coloro che ho seguito una tromba sia oggi al Concertgebouw, un fagotto ai Berliner, un trombone alla Scala, una flautista a New York… penso di averli aiutati a trovare la chiave per esprimersi al meglio.
Comunque, qui a Fiesole abbiamo appena iniziato, e il percorso che ho immaginato prevede cinque anni di lavoro, per il raggiungimento dell’obiettivo finale.

Quindi il tuo corso dura cinque anni?
È una durata teorica, e dipende dall’interesse e dalle capacità di ciascuno; ad esempio, dopo solo un anno, Fabrizio Giannitelli ha già vinto il concorso ed è terzo corno alla Scala.
E pochi giorni fa, al Concorso Rossini International di Pesaro ha vinto Louise Sullivan, un’allieva irlandese che è qui grazie a Erasmus+, mentre al secondo posto è arrivato un altro mio allievo, Giacomo Giromella, che è anche il filosofo della classe, studia greco antico e suona molto bene.
La compagna di suo padre è stata prima ballerina alla Scala, e quindi ho chiesto a Giacomo di farla venire ad aiutarci per l’uso del corpo. Vorrei avere numerose collaborazioni di questo tipo: sono certo che siano di grande utilità.

Quest’anno hai avuto un visiting professor…
Sì… è stato con noi Dale Clevenger, dalla Chicago Symphony. È stata per tutti un’esperienza fantastica, e mi ha confermato nell’opinione che sia importante offrire ai ragazzi una panoramica il più possibile ampia delle scuole strumentali del mondo.

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento?
Ho avuto la fortuna di incontri importanti fin da giovanissimo: a 15 anni mi sono trovato a fare le musiche di scena per Vittorio Gassman, ed è stata una grande scuola; andavo alla Bottega Teatrale a Porta Romana anche quando non ero direttamente impegnato, solo per ascoltare le lezioni e le prove, e osservare da vicino l’uso espressivo che Gassman faceva della voce e del corpo.
Nel 1987 sono andato a Chicago per studiare proprio con Dale Clevenger: da lui ho imparato moltissimo, e grazie a lui ho incontrato anche il suo maestro, che era Arnold Jacobs.

Una figura quasi leggendaria…
Proprio così: è la persona che mi ha aperto tutte le strade.
Era il tubista della Chicago Symphony, che a seguito di un grave problema di salute aveva subito l’asportazione di un polmone; non si era arreso, anzi aveva studiato per superare questo handicap, e ci era riuscito meravigliosamente. Il suo libro, Così parlò Arnold Jacobs, è la bibbia della respirazione per tutti gli strumenti a fiato ed anche per i cantanti. Jacobs era un insegnante ricercato dai musicisti, indipendentemente da quale strumento suonassero. Era anche un grande psicologo, e dopo averlo incontrato ho sentito anch’io il bisogno di approfondire gli studi di psicologia.

Anche questo è importante, per insegnare…
Già… è quello che pensavo proprio ieri, mentre i miei allievi suonavano in pubblico in una villa sulle colline di Firenze; ho cercato di analizzare i loro pensieri durante l’esecuzione e oggi ho esposto a ciascuno le mie considerazioni e le mie soluzioni ai problemi che si erano presentati. Penso che questo potrà aiutarli.

Concentrando l’attività didattica sulla Scuola hai fatto una precisa scelta di campo
Precisamente. Per tanti anni sono stato in giro per il mondo con la World Brass Association, che organizza corsi e concerti nei cinque continenti. Ho lasciato per stare più vicino ai miei figli, che finivo per vedere solo su Skype, ed anche per privilegiare un diverso tipo di insegnamento, che segue gli allievi con continuità.
Questo non mi impedirà di continuare a viaggiare, e presto tornerò negli Stati Uniti per un giro che faccio ogni cinque anni nelle principali università, ma sono convinto di aver fatto la scelta giusta, concentrando la docenza qui a Fiesole.

Oltre che concertista e didatta, sei anche un infaticabile organizzatore…
Da 19 anni organizzo l’Italian Brass Week, un festival dedicato agli ottoni, che negli anni è servito da apripista per analoghi festival in tutto il mondo.
Inizialmente è stato ospitato a Cesena e a Bertinoro, poi a Santa Fiora sull’Amiata, e da tre anni si tiene a Firenze.
Qui ho trovato il giusto entusiasmo, sia da parte del Sindaco Nardella sia presso il mio teatro, il Maggio, dove la disponibilità del coordinatore artistico Pierangelo Conte è stata decisiva.
Quest’anno, per la XIX edizione, dal 22 al 29 luglio, ci saranno 19 artisti che faranno 19 concerti (le corrispondenze numeriche mi piacciono molto…), masterclass, lezioni individuali e conferenze.
Ci sarà un premio internazionale di cucina, intitolato Rossini nel piatto -un omaggio al grande compositore amante della cucina, nel 150° anniversario della morte- aperto a tutti. I non professionisti dovranno cucinare antipasti e primi, mentre i professionisti prepareranno secondi e dolci, in collaborazione con Cordon bleu, una delle più importanti scuole di cucina.
Il 28 luglio ci sarà l’evento clou del festival, con 15 musicisti su tre barche antiche dei renaioli, che si posizioneranno sotto il Ponte Vecchio; sulla banchina dei canottieri ci saranno invece 70 tra ottoni e percussioni, per una sessione musicale di grande impatto…
La serata finale vedrà invece la partecipazione di un dj che interagirà con gli ottoni.
Insomma, Italian Brass Week è una grande festa che coinvolge tutta la città, unendo musica e tradizioni storiche dei luoghi: ci sarà anche un flash mob con musica per cavalli, carrozze e ottoni (l’aveva già fatto Giovanni Battista Lulli…).
Il titolo che abbiamo scelto per l’edizione 2018 è Un crescendo di emozioni, in omaggio a Rossini ma anche all’obiettivo del festival, che è la crescita dei giovani strumentisti e dell’interesse di tutti verso gli ottoni e la musica.

Ci saranno anche i tuoi studenti?
Avranno l’opportunità di partecipare ai corsi, attivamente o come uditori: per tutti gli allievi della Scuola di Musica di Fiesole è previsto uno sconto del 10% sull’iscrizione. Spero anche nel contributo di qualche generoso mecenate che offra borse di studio ai più meritevoli.
Per coloro che non si sentiranno pronti a partecipare attivamente, potrà essere un’esperienza utile anche semplicemente svolgere il ruolo di tutor (ogni classe ne avrà uno).

L’anno prossimo sarà il ventennale…
Esatto! Vorrei ancora ampliare il festival, coinvolgendo attivamente anche la Scuola, e se possibile l’Accademia di S. Cecilia… mi piacerebbe organizzare di nuovo anche un concerto sulla Cupola di Brunelleschi che sta per compiere 600 anni, visto che la costruzione fu iniziata il 7 agosto 1420.

Un’ultima domanda… leggo nella tua biografia che sei anche un cuoco eccellente
Per mantenermi agli studi a Chicago facevo il cameriere, in un ristorante che si chiamava Stefani’s… molte ore di lavoro e poca soddisfazione. Così, una volta che il sous-chef (il secondo chef n.d.r.) si ammalò e dovette assentarsi a lungo, provai ad offrirmi di sostituirlo. Il proprietario del ristorante non mi prendeva molto sul serio ma, trovandosi in difficoltà, alla fine mi mise alla prova, chiedendomi di preparare una semplice pasta al pomodoro. La annusò soltanto, ne saggiò la consistenza con la forchetta e mi disse… di mettermi il grembiule!
Mi sono impegnato molto, per non deluderlo, e anche dopo quest’esperienza la passione è rimasta: ho letto tanti libri e cucino sempre con grande piacere.
Questo amore si è trasmesso anche ad uno dei miei figli, che oltre a suonare la tromba cucina meravigliosamente, mentre l’altro studia il corno qui a Fiesole col collega Alberto Serpente. Musica e cucina sono state compagne quotidiane per i miei figli, fin da quando erano piccolissimi, e sono sicuro che sia per tutti un ottimo viatico!

Il 14 aprile scorso ci ha lasciato Milan Škampa: la triste notizia è giunta a Fiesole tramite la signora Jarmila, moglie del maestro, che ha voluto renderci partecipi di quanto avvenuto. Violista del Quartetto Smetana dal 1956 allo scioglimento del gruppo nel 1989, Škampa era nato a Praga nel 1928, in una famiglia di musicisti; per oltre 20 anni ha esercitato il suo magistero didattico presso la Scuola ed è stato tra i fondatori dell’Accademia Europea del Quartetto, grazie alla profonda amicizia che lo legava a Piero Farulli.
Esperto musicologo e ricercatore, ha chiarito numerosi problemi relativi alla genesi ed all’interpretazione dei quartetti di Leos Janáček; le sue accuratissime lezioni sul repertorio slavo hanno illuminato il percorso di numerosi ensemble fiesolani, tra cui il Quartetto Prometeo, il Quartetto di Torino ed il Quartetto di Fiesole.

La giornata inaugurale del LXXXI Maggio Musicale Fiorentino è il 5 maggio, e si apre con un tributo a Franco Zeffirelli, alle 15:30 presso la Fondazione Zeffirelli.
Alcuni strumentisti della Scuola partecipano alla prima esecuzione assoluta de Il giardino della bizzarria, che costituisce purtroppo un omaggio postumo al suo autore: il Festival aveva infatti commissionato questo lavoro a Daniele Lombardi, poliedrica figura di compositore ed artista visivo, scomparso poche settimane fa all’età di 72 anni.
Il concerto prosegue con musiche di Giacomo Puccini, eseguite dal Coro di voci bianche e dall’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino.

Una notizia di grande interesse per i docenti fiesolani: sono stati riaperti i termini di ammissione al Bando di mobilità relativo agli insegnanti. Chiunque desideri proporsi per un’esperienza di docenza presso una delle istituzioni partner del programma Erasmus+ può presentare domanda entro il 10 maggio.
Erasmus+ ha tra i suoi scopi l’approfondimento delle competenze, della conoscenza delle lingue e del sistema formativo dei vari paesi europei, e la creazione di relazioni con finalità didattico-artistiche con le istituzioni partner.
La mobilità oggetto del Bando si riferisce a progetti che dovranno essere realizzati entro il 30 aprile 2019.
Per le informazioni e il bando clicca qui

Due palcoscenici per l’Orchestra Giovanile Italiana, che il 5 maggio sarà ospite del Teatro Petrarca di Arezzo ed il 6 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, insieme al celebre violinista tedesco Kolja Blacher, nella duplice veste di direttore e solista.
La data aretina è promossa dalla Casa della Musica, a sostegno di Calcit (Comitato Autonomo Lotta Contro I Tumori di Arezzo), mentre per il concerto di Firenze si rinnova l’ospitalità del prestigioso Festival del Maggio Musicale Fiorentino, negli ultimi anni costante e proficua occasione di crescita per gli strumentisti dell’Orchestra Giovanile Italiana.
La collaborazione degli Amici della Musica di Firenze si è rivelata preziosa per questo progetto concertistico, cui i ragazzi dell’OGI stanno lavorando intensamente con il maestro preparatore Daniele Giorgi.
In apertura il Divertimento per archi di Bartók, limpida partitura che unisce i temi popolari tanto cari all’autore alla più raffinata sapienza contrappuntistica; commissionato da Paul Sacher per l'Orchestra da camera di Basilea nel 1939, il Divertimento è tra gli ultimi lavori che precedono l’abbandono dell’Europa da parte del compositore, profondamente preoccupato per il precipitare della situazione politica nel vecchio continente.
Perfezione formale e grande respiro strumentale contraddistinguono il celebre Concerto in re maggiore op. 77 per violino, che si presenta nel 1878 come frutto maturo della penna di Johannes Brahms (e segna un’ulteriore tappa del sodalizio artistico col grande violinista Joachim), mentre la conclusione del concerto è affidata all’inarrivabile freschezza della Prima Sinfonia di Beethoven.
Per i giovani strumentisti dell’OGI sarà un privilegio collaborare con Kolja Blacher che, parallelamente ad una brillante carriera solistica e di spalla nelle orchestre più prestigiose d’Europa, si dedica da tempo alla direzione, guidando con successo importanti complessi orchestrali in tutto il mondo.

Biglietti concerto Teatro Petrarca di Arezzo
Biglietti concerto Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Una nuova affermazione per la classe di Piero di Giuseppe: il dodicenne Federico Pavoni, recentissimo vincitore di una borsa di studio della Scuola, ha conquistato anche il 1° Premio, nella categoria C della sezione dedicata alla chitarra solista, al 9° Concorso Internazionale Giovani Musicisti "Antonio Salieri" di Legnago (Verona). Complimenti!

C’è tempo fino al 30 aprile, per iscriversi alla selezione interna con la quale saranno individuati i solisti per i concerti con le orchestre della Scuola, in programma per l’anno scolastico 2018-2019.
Il 31 maggio l’Auditorium Latini ospiterà le audizioni, alla presenza del Direttore Artistico Alain Meunier, del direttore dell’Orchestra dei Ragazzi Edoardo Rosadini e degli altri membri scelti per la commissione. Potranno partecipare gli strumentisti dei corsi preaccademici ed accademici, ai quali è richiesto di presentare uno o due tempi del concerto, scelto tenendo conto delle disponibilità di organico delle compagini fiesolane coinvolte, l’Orchestra dei Ragazzi e l’Orchestra Vincenzo Galilei.

“Travolgente successo e standing ovation per gli 82 teenager dell'Orchestra dei Ragazzi della Scuola…” scrive il quotidiano La Nazione all’indomani del concerto con cui sabato 24 marzo i Lions Club Firenze Ponte Vecchio, Fiesole e Firenze hanno festeggiato il Capodanno Fiorentino nella Chiesa dei SS. Michele e Gaetano, in via Tornabuoni a Firenze.
In apertura i saluti di Mariacarla Sinnati, Presidente del Lions Club Firenze Ponte Vecchio, di Giovanni Bettarini Assessore Urbanistica e politiche del territorio del Comune di Firenze, di Eugenio Giani Presidente del Consiglio regionale della Toscana e infine di Anna Ravoni, Sindaco di Fiesole e Presidente della nostra Scuola.
La celebrazione dell’antica tradizione toscana del Capodanno Fiorentino è stata l’occasione per ascoltare grande musica, grazie all’entusiasmo dei giovanissimi strumentisti fiesolani e del loro appassionato direttore Edoardo Rosadini. La serata era dedicata alla raccolta di fondi destinati a borse di studio per studenti meritevoli della Scuola: risultato pienamente raggiunto, poiché grazie alla generosità dei presenti –tra cui molti genitori dei musicisti- sono stati raccolti ben 4000 euro.
Un particolare ringraziamento a Don Federico Pozza, parroco della Chiesa dei SS. Michele e Gaetano, che ha collaborato alla migliore riuscita della manifestazione.

Ci siamo! Tre serate all’insegna dell’amore per il cinema, in una spumeggiante rivisitazione teatrale: personaggi celebri e storie immortali rivivono sulla scena grazie all’incontenibile talento di Maria Cassi, al Teatro della Compagnia dal 18 al 20 aprile (ore 21:00); uno spettacolo di parole, immagini e musica, con gli arrangiamenti e la direzione musicale di Antonino Siringo, Marco Poggiolesi alla chitarra e la partecipazione dell’Ensemble Jazz della Scuola.

Prodotto da Fondazione Sistema Toscana e Teatro del Sale, con la collaborazione della Scuola di Musica di Fiesole.
Progetto realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Toscana per il Cinema

Biglietti: 18,00 € ridotto 15,00 €, ridotto under 25 12,00 €

La Scuola di Musica di Fiesole, socio fondatore del Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili in Italia, apprende con profonde dolore la notizia della scomparsa di José Antonio Abreu, deceduto durante la notte a Caracas.

Nel 1975 Abreu è stato l’ideatore de El Sistema, un modello didattico musicale che ha cambiato la vita di milioni di bambini in Venezuela e nel resto del Mondo grazie alla sua rapida espansione. El Sistema ha messo la musica al centro della pedagogia, rivolgendosi a bambini e ragazzi provenienti da situazioni economiche e sociali disagiate. Attraverso la disciplina musicale Abreu ha donato una possibilità di riscatto a tutti quei giovani che altrimenti avrebbero conosciuto soltanto il degrado e la violenza dei barrios.

La Orchestra Sinfónica Nacional Infantil de Venezuela, uno dei pilastri costitutivi de El Sistema insieme alla Orchestra Sinfonica Simón Bolívar, ha fatto la sua prima comparsa in Europa e in Italia nel 1998 con una tournée iniziata presso la sede mondiale dell’Unesco di Parigi e che il 13 maggio toccò anche Firenze per volontà del Maestro Piero Farulli, fondatore della Scuola di Musica di Fiesole e grande estimatore di Abreu.

Il Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili in Italia ha mosso i primi passi nel 2010, grazie ad un convegno che si è svolto alla Scuola di Musica di Fiesole ed al supporto del Maestro Claudio Abbado, che aveva collaborato con El Sistema in Venezuela e ne era rimasto profondamente colpito.

Da allora sono stati creati 77 nuclei orchestrali e coinvolti più di 15.000 bambini e ragazzi in 17 Regioni italiane. Nel 2012 la Scuola ha fondato a Firenze il Nucleo Orchestrale delle Piagge che l’anno successivo si è arricchito del progetto Mammamù mirato all’insegnamento degli strumenti a fiato. La Scuola ha ampliato la sua attività negli anni seguenti con il Nucleo Orchestrale di Sorgane e la recente Isolotto Big Band, realizzando una vera e propria rete nelle periferie della città di Firenze.

Domani, giovedì 22 marzo, dalle ore 9:00 alle ore 17:00 via delle Fontanelle rimarrà chiusa al traffico a causa di lavori per il ripristino della linea telefonica che risulta guasta dal 13 marzo scorso. Sarà garantito il transito pedonale e la Scuola effettuerà il regolare orario di apertura.

Per gli utenti esterni sono stati attivati dei numeri di telefonia mobile per ogni ufficio della Scuola:
Portineria 392/9594355
Segreteria Didattica 393/9745880
Segreteria di Sovrintendenza e Direzione Artistica 393/9745937
Produzione 392/9664516
Amministrazione 392/9594427
Segreteria generale 393/9343079
Ufficio stampa 393/9368616

Ci scusiamo per il disagio totalmente indipendente dalla nostra volontà.
La Scuola di Musica di Fiesole

La nuova collaborazione tra la Scuola e l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi ha avuto il suo battesimo in un’occasione pubblica di grande significato: il Quartetto TAAG, che sta completando la sua preparazione alla Scuola presso l’Accademia Europea del Quartetto, ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione della mostra di antichità africane al Museo del Bardo di Tunisi, il 18 marzo scorso. La data scelta coincideva significativamente col terzo anniversario del terribile attentato che nel 2015 costò la vita ad un gruppo cosmopolita di 21 visitatori e ad un agente delle forze dell’ordine (nonché ai due attentatori).
Il Quartetto TAAG si è fatto interprete musicale del doloroso ricordo delle vittime, eseguendo insieme al giovane soprano Nesrine Zemni lo Stabat Mater op. 61 di Luigi Boccherini. Grande successo per la delicata e toccante pagina del compositore lucchese, restituita con intensa partecipazione e finissima lettura dai giovani interpreti Tiziana Lafuenti e Alessandra Deut (violini), Alessandro Curtoni (viola) e Giulio Sanna (violoncello).
Al senso gioioso della rinascita di questo luogo di civiltà ha contribuito la presenza di numerosi ed autorevoli esponenti del mondo culturale e diplomatico, tra cui il direttore del Museo del Bardo Moncef Ben Moussa, l’ambasciatore Italiano Raimondo de Cardona, la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura Maria Vittoria Longhi, il console della Tunisia a Firenze Gualserio Zamperini, la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, Roberto Ferrari direttore della sezione cultura e ricerca della Regione Toscana, Claudio di Benedetto, direttore della divisione collezioni e servizi della Galleria degli Uffizi e naturalmente il nostro direttore artistico Alain Meunier.
Il recentissimo accordo lega la Scuola di Musica di Fiesole all’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, grazie alla convinta adesione della direttrice Maria Vittoria Longhi, che ha accolto con entusiasmo l’idea di favorire gli scambi culturali nell’area mediterranea con la condivisione delle conoscenze artistiche e delle più aggiornate metodologie didattiche. Illustri maestri guideranno gli studenti in attività formative, workshop, seminari e produzioni concertistiche, incrementando il sapere dei giovani musicisti tunisini e favorendo i contatti tra le due rive del Mare Nostrum, in un fecondo scambio di saperi. Lo svolgimento delle attività didattiche e concertistiche potrà approfittare della Cité de la Culture di Tunisi, un nuovo ampio spazio nel quale stanno sorgendo ben tre teatri.
“L’inizio della collaborazione con un paese come la Tunisia, di forti e proprie tradizioni musicali”, dice il Sovrintendente Lorenzo Cinatti “ci stimola e incuriosisce, ribadendo ancora una volta che il Mediterraneo non è frontiera né confine, ma luogo di confronto e crescita culturale e umana. Il concerto al Museo del Bardo, in occasione del terzo anniversario dell’attentato, che è costato la vita a cittadini europei e tunisini, ci impegna ancora di più a fare della musica il linguaggio condiviso fra le due sponde del Mediterraneo. Ringraziando l’Istituto Italiano di Cultura per la prestigiosa partnership e la Regione Toscana, che da sempre sostiene le iniziative della Scuola, ci prepariamo a nuove ed entusiasmanti avventure musicali.”
La Scuola di Musica di Fiesole è da sempre impegnata in progetti internazionali, anche grazie all’appartenenza all’Associazione Europea dei Conservatori: negli ultimi anni una convenzione con il Mozarteum di Salisburgo ha prodotto, tra l’altro, l’allestimento in coproduzione del capolavoro mozartiano La clemenza di Tito -cui la Scuola partecipava con l’Orchestra Giovanile Italiana- rappresentato nel 2014 a Salisburgo ed al Teatro Romano di Fiesole.

In occasione del 250° anniversario della fondazione, l’Accademia Reale delle Belle Arti “San Carlos” di Valencia ha premiato Andrea Portera per l’opera Dogmatic Shapes.
L’Accademia Reale è un’Istituzione particolarmente prestigiosa, che vanta collaborazioni e ospiti di rilievo internazionale tra cui di recente Valerij Gergiev e l’Orchestra Mariinski.
Il brano Dogmatic Shapes, scelto tra ventinove composizioni provenienti da tutto il mondo, segue la traccia della ricerca antropologica che il compositore sta portando avanti in questo periodo, connessa al significato percettivo ed emozionale della musica.
Sulla stessa linea Portera si era mosso con Dragon-fly Emblem -premiato nel novembre scorso da Krzysztof Penderecki- e prosegue con Fulgido Emile!, altra opera sull’Intelligenza Emotiva (su testo della moglie Laura Artusio) che sarà eseguita a Firenze il prossimo 26 maggio.
Il premio dell’Accademia Reale di Valencia rappresenta un momento professionale di rilievo, e si aggiunge agli oltre 40 premi conferiti a Portera per i suoi meriti artistici. Altri prestigiosi riconoscimenti sono stati il premio della Fondazione Botin di Santander (2013), per l’opera “Rituali alle soglie dell’inconscio collettivo” e quello del Festival Internazionale di Samobor, dove nell’autunno 2017 i Solisti di Zagabria hanno eseguito la sua opera Water Rituals.
La produzione di Portera conta ad oggi 150 opere, e anche la più recente “Il lato sinistro delle Macchie di Rorschach”, scritta per la mano sinistra del pianista, prosegue l’instancabile ricerca del compositore fiesolano sull’inconscio.

Un bel successo per il giovane Daniele Dalpiaz, classe 2002, allievo di Èva Erna Szabó a Fiesole fin dalla più tenera età. La sua partecipazione alla VI edizione del Concorso Internazionale per violino Josef Micka, che si è svolto a Praga dal 9 all’11 marzo, è stata coronata dal 2° premio (I non assegnato) nella V categoria.
Complimenti!

Dieci anni fa un concerto dell’Orchestra dei Ragazzi incorniciava al Teatro Verdi il debutto dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera; il prossimo 21 marzo il decennale del Corriere Fiorentino sarà festeggiato ancora in musica, e ancora dai nostri ragazzi, presso l’Auditorium della Camera di Commercio di Firenze, Lungarno Diaz (ingresso Piazza Mentana n. 1). Alle 18 il Quartetto Shaborùz (Angela Tempestini e Lorenzo Salvatori violini, Caterina Bernocco viola e Sarvin Asa violoncello) suonerà il Quartetto in do maggiore op. 54 n. 2 di Franz Joseph Haydn e il Quartetto in sol maggiore K.387 di Wolfgang Amadeus Mozart.

Il penultimo appuntamento del ciclo “Sulla scia dei giorni”, in programma sabato 17 marzo al Teatro Niccolini di Firenze, affronterà il tema “La Responsabilità e la Musica”.

Introdotto da Antonello Farulli, Responsabile del Dipartimento innovazione e ricerca della Scuola di Musica di Fiesole, l’incontro sarà condotto da Nicola Piovani, uno dei musicisti più noti e amati nel mondo, premio Oscar per la colonna sonora del film La Vita è Bella di Benigni. Una vita nel segno della musica, accompagnata da collaborazioni fondamentali: con Ennio Morricone, Manos Hadjidakis, Federico Fellini, Mario Monicelli, per i quali ha scritto alcuni dei brani che hanno segnato quarant’anni di cinema.
Attraverso questo nono incontro con la Responsabilità, Piovani ci racconterà la forza dirompente della Musica, il suo enorme potere di richiamo emotivo e mentale, che tocca l’anima.
Perché la musica è questo: musicisti in carne e ossa che suonano a un pubblico in carne e ossa e condividono un momento di magia più vero del vero, per sua natura irriproducibile.

La grande affluenza di pubblico della precedente edizione di “Sulla scia dei giorni”, declinata nei “Dialoghi sul Limite”, ha confermato l’interesse per una proposta culturale alta che stimola riflessioni su argomenti che interrogano l’uomo. Per questo motivo Fondazione CR Firenze e FILE -Fondazione Italiana di Leniterapia- si sono rese ambasciatrici di un nuovo ciclo dedicato ad un altro tema molto impegnativo, la Responsabilità, declinata in vari campi e raccontata da personalità di diversa estrazione e provenienza.
E quindi un’analisi della Responsabilità nei vari ambiti della vita personale e collettiva. Responsabilità sia come diritto per se stessi che come dovere verso l’altro ed il mondo che ci circonda.

Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 055-5384348 – www.fondazionecrfirenze.it

Sabato 17 marzo ore 10:30
Teatro Niccolini - Via Ricasoli 3, Firenze FI
Ingresso libero, prenotazione obbligatoria

Dopo il grande successo dello scorso anno, l’Associazione L’Homme Armé organizza in collaborazione con la Scuola la seconda edizione di FloReMus, Corso Internazionale di Musica Rinascimentale (Florence International Renaissance Music Workshop). Il corso si terrà dal al 9 settembre 2018 nei locali della Scuola, e si rivolge a cantanti, strumentisti, gruppi e direttori che desiderino approfondire le competenze relative alla produzione musicale dello splendido periodo storico; sarà utile ed interessante anche per buoni praticanti di musica a livello amatoriale.
Tra le tante attività proposte, anche un corso per giovanissimi (tra gli 8 e i 12 anni – ma saranno accolte anche ragazze di poco più grandi), in cui si propone un viaggio multidisciplinare nel composito mondo della cultura del Rinascimento italiano. Partendo dai testi poetici dei brani tratti dal repertorio vocale sacro e profano dell’epoca (canti carnascialeschi, villanelle, laude, ecc.), se ne approfondiranno le tematiche, i personaggi e le storie.
Nello stesso periodo, in alcuni luoghi storicamente e artisticamente significativi di Firenze, L’Homme Armé organizza anche il Festival Internazionale “FloReMus. Rinascimento musicale a Firenze”, con concerti de L’Ensemble L’Homme Armé e di vari ospiti internazionali; il tutto accompagnato da conferenze interdisciplinari, che potranno trasformarsi in conferenze-spettacolo.
Per ulteriori informazioni consultare la pagina dedicata al corso sul sito de L’Homme Armé, scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure chiamare: +39 338 984 1799 (da lun. a ven. ore 10-13 / 14-19)
Modulo d’iscrizione

Scadenza iscrizioni: 30 giugno 2018

Un po’ intimidita dall’idea di essere intervistata, Ingrida sorride con dolcezza e si scusa per il suo italiano imperfetto. Abbiamo preso un appuntamento al volo, fra le varie lezioni e i problemi logistici di una settimana dal clima polare, così cominciamo subito la nostra conversazione, che smentisce rapidamente le sue preoccupazioni linguistiche.

Da dove vieni?
Dalla Lituania, e precisamente da Kaunas, la seconda città per importanza dopo la capitale Vilnius.

Quando hai cominciato a suonare?
Ho iniziato in una scuola di musica privata, quando avevo sette anni. Mi hanno mostrato e fatto ascoltare tutti gli strumenti finché, arrivata al violino, ho avuto un colpo di fulmine: “Questo! –ho esclamato– voglio suonare proprio questo strumento!”

La musica era già in casa?
Non in modo professionale; la mamma sa suonare un po’ il pianoforte e canta, mentre mio padre suona la fisarmonica. Anch’io da piccola cantavo con entusiasmo, salendo sul tavolo per farmi ascoltare…

Come sono andate le cose, con il violino tanto desiderato?
Bene, direi. Per nove anni ho frequentato quella prima scuola di musica, e poi sono entrata al Conservatorio di Kaunas, dove in tre anni ho completato il previsto quadriennio.
Subito dopo ho scelto di spostarmi in Norvegia, e mi sono iscritta all’Università di Stavanger. Il programma Erasmus+ mi ha infine portato qui…

Come mai hai scelto l’Italia?
Il motivo iniziale è stato di tipo affettivo: in Norvegia ho conosciuto un giovane cuoco italiano, e ci siamo fidanzati. Insieme abbiamo pensato di fare un’esperienza nel vostro Paese, alla ricerca delle tante cose belle che ci sono qui, compresi il buon cibo e… il sole (anche se in questi giorni sembra di essere in Norvegia!).

Perché, tra le tante possibilità di scambio, hai optato proprio per la nostra Scuola?
Due anni fa ero venuta in estate a Lucca, per frequentare i corsi del Festival Virtuoso & Belcanto; in quell’occasione avevo chiesto ai compagni del corso quale fosse in Italia la migliore scuola… da più parti ho sentito fare il nome della Scuola di Musica di Fiesole, come istituzione di alto livello. Inoltre sono amica di Sarah Margrethe Rusnes Lie, che ha fatto qui la sua esperienza in Erasmus+ e ha seguito le lezioni di Èva Erna Szabó, trovandosi molto bene. Sara mi ha aiutato con l’organizzazione, e alla fine di ottobre sono finalmente arrivata.

Qual è il tuo programma di lavoro? Quanto prevedi di restare?
Dovrei restare fino a luglio, ma in realtà non sono certa di voler tornare in Norvegia…
Qui mi trovo benissimo: sto frequentando le lezioni di musica da camera, con Edoardo Rosadini per il quartetto, e con Riccardo Cecchetti per l’ensemble con pianoforte.
Durante questo periodo devo acquisire 60 crediti: ho già sostenuto l’esame di quartetto, suonando il Quartetto op. 18 n. 4 di Beethoven con Enrico Cuculo, Francesco Zecchi e Anton Marashi.
Sono molto contenta di fare tante esperienze di musica da camera, ed anche di partecipare alle attività orchestrali con l’Orchestra Galilei.

Non avevi simili opportunità a Stavenger?
Non così ben organizzate: si trattava sempre di occasioni estemporanee, che cercavamo tra studenti, ma che spesso finivano per non concretizzarsi. Anche per quanto riguarda lo strumento mi è capitato spesso di dover aspettare più del previsto, perché il mio insegnante era in viaggio…

E come ti trovi nella classe di Èva Szabó?
Benissimo! È un’insegnante generosa e sempre presente, così ho la possibilità di incontrarla anche due volte in una settimana. Con lei sto studiando cose nuove, tra cui il Concerto di Mozart in re maggiore e la Partita n.1 di Bach.
Per fortuna non ho dovuto modificare la mia impostazione violinistica, così lavoriamo serenamente, soprattutto sull’arco, e mi preparo all’esame di violino che dovrò sostenere in Norvegia.

Hai stretto amicizie nella Scuola?
Certo, in particolare con i compagni delle classi di musica da camera. Con Anastasia Filippini, ad esempio, ci vediamo anche a casa. Sono stata fortunata anche da quel punto di vista, dato che abito a Fiesole in un piccolo appartamento, dove posso suonare, il che è una grande comodità.

Cosa vorresti fare, una volta terminati gli studi?
Mi piacerebbe far parte di un ensemble cameristico, ed anche suonare in orchestra, mentre non so se mi sentirei di puntare verso un’attività solistica. Intanto che sono qui sto anche guardandomi intorno, e faccio esperienza nell’Orchestra Cupiditas e nell’Orchestra Sinfonica Florentia.

CITTÀ DI FIESOLE
Città Metropolitana di Firenze

ORDINANZA N. 32 del 28/02/2018


OGGETTO: Ordinanza contingibile ed urgente per chiusura strutture scolastiche a seguito di avverse condizioni meteorologiche.

il Sindaco

Viste le avverse condizioni meteorologiche delle ultime ore caratterizzate da rischio di precipitazioni nevose;

Visto il bollettino meteorologico del Centro Funzionale Settore Idrologico della Regione Toscana e il comunicato emesso il 28/2/2018 dalla Sala Operativa Protezione Civile della Città Metropolitana di Firenze;

Considerato che, in tali circostanze, debbano essere assunti provvedimenti idonei a prevenire e contrastare disagi, rischi e pericoli per la cittadinanza connessi alle sopra descritte condizioni meteorologiche, appare indispensabile la chiusura nel Comune di Fiesole dei nidi e delle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, per l’intera giornata di giovedì 1° marzo 2018;

Visti l’art. 50 e 54 del D.Lgs. 18.08.2000, n. 267 e ss.mm.ii.;

ORDINA

1.La chiusura di tutti i nidi e di tutte le strutture scolastiche di ogni ordine e grado, pubbliche e private, presenti nel Comune di Fiesole per la giornata di giovedì 1° marzo 2018.

2. La comunicazione della presente ordinanza al Dirigente scolastico interessato e a tutti i cittadini, con le più ampie forme.

3. Di trasmettere altresì la presente ordinanza:
-alla Prefettura di Firenze, ai Vigili del Fuoco e alle Forze dell’Ordine;
-al Comando Polizia Municipale del Comune di Fiesole

Fiesole, 28/02/2018

il Sindaco
RAVONI ANNA

Documento informatico sottoscritto con firma digitale ai sensi dell'art. 24 D.Lgs. 7/3/2005, n. 82 e s.m.i. (CAD) il quale sostituisce il documento cartaceo e la firma autografa.

Il giovane violoncellista Leonardo Duca, allievo presso la Scuola della classe di Giovanni Gnocchi, ha partecipato con successo nei giorni scorsi a due impegnative audizioni: all’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia è stato il più giovane candidato idoneo, al 4° posto su 80 partecipanti, mentre alla Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna si è classificato al 2° posto. Entrambe le orchestre lo hanno già chiamato per le prossime produzioni…buon lavoro e complimenti!

Ultime repliche per il fortunato spettacolo ideato da Venti Lucenti per il Teatro del Maggio: sarà il nostro docente Edoardo Rosadini a guidare l’Ensemble WAM (formato da musicisti fiesolani) nell’esecuzione delle musiche di Mozart -adattate da Andrea Basevi- che contrappuntano la vicenda umana ed artistica di uno dei più grandi geni dell’umanità. Dopo il lungo ciclo di rappresentazioni del novembre scorso, una nuova serie di doppi spettacoli mattutini è stata programmata per il mese di febbraio: The W.A.M. game è in scena mercoledì 21, giovedì 22 e venerdì 23 febbraio, alle 10 ed alle 11.30 presso il Foyer di Galleria del Teatro del Maggio.

Per il secondo anno consecutivo il progetto Un coro di storie, presentato dalla Fondazione Toscana Spettacolo in collaborazione con la Scuola ed Oxfam Italia Intercultura, è tra i vincitori di MigrArti, iniziativa del Mibact nata lo scorso anno con l’obiettivo di consolidare il legame con i “nuovi italiani”, riconoscendo e valorizzando le loro culture di provenienza. Un coro di storie propone un percorso formativo imperniato sul metodo musicale, come veicolo aggregativo tra le diverse culture. Un team di operatori (musicisti, artisti, educatori e pedagoghi) coinvolgerà i ragazzi in attività di ascolto, canto, drammatizzazione e sonorizzazione, finalizzate a una performance conclusiva aperta al territorio.
L’edizione 2018 di Un coro di storie raggiungerà bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni che appartengono ad istituzioni scolastiche delle province di Arezzo, Firenze, Massa, Prato e Livorno, provenienti da comunità cinesi, bengalesi, nigeriane, ivoriane, guineane, colombiane, argentine, marocchine, albanesi, rumene, bosniache, moldave.
Il percorso educativo vedrà il coinvolgimento diretto dei bambini immigrati e non, dei gruppi parentali e degli educatori in un percorso formativo e pedagogico-musicale, che avrà come punto di partenza il patrimonio culturale delle comunità di provenienza.

La Scuola si apre alla festa della musica d’insieme, un appuntamento che da alcuni anni concentra, in due intense giornate, lezioni aperte ed esecuzioni dei tantissimi gruppi cameristici in cui crescono i giovani (e meno giovani) musicisti fiesolani.
Sabato 24 febbraio dalle 14:30 alle 19:30 le numerose proposte prevedono gli amatori, i cultori della musica antica, gli ensemble di chitarre, i Piccolissimi Musici, Fiesole Harmonie e i gruppi di fiati. Si terrà anche un significativo incontro tra le istituzioni musicali toscane, con il Carnevale degli Animali di Camille Saint-Saëns ad unire esecutori del Conservatorio “Cherubini” di Firenze, degli ISSM “Mascagni” di Livorno, “Boccherini” di Lucca e “Franci” di Siena e del Centro Studi Musica & Arte di Firenze ai giovani musicisti fiesolani.
La seconda giornata -domenica 25 febbraio dalle 10:00 alle 19:00- mette al centro (ore 14) la Lectio magistralis, per la quale i complessi cameristici potranno approfittare della grande esperienza di Mariana Sirbu, che si è resa disponibile anche ad ascoltare alcuni allievi violinisti. La Scuola accoglie con gratitudine la generosità della nota violinista romena, la cui intensa carriera concertistica comprende una multiforme attività cameristica, che l’ha vista impegnata negli anni con il Quartetto Academica, il Trio di Milano, i Musici ed il Quartetto Stradivari.
Il programma della giornata offre spazio principalmente ai gruppi di archi (con e senza pianoforte) ed alle voci, con la partecipazione degli allievi della nuova classe di canto della Casa della Musica di Arezzo, ed i cantori di Coro giovanile, Coro Polifonico e Giovani Madrigalisti.

Ingresso libero

È online il bando Erasmus+ 2018-2019: oltre alla mobilità degli studenti per studio e dei docenti per l’insegnamento, il nuovo bando si amplia a prevedere nuove tipologie, riguardo ai neo-laureati che intendano fare un’esperienza di tirocinio, ed anche ai docenti che vogliano aggiornare la loro formazione tramite corsi in Europa, in un periodo di mobilità compreso tra il 1° giugno 2018 ed il maggio 2020.
Oltre agli accordi già esistenti, la Scuola di Musica di Fiesole ne ha aggiunti di nuovi con istituzioni in Francia, Spagna, Danimarca, Norvegia, Olanda, Svezia, Estonia, Lituania, Irlanda, Austria e Germania. È inoltre possibile fare richiesta per un istituto diverso da quelli elencati, purché titolare di Carta ECHE.
Per scaricare l’elenco completo delle istituzioni partner clicca QUI
Per il bando ed il modulo di richiesta  clicca QUI

Le domande dovranno pervenire tramite e-mail o in formato cartaceo alla Segreteria Didattica entro il 23 febbraio 2018.

Segreteria Didattica
C/o Scuola di Musica di Fiesole
Via della Fontanelle, 24
50014 Fiesole

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Un recentissimo accordo con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi impegna la Scuola in un’attività di scambi culturali nell’area mediterranea, favorendo la condivisione delle conoscenze artistiche e delle più aggiornate metodologie didattiche a vantaggio dei giovani musicisti dell’altra riva del Mare nostrum.
Determinante, nel promuovere i termini dell’accordo, l’entusiasmo della Dottoressa Maria Vittoria Longhi, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Tunisi.
Le abbiamo rivolto alcune domande:

Qual è stata l’occasione per l’incontro con la Scuola di Musica di Fiesole?
L’occasione è stata inizialmente uno scambio di lettere, a partire da quella in cui il Sovrintendente Lorenzo Cinatti presentava la Scuola e l’Orchestra Giovanile Italiana per eventuali collaborazioni o partecipazioni a festival in Tunisia. Abbiamo accolto con entusiasmo questa proposta e successivamente incontrato il Sovrintendente, il Direttore Artistico e una delegazione della Scuola a Tunisi, e visitato insieme la nascente Cité de la Culture che, una volta conclusa, disporrà di ben tre teatri, di cui uno intitolato all’opera, con una capienza di circa 1200 posti.

Qual è la situazione formativa e scolastica in Tunisia, attualmente? E quali sono, a suo parere, gli aspetti che sarebbe opportuno incrementare?
In Tunisia esiste un grande interesse per la musica in generale, testimoniato da numerosi festival che coprono i vari generi musicali. In particolare, per quanto riguarda la musica classica e tradizionale, esiste un Istituto Superiore di Musica che forma da decenni giovani musicisti e cantanti. Inoltre per quanto riguarda la musica tradizionale è da segnalare il Centro di Musiche Arabe e Mediterranee, ubicato in uno dei più bei palazzi storici di tutta la Tunisia, il Palais Ennejma Ezzhara di Sidi Bou Said, conosciuto come Palais du Baron d’Erlanger, cui è appartenuto all’inizio del secolo scorso prima di divenire una istituzione pubblica.
A mio avviso sarebbe particolarmente interessante poter collaborare con queste istituzioni proprio in ambito formativo, ed in questo la Scuola di Musica di Fiesole potrebbe avere un ruolo importante. Si potrebbe pensare ad ampliare l’offerta formativa per favorire la partecipazione dei giovani sia attraverso l’istituzione di borse di studio, in modo da dare loro l’opportunità di confrontarsi con la realtà musicale italiana, sia realizzando masterclass e seminari in loco con formatori italiani. Sarebbe davvero auspicabile sostenere anche la formazione dei giovani musicisti dell’Orchestra nazionale, che proprio in questi anni si va definendo nella sua struttura di orchestra stabile.

Sono già attivi, in ambito musicale, spazi di intervento a cura dell’Istituto Italiano di Cultura?
Il nostro Istituto da anni è impegnato a favorire i contatti in Tunisia delle principali istituzioni italiane. Ci piace ricordare l’impegno costante a favore della conoscenza e della diffusione dell’opera in Tunisia, che ci ha consentito di realizzare spettacoli di successo con protagonisti giovani cantanti lirici tunisini, alcuni dei quali diventati nel tempo un punto di riferimento per questo genere musicale in tutta l’area. Naturalmente molto resta ancora da fare, ma va sottolineato che comunque esiste in Tunisia una certa passione e una tradizione per il belcanto, che andrebbe sostenuta e rilanciata. Infatti, fino all’indipendenza, l’opera italiana ha conosciuto un periodo d’oro a Tunisi, con compagnie di tutto rispetto. Ma anche successivamente, sebbene in maniera non continuativa, il Teatro Municipale di Tunisi ha continuato ad offrire ai melomani bellissime serate dedicate all’opera italiana, di cui ancora si favoleggia. Anche più recentemente il nostro Istituto ha realizzato “miracolose” riduzioni della Traviata nel 2012 e della Bohème nel 2013, con eccellenti giovani cantanti tunisini formati al locale Conservatorio sotto la guida dell’insegnante bulgara Hristina Hadjeva, che hanno suscitato grande entusiasmo nel pubblico. Il progetto di riportare l’opera italiana a Tunisi resta uno dei nostri desideri e dei nostri obiettivi, che speriamo di poter realizzare anche grazie alla collaborazione con la Scuola di Musica di Fiesole.

Il Museo del Bardo di Tunisi ospiterà un’importante mostra di antichità africane, che si aprirà il 18 marzo alla presenza di alcuni direttori dei musei italiani e toscani: i legami culturali fra Toscana e Tunisia si rafforzano in più direzioni…
Sicuramente i rapporti tra Toscana e Tunisia, storicamente già molto intensi, si sono ulteriormente rafforzati negli ultimi anni, grazie all’impegno della Regione e di varie altre istituzioni toscane in Tunisia. A titolo di esempio ricordiamo le iniziative in cui è stato coinvolto il nostro Istituto: il seminario sulla Costituzione tunisina a cura della professoressa Tania Groppi dell’Università di Siena e la bellissima serata con la partecipazione dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, al Festival Internazionale di Musica Sinfonica di El Jem nell’estate del 2016.

La partecipazione dei musicisti della Scuola all’inaugurazione della mostra è per noi motivo di grande orgoglio…
Anche noi siamo fieri ed orgogliosi di questa prestigiosa presenza italiana al Bardo in una data tanto significativa, convinti che questo sia solo l’inizio di una più ampia e fruttuosa collaborazione che speriamo possa coinvolgere anche i giovani talenti tunisini.

Grazie all’archeologia ed all’arte, la Tunisia si avvicina sempre di più all’Europa: qual è il ruolo dell’Istituto Italiano di Cultura in questo processo?
L’Istituto sostiene con impegno costante questo avvicinamento all’Europa e favorisce in ogni modo la collaborazione tra le due rive anche attraverso la valorizzazione delle comuni radici culturali, ben riconoscibili soprattutto nel settore del patrimonio archeologico. In quest’ambito sono intensi gli scambi con l’Istituto Nazionale del Patrimonio (INP) e con tutte le istituzioni del settore. Un esempio dell’importanza attribuita dal nostro Paese alla Tunisia è testimoniata dall’istituzione della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine (SAIC) nel 2016. La Scuola è uno spazio di formazione e ricerca, un centro di riferimento per tutti gli archeologi che operano nell’area. Ricordiamo l’impegno del nostro Istituto all’interno della rete degli istituti culturali degli stati membri dell’Unione Europea (Eunic), che sostiene tra l’altro un importante progetto dedicato al rafforzamento delle associazioni culturali locali. Sottolineiamo inoltre che la Tunisia, dal 1° gennaio di quest’anno, è il primo Paese della sponda sud del Mediterraneo a beneficiare del Programma quadro dell’UE “Europa Creativa”, che mira a supportare le industrie creative e la diversità culturale.

Una importante iniziativa promossa dal MIBACT e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri mette a disposizione di coloro che hanno compiuto 18 anni nel 2017 un Bonus Cultura denominato 18app.
Si tratta di una somma pari a 500 euro, offerta come contributo alle spese dei giovani per le attività culturali: da quest’anno anche i corsi di musica sono compresi nel bonus, che sarà perciò utilizzabile presso la Scuola di Musica di Fiesole, oltre che per concerti, cinema, libri, musei, monumenti, teatro e danza, corsi di teatro e di lingua straniera.

C’è tempo fino al 30 giugno 2018 per registrarsi a 18app, e fino al 31 dicembre 2018 per utilizzare il Bonus Cultura.

Tutte le informazioni sono su https://www.18app.italia.it/
Coloro che desiderano utilizzare il bonus presso la Scuola devono proseguire in: https://www.18app.italia.it/BeneficiarioWeb/#/dove, completando la richiesta con le seguenti indicazioni:

Tipo di esercente: FISICO
Categoria: FORMAZIONE
Cerca: Scuola di Musica di Fiesole fondazione O.N.L.U.S.
Via delle Fontanelle, 24 nel comune di Fiesole

Sarà poi necessario comunicare alla Scuola il "codice buono", costituito da una stringa di 8 caratteri, tramite cui sarà possibile provvedere a convalidare il buono.

L’occasione è il successo di un nuovo allievo della Scuola, Sebastian Zagame, che da Roma ha scelto di venire a Fiesole per approfondire la sua preparazione violinistica ed è stato pochi giorni fa accolto tra le file dell’European Union Youth Orchestra come riserva. Parliamo di lui – e di molte altre cose - con l’insegnante, Alina Company, che ha con la Scuola un legame di lunga durata e di grande significato artistico e didattico.

Cosa ci dici a proposito di Sebastian?
È un talento straordinario, un giovanissimo violinista (ha da poco compiuto 17 anni!) che si è già diplomato, con il massimo dei voti e la lode, al Conservatorio di S. Cecilia. Frequenta da quest’anno un corso libero con me presso la Scuola, dove ho iniziato ad insegnare nel 1989.
Sebastian ha avuto la fortuna di una buona impostazione tecnica; si è iscritto ad un mio corso estivo, ed ho subito apprezzato il modo con cui aveva preparato il programma del diploma, con il Concerto di Brahms ed i Capricci di Paganini risolti brillantemente. A livello di tecnica d’arco, di raffinatezza di fraseggio e di possibilità espressive ho trovato che ci fosse invece bisogno di un lavoro approfondito, e così abbiamo iniziato a farlo insieme, con mia grande gioia e tanto entusiasmo da parte sua, per le scoperte che fa ad ogni incontro.
Ha fatto la prima selezione per l’EUYO a Roma, ed è stato ammesso alla prova finale che si teneva a Fiesole. Le selezioni sono generalmente durissime, e non molti violinisti italiani hanno avuto la possibilità di entrare nelle file di questa importante orchestra di formazione. Sebastian ha ricevuto il calendario ed i programmi, e dovrà tenersi pronto a partecipare alle produzioni in caso di chiamata, con pochi giorni di preavviso… sarà dura!!

Un po’ di storia… Come sei approdata a Fiesole? Quando hai conosciuto Piero Farulli?
Premetto che sono cresciuta “consumando” i dischi del Quartetto Italiano, che ascoltavo continuamente, rapita dalla meraviglia del miracolo di quest’ensemble leggendario. Possedevo l’intera discografia del Quartetto ed avevo una vera e propria venerazione per le sue interpretazioni.
Accadde che, accompagnando mia madre (la celebre pianista Maria Tipo, ndr) a Milano per un concerto alla Scala, nel 1988, incontrai in treno Piero Farulli con la moglie Ninetta, e su quel rapido –che per fortuna impiegava tre ore tra Firenze e Milano!- ebbi il tempo di parlare a lungo col Maestro, e di trasmettergli tutto il mio ardore per il quartetto. Avevo 23 anni, e pensavo fosse troppo tardi per cominciare; lui mi rispose che vedeva in me una grande e speciale passione, e mi incoraggiò tantissimo, dicendomi che non era affatto tardi. Intanto mi invitò ad entrare subito nell’Orchestra Giovanile Italiana, e l’anno successivo mi offrì la cattedra di violino alla Scuola.
Sono davvero grata a Piero Farulli di esser riuscito a convogliare le mie energie, che dopo il diploma, nonostante varie attività cameristiche e didattiche, mi sembrava rischiassero di disperdersi. La capacità del Maestro di incoraggiarmi rappresenta per me non solo un grande debito di gratitudine, ma anche un insegnamento fondamentale che cerco di restituire con generosità agli allievi.

Com’è stata la tua esperienza nell’OGI?
Fondamentale, direi, grazie ai maestri che ci hanno condotto per mano con amorevolezza e rigore attraverso un lavoro di grande spessore; ricordo indimenticabili lezioni con Renato Zanettovich e Piero Farulli, nella classe di quartetto dell’OGI, ed anche la grande abnegazione di Angelo Faja nelle prove d’insieme, durante le quali si veniva utilmente… demoliti. Ero il concertino dei primi violini, ed ho imparato davvero tantissimo.
Abbiamo suonato, tra le altre cose, la Quarta di Mahler e la Prima di Brahms diretti da Piero Bellugi (un uomo generoso, musicista raffinato e appassionato), in una bella tournée in Spagna nella quale era solista Mario Brunello, che per la prima volta suonava il Concerto di Šostakovič. Anche di lui ricordo l’affettuoso incoraggiamento: mentre gli facevamo grandi complimenti per la sua interpretazione, lui replicava dicendo a noi “forza, si può fare!” e anche questa sua positività era una spinta forte, che ti faceva intravedere la possibilità di raggiungere risultati dei quali non avresti pensato di esser capace.

Come si costituì il Quartetto di Fiesole?
Nacque per la mia caparbietà: ingenuamente, mi presentai da sola al Corso di quartetto di Farulli all’Accademia Chigiana, pensando che lì si radunassero tutti i musicisti d’Italia e che senz’altro avrei trovato i compagni per formare un quartetto; invece… non trovai nessuno!
Il Maestro fu ancora una volta incoraggiante, e mentre rimanevo a Siena come uditrice mi mise in contatto con il violoncellista Luca Bellentani, il quale a sua volta portò Alberto Intrieri (secondo violino di quella prima formazione) e finalmente, al successivo corso di Farulli, in settembre a Lerici, il quartetto prese forma, con l’arrivo del violista Pietro Scalvini.
Inizialmente non avevamo un nome, e fu sempre il Maestro, due anni dopo, a dirci che avrebbe avuto gran piacere che il nostro si identificasse con la Scuola, cosa che per noi fu ovviamente un onore incommensurabile.

Come furono i primi anni di attività?
Per undici anni abbiamo suonato tutto a memoria (compresi i quartetti di Petrassi e Šostakovič!) su suggerimento di Farulli, che aveva fatto la stessa esperienza decennale col Quartetto Italiano. Un grande impegno, che comportava un lavoro d’insieme continuo e prolungato, ma i vantaggi erano innegabili: intanto una maggiore consapevolezza della partitura, perché non si può suonare a memoria senza avere una conoscenza perfetta delle parti di tutti; inoltre, eliminando la barriera del leggìo, si creava una relazione più forte tra i componenti, e succedeva qualcosa di speciale, grazie anche al contatto visivo, che permetteva un maggior controllo del vibrato, della velocità e dei punti dell’arco dei compagni…insomma, alla fine l’esecuzione era davvero viva ed equilibrata.
Per noi la scoperta della memoria avvenne, casualmente, di nuovo in treno, stavolta da Milano a Firenze, grazie alla durata del viaggio (le solite tre ore di allora…) ed alla struttura delle carrozze, che erano divise in scompartimenti chiusi. Pensammo di approfittare del viaggio per studiare un po’, ed essendo impossibile trovare spazio tra i sedili per i leggii, iniziammo a suonare il Quartetto op. 18 n. 3 di Beethoven a memoria, scoprendo sbalorditi che l’esecuzione proseguiva fino alla fine senza inciampi! Pensammo quindi che questa possibilità dovesse essere esplorata a fondo, ed iniziammo a proporre a memoria ogni esecuzione, in concerto e nei concorsi.
Vincemmo in quel periodo il Concorso Internazionale Rotary di Cremona, e fu certo una grande soddisfazione, ma il ricordo più bello di quel concorso è l’incontro con l’insegnante del gruppo bielorusso che si era classificato in ultima posizione. Invece di essere arrabbiato per l’insuccesso dei suoi allievi, questo maestro davvero speciale rimase così piacevolmente colpito dalle nostre esecuzioni a memoria, che ci invitò in Bielorussia perché facessimo sentire ai giovani musicisti di quel paese il nostro modo di fare quartetto. Fummo loro ospiti, per una settimana in cui sospesero le altre attività per stare tutti insieme, seguendo le prove ed i concerti che avevano organizzato per noi… un’esperienza umana davvero gratificante!

Il Quartetto ha avuto, oltre a Piero Farulli, altri maestri importanti…
Una grande fortuna…!! Ricordo con emozione l’incontro con Elisa Pegreffi (secondo violino del Quartetto Italiano, ndr), che è sempre stata una nostra grande sostenitrice, e sono grata a Farulli per aver gestito il nostro percorso formativo con tanta attenzione e generosità: nel momento in cui ritenne che fossimo maturi, ci mandò a lezione da Milan Škampa del Quartetto Smetana, che a Scuola teneva un corso sul repertorio slavo, poi da Norbert Brainin alla Royal Academy, ed in più riprese incontrammo gli altri componenti del Quartetto Amadeus (Orlando Festival, Schloss Elmau…). Un’esperienza importante furono anche le lezioni di Valentin Berlinsky, violoncellista del Quartetto Borodin: con lui lavorammo a Portogruaro sul repertorio russo, ricevendo le parti del Quartetto n. 8 e del Quintetto con pianoforte op. 57 di Šostakovič, che il Borodin aveva studiato con il compositore!
Sono consegne preziose che sento davvero come un lascito, adesso che sono titolare della classe di musica d’insieme per archi al Conservatorio di Firenze.
Nel 1996 vincemmo il Concorso Vittorio Gui, e avemmo grandi opportunità di collaborazione, a partire proprio da Piero Farulli, che si unì a noi per i quintetti con due viole: arrivava alle prove accigliato, ed era il terrore!
Evidentemente teso per l’impegno che stava portando avanti, sentiva la responsabilità di un progetto grandioso e innovativo come la Scuola, per la quale spendeva tutte le sue energie, producendo una dopo l’altra idee efficaci e importanti, che sicuramente erano anche fonte di tante preoccupazioni… tempo un quarto d’ora, era immerso nella musica e beato, e noi altrettanto sollevati, e felici di suonare con lui!
Anche con Andrea Nannoni, nostro maestro insieme a Farulli, abbiamo fatto parecchie cose. Un insegnante straordinario, con cui adesso ho l’onore di collaborare come collega al Conservatorio: pochi giorni fa l’ho invitato nella mia classe e ho fatto sentire ai miei allievi i consigli del mio maestro dalla sua viva voce, proprio nel repertorio che lui aveva insegnato a noi: un’esperienza importante per loro ed una conferma preziosa per il mio lavoro.
Proseguendo, ricordo l’incoraggiamento ricevuto da Andrea Lucchesini, che accettò di suonare con noi in un momento difficile di cambio (si era appena unita a noi Sandra Bacci) al Teatro Romano di Fiesole, in un concerto che nella prima parte ci vedeva insieme a Piero Farulli in un quintetto di Mozart e nella seconda parte impegnati nel Quintetto di Brahms col pianoforte. Negli anni Andrea ha suonato con noi molte volte, ed era al nostro fianco anche per il nostro ventennale, quando suonammo a Cremona con gli strumenti del Museo Stradivari. Condividemmo con lui e con Pietro De Maria anche la festa per il 70° compleanno della mia mamma, al Teatro della Pergola, grazie all’affettuosa ospitalità degli Amici della Musica; per la mamma fu bellissimo vedere sua figlia in quartetto insieme a due tra i più affermati pianisti della sua scuola.
Il 2018 è l’anno del nostro trentennale, che definirei molto faticoso: dopo ben tredici cambi sono l’unica rimasta, come membro fondatore; nel 2008 ha dovuto lasciare anche Pietro Scalvini, colonna portante del quartetto; fondamentale è stato l’arrivo di Sandra Bacci, con noi dal 1995, mentre da due anni e mezzo ci sono Simone Ferrari e Flaminia Zanelli, due acquisti veramente preziosi.

Parliamo un po’ delle tue origini? Rappresenti la terza generazione di una “doppia” famiglia di musicisti…
Da parte di madre il ceppo musicale nasce dalla grande nonna Ersilia, e sono contenta di spendere due parole per lei, che a differenza della mamma, nota in tutto il mondo, non è molto conosciuta. Mi fa piacere ricordare questa donna coraggiosa e pioniera, nata a Napoli nel 1895, che prima degli anni ‘20 si era diplomata in pianoforte ed anche in composizione. Ancora oggi si ricordano le sue esecuzioni, tra cui la prima napoletana del Concerto di Čajkovskij (!), che suonò da ragazzina, alla Sala Maddaloni.
Spinose e dolorose vicende familiari l’hanno coinvolta -lasciando tracce indelebili nella sua personalità– e le hanno impedito di avere un’attività come solista, ma in casa la nonna suonava tutte le sere fino a notte fonda, invitando amici, leggendo le riduzioni pianistiche delle opere liriche a quattro mani con la mamma, e insegnando ad una fitta schiera di allievi.
Aveva avuto a sua volta una scuola fantastica, dato che era stata allieva di Vincenzo Romaniello (a sua volta allievo di Anton Rubinstein) e di Ferruccio Busoni; io ho visto la nonna già molto anziana, ma ricordo benissimo che quando suonava era davvero una forza della natura, e le emozioni fluivano freschissime dalle sue mani.
Anche come insegnante era eccezionale, come la storia della mia mamma testimonia direttamente: la sua strada fu segnata dal giorno che la nonna, rientrando, sentì qualcuno suonare e pensò di aver dimenticato un appuntamento con un allievo… era invece la mamma che, a soli tre anni, si era arrampicata da sola davanti alla tastiera e suonava con grande entusiasmo scale e pezzi che aveva sentito insegnare.

E dal quel momento la nonna fu responsabile della formazione della tua mamma…
Esattamente… gli studi della mamma furono severi e approfonditi finché la nonna, da grande e saggia insegnante, la mandò a studiare da Alfredo Casella ed anche da Guido Agosti, dimostrando di voler condividere la responsabilità di un simile talento con maestri importanti. Per quanto riguarda la mamma, oltre al concertismo ai massimi livelli è stata un’insegnante eccelsa, e non devo certo dirlo io, visto che sono i suoi allievi a testimoniarlo in tutto il mondo.

E per quanto riguarda la famiglia paterna?
Dopo i 40 anni un problema ad una mano ha impedito a mio padre Alvaro di continuare la carriera di concertista, brillantemente intrapresa e sostenuta dalla grande stima di Andrés Segovia; da quel momento si è dedicato sempre con passione alla composizione ed all’insegnamento della chitarra, di cui è considerato un caposcuola a livello internazionale. Non più tardi di un mese fa un giovane chitarrista è venuto dall’America per fargli ascoltare Las seis cuerdas, uno tra i più importanti lavori che mio padre ha scritto, e ricevere i suoi consigli.
I miei genitori sono oggi a riposo, ma hanno l’insegnamento nel loro DNA, e continuano ad aprire la loro casa alla musica ed ai musicisti.

Quindi l’insegnamento era inevitabilmente tra i tuoi cromosomi…
Sicuramente, direi… Ho cominciato prestissimo ad insegnare, prima ancora del diploma avevo alcune ore in piccole scuole, e qualche allievo privato. Fu subito una cosa che sentivo molto naturale, ero nel mio elemento. Mi piaceva riuscire a passare dei valori che erano quelli in cui ero cresciuta: instillare l’amore per la musica, per lo studio, era una rigenerazione. Anch’io, come i miei genitori, sono rimasta chiusa più volte nell’edificio scolastico perché stavo insegnando oltre l’orario. D’altra parte non si può far lezione guardando l’orologio…
L’insegnamento mi dà una grande carica ed è fonte di tante soddisfazioni.

Come lavori?
Sempre partendo dall’allievo: a seconda di chi ho davanti metto l’accento su quello di cui c’è più bisogno. Ognuno di noi ha aspetti da sviluppare maggiormente, e bisogna lavorare su quelli; magari la tecnica è solida, ma l’allievo non riesce a trasformare la musica in emozione, e allora si tratta di incoraggiare. Cerco di fare quello che ho imparato nelle lezioni di Piero Farulli, che riusciva a farmi suonare in un modo che non credevo potesse essere il mio, così tornavo a casa domandandomi se fossi stata davvero io a suonare così, a lezione. Nella mia piccolissima dimensione cerco di far trovare ai ragazzi un canale di comunicazione attraverso la musica, e questo mi dà sempre una grande gioia. Purtroppo in quest’epoca prevale un modo di suonare che privilegia la perfezione tecnica, e magari anche letture molto cólte, ma spesso a scapito della capacità della musica di procurare emozioni, di far vibrare l’anima dell’autore e di metterla in comunicazione con chi ascolta.

In che modo cerchi di ottenere questo risultato?
Certamente è fondamentale rendere la partitura: questa è la nostra missione, metterci di fronte alla partitura e cercare di capire, partendo da una buona edizione, il più possibile “pulita” e autorevole; saperla leggere con profondità, domandandoci quale può essere l’intenzione che contiene. Alcuni autori invitano a seguire le tante indicazioni che hanno inserito, mentre altri (ad esempio nel ‘700) hanno scritto indicazioni meno dettagliate per quanto riguarda l’agogica, e bisogna imparare a leggere tra le righe, per decidere come utilizzare un colpo d’arco, il vibrato, come realizzare una legatura, un’articolazione. Questo per me è fondamentale per rendere la partitura: sapersi esprimere e rendere vivo il pezzo.

Alla Scuola hai avuto subito una grande responsabilità, dato che nel primo anno d’insegnamento hai messo il violino nelle mani di Lorenza Borrani…
Un’allieva straordinaria, che ha avuto modo di dimostrare le sue grandi qualità sui palcoscenici di tutto il mondo, anche pochi giorni fa agli Amici della Musica di Firenze, dove ha dato un concerto meraviglioso. Sono felice di aver dato le ali per volare a questa musicista colta, profonda e appassionata.
Dopo cinque anni di lezioni, visti i progressi rapidissimi ed il prepotente talento di Lorenza, ho voluto condividere la responsabilità della sua crescita col mio insegnante, Pavel Vernikov, e questo è stato molto importante, anche se non facile.

In che senso?
La condivisione degli allievi è sempre un fatto molto delicato, su cui bisogna riflettere con gran cura, pianificando il lavoro in modo che non ci siano sovrapposizioni, o un eccesso di informazioni, o addirittura talvolta messaggi contrastanti, che possono confondere l’allievo.
Nel caso di Lorenza, ogni tanto il mio ruolo era proprio cercare di mettere in ordine le importanti indicazioni che riceveva da Vernikov e dai suoi vari assistenti…
Lorenza ha spiccato presto il volo, e i suoi successi internazionali, insieme alla sua presenza fondamentale in Europa come spalla della Chamber Orchestra of Europe devono inorgoglire la Scuola, anche perché è un’artista che riesce a vivere pienamente una testimonianza autentica di passione e rispetto per la musica.
In questo senso sono certa che sia stato utile e significativo, per lei e per gli altri allievi, anche il fatto che spesso li portavo con me ai concerti, in modo che la lezione non esaurisse le loro esperienze, ma potessero continuare ad ascoltare e riflettere sulla musica anche in teatro.

La tua classe ha mantenuto sempre un’alta qualità…
Ho avuto molti allievi in gamba, che certamente mi hanno permesso di crescere come insegnante. Tra i più dotati e bravi c’era Paolo Lambardi, altro fantastico violinista, attualmente nella Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai: un ragazzo straordinario, che si è distinto in tantissime situazioni, ed oggi lavora anche con Lorenza, ad esempio nella Spira Mirabilis e in altri progetti.
Marco Scalvini è stato invece il mio primo diploma a Fiesole: una personalità davvero notevole… da molti anni vive in Spagna, dove si sta facendo valere sia come solista, sia nell’Orquesta de Extremadura di cui è membro stabile, sia in tanti progetti di qualità.
Una coppia meravigliosa di bambini di qualche anno fa era formata da Stefano Farulli e Marco Lucchesini, coetanei con grandi e diversissime qualità. Stefano si sta distinguendo all’Universität der Künste di Berlino, grazie alla sua preparazione ed all’intensità emotiva delle sue esecuzioni: quando suona accade sempre qualcosa! Marco è attualmente “in pausa”, ma spero di ritrovarlo presto, perché ha un forte temperamento e capacità comunicativa.
Altri talenti che si stanno facendo onore in Italia e all’estero sono Ilaria Lanzoni e Clarice Binet, e mi fa piacere ricordare anche le fantastiche qualità di Emanuele Brilli, recentemente laureato alla Scuola con lode e menzione d’onore.

Come sono cambiati gli allievi negli anni?
Sono cambiati tantissimo! Soprattutto negli ultimi 10 anni, a causa di internet. Prima eravamo gli unici maestri, ci ascoltavano e si affidavano completamente. Era pacifico che il maestro fosse lì per loro, dedito a risolvere il problema personale ed unico di quell’allievo in quel momento. D’altra parte confesso che mi capita di pensare perfino di notte a come risolvere un problema, ed è una grande soddisfazione riuscire ad accompagnare un allievo fuori da una situazione difficile, magari alla vigilia di un impegno importante. In quel caso la lezione è incoraggiamento (torna ancora questa parola magica!) e trasferimento di un sapere e di un’esperienza che sono irripetibili in un altro contesto. Ci vuole la scienza –e la pazienza!- di mettersi lì a cercare di capire quale sia il movimento sbagliato, la tensione: se riesci a risolvere il problema permetti al ragazzo di andare a suonare felice.

E invece, oggi?
Oggi tutto questo viene un po’ dimenticato; i ragazzi escono da una lezione in cui magari l’attenzione non è stata al massimo, ed ascoltano in rete mille esecuzioni, dopodiché magari cambiano le arcate imitando uno dei violinisti celebri che hanno visto e ascoltato, senza pensare che forse qualche tempo prima anche quell’artista usava l’arcata che avevamo concordato a lezione, perché in quel momento era la più adatta ad eseguire quel singolo passo. D’altra parte tutto è in movimento, ed anche gli interpreti cambiano la loro lettura.
Questo genera confusione, e nel bombardamento delle informazioni si arriva ad una scuola self service, in cui i ragazzi si iscrivono a mille masterclass finendo per essere sommersi da messaggi contrastanti, che li confondono invece di formarli.

Non ravvisi niente di positivo, nei tempi nuovi?
Ci sono anche gli aspetti positivi, naturalmente, perché la facilitazione all’ascolto delle grandi esecuzioni ha generalmente migliorato il livello delle conoscenze (non si fanno più così tanti errori di lettura, o d’intonazione ad esempio…) ma il risultato è un appiattimento dell’emozione, e così è difficile trovare qualcosa che ti colpisca nel profondo.
Per questo vorrei che gli allievi capissero che la decisione di frequentare anche un altro corso dev’essere presa d’accordo con l’insegnante, perché è molto delicata, e se non si è pronti ad andare fuori è semplicemente meglio non farlo, altrimenti si torna indietro.

L’insegnamento si è sempre arricchito, nella tua esperienza, dall’attività dei concerti… Quali sono i programmi per il prossimo futuro?
A breve il Quartetto di Fiesole sarà ospite degli Amici della Musica di Firenze, così il 10 marzo torneremo con grande gioia al Teatro della Pergola, in un progetto monografico dedicato a Šostakovič, di cui eseguiremo il Quartetto n. 8 e il Quintetto con pianoforte con Pietro De Maria, mentre Sandro Cappelletto sarà voce narrante delle vicende personali e politiche del grande compositore russo.
Per il resto, il trentennale del Quartetto ci sembra una bella occasione per un progetto di omaggio ai nostri eccezionali insegnanti. Abbiamo alcuni inviti, in diverse città italiane, e pensiamo a programmi dedicati proprio ai maestri: musica russa in omaggio a Berlinsky, Dvořák per Škampa, Schubert e Mozart per Brainin, i quintetti con due viole per ricordare Piero Farulli…
Insomma, vorremmo non tanto festeggiare noi stessi, quanto piuttosto i maestri e gli artisti che ci hanno accompagnato, ed ai quali siamo infinitamente grati per averci trasmesso la loro grande sapienza ed il loro amore per la musica.

La Scuola festeggia un importante riconoscimento ricevuto dal compositore Fabio Vacchi, docente dei corsi di perfezionamento fiesolani. Il 26 gennaio scorso l'Accademia di Belle Arti di Brera ha conferito al Maestro Vacchi il Diploma honoris causa e lo ha nominato Socio Onorario, “per l’importante contributo dato allo sviluppo di un linguaggio musicale aggiornato alle più avanzate tendenze dell’estetica contemporanea e in particolare per il rilevante stimolo dato con il lavoro compositivo al dialogo tra la musica e i diversi linguaggi del cinema, delle arti visive e performative, del teatro e della letteratura”.
Il riconoscimento è stato attribuito al Maestro durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico, che si è svolta nell'Aula magna dell'Accademia milanese con gli interventi della Presidente Livia Pomodoro e del professor Flavio Caroli, incaricato della laudatio ufficiale, al termine della quale il festeggiato ha tenuto la sua lectio magistralis.
Questa gratificazione giunge in un momento di grande attività per Fabio Vacchi, che ha recentemente terminato tra l’altro la stesura di una nuova Sonata per pianoforte, commissionata da Lugano Musica e dedicata ad Andrea Lucchesini, che la eseguirà in prima assoluta martedì 6 febbraio al LAC di Lugano.

Grazie al web, il compositore francese Laurent Méneret (1963) ha potuto ascoltare le esecuzioni dei suoi pezzi che i giovanissimi chitarristi del Quartetto Corde Gioiose hanno caricato sulla piattaforma YouTube. Dopo avere in più occasioni espresso il suo apprezzamento per l’ensemble fiesolano commentando i video, si è messo in contatto con Piero Di Giuseppe, che cura la preparazione del gruppo, e pochi giorni fa ha reso noto di aver dedicato al Quartetto Corde Gioiose la sua nuova composizione, dal titolo Moon Tango, pubblicata in questi giorni dalla prestigiosa casa editrice canadese Les Productions d'Oz. Un pensiero davvero gentile da parte sua, ed una grande soddisfazione per i bravi e appassionati chitarristi fiesolani!

Un bel progetto di divulgazione musicale destinato ai più piccoli coinvolge tra febbraio e marzo la nostra Scuola: i bambini dell’asilo nido Nadia e Caterina Nencioni di Fiesole incontreranno la musica attraverso la grande esperienza nelle attività didattico-animative di Mariagrazia Lovisolo, impegnata insieme a Irene Mambrini e Martina Daga nel raccontare una storia che, sotto la guida delle insegnanti fiesolane, sarà sonorizzata e drammatizzata dai piccolissimi ascoltatori.

Un bel progetto di valorizzazione del patrimonio musicale toscano, curato dal Centro di Documentazione Musicale della Toscana di cui è responsabile la nostra bibliotecaria Stefania Gitto, sarà presentato giovedì 25 gennaio 2018 alle ore 16:30 a Firenze, presso la Biblioteca della Toscana Pietro Leopoldo (piazza dell’Unità Italiana, 1).
Si tratta del progetto didattico e della mostra virtuale Note di Carta. Il suon che di dolcezza i sensi lega, che espone le musiche settecentesche del Fondo Venturi, conservato presso la Biblioteca comunale di Montecatini Terme.
La presentazione della mostra -on-line su piattaforma Movio- vuole essere spunto per una riflessione condivisa sulla realizzazione di progetti che uniscano attività di catalogazione e conservazione delle fonti storiche con l'uso delle nuove tecnologie all'interno di percorsi didattici e formativi, come ad esempio l’Alternanza Scuola-lavoro degli studenti liceali.
Illustrando le modalità progettuali e lavorative che hanno portato alla creazione di Note di Carta vedremo come le fonti musicali, integrandosi perfettamente con il resto del nostro patrimonio librario, archivistico e artistico, possano diventare un utile pretesto per promuovere la conoscenza della storia e della cultura del nostro Paese.
Un ringraziamento va alla Regione Toscana che, oltre ad aver sostenuto il progetto, ne ospita la presentazione presso la Biblioteca del Cosiglio Regionale.

Interverranno:
Roberto Ferrari, Direzione Cultura e Ricerca - Regione Toscana
Chiara Criscuoli, Ufficio Giovanisì - Regione Toscana
Caterina Del Vivo, Anai Toscana
Elena Gonnelli, Istituto Storico Lucchese. Sezione Montecatini e Monsummano Terme
Stefania Gitto, Centro di Documentazione Musicale della Toscana
A seguire Giovanni Petrocelli per la parte informatica, Nicola Bianchi per i contenuti musicali, e l'intero gruppo di lavoro che ha contribuito alla realizzazione del progetto Note di Carta, a disposizione del pubblico per domande e confronti. Chiuderà la presentazione un momento conviviale.
Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili e previa esibizione di un documento d'identità.
Visita la mostra online: http://notedicarta.altervista.org

Si rinnova per il terzo anno consecutivo il Bonus Stradivari, varato nel 2016 per aiutare i giovani musicisti con un contributo del 65% (fino ad un massimo di 2.500 euro) sul prezzo di acquisto di uno strumento musicale nuovo. Il bonus è utilizzabile da varie tipologie di studenti, e tra gli allievi della Scuola potranno farne richiesta coloro che frequentano corsi preaccademici relativi ai trienni accreditati e gli allievi dei corsi di triennio riconosciuti dal Ministero.
Il contributo è concesso per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi cui è iscritto lo studente, o considerato “affine” o “complementare”. L’Agenzia delle Entrate informa che è possibile rilasciare fin da ora i certificati agli studenti, che potranno consegnarli ai produttori/rivenditori, i quali inseriranno i dati appena il software sarà operativo. La data di avvio del bonus coinciderà con l’emanazione del provvedimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
La procedura per richiedere il certificato valido per usufruire del Bonus Stradivari è la seguente:
- inviare un’e-mail, specificando nome e cognome dell’allievo richiedente e lo strumento che si intende acquistare al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
- ritirare il certificato presso la Segreteria della Scuola (in orario d’ufficio da lunedì a venerdì)
– consegnare il certificato direttamente al rivenditore scelto.

Significativo traguardo per l’ensemble corale, che festeggia nel 2018 i trent’anni di attività.
Abbiamo incontrato Fabio Lombardo, artefice e responsabile del progetto didattico che, con immutato entusiasmo e grande serietà professionale, porta avanti dal 1987 presso la Scuola. Dalla sua terrazza sui tetti delle Cure la collina fiesolana sembra una cartolina illustrata, e la conversazione è così interessante che il tempo vola.

Trent’anni fa nasceva la Schola Cantorum Francesco Landini…vuoi raccontarci come fu l’inizio?
Ricevetti una chiamata di Piero Farulli nel giugno 1986: “Devo parlarle, dobbiamo incontrarci!” mi disse col consueto tono che non ammetteva dinieghi.
Fu un incontro in cui si chiarì subito in che modo ci saremmo relazionati successivamente: il Maestro mi disse che intendeva creare un coro, ed io risposi che ce n’era già uno (allora si chiamava Coro della Scuola di Musica di Fiesole e, staccandosi dalla Scuola, sarebbe divenuto Harmonia Cantata); lui replicò che il coro esistente stava prendendo un formato da camera e che voleva crearne un altro più grande, aperto a tutti, per il quale aveva bisogno di un “trascinatore di folle”. Risposi che in quel caso me ne sarei andato subito, perché non ero certo la persona adatta, e lui insistette dicendo che voleva proprio me ne occupassi io, e che il nuovo coro avrebbe dovuto preparare la Nona Sinfonia di Beethoven, al che risposi che non era cosa adatta ad un coro amatoriale… insomma, questo primo contatto fu davvero interlocutorio e problematico, ma alla fine Piero Farulli mi chiese di preparare un progetto che poco dopo consegnai, e del quale per un po’ non seppi nulla.
Era trascorso quasi un anno (e già avevo abbandonato l’idea di questa iniziativa), quando fui contattato e scoprii che il coro si sarebbe fatto davvero: mi si chiedeva di trovare giorni, luoghi e modalità per il nuovo progetto. Così fu preparato un bando, ed alla prima riunione del nuovo coro, nel novembre 1987, c’erano ben 120 persone, al Salone del Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti. Le lezioni si sarebbero tenute nella sala che era allora la ludoteca dell’Istituto. Così facemmo 120 audizioni e creammo due gruppi, la Schola Cantorum vera e propria e un Laboratorio corale.
Il nuovo ensemble era una schola cantorum nel senso etimologico, non in quello storico di coro ecclesiastico e non casualmente scegliemmo di intitolarlo a Francesco Landini, grande figura di artista e intellettuale fiorentino e fiesolano del XIV secolo, tempi in cui musica e cultura andavano, forse, più insieme.

Come si strutturava l’attività nei primi tempi?
Da subito avevo voluto creare un’equipe di lavoro, ed il primo pilastro dell’attività fu la pianista Silvia Da Boit, che in quell’occasione entrò a far parte della Scuola; in origine prevedemmo che ci fosse un vocalista per ogni sezione, e iniziammo con Massimo Sardi e Johanna Knauf.
Piero Farulli aveva espresso il desiderio che questo coro si dedicasse al repertorio con orchestra, perciò partimmo subito con la Missa brevis K.192 di Mozart, con cui debuttammo alla Limonaia nel giugno ‘88; il primo appuntamento esterno fu nell’aprile ‘89 in occasione di un matrimonio della famiglia Rimbotti, e in giugno fummo ospiti dell’Estate Fiesolana.
Quando ripenso ai primi anni di attività del coro, ancora mi sorprendo della grande fiducia che Piero Farulli mi diede: ero un giovane sconosciuto. Gli sono molto grato per questo.

Quali differenze con la situazione attuale, relativamente ad esempio al reclutamento dei coristi e alla loro preparazione individuale?
In quegli anni a Firenze non c’erano molte attività corali, così i cantori che presero parte alle prime annate della Schola Cantorum avevano già una certa esperienza, dimostrata insieme alle buone attitudini fin dalle audizioni d’ingresso.
Nel corso degli anni le cose sono cambiate perché, grazie ad una proliferazione di attività corali, a Firenze il panorama è divenuto più vivace ed affollato; nel frattempo, purtroppo, la Schola Cantorum non si è abbastanza radicata nel tessuto didattico della Scuola. Mi spiego: chi frequenta i corsi strumentali della Scuola non frequenta il coro, mentre il 90% dei coristi viene a Fiesole solo per le nostre attività, che per molti includono fortunatamente anche lo studio individuale del canto nel dipartimento di vocalità.
Questa non positiva situazione è stata parzialmente corretta dall’introduzione del Triennio, e dico “parzialmente” perché chi frequenta il Triennio strumentale è tenuto a partecipare all’attività corale, ma in modo piuttosto ridotto. Non si riesce a far passare la nozione dell’importanza della formazione corale per gli strumentisti, e sulle motivazioni di questa carenza ho una mia idea: in certe regioni italiane (Veneto, Trentino) c’è una tradizione corale molto radicata e talmente diffusa che è molto probabile che uno strumentista abbia fatto fin da piccolo una buona attività corale. In Toscana non è così, e l’attività corale non appartiene quindi al bagaglio delle esperienze della stragrande maggioranza dei musicisti, tra cui anche gli insegnanti.
E perché un insegnante dovrebbe consigliare ai propri allievi una cosa che non ha fatto e che ritiene magari inutile?
L’altro aspetto è la famosa parola “amatoriale”, che ha una connotazione negativa e talvolta addirittura spregiativa nel quasi sinonimo “dilettante”; questo è un vulnus nella cultura musicale italiana. L’idea che il coro sia formato da amatori allontana i giovani musicisti che si stanno formando con un intento “professionale”.
Questo senza che ci si renda conto di due aspetti molto importanti nella formazione di un musicista. Il primo: l’amatore può avere una capacità anche superiore a quella di un musicista, almeno per quel che riguarda le qualità vocali, e spesso sa cogliere della musica alcuni aspetti che noi non riusciamo più a gustare, presi come siamo dalla specializzazione della nostra professionalità.
Il secondo: conoscere gli amatori è importantissimo! Se la musica fosse solo per musicisti non esisteremmo, quindi incontrare l’amatore è entrare in contatto con una delle tantissime tipologie di appassionati, che vivono la musica facendola in prima persona, ma anche ascoltando i concerti, acquistando i dischi, e considerando l’esperienza della musica una grande, imperdibile gioia della vita.

Chi è oggi il corista-tipo?
Il corista-tipo è… di tanti tipi! Nella Schola Cantorum convivono più generazioni, si trovano persone dai 20 ai 70 anni; già questa è una cosa splendida. Quale altra attività può vedere la collaborazione paritaria di tante generazioni diverse?
C’è la persona adulta che ha una grossa passione, e che grazie al coro fa musica in modo significativo. Poi ci sono i giovani che stanno avviandosi al canto, e come dicevamo sono inseriti nel dipartimento di vocalità, nel percorso preaccademico e nel Triennio. Infine gli strumentisti che frequentano l’attività corale come parte del loro piano di studi per il Triennio.
Nel corso di questi trent'anni l'organico del coro ha oscillato numericamente tra 35 e 70 elementi; sono passate dalla Schola Cantorum circa 350 persone, con annate qualitativamente migliori e altre meno entusiasmanti.
La stragrande maggioranza dei coristi è italiana, ma negli anni hanno partecipato anche persone provenienti da Albania, Armenia, Austria, Belgio, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Iran, Israele, Messico, Moldavia, Olanda, Polonia, Russia, Spagna, Turchia, Stati Uniti.
Mi fa piacere dire che sono ancora con noi due o tre coristi del primissimo gruppo del 1987!

L’attuale team dei docenti?
Quando Silvia Da Boit ha dovuto lasciare, c’è stato per un periodo Riccardo Foti e poi è arrivato l’attuale maestro collaboratore, che è Paolo Gonnelli. Il ruolo di vocalista è oggi ricoperto da Lucia Mazzei, che ha fatto parte della prima Schola Cantorum e ha studiato con Massimo Sardi: nel suo caso la passione si è trasformata in una seria preparazione professionale.
Nel coro confluiscono anche i contributi degli insegnanti di canto, che spesso curano individualmente gli allievi scelti per le parti solistiche.

Negli anni sono emerse dal gruppo individualità interessanti?
Moltissimi, tra coloro che hanno anche studiato canto individualmente, hanno successivamente svolto attività musicali professionali. Tra loro il soprano Seren Akyoldaş, il tenore e compositore Giovanni Biswas, il mezzosoprano Julia Halfar, il direttore d’orchestra Nima Kershavarzi, Mika Kosaka (soprano e membro del Tokyo Philharmonic Chorus), il soprano Paola Leggeri, il compositore Tiziano Manca, il baritono Gianluca Margheri, il soprano Elena Mariani, la già citata Lucia Mazzei, Nicola Patrussi, splendido oboista e per un certo tempo tenore, la pianista Valentina Peleggi, direttore di coro e d'orchestra (adesso con l'Orchestra di San Paolo in Brasile). Sicuramente avrò dimenticato qualcuno, e me ne scuso…

Come si concilia nel tuo lavoro il rigoroso professionismo (ad esempio ne L’Homme Armé) con la cura di una compagine formata essenzialmente da amatori?
Bella domanda! Alla luce del già definito concetto di amatorialità, che implica il fatto che i professionisti la considerino una cosa bassa, molti colleghi pensano che, lavorando con gli amatori, sia anch’io un amatore. Faccio questo lavoro da moltissimi anni e mi rendo conto che questa è una delle confusioni che si tende spesso a fare sul direttore di coro (figura ancora sconosciuta nella vita musicale del nostro Paese).
Fare questo mestiere richiede attitudini e competenze specifiche e delicate, sia sul fronte professionale sia su quello amatoriale: considero le due tipologie d’insegnamento una componente importantissima del mio essere musicista.
Negli ultimi trent’anni è successo periodicamente che qualche grande della musica italiana lanciasse un grido di dolore sulla situazione della musica e dell’educazione musicale italiana. Credo che sia un segno degli equivoci esistenti sull’insegnamento musicale: da una parte si ritiene che chiunque può insegnare musica, dall’altra ci si lamenta perché si pensa che solo grandi personalità musicali potrebbero cambiare le cose. Nel mezzo c’è la situazione attuale, a macchia di leopardo: esperienze molto importanti e formative che contribuiscono a costruire la cultura musicale del nostro paese, in mezzo ad una situazione per lo più caotica, soprattutto per l’incapacità di saperla indirizzare e governare.
Ritornando alla tua domanda, credo che per fare questo mestiere sia necessario avere competenze, attitudini e … desiderio.

Credo che questo aspetto sia un’altra delle carenze nella cultura musicale italiana: così come molti musicisti pensano che basti saper suonare per insegnare, si pensa che basti saper un po’ di musica per dirigere un coro. Insegno direzione di coro in Conservatorio da diverso tempo, e so che purtroppo non è ancora del tutto chiaro che, se c’è un coro da dirigere, bisogna cercare qualcuno che abbia quella specifica professionalità.
Oggi mi rendo conto che anch’io, all’inizio, non sapevo tantissime cose, perché nessuno me le aveva insegnate. Ho studiato con una generazione di maestri che come direttori di coro erano autodidatti. Fino agli anni ’80 non esistevano infatti scuole di direzione di coro, ed il vecchio diploma di Musica corale e direzione di coro era stato inventato solo allo scopo di creare le figure che avrebbero insegnato musica nell’istituto magistrale.
Dirigere un coro amatoriale è un lavoro molto impegnativo, che richiede la capacità di escogitare soluzioni efficaci a risolvere problemi spesso complessi; in certi momenti può essere anche un po’ scoraggiante, ma per quanto mi riguarda, se fin dall’inizio ho svolto quest’attività con grande energia e passione, adesso penso di essere riuscito ad aggiungervi la capacità di elaborare le soluzioni a molti dei problemi che si presentano.

Ma queste cose si possono insegnare?
Si possono insegnare, ma il problema è che ormai le scuole sono tutte organizzate col modello della riforma AFAM, così le ore sono contingentate, e i nuovi corsi rischiano di buttar via il bambino con l’acqua sporca, cancellando qualcosa della vecchia “bottega” didattica artigianale, che aveva alcuni aspetti molto funzionali. Spesso gli studenti del Triennio e Biennio di direzione corale sono strumentisti (principalmente pianisti) sostanzialmente privi di esperienza corale. Negli altri paesi lo studente di direzione di coro ha cantato fin da piccolo in un coro, e quindi ha accumulato una certa esperienza corale. In Italia lo studente non ha molte ore a disposizione per far pratica, e il sistema della riforma in questo senso ha peggiorato le cose, introducendo una griglia oraria rigida che costringe a frequentare moltissimi insegnamenti che rischiano di disintegrare l’esperienza formativa. Spero che sia solo una fase di transizione, ma al momento non sono particolarmente ottimista.

E quando davanti a te ci sono i professionisti? Ti spogli di qualcosa e ti rivesti di qualcos’altro?
No, focalizzo l’attenzione su altri aspetti, puntando su obiettivi diversi. C’è però una cosa che cerco di mantenere: il piacere di fare musica, che a volte in ambiti professionali tende a sfuggire. Mantengo alta l’attenzione a far sì che, mentre facciamo cose complesse, rimangano il piacere di farle e la comunicazione fra le persone, e si crei un’atmosfera che agevoli questo piacere. Questo è in comune col lavoro alla Schola Cantorum: non posso stressare gli amatori che vengono dopo una giornata dura, quindi la cosa principale è ritrovare il piacere del far musica insieme e far circolare la comunicazione, non solo fra le voci, ma fra le persone. Non sempre è facile, ma cerco di non dimenticarlo mai.

Quali sono stati i momenti più intensi e importanti nella vita del coro?
Uno dei progetti più impegnativi, più volte messo in programma e sempre con entusiasmo di tutti è stato il Messiah di Haendel, anche grazie alla grande professionalità di Nicola Paszkowski, il direttore d'orchestra che ha lavorato di più con il coro e con i risultati migliori. Certamente l'esperienza del Weihnachtsoratorium di Bach è stata un altro momento molto bello, così come la musica di Britten, per citare i grandi nomi. Anche la breve esperienza con la musica di Lili Boulanger ci ha arricchito parecchio.
Particolarmente impegnativo il concerto con Vinko Globokar, che facemmo a Saarbrücken, spingendo ai limiti le possibilità della Schola Cantorum. Fu la prima esperienza col repertorio contemporaneo e fu necessario un percorso di avvicinamento dei coristi a questo mondo per loro molto lontano.
Ma devo dire che forse alcuni dei momenti più belli sono stati anche in prova: a volte si crea una sintonia straordinaria.

Quali programmi, per l’anno in corso?
Il prossimo progetto è il Concerto di Pasqua, in cui faremo un programma di nuovo tutto contemporaneo, per coro e quintetto di sax, ideato insieme ad Alda Delle Lucche. Riprendiamo tra l’altro un pezzo bellissimo come Amao omi (guerra senza senso) del compositore georgiano Giya Kancheli, che affronteremo per la seconda volta e quindi senz’altro con maggiore consapevolezza.

E per il futuro?
Trent’anni non sono un traguardo da poco per una compagine musicale, tanto più in un’epoca di cambiamenti come la nostra. Ci sono diversi progetti musicali nel cassetto. Ma ogni volta che iniziamo un nuovo programma è come iniziare un nuovo viaggio insieme. Spero che i “viaggiatori”, attuali e futuri, abbiano sempre la passione, la curiosità, l’entusiasmo e l’umiltà per affrontare le nuove avventure.
E, possibilmente, che tutta la Scuola sia contagiata al più presto da una benefica epidemia corale!

Un importante riconoscimento onora la nostra istituzione: è il 27° Premio Bel San Giovanni, che la Deputazione della Società di San Giovanni Battista ha deliberato di assegnare quest’anno alla Scuola. Destinato a “personalità o Istituzioni che, per l’opera svolta nei più diversi campi del pensiero e dell’azione, abbiano conseguito notorietà ed unanime apprezzamento anche per l’apporto recato all’elevazione spirituale e materiale della comunità in cui operano”, onora eminenti personalità del mondo della scienza e delle arti (lo ricevette anche il nostro fondatore Piero Farulli) e sarà consegnato presso il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio lunedì 29 gennaio 2018 alle ore 17:30, durante una cerimonia pubblica. In rappresentanza della Scuola, i giovani archi dei Quartetti Uniti daranno vita ad un momento musicale sotto la guida di Edoardo Rosadini, proponendo all’ascolto Adagio e Fuga in do minore K 546 di Wolfgang Amadeus Mozart e la Sinfonia per archi in si minore n. 10 MWV N 10 di Felix Mendelssohn Bartholdy.
Fondata il 29 gennaio 1796 sotto il granduca Ferdinando III di Lorena, la Società di San Giovanni Battista nacque per uniformare e regolamentare in un unico ente i diversi festeggiamenti che si organizzavano il 24 giugno per il santo protettore della città, e nel tempo ha ampliato il suo raggio d’azione alla conservazione delle tradizioni fiorentine e toscane, alla promozione di manifestazioni culturali e artistiche e alla realizzazione di opere benefiche.

Ci ha lasciato pochi giorni fa Maria Adelaide Ghinozzi Boccaccini, antica e affezionata amica della Scuola; per vent’anni è stata presente nella vita della nostra istituzione attraverso un premio da lei stessa istituito e finanziato, in memoria del marito Walter Boccaccini (1927-1991), Segretario Generale del Teatro Comunale di Firenze. Tra i protagonisti della irripetibile stagione che aveva visto risorgere il tempio lirico fiorentino dal secondo dopoguerra, Walter Boccaccini e sua moglie sono stati vicini a tutti i grandi musicisti impegnati a Firenze, e naturalmente amici cari di Piero Farulli.
L’amore per la musica e per i giovani (la signora Maria Adelaide era un’insegnante di storia e filosofia, ed era stata allieva di Eugenio Garin) si era concretizzato nel Premio Walter Boccaccini- Gli strumenti dell’orchestra che, grazie alla generosità della famiglia Boccaccini, ha sostenuto dal 1992 al 2011 ensemble, solisti e intere classi della Scuola, con l’intento di incoraggiare i giovani musicisti nel lungo percorso formativo.

Albo d’oro

maggio 1992
Gianluca Turconi violino

maggio 1993
Simone Toni oboe
Barbara Tolomelli pianoforte

maggio 1994
Giorgio Mandolesi fagotto
Luca Salerno pianoforte

maggio 1995
Quartetto dell’Orchestra Giovanile Italiana
Ludovico Tramma e Tiziana Tentoni violini
Carmelo Giallombardo viola
Francesco Dillon violoncello

marzo 1996
Trio dell’Orchestra Giovanile Italiana
Andrea Tenaglia oboe
Pasquale Marono fagotto
Giovanni Verona pianoforte

marzo 1997
Eolo Pignattini corno
Liliana Bernardi violino
Antonella Bernardi pianoforte

marzo 1998
Lorenza Borrani violino
Matteo Fossi pianoforte

aprile 1999
la classe di violoncello di David Geringas

febbraio 2000
Simone Bernardini violino
Natsuko Ynoue pianoforte

giugno 2001
la classe di corno di Guido Corti

aprile 2002
la classe di viola di Hatto Beyerle

marzo 2003
la classe di sassofono di Alda Dalle Lucche

febbraio 2004
la classe di violino di Pavel Vernikov

marzo 2005
Francesco Negrini clarinetto

gennaio 2006
la classe di violino di Pavel Vernikov

ottobre 2007
la classe di viola di Antonello Farulli

marzo 2008
William Esteban Chiquito Henao violino
Marco Giliberti pianoforte

gennaio 2009
classe di perfezionamento di violino
di Felice Cusano

aprile 2010
classe di perfezionamento di violoncello
di Natalia Gutman

marzo 2011
classe di perfezionamento di flauto
di Chiara Tonelli

Walter Boccaccini nasce a Firenze il 1° Maggio 1927. Dopo aver conseguito la maturità classica, viene assunto nel 1946 dal Teatro Comunale di Firenze, dove si distingue immediatamente per le attitudini organizzative, riscuotendo la fiducia del direttore artistico Francesco Siciliani.
Nel 1955 viene nominato direttore di palcoscenico e aiuto regista: in quest’ultima veste collabora con i maggiori registi invitati nelle stagioni liriche e nelle edizioni del Maggio degli anni ‘50, ricevendone lo stimolo e l’incoraggiamento a intraprendere l’attività di regista, iniziata nel 1959 con alcuni spettacoli all’estero (Spagna e Grecia).
Invitato successivamente dai maggiori enti lirici italiani, firma nel ‘63 la sua prima regia al Teatro Comunale: Lucia di Lammermoor, con Renata Scotto e Alfredo Kraus. Per il teatro fiorentino allestisce molti spettacoli sino al ’66, sia curando personalmente la regia, sia riprendendo prestigiose produzioni di Tatjana Pavlova, Herbert Graf e Franco Zeffirelli.
Nel ‘66 viene nominato capo servizio Affari Generali e Personale del Teatro Comunale; nel marzo 1976, con l’avvento della sovrintendenza di Massimo Bogianckino, diviene Segretario Generale, carica che ricopre fino alla morte, avvenuta il 7 gennaio 1991.

Accoglienza calorosissima per il Concerto di Capodanno, in un Teatro del Maggio come sempre gremito, la mattina del 1° gennaio, per gli auguri musicali delle orchestre della Scuola.
La consueta apertura con i saluti delle autorità ha visto sul palco il nostro Direttore Artistico Alain Meunier, il Sovrintendente Lorenzo Cinatti, l’Assessore all’organizzazione e alla sicurezza del Comune di Firenze Federico Gianassi, le Vicepresidenti della Regione Toscana Monica Barni e della Fondazione CR Firenze Donatella Carmi Bartolozzi, cui si è aggiunta la Presidente della Scuola Anna Ravoni; si segnalava in sala la presenza di Rosamaria Di Giorgi, Vicepresidente del Senato.
In un clima caldo e festoso l’Orchestra dei Ragazzi ed alcuni elementi dell’Orchestra Galilei sono stati trascinati da Edoardo Rosadini, con la consueta passione, nell’esecuzione del Phönix-Schwingen Walzer op. 125 di Johann Strauss Jr.
Poco dopo è salito sul podio Giampaolo Pretto, alla testa dei giovani strumentisti provenienti da ogni parte d’Italia a formare l’ampio organico comprendente il debutto dell’Orchestra Giovanile Italiana 2018: l’attenta ed emozionante lettura dei lavori in programma ha conferito alla neonata compagine un respiro intenso e coeso, fino alla smagliante conclusione con la Rhapsody in blue, di cui è stato festeggiato protagonista Antonino Siringo.
Al termine del programma, accolto dal più caloroso entusiasmo del pubblico, insieme ai bis (Nimrod dalle Enigma Variations di Elgar ed il finale dell’Ouverture del rossiniano Guglielmo Tell) è giunto il commosso saluto del direttore Pretto: il concerto siglava infatti la conclusione dell’attività didattica del Maestro presso l’Orchestra Giovanile Italiana, dopo 18 anni di appassionato e proficuo lavoro.

Il 16 dicembre scorso una calorosa partecipazione della città ha salutato l’inaugurazione di CaMu. La giornata si è aperta con il taglio del nastro da parte del Sindaco Alessandro Ghinelli ed è proseguita con una conversazione musicale incentrata sulla figura di Schubert, col musicologo Sandro Cappelletto e Simone Soldati al pianoforte. Subito dopo il pianismo di Liszt è stato il cimento dell’aretino Andrea Trovato.
Nel pomeriggio CaMu ha ospitato concerti e laboratori per bambini, ragazzi e adulti, come “assaggio” delle attività formative che prenderanno il via nel nuovo anno. Hanno collaborato al pieno successo della giornata alcune istituzioni formative attive sul territorio, come l’Associazione Le 7 Note, Opera Viwa e il Liceo Musicale F. Petrarca.
A partire dal mese di gennaio, la Casa della Musica di Arezzo accoglierà iniziative rivolte a fruitori di ogni età, dalla ricerca alla sperimentazione, dalla formazione alla produzione concertistica, fino alla divulgazione musicale destinata ai più piccoli.
Voluto dal Comune di Arezzo e realizzato nei locali della Fraternita dei Laici restaurati con il contributo della Regione Toscana, CaMu è un progetto a cura della Scuola, col determinante sostegno della Fondazione CR Firenze.
Scopo dell’iniziativa è sviluppare collaborazioni fra i soggetti impegnati nella diffusione in ambito musicale, ampliando la vita culturale della città con attività di alta formazione, corsi professionalizzanti e percorsi didattici innovativi per l’infanzia; CaMu intende essere inoltre un valido presidio a supporto delle istituzioni formative del territorio, dalle scuole dell’infanzia fino al Liceo Musicale.

Per informazioni sui corsi scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., oppure chiamare il numero 334 650514

Musica alle Piagge e a Sorgane
L’abbraccio musicale dei piccoli è stato il modo più bello per concludere il primo trimestre delle attività didattiche offerte dalla Scuola: i giovanissimi strumentisti dei nuclei delle Piagge e di Sorgane sono stati protagonisti di due piccoli concerti, che si sono tenuti il 20 dicembre scorso presso il Circolo Arci di Brozzi e il Centro Sociale di Sorgane. Grande festa per i bambini, emozionati e concentrati per realizzare al meglio l’esecuzione dei brani in programma, e intensa partecipazione del pubblico nei due quartieri coinvolti.


Galleria fotografica del 20 dicembre

Auguri in musica del Nucleo Orchestrale delle Piagge

 

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Auguri in musica del Nucleo Orchestrale di Sorgane

 

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Sarete come sempre numerosi, a sostenere con il Vostro entusiasmo i giovani e giovanissimi musicisti della Scuola nei saggi natalizi. Molte tra le classi dei Corsi di Base si stanno preparando per questa occasione festosa e importante, un momento di condivisione in cui i più piccoli muoveranno i primi passi musicali e tutti insieme misureremo l’emozione che l’esecuzione pubblica suscita nei soggetti coinvolti (allievi, insegnanti e familiari). I saggi si terranno dal 12 al 22 dicembre, tutti presso la sede della Scuola e saranno nella quasi totalità in orario pomeridiano, quindi in contemporanea con le altre, numerose lezioni.
Sarà una scelta saggia lasciare in quei giorni le auto a S. Domenico, per evitare che la congestione del traffico paralizzi la circolazione nei vialetti della Torraccia, rendendo impossibile che si raggiungano i luoghi interessati dalle varie attività.

I numeri della seconda edizione di Strings City sono quelli di un’idea vincente: oltre 7000 spettatori hanno infatti preso parte sabato 2 e domenica 3 dicembre al grande festival musicale nei musei e nei luoghi di cultura, con 80 eventi in meno di 48 ore.
Dal Teatro della Pergola alla Biblioteca Medicea Laurenziana, dal Complesso Monumentale di Santa Croce all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, da Palazzo Davanzati al Salone Magliabechiano degli Uffizi, fino all’Archivio di Stato e all’Opificio delle Pietre Dure… sono stati cinquanta i luoghi di Firenze e della provincia (nei comuni di Campi Bisenzio, Fiesole, Lastra a Signa e Scandicci) in cui la musica è stata protagonista di momenti davvero speciali, offerti gratuitamente al pubblico.
Grande entusiasmo del Sindaco Dario Nardella, fiero che il progetto ideato dal Comune di Firenze sia riuscito a “coniugare la bellezza della città con iniziative culturali di qualità, capaci di attrarre anche pubblico nuovo, che ha anche avuto modo di conoscere o riscoprire luoghi inediti e poco conosciuti”.
Soddisfatto anche il Sovrintendente della Scuola Lorenzo Cinatti, che ha salutato con gioia la presenza di un folto pubblico al concerto conclusivo presso il Teatro del Maggio, dove un’inedita formazione orchestrale ha riunito, sotto la bacchetta di Alessandro Pinzauti, musicisti provenienti dalla Scuola, dal Conservatorio Cherubini, dall’Orchestra della Toscana, dal Maggio Musicale Fiorentino e dall’Orchestra da Camera Fiorentina.
Cinatti ha ringraziato tutti i partner ed il Comune di Firenze, che ha dato alla Scuola il ruolo di capofila per un’operazione così straordinaria. “Da una parte c’è l’unicità di Firenze e dell’area metropolitana - ha proseguito il nostro Sovrintendente - dall’altra una forte concentrazione di istituzioni di formazione e produzione musicale, in un fazzoletto di terra. Tenere questa linea condivisa per andare avanti nel nome della musica e della bellezza mi sembra davvero una possibilità unica”.

Tutto pronto per l’inaugurazione di CaMu: il taglio del nastro è previsto per sabato 16 dicembre, giornata densa di appuntamenti che la Scuola di Musica di Fiesole ha scelto, insieme al Comune di Arezzo, per presentare un luogo unico in Italia, che nasce per sviluppare fruttuose collaborazioni fra i soggetti impegnati nella diffusione musicale.
CaMu avrà sede nel centro storico della città, nel duecentesco Palazzo della Fraternita dei Laici: al suo interno troveranno spazio iniziative rivolte a fruitori di ogni età, dalla ricerca alla sperimentazione, dalla didattica alla produzione concertistica, fino alla divulgazione musicale destinata ai più piccoli.
Il programma della giornata inaugurale prevede alle 11 il saluto delle autorità, con il Sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli ed il Presidente della Scuola Anna Ravoni.
Subito dopo due momenti musicali, nel primo dei quali il musicologo Sandro Cappelletto ed il pianista Simone Soldati racconteranno Franz Schubert con parole e musica; alle 12.30 sarà invece Andrea Trovato ad interpretare lavori pianistici di Franz Liszt.
Alle 15 gli allievi del Liceo Musicale Petrarca di Arezzo saranno guidati da Daniele Cantafio in una breve performance, insieme al Fiesole Brass Ensemble  ed al Rasenna Brass Quintet.
A seguire un ricco programma di laboratori, tra cui Violinista per un giorno con Giusy Martino (per bambini dai 6 ai 10 anni), le attività di Luana Gentile destinate ai piccolissimi (in due sessioni distinte per età: 0-24 mesi e 24-48 mesi) ed il workshop dedicato al ritmo, con Ciro Paduano che introduce ragazzi e adulti alla Body Percussion. I laboratori devono essere prenotati inviando una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
Sempre nel pomeriggio, brevi concerti con il violinista Rocco Roggia, il Quartetto di flauti Daphnis, il Quartetto di saxofoni Alfa e il Quartetto d’archi Sine Tempore.
Alle 18 una fiaba in musica costituirà l’appuntamento conclusivo dell’intensa giornata: Masha e Orso vedrà in scena Giada Moretti, Giulia Fidenti e l’ensemble Eos Saxophone Project diretto da Alda Dalle Lucche.

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Sei compositori fiesolani per altrettante favole dell’indimenticabile Gianni Rodari: la musica veste la parola, e l’adattamento scenico completa uno spettacolo adatto a grandi e piccini, per tre recite pomeridiane al Teatrodante Carlo Monni di Campi.
Venerdì 8 dicembre ore 16:30
Sabato 9 dicembre ore 16:30
Domenica 10 dicembre ore 16:30

La partecipazione della Scuola ai Nuovi Cantieri Culturali Isolotto nel settembre scorso si è sviluppata in un progetto di formazione destinato ai giovani e giovanissimi del Quartiere 4, in collaborazione con il Centro Culturale Sonoria (via Chiusi, 3). Sabato 25 novembre alle 16.30 l’iniziativa sarà presentata al Quartiere: la nuova Big Band - Orchestra dell’Isolotto sarà un’occasione di crescita personale ed artistica attraverso la musica d’insieme. Il corso, completamente gratuito grazie al sostegno della Fondazione CR Firenze, prevede lezioni di violino, violoncello, sax, tromba, trombone, ritmica, body percussion e musica d’insieme. Gli strumenti saranno concessi in comodato d’uso gratuito per tutta la durata del percorso formativo.

Intervista a Maureen Jones
Il “triplo trentennale” è una grande festa degli affetti, che sta impegnando nel corso di quest’anno la pianista australiana Maureen Jones.
Grazie all’iniziativa dell’Associazione Piero Farulli e della Scuola, sarà festeggiata in Auditorium Sinopoli domenica 19 novembre, con un concerto del quale sarà protagonista lei stessa, alla tastiera insieme a Massimiliano Baggio, suo partner di tanti concerti a quattro mani.
Per l’occasione abbiamo raggiunta al telefono mentre si trovava a Firenze, qualche giorno fa.

Innanzitutto, Auguri di buon compleanno! È per la Scuola una grande gioia poterla festeggiare ed ascoltare contemporaneamente… certamente anche per lei tornare a Fiesole significa mettere mano a tanti ricordi…
Davvero moltissimi, e legati a colleghi eccezionali con i quali ho avuto la gioia di condividere fantastiche esperienze musicali. L’amicizia tra Piero Farulli ed il Trio di Trieste ci ha portato subito alla Scuola, e qui ho eseguito le Sonate di Beethoven col grande Norbert Brainin, per non parlare del Quintetto La trota che suonai con Norbert, Piero, Amedeo Baldovino e Franco Petracchi durante la Festa della Musica del 1994, in cui si celebravano i primi vent’anni di vita della Scuola… ero davvero molto emozionata!
Ho collaborato con Dario alla classe di musica da camera con pianoforte dal 1982 al 1997; ho tenuto lezioni agli strumentisti dell’Orchestra Giovanile Italiana, e molti degli attuali insegnanti della Scuola sono stati anche miei allievi!

Lei è nata in Australia, e lì è avvenuto il suo debutto, con il Primo Concerto di Beethoven insieme alla Sydney Symphony… nel 1937!!
Già, avevo solo dieci anni! E poco dopo iniziai un’attività molto intensa in tutto il Nuovissimo Continente, con l’ensemble Musica Viva Players. Centinaia di concerti, una vera missione che portava per la prima volta la grande musica in tutta l’Australia e in Nuova Zelanda.
È stata un’esperienza esaltante, che mi ha dato grandi soddisfazioni e che ancora prosegue, anche se col passare degli anni tutto è diventato più veloce, e le quotidiane sessioni di prova che ricordo ci impegnavano in quegli anni, sono state sostituite oggi da incontri molto più brevi.

Intanto lei approdava in Europa…
Esatto, era il 1952, e abitai prima a Londra e poi a Zurigo, dove conobbi Dario De Rosa. Da quel momento la mia vita si spostò in Italia, mentre l’attività professionale proseguiva in tutta Europa: ho suonato con le orchestre più importanti, e celebri direttori come Boulez, Dutoit, Gavazzeni, Kempe…

Qualcuna di queste occasioni di collaborazione le è particolarmente cara?
Fu una grande gioia portare in Italia per prima il Concerto per pianoforte di Benjamin Britten, un lavoro molto impegnativo che presentai a Torino con l’Orchestra Sinfonica della Rai diretta dall’indimenticabile Mario Rossi, ma molte altre collaborazioni mi sono vicine nella memoria, anche per quel che riguarda l’attività cameristica, che ho avuto la fortuna di esercitare con partner di grande livello come il Quartetto Amadeus, Pina Carmirelli, il Quartetto Fauré, di cui sono stata fondatrice, e molti altri. Con la violinista Takaya Urakawa ho tenuto moltissimi concerti in Giappone ed esplorato il repertorio per duo, compresa l’opera integrale di Max Reger, che abbiamo registrato in cd.
Con Massimiliano Baggio, il mio compagno in quest’avventura festosa, suonare è davvero un grande piacere. Lo ricordo tra i giovani che seguivano il corso per duo pianistico alla Scuola, per due anni insieme alla sua partner Cristina Frosini. Siamo rimasti sempre in contatto, e suoniamo spesso insieme.

Cosa è cambiato in questo lungo periodo, per quanto riguarda la musica da camera e l’insegnamento?
Ci sono stati molti cambiamenti, negli ultimi anni, e non sempre in meglio. Oggi abbiamo ensemble che hanno al loro interno musicisti che hanno raggiunto un ottimo livello strumentale, ma quello che manca è la quantità del lavoro insieme: si fanno poche prove, in gran fretta, e non si riesce a raggiungere la stessa profondità che scaturiva da una lunga consuetudine di lavoro comune… peccato per la musica!
Anche per quanto riguarda l’insegnamento oggi sono cambiate molte cose: i giovani richiedono una grande energia, perché hanno bisogno di risposte ad un’infinità di questioni sulle scelte da compiere per quanto riguarda il repertorio, la partecipazione ai concorsi… tutto troppo faticoso, così ho lasciato l’insegnamento.

Quali altri interessi coltiva Maureen Jones?
Amo moltissimo la pittura, e cerco di non perdere le iniziative più interessanti: sono venuta a Firenze proprio per vedere la fantastica mostra Il Cinquecento a Firenze a Palazzo Strozzi, dalla quale sono uscita entusiasta e commossa.

La ringrazio di avermi dedicato un po’ del suo tempo, parlare con lei è stato un vero piacere…
Anche per me, ma ora devo lasciarla… vado a studiare!!!

I corsi di laurea triennale ed i Master post lauream organizzati dalla nostra Scuola rientrano tra le tipologie di utilizzo previste dalla Carta del docente, un’opportunità di aggiornamento e formazione contenuta nella Legge 107/2015 (Buona Scuola), che consente ai docenti di ruolo a tempo indeterminato nella scuola pubblica, attraverso un'apposita applicazione web, di spendere annualmente un importo assegnato di 500 euro per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze inerenti al profilo professionale, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Due giornate di musica ad ingresso gratuito in oltre 50 luoghi: è Strings City 2017, che si terrà il 2 ed il 3 dicembre tra Firenze e la Città Metropolitana.
Il festival vede anche quest’anno la nostra Scuola nel ruolo di capofila del grande progetto organizzato dal Comune di Firenze, che riunisce le principali istituzioni musicali della città: il Conservatorio Cherubini, il Maggio Musicale Fiorentino e l’Orchestra della Toscana, ed inoltre gli Amici della Musica e l’Orchestra da Camera Fiorentina, con il contributo della Città Metropolitana di Firenze e il sostegno di SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori.
Quest’anno l’iniziativa raddoppia e si espande in città (dalla Biblioteca Medicea Laurenziana all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, dall’Accademia di Belle Arti a Palazzo Davanzati, dal Salone Magliabechiano all’Archivio di Stato e a Villa Bardini) e per la prima volta coinvolge anche la Città Metropolitana, nei comuni di Campi Bisenzio, Fiesole, Lastra a Signa e Scandicci. Saranno due giorni vibranti di suoni, con cui le eccellenze fiorentine della formazione e della produzione musicale valorizzeranno le peculiarità artistiche e architettoniche di ciascun luogo.
Per quanto riguarda gli spazi in cui sarà presente la Scuola, dopo il grande successo dello scorso anno la Biblioteca Marucelliana apre anche la piccola Sala Consultazione, con gli Antipasti (brevi interventi su musiche di Boccherini e Penderecki – sabato alle ore 16.00 e 16.30 su prenotazione), prima degli Gnocchi e violoncelli, il concerto nel monumentale Salone di Lettura, con un programma che prevede musiche di Popper, Haydn, Dowland, Piazzolla, Sollima, Gesualdo, eseguite a staffetta dal ballatoio da alcuni dei migliori allievi violoncellisti guidati da Giovanni Gnocchi (ore 17.00).
L’ensemble di archi Quartetti Uniti sarà con Edoardo Rosadini al Teatro della Pergola, nel Foyer delle colonne (sabato alle 10), mentre l’Archivio di Stato ospiterà il Quartetto Dissimilis ed il Quartetto La Fenice; al Salone Magliabechiano della Biblioteca degli Uffizi potremo ascoltare alle 12 il Quartetto Manfredi, ed altri luoghi animati dai musicisti fiesolani saranno il Museo della Casa Fiorentina di Palazzo Davanzati e Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati; alla biblioteca dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri saranno di scena i Maestri di Fiesole, con i duo - violino e pianoforte - formati da Fanny Ravier e Salvatore Monzo e Clara Franziska Schötensack ed Irene Novi.
L’Istituto degli Innocenti ospiterà la musica dei piccoli per tutta la giornata di sabato (dalle 10.20 alle 17.20) nel Salone Poccetti, illustrando il percorso didattico delle orchestre infantili, peculiare caratteristica del metodo fiesolano. Micromusici, Piccolissimi Musici e i vari gruppi dell’ensemble Crescendo saranno affiancati da “microquartetti”, quartetti di giovanissimi, e anche dagli adulti dell’ÂME Amateur Music Ensemble, a sottolineare che la musica non ha età.
Anche quest’anno sarà forte l’interazione con le opere d’arte a Palazzo Strozzi: un pubblico itinerante attraverserà la splendida mostra Il Cinquecento a Firenze, accompagnato dal contrabbasso di Alberto Bocini, dal violoncello di Giovanni Gnocchi e dai giovani chitarristi Leopoldo Giachetti e Cristian Marsili (ore 20.30, 21.30 e 22,30 su prenotazione), impegnati in musiche rinascimentali e contemporanee.

La mattinata di domenica 3 dicembre è invece dedicata ai momenti musicali nella Città Metropolitana: le voci della Scuola animeranno il Museo Caruso a Villa Caruso Bellosguardo di Lastra a Signa, interpretando le melodie più care al celebre tenore, oltre ad un pezzo di raro ascolto quale Tramonto di Ottorino Respighi, poemetto lirico per quartetto d’archi e voce (dalle ore 12.00).
La festa musicale si concluderà al Teatro dell’Opera di Firenze, che ospiterà alle 15.30 il Grande Concerto Unitario in cui, dopo una prima parte dedicata all’arpa - con Luisa Prandina, Susanna Bertuccioli e Antonella Valenti - gli archi della Scuola si uniranno a quelli del Conservatorio, del Maggio e dell’ORT per eseguire insieme la Serenata per archi op. 48 di Pëtr Il'ič Čajkovskij, sotto la direzione di Alessandro Pinzauti.
Tutti gli appuntamenti di Strings City sono gratuiti, la maggior parte ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, fatta eccezione per alcuni specificatamente segnalati sul programma, accessibili solo tramite prenotazione, da effettuarsi tra il 22 ed il 30 novembre sul sito della manifestazione.
Per le informazioni logistiche ed il programma completo: www.stringscity.it

Una nuova importante opportunità si presenta ai giovani musicisti che hanno già acquisito il Diploma AFAM di I livello e desiderano proseguire il loro iter formativo presso la Scuola: un accordo appena siglato offre agli studenti fiesolani la possibilità di frequentare anche il percorso del Biennio superiore, in convenzione con il Conservatorio “G. Verdi” di Torino.
Gli esami di ammissione al Biennio saranno tenuti a Fiesole, con la presenza di un commissario del Conservatorio di Torino, mentre gli esami di profitto e gli esami finali saranno sostenuti presso il capoluogo piemontese, alla presenza di una commissione di cui farà parte anche il docente fiesolano della materia interessata.
Scambi di docenti ed allievi permetteranno interessanti ampliamenti formativi ed occasioni di performance presso le due istituzioni per i migliori allievi.

Dopo molti anni di appassionato insegnamento presso la Scuola, Pavel Vernikov ha espresso il desiderio di dedicare un po’ più di tempo alla famiglia e quest’anno sarà in congedo di paternità. Il suo grande, immutato affetto per la Scuola lo spinge tuttavia a chiedere spesso notizie delle tante attività che si svolgono alla Torraccia, ed a condividere con noi le belle novità che lo riguardano.
Ecco cosa ci ha detto in una recente chiacchierata telefonica dalla Svizzera…

Poche settimane fa ti sono state conferite ben due onorificenze…vuoi raccontarci?
A Odessa, la mia città, si tiene un importante festival, Il violino d’oro di Odessa, che fin nel nome ricorda come la città sia da sempre ricca di talenti musicali.
Quest’anno sono stato invitato per un bel progetto con orchestra, con cui il festival desiderava festeggiare il mio 65° compleanno. Con mia grande sorpresa, a metà della serata il Sindaco di Odessa mi ha voluto accanto a sé sul palco per consegnarmi pubblicamente un premio, con cui la città e il Paese ringraziano le personalità artistiche che operano nella diffusione al più alto livello della cultura ucraina nel mondo.
Mi ha fatto molto piacere ricevere un riconoscimento dalla mia città natale, che ho lasciato molto tempo fa, ma con la quale mantengo un rapporto affettivo molto forte, testimoniato dalle tante serate di musica e parole che le ho dedicato con lo spettacolo Adesso Odessa, insieme a Moni Ovadia.
Subito dopo sono andato a suonare in Armenia, un’altra terra alla quale sono affezionato e dei cui drammi sono da sempre molto partecipe.
Due anni fa avevo dedicato uno spazio al centenario del genocidio armeno, nel mio Sion Festival, in Svizzera, con un pezzo commissionato per l’occasione ed eseguito da un coro armeno. C’erano state molte manifestazioni simili, nel 2015, ma tutte per iniziativa delle rappresentanze armene nel mondo, mentre io mi ero mosso in totale autonomia, spinto solo dalla compartecipazione umana alle sofferenze del popolo armeno, al quale mi sento idealmente vicino. Evidentemente questa vicinanza è stata recepita ed apprezzata, e così, in occasione del mio concerto a Erevan, ho ricevuto una seconda onorificenza, stavolta dal Ministero della cultura. Si tratta di una medaglia d’oro che viene conferita a personalità straniere che uniscono grandi meriti artistici all’amicizia con il popolo armeno.
In pochi giorni ho ricevuto ben due riconoscimenti importanti e del tutto inattesi al mio lavoro ed alla mia arte, e subito dopo mi è venuto da pensare che invece proprio nel paese in cui ho lavorato più intensamente negli ultimi 40 anni, dove i miei allievi siedono in tutte le orchestre, dove sono stato direttore artistico e insegnante dei corsi di Portogruaro, direttore artistico del Gubbio Festival e per 25 anni ho tenuto un’affollata classe di perfezionamento alla Scuola di Fiesole, insomma in Italia, nessuno ha mai pensato di offrirmi alcun riconoscimento per quanto ho fatto. Forse arriverà tra qualche decennio? Probabilmente sono ancora troppo giovane, ma in ogni caso avverto che non desidero onori postumi…

Attualmente sei in congedo di paternità, ma a Fiesole hai la tua casa…
La Scuola mi è molto cara: fui invitato nel 1992 per telefono dal Maestro Farulli, che con la sua voce tonante e perentoria mi disse: “Vernikov, ti piace la Scuola di Fiesole?”. “Certo che mi piace…”, risposi. E lui: “... allora vieni a lavorare qui, ti aspetto la settimana prossima!”.
Così è cominciata una bella avventura: sono venuto a Fiesole, nel suo piccolo studio abbiamo parlato a lungo e da subito la Scuola è entrata nel mio cuore. La Scuola di Fiesole è qualcosa di unico e prezioso, che non ha precedenti ed è stata oggetto di molti tentativi di imitazione. Un’unione di grande professionismo e alto valore sociale. Io ci ho lavorato tanto, così tanto da non riuscire neppure a ricordare tutti i violinisti che negli anni hanno seguito le mie lezioni. Continuo ad incontrarli in giro per il mondo, e perfino in Armenia, l’altro giorno, qualcuno mi si è avvicinato chiedendo se mi ricordassi di lui, ed è venuto fuori che si trattava di un allievo della Scuola! La Scuola è come un grande albero, che continua a dare frutti importanti.
Dopo tanti anni, però, ho sentito il bisogno di fermarmi un attimo e cercare di mettere un po’ d’ordine negli impegni e nell’organizzazione della mia vita.
Mio figlio Daniel ha cinque anni, lo vedo pochissimo, e desideravo stare di più con lui. Perciò ho rinunciato a venire a Fiesole, e non ho assunto altri impegni oltre quelli che avevo già, cioè la cattedra all’Università di Vienna e la classe a Sion, che fa parte dell’ Haute École de Musique de Lausanne. Non ho allargato ulteriormente la mia attività, perché le cose da fare sono tante, tra l’insegnamento e i concerti. Ogni anno vado anche in Giappone…

Infatti…se non sbaglio eri lì anche nel marzo 2011, durante i terribili giorni del terremoto e del disastro nucleare di Fukushima…
Proprio così: l’11 marzo sono sceso dall’aereo a Tokyo poche ore dopo la tragedia, ed ho ricevuto immediatamente la telefonata di mia moglie, che mi intimava di tornare subito indietro. Sono invece rimasto per sette giorni, lavorando più intensamente che mai per rientrare prima, in mezzo alle scosse di assestamento. Non era una situazione piacevole, ma non ho voluto mancare all’impegno preso, con tutte le conseguenze del caso, compreso un avventuroso viaggio di ritorno.

A proposito di tua moglie Svetlana… come sta? Anche di lei, ottima docente di violino, sentiamo la mancanza, qui a Fiesole…
Lavoro insieme a Svetlana Makarova da quando ci conosciamo, e sono molto felice di suonare con lei, non solo perché è una bravissima violinista, ma anche perché è l’unico modo per stare più insieme. Qualche anno fa Svetlana ha vinto a Losanna il concorso per il posto che era stato del grande Pierre Amoyal; concorreva alla stessa cattedra anche Renaud Capuçon, che sta facendo un’ottima carriera in tutto il mondo, ma per non rinunciare a nessuno dei due sono state aperte due classi, invece di una sola…una grande soddisfazione per Svetlana!
L’arrivo del bambino l’ha spinta a rifiutare molte proposte, tra le quali l’insegnamento a Fiesole. Comunque anche lei ama la Scuola: Fiesole le manca, e vorrebbe tornare…

Pensi che questo avverrà presto?
Torneremo senz’altro, perché vogliamo davvero un gran bene alla Scuola e a tutti voi.
Nel frattempo stiamo cercando di dare più spazio al piccolo Daniel che, con nostra grande preoccupazione, minaccia di essere violinista…

Lo scorso 23 ottobre si è tenuta la cerimonia ufficiale per la consegna del primo riconoscimento triennale del Marchio Fiesole a numerosi soggetti tra aziende, associazioni, artigiani e fondazioni. Tra di essi anche la nostra Scuola, che può adesso fregiarsi di questo simbolo, un contrassegno di qualità con il quale il Comune di Fiesole valorizza le potenzialità del territorio e promuove la cultura dell’accoglienza.
Rivolto a varie tipologie di attività che si trovano sul territorio fiesolano, il Marchio intende costruire una rete di istituzioni, persone, produzioni e servizi, al fine di valorizzare le diverse e ricche potenzialità del territorio e contribuire così al rilancio dell’economia fiesolana.
Il Marchio Fiesole, che sarà esposto in forma di vetrofania nell’atrio della Torraccia, potenzierà l’identificazione della Scuola come presidio per la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione del territorio dal punto di vista culturale.

Il celebre Orsetto riparte per un nuovo viaggio, stavolta in Emilia Romagna, ancora in compagnia dei giovanissimi strumentisti fiesolani. La vivace e impegnativa partitura di Herbert Chappell colorisce la narrazione delle avventure del fortunato personaggio di Michael Bond, dando origine ad uno spettacolo di grande godibilità, adatto anche agli spettatori più piccoli.
Dopo le fortunate date fiorentine dello scorso anno, il bel progetto che coinvolge l’Orchestra dei Ragazzi di Edoardo Rosadini e la voce recitante del metamorfico Lorenzo Macrì approda al Teatro Regio di Parma, con una recita mattutina per le scuole il 10 novembre (ore 11), una pomeridiana sempre al Regio sabato 11 novembre, ed un’ulteriore replica al Teatro Verdi di Busseto, la mattina di domenica 12.

Biglietti online

Un gruppo orchestrale di appassionati cultori della musica, attualmente costituito in gran parte da strumenti ad arco, ti aspetta per condividere il piacere di fare musica insieme, sotto la guida esperta di Stefano Zanobini, cresciuto a Fiesole nella classe di Piero Farulli e attualmente prima viola dell’Orchestra della Toscana

Abbiamo chiesto a Stefano di raccontarci cosa succede nell’ÂME.

Qual è in questo momento la composizione del gruppo?
L’ensemble comprende le più varie tipologie di musicisti, dagli studenti quindicenni del Liceo Musicale Dante agli adulti impegnati in altre attività lavorative, che ritrovano nell’orchestra il gusto di suonare con gli altri. Attualmente ci sono una quindicina di archi e due flauti.
Abbiamo anche alcuni assidui amatori fuori sede, che assicurano la loro presenza approfittando del vantaggio dato dal calendario delle lezioni, che hanno cadenza quindicinale e si tengono di domenica mattina.
Tra gli altri, il più ardimentoso è un chirurgo in pensione, talmente appassionato da aver studiato il violino da autodidatta dopo la fine dell’attività lavorativa: arriva a Fiesole partendo all’alba…dall’Isola d’Elba!!

Quale repertorio affrontate?
Il repertorio è vario e sempre adeguato alle possibilità del gruppo. In questo momento prepariamo la Sinfonia n. 31 in re maggiore K 297 “Parigi” di Mozart (in un’apposita trascrizione), e due Concerti di Telemann, in vista degli impegni pubblici che ci coinvolgono solitamente nel periodo natalizio e alla fine dell’anno scolastico. Per il 2018 è previsto anche un appuntamento a cui teniamo molto: un concerto con l’Orchestra dei Ragazzi!
Le parti sono commisurate alle capacità degli esecutori, ed il mio ruolo non è di tipo direttoriale, ma molto più simile a quello di un tutor. Di fatto, oltre a dare le necessarie indicazioni esecutive, sostengo le parti che sono maggiormente in difficoltà, suonando insieme ai musicisti amatoriali.

Ci sono dei requisiti, per l’ingresso in ÂME?
Minimi, direi… per gli archi è sufficiente la prima posizione. Per i fiati è necessaria invece un po’ più di autonomia.
In ogni caso, anche se le nostre lezioni sono soltanto collettive, coloro che desiderano approfondire lo studio dello strumento possono frequentare i corsi individuali, previsti all’interno del Dipartimento Amatoriale.

Cosa diresti per incoraggiare un amatore a partecipare all’attività di ÂME?
Gli direi di venire perché è bello avere per due volte ogni mese l’occasione di suonare, di farlo insieme agli altri… e soprattutto di divertirsi!!

Per info contattare la Segreteria didattica tel 055/5978527 e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
(Orari: lun, mar, gio, ven 12-14 – 15-18 mer 9.30-12 – 15-18 sab 10-12)

Iscrizioni online

Ancora una bella affermazione per Nora e Aran Spignoli Soria: hanno vinto il primo premio al IX Concorso Internazionale di arpa “Marcel Tournier”, che si è tenuto pochi giorni fa presso il Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza.
Nella consueta formazione di duo – Le due Selene – le giovanissime arpiste della classe di Susanna Bertuccioli sono state molto apprezzate dalla giuria che, oltre al previsto premio in denaro, ha offerto loro la possibilità di essere protagoniste di un imminente concerto a Modena, per l’Associazione Cantieri dell’Arte.

Compositore, interprete, pittore, letterato, scenografo, regista, costumista, attore, docente, organizzatore musicale… la proteiforme attività di Sylvano Bussotti, nato a Firenze nel 1931, nutre da tempo il lavoro degli studiosi, che si riuniscono il prossimo 12 ottobre presso il Museo Novecento per un Convegno Internazionale di studi dal titolo: I Teatri di Sylvano Bussotti 4. Firenze e la Toscana, la messinscena e l’organizzazione artistica.
Il convegno è a cura di Mila De Santis (Università degli Studi di Firenze), in collaborazione con Museo Novecento, Teatro dell’Opera di Firenze e mdi ensemble.
Un’occasione di grande interesse per i cultori della musica contemporanea ed anche per i giovani compositori fiesolani, ai quali segnaliamo la relazione della responsabile della biblioteca della Scuola, Stefania Gitto: Bussotti e la didattica della composizione alla Scuola di Musica di Fiesole: un excursus tra documenti, testimonianze e musiche.
Grazie ai materiali conservati nel nostro archivio storico, l’intervento sarà corredato da una presentazione video, con immagini ed estratti delle registrazioni delle lezioni che Sylvano Bussotti tenne alla Scuola, dove fu docente di composizione dal 1981 al 1985 e regista dell’opera Talgor di Riccardo A. Luciani (su libretto di Giuliano Toraldo di Francia), rappresentata nel 1984 al Teatro Romano di Fiesole.

Il prossimo 10 ottobre la Certosa Monumentale di Calci (Pisa) ospita una giornata di studi dal titolo Musica – Memoria - Materia: i libri liturgici con notazione musicale: riflessioni per una corretta conoscenza e buone pratiche per la loro gestione.
Il seminario - a cura del Museo Nazionale della Certosa, del Polo Museale della Toscana e del Centro di Documentazione Musicale della Toscana - è incentrato sulla ricognizione effettuata dal CeDoMus sui fondi musicali, attraverso cui si sono raccolte informazioni sulla presenza dei libri liturgici musicali conservati nelle biblioteche, negli archivi e nei musei del nostro territorio: un patrimonio bibliografico vasto, connotato da una notevole ricchezza semantica che comprende aspetti liturgici, musicali, artistici e codicologici.
A 650 anni dalla posa della prima pietra della Certosa di Calci, la giornata di studi riunisce le istituzioni conservatrici per un confronto costruttivo sugli aspetti di tutela, catalogazione e valorizzazione dei libri liturgici manoscritti e a stampa con notazione musicale.
La mappatura del CeDoMus, che sarà illustrata nella relazione della nostra bibliotecaria Stefania Gitto, potrebbe essere un primo passo verso un progetto integrato, al quale tutte le istituzioni possono dare il proprio contributo, nell’ambito del patrimonio bibliografico-musicale di carattere sacro.
Oltre alle relazioni seminariali, è prevista per il pomeriggio una sessione formativa rivolta agli operatori di biblioteche, archivi e musei che quotidianamente si trovano a gestire questa particolare tipologia libraria.
Tutte le informazioni utili si trovano al seguente link
La partecipazione è gratuita; per iscriversi è necessario inviare una mail con i propri dati a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Grazie alla presenza dei collaboratori del Centro Documentazione Musicale della Toscana, progetto sostenuto dalla Regione per il censimento e la promozione dei fondi musicali conservati sul territorio (www.cedomus.toscana.it), la biblioteca della Scuola sarà aperta lunedì, martedì, giovedì e venerdì con orario 15– 18 ed il mercoledì dalle 10 alle 12.
La biblioteca, con le sue oltre 10.000 musiche e quasi 5.000 libri a tema musicale, è un formidabile supporto didattico per allievi e docenti, che hanno a loro disposizione un materiale ampio e multiforme, cui donazioni e acquisti offrono un continuo incremento.
Da quest’anno i prestiti domiciliari delle musiche verranno ampliati da una a due settimane, mentre per i libri resta il tempo di un mese, con possibilità di rinnovo telefonico.
La restituzione può avvenire in qualsiasi momento, depositando i volumi nella cassetta di legno posta accanto all’ingresso della biblioteca.
Le musiche in edizioni più recenti e ancora sotto copyright del revisore (25 anni) possono essere fotocopiate solo per uso strettamente didattico, mentre le parti orchestrali staccate sono escluse dal prestito.

Il catalogo delle musiche e dei libri presenti in biblioteca è accessibile on-line nell’opac della Rete documentaria fiorentina (SDIAF), cliccando su Scuola di Musica di Fiesole

Meritati successi premiano il talento e l’impegno della nostra docente Claudia Bucchini, che da tempo collabora con compagini prestigiose tra cui l’Orchestra del Teatro alla Scala: ha vinto in luglio l’audizione come primo flauto presso l’Orchestra Haydn di Bolzano e pochi giorni fa l'audizione per flauto ed ottavino presso l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Complimenti!

Grandi risultati nei concorsi internazionali, per i brillanti violoncellisti della classe di Giovanni Gnocchi: il venticinquenne Shizuka Mitsui, semifinalista nel maggio scorso al Concours Reine Elisabeth di Bruxelles, ha vinto poche settimane fa il 2° Premio al XV Tokyo International Music Competition, eseguendo il Concerto op. 129 di Schumann con la Tokyo Philharmonic Orchestra.
Mauro Paolo Monopoli, 17 anni, ha ottenuto il 6° Premio al X International Čajkovskij Competition for Young Musicians tenutosi ad Astana (Kazakhstan), primo italiano finalista e premiato nella storia del concorso. In finale ha eseguito la monumentale Sinfonia Concertante op. 125 di Prokof’ev con l'Eurasian Symphony Orchestra.
Questi successi sono per la Scuola un grande onore, e per l’intenso impegno didattico del docente una giusta e meritata soddisfazione.
Abbiamo colto la lieta occasione per rivolgere alcune domande a Giovanni Gnocchi.

Innanzitutto, complimenti!
Quali sono le caratteristiche del tuo modo di lavorare con i giovani violoncellisti?
Grazie dei complimenti, ma credo che vadano rivolti a questi giovani violoncellisti!
Non so dire se esista un mio "modo" di lavorare con i giovani, sicuramente quello che mi interessa è dare loro il maggior numero possibile di strumenti, perché possano poi essere indipendenti, rielaborare da soli e far fruttare il tutto, moltiplicando con gli altri input ricevuti e con la propria esperienza e personalità. Quando parlo di strumenti intendo una conoscenza del linguaggio musicale (e dell’armonia!) la più completa possibile, esperienze di esecuzione in pubblico e di consapevolezza nel dialogo durante un concerto live, e aggiungerei anche conoscere sé stessi, ovvero iniziare ad imparare a (ri)conoscere la propria personalità per potersi rapportare con gli altri, oltre che, ovviamente, conoscere il proprio corpo per poterlo mettere al servizio dell'esecuzione del nostro strumento, che più di ogni altro viene proprio abbracciato nell'atto di suonare.
Chiaramente, nello sforzo di cercare di conoscersi, è importantissimo sviluppare, in senso lato, l'orecchio, ovvero la capacità non solo di essere attivi nel "parlare", ma anche pronti nel sapere captare, recepire, accogliere la novità in genere e reagire coerentemente con logica e vivacità. Questo era uno degli aspetti più evidenti nel modo di lavorare di Claudio Abbado, con cui ho avuto la fortuna di suonare per tanti anni sia con la Mahler Chamber Orchestra che con la Lucerne Festival Orchestra. Credo anche che sia assolutamente fondamentale per tutti i giovani musicisti fare il maggior numero di esperienze di musica da camera in questo senso, e anche coltivare con pazienza l'idea di avere un proprio gruppo stabile, con cui approfondire tutti gli aspetti del linguaggio, dello stile, dell'insieme e degli equilibri (anche per questo, non appena se ne presenta l'occasione, ci tengo a coinvolgere i ragazzi in iniziative di musica d'insieme!).

Hai avuto a tua volta la fortuna di studiare con insegnanti di grande levatura, cosa porti con te di ciascuno di loro?
Sarà difficile poter citare tutti quelli da cui ho appreso qualcosa, ma mi sento di poter riassumere in alcuni grandi blocchi: sin da piccolo ascoltavo le lezioni di Filippini a Cremona, di lui ricordo soprattutto un grande spirito analitico strumentale, l’approccio alla “fonetica” dei suoni, il ragionamento sulle corde e sulle proprie mani e… la memoria! Mi sono diplomato studiando un anno con Luca Simoncini, che ha avuto la pazienza (!) di rispondere a tutte le estenuanti domande che gli ponevo, ed il pregio di farmi prendere coscienza dell’elasticità e delle tensioni delle mani, e del fatto che ogni risultato va costruito facendo ordine e pulizia soprattutto alle radici. Con Mario Brunello ho scoperto il fascino dell’immaginazione e dell'iniziativa, della ricerca sulla partitura, il gusto per gli esperimenti e le scelte, unito alla capacità reattiva in concerto, proprio sul palco, di modificare il proprio discorso senza perderne il filo, e tenere vivo un dialogo stretto con il pubblico. Il gusto della gestualità, delle densità nel suono e dell’agogica nel fraseggio con Enrico Bronzi, poi la grande dedizione ed onestà di Natalia Gutman, di cui ho sempre ammirato la vastissima conoscenza e l'energia nello spronare gli allievi, nel tirare fuori la qualità da ognuno di noi, fino all’ultima goccia!
Con Clemens Hagen, oltre ad un tipo di studio più frequente in una realtà come il Mozarteum, mi sono concentrato sul suono in tutte le sue forme (libertà, risonanza, proiezione, lirismo) e sulla fisicità del suonare, e sull’ultimo passo nel lavoro, la performance, ovvero la capacità di ascoltarsi da fuori, affinare l’orecchio, essere “professionali” non solo nelle intenzioni, ma nel vero risultato.
Infine la curiosità, la conoscenza ed il coraggio nelle scelte del repertorio appresi da Steven Isserlis, uniti alla costante ricerca degli affetti in musica e di una viva "energia mentale" nell’esecuzione.
Dovrei citare molti altri, Harvey Shapiro, Pieter Wispelwey, Antonio Meneses, David Geringas (capace di darti mille stimoli in una sola ora di lezione!), e non posso dimenticare le lezioni con i pianisti Andras Schiff e soprattutto con Ferenc Rados.

La tua biografia è densa di premi, collaborazioni con orchestre prestigiose, concerti cameristici con partner importanti…come riesci a dedicare tante energie all’insegnamento, visto che sei anche titolare della cattedra di violoncello al Mozarteum di Salisburgo?
Posso dire che tutto ciò che ho appreso e che tuttora scopro è, a mio avviso, così entusiasmante e ricco che mi è impossibile non aver voglia di condividerlo.
Se poi vedo che le cose prendono forma e noto delle vere e proprie trasformazioni da una lezione all’altra, allora questo mi dà ancora più stimolo e quindi energia.

Sei a Fiesole da pochi anni…cosa ti ha convinto ad accettare l’incarico? Avevi avuto modo di entrare già in precedenza in contatto con la Scuola?
Ho avuto la fortuna di insegnare per l’Orchestra Giovanile Italiana dal 2006 al 2009, ma quando nel 2015 Andrea Lucchesini mi ha proposto il corso di violoncello non ho esitato un attimo, in primo luogo perché mi sentivo onorato dalla proposta, conoscendo la sua serietà e il suo senso di responsabilità, e poi perché credo che non ci sia luogo migliore dove riunire i migliori talenti del nord e del sud Italia: Fiesole non vuol dire solo una scuola dove far lezione di violoncello, ma una storia, una realtà a 360 gradi (i giovanissimi, gli amatori, la Giovanile, il perfezionamento…), una vera “missione”, soprattutto in Italia.

Quali sono i tuoi progetti artistici per il prossimo futuro?
Ho vari progetti iniziati nei tempi più recenti ed alcune belle novità in calendario.
Tra poco sarò ospite per la prima volta del Ljubljana Cello Fest, dove suonerò la Sonata op. 8 di Kodaly ed altri brevi brani del '600 e di G. Kurtág, poi sarò al Bologna Festival in trio con Ilya Gringolts ed Alexander Lonquich, con cui avevo già suonato anche in duo alle Serate Musicali di Milano e all'Unione Musicale di Torino; tornerò per il quarto anno consecutivo al fantastico Ilumina Festival in Brasile, diretto dalla bravissima violista americana Jennifer Stumm, e suonerò sia con lei sia con altri amici, musicisti molto ispirati come Tai Murray, Sacha Soumm, i pianisti Tom Poster e Cristian Budu e quest'anno anche il clarinettista Gabriele Mirabassi! Avrò il piacere di suonare in Italia e Inghilterra con il bravissimo violinista Roman Simovic, terrò un recital con Alasdair Beatson alla Filarmonica di Rovereto ed uno al KotorArt Festival in Montenegro, dal quale ho ricevuto un secondo invito dopo la prima partecipazione nello scorso agosto, poi concerti a Singapore in primavera ed il Delft Music Festival in Olanda, invitato da Liza Ferschtman… non vedo l'ora!

Desideri approfondire la tua preparazione musicale e partecipare alle attività del progetto formativo dell’Orchestra Giovanile Italiana? Hai tempo fino alla mezzanotte del 22 ottobre per presentare domanda ed accedere alle prove di ammissione, che si svolgeranno alla Scuola dal 30 ottobre al 4 novembre. Il progetto OGI, il primo corso di qualificazione orchestrale in Italia, ha formato in oltre trent’anni migliaia di giovani musicisti, e per moltissimi di loro è stato il trampolino di lancio per l’ingresso nelle principali compagini orchestrali di tutto il mondo.
L’Orchestra Giovanile Italiana offre ai giovani strumentisti fondamentali ed entusiasmanti esperienze, sotto la guida di docenti prestigiosi e celebri direttori, spaziando tra il grande repertorio sinfonico, la musica da camera ed il teatro musicale.

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La musica come pretesto: casi di studio per una divulgazione del nostro patrimonio culturale tra libri, carte e arte è il tema del workshop che si terrà il prossimo 29 settembre a Montecatini Terme.
La presentazione della mostra on-line (costruita su piattaforma Movio) del Fondo musicale settecentesco Venturi, conservato presso la Biblioteca comunale di Montecatini, vuole essere spunto per una riflessione condivisa sulle attuali modalità e sugli obiettivi della divulgazione del patrimonio musicale.
Con l'analisi di alcuni progetti realizzati sul territorio nazionale sarà evidenziato come le fonti musicali sono oggi valorizzate utilizzando modalità tradizionali e digitali insieme, come i beni musicali vadano a integrarsi perfettamente con il resto del patrimonio librario, archivistico e artistico e possano diventare un “pretesto” per diffondere la conoscenza della storia e della cultura del nostro paese.
L'iniziativa è organizzata dal Centro di documentazione musicale della Toscana e dalla Sezione di Montecatini e Monsummano Terme dell'Istituto storico lucchese. La giornata si rivolge principalmente agli operatori di archivi, biblioteche e musei toscani, specializzati e non, e a studiosi e ricercatori impegnati nella conservazione, tutela, catalogazione e valorizzazione di materiale musicale.
Il programma è disponibile su www.cedomus.toscana.it

Dall’anno accademico 2017/2018 l’offerta formativa del Triennio si apre a nuovi insegnamenti, avvantaggiando gli studenti che vogliano dedicarsi alla musica antica. La Scuola è stata infatti recentemente autorizzata -ai sensi dell’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005- all’attivazione dei corsi accademici di primo livello in arpa, basso tuba, canto barocco, clavicembalo e tastiere storiche, flauto traversiere, liuto, organo, viola da gamba, violino barocco e violoncello barocco.

Scadenza domande di iscrizione: 20 ottobre 2017
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In-Orchestra, l’Orchestra Sinfonica Inclusiva della Toscana, è stata insignita del Premio Nazionale Cultura della Solidarietà 2017.
La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 24 settembre al Teatro Mauro Bolognini di Pistoia: a ricevere il riconoscimento saranno Licia Sbattella, Presidente della Fondazione Sequeri Esagramma, Anna Ravoni e Lorenzo Cinatti, rispettivamente Presidente e Sovrintendente della Fondazione Scuola di Musica di Fiesole O.n.l.u.s., ed Elisabetta Carullo, Direttore Generale della Fondazione Spazio Reale.
Il Premio nasce dall’esigenza di contribuire a diffondere una vera e propria cultura della solidarietà, quale fondamento di una società più civile e più umana. Lo ha ideato Renzo Cosci, che da oltre vent’anni si dedica alla tutela dei disabili motori e sensoriali della provincia di Pistoia, e viene realizzato grazie al Centro Studi e Documentazione sull’Handicap di Pistoia.
Il progetto In-Orchestra, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito delle attività di Erasmus+, vede la Scuola collaborare con la Fondazione Spazio Reale e con partner europei di grande rilievo, mentre il contributo metodologico operativo è della Fondazione Sequeri Esagramma. Quest’ultima ha messo a punto un percorso denominato Educazione Orchestrale Inclusiva, che sfrutta le potenzialità del linguaggio musicale e della compagine orchestrale permettendo di raggiungere importanti conquiste, come consolidare l’immagine di sé, ampliare ed elaborare il proprio vissuto emotivo, scoprire modalità relazionali più complesse. Far parte dell’orchestra rappresenta un’occasione d’inclusione educativa che supera in efficacia l’intervento di sostegno individuale, grazie alla capacità della musica di agire in profondità ad ogni livello, sia emozionale che cognitivo.

Finalmente il grande concerto La Piazza Incantata ha celebrato la festa del 25° compleanno della Fondazione CR Firenze, che nel giugno scorso era stata vittima di una delle pochissime sere di pioggia di questa caldissima estate.
Il concerto ha avuto luogo con entusiasmante successo il 12 settembre scorso; anche stavolta i timori per i capricci del meteo hanno richiesto le cure dell’organizzazione, ed infine si è optato per la capiente struttura del Mandela Forum, l’unica in grado di accogliere i seimila spettatori registrati. Il colpo d’occhio era in ogni caso garantito dalla proiezione in video della facciata della Basilica di Santa Croce, sulla quale per l’intero concerto hanno giocato le luci, con effetti di grande suggestione.
Gli ascoltatori hanno preso posto in platea e sulle gradinate, e per tutti è stata grande festa: soddisfatti il Presidente della Fondazione CR Firenze Umberto Tombari, che ha sottolineato il valore del sostegno alle istituzioni formative ed alle attività artistiche e culturali del territorio e il Sindaco di Firenze Dario Nardella felice di vedere riunite le forze musicali della città.
La vivace presentazione di Lella Costa e Francesco Micheli ha introdotto musiche ed interpreti; concentrati ed emozionati, cantori e strumentisti hanno espresso al meglio la loro passione musicale, sotto la guida dei maestri Lorenzo Fratini, Edoardo Rosadini, Farhad Mahani (in sostituzione di Paolo Ponziano Ciardi, bloccato a Miami dall’uragano) e Daniele Giorgi. Quest’ultimo ha radunato i quasi cinquecento musicisti per il grandioso bis finale: Ave formosissima e O fortuna dai Carmina Burana di Carl Orff hanno concluso trionfalmente la serata, nel tripudio generale.

Dal 2013 l’offerta formativa della Scuola include i corsi triennali per il conseguimento del Diploma accademico di primo livello di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), equipollenti a titoli di studio universitari e autorizzati dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. L’accesso al Triennio è subordinato ad un esame d’ammissione, con un calendario che verrà pubblicato sul sito.

Corsi attivati 
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L’attività didattica sta per iniziare! È il momento di affrettarsi, per tutti coloro che desiderano avvicinarsi alla musica attraverso uno dei tanti progetti formativi offerti dalla Scuola: corsi di strumento e di canto, di propedeutica musicale per i più piccoli, corsi liberi per amatori, partecipazione alle compagini orchestrali…
Le modalità di iscrizione ed ammissione sono visibili sul sito della Scuola. Per tutti i corsi che prevedono una prova d’ammissione potete consultare il calendario.
Per i nuovi iscritti ai corsi di strumento che non abbiano ancora compiuto 14 anni è previsto un mese di prova gratuito.

Link iscrizioni online

L’Orchestra Giovanile Italiana torna al Festival MITO, dove sarà impegnata nel capolavoro classico per antonomasia, la Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125 di Beethoven, la cui esecuzione è prevista il 9 settembre in Piazza del Duomo a Milano, ed il giorno successivo in Piazza S. Carlo a Torino.
Nicola Campogrande, direttore artistico della manifestazione, ha rinnovato l’invito all’OGI (dopo la bella prova offerta a fianco di Andrea Lucchesini e Giampaolo Pretto nell’edizione 2016) per due serate che rappresentano in pieno lo spirito del Festival.
La Nona dei ragazzi in piazza vede sul podio Daniele Rustioni, lanciato -nonostante la giovane età- in una carriera internazionale di grande spessore (recentissima la sua nomina a Direttore Principale dell’Opéra National de Lyon), mentre le voci soliste provengono dall’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino e la compagine corale, preparata da Claudio Chiavazza, è il Coro Maghini di Torino.
I due concerti –ad ingresso gratuito- si preannunciano per i musicisti dell’OGI come un esaltante bagno di folla, nello spirito di condivisione pubblica della manifestazione musicale, ribadito dalle amministrazioni comunali delle due città.

Massiccia presenza dei giovani compositori fiesolani al concerto di premiazione del Concorso internazionale di composizione 2 Agosto, che conclude la Giornata di memoria di tutte le stragi, nel 37° anniversario dell’eccidio che causò la morte di 85 persone alla stazione centrale di Bologna. Da 23 anni la commemorazione comprende il Concorso di composizione 2 agosto, patrocinato dall’Associazione tra i familiari delle Vittime della strage e dal Comitato di solidarietà alle Vittime delle stragi, di cui il grande concerto in Piazza Maggiore (ore 21.15) rappresenta la conclusione.
L’apertura del programma vede tre brani commissionati ai vincitori del Premio Veretti, che frequentano a Fiesole la classe di composizione di Andrea Portera: Sail through your eyes per sax alto e orchestra di Federico Torri, Geghard per voce, fisarmonica e orchestra di Benedetta Zamboni e Paráclitus per trombone e orchestra di Jacopo Aliboni saranno eseguiti dalla Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Alessandro Cadario, con l’apporto di prestigiosi interpreti, tra cui il fisarmonicista Ivano Battiston.
A seguire, il trittico di lavori premiati dalla commissione presieduta da Marco Betta: ancora un allievo della classe di Andrea Portera, Lorenzo Fiorentini, si è aggiudicato il terzo premio, con J-Rhapsody per saxofono e orchestra, mentre al secondo posto si è classificato il fiorentino Paolo Cognetti, e la vittoria è andata all’iraniano Mohammad Amin Sharifi.

Alto e imponente, incute col suo aspetto teutonico un’iniziale soggezione, ma il suo sguardo è dolce, il tono pacato e gentile, e conversare con lui è davvero piacevole ed interessante.
Lo abbiamo incontrato a Scuola in occasione della sessione estiva dell’Accademia Europea del Quartetto, alla quale non manca mai di partecipare, sia in quanto Presidente dell’European Chamber Music Academy, sia per il grande, antico affetto che lo lega alla Scuola.

Com’è arrivata la musica nella tua vita?
Avevo 8 anni e mezzo, quando i miei genitori mi hanno portato alla Scala ad ascoltare un concerto del celebre pianista Rudolf Serkin, e lo ricordo con grande emozione: la musica è arrivata insieme ad una solida amicizia, visto che Rudy era anche un carissimo amico di mio padre; quella sera, dopo il concerto, mi volle accanto a tavola e parlò quasi solo con me… conservo un ricordo indelebile della sua arte e della sua umanità.
Non ho invece avuto modo di studiare io stesso uno strumento musicale, forse a causa di un’innata pigrizia, ma più probabilmente perché, nel momento in cui avrei potuto esservi introdotto, i miei genitori si sono separati e si sono determinate altre priorità.

Questo non ti ha impedito di occuparti di musica con grande passione…
Infatti, sono stato sempre vicino alla musica: il mio più grande amore è per la musica da camera, ma ho sempre avuto un forte interesse anche per altri tipi di musica; per diversi anni ho seguito la musica popolare, partecipando attivamente all’avventura culturale ed umana del Nuovo Canzoniere Italiano, e con tanti amici ho prodotto dischi e registrazioni. Inoltre sono stato per molto tempo –sempre coinvolto da amici- editore di dischi jazz per collezionisti: incisioni rare di concerti dal vivo, soprattutto… e anche qualcosa di musica contemporanea, ad esempio i lavori di Giacinto Scelsi.

Tutto questo facendo tutt’altro…
Esatto: ho studiato storia, economia e sociologia e ho svolto l’attività di consulente per le aziende… per dirla con mia figlia, il mio mestiere è dire agli altri cosa devono fare!

Tornando alle amicizie con i grandi musicisti, oltre a Serkin ci sono stati altri importanti incontri?
Quando avevo 22 anni ho fatto da guida, autista e interprete durante un lungo tour italiano dell’Orchestra del Festival di Marlboro, diretta da Sasha Schneider, il primo violino del Quartetto di Budapest; c’erano anche Rudy e Peter Serkin, e tanti altri.
Tramite Marlboro ho conosciuto la grande violinista Pina Carmirelli, ed ho accompagnato anche lei in giro per vari concerti, tra l’Italia e la Svizzera…

A un certo punto nella tua “galleria” è apparso anche Piero Farulli…
L’incontro con Piero è stato successivo, risale alla seconda metà degli anni ’80.
Sapevo bene chi fosse Piero Farulli, ed ero molto interessato ad incontrarlo, così, approfittando del fatto che una fondazione aveva deciso di sostenere con un contributo economico la Scuola, ho pensato di venire a Fiesole a consegnare materialmente l’assegno.
Avevo appuntamento alla Torraccia alle 11.30 del mattino, ed ero convinto che, dopo una mezz’ora, sarei andato a pranzo con mia moglie sulle colline fiesolane…invece alle sei del pomeriggio eravamo ancora lì, digiuni (!) a parlare della Scuola, di musica, di pedagogia, di filosofia, di tante altre cose…
Si è creata una bella amicizia, e sono tornato spesso alla Torraccia su richiesta di Piero, che desiderava consigli organizzativi, fino all’incarico formale di far parte della Commissione Artistica della Scuola. Sono nel frattempo diventato amico di tanti che a Scuola lavorano, con una dedizione che non ho trovato in nessun'altra organizzazione.

Com'era il tuo rapporto con Piero?
Piero era uno straordinario artista, un grande uomo, un vero compagno, un amico affettuoso. Ho avuto molti momenti intensi con lui, e anche qualche scontro: ricordo, una volta, una dura discussione su aspetti del futuro della Scuola, finita in modo piuttosto brusco. La mattina dopo, a Scuola, mi guardò con faccia quasi truce -ma occhi luminosi- e mi disse : "Sì... ma forse avevi ragione anche tu." Sapeva davvero ascoltare, e non solo la musica.

Sempre a proposito di frequentazioni musicali: cosa ha significato per te la lunga consuetudine con la Società del Quartetto di Milano?
Sono socio del Quartetto da quando avevo 16 o 17 anni, e per molto tempo sono stato anche nel consiglio direttivo; mi occupavo in modo informale della musica da camera dei giovani, così ero non solo presente ai concerti, ma accompagnavo spesso gli artisti a cena: ho conosciuto così altri musicisti, e da ogni rapporto sono scaturiti nuovi incontri e amicizie: per esempio Andrea Lucchesini, tramite il quale ho poi conosciuto Mario Brunello, e attraverso di lui Angelo Zanin del Quartetto di Venezia, e così via…

Parliamo un po’ dell’European Chamber Music Academy, di cui sei Presidente?
La storia di ECMA ha a che fare direttamente con la Scuola e con Piero, che voleva creare una nuova struttura -quella che poi si è chiamata Accademia Europea del Quartetto-, radunando tre suoi colleghi che, oltre ad essere amici, erano anche glorie di tre celebri formazioni molto diverse tra loro come Norbert Brainin (primo violino del Quartetto Amadeus), Hatto Beyerle (viola del Quartetto Alban Berg) e Milan Škampa (viola del Quartetto Smetana).
L’avventura è cominciata così, con l’idea di mettere i giovani quartettisti a confronto, in uno stesso stage, con quattro maestri di questo calibro. Il principio fondante era che non si dovesse trattare di una masterclass ordinaria, a cui partecipi per imparare dal maestro quale interpretazione dare ad un pezzo, ma che frequentare l’Accademia significasse mettere a confronto, ed utilizzare in funzione di stimolo, quattro profonde visioni della musica, magari completamente diverse.
Questo presupponeva che i discenti fossero gruppi stabili, con una preparazione tecnica e musicale già approfondita, e stessero magari già affacciandosi all’attività concertistica.
Per due o tre anni l’esperienza fu condotta secondo questo criterio, con grande entusiasmo da parte di Piero, che subito desiderava allargare il raggio d’azione e costituire un organismo realmente europeo. Con la solita ingenuità dei musicisti, e in questo caso anche dei consulenti (fra cui il sottoscritto!), abbiamo pensato che dovevamo partire da un riconoscimento formale ed economico da parte dell’Unione Europea, e che un progetto d’eccellenza come questo l’avrebbe sicuramente ottenuto.
Purtroppo le cose sono state molto più difficili: le numerose lettere spedite a Bruxelles non hanno sortito effetti pratici, e tuttavia Piero intendeva proseguire comunque, nonostante tutto. Ha chiesto quindi ad Hatto Beyerle di essere il suo “braccio armato”, in qualità di direttore. Così Hatto è andato a Vienna, Basilea, Hannover, Parigi ed Helsinki, riuscendo a coinvolgere nell’impresa importanti istituzioni musicali, ed ECMA è partita… 14 anni fa!
Ho seguito tutto questo dall’inizio. La cosa si è strutturata lentamente: ECMA si è data uno statuto, che doveva essere nazionale; l’istituzione ufficiale più vicina e più disponibile era l’Università di Vienna, così ECMA ha uno statuto di legge austriaca, anche se in realtà è una partnership strategica delle università e delle istituzioni europee che ne fanno parte come membri effettivi, e che oggi sono a Fiesole, Vienna, Grafenegg, Parigi, Oslo, Manchester, Berna, Den Haag e Vilnius. Tra i partner associati figurano numerosi festival in Austria, Francia, Regno Unito e Italia (ricordo il Festival Casals di Prades, il Festival di Gent nelle Fiandre, la Wigmore Hall a Londra, il Ravenna Festival…).

Come funziona?
Ciascuno dei partner si fa carico dell’organizzazione di una settimana di formazione, secondo criteri generali condivisi, ma con assoluta autonomia organizzativa ed economica.
Ogni ensemble viene selezionato con un’audizione e diviene aspirante. Lo rimane per due o tre sessioni, il tempo necessario per verificarne il livello e la capacità di apprendimento. Poi può divenire membro effettivo di ECMA, ed iniziare a frequentare le sessioni nei vari paesi, completando il percorso in due o tre anni, al termine dei quali avrà partecipato ad una dozzina di appuntamenti.
I gruppi sono molti, ed a loro si può aggiungere un ensemble segnalato dal partner ospitante, oppure invitato da qualcuno dei maestri, anche se non ha fatto l’audizione. Il gruppo “aggiunto” fa un’esperienza, e talvolta, dopo qualche sessione di prova, sostiene l’audizione formale: solo una volta ammesso ha diritto di partecipare come effettivo alle sessioni, che sono gratuite per gli allievi.

In che cosa si distinguono gli ensemble che hanno frequentato ECMA?
In generale manifestano una notevole vitalità: per l’80% sono ensemble attivi e di buon risultato anche in termini di carriera; alcuni poi sono entrati stabilmente nel circuito concertistico internazionale, come ad esempio il Quartetto di Cremona e il Meta4, contemporaneamente allievi di ECMA e totalmente diversi, ma tutti e due fortemente improntati dall’Accademia.
Come dicevamo, ECMA ha un principio di fondo: non insegna interpretazione, ma cerca di dare ai propri ensemble tutti gli strumenti per capire a fondo la musica mentre affrontano il pezzo che stanno studiando, cercando il senso profondo della scrittura e dell’esperienza musicale.

In questo senso è importante anche l’apporto di figure diverse? Penso alla presenza fiesolana di un intellettuale della musica come Alfred Brendel…
C’è sempre lo sforzo di dare ai ragazzi qualcosa in più, in termini di comprensione del mondo, anche su tematiche diverse: abbiamo avuto filosofi, storici dell’arte, e ovviamente numerosi compositori.
È importante che i giovani musicisti conoscano anche qualcosa del paese dove si tiene la sessione: li abbiamo messi in contatto con cose molto diverse, come ad esempio la danza popolare norvegese, o la musica lituana…
In tutte le sessioni c’è qualcosa che va in questa direzione. Brendel non è venuto solo a fare l’interessante conferenza su Beethoven che abbiamo ascoltato il 6 luglio scorso a Scuola, ma anche ad insegnare, ovviamente in una sua maniera, diversa dal modello ECMA. Ha fatto delle meravigliose masterclass di tipo abbastanza tradizionale, lavorando sull’interpretazione dei pezzi proposti dagli ensemble partecipanti. Non è dirigistico, ma la sua lezione è strutturata sul pezzo, ed ha lo scopo di arrivare ad un’interpretazione condivisa.
Qualcosa di molto diverso dal lavoro che normalmente fanno i docenti ECMA, che usano il brano musicale per affinare gli strumenti di conoscenza sì di quel pezzo, ma con un approccio che dev’essere applicabile anche a tutt’altro repertorio.

Come ogni anno, in qualità di Presidente dell’ECMA, hai presenziato alla sessione fiesolana… com’è andata?
Molto bene in generale, con punte di eccellenza per alcuni gruppi più pronti, che hanno dato ai maestri grandi soddisfazioni in termini di crescita veloce, di fame di capire.
Assolutamente positiva poi l’esperienza dell’execution time a Villa La Fonte. Inizialmente ero perplesso rispetto a questa modalità, ma ho dovuto ricredermi: i ragazzi amano suonare, ed è molto piacevole per loro testare il lavoro in fieri di fronte ai colleghi. C’erano anche i bambini dei centri estivi, ad ascoltare le esecuzioni a Villa La Fonte, e mi è parso bellissimo questo collegamento tra due attività così diverse, che si tengono contemporaneamente alla Scuola.
Quello che invece i gruppi non fanno mai abbastanza –anche se non mi stanco di dar loro consigli in questo senso– è ascoltare le lezioni rivolte agli altri ensemble, attraverso cui c’è tantissimo da imparare; i ragazzi pensano invece -erroneamente– che sia meglio trascorrere tutto il tempo studiando e provando…

Facciamo un passo indietro, e torniamo al punto di partenza della tua amicizia con Piero. Vorrei che raccontassi ai nostri lettori qualcosa di più sulla ‘non ancora identificata’ fondazione, il cui contributo fu da te consegnato personalmente. Ne accennavi all’inizio della nostra conversazione, ma in modo così vago da accrescere il desiderio di saperne di più, anche perché se non sbaglio il contributo non si è mai interrotto, ed è tuttora determinante per la Scuola…
Se proprio insisti… È una bella vicenda familiare, che però non racconto volentieri, credo per un’innata abitudine alla riservatezza.
Mio padre veniva da una storia politica e culturale di profondo e coerente antinazismo e antifascismo (pensa che è stato il primo tedesco ad aderire a Giustizia e Libertà!). Durante la seconda guerra abitava a Roma, come rappresentante civile della Divisione Chimica del Ministero tedesco degli Armamenti, e questa posizione gli permise di entrare in stretto contatto con i partigiani e con gli alleati, aiutando per quanto gli fu possibile molti italiani ed ebrei. Dopo la guerra è stato imprenditore, ed ha raggiunto un non previsto successo economico: quando ha ceduto la quota dell’azienda di importazione di prodotti chimici cui si era dedicato, ha voluto creare una piccola Fondazione, Omina, allo scopo di sostenere alcune realtà significative. Tre di esse sono in Italia: la Scuola di Musica di Fiesole, la Mensa dei bambini proletari a Napoli (poi confluita in altre iniziative di sostegno collegate a Libera), e il Centro educativo italo-svizzero di Rimini, che è una scuola molto particolare, estremamente avanzata sul piano pedagogico.

Perché Omina?
Si chiama Omina perché mia nonna Ada era chiamata così, come diminutivo di oma (nonna, nel tedesco colloquiale): il nome completo è Omina Freundeshilfe, che significa aiuto agli amici. Questa seconda intitolazione deriva dalla lunga frequentazione, che mio padre aveva avuto in gioventù, del salotto viennese di Genia Schwarzwald, una donna eccezionale, coltissima e amica dei grandi del suo tempo, dallo scrittore Musil al pittore Kokoschka. Durante la prima guerra mondiale Genia aveva creato, tra le altre cose, un sistema di cucine popolari a Vienna e a Berlino (“aiuto agli amici” tedeschi, in difficoltà per la carestia alimentare conseguente al conflitto).
Il circolo culturale dei coniugi Schwarzwald era frequentato come dicevo dai più importanti intellettuali e artisti del tempo, tra cui Arnold Schönberg ed il celebre architetto Adolf Loos, che aveva costruito la loro casa. Anche molti giovani erano accolti nel salotto, e tra i più assidui mio padre (che vi incontrò la mamma) e anche Rudolf Serkin.

Come è avvenuto l’incontro tra Omina –cioè la famiglia Deichmann– e la Scuola?
Omina è arrivata alla Scuola per pura casualità: mio padre aveva conosciuto –come inquilino di un suo piccolo appartamento a Milano– il musicista e scrittore Harvey Sachs, all’epoca sposato con Barbara, che insegnava a Fiesole. Sachs aveva scoperto che Hans Deichmann era un personaggio interessante, con la sua vita avventurosa e la sua pericolosa coerenza morale (davvero rischiosa, soprattutto negli anni terribili della seconda guerra) e decise di dedicare alla sua storia un lungo articolo. Il saggio apparve col titolo Der Ordinäre sul New Yorker nel 1990 (ripubblicato poi dalla Scuola in traduzione italiana, Un tipo normale - Hans Deichmann fu presentato all’Auditorium Sinopoli il 26 febbraio 2006, in una commovente commemorazione con la partecipazione di Vittorio Sermonti e gli interventi musicali di Andrea Lucchesini, del Quartetto di Fiesole e della giovanissima violinista Maria Kouznetsova, ndr.).
A mio padre, Harvey Sachs ha segnalato le cose belle che avvenivano sulla collina di Fiesole, raccontando tutto ciò che sapeva sulla Scuola, e poi ha combinato una cena a Loro Ciuffenna, in occasione di un concerto alla Pieve di Gropina. A tavola Piero inveiva contro il disinteresse per la musica da parte degli enti pubblici, e mio padre lo ascoltava con attenzione, fino a decidere –ma senza rivelarlo subito– di sostenere la Scuola attraverso Omina.
Scrisse quindi una lettera a Piero, ma sia lui che Adriana Verchiani pensarono ad uno scherzo, visto che il contributo promesso arrivava in pratica da sconosciuti. Invece era tutto vero, e così venni a Fiesole a consegnare personalmente l’assegno, nel famoso primo incontro di cui parlavamo all’inizio.
Nei primi anni questo contributo era variabile, e veniva utilizzato per colmare i disavanzi del bilancio, per poi andare a incrementare il patrimonio della Scuola.
Purtroppo i fondi di Omina non sono immensi, così, dopo la morte di mio padre, abbiamo dovuto rivedere gli accordi con la Scuola, destinando un contributo definito ad un settore specifico, che è stato individuato naturalmente nell’attività cameristica, dalla base all’Accademia Europea del Quartetto.

Per concludere… cosa vorresti nella prossima Accademia del Quartetto?
Vorrei che ci fosse una maggiore presenza di ensemble provenienti dalla Scuola, che negli anni di Piero è stata una fucina di giovani quartetti -anche grazie ad una più ampia attività cameristica dell’Orchestra Giovanile- mentre oggi sembra faticare di più a produrre gruppi stabili e di alto livello. Nel frattempo anche ECMA ha modificato l’impostazione iniziale di Piero, ammettendo oltre ai quartetti d’archi anche le altre tipologie di ensemble stabili di musica da camera. Spero perciò di vedere gruppi fiesolani ad ogni sessione ECMA in tutta l’Europa, e naturalmente anche l’anno prossimo qui a Fiesole!

Giovedì 17 agosto, alle ore 23.45, andrà in onda su RAI3 Prova d’orchestra, il documentario realizzato da Francesco Matera e Lorenzo Scoles sull’edizione 2016 dell’Orchestra Giovanile Italiana.
È una magnifica opportunità per far conoscere al pubblico televisivo il lavoro dei giovani musicisti che scelgono la Scuola per approfondire -all’interno di un rodato progetto didattico- le loro competenze strumentali, e qualificarsi come futuri professori d’orchestra.
Prova d'orchestra segue da vicino le avventure artistiche e personali di questi ragazzi, mostrando le varie sessioni di preparazione dell’Orchestra Giovanile e documentando al contempo l’evolversi dei rapporti umani tra i musicisti, cui viene dato spazio per esprimere desideri e timori attraverso brevi interviste.
Il documentario inizia con l’arrivo dei musicisti a Fiesole per le prove primaverili, e li segue nelle tappe del lavoro a sezioni, in prova col maestro preparatore Giampaolo Pretto; poi a Torino, dove eseguiranno la Quinta Sinfonia di Mahler col direttore lettone Andris Poga, e così via…
Vivere insieme ogni giorno, lavorare insieme, condividere il tempo delle prove e lo svago delle serate cementa i rapporti fra i ragazzi e migliora la loro capacità di armonizzarsi, tanto nell'esecuzione musicale quanto nelle relazioni personali. La seconda tappa vede l’OGI impegnata in due concerti in settembre, al Teatro Dal Verme di Milano: la bacchetta è nelle mani di Giampaolo Pretto e al pianoforte siede Andrea Lucchesini, che ha voluto condividere con i ragazzi della Giovanile l’invito a lui rivolto dal Festival MITO, prima di lasciare la direzione artistica della Scuola.
Il mese di ottobre inizia con gli esami, due prove faticose e molto importanti, la prima interna per i voti del corso e la seconda, per i migliori, davanti ad una commissione esterna composta dai responsabili di importanti istituzioni orchestrali, per favorire eventuali sbocchi professionali: è il momento delle valutazioni cui ogni musicista deve sottoporsi, per verificare i propri progressi e misurare le forze.
Il documentario si conclude a Roma, nella grande Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica, dove l’OGI suona con John Axelrod Čajkovskij, Respighi e Strauss. Le emozioni sono forti, l'orchestra è compatta nel suono e nei sentimenti, il concerto è salutato da un magnifico successo e quest'ultima data consegna i ragazzi ad un avventuroso orizzonte di incognite e opportunità.
Le loro parole, testimonianze e intime confidenze lungo questo duro ma elettrizzante percorso ci regalano un quadro di emozionante umanità, il ritratto di una generazione capace di abnegazione, sacrificio e rigore quanto, allo stesso tempo, di leggerezza, passione ed armonia: un'impagabile iniezione di energia, che può costituire una scoperta anche per chi non abbia confidenza con la musica classica.

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Ospite del Santuario di Soviore, l’Orchestra dei Ragazzi avrà il suo stage estivo dal 24 al 29 luglio a Monterosso. L’incanto delle Cinque Terre sarà lo scenario di un’intensa attività per i giovani strumentisti della Scuola ed il loro direttore-docente Edoardo Rosadini, non solo in orchestra ma anche nelle varie formazioni d’archi: a Vernazza (Chiesa di San Francesco) saranno di scena il 26 luglio (ore 21.15) il Quartetto Dissimilis e il Quartetto Contrarco che si cimenteranno con l’olimpica classicità di Mozart e Haydn, mentre l’Evolution Quartet eseguirà Tutto diviene follia della compositrice napoletana Alessandra Bellino. Il giorno successivo, al Castello di Riomaggiore, lo String Soviore Ensemble affronterà il Concerto Brandeburghese n. 3 di Bach e i quartetti Sine Tempore e Hyde interpreteranno opere di Schubert e Beethoven.
L’Orchestra dei Ragazzi si riunirà per un primo concerto venerdì 28 luglio (ore 21:00 Santuario di Nostra Signora - Località Soviore, Monterosso al Mare (SP)) per poi esibirsi nel gran finale il 29 luglio (21.15) al Molo dei Pescatori. Il concerto, che è tra gli eventi del XXXVI Festival Internazionale di Musica Cinque Terre, si tiene nell’ambito di Monterosso: un mare di libri, salotto letterario organizzato dal Comune di Monterosso e dal Consorzio Turistico Cinque Terre con il sostegno del Parco Nazionale delle Cinque Terre e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale. Il programma accosta l’Introduzione dell’oratorio La creazione di Haydn al Concerto per violino e oboe BWV 1060 di Bach, (soliste la violinista Matilde Urbani e l’oboista Emilia Galli); tre celebri ouverture operistiche ed una selezione dalle Enigma Variations di Elgar completano l'offerta musicale, che metterà in luce gli splendidi risultati dell’intenso lavoro di quest’anno.

Tre giovani talenti della Scuola hanno raccolto i massimi premi al XXVI Concorso nazionale Riviera della Versilia “Daniele Ridolfi”: il duo di arpe formato nella classe di Susanna Bertuccioli da Aran e Nora Spignoli Soria ha ottenuto con 100/100 la vittoria della sezione cameristica, mentre la pianista Beatrice De Maria, allieva di Enrico Stellini, ha vinto il primo premio assoluto della sua categoria.
Grande entusiasmo al concerto finale, il 1° luglio scorso, al Teatro dell’Olivo a Camaiore.
Complimenti!

Inizia dal prossimo settembre una nuova collaborazione, per la quale è stata appena siglata una convenzione tra la Scuola e l’Istituto Musicale Intercomunale “G.M. Trabaci” di Scanzano Jonico (Matera). Tra gli obiettivi del progetto ci sono il processo di rinnovamento delle conoscenze e la possibilità di fornire al mezzogiorno d'Italia un’offerta formativa di alto valore qualitativo, in particolare attraverso corsi di esercitazione orchestrale, masterclass, corsi di formazione per docenti e Master post lauream di I livello.
Prima tappa del percorso comune sarà la realizzazione di una serie di masterclass strumentali, finalizzate alla preparazione per le audizioni autunnali dell’OGI.
Antonello Farulli e Tiziano Mealli saranno i nostri primi docenti a recarsi nell’Istituto lucano, avendo accettato di tenere una settimana di lezioni (dal 18 al 23 settembre) al Palazzo Baronale di Scanzano, sede dell’Istituto, insieme ad insegnanti provenienti dai Conservatori di Matera, Napoli e Bari, e dall’ISSM “O. Vecchi” di Modena.

Docenti e Calendario delle masterclass
Viola: Antonello Farulli 18-23 settembre 2017
Pianoforte e musica da camera: Tiziano Mealli 18-23 settembre 2017
Violino: Felice Cusano 18-23 settembre 2017
Clarinetto: Antonio Tinelli 18-23 settembre 2017
Tromba: Luigi Santo 18-23 settembre 2017
Flauto e musica da camera: Filippo Staiano 18-23 settembre 2017
Violino e musica da camera: Carmelo Andriani 2-4 ottobre 2017
Violoncello: Alessandro Andriani 20-22 ottobre 2017

Per iscrizioni e informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. tel 3332524596 / 3336081042


L’Istituto Musicale Intercomunale “G.M. Trabaci”, nato su iniziativa di due musicisti lucani, (Antonio Fauzzi e Alessandro Vena), promuove dal 2008 la formazione musicale professionale nel Metapontino, territorio privo di istituzioni musicali accreditate e mal collegato con le città sedi dei conservatori.
Nel 2010 il progetto iniziale si è evoluto, ed una convenzione col Conservatorio Statale di Musica “E. R. Duni” di Matera ha sancito l’accreditamento dei corsi di formazione musicale di base propedeutici ai Corsi di Laurea di I livello.
Nel 2011 la scuola è divenuta Istituto Musicale Civico Intercomunale, primo e unico nella Regione Basilicata e tra i pochi nel panorama nazionale, con l’istituzione di un Consorzio Intercomunale per il Diritto allo Studio, cui aderiscono i Comuni di Scanzano Jonico (capofila), Pisticci, Montalbano Jonico, Nova Siri, Tursi e Rotondella.

La lezione-conferenza di Alfred Brendel resterà tra i più indelebili ricordi degli attenti ascoltatori che affollavano l’Auditorium Sinopoli lo scorso 6 luglio. Con la consueta pacatezza, l’acume e la profondità degli interessi di una mente sempre giovane, ma anche con l’immensa esperienza di una vita nella musica, il Maestro ha condotto per oltre un’ora il suo discorso sull’ultimo Beethoven, spaziando dalle sonate pianistiche agli estremi frutti della scrittura quartettistica, ed ha regalato, oltre agli ascolti di alcune registrazioni delle sue celebri esecuzioni (sia in disco sia dal vivo), anche esempi estemporanei al pianoforte. Una mattinata davvero speciale, che ha allargato ad una platea più ampia l’opportunità preziosa di cui hanno goduto nella settimana i gruppi dell’Accademia del Quartetto.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze sostiene con grande convinzione la nostra Scuola da molti anni, permettendo la realizzazione di innumerevoli progetti formativi. In questi giorni di festeggiamenti per i 25 anni della Fondazione, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per rivolgere qualche domanda a Gabriele Gori, che ne è Direttore Generale: lo abbiamo incontrato all’indomani della serata del 19 giugno all’Opera di Firenze.

Parliamo un po’ di Accordi Sonori, la grande festa che si è svolta all’Opera di Firenze nell’ambito delle iniziative per i 25 anni della Fondazione…
‘’Il nostro obiettivo era quello di organizzare una festa tutti assieme e direi proprio che l’abbiamo raggiunto. Il concerto nel ‘tempio fiorentino’ della musica, tra bambini che sotto la guida della vostra Scuola stanno avvicinandosi alla musica, è stato veramente emozionante. Si sono uniti contesti molto diversi, ma questa composizione ha reso chiaro il valore del percorso che ognuno sta compiendo nei vari progetti educativi. E questo sia per coloro che sono inseriti in contesti familiari e ambientali più favorevoli - e quindi possono fin da subito approfondire l’impegno- sia per quanti trovano nei Nuclei un punto di aggregazione, nel segno della bellezza. Mi ha impressionato in particolare una piccola violinista dalla carnagione scura, che aveva una fluidità di gesti ed un’impostazione strumentale degna di nota, che spero sarà coltivata.
Mettere insieme piccoli e adolescenti è stata una ottima idea ed una grande soddisfazione: la sacralità del luogo ha indotto anche nelle famiglie un comportamento di particolare attenzione, con un silenzio impressionante che si è sciolto alla fine in un applauso fragoroso e davvero caldo, come raramente è dato ascoltare perfino durante i concerti della stagione del Maggio. Volevamo far sì che le famiglie percepissero un chiaro messaggio, sia di cura per i più piccoli, sia di un’accoglienza affettuosa presso il Teatro dell’Opera… Credo che siamo riusciti nell’intento. Sono inoltre convinto che sia davvero importante che tutti i soggetti interessati alla crescita della città aiutino il nostro maggior teatro ad essere più vicino ai cittadini. Se tutte le istituzioni che fanno educazione musicale ed il nuovo Sovrintendente del Maggio riusciranno a lavorare insieme, l’obiettivo di riempire il teatro sarà raggiunto, e non solo grazie alla presenza dei tanti turisti che affollano Firenze. Dobbiamo impegnarci tutti a frequentare il teatro che ieri sera mi è apparso non solo più accogliente e familiare, ma perfino acusticamente più felice. Non so se sia stato merito della grande prova dell’Orchestra dei Ragazzi: non avevo mai sentito Nimrod delle Enigma Variations di Elgar e mi hanno commosso tantissimo i musicisti, che ho trovato tutti, insieme al maestro Rosadini, semplicemente magici! La foto finale della serata di ieri è ora sul desktop del mio computer, perché il ricordo di questa bella ed emozionante esperienza resti vivo nella memoria’’.
 
Ci avviciniamo alla Piazza Incantata…
‘’Già… La grande serata di mercoledì 28 in Piazza Santa Croce! Stavolta sappiamo di non poter contare sulla magia del teatro, e l’acustica della piazza non sarà altrettanto avvolgente, ma avremo un palcoscenico straordinario, e la sonorità potrà avvantaggiarsi della presenza di una massa imponente di musicisti: immagino già la chiusura, con le orchestre riunite di fronte a quasi 5.000 persone. Sono certo che sarà una festa con la F maiuscola! L’atmosfera è garantita… Elio farà uno sketch d’apertura con il Sindaco Dario Nardella ed il nostro Presidente Umberto Tombari, e poi ci saranno altri suoi interventi durante i vari cambi. La vostra responsabile di produzione, Giovanna Berti, dovrà essere più brava del solito nella gestione di tanti ragazzi dato che tutto avverrà a vista. Un’impresa, tenerli senza retropalco, ma non dovremo formalizzarci troppo; in fondo si tratta appunto di una festa, per la Scuola, per il Conservatorio, per il Coro del Maggio, per la Fondazione e per tutta la città.
La mia preoccupazione iniziale sulla possibilità di riempire le gradinate è stata superata rapidamente e, in pochi giorni, ho perso la scommessa che avevo fatto col vostro Sovrintendente Lorenzo Cinatti… Tutto questo interesse dimostra che la città è viva e le sue istituzioni musicali sono amate, coagulano e stimolano interessi profondi. I nostri partner - la Banca CR Firenze e Unicoop Firenze - ci hanno dato un grande aiuto, promuovendo l’evento attraverso i loro canali di comunicazione. Le prenotazioni sono sold out da giorni. Avevamo 3.600 posti, che sono stati prenotati così in fretta da spingerci ad aggiungerne altri 1.100 nell’arena: sul tufo battuto, su cui si gioca in questi giorni il calcio storico, saranno messe assi di legno con le file di sedie. Abbiamo pensato infine di lasciare il fronte palco alle famiglie dei musicisti: dalla gradinata finale il palco dista circa 30 metri, ed i ragazzi sarebbero forse apparsi troppo piccoli, da così lontano, agli emozionati genitori!
Per quanto riguarda la sicurezza, abbiamo seguito tutti i protocolli previsti dalla Prefettura, e contiamo che anche il Prefetto sia con noi. Le hostess accompagneranno gli spettatori alle gradinate. Via de’ Benci resterà aperta – con la ztl notturna estiva - per permettere il passaggio dei mezzi pubblici e di soccorso, mentre tutti gli altri accessi saranno controllati. Abbiamo previsto anche un sistema per recuperare i posti che dovessero esser lasciati liberi all’ultimo: al Teatro Verdi saranno distribuiti degli ingressi last minute. Insomma, l’organizzazione è simile a quella di un concerto rock! Persone identificate e, come si dice in gergo, grande attenzione alla security, perché la festa possa svolgersi con la massima tranquillità per tutti’’.
 
Il vostro sostegno alla Scuola ha una lunga storia…
‘’Proprio così: dal 1987, ogni anno, la Scuola ha ricevuto il nostro contributo, prima attraverso la Banca e poi tramite la Fondazione. In questi giorni, aprendo il libro-giornale della Fondazione, ho visto la Scuola in prima pagina, con l’erogazione del 1992. Ci siamo fatti carico di moltissime iniziative, tra cui il recente acquisto dello Stipo, la nuova “casa” della Scuola vicino alla Torraccia. E, col concerto al Teatro dell’Opera, ho toccato con mano, insieme agli altri consiglieri entusiasti, la soddisfazione del lavoro svolto: i nostri contributi sono ben investiti, arrivano alla comunità e – cosa molto importante per noi - generano utilità. È quanto cerchiamo di fare con le moltissime istituzioni che sosteniamo. In questi 25 anni sono state più di 4.000! A questo proposito siamo particolarmente soddisfatti che la Piazza Incantata veda riunite, per la prima volta, tre grandi istituzioni musicali della città, tutte accomunate dalla nostra costante e partecipata attenzione’’.
 
Tra i vostri cinque scopi istituzionali, almeno tre sono rappresentati dall’attività della Scuola: la valorizzazione della cultura e dell’arte, la solidarietà e la formazione giovanile.
‘’Siamo consapevoli che questi tre settori siano intimamente legati, in particolar modo in una società come quella attuale, in cui la famiglia è sempre più in difficoltà e la tecnologia rischia di scollegare i ragazzi dalla realtà. La musica, prima ancora che una forma d’arte, è una straordinaria disciplina: ci mostra la necessità della fatica… non c’è doping, nella musica, ma solo la sostanza dell’impegno di coloro che la praticano. Insegna una forma di concentrazione prolungata, il coordinamento tra i gesti ed il pensiero e, se fatta insieme, è una grande scuola di ascolto e rispetto reciproco. I gesti che ho colto ieri sera tra i giovani dell’Orchestra dei Ragazzi parlavano di una connessione non tecnologica, ma reale, fatta di sguardi, di emozioni… una grande lezione di umanità!
Qualche giorno fa un operatore che si occupa di elettronica mi ha detto che negli Stati Uniti si sta pensando di invertire i percorsi educativi, perché la tecnologia sta cambiando i bambini. Sembra sempre più urgente che i giovani facciano presto un’esperienza di lavoro manuale, perché acquisiscano un contatto con la realtà, per poi tornare sui libri. Con l’educazione musicale offriamo un percorso simile, che ha il valore aggiunto di avvicinarli alla bellezza.
I bambini che frequentano i Nuclei sono anche uno stimolo agli interessi e all’apertura sociale delle loro famiglie. Siamo davvero soddisfatti del viaggio fatto insieme alla Scuola nelle periferie; è un viaggio dove la musica non è solo il fine, ma prima ancora lo strumento di una nuova coesione: in una società troppo individualistica la musica unisce, in una società multietnica la musica supera la difficoltà di intendersi a parole, attraverso il suono’’.
 
A proposito dei tanti progetti che riscuotono la vostra attenzione, è recente la notizia che avete accolto il grido di dolore del Sindaco di Scandicci per il complesso monumentale di Badia a Settimo…
‘’Non possiamo farci carico da soli di un restauro così imponente, che è necessario, ma economicamente troppo oneroso per qualunque privato. Abbiamo così deciso di aiutare la città di Scandicci sostenendo la spesa per lo studio architettonico di ristrutturazione e riqualificazione dell’area, e anche per un indispensabile studio economico di fattibilità. Se lo Stato troverà le risorse per disporre la ristrutturazione, sarà avvantaggiato sia sul piano tecnico, sia per il business plan, perché si sarà chiarito in che modo potrà essere approntata una gestione sostenibile dello straordinario complesso romanico della Badia, tanto imponente quanto delicato’’.
 
È importante anche che tutto questo sia al centro di un’adeguata comunicazione…
‘’Certamente: è uno dei punti centrali! Proprio di recente abbiamo sostenuto l’attività di un gruppo di giovani restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure che stanno offrendo a Spoleto la loro collaborazione al restauro di opere danneggiate dal terremoto. La BBC ha raccontato del loro lavoro, e il video relativo ha ottenuto 170.000 like su Facebook, ma in Italia nessuno lo sa... Dobbiamo diffondere messaggi positivi, e stiamo pianificando nuove iniziative per promuovere in modo continuativo le buone pratiche fra i giovani.
La Fondazione CR Firenze vuole essere un motore sempre più potente anche per la ricerca scientifica, l’ambiente, il volontariato… C’è tanto lavoro da fare, ma l’entusiasmo non ci manca. Intanto aspettiamo i fiorentini per festeggiare insieme i nostri primi 25 anni, con la musica ed i giovani, nel caldo abbraccio della Piazza Incantata!’’.

Un’invasione pacifica di musicisti fiesolani al Festival di Spoleto: si rinnova anche quest’anno la collaborazione tra la Scuola ed il prestigioso festival umbro, che dal 1 al 16 luglio ospita ogni giorno ben due appuntamenti musicali (alle 12 ed alle 19) presso l’antica Chiesa di S. Eufemia.
Sarà una vera festa per i valorosi strumentisti protagonisti dei recital e per i tanti gruppi da camera della Scuola, tra cui figurano i giovanissimi del Quartetto La Fenice, l’Ensemble di flauti Daphnis capitanato da Claudia Bucchini, l’Ensemble Fantasticaria guidato da Bettina Hoffmann ed il Quartetto di sax Alfa, che chiude la serie con Alda Dalle Lucche.

Si è conclusa con grande soddisfazione la campagna di crowdfunding -inserita tra i progetti sostenuti dalla Fondazione Il cuore si scioglie di Unicoop- per assicurare il futuro del progetto Mammamù, il nucleo per strumenti a fiato aperto dalla Scuola presso il Centro Commerciale Unicoop delle Piagge. Alla chiusura si è raggiunta la cifra di 16.306 euro, sufficiente a garantire non solo la prosecuzione del progetto, ma anche l’acquisto di materiale didattico e strumenti per i piccoli musicisti. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato

Grande successo del Quartetto Adorno al Premio Borciani: terzo premio, premio del pubblico e premio per la migliore esecuzione del brano contemporaneo sono andati a questo valoroso complesso italiano.
Il Premio Borciani è uno dei più importanti concorsi per quartetto nel panorama internazionale: l’undicesima edizione ha visto dieci agguerriti complessi sfidarsi al Teatro Valli di Reggio Emilia, dinanzi ad una prestigiosa giuria presieduta da Valentin Erben, violoncellista del leggendario Quartetto Alban Berg.

L’obiettivo del crowdfunding per il progetto dei piccoli fiati delle Piagge è raggiunto!
Grazie a tutti voi possiamo assicurare a Mammamù l’impegno dei docenti; attenzione, però, c'è tempo fino al 16 giugno per donare ai bambini delle Piagge anche strumenti musicali e materiale didattico.
Intanto desideriamo ringraziare di cuore chi ha donato on line sulla piattaforma di Eppela e chi ha partecipato, il 30 maggio scorso, alla bellissima cena-concerto organizzata alle Piagge dalla Sezione Soci Nord-Ovest di Unicoop.
Oltre 600 persone, bambini, genitori, nonni, tutti uniti per sostenere Mammamù: una testimonianza concreta di impegno e solidarietà, che ha permesso di raccogliere in una sola sera oltre 6.500 euro!
Un caloroso grazie anche alla Fondazione Il Cuore si scioglie onlus, alla sezione Soci Firenze Nord Ovest e ai dipendenti della Coop delle Piagge, che hanno reso possibile questo evento; un grazie particolare a Viviana Quaglia, Giulio Caravella e Tommaso Perrulli.
Ancora grazie agli allievi del Progetto Mammamù, con i loro docenti Daniele Cantafio e Lisa Napoleone, agli archi del Nucleo Orchestrale delle Piagge guidati in questa occasione da Marco Scicli, ai ragazzi di Eos Saxophone Project di Alda Dalle Lucche e alla Band Grana Grossa, che hanno tutti contribuito suonando nella serata.

Il giovane compositore della classe di Andrea Portera conquista il primo premio alla seconda edizione del Concorso Internazionale di Composizione “SIMM 2017 - Nuove Musiche per Clavicembalo". Promosso dalla Scuola Internazionale Musicale di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e Rugginenti-Volonté Edizioni, il concorso promuove la produzione di nuova musica per un antico strumento, e lo scambio artistico fra compositori di varia provenienza.

Un dispositivo medico che può salvare la vita: da pochi giorni si trova nell’atrio della Torraccia il nuovo defibrillatore acquistato dalla Scuola. Il personale ha seguito un corso per imparare come utilizzarlo; ovviamente speriamo di non doverne mai fare uso!

Dal 1 giugno è possibile effettuare le iscrizioni ai corsi propedeutici, preaccademici e amatoriali, mentre per i corsi accademici di I livello (Triennio), saranno attive dal 15 giugno.
Un’offerta formativa ampia e varia, che risponde alle esigenze di chiunque voglia avvicinarsi alla musica, sia in tenerissima età, sia per proseguire e completare un percorso già iniziato, oppure per incrementare le competenze professionali al più alto livello.
Alcuni percorsi sono soggetti ad una prova di ammissione, comprovante il grado di preparazione raggiunto.


Link iscrizioni online

La Scuola cerca nuovi docenti! Se sei in possesso dei titoli richiesti e vuoi mettere al servizio dei giovanissimi musicisti le tue competenze e la tua esperienza didattica, partecipa al bando pubblico per titoli, inviando la domanda entro il 25 giugno prossimo.

BANDO

Nicola Martelli è il più giovane tra gli ottoni della Scala. Nato a Livorno nel 1987, ha studiato presso l'Istituto Musicale P. Mascagni sotto la guida di Giorgio Lopardo e si è perfezionato con Claudio Quintavalla; dal 2009 è nell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dopo aver superato una severissima selezione che lo ha visto unico vincitore.

Questa primavera, mentre si trovava a Firenze, ha trascorso un pomeriggio in compagnia dei piccoli musicisti di Mammamù, ed ecco il suo racconto.

Cosa hai visto e ascoltato?
Sono stato invitato a visitare Mammamù dall’amico Daniele Cantafio, che sapendomi a Firenze desiderava che incontrassi i suoi piccoli allievi delle Piagge.
Ho visto ed ascoltato la sezione di fiati ed ottoni, e ne sono stato entusiasta, perché ho trovato bambini molto attenti, partecipi e interessati.
Con loro si è potuto parlare non solo di aspetti tecnici ma, vista la loro grande concentrazione e la grande voglia di partecipare, abbiamo affrontato anche questioni di musica e di espressività.
Posso dire, per quella che è la mia esperienza, che si tratta di una situazione davvero speciale.
Ho visto una grande voglia di suonare insieme, e sono stato intenerito dalla delicatezza con cui i più timidi -che non osavano prendere lo strumento davanti a me- venivano incoraggiati ed aiutati dai compagni, che si offrivano di fare un duetto con loro per rompere il ghiaccio.
Credo di non esagerare dicendo che questo spirito e questo entusiasmo non si trovano nelle migliori orchestre! Crescere musicalmente insieme, essere tanto affiatati è davvero una cosa rara e preziosa. Ho visto emergere un lavoro collettivo di grande livello, e sono certo che sia il frutto di una grande dedizione e professionalità degli insegnanti.
Insomma, è stato un pomeriggio davvero speciale, di cui mi fa molto piacere condividere le emozioni.

Raccontaci qualcosa di te… qual è stato il tuo percorso?
Sono nato a Livorno, in una famiglia dove nessuno era musicista, ma tutti molto appassionati. Ho iniziato a studiare, insieme ai miei fratelli, e la cosa ha cominciato a piacermi.
Dopo il diploma ho fatto varie esperienze, e dal 2006 al 2008 ho frequentato anche i corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana.

Com’è andata all’OGI?
Per alcuni aspetti la mia esperienza è stata davvero stimolante: penso in particolare alle lezioni di musica da camera e all’approfondimento dedicato alla musica contemporanea, da cui ho ricevuto indicazioni utilissime per il prosieguo della mia attività.

E poi?
Ho finito la Giovanile nel 2008 e ho frequentato per un anno le lezioni di Claudio Quintavalla, prima tromba dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, che mi ha preparato al concorso per entrare alla Scala. Nel 2009 la vittoria del concorso mi ha dato la possibilità di essere parte di una delle orchestre più prestigiose del mondo. Tengo a dire che dal 2008 il mio rapporto col M° Quintavalla non si è mai più interrotto, e continuo tuttora a seguire i suoi preziosi consigli.

Un percorso davvero soddisfacente… complimenti!
Tornando per un attimo a Mammamù, c’è qualcos’altro che vuoi dire a proposito di questo progetto?

Certamente! Intanto vorrei ringraziare Daniele Cantafio, e con lui gli altri insegnanti delle Piagge, che stavolta non ho avuto modo di incontrare. Mi sembra doveroso esprimere il mio apprezzamento per il lavoro di altissimo livello che stanno facendo, e che seguo da allora sul web.
Spero che un progetto del genere venga appoggiato con sempre maggior convinzione perché, da quel che ho potuto ascoltare, lasciar spegnere questa fiamma significherebbe danneggiare non solo la crescita serena ed equilibrata di questi bambini, ma anche privare il mondo musicale di domani di bravi professionisti!

Per sostenere il progetto www.eppela.com\mammamu

Attraverso il Centro di Documentazione Musicale della Toscana, la Scuola prende parte al Salone del Libro di Torino che, giunto alla sua XXX edizione, ha scelto quest’anno la nostra come regione ospite.
Giovedì 18 maggio, giorno dell’inaugurazione del Salone 2017, la dottoressa Stefania Gitto presenta alle 15.30 l’attività del CeDoMus all’interno dello Spazio Toscana.
Frutto di una convenzione tra la Regione Toscana e la Scuola di Musica di Fiesole, il CeDoMus è stato istituito nel 2014 allo scopo di offrire un servizio di supporto alle attività di gestione, catalogazione e tutela delle raccolte di musica manoscritta e a stampa e dei fondi librari di argomento musicale conservati sul territorio regionale, promuovendo lo scambio di informazioni e competenze specifiche tra archivisti, bibliotecari, studiosi e musicisti nell'ottica di una maggiore conoscenza e valorizzazione del patrimonio documentario musicale.

Alle 10 del mattino Claudia Marino ci aspetta seduta al caffè vicino al Teatro dell’Opera, ed i suoi occhi brillano di gioia: accanto a sé ha la custodia della viola ed il porta abiti. La giornata si preannuncia lunga...

Come mai a Firenze?
Tra un’ora circa inizieremo le prove con il M° Mehta e l’Orchestra del Maggio, per un concerto che si terrà sabato sera, con il mandolinista Avi Avital e la Quarta di Bruckner. In questo periodo collaboro part time con l’orchestra, anche per Don Carlo (sempre con Mehta), e vari concerti sinfonici del Festival del Maggio. Per me è un onore poter suonare nell’orchestra del principale teatro della mia città.
Sono qui grazie ad un’audizione andata bene, che mi ha dato nel luglio scorso l’idoneità e mi ha permesso di lavorare con regolarità col Maggio.

La tua vita è attualmente in Svizzera…
Vivo da sette anni a Berna, e da due ho vinto una cattedra al Conservatorio di Biel, che è una cittadina vicina. Ho aperto, da zero, una nuova classe di viola: avevano bisogno di allargare l’offerta per gli strumenti ad arco e hanno investito su di me, mettendomi alla prova. Nessuno mi conosceva, non avevo neanche chissà quale esperienza d’insegnamento per i ragazzi più grandi, e quindi è stata una vera sfida: adesso gli allievi sono 11. I più piccoli hanno cinque anni, e cominciano subito con la viola.
Parallelamente all’attività del Conservatorio, collaboro anche col mio ex insegnante della Hochschule di Berna, Patrick Jüdt, che è stato per molti anni assistente a Fiesole di Hatto Beyerle e quindi conosce benissimo la nostra Scuola, di cui parla sempre con grande affetto.
Collaboro con lui per i ragazzi che vogliono entrare nella sua classe, aiutandoli nella preparazione dell’ammissione dal punto di vista tecnico. Attualmente sto seguendo una ragazza di 16 anni, che lo scorso mese ha vinto il 3° premio allo Schweizer Jugend Musik Wettbewerb, ed ora è arrivato a Berna Pietro Montemagni, anche lui allievo fiesolano fin dalla più tenera età.
In Svizzera la situazione è particolare: il Cantone finanzia i posti per studiare, quindi un Biennio di Music Performance (che costa sui 20.000 euro) richiede allo studente una retta di soli 1.300 euro annui. I posti sono ovviamente limitati ma, una volta entrati, gli studenti sono oggetto di un vero investimento da parte del Cantone e, terminata la formazione, si cerca di mettere a frutto in loco ciò che hanno imparato.

Quindi il Cantone ha trovato un posto per te?
No… ma il collegamento tra il mondo della formazione e quello del lavoro è molto efficace; dopo aver concluso il Biennio di Music Performance, ho frequentato anche il Biennio di Pedagogia. Si tratta di un corso molto ben strutturato, che ti obbliga ad un’attività intensa di tirocinio, grazie alla quale puoi conoscere le realtà vicine, sperimentare l’insegnamento sul campo ed anche iniziare a far circolare il tuo nome. L’insegnante di didattica fornisce una lista di docenti a cui puoi rivolgerti: ti metti in contatto, si fa una lezione di prova, e il docente può accettarti come tirocinante; mentre fai lezione ti osserva e dopo ogni lezione ti dà il feedback. Inoltre, durante l’intero corso di pedagogia devi procurarti un allievo-cavia (!!), che segui settimanalmente; l’insegnante di didattica ogni due settimane assiste alla tua lezione… e ti bastona!!

Una vita durissima…
Infatti… ma questo mi ha permesso di crescere tantissimo: all’inizio ero molto spaventata, e non solo a causa del fatto che non padroneggiavo bene il tedesco; in realtà anche perché non siamo abituati, in Italia, ad essere giudicati dal punto di vista didattico.
Spesso accumuliamo un grande bagaglio di conoscenze e di esperienze, e pensiamo che questo costituisca una formazione ampia, mentre non si tratta in realtà di una preparazione specifica per insegnare. Rendermi conto di questo mi ha fatto molto riflettere e molto crescere.

Il risultato premia il tuo impegno, direi…
La prima conseguenza positiva di esser riuscita a conquistare una cattedra in Svizzera, vincendo un concorso, è stata la serenità e la calma con cui ho cominciato a pensare ed a preparare le audizioni. Non avevo più l’ansia di dover cercare un modo per guadagnare, accettando qualunque cosa mi venisse offerta. L’insegnamento mi ha reso una musicista migliore, perché mi ha portato a riflettere anche su come suono. Per chi ha la passione per l’insegnamento, è inevitabile porsi delle domande e cercare risposte efficaci: come scegliere il repertorio, dove trovare e come utilizzare una nuova letteratura, ma anche ripensare a cosa mi aveva aiutato ad imparare, da allieva…tutto questo mi ha fatto anche migliorare come strumentista, penso.

Nella vita precedente sei stata un’assidua allieva fiesolana
Una parte importantissima, che sono sicura abbia fatto la differenza, anche nel concorso per la cattedra in Svizzera. A Fiesole ho iniziato a 7 anni, dopo i laboratori estivi ho preso in mano il violino e cantato nel coro. Ripensando a quel periodo, posso dire che Fiesole è stato per me il Paese delle meraviglie, dove ogni luogo ti offre un’opportunità, una finestra su qualcosa di bellissimo: la musica d’insieme, il coro, il quartetto, l’orchestra da subito…
Ho avuto anche tanti momenti di difficoltà: ad esempio passando alla viola, ad 11 anni, ho cambiato molte volte insegnante, perché in quegli anni c’era molto ricambio; ho avuto la fortuna di fare l’ultima parte del percorso con un docente serio e appassionato come Pietro Scalvini, che mi ha portato al diploma.
Penso però che la cosa più bella sia stata l’essere riempita di stimoli, fare delle esperienze speciali, incontrando grandi personalità artistiche che pochissimi in un’età così giovane possono normalmente avvicinare.
Per due anni sono stata parte del Quartetto Fragmente, che seguiva le lezioni di Piero Farulli, Hatto Beyerle, dell’Accademia del Quartetto con Johannes Meissl. Un’esperienza fantastica…

Hai frequentato anche l’Orchestra Giovanile Italiana?
Certo, dal 2004 al 2006. Anche questa è stata un’esperienza indimenticabile: ricordo in particolare i concerti con Jeffrey Tate, con cui abbiamo suonato la Quarta di Brahms al Parco della Musica a Roma. I bei ricordi sono innumerevoli, con la gioia di incontrare tanti altri giovani musicisti che venivano da tutta l’Italia. Questo è uno dei grandi punti di forza dell’OGI, oltre al lavoro formativo che ti permette di avvicinare presto dei pezzi di repertorio che poi incontrerai nella professione. Ovviamente le tempistiche sono molto più “protette” di quanto avvenga poi nelle orchestre professionali, dove c’è molto meno tempo per studiare e provare… ma trattandosi di un corso di formazione è utilissimo poter provare a sezioni, e fermarsi a curare i dettagli senza fretta. Bellissima è poi la musica da camera dentro l’orchestra, ed anche le lezioni individuali di strumento.
Sono rimasta in contatto con tanti ragazzi con cui ho fatto l’OGI, a partire dai componenti del Quartetto Fragmente, che si era formato proprio nell’orchestra. Qui al Maggio ho incontrato adesso un altro ex OGI, il tubista Antonio Belluco.
A Fiesole ho vissuto tutto con grande naturalezza, abitando nella mia città e raggiungendo la Scuola in pochi minuti; tuttavia stare tanti anni in un ambiente così confortevole ha forse ritardato un po’ il reale confronto con quello che c’è fuori.

E così hai deciso di uscire dal guscio?
Il mio desiderio di andare all’estero è stato determinato dal fatto che sentivo il bisogno di mettere ordine in tutte le conoscenze che avevo accumulato a Fiesole, perché avevo l’impressione di sapere tante cose, ma dovevo sistematizzare le mie competenze.
Tramite Antonello Farulli, del quale frequentavo il corso di perfezionamento, ho avuto il contatto di Patrick Jüdt e sono andata a fare una lezione con lui. Sono partita preoccupata e poco convinta, non avendo mai varcato la soglia della Scuola. Volevo però davvero che qualcuno mi valutasse dall’esterno, e Patrick mi ha incoraggiato a fare l’esame d’ingresso, dicendomi che pensava avremmo potuto fare un bel lavoro insieme: è andata bene, e sono entrata.
Nel frattempo ho avuto anche la fortuna di dividere l’alloggio con la violoncellista Miriam Prandi, anche lei a Berna per studiare con Antonio Meneses. Con lei si è instaurato un rapporto di grande stima e collaborazione, oltre che una bellissima amicizia.

Com’è stato l’impatto con la nuova scuola?
Il M° Jüdt ha rimesso in ordine tutto quello che avevo imparato, soprattutto dal punto di vista tecnico. Credo che in Italia la scuola degli archi si basi essenzialmente sull’imitazione: “guarda come faccio io e prova a fare altrettanto”… questo ho spesso sentito suggerire anche da grandi strumentisti, di cui ho ancora nell’orecchio la qualità straordinaria del suono…
Ma io avevo bisogno anche di qualcuno che mi dicesse come fare scientificamente: ed è esattamente ciò che mi ha dato Patrick.
Ho dovuto cambiare tanto, nella mia tecnica, e soprattutto dare sistematicità al mio lavoro, ma grazie a questo sono riemerse tutte le cose che avevo imparato a Fiesole, e tutta la musica che avevo letto, studiato, suonato nelle mille occasioni che la Scuola mi aveva offerto.
Sono tornate le esperienze precedenti, a partire dai tanti anni nell’Orchestra dei Ragazzi, che allora era guidata da Mauro Ceccanti, per timore del quale cercavo di posizionarmi più lontano possibile, nascosta nella fila. Ma intanto acquistavo prontezza nella lettura, capacità di seguire il gesto, e facendo quartetto anche l’attenzione all’intonazione attraverso un ascolto armonico…

Hai comunque continuato a venire in Italia?
Molto spesso, ad esempio per suonare nell’Orchestra Cherubini, cosa che ho fatto per tre anni mentre già abitavo in Svizzera.
Avere Riccardo Muti sul podio mi ha fatto capire cosa significa incontrare un vero maestro, e cosa significhi dire che il direttore fa il suono dell’orchestra. Ricordo la sua cura nel cercare sempre il collegamento tra parola e musica, ad esempio nel Requiem di Verdi…
Anche ora vado e vengo dalla Svizzera con regolarità, e sono davvero felice, in questi giorni, di essere al Maggio: non avevo mai suonato Don Carlo, così ho studiato le 100 pagine della mia parte con una certa apprensione, ma nella prima prova era già facile capire i caratteri, i cambi di tempo… il M° Mehta è talmente chiaro nel gesto, che gli bastano poche parole per portare l’orchestra dove desidera. Sto imparando tantissimo anche suonando con musicisti esperti, che hanno l’opera nel sangue, e la suonano da tanti anni… insomma, è un vero piacere essere qui.

In Svizzera, oltre all’insegnamento, hai anche un’attività di concerti?
Suono regolarmente con il Bach Collegium Bern e collaboro con la Berner Kammer Orchester, dove facciamo un repertorio molto vario che comprende anche molta musica contemporanea.
Faccio parte poi di un’orchestra amatoriale, per una Casa di riposo di Berna: lì offro il mio aiuto in qualità di prima viola. Anche questa è una bellissima esperienza, perché si tratta di un’iniziativa di buon livello, cui sono conferiti appositi finanziamenti, destinati ai compensi dei professionisti impegnati nelle prime parti, che perciò non possono essere inferiori a quanto stabilito per il grado di formazione acquisita da ciascuno. Con i miei colleghi insegnanti di Biel suono inoltre regolarmente in formazioni da camera: la prossima settimana mi aspetta l’Ottetto di Schubert.

Quindi il tuo bilancio di questo trasferimento all’estero è totalmente positivo…
Le cose che più mi piacciono della Svizzera sono il rispetto di cui gode il musicista e la considerazione che premia gli insegnanti; inoltre lì si investe tanto nei giovani: quando ho vinto il concorso per insegnare, gli altri candidati avevano curricula anche più ricchi del mio, ma ho avuto l’impressione che abbiano visto in me qualcosa di fresco e creativo, un entusiasmo “italiano” che, unito alla preparazione pedagogica e strumentale che avevo acquisito, ha fatto la differenza.
I primi tempi che insegnavo, vedevo addirittura una certa ritrosia dei bambini di fronte al mio coinvolgimento, perché non sono abituati all’espansività. Ma alla lunga questa cosa funziona, hanno imparato a conoscermi e ora arrivano a lezione come ad una festa, e la cosa è reciproca.

Venire dall’Italia costituisce quindi un vantaggio?
In un certo senso… Quando diciamo che in Italia i talenti non sono valorizzati, mentre all’estero ricevono considerazione, dobbiamo riconoscere che spesso sono proprio le nostre difficoltà a renderci migliori, perché la scarsità di occasioni di lavoro ci costringe ad esperienze che potremmo definire all’arrembaggio, ma a loro modo sono anch’esse altamente formative.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
La mia speranza sarebbe poter tornare a vivere in Italia, e riportare a casa quello che ho imparato.
Amo suonare in orchestra, ma sono consapevole che le audizioni sono divenute oggi un vero campo di battaglia, e non mancano i problemi economici, anche per i più fortunati.
Penso di poter dare il mio contributo anche come insegnante, mi piacerebbe portare qualcosa anche in termini di letteratura didattica, magari non ancora conosciuta in Italia.
A questo proposito sono in contatto con un’autrice tedesca, Linda Langeheine, che ha scritto un libro che si chiama Saitenspielen, pubblicato da Schott. Vorrei tradurre questo libro, così ho scritto all’autrice, che si è detta molto interessata. Penso che potrebbe essere utile agli insegnanti di strumento ad arco, e sarebbe anche un modo per mettere a frutto altre competenze che ho acquisito, cioè la laurea in Storia e tutela dei beni archeologici, che ho conseguito all’Università di Firenze nella facoltà di Lettere antiche.
Insomma, se avessi la possibilità concreta di tornare a Firenze lo farei, perché il mio lavoro è in Svizzera, ma il mio cuore è qui!

Si chiama Vittorio Brunod, ed ha frequentato recentemente i corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana: è il trombonista che ha appena vinto il concorso per Alternating Principal Trombone alla Finnish National Opera di Helsinki, dove inizierà a lavorare in agosto. Già vincitore dell’audizione per l’Accademia dell’Opera di Zurigo, Brunod ha un curriculum di tutto rispetto, avendo partecipato a numerose produzioni con l'Orchestre de la Suisse Romande di Ginevra, l'Orchestre de Chambre di Ginevra e l'Orchestre de Chambre du Valais.
Complimenti!

IL PROGETTO MAMMAMU’: DI COSA SI TRATTA?

Guarda il progetto completo su www.eppela.com/mammamu

Mammamù è un’idea ed anche un luogo, ovvero un’idea che grazie ad un luogo ed al sostegno di tutti può realizzarsi compiutamente.

L’idea è quella di ritenere che mamma-musica sia un efficace strumento di integrazione culturale e sociale, e perciò avvicinare ad essa i bambini in età scolare.

Il luogo è attualmente la sala della sezione soci, situata all’interno del Centro Commerciale Unicoop Firenze nel quartiere fiorentino delle Piagge -dove una popolazione numerosa e multiculturale ha enormemente bisogno di punti di aggregazione e di stimoli culturali. La sala si chiama appunto Mammamù, ed è un ambiente colorato e confortevole, adatto ai piccoli musicisti e perfettamente insonorizzato.

I primi 8 allievi suonavano il corno, la tromba ed il clarinetto. Oggi i bambini sono 23, e si sono aggiunti altri strumenti: il flauto, il sax ed il trombone. Le lezioni di strumento si svolgono il martedì, il giovedì ed il venerdì, mentre il mercoledì è dedicato alla musica d’insieme.

Oggi i contributi delle istituzioni pubbliche stanno progressivamente riducendosi, così la Scuola si trova di fronte ad una vera sfida: trovare i fondi necessari per dare stabilità al progetto e assicurare il suo futuro, garantendone la gratuità e la qualità per un numero sempre più ampio di bambini.
Aiutateci a sostenere il progetto e far sì che i bambini continuino a suonare e a divertirsi facendo musica insieme!

Con l’amore di sempre per l’educazione musicale in ogni direzione, la Scuola si impegna con passione alle Piagge, dove la sfida educativa richiede da parte dei docenti coraggio e fantasia, per suscitare nei bambini l’interesse ed il desiderio di partecipare.
Grazie all’entusiasmo del team di docenti, coordinato dal trombettista Daniele Cantafio, i piccoli fiati imparano a sperimentare, ad ascoltarsi, a scoprire la gioia di suonare insieme.
Sosteneteci, solo insieme potremo continuare a regalare la musica ai bambini delle Piagge!

Cosa vogliamo realizzare
Continuare ad offrire ai bambini delle Piagge la possibilità di crescere con mamma-musica, suonare in un’orchestra in orario extra-scolastico ed arricchire il loro panorama culturale con una diversa attitudine nei confronti del bello, dell’armonia, e del “fare insieme".
Creare in tutto il quartiere una sensibilità e una cultura del far musica insieme come valore individuale e sociale e di integrazione, attraverso una costante presentazione dei risultati delle esperienze formative nei vari luoghi di aggregazione.

Gettare le basi per assicurare un futuro solido: questo sarà possibile solo se il progetto Mammamù sarà al centro dell’attenzione di tutto il Quartiere delle Piagge e del Quartiere di Brozzi, e riceverà un sostegno convinto e partecipe da parte di coloro che vorranno condividere con noi il sogno della musica come gioia del suonare – e ascoltare – insieme.

Come verranno utilizzati i fondi
Per continuare ad offrire gratuitamente la formazione musicale e mantenere un alto livello di qualità, c’è bisogno di figure professionali altamente specializzate.
Il primo obiettivo fondamentale è assicurare il lavoro appassionato dei 3 docenti impegnati nel progetto. Il costo è di 10.000€.
Per il momento i bambini possono utilizzare alcuni strumenti messi a disposizione dalla Scuola, ma in un secondo momento bisognerà noleggiarne altri e assicurare il materiale didattico, oltre ad alcune spese per l’organizzazione di eventi, in tutto altri 5.000€

Un desiderio realizzabile solo con il contributo di tutti.

I valori in cui crediamo
Mammamù è la sezione fiati del Nucleo Orchestrale dei bambini delle Piagge che la Scuola di Musica di Fiesole ha avviato nel 2012. La filosofia di riferimento è quella che ha ispirato José Antonio Abreu nel creare il grande progetto dei nuclei orchestrali che ha cambiato culturalmente il volto di milioni di giovani venezuelani salvandoli, attraverso la musica, dalla strada e dal degrado sociale delle favelas.

È in questa prospettiva che la Scuola ha deciso di lanciare, grazie al supporto della Fondazione Il Cuore si scioglie di Unicoop Firenze, una raccolta fondi pubblica sulla piattaforma Eppela per dare continuità al progetto.

Partecipare è semplicissimo: www.eppela.com/mammamu

La Scuola di Musica di Fiesole è particolarmente grata alla Fondazione Alimondo Ciampi, che da molti anni aiuta i giovani musicisti, in particolare coloro che frequentano i Corsi di Perfezionamento, ed anche gli strumentisti dell’Orchestra Giovanile Italiana.
Daniele Ciampi, Presidente della Fondazione, ha gentilmente accolto il nostro invito a raccontarci qualcosa di più, a proposito di questa generosa amicizia.
Intanto, un “grazie” di cuore da parte di tutti coloro che negli anni hanno potuto beneficiare delle borse di studio della Fondazione!

Quali motivazioni hanno portato al sorgere della Fondazione?
La Fondazione Alimondo Ciampi nacque per volontà di Giotto Ciampi, figlio di Alimondo (1876-1939), e di mio padre Remo. Giotto desiderava onorare il padre scultore mantenendone vive la memoria e le opere sia attraverso la diffusione di quest’arte, sia aiutando -con borse di studio- i giovani scultori fiorentini che si trovavano in difficoltà finanziarie. Nei primi anni di attività ci si rese conto però che erano ben poche le occasioni per elargire borse di studio, poiché la scultura è un’arte poco diffusa tra i giovani di una sola città. Si decise quindi di estendere il raggio di azione, cercando promettenti artisti anche al di fuori di Firenze.

Com’è avvenuto l’ampliamento dell’attività benefica della Fondazione in direzione dei giovani musicisti?
Mio padre Remo ebbe occasione di conoscere il Maestro Piero Farulli, del quale aveva sempre avuto una profonda stima ed ammirazione sin da quando era la viola del Quartetto Italiano. Durante il loro incontro si manifestò subito un reciproco interesse nel coinvolgere la Fondazione in modo tale che una parte di contributi potesse essere destinata ad alcuni allievi meritevoli della Scuola di Musica di Fiesole. Questo incontro fece quindi scaturire nel consiglio della Fondazione la decisione di rivedere, per una seconda volta, i limiti per l’erogazione dei contributi. Sebbene la scultura e le arti figurative sarebbero restate il principale obiettivo della Fondazione, allargare i contributi anche ad altre arti non figurative avrebbe significato concedere molte più borse di studio e, di conseguenza, aiutare tanti altri giovani artisti nel proseguimento dei loro studi.

La vostra azienda agricola di Monterinaldi produce Chianti con grande successo, fin dagli anni ’60…Recentemente il binomio vino & musica sta conoscendo un momento felice, sia nell’apertura delle cantine ai concerti, sia addirittura nella diffusione della musica nei vigneti…cosa ne pensa?
L’abbinamento del vino con la musica ha radici antiche, e negli ultimi anni sono state sperimentate riproduzioni musicali in cantina e nelle vigne. Pare che le onde sonore della musica intervengano sulla dolcezza del vino nelle botti. Ritengo tuttavia difficile stabilire quanta influenza possa avere nell’affinamento la sola musica; altri fattori entrano sempre in gioco, le botti in primis. Penso invece che ascoltare una buona musica degustando un bicchiere di buon vino sia una esperienza molto più piacevole, immediata, e alla portata di chiunque.

Una serata vivace ed emozionante, alla scoperta di inaudite idee musicali: il Veretti anche quest’anno non ha smentito la sua capacità di radunare le forze della Scuola e tanti appassionati intorno ai giovani compositori. Al termine delle esecuzioni la giuria ha assegnato il primo premio a Iter, per percussioni e pianoforte, di Lorenzo Fiorentini e la commissione di un brano da eseguire a Scuola a Giacomo Anichini. Il clarinettista Alessandro Casini, interprete di Nasirolmolck con l’autrice Sara Tajik, è stato premiato come miglior esecutore.
Le quattro commissioni esterne sono state assegnate da Contempoartensemble a Diego Medellin, dall’associazione bolognese 2 Agosto a Jacopo Aliboni, dall’Orchestra Vivaldi a Lorenzo Fiorentini e Benedetta Zamboni, da Sconfinarte - per il festival Rebus - a Sara Tajik.
Il gradimento del pubblico ha premiato invece Quiescendo, di Mitja Bichon.

La Scuola è tra i partner del progetto di Accademia Verdiana, il primo Corso di alto perfezionamento in repertorio verdiano organizzato dal Teatro Regio di Parma e rivolto a dieci cantanti lirici residenti in Italia, di età fra 18 e 35 anni, ai quali è offerta l'opportunità di conseguire una preparazione vocale, musicale e teatrale di eccellenza a titolo gratuito, con una borsa di studio di mille euro e un rimborso spese.
Coinvolte nel progetto, insieme alla Scuola, sono l’Accademia Musicale Chigiana e il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, con il patrocinio dell’Università Bocconi di Milano e dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani.
Il progetto è stato premiato dalla Società Italiana degli Autori ed Editori nell’ambito del bando Sillumina-Copia privata per i giovani, per la cultura, diretto al sostegno alla creazione di residenze artistiche per promuovere la creatività dei giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori. L’impegno della Scuola consiste nel partecipare alla definizione delle attività previste, fornendo un docente di alto profilo, che contribuirà alla formazione degli allievi selezionati.
Il docente in questione è il baritono Claudio Desderi, indimenticabile Falstaff sui più importanti palcoscenici europei; il Maestro metterà a disposizione dei giovani la sua grande esperienza, maturata nei tanti anni di una prestigiosa e multiforme attività nel magico universo del teatro musicale.

Il sorriso di Lida riempie l’aula Torre, in una bella mattina di primavera. Il suo entusiasmo è contagioso, ed il colloquio così piacevole ed interessante che il tempo vola… Lida viene da Cuba ed è in Italia da tre anni, per studiare la viola con Antonello Farulli.

Come hai incontrato la musica?
Non vengo da una famiglia di musicisti, ma di operatori sanitari, medici e infermieri.
Da piccola frequentavo le lezioni di danza classica, ma non mi piaceva così tanto; ero invece molto attratta dal suono del pianoforte che ci accompagnava. Alla fine ho lasciato la danza e ho fatto le audizioni per la scuola di musica, dove avevo scelto di suonare il violino. C’erano solo due posti, in tutta l’Avana, ed il secondo l’ho preso io! Mentre stavo seguendo il percorso di studi di violino, la mia scuola ha ricevuto una donazione di otto viole: avevo 13 anni e la mia insegnante -che mi chiamava lagarta (lucertola), perché sono alta, ed ho le mani lunghe- mi ha spinto a provare la viola: per un anno ho suonato entrambi gli strumenti, ma con la viola ho subito iniziato ad essere chiamata a suonare, perché anche all’Avana i violisti erano pochi. Quindi ho deciso di passare definitivamente a viola.
Ho seguito il percorso formativo presso il Conservatorio Provincial “Amadeo Roldàn” e mi sono diplomata. Un anno prima del diploma ho avuto la possibilità di entrare nella migliore orchestra dell’Avana, il Lyceum Mozartiano, un’iniziativa patrocinata dal Mozarteum Salzburg. Il 90% dei musicisti che compongono l’orchestra proviene dall’Istituto Superiore di Arte dell’Avana, cui si accede dopo il Conservatorio Provinciale.
Ho suonato nel Lyceum fino al giorno della mia partenza, ed è stata una grande esperienza formativa; ho imparato tantissimo, anche a proposito della divulgazione musicale, che è uno dei cardini su cui poggia il progetto: i giovani musicisti cubani portano la musica europea al grande pubblico del nostro Paese, e perfino la sede dell’orchestra è in uno dei quartieri più popolari.


Però ad un certo punto hai deciso di lasciare Cuba…
Il maestro Antonello Farulli aveva saputo di me, avendo ricevuto una mia registrazione video da alcuni conoscenti. Aveva detto loro: “Cercate di portarla qui”. Uscire da Cuba è molto difficile: i miei genitori non hanno mai lasciato il Paese, quindi la mia partenza è stata per tutti un’emozione molto forte. La sera prima di partire ho suonato per l’ultima volta con il Lyceum Mozartiano, e al termine del concerto i miei compagni mi hanno abbracciato, tutti insieme, per trasmettermi la loro forza, il loro affetto ed il loro incoraggiamento. Un abbraccio gigantesco, che si ripete ogniqualvolta uno di noi ha la possibilità di andare via.
Sono arrivata qui la domenica (era il dicembre 2013), ed il martedì successivo, alle 9, ero qui a Fiesole.

Come hai ottenuto i documenti per l’espatrio?
All’epoca avevo un ragazzo italiano, che avevo conosciuto a Cuba (dove era venuto a studiare): grazie a lui non è stato difficile ottenere un visto turistico, così mi ha portata qui, e per un mese mi ha ospitato. Dopo tre mesi ho sostituito il visto turistico con un altro per motivi di studio.

Com’è stato l’impatto con l’Orchestra Giovanile Italiana?
Ricordo che, appena arrivata, il maestro Farulli mi chiese se mi sarebbe piaciuto suonare in orchestra… Io lo facevo da quando avevo 12 anni!
Da Giovanna Berti ho ricevuto la prima chiamata per suonare nell’Orchestra Giovanile Italiana; era la fine del 2013, e da allora ho partecipato a moltissime attività dell’OGI, ma sempre come aggiunta.
Ho preferito fare così, perché sono spesso impegnata a suonare in giro, e già frequentare le lezioni e trovare il tempo per studiare è difficile. Temendo di non poter esser sempre disponibile, non voglio assumere l’impegno della partecipazione all’intero corso... In realtà da tre anni prendo parte a tantissime delle attività dell’orchestra. Se manca una viola, ci sono! E dalla segreteria dell’OGI mi chiamano praticamente sempre…
Dico sempre che non sono stata io a scegliere la Giovanile, è l’OGI che ha scelto me! La cosa che più mi ha colpito è la magia di questo incontro, tra tanti ragazzi da tutta l’Italia: l’amicizia con loro rimane, anche se molti di loro hanno via via concluso il corso. L’esperienza dell’OGI è stata per me l’abbraccio italiano: non conoscevo nessuno, non parlavo la lingua, non sapevo se avrei continuato a suonare… Con la Giovanile si è aperta di nuovo una porta, è stata come una bella prosecuzione del lavoro che facevo al Lyceum.

Cosa ti ha maggiormente colpito nell’esperienza dell’OGI?
Essere con Daniele Gatti al suo corso di direzione d’orchestra presso l’Accademia Chigiana è stato indimenticabile… non avevo mai avuto un’emozione così grande, di vedere che con un solo gesto tutta l’orchestra potesse essere lì, come “avvolta” intorno alla bacchetta del Maestro.
Un’altra esperienza magica è stata suonare La clemenza di Tito al Mozarteum di Salisburgo. Non potevo credere di essere lì: ho scritto ai ragazzi del Lyceum Mozartiano, e tutti erano commossi per me. Ho mandato anche una foto della casa di Mozart ai miei genitori, ed il mio babbo mi ha subito risposto: “Sei in serie A!!”
Anche entrare al Teatro del Maggio, per suonare sotto la direzione di Nicola Paszkowski, è stata una grande emozione.
Il mio sogno più grande è ora poter suonare diretta da Riccardo Muti e alla Scala: quando questo avverrà, mi dirò che ce l’ho fatta, e da sola!

Riesci a mantenerti, suonando? Oppure usufruisci di una borsa di studio?
Non ho mai avuto una borsa di studio, purtroppo. L’anno scorso l’avevo richiesta, ma servivano i documenti della mia famiglia, e il fatto che mio nonno sia un medico ha complicato le cose, perché i medici e gli insegnanti a Cuba sono particolarmente ostacolati nella mobilità, ed hanno più difficoltà ad ottenere certi documenti. Ho fatto ricorso, chiedendo all’Ambasciata di certificare la responsabilità degli uffici di Cuba nel ritardo d’invio dei documenti. L’Ambasciatrice ha mandato la lettera che avevo chiesto, ma il documento è arrivato comunque troppo tardi e… non ho potuto ottenere la borsa.
Per mantenermi, da quando sono in Italia ho fatto mille lavori diversi: sono stata baby sitter, cameriera, aiutante in cucina, e perfino ballerina brasiliana per il carnevale…
Da tre mesi ho iniziato un progetto culturale di musica cubana e sudamericana: ogni giovedì suono in un locale cubano in S. Lorenzo, nel cuore di Firenze, Sabor Cubano… siamo un quartetto con viola, pianoforte, chitarra e percussioni. La cosa buffa è che non avevo mai suonato quel repertorio, che è invece proprio quello tradizionale della mia terra… È una sensazione bellissima, raccontavo ieri ad un’amica che non mi ero mai sentita così “artista”, ed ogni settimana arrivo a questo appuntamento con grande gioia. Facciamo noi tutti gli arrangiamenti, ed anche un po’ di teatro e dramma… Abbiamo un pubblico italiano affezionato ed entusiasta, che troviamo ad aspettarci molto prima dell’orario di inizio.
Mi piace essere una musicista completa: di mattina suono magari con la Camerata de’ Bardi di Borgo, o con la Camerata Strumentale di Prato, mentre alla sera mi puoi trovare in un “mondo musicale” completamente diverso. A volte partecipo anche a qualche festival di musica contemporanea…

Com’è il tuo rapporto con il maestro Antonello Farulli?
Siamo diventati padre e figlia, abbiamo un rapporto ottimo: lui mi ha dato tantissimo! All’inizio sono stata nei guai, perché il ragazzo con cui sono venuta in Italia, nonostante avesse vissuto con la mia famiglia per quattro anni a Cuba, e ricevuto ospitalità e calore, una volta arrivati in Italia mi ha lasciato, e dunque da un giorno all’altro mi sono trovata senza casa, senza appoggi, senza mezzi e senza parlare la lingua.
Ricordo che scrissi a mio padre: “Credo che stanotte dormirò all’aperto… ma non ti preoccupare, sono giovane…”.
E lui mi rispose immediatamente, spaventatissimo: ”Ti ordino di non farlo!!”.
In quel momento l’aiuto del maestro Farulli è stato essenziale: mi ha aiutato a sistemarmi temporaneamente presso un’altra sua allieva, Midori Maruyama, in una casa piena di studenti giapponesi…
Ho ricevuto da Farulli un grande appoggio, mi ha rassicurato sul fatto che venire in Italia era stata una buona idea (anche se in quel momento non ne ero più così convinta…); mi ha detto di concentrarmi e studiare. Chiamava ogni giorno Midori per sapere come stavo, e cosa stessi facendo.

Cosa hanno aggiunto le sue lezioni al tuo modo di suonare?
Metodologicamente, dopo l’insegnante che a 13 anni mi aveva aiutato a passare a viola, non ho avuto grandi esperienze didattiche a Cuba. Al Conservatorio Provinciale dell’Avana non ho trovato insegnanti così validi. La mia tesi l’ho scelta e preparata da sola, e ne sono orgogliosa: perfino la mia insegnante lo ha detto alla commissione, e mi hanno dato il massimo punteggio.
Quando sono arrivata da Antonello Farulli ero da tanti anni senza un insegnante… Nella sua classe ho trovato un approccio didattico e metodologico che funziona e mi sta aiutando a cambiare tantissime cose nel mio modo di suonare. Lavoriamo sui pezzi, con esercizi efficaci, finalizzati al superamento dei problemi.

Che tipo di percorso stai seguendo all’interno della Scuola?
Per i primi due anni ho seguito il corso di perfezionamento, ma dall’anno scorso ho deciso di frequentare il triennio, perché il mio diploma cubano non mi garantisce l’accesso a tutti i concorsi nella UE.
Ora sono al secondo anno: ho avuto la convalida degli esami già sostenuti di storia della musica ed armonia, mentre devo fare gli esami di informatica musicale, musica da camera, quartetto, il secondo esame di pianoforte…

Sei anche nel team didattico che segue l’Orchestra Inclusiva, il progetto recentemente inaugurato in collaborazione con la Fondazione Esagramma per avvicinare musica e disabilità…
Sono una delle cinque docenti, e sono felicissima di avere questo appuntamento ogni venerdì, dalle due e mezzo alle sette: gli allievi sono divisi in due gruppi, uno di bambini ed uno di adulti. Stiamo constatando grandi progressi, e ci sono dei momenti davvero speciali: un ragazzo con gravi problemi psichici e motori, che normalmente non è in grado di compiere nessun gesto in autonomia, un giorno ha suonato da solo il gong, ed è stata un’emozione grandissima. Il responsabile di Esagramma che era con noi si è accorto che mi ero commossa, e mi ha chiesto se tutto andasse bene.
Il lavoro che facciamo nell’Orchestra Inclusiva è molto particolare: all’inizio abbiamo ricevuto da alcuni insegnanti le nozioni essenziali per avvicinare i ragazzi agli strumenti utilizzati, che sono l’arpa, il violoncello e le percussioni.
Per ogni pezzo che suoniamo insieme, i ragazzi cambiano strumento, e noi ci spostiamo con loro. Ogni ragazzo ha un docente al suo fianco, che lo aiuta e lo assiste.
Un responsabile della Fondazione Esagramma è sempre con noi, sia il giovedì sia il venerdì: il giovedì c’è la professoressa Licia Sbattella, la fondatrice di Esagramma, a cui si deve l’elaborazione del progetto.
Di volta in volta ci preparano a ciò che faremo nella lezione, proviamo per un po’ e poi iniziamo a lavorare coi ragazzi, che sono molto motivati; alcuni di loro sembrano aspettare per tutta la settimana questo appuntamento con la musica.
Il nostro gruppo didattico è ben affiatato: Rita, Stefano, Virginia ed Erica sono davvero fantastici!
È un’esperienza molto forte, da cui sono certa di ricevere più di quanto offro.

Sei mai tornata a Cuba in questi anni?
Ho rivisto la mia famiglia dopo due anni e mezzo, nel settembre scorso… ho due fratelli più piccoli, di cui uno adolescente che ho ritrovato uomo, e mi ha perfino preso in braccio!

Un bel successo per la classe di chitarra di Piero Di Giuseppe: due allievi fiesolani hanno conquistato i primi posti al XXIII Concorso Chitarristico Nazionale “G. Rospigliosi” di Lamporecchio. Sono Giovanna Carrillo Fantappiè e Federico Pavoni, che si sono classificati rispettivamente prima e secondo, nella categoria A della sezione solistica. Complimenti!

Da qualche mese il Sindaco di Fiesole Anna Ravoni ha assunto in prima persona la Presidenza della Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, ed ha manifestato il desiderio di essere ancor più vicina all’istituzione offrendo uno spazio settimanale di ascolto (su appuntamento inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., il giovedì dalle 14 alle 16). L’abbiamo incontrata pochi giorni fa, in un’assolata mattina fiesolana, nella sede del Comune.

A quando risale il suo primo incontro con la Scuola?
Sono entrata in contatto con la Scuola subito, alla sua costituzione. Nonostante la giovanissima età frequentavo già il Comune, e partecipavo alle iniziative del sindaco Adriano Latini: quando Piero Farulli propose di creare una scuola di musica, Adriano ne fu felice, e offrì i locali all’interno della Filarmonica, dove l’avventura ebbe inizio.
Ho assistito perciò all’atto di nascita della Scuola: in quell’occasione conobbi anche Piero Farulli, mentre già conoscevo il fratello Fernando. Piero era animato da un incontenibile desiderio di far conoscere la musica, poiché tornando in Italia -dopo i concerti col Quartetto Italiano all’estero- rimaneva sfavorevolmente impressionato dall’assenza di una cultura musicale in Italia. E così la Scuola è nata, piccola piccola, nei locali della Filarmonica, sviluppandosi poi grandemente con il passaggio alla sede della Torraccia, fino ad arrivare a quello che è oggi.

Qual è il posto della Scuola all’interno della strategia dell’amministrazione comunale?
Questa è un’eccellenza fiesolana, e la città la sente sua. Le radici fiesolane si mantengono e i cittadini sono molto affezionati alla Scuola. Lo sono anche alle altre realtà del territorio (l’Istituto Universitario Europeo, la Fondazione Michelucci, la Fondazione Conti...), ma credo che l’affetto per la Scuola di Musica sia particolarmente intenso.
Da quando ho assunto la carica di Sindaco sto pensando che vorrei che Fiesole divenisse città della musica, visto che da oltre 40 anni la Scuola forma musicisti bravissimi che sono in attività ovunque, e che ci sono anche altre iniziative importanti, tra cui il Premio Abbiati per la scuola, che si consegna ogni anno al Teatro Romano nel giorno del solstizio d’estate e che quest’anno sarà affiancato dall’Abbado Award Musica Insieme; c’è poi la Festa della Musica del 24 giugno, che è una festa di tutta la città.
Abbiamo anche altre realtà musicali, come l’Accademia Lizard che forma musicisti interessanti in ambito “moderno”, quindi ci sono buoni motivi per ritenere Fiesole una città musicale. Conosco bene Ravello, e ogni volta che vedo lì il cartello “Ravello città della musica” penso che Fiesole abbia ragioni ancora più profonde per fregiarsi di un simile titolo.
Mi piacerebbe dare visibilità a questa vocazione musicale, organizzando un concerto sul tetto di Fiesole, a Poggio Pratone, che è il punto più alto del territorio comunale, cui si arriva dalla via di Monte Fanna. Per molti anni i gruppi escursionistici fiesolani hanno fatto lì un bel raduno nel mese di maggio. Da lassù si gode un panorama mozzafiato su Fiesole, e subito sotto si stende Firenze.
Sarebbe bello portare a Poggio Pratone l’Orchestra dei Ragazzi...
Purtroppo in questo momento le risorse economiche non ci sono, ma stiamo rimettendo a posto il bilancio comunale e spero che nel 2018-19 le cose vadano meglio e che ci possa essere qualcosa da investire in un progetto come questo.

Al di là di un singolo evento, esiste una forma di sostegno del Comune nei confronti della Scuola?
Purtroppo in questo momento non c’è nessuna possibilità in questo senso, vediamo se magari proprio grazie all’organizzazione di un’attività specifica riusciremo ad ottenere qualcosa.

La Presidenza della Fondazione è per statuto affidata al Sindaco, ma finora questi ha sempre nominato un proprio delegato; da qualche mese lei ha invece assunto direttamente la Presidenza…
Anch’io all’inizio ho nominato un delegato, nella persona di Paolo Fresco, ma alle sue dimissioni -per motivi personali- ho deciso di tenere in proprio la Presidenza, sia per far sentire la mia vicinanza, sia in considerazione del particolare momento: si trattava del periodo di rinnovo delle cariche direttive della Scuola e dell’insediamento, che sta avvenendo adesso, di una commissione per la revisione dello Statuto della Fondazione. Volevo seguire questi passaggi delicati in prima persona, anche se confesso che occuparsi di molte cose contemporaneamente è proprio una gran fatica.
Ho deciso di offrire anche la possibilità, a chi lo desideri, di incontrarmi in uno spazio dedicato all’ascolto, il giovedì dalle 14 alle 16 alla Scuola, ma sono disponibile anche in altri momenti, sempre da concordare.

Cosa si aspetta di sentire?
Mi aspetto soprattutto di dare qualcosa, cioè di far sentire che c’è un’istituzione che è vicina, e tiene molto a questa Scuola, che non è soltanto un luogo di trasmissione del sapere, ma anche parte importante di una comunità. Già tutti i docenti e dirigenti della Scuola hanno fatto sì che questo avvenisse, e lo si vede bene durante la Festa del 24 giugno che, come dicevo, è davvero una festa della città. Però mi piacerebbe ancor di più far sentire questa vicinanza, ascoltando eventuali problematiche che possono determinarsi, oppure proposte che arrivano da chi è dentro, per capire se, insieme al Sovrintendente, si riesca magari a portarle avanti. Non entro invece assolutamente nel campo didattico, che lascio totalmente al Direttore Artistico, non avendone specifica competenza.

Accanto alla Torraccia sono in corso da tempo i lavori per aggiungere alla Scuola gli spazi della colonica che tutti conosciamo come “lo Stipo”… a che punto siamo?
Siamo un po’ indietro, purtroppo, perché il finanziamento non è stato sufficiente a completare i lavori; proprio in questi giorni ci sono incontri con Sovrintendente, Responsabile Unico del Procedimento e Direttore dei lavori per capire come arrivare alla fine. Mancano ancora impianti, insonorizzazioni, arredi interni, parcheggio e viabilità esterna. Speriamo di riuscire ad essere pronti per l’autunno, per iniziare il nuovo anno scolastico con le nuove aule.

Ed a proposito di opere da terminare, qual è la situazione dell’Auditorium di Fiesole?
È una struttura molto importante, che si trova in piazza del Mercato, vicino al Teatro Romano ed ha oltre 300 posti. Avrebbe dovuto essere già pronto da tempo, addirittura dal 2006. Ora l’Auditorium è nel piano delle valorizzazioni, e speriamo di riuscire a produrre entro l’anno un bando per la sua gestione… sarebbe bello che anche la Scuola ci stesse dentro.
Anche all’Auditorium mancano arredi e impianti, per i quali abbiamo dei finanziamenti disponibili che però vorrei utilizzare soltanto quando si sia deciso cosa fare di preciso nella struttura; a seconda delle attività che saranno previste, bisognerà procedere diversamente nel completamento.

Inizialmente si era pensato ad un’ampia sala prove adiacente allo Stipo…
Non è stato possibile realizzarla, a causa di cambi legislativi, ma comunque ritengo che creare un’ulteriore struttura quando ce n’è già una vicina, nel centro del territorio comunale, non fosse necessario. Il palco dell’Auditorium di Fiesole è in grado di accogliere anche una orchestra sinfonica, con un aggettamento sulla sala che farebbe perdere solo pochi posti di platea.
Il maestro Meunier è venuto a vederlo insieme ad alcuni docenti… spero si riesca ad avere qualcosa che sia funzionale anche agli scopi della Scuola. Per me sarebbe fantastico, vorrebbe dire legare ancora di più la realtà della Scuola alla città.

Com’è l’esperienza della politica al femminile?
Per una donna è sempre un po’ più difficile, ma credo che con l’impegno sia possibile farcela. Io ho per esempio mantenuto anche il mio lavoro, quindi mi accorgo di avere sempre meno tempo per me, ma ho deciso di dedicare questo periodo al servizio della comunità. Il Comune ha solo 14.000 abitanti, ma l’estensione è di ben 42 km quadrati, con realtà completamente diverse tra le zone collinari e le due valli dell’Arno e del Mugnone.
Non ho invece affatto certezze per quanto riguarda l’eventualità di candidarmi ad un secondo mandato… ma c’è tempo fino al 2019 per pensarci.

Un’ultima curiosità: sindaco o sindaca?
Sono per sindaco, ministro, assessore ecc., sempre al maschile; anche se l’Accademia della Crusca sta prendendo posizione in senso contrario, devo confessare che il suono di queste parole al femminile non mi piace.
In fondo credo che non sia tanto il maschile o femminile a fare la differenza, ma solo l’impegno delle persone.

Viene da Udine, e suona l’oboe nell’Orchestra Giovanile Italiana con grande passione e professionalità. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di sé…

Come hai scelto il tuo strumento?
Ho preso contatto con la musica sin dalla più tenera età: a 2 anni e mezzo ho iniziato con i primi rudimenti musicali, in forma di gioco, seguendo dei corsi con il metodo Willems. Verso l'età di 6 anni, assieme ad altri miei coetanei, sono stato guidato in giornate di presentazione di vari strumenti. Ed è in questa occasione che ho intravisto un uomo esile, intento a sferruzzare con dei curiosi utensili (i coltelli per fare le ance). Incuriosito, mi sono fatto avanti e ho domandato che strumento suonasse, al che egli mi ha risposto "questo è l'oboe, si suona con questi piccoli pezzi di canna fra le labbra e tanta aria". Dopo averne udito il suono, ho intuito che quello era lo strumento che desideravo. In realtà, prima di quel giorno, avevo deciso di suonare il trombone.

Quando hai deciso che la musica sarebbe stata anche la tua attività professionale?
La musica come attività professionale è per me la logica conseguenza del continuare su un percorso così impegnativo: siamo musicisti, nati per fare questo, ed è giusto fare il lavoro che ci piace, per avere sia le ragioni pratiche sia il sostegno (non meramente economico) necessario a migliorare noi stessi e la nostra arte. In tutto ciò che si fa, secondo me, deve esserci il tendere ad uno scopo: il mio è di vivere una vita piena, godendo dei benefici dell'unica ragione di vita che conosco: la musica. Senza tanta poesia, non conosco altra realtà, vi sono nato dentro ed a volte è quasi una tortura, un amore e odio che da sempre mi accompagna.

Come sei arrivato all’Orchestra Giovanile Italiana? Avevi già fatto esperienza in orchestra?
Prima dell’OGI avevo già fatto parte di tre formazioni sinfoniche giovanili internazionali, oltre alle esperienze con il conservatorio e numerose orchestre di fiati. Chiaramente il livello qui è più alto, con musicisti più maturi, ma le mie passate esperienze erano commisurate ai miei progressi. Della Giovanile avevo molto sentito parlare e, devo dire, anche negativamente, ma giunto il momento ho deciso di tentare la sorte e ora ne sono davvero felice. Per entrare ho semplicemente sostenuto l'audizione, ma il difficile è arrivato dopo...

Qual è stato l’impatto con questo corso?
L'impatto con questo corso è stato, in una parola, Pretto. Il modo di lavorare del maestro mi ha quasi stordito, all'inizio, e colpito per la tenacia nel farci provare così a lungo ed intensamente (a volte forse troppo). E non è cambiato di una virgola, fa sempre lo stesso effetto, ma spesso sprona a migliorarsi. Poi i nuovi colleghi, tanti musicisti e amici nuovi, un clima stimolante e la responsabilità di essere sempre preparati al meglio hanno grandemente contribuito a sorprendermi con nuove esperienze.

Hai scelto di rimanere per un secondo anno nell’OGI: cosa ha determinato il desiderio di proseguire?
Restare è stata una scelta determinata dall'esperienza estremamente positiva dell'anno passato, in termini pratici ed affettivi. La Giovanile è un po' una seconda casa... L'ho vista come una base solida, dalla quale cercare le mie esperienze future, cioè per quello che è, ovvero un corso di formazione non solo musicale ma anche sociale, caratteriale, per avviare noi ragazzi ad un futuro lavorativo in un ambiente tra i più complicati.

Il momento più difficile…
Forse è ora che vivo il momento più duro. Sento di dover cambiare qualcosa, non sono pienamente soddisfatto e sono un po' incerto sulla strada da seguire per ottenere il miglioramento che desidero. Mi manca una guida, un punto di riferimento e devo crearmelo da solo. Un lavoro duro, ma sono fiducioso, anche se stanco e un po' provato. Non mi accontento, pretendo e so di poter dare e ricevere di più dalla musica e, per rispetto verso di essa e me stesso, è ciò che intendo fare. Ma questo comporta i dubbi e sacrifici che tutti i miei amici e colleghi musicisti conoscono bene.

…e l’esperienza indimenticabile…
Musicalmente, il tour di ottobre dell'OGI 2016 è stato il migliore, per me. Non tanto per il repertorio o il direttore, quanto perché è stato il raggiungimento di un traguardo, la fine di un percorso con molti colleghi ed amici ormai affiatati e felici di suonare insieme. Mi sono veramente goduto i concerti ed è stata un’esperienza fantastica e piena.
Davvero indimenticabile è stata anche la prova che la musica mi ha dato di essere il collante che tiene insieme la mia vita, legandomi alla persona che amo: Vanja è una violinista che ho conosciuto grazie alla musica nel 2012. Siamo tutt'ora insieme contro tutte le difficoltà. Nei primi giorni con lei ho inteso cosa significhi "suonare per coloro che ami". Realizzare quanto la musica rappresenti condivisione e ricchezza personale, libera da poter donare e ricevere, mi ha aperto gli occhi.

Il progetto Un coro di storie, presentato dalla Fondazione Toscana Spettacolo in collaborazione con la Scuola ed Oxfam Italia Intercultura, è tra i 36 vincitori (su 159 candidature) di MigrArti 2017, iniziativa del Mibact nata lo scorso anno con l’obiettivo di consolidare il legame con i “nuovi italiani”, riconoscendo e valorizzando le loro culture di provenienza.
Un coro di storie propone un percorso formativo imperniato sul metodo musicale, come veicolo aggregativo tra le diverse culture.
La Fondazione Toscana Spettacolo, che da oltre due anni lavora in rete per la diffusione della musica nei propri teatri, allarga così l’offerta di iniziative per la formazione del pubblico: ai laboratori di prosa e danza si affiancano occasioni di approfondimento anche per la musica, in particolare per le comunità di stranieri che vivono in Toscana, che attraverso la musica potranno comunicare, conoscersi e mantenere vivo il repertorio tradizionale.
Il progetto interesserà gran parte del territorio regionale, coinvolgendo 5 istituti scolastici delle provincie di Firenze, Prato, Pisa, Siena e Grosseto.
Ne sono destinatari studenti e insegnanti, che saranno impegnati in un’attività volta a sviluppare la capacità di cogliere e restituire un brano musicale, realizzare canti, improvvisazioni vocali, drammatizzazione e sonorizzazione dei testi.
Il Direttore Artistico della Scuola Alain Meunier curerà il percorso formativo e le fasi finali di realizzazione del progetto. Giovanni Guerrieri, regista e attore della compagnia teatrale I Sacchi di Sabbia, farà “dialogare” i testi dei materiali raccolti dai ragazzi con le partiture musicali.

La partecipazione della Scuola al programma Erasmus+ permetterà a tre giovani musicisti fiesolani di iscriversi alle selezioni per accedere all’Orchestra Erasmus, una nuova formazione che debutterà a Firenze il 7 maggio (ore 18) in Piazza Santissima Annunziata, nell’ambito delle celebrazioni per i 30 anni del Progetto Erasmus e i 60 anni dei Trattati di Roma. L'Orchestra Erasmus sarà formata dai migliori studenti di tutte le istituzioni musicali che partecipano al programma di mobilità internazionale.
Il concerto del 7 maggio sarà dedicato alle 13 studentesse, italiane e straniere, scomparse l’anno scorso in Spagna in un tragico incidente stradale proprio mentre si trovavano in Erasmus.

Abbiamo “intercettato” Andrea Gargiulo qualche settimana fa, approfittando di una sua breve incursione fiesolana. Referente del Sistema in Puglia, docente nel Master post lauream della Scuola, Gargiulo è pianista, insegna esercitazioni corali presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, ed è un curioso ed instancabile ricercatore e sperimentatore di metodologie per raggiungere con la musica davvero tutti.
L’occasione di incontrarlo era da non perdere, perché con la sua didattica sta rivoluzionando l’educazione musicale non solo in Puglia, ma anche nell’intero Sistema italiano di cori ed orchestre infantili.
Stabilito immediatamente un contatto umano diretto ed empatico, Andrea si è messo a raccontare ciò che fa, in modo talmente coinvolgente ed entusiastico da rendere superflua la scaletta di domande e risposte: ascoltarlo è una gioia, e vien da pensare che le sue qualità umane e la sua capacità di relazionarsi con gli altri attraverso la musica giochino un ruolo determinante, nel permettergli di operare con efficacia in qualunque contesto.

Perché sei a Fiesole, oggi?
Per un progetto campione, legato al Sistema nazionale; è un’ipotesi di lavoro molto efficace sul piano divulgativo e si chiama “violinista per un giorno”: permette ad un bambino - in un’ora e mezzo - di avvicinarsi alla musica e riuscire a dimostrare a se stesso ed agli altri che può realizzare il sogno di suonare in orchestra. Un sogno che magari non ha ancora sognato, visto che i sogni dei bambini di oggi sono altri, ma noi proviamo a stimolare in lui anche questo desiderio e magari, facendogli vedere ed ascoltare un’orchestra infantile venezuelana, riusciamo a dimostrare che il gap che lo separa dalla musica classica è più imposto dai media che connaturato alle sue esigenze emotive. I bambini se ne accorgono subito e, di solito, alla fine dell’ora sono totalmente conquistati. Oggi incontreremo 42 bambini delle classi quinte della Scuola elementare Don Minzoni di Firenze, ma l’esperimento è già stato fatto più volte, funziona dai sei anni in su e consiste nel riuscire a far suonare il violino in maniera intuitiva a bambini che non hanno esperienze pregresse, giocando con il metodo Rolland (come ci ha insegnato Antonello Farulli) e con altre tecniche messe a punto con l’esperienza, proprio nel solco tracciato da Abreu.

Come ti sei avvicinato al Sistema? Come hai scoperto Abreu?
Per caso, una quindicina d’anni fa, ascoltando per radio un’esecuzione dell’Orchestra Simon Bolivar, ho percepito un’ondata di suono e soprattutto di entusiasmo, che “bucava” la radio. Ho raccolto informazioni in rete, e mi sono reso conto che si trattava di ragazzi molto giovani, che facevano qualcosa di speciale, che mi entusiasmava ed interessava. C’è stata un’altra concausa positiva, costituita dal fatto che uno dei miei tre figli ha la sindrome di Asperger, “un modo diverso di percepire il mondo”, come dice lui. Ho cominciato anche grazie a lui a vedere la musica con occhi nuovi, e nel 2010 - insieme a tre colleghi - ho iniziato quest’avventura, che si chiama MusicaInGioco.

Di cosa si tratta?
E’ un progetto didattico sperimentale che nasce ispirato, oltre che al Sistema, ad un metodo accennato in un libro che si chiama Musica per gioco (EDT, 1997): la didattica reticolare.
Cominciare a compiere una serie di destrutturazioni della nostra abitudine didattica fu per noi una folgorazione: nella didattica reticolare non esiste la valutazione, l’errore si chiama semplicemente decontestualizzazione e si cerca di creare un contesto intorno a qualcosa, che è principalmente il bambino. Le procedure operative però non erano ben chiarite, in questo libro, e quindi nel tempo abbiamo provato, sperimentato, inventato. Avevamo dei bambini segnalati - in genere dai servizi sociali – perché portatori di disturbi dell’apprendimento, diverse abilità, problematiche sociali… qualcuno già protagonista di qualche atto di bullismo, mentre altri invece non problematici, che si avvicinavano per curiosità o passione.

Come vi siete mossi?
Iniziammo, con questi primi 37 bambini, a cercare di capire come poteva accendersi il loro interesse: provammo a giocare con l’improvvisazione, dalla body percussion alle pratiche vocali alternative proposte da Fiorella Cappelli, usando metodologie suggerite dai metodi Kodály, Dalcroze, Orff, tutti poi inseriti all’interno del melting pot della didattica reticolare.
Mancava qualcosa, cioè l’organizzazione di tutto questo materiale, così ho pensato a format didattici aperti, una sorta di regia nello stile del grande Eugenio Barba, un genio che dal Salento è andato a rivoluzionare l’idea stessa di teatro nei paesi del nord Europa con l’Odin Teatret, basando tutto sull’improvvisazione e l’interazione col pubblico. Quella era l’idea: avere un canovaccio di massima, ma non sapere dove saremmo arrivati, contando sull’entusiasmo del bambino e la sua propositività. Ci siamo accorti che i bambini sono una risorsa incredibile di proposte didattiche: a noi toccava solo saperle selezionare e incanalarle all’interno del progetto didattico.
Nel tempo abbiamo sviluppato una didattica progettuale: il docente sa di avere una serie di possibilità, e le utilizza liberamente, partendo dal contesto che si viene a creare di volta in volta.

Per esempio?
Partiamo dalla body percussion, che si può usare sia solo in senso ritmico, ma anche per improvvisare. Le ragazze che oggi mi aiuteranno a realizzare “violinista per un giorno” saranno qui tra poco per sperimentare con me le possibilità di questa tecnica, che si può correlare con libertà a quello che sta facendo l’altro, realizzando improvvisazioni guidate.
La proposta della body percussion spesso parte dal bambino, che decide se usarla quel giorno imitando un ritmo proposto oppure se creare delle sessioni improvvisative in cui lui diventa direttore. L’interazione tra i bambini può essere guidata da un bambino, dal maestro, oppure derivare dalla lettura comune di uno spartito. E tutto questo si può fare anche con la vocalità o con uno strumento.
La cosa fondamentale è suonare subito: il primo giorno, quando riceve in mano lo strumento, il bambino viene invitato a creare, sia in modo estemporaneo sia con la lettura: anche i bambini che oggi faranno “violinista per un giorno” leggeranno un brano, creato su due corde vuote, ed avranno in questo contesto l’aiuto di una base musicale, mentre normalmente sono i bambini più esperti a sostenere le prime parti, conferendo al gioco una dignità musicale che inorgoglisce tutti.

Nella sollecitazione di Claudio Abbado ad organizzare un sistema italiano era contenuta l’indicazione di proporre un repertorio colto mitteleuropeo… stiamo cercando di avvicinarci a questo, oppure ci stiamo rendendo conto che bisogna fare altro?
Se non lo viviamo come un vincolo, come una limitazione, diviene assolutamente plausibile e perseguibile. Nel Nucleo che avevo aperto a Napoli nei Quartieri Spagnoli, l’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli, con dei bellissimi scugnizzi realizzai lo start up (che oggi faccio con il mio pezzo Pomeriggio con gli archi) utilizzando due Danze tedesche di Beethoven. Alla fine il problema non è il repertorio, ma come noi lo proponiamo e quali sono le nostre aspettative. Noi per esempio pratichiamo sia repertorio eurocolto, sia repertorio originale, proprio con l’idea che il bambino debba essere tenuto lontano dalla catalogazione in categorie - musica di serie A e musica di serie di B, ma distingua la musica eseguita con entusiasmo, con coscienza, con dedizione, con passione da ciò che viene fatto senza impegno e in modo casuale. In questo senso l’idea che il repertorio sia esclusivamente quello della grande tradizione europea è un po’ rigida.
Io per esempio lavoro molto con delle fiabe musicali, in stile Pierino e il lupo, scritte da me in base alle esigenze dei bambini. In Puglia c’è un progetto che si chiama Armonie per la salute a scuola, che coinvolge l’assessorato regionale alla sanità insieme all’ufficio scolastico regionale ed è finanziato dalle ASL, per portare la salute al bambino nella scuola mediante la musica. Come può la musica concorrere alla salute? Negli ultimi tre anni stiamo dimostrando che non solo concorre, ma previene il bullismo, le dipendenze… I dirigenti scolastici ci mandano bambini problematici e rimangono molto stupiti nel constatare i cambiamenti che fanno in sole dieci lezioni, pensano che abbiamo qualche bacchetta magica.

E invece… è proprio così?
La magia è nell’utilizzo delle fiabe, che permettono al bambino che vuole andare più avanti di suonare le prime parti in poche lezioni, mentre quello che semplicemente si avvicina - proprio perché l’errore non esiste e a noi basta che il bambino cresca all’interno della voglia di suonare, non del “suonare bene”, che è un parametro nostro – ebbene per quel bambino diventa un successo semplicemente partecipare e sentire che sta suonando in un’orchestra. 40 minuti di musica originale, insieme alla voce narrante che racconta una storia, permettono di restituire al bambino la gioia grande di vedere i suoi genitori che lo sentono suonare, non un pezzo elementare ma qualcosa di complesso, coeso, bello dal punto di vista spettacolare, e quindi di grande soddisfazione.
Queste fiabe le abbiamo fatte al Teatro Petruzzelli di Bari ed anche in giro, creando un’orchestra di 1200 bambini che suonavano insieme. I dirigenti scolastici, che sono già increduli all’idea che si possano far star zitti 150 bambini senza alzare la voce e senza microfono, erano preoccupatissimi. In realtà la cosa funziona perché il bambino tace se è interessato ad ascoltare. Nell’ultima fiaba abbiamo inserito il repertorio eurocolto, un arrangiamento della Sinfonia dei giocattoli in cui le prime parti erano suonate dai più grandicelli, mentre i nuovi suonavano le corde a vuoto, con interventi comunque impegnativi dal punto di vista ritmico. C’erano anche i cori Manos Blancas, che suonavano gli strumenti giocattolo – autoprodotti, perché nell’ambito della motivazione utilizziamo l’autocostruzione degli strumenti, per aggiungere maggior dignità all’attività proposta, in modo che il bambino non pensi il coro come qualcosa di meno importante.

Anche per le Manos Blancas avete quindi messo a punto una metodologia originale?
Usiamo anche qui la didattica reticolare, integrando le pratiche del Venezuela, che sono ottime ma non le uniche. Il nostro bambino che partecipa ad un coro di Manos Blancas è già oggetto di molte attenzioni, e quindi saturo di opportunità e di iniziative, per cui se gli chiedi soltanto di segnare o di fare piccoli e semplici giochi, dopo poco si stanca e perde la motivazione. Allora noi integriamo queste pratiche di base con una serie di altri giochi, utilizzando il rap, le improvvisazioni non procedurali anche con gli strumenti… Non pensiamo ad una visione esclusiva del Manos Blancas, perché anche i bambini sordi suonano benissimo. Ho lavorato con un ragazzo sordo profondo, più grandicello, che era anche muto perché nel suo paese, l’Albania, era stato molto tempo in orfanotrofio senza ricevere cure adeguate...ma anche lui, che non riesce a parlare, può invece cantare. Per permettere ai bambini sordi di percepire il suono usiamo spesso un palloncino gonfio, che appoggiato sulla pancia aiuta ad assorbire meglio le vibrazioni. Tornando al mio allievo albanese, è riuscito a sviluppare una propria autoregolazione e riesce ad essere anche intonato, e ad improvvisare jazz al pianoforte, poggiando la mano sulla cassa armonica. Quando la prima volta lo vide, la sua mamma adottiva si mise a piangere, perché era convinta che lui non avrebbe mai potuto provare a far musica e invece lo faceva, con una semplicità incredibile e con bravura…

La musica è davvero capace di miracoli…
Sembra proprio di sì: portiamo il progetto “jazzista per un giorno” anche nelle carceri penali e minorili, con soddisfazioni incredibili, perché utilizzando una sola tastiera digitale riusciamo a coinvolgere più persone con il call and response, e poi sono gli stessi detenuti a diventare propositivi, usando a turno la tastiera. Mi sono capitati episodi meravigliosi, con il capoclan di 200 chili che arrivava sul palco e si scioglieva come un bambino, e tutti che dopo un po’ mi guardavano con occhi luccicanti. Allora mi accorgo che la bellezza cattura, come ben diceva Peppino Impastato: alla fine il male esiste perché nessuno insegna il bene, e anche le nostre misure di redenzione (ricordiamoci che questo è lo scopo del carcere) spesso non funzionano per colpa nostra.

Il tuo punto d’osservazione è diretto, ma come Consigliere del Sistema hai anche la visione d’insieme della situazione italiana…qual è lo stato dell’arte, dopo sei anni?
Domanda impegnativa…secondo me qualcosa è stato fatto. Siamo partiti da zero ed è stato necessario eliminare la confusione che aleggiava intorno al Sistema Abreu, da molti percepito come una specie di nuovo Suzuki per far suonare bene i bambini più piccoli. Invece non è questo, o almeno non solo questo. Lo stesso Abreu si è accorto in corso d’opera che poteva riuscire in qualche cosa di molto più grande: far diventare questi ragazzi buoni cittadini, non solo buoni musicisti. Quindi se qualcuno lasciava la musica non lo faceva per tornare ad attività illecite, ma perché sceglieva di studiare altro e diventare magari ingegnere, o architetto. Allora non dobbiamo pensare che il musicista sia serie A e tutto il resto serie B; abbiamo di fronte un cittadino che, nel momento in cui riesce ad essere soddisfatto del proprio lavoro e quindi felice, è un buon cittadino.
Questi primi anni hanno visto una sperimentazione eterogenea. Ci sono realtà molto diverse tra loro, alcune delle quali operano pienamente nel sociale, mentre altre sono magari collegate ad un privato (anche lungimirante) e devono “capitalizzare” ciò che fanno. E’ comprensibile, ma finisce per non aver più nulla a che fare con Abreu ed il suo Sistema.
Alcuni, pur collegati al privato sociale, non hanno doppi fini e realizzano l’ideale di Abreu: Campolongo Maggiore, ad esempio, e certamente il vostro Nucleo delle Piagge.
Anche la metodologia è varia, e su questo si sta facendo una sorta di selezione naturale: determinate metodologie vanno benissimo con la lezione frontale o con i piccoli numeri, ma quando devi raggiungere 1500 bambini e poi magari riunirli, devi fare in un altro modo.
In Puglia, chi dopo di noi ha tentato di avvicinarsi al Sistema con una logica diversa non è stato scoraggiato, ma si è accorto di non poter essere competitivo con la nostra offerta.

In che senso?
Abbiamo scelto un deciso impegno sociale; 1500 bambini pugliesi ricevono strumenti e lezioni gratuite, con pochissimi finanziamenti ma con un grande sforzo di sinergia: MusicaInGioco è federato con Art Village dell’Asl di S. Severo ed il Laboratorio Arte Musica Spettacolo di Matera che opera a Taranto, ed altri due nuclei stanno unendosi a noi….
Ogni finanziamento viene suddiviso fra tutti, e lavoriamo in completa condivisione d’intenti, mentre in altre regioni ci sono nuclei che addirittura si combattono tra loro. Con 10.000 euro formiamo un nucleo che accoglie 70 bambini per un anno, mentre con lo stesso finanziamento altri non riescono ad andare oltre un piccolo progetto senza futuro. D’altra parte molti operatori, che come me che sono anche insegnanti del Conservatorio, sono volontari totali, e questa è una nostra grande forza.

Qual è la strada perché tutti riescano ad individuare la metodologia didattica più efficace?
In questo Sistema non c’è il più bravo, ma chi apprende dall’altro con umiltà, perché sa che qualcosa si può prendere da tutti, anche da chi sa meno, e perché se invece arrivi con la presunzione di sapere tutto, io prenderò comunque qualcosa da te, mentre tu non potrai avvantaggiarti di un vero e proficuo scambio.
Adesso si stanno facendo passi avanti, il Sistema sta iniziando a scremare, e chi aveva idee diverse sta iniziando a uscire. In molti fanno cose lodevolissime, ma hanno interesse magari solo per un certo aspetto del Sistema. Bisogna che nel Sistema ci si riconosca all’interno di un’idea fondamentale, che dev’essere quella di una comune radice sociale.

Cosa mi dici circa i tempi di realizzazione del progetto?
Non penso che possa divenire un sistema di eccellenza musicale, se non prima di dieci anni. Così è andata in Venezuela, dove però non esisteva nient’altro, e quindi era più facile costruire: noi in Italia abbiamo conservatori, scuole d’eccellenza come S. Cecilia, Fiesole, la Chigiana…
Dobbiamo puntare ai grandi numeri: abbiamo già individuato una proposta che condividiamo con la Scuola di Fiesole ed il Sistema nazionale per portare la musica nella scuola a tutti: stiamo cominciando a sperimentare questo modello nella scuola primaria, dove un’insegnante ha ottenuto di destinare sei ore settimanali pomeridiane all’orchestra. Noi le abbiamo dato gli strumenti, che però non vengono consegnati ai ragazzi, ma tenuti dall’insegnante, che così con 20 violini fa suonare 60 ragazzi nei vari plessi.
I bambini non hanno bisogno di studiare: con la didattica reticolare dimostriamo che l’efficacia dello studio individuale è residuale rispetto all’efficacia di una buona lezione interattiva; ci sono comunque tre violini che “girano” tra i bambini che vogliono studiare. Lo studio è vissuto come premio e non come vincolo, e questa è la nuova sfida!

Anche con gli adulti?
Certamente: abbiamo realizzato ad esempio un progetto nel carcere di Matera, di cui si può vedere il servizio del TG3, grazie al link a youtube sul nostro sito (www.musicaingioco.net).
In 20 lezioni, un gruppo di detenuti che partiva da zero e che non aveva gli strumenti per studiare ha formato un gruppo soul, con risultati così soddisfacenti che la direttrice del carcere era convinta che già sapessero suonare. Alla fine mi ha detto infatti: “Siete stati fortunati, a trovare qualcuno che già suonasse!”, mentre i detenuti protestavano la loro “verginità” musicale... Per noi è stata un’ulteriore prova che, come ci stanno dimostrando le neuroscienze, l’apprendimento non passa solo attraverso il canale dello studio…

Davvero interessante, puoi spiegarci meglio?
È provato che, quando il bambino studia male e si sente dire dal maestro “non hai capito niente”, questo canale della sconfitta non solo distrugge la motivazione, ma fa cadere il picco dell’apprendimento a livelli inferiori a quelli del non-studio. Questa cosa l’avevamo già sperimentata sul campo, ma adesso ne stiamo avendo la prova scientifica, grazie all’avvio di una sperimentazione relativa alle neuroscienze applicate alla musica: i riscontri sono notevoli, sia nei test psicologici relativi all’autostima, al potenziamento dell’interesse e della motivazione, sia per il controllo dell’iperattività. Possiamo dire che si sta aprendo l’opportunità di scoprire come migliorare l’approccio allo studio, anche a quello di tipo professionale.
Ho avuto la fortuna di essere allievo di Sergio Fiorentino, che di fronte ai miei tentativi diceva “si può fare anche così”, con un relativismo interpretativo che ti faceva capire che per lui non esisteva l’archetipo dell’interpretazione, ma degli equilibri che devi cercare di trovare.
Se cominciamo a legare le scoperte pedagogiche del sociale allo studio, forse potremo ottenere qualche musicista migliore, magari creare un più efficace metodo di lavoro, e senz’altro formare una persona più serena.

Prima di salutarci, vuoi dire qualcosa circa la tua esperienza di docente al Master?
Nel Master, grazie ad un’intuizione di Antonello Farulli, Andrea Lucchesini e Bernardo Donati, insegno da tre edizioni le metodologie legate alla motivazione, cioè le pratiche legate alla didattica reticolare, e sono sempre felice di constatare l'entusiasmo degli studenti rispetto a questa proposta didattica.
Il master di Fiesole è una grande opportunità per tutti noi, studenti e docenti, di metterci in gioco rispetto alle possibili innovazioni didattiche. I docenti devono vivere l'esigenza di confronto, coesione e aderenza all'obiettivo, che è formare 'operatori musicali per orchestre e cori infantili e giovanili' e, pur nel rispetto delle loro idee, confrontarsi per attuare una migliore sinergia. La nuova edizione del Master sta lavorando in tal senso per permettere di restituire agli Studenti una formazione ancora più efficace e sinergica.

Allieva fiesolana fin dall’infanzia, Emma Lanza ci racconta la sua esperienza con la musica nella Scuola.

Hai percorso a Fiesole tutte le tappe della tua formazione musicale… com’è stato il cammino?
Avevo dieci anni, quando decisi di fare l’esame di ammissione a Fiesole. Ad attirare la mia attenzione era stato… il prato enorme davanti alla villa. Una volta dentro, mi resi conto che il prato non era la sola cosa che la Scuola di musica offriva. Dalle lezioni individuali alla musica da camera, dalla storia della musica all’armonia…. ogni giorno, uscita da scuola, salivo a San Domenico e ci passavo quasi tutto il pomeriggio. Si era creata una vita parallela molto impegnativa, ma per tutto quello che la Scuola mi ha dato ne è valsa la pena. Il legame con gli insegnanti che si instaurava anno dopo anno e l’amicizia che nasceva tra gli allievi rendevano tutto ancora più bello. All’interno di un quartetto un’amicizia forte cambiava anche il tuo modo di suonare. Gli insegnanti, oltre che farti lezione, diventavano anche maestri di vita. La mia insegnante di violino, Boriana Nakeva, mi seguiva in tutto quello che facevo, fuori e dentro la Scuola. Mi sosteneva in tutte le decisioni e, quando sbagliavo, mi riportava sulla strada giusta. Ancora oggi rimango in contatto con lei, per aggiornarla su quello che faccio e per chiederle dei consigli.
Quando entrai al triennio, gli esami da dare e i corsi da seguire aumentarono. Ogni esame strumentale richiedeva un vasto repertorio. Ad aprile scorso ho dato l’esame finale e ora guardo con grande soddisfazione al bagaglio che la Scuola mi ha lasciato.

L’approdo all’Orchestra Giovanile rappresenta per tanti una scoperta, la sorpresa di avvicinarsi ad una realtà molto diversa da quanto si era sperimentato in precedenza. Cosa succede, invece, arrivando “da dentro”?
Ho sempre suonato molto nell’Orchestra dei Ragazzi, da quando sono entrata nella scuola. Non posso dire che mi sia mancata. Il maestro Edoardo Rosadini ha insegnato a tutti noi a stare in orchestra e ci trattava come degli adulti. Ogni domenica mattina si provava, anche se non c’erano concerti in vista, e guai a chi non si presentava. Ci ripeteva sempre che le uniche accettabili ragioni di assenza erano di “morte o malattia da ricovero”. Abbiamo fatto concerti davvero grandi, ci preparava arrivando a farci suonare come un’orchestra professionale.
Forse sono stati tutti gli impegni che già avevo, ad impedirmi di prendere in considerazione fin da subito l’Orchestra Giovanile Italiana. Quando decisi di fare l’audizione non immaginavo a cosa sarei andata incontro. Nonostante tutta l’esperienza già maturata in orchestra ed il fatto che la Giovanile fosse da sempre sotto i miei occhi, mi si è comunque aperto un mondo. Non credo ci sia differenza per gli allievi che arrivano da dentro o da fuori. Rimane per tutti un‘esperienza ricchissima.

Grazie all’OGI hai fatto incontri importanti, e compiuto esperienze significative; cosa porti con te, alla fine di un periodo così intenso?
La voglia di riviverlo di nuovo in altre realtà, sperando che non si spenga mai la voglia di fare che abbiamo acquisito. Spero di incontrare nuovamente molti dei compagni con cui ho condiviso questa meravigliosa esperienza e suonare di nuovo con loro.
Porterò con me un bagaglio molto importante, con musica difficile e bellissima, affrontata con grandi maestri come Jeffrey Tate o Daniele Gatti, suonata in teatri meravigliosi. Soprattutto mi porterò dietro la consapevolezza di tutto l’impegno che è necessario mettere nelle cose belle.

Pochi giorni fa sei stata chiamata a partecipare all’esecuzione del Requiem di Verdi sotto la direzione di Myung-Whun Chung, presso l’Opera di Firenze. Vuoi raccontarci com’è andata questa breve immersione nella realtà lavorativa di un’orchestra importante come il Maggio?
Suonare con l’Orchestra del Maggio è stata un esperienza davvero intensa, ed essere diretti dal Maestro Chung rendeva tutto più incredibile. Si muoveva il minimo indispensabile e faceva scaturire dall’orchestra un Requiem meraviglioso.
Sono stati giorni in cui mi sono immaginata come deve essere la vita di un orchestrale. Andare a lavorare in un luogo come il Teatro dell’Opera e fare concerti così importanti è il sogno di ogni strumentista. Vivere quei pochi giorni con i musicisti del Maggio mi ha dato un’ulteriore spinta a non mollare, e a continuare a inseguire il mio sogno.

Il 30 marzo, il terzo appuntamento di Sounds of Europe porta la musica all’Istituto Francese (ore 20 - piazza Ognissanti, 2). Protagonisti del concerto il nostro Direttore Artistico Alain Meunier e la pianista Anne Le Bozec, che saranno impegnati in un programma che spazia tra Beethoven, Debussy, Malipiero, Faurè e Bach e che ben corrisponde (tra Italia, Francia e Germania) allo spirito del ciclo, promosso dall’Istituto Universitario Europeo in collaborazione con la Scuola.

Ecco cosa scrive Alain Meunier a proposito di questi appuntamenti musicali:
Quando il dottor Schlenker è venuto a trovarci per invitare la Scuola a prender parte alla ricorrenza dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma, non poteva che ricevere il nostro sostegno a tale iniziativa.
Già in sé c’era motivo di una presenza, ma ancor di più in un momento della storia in cui l'idea dell'Europa viene così contestata e presentata in modo caricaturale.
Con questi incontri la musica viene messa al centro delle preoccupazioni dell‘EUI, invitando i nostri ragazzi a una riflessione per superare l'idea che sia normale tutto ciò che si trovano alla porta: la moneta, il passare le frontiere senza pensarci, il progetto Erasmus… tutte cose frutto d'una visione generosa di persone convinte della necessità di rifiutare la guerra come fatalità naturale o come modo di risolvere i problemi!
Formidabile cambiamento, splendida scomessa dopo un terrificante conflitto, quello del ‘39-‘45.
Facendo musica in questo contesto, la Scuola sa di partecipare all'edificazione d'un sogno protettore: quello che mette in prima linea le forze dello spirito e porta la musica nell'universalità del suo messaggio di bellezza. Quello che dice che l'Europa può e deve essere una terra aperta, fiera di sé, orgogliosa del suo passato, ma soprattutto ambiziosa per un suo futuro generoso e umanista.
Ragazzi, ci siete voi alla manovra, già da oggi nel vostro ardore di fare musica!
Ed è anche quello che intendo dire, in musica, insieme a Anne Le Bozec, nel concerto del 30 marzo all'Istituto Francese.

Si è tenuto lo scorso 5 marzo il concerto di premiazione del Concorso regionale musicale organizzato dal Lions Club Aldobrandeschi di Grosseto, nel quale la soprano Clarissa Reali, che frequenta presso la Scuola il secondo anno del Triennio nella classe di Elena Cecchi Fedi, si è classificata al primo posto cantando arie di Rossini, Donizetti e Mozart.
Complimenti!

Si è appena inaugurato il ciclo Sounds of Europe, promosso dall’European University Institute (EUI) in collaborazione con la Scuola. Abbiamo colto l’occasione di questo progetto comune per rivolgere alcune domande al Prof. Renaud Dehousse, che da settembre 2016 è Presidente dell’EUI.

Da marzo a maggio un ciclo di sette concerti ospita sotto l’egida dell’Istituto Universitario Europeo i giovani musicisti della Scuola – ed anche il nostro Direttore Artistico Alain Meunier - in vari significativi luoghi della città. Com’è nata l’idea di questa serie?
Nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario dei Trattati di Roma l’Istituto Universitario Europeo ha aderito a un ampio programma d’iniziative culturali promosse dalla Presidenza italiana del Consiglio dei Ministri, organizzando varie attività sul territorio con lo scopo di diffondere i valori dell’Europa. Fra i vari eventi in programma, particolare attenzione è stata rivolta alla realizzazione di una rassegna musicale dedicata all’Europa. Per realizzare questo progetto, il partner ideale non poteva che essere la Scuola di Musica di Fiesole, con cui, da tanti anni, non solo condividiamo le bellissime colline di Fiesole, ma collaboriamo in vari modi.
Sounds of Europe nasce, quindi, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e con la direzione artistica di Matelda Cappelletti, legata all’Istituto non solo per la passione per la musica, ma in quanto figlia di un europeista convinto che tanto ha dato all’Istituto e all’Europa.
La rassegna musicale conta oltre 150 giovani musicisti di età compresa tra i 14 ed i 25 anni, i quali si esibiranno in un ricco programma di concerti ospitati da alcune delle più rilevanti sedi della cultura europea sul territorio e con la presenza di musicisti di fama internazionale.
Sounds of Europe nasce quindi per dare l’opportunità a questi giovani musicisti emergenti di avere un palcoscenico per il loro talento, portando la grande musica classica europea a un vasto pubblico.
Per noi questa iniziativa rappresenta il legame esistente con le istituzioni locali, con cui vogliano continuare a collaborare per diffondere la cultura europea sul territorio. Di questo sono grato al Direttore degli Archivi Storici dell’Unione Europea, Dieter Schlenker, che mi ha assistito in questo progetto.

Sessant’anni ci separano dalla storica data dei Trattati di Roma, che vedevano il primo concreto realizzarsi di una grande idea di Europa. Cosa significa celebrare questo evento oggi, alla luce dei complessi accadimenti degli ultimi anni?
È ormai un fatto noto che l’Europa stia attraversando momenti difficili. All’entusiasmo degli inizi è subentrato un forte disincanto, nutrito dall’impressione che l’Europa sia soprattutto fonte di vincoli. A ciò si sono aggiunte le incertezze che gravano sul divenire dell’Unione, anche in seguito all’annunciata uscita del Regno Unito e alle costanti pressioni cui è sottoposta.
Proprio in considerazione di tali dubbi, è necessario riaffermare quelli che sono i valori essenziali del progetto europeo: il rispetto reciproco, fra le persone e fra gli Stati, e la ricerca di un domani più giusto ed equilibrato. Da qui l’accento simbolico posto, nell’ambito di questa iniziativa congiunta, sulla musica, linguaggio universale in cui la diversità è ricchezza, e sui giovani, che più degli altri hanno interesse a vedere continuata l’impresa europea.

Da più di 40 anni l’Istituto Universitario Europeo e la Scuola di Musica di Fiesole rendono S. Domenico un brulicante crocevia dell’appassionato impegno di studiosi, docenti ed allievi. Pensa che la collaborazione tra le due istituzioni possa essere ulteriormente incrementata?
È vero, da oltre quaranta anni le strade dell’Istituto e della Scuola di Musica di Fiesole si sono costantemente incrociate. Tanti sono gli elementi in comune. Entrambi rappresentiamo la cultura europea, accogliamo giovani talenti provenienti da tutta Europa e portiamo avanti l’importante missione di formare i giovani cittadini del presente e futuro.
Negli anni, tanti sono i membri dell’Istituto che hanno frequentato la Scuola di Musica, sia per passione personale sia per cercare di integrare questi nostri due mondi, che hanno molto da condividere e scambiare.
Abbiamo offerto le nostre sedi per vostre rappresentazioni musicali, abbiamo beneficiato della musica di alcuni vostri giovani artisti e alcuni nostri ricercatori, nel tempo, hanno frequentato i vostri corsi di musica. Inoltre, tutte le estati ospitiamo le “prove” della vostra prestigiosa Accademia Europea del Quartetto.
Nel 2012 si è firmato un accordo con il quale noi ci impegniamo a contribuire ai costi per una borsa di studio di un giovane talento musicale e voi ci portate la vostra musica e i vostri artisti in alcune nostre occasioni commemorative importanti.
Si, penso che la nostra collaborazione possa essere ulteriormente incrementata… vediamo insieme come.

Si chiama Marta Scrofani, ed è una giovane violinista siciliana che da oltre un anno ricopre il ruolo di spalla nell’Orchestra Giovanile Italiana: le chiediamo di raccontarci qualcosa di sé e di questa esperienza nell’OGI.

Qual è stato il tuo percorso musicale?
Ho conosciuto la musica da piccola, a casa di mia nonna. Aveva un bellissimo pianoforte (lei era pianista), sul quale mi divertivo a strimpellare. Ricordo ancora che poco dopo, all'esame di ammissione della scuola di musica del mio paese dove cominciai a "studiare" musica, suonai al piano una piccola melodia imparata con la nonna. La suonai utilizzando solo gli indici, ma tanto bastò per ricevere il mio primo strumento, il violino. È sempre cominciato per gioco, e anche andando avanti con gli anni, al Conservatorio di Catania, la musica era il mio sfogo e anche il pretesto per divertirmi nei corridoi dell'istituto e incontrare i miei amici musicisti. Crescendo ho cominciato a capire che quella sarebbe stata la mia strada e che quindi la musica sarebbe diventata anche il mio lavoro. Ho incontrato moltissimi insegnanti differenti, ed ognuno di loro mi ha dato tanto. Ho imparato a carpire il meglio da ogni insegnante e a costruire un mio modo di vedere la musica e lo strumento.

Come sei arrivata a scegliere la proposta formativa della Scuola di Musica di Fiesole?
Ricordo che, durante i miei studi a Catania, molti mi parlavano dell’Orchestra Giovanile Italiana e un paio di amici la frequentavano. Mi sembrava un mondo così lontano dal mio, lo credevo inaccessibile, ne avevo forse anche un po' paura. Ma sono cresciuta anche io e, fortunatamente, ho deciso di cominciare questo percorso.

Dopo oltre un anno nel quale hai avuto la responsabilità del ruolo di spalla, qual è il bilancio della tua esperienza nell’Orchestra Giovanile Italiana?
Non esagero nel dire che quest'anno passato in Giovanile è stato l'anno più bello della mia vita. È un'esperienza unica, che mi ha fatto crescere come musicista e come persona. Passare un anno intero a contatto con altri musicisti, crescere insieme a loro, diventare una famiglia, diventare un tutt’uno, è indescrivibile. Da spalla ho avuto la fortuna di vivere davvero appieno la Giovanile e tutte le mille opportunità, ricchezze, difficoltà che ogni produzione ci portava ad affrontare. Stringere la mano di direttori di fama internazionale ed eseguire insieme a loro, sotto la loro guida, imponenti programmi sinfonici che raramente capita di poter suonare, è ogni volta meraviglioso. L’OGI è senza dubbio un percorso formativo di alto livello, per ragazzi che amano la musica e hanno il desiderio di imparare a stare in orchestra, di imparare ad ascoltare. Costruire un'orchestra dal niente sembra un'impresa irraggiungibile, ma il risultato che si ottiene alla fine del percorso riesce ad eguagliare senza dubbio quello che si ascolta nelle orchestre professionali della nostra Italia.

Quali sono stati i momenti più significativi che hai vissuto all’interno dell’orchestra?
Ogni momento, ogni secondo, ogni attimo è stato significativo. Tutto: dal primo all'ultimo giorno. La Giovanile è paura, preoccupazione, adrenalina, amore, passione, lacrime, speranza, felicità. È la vita con la musica. Se dovessi comunque fare un bilancio e mettere sul podio i momenti più emozionanti, parlerei sicuramente delle tre grandi esperienze dell’estate 2016: la chiusura del Ravello Festival con Jeffrey Tate è stata una lezione – ed una soddisfazione - che non dimenticheremo; la partecipazione al corso di direzione di Daniele Gatti ci ha insegnato moltissimo sull’importanza dell’incontro con un grande direttore, mostrandoci come, non appena il Maestro alzava la bacchetta per spiegare agli allievi come ottenere un colore dall’orchestra, succedesse il miracolo di trasformare l’OGI in uno strumento nuovo e perfetto. Infine la fittissima settimana al festival MiTo è stata per tutti noi di grande impatto, ma per chi, come me, ha preso parte anche ai programmi cameristici con Andrea Lucchesini, si è trattato di un’esperienza fantastica: suonare con lui il Quartetto op. 25 di Brahms è stato un privilegio, ed un’occasione per imparare tantissimo.
Comunque penso che, in ogni concerto, le emozioni più forti siano sempre l'inizio e la fine. L'inizio è adrenalina pura, voglia di fare bene, di riuscire a tradurre ogni gesto del direttore in musica. L'inizio è gli sguardi tra i colleghi, la complicità di cominciare un'avventura insieme, l'ennesima, che è sempre diversa ogni volta. La fine invece, è forse ancora meglio. È la voglia di rimanere tutti collegati in questo meraviglioso nodo di musica che si è riusciti a creare tutti insieme, è il desiderio di non spegnere un fuoco che ormai arde impavidamente. La fine è lacrime di gioia, emozione pura. La fine è la voglia di rimanere insieme e non tornare a essere individui singoli. Voglia di rimanere nella musica e con la musica. Ma dopotutto, solo arrivando alla fine si apprezza davvero qualcosa.

Progetti per il futuro?
In realtà ho il difetto di non fare mai dei programmi. In generale, spero di riuscire a vivere di musica, così come succede in Giovanile, amarla con entusiasmo e non esserne mai annoiata. Vorrei suonare in orchestra, vincere un concorso importante per entrare in un'orchestra che abbia ancora la voglia di fare musica.

Lo scorso 20 febbraio si è riunito il consiglio direttivo dell’Associazione Amici della Scuola di Musica di Fiesole. Si è deliberato di confermare nel ruolo di Presidente l’Avvocato Stefano Dalpiaz, ed Anna Ancillotti alla tesoreria, mentre alla Vicepresidenza è stata eletta Vanna Van Straten; entrano nel direttivo Donata Fornaciari, Annamaria Ingiulla e Barbara Montanarini.

Poche settimane fa si è festeggiata l’apertura di un nuovo Nucleo del Sistema di orchestre e cori infantili e giovanili a Benevento. Ne è anima e artefice la violinista Selene Pedicini, che, già attiva come concertista e docente dopo aver conseguito i titoli accademici musicali ed universitari, ha voluto frequentare il Master post lauream organizzato dalla Scuola in collaborazione con l’Università di Firenze. Le abbiamo rivolto alcune domande:

Come nasce l’idea di aprire un Nucleo del Sistema a Benevento?
Si tratta innanzitutto di una sfida. In primis con me stessa: vivo una fase dell’esistenza nella quale la doverosità di alcuni meccanismi cede il passo al piacere incondizionato di poter dare vita e corpo alle passioni. Sono musicista da sempre e mi occupo di didattica da più di venti anni: l’organizzazione, il modello, il messaggio del Sistema mi hanno affascinata, per non dire soggiogata, e mi è sembrato fisiologico, prima ancora che legittimo, realizzare in concreto ciò che sento davvero aderire al mio “essere”.
In seconda battuta, mi piace l’idea di portare qualcosa di così prepotentemente innovativo nella mia città, in un territorio che esprime un potenziale artistico-musicale apprezzabile ma che, come probabilmente accade in ogni realtà di provincia, tende un po’ a chiudersi in un atteggiamento di difesa delle proprie certezze economiche, sociali e culturali.

Quale spinta l’ha portata ad avvicinarsi anche alla formazione specifica richiesta per questo tipo di attività?
Ho ritenuto di non poter prescindere da una conoscenza diretta degli assunti teorici e dei criteri operativi del Sistema essendone, torno a dirlo, fortemente interessata. In maniera intuitiva, per anni ho dato vita a progetti musicali che producevano formazioni piuttosto corpose, con bambini dai cinque ai tredici anni, i miei allievi più grandi e finanche un coro amatoriale fondato da mio padre cinquant’anni fa che annovera ancora, nelle varie sezioni, alcuni dei suoi decani ultra-ottuagenari. All’inizio del Master, mettendo in parallelo ciò che ci veniva raccontato del Venezuela con l’esperienza delle mie “aggregazioni” umane trans-generazionali, mi sono stupita pensando: “ma guarda, questo lo faccio pure io!”, pur avendo ben chiaro che non si trattasse della stessa cosa.
Per questo, garantire un impianto strutturato in modo razionale e scientifico alle iniziative che ho ancora in animo di intraprendere, mi è sembrato un punto di partenza inderogabile. Peraltro, volendo fare un bilancio della mia esperienza personale, prima ancora che l’acquisizione di un diverso codice teorico-didattico-operativo, sento di aver conquistato l’apertura di un nuovo orizzonte per la mia forma mentis.

Lei ha frequentato il Master post lauream di I livello per operatori di orchestre e cori infantili e giovanili organizzato dalla Scuola in collaborazione con l’Università di Firenze. Può raccontarci di questa esperienza formativa?
Comincio con una nota di colore, partendo dalle “levatacce” per raggiungere l’università in tempo utile per le lezioni: mi sono sentita la vera fuori sede del sud, ma con positivi addentellati di reviviscenze giovanilistiche. A parte tutto, è stato un percorso stimolante e proficuo, nella sua duplice estensione: quella universitaria, che ha richiamato la mia formazione umanistica, mi ha fornito i mezzi per conoscere e mettere in pratica gli esiti dei nuovi approcci teorico-metodologici della pedagogia e della psicologia relativamente alla didattica strumentale e vocale. Sul fronte musicale, superato l’impatto emozionale del ritorno alla Scuola (che ho lungamente frequentato sul finire degli anni ottanta, partecipando al Progetto Mozart-Da Ponte e poi per il corso di violino di spalla tenuto dal M° Giulio Franzetti), resami conto che non avevo più venti anni, mi sono trovata di fronte a proposte di fatto a me poco consuete, dalle lezioni sul metodo Dalcroze a quelle sulla fisiologia dell’apparato vocale; dalle sessioni di direzione d’orchestra con scambio di strumenti alle improvvisazioni corporee condivise con colleghe/i divenuti poi anche amici, in un clima spesso goliardico!

In che modo è riuscita a concretizzare nella realtà beneventana l’apertura di un nuovo Nucleo del Sistema italiano?
È stato possibile grazie ad uno spin-off accademico dell’Università degli Studi del Sannio chiamato “Kinetès Arte.Cultura.Ricerca.Impresa Srl”, nato per volontà della prof.ssa Rossella Del Prete con l’obiettivo di affermarsi quale realtà imprenditoriale impegnata sul fronte della promozione culturale e artistica. Kinetès, tra le altre attività, è impegnata nel progetto di recupero e rivitalizzazione di un antico orfanotrofio cittadino, divenuto sede di un “Polo urbano delle Arti” in cui si condensano proposte culturali trasversali. Una delle più significative riguarda la musica, ed il mio coinvolgimento si è concretizzato, per volontà comune, proprio nel segno del Sistema, ossia di un approccio inclusivo, trasversale, non accademico…in una parola: rivoluzionario!

Quali componenti del tessuto sociale lei pensa saranno maggiormente interessate all’attività del Nucleo?
Il nucleo avrà sede nel quartiere medievale denominato “Triggio”, ricco di vestigia storiche tra le quali spicca un magnifico Teatro Romano tra i meglio conservati al mondo. È un rione popolare, sicuramente non segnato da un degrado economico-sociale con derive delinquenziali, quanto piuttosto bisognoso di essere risollevato da uno stato di disagio che si palesa in un’avvilente quiescenza delle energie vitali dei suoi abitanti. Stiamo coinvolgendo i bambini della zona con le loro famiglie e accogliendo quanti ci vengono segnalati dalle associazioni assistenziali. Ma abbiamo anche sottoscritto un accordo di partenariato con l’istituto comprensivo nel quale ho avviato da tempo un progetto orchestrale: questo garantirà la possibilità di avere a disposizione gli strumenti musicali già in possesso della scuola e, contemporaneamente, di porre in essere dinamiche relazionali più ampiamente partecipate, costituendo un gruppo volutamente caratterizzato da componenti provenienti da fasce sociali, economiche, culturali, ed etniche differenti.

In concomitanza con la masterclass di Paolo Beltramini, che mette a disposizione degli allievi della classe di Giovanni Riccucci la sua esperienza di concertista e didatta, la Scuola ospiterà un’esposizione di clarinetti Ripa, sabato 11 (dalle ore 10.00 alle 19.00) e domenica 12 (ore 10.00-14.00)  febbraio presso l’aula Cappella. Gli strumenti della ditta L.A. Ripamonti di Milano sono espressione di un alto artigianato, nel quale confluiscono molteplici competenze (fisica acustica, alta falegnameria, oreficeria, meccanica di precisione), per offrire ai musicisti il massimo della qualità di suono e della praticità d’uso.
 

La biblioteca della Scuola amplia il suo orario di apertura al venerdì (15-18) e festeggia una nuova e generosa donazione di musiche per clarinetto: ne è artefice Attilio Zambelli, primo clarinetto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino dal 1962 al 1994, che ha deciso di regalare ai giovani musicisti fiesolani la sua ricca raccolta di spartiti. Lo abbiamo incontrato presso la sua abitazione fiorentina, ed abbiamo approfittato della sua gentile disponibilità per rivolgergli alcune domande:

Innanzitutto, grazie!! La sua generosa e cospicua donazione di musiche per clarinetto arricchisce la biblioteca della Scuola di un materiale di grandissima utilità per allievi e docenti. Perché ha scelto proprio Fiesole, come nuova “casa” per le sue musiche?
Grazie a voi, grazie alla Scuola! È un grande piacere, per me, sapere che la mia musica sarà a disposizione dei giovani clarinettisti. Fino a qualche tempo fa non avevo pensato ad una donazione, ma gli avvenimenti della vita portano a nuove considerazioni. Mi sono trovato a parlare del passato con un collega, e la conversazione ha toccato la Scuola: è stata un’illuminazione, ho cominciato a nutrire questa idea ed ho ritenuto che la biblioteca della Scuola di Fiesole fosse il miglior luogo dove collocare questo mio materiale per clarinetto, che spazia dai primi metodi al concertismo (e contiene anche copie manoscritte, che io stesso avevo realizzato per avere a disposizione la musica su cui studiare, nei tempi lontani in cui non esistevano le fotocopie!).
Considero la Scuola di Fiesole un’istituzione di primaria importanza, e da sempre ho nutrito un’ammirazione sconfinata per Piero Farulli e la grande lezione del Quartetto Italiano.

Com’era avvenuto il suo incontro con la musica e con il clarinetto?
Sono nato in un piccolo paese della provincia mantovana, e verso i 12 anni mia madre mi ha portato a cantare nel coro della chiesa, cosa che lei desiderava moltissimo che io facessi. Tuttavia il coro non era per me, e così sono stato indirizzato al maestro di musica. Ho cominciato a studiare nella piccola scuola del paese, scegliendo il clarinetto tra i non molti strumenti disponibili.
Questo è stato l’inizio, poi - incoraggiato dai buoni risultati - dopo due o tre anni sono entrato al Conservatorio di Bologna, dove c’era un bravissimo insegnante, Alberto Alberani, verso il quale nutro un’immensa gratitudine. Il clarinetto mi ha appassionato, fra tutti gli strumenti a fiato, per la sua voce e le sue grandi possibilità espressive, per la sua capacità di passare da un colore morbido ad una veemente aggressività. Mi piace citare Berlioz, che diceva che il clarinetto ha la possibilità di modulare il suono, aumentarlo e diminuirlo fino a creare “il lontano, l’eco, l’eco dell’eco, il suono crepuscolare”. Bello, no?

Per oltre trent’anni lei è stato primo clarinetto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, ed ha collaborato con grandissime bacchette: quali incontri l’hanno arricchita maggiormente?
L’esperienza dell’orchestra è qualcosa che si nutre nella continuità, giorno dopo giorno; per questo sono sempre stato contrario all’affermazione che solo un grande direttore possa insegnare qualcosa. Da tutti si apprende, e mi è capitato molte volte di ricevere un’indicazione utile anche da un direttore di non primissimo piano, e trovarmi a pensare: “Questa non la sapevo…”. Coi grandi direttori si aggiunge quel quid, ma è mettendo insieme tutto, che in 30 anni qualcosa si impara. Ovviamente solo se si ama il proprio lavoro: bisogna amare, ed esser sempre attivi e modesti, studiare, ascoltare e cercare di migliorarsi continuamente.
Nel lungo periodo che ho trascorso nel Maggio sono successe tante cose: sono stati anni bellissimi e difficili, con prese di posizione sindacali che ad un certo punto ho smesso di condividere, fatti eccezionali come l’alluvione del ’66 (che ci costrinse a lasciare per qualche tempo il Teatro Comunale…).
Sono stati anche anni di incontri fondamentali per l’orchestra, con grandi maestri come Carlo Maria Giulini, che ricordo con particolare gratitudine perché aveva un modo gentilissimo e garbato di fare le sue osservazioni ai professori d’orchestra ma, quando diceva qualcosa, arrivava dentro come una fitta... Anche con Georges Prêtre abbiamo lavorato molto spesso, facendo cose bellissime, per non parlare di Zubin Mehta, che ci ha guidato in tante tournée… anche in India; e ovviamente Riccardo Muti, per oltre 10 anni direttore principale. Di questi maestri ricordo le ore trascorse a studiare, a lavorare a fondo sulle partiture: questo è stato per me il più grande arricchimento. Abbiamo avuto anche tante altre celebrità, tra cui Leonard Bernstein, ed è stato un onore, ma tutto avveniva tanto velocemente da non lasciare un segno così profondo.
Una volta terminata l’attività in orchestra ho lasciato anche il Conservatorio… uno strappo doloroso: ci ho messo anni, per poter tornare a parlare di tutto questo. Nel frattempo avevo preso una casetta in campagna vicino a Certaldo, e in mezzo a persone semplici ho ritrovato la serenità.
Mi piace dire che sono nato nella terra di Virgilio, ho lavorato tutta la vita nella terra di Dante e concludo… con Boccaccio!

Nella sua vita professionale c’è stato spazio anche per la musica da camera?
La collocazione più naturale per gli strumenti a fiato è certamente l’orchestra, però anche la musica da camera mi ha dato molta gioia: ricordo, tra le altre, la collaborazione con Andrea Nannoni, quando era primo violoncello del Maggio: con lui suonai con molto piacere il Trio op. 11 di Beethoven.
Nel 1973 fui tra i fondatori del Musicus Concentus; affrontavamo la musica da camera sperimentando quella che allora era un’assoluta novità: le prove aperte, durante le quali mostravamo il “giocattolo” smontato, e discutevamo con sempre maggior disinvoltura e confidenza davanti al pubblico. Il risultato è stato aprire anche noi stessi; a me ha fatto un gran bene sentire il pubblico più vicino, perché mi ha aiutato a vincere l’emozione che sempre accompagna il concerto.

Lei ha svolto anche un’intensa attività didattica, e molti clarinettisti si sono formati alla sua scuola. Cosa consiglierebbe oggi ad un giovane strumentista?
Credo che sia necessario dedicare massimo impegno allo studio e frequentare corsi di perfezionamento con grandi maestri. Ho sempre consigliato ai miei allievi di seguire lezioni importanti: ad esempio, non mancavo di approfittare della presenza di Antony Pay a Firenze, incoraggiando i miei allievi ad andare da lui. Mi dispiaceva solo quando qualcuno di loro perdeva tempo frequentando lezioni non qualificate. Consigliavo di andare all’estero e di confrontarsi con i più bravi. Anch’io sarei andato fuori, se ne avessi avuto l’opportunità, ma ai miei tempi non si usava…
Raccomando ai giovani soprattutto grande modestia, e di considerare il diploma un punto di partenza. Altrettanto fondamentale è l’esperienza di un’orchestra di formazione io ho avuto la fortuna di suonare per due anni nell’A.I.D.E.M., ed a questa istituzione sono grato perché mi ha dato le basi di repertorio e di esperienza. Altrimenti, vincere presto un concorso e trovarsi sul palco di un’orchestra celebre può causare grandi difficoltà.
Per questo trovo essenziale il ruolo formativo di un progetto come la vostra Orchestra Giovanile Italiana, che svolge proprio l’indispensabile funzione di preparare i giovani strumentisti alla vita professionale.
Auguro a tutti voi della Scuola buon lavoro!

La giovane violinista Sarah Margrethe Rusnes Lie è la prima studentessa norvegese venuta a studiare alla Scuola, nella classe di Èva Erna Szabó, grazie al programma europeo di scambi Erasmus+. Le abbiamo rivolto alcune domande:

Qual è stato il tuo percorso fin qui?
Ho iniziato a studiare presso l'Università di Stavanger nel 2012, frequentando per un anno music performance, che è un tipo di preparazione necessaria ad affrontare il corso di laurea in musica, sotto la supervisione del professor Jan Bjøranger. Mi sono laureata con un esame finale nel mese di giugno 2016, ed ora sto proseguendo con un anno di studi supplementare, che ho scelto per avere la possibilità di partecipare al programma Erasmus+ per l'intero anno. Ed eccomi qui…

Come sei arrivata alla Scuola di Musica di Fiesole?
Per me era importante fare un’esperienza di studio fuori dalla Scandinavia. Volevo sperimentare un'altra cultura, imparare una nuova lingua e provare qualcosa di diverso da quello a cui ero abituata. L'Italia era in realtà il paese in cima alla mia lista, perciò quando ho saputo che il mio professore presso l'Università di Stavanger, Jan Bjøranger, aveva parlato con Riccardo Cecchetti di un accordo tra le due istituzioni, ho afferrato al volo l’occasione.
Ho sentito così tante grandi cose sulla Scuola di Musica di Fiesole che ero, e sono, incredibilmente felice di avere la possibilità di frequentare la vostra Scuola.

Quali aspetti delle lezioni con Èva Szabó ti arricchiscono maggiormente?
Ci sono tante cose diverse, e io sto ancora cercando di capire il modo in cui insegna. Mi piace che lei sia, prima di tutto, un’insegnante che si preoccupa per i suoi studenti, il che è stato chiaro per me fin dall'inizio. È gentile e comprensiva, ma anche severa (in senso buono). Tutto questo rende le lezioni con lei di grande valore, motivanti e interessanti. Eva pone l'accento su un sacco di cose che sono del tutto nuove per me, sia per quanto riguarda la tecnica, sia per la musicalità; inoltre mi aiuta di trovare modi diversi di lavorare, sia sull’arco che sulla mano sinistra. Sono molto felice per questo, e mi motiva davvero a studiare in modo più approfondito ed efficace.
Quindi, direi che la cosa che mi arricchisce di più è in questo momento il modo in cui riesce a vedere gli aspetti in cui posso migliorare, per poi fornirmi diverse alternative (esercizi, studi, pezzi, ecc) per lavorarci su. Questo finora, ma chissà, forse tra un paio di mesi dirò qualcosa di diverso!

Come stai sperimentando direttamente, la musica d’insieme ha un ampio spazio presso la nostra Scuola. Sei stata altrettanto impegnata nell’attività cameristica anche in Norvegia?
Decisamente, ma nella mia università la musica da camera è più affidata alla libera iniziativa degli studenti. Gli insegnanti ci aiutano nella creazione di gruppi, se ne abbiamo bisogno, ma poi sta a noi studenti contattare i professori per le lezioni, quando vogliamo o ne abbiamo bisogno. Quello che spesso accade allora è che la musica da camera diventi meno prioritaria, in mezzo agli altri impegni scolastici perché, non avendo una lezione regolare ogni settimana, non siamo così stimolati a prepararci. Quindi, anche se vogliamo imparare e ci piace suonare insieme, è più difficile che questo accada. Questo è uno dei motivi per cui mi piace così tanto qui, perché a Fiesole abbiamo lezioni di musica da camera ogni settimana. Il che significa che tutti noi dobbiamo farne una priorità per la preparazione, sia da soli sia insieme, per la lezione successiva. Penso che sia assolutamente un modo migliore di fare le cose, e impariamo molto di più.

Puoi descrivere somiglianze e differenze tra la nostra Scuola e l’Università di Stavanger?
Considerando che quest’anno ho solo lezioni pratiche (strumento principale, musica da camera, quartetto e orchestra), penso che le due istituzioni siano abbastanza simili, eccetto, come dicevo prima, per il modo con cui è organizzata la musica da camera. Un’altra differenza che ho notato è che qui avete la classe di quartetto distinta da quella di musica da camera, mentre nella mia Accademia abbiamo solo la categoria “musica da camera”, che comprende tutti. Per il resto credo sarebbe più facile per me notare eventuali differenze se partecipassi alle lezioni teoriche. Per esempio, nella mia università non abbiamo le lezioni di solfeggio….

Hai preso parte, nel dicembre scorso, ad un breve tour in cui l'Orchestra Galilei ha eseguito alcuni Concerti Brandeburghesi con Enrico Casazza a Milano, Rovato e Brescia. Puoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?
È stata davvero una cosa fantastica!
All’Università di Stavanger ho avuto la fortuna di far parte dell’ensemble d’archi 1B1, guidato da Jan Bjøranger, che è forse una delle più grandi ragioni del mio amore per la musica, e anche dei miglioramenti del mio modo di suonare negli ultimi anni. Il modo in cui lavoriamo e suoniamo insieme nel 1B1 è abbastanza unico, e per questo spesso sono stata un po’ delusa dalle esperienze con altre orchestre, quando ho sentito mancare l’ispirazione e l’attenzione che ho sempre apprezzato tanto in 1B1.
Grande è stata quindi la mia felicità, quando ho visto nell’Orchestra Galilei proprio quell’entusiasmo e quella stessa cura che mi piacciono tanto. Già dalla prima prova mi sono sentita accolta e ispirata, e quindi molto fortunata! Mi è piaciuto molto il modo in cui Enrico Casazza ha guidato le prove e suonato con noi. Sono molto, molto grata di aver potuto fare questa bellissima esperienza.


La Scuola desidera contribuire a far conoscere un bel progetto musicale, promosso dall’Associazione Piero Farulli Onlus - la musica un bene da restituire: si tratta della formazione di un nuovo coro interculturale, che ha lo scopo di facilitare il dialogo fra i migranti e la popolazione locale. Il progetto è stato selezionato dalla Fondazione il Cuore si scioglie, che lo ha inserito nella campagna di crowdfunding promossa sulla piattaforma Eppela.
Fino al 25 febbraio chiunque può così dare un contributo alla realizzazione dell’iniziativa al link https://www.eppela.com/it/projects/11981-libere-voci-dal-mondo
Il problema dei rifugiati coinvolge le zone interne della nostra Regione: giovani migranti si aggirano sperduti nei sentieri dei boschi che sovrastano Dicomano, Londa, Rufina.
L’isolamento cui spesso sono costretti rischia di rendere ancor più estranea questa desolata umanità, che ha dovuto abbandonare tutti gli affetti per salvare sé e le famiglie dalla guerra, dalla fame, dalla miseria. Al tempo stesso fra gli italiani serpeggia un senso di disagio di fronte a tanti giovani stranieri che passano le loro giornate in attesa.
L’Associazione Piero Farulli vuole dare il suo contributo all’indifferibile percorso di integrazione, proponendo la musica come efficace strumento di aggregazione e conoscenza reciproca.
Le prove del coro sono appena iniziate: il primo incontro si è tenuto sabato 21 gennaio nella sala polivalente del Comune di Londa. Chi fosse interessato a partecipare al coro può scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Non è richiesta alcuna conoscenza della musica, non ci sono limiti di età e la partecipazione è gratuita.

Per informazioni: 338/6611779 email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il video di presentazione realizzato per la campagna si trova al seguente indirizzo: https://youtu.be/8TV8tdqL-B0

Grazie alla passione ed alla  generosità di tanti donatori, anche nel 2016 la Scuola è riuscita a garantire progetti importantissimi e gratuiti in periferie multiculturali come le Piagge e Sorgane, dove 86 bambini hanno avuto la possibilità di partecipare al grande laboratorio educativo dei Nuclei Orchestrali. Attraverso lo studio di uno strumento, hanno imparato la musica come forma di espressione individuale, ma anche e soprattutto come armonico linguaggio del vivere insieme.
Avete sostenuto il sogno di giovani solisti grazie all’istituzione di borse di studio, fondamentali per gli studenti più meritevoli e con meno possibilità economiche per fare della loro passione una professione. Alcune di queste borse sono appuntamenti che da anni promuovono l’eccellenza, come il Concorso per quartetti d’archi V.E. Rimbotti, -che quest’anno ha visto la vittoria del Quartetto Mettis, le borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione CR Firenze, dalla Fondazione Walton e dalla Fondazione Ciampi; non dimentichiamo poi la borsa in ricordo di Giuliano Valori per due giovani pianisti, le borse in memoria di Paolo Fioretti e quelle dell'Associazione Amici della Scuola, che da vent’anni consentono a molti studenti di proseguire gli studi.
Siete stati generosi con la Scuola, e in tanti avete aderito alla campagna promossa dall’Avvocato Paolo Fresco, che raddoppiava le vostre donazioni, dimostrando che il contributo di ciascuno può fare la differenza.
Ci avete donato strumenti preziosissimi per la crescita dei nostri giovani musicisti. Ad esempio, i piccoli musicisti di Piagge e Sorgane hanno ricevuto, grazie alla generosità di Bernardo Donati ed alla collaborazione dei liutai Sorgentone e Mecatti, nuovi archi, spalliere e corde.

Nel 2016, insieme a voi, abbiamo scritto una bella pagina di musica, promuovendo la cultura musicale e l’eccellenza, soprattutto tra i più giovani. Grazie!

Anche nel 2017 potete fare la differenza e vivere la musica da protagonisti.
Realizzare il sogno di portare la musica a tutti è semplice: sostenete i progetti della Scuola di Musica di Fiesole http://www.scuolamusicafiesole.it/it/sostieni

Una folla festosa ha riempito anche quest’anno l’Opera di Firenze, per iniziare il 2017 in compagnia della grande musica e dei giovani strumentisti fiesolani.
I brani in programma hanno permesso alle orchestre della Scuola di sprigionare l’entusiasmo del far musica insieme, ed anche di mettere in luce le ottime qualità dei giovani che ne compongono le file. Grande emozione e soddisfazione per Giampaolo Pretto, chiamato prima a guidare una lanciatissima Orchestra dei Ragazzi, e poi a concertare e dirigere un ampio organico sinfonico, nel quale una buona parte degli strumentisti sedeva per la prima volta di fronte ai leggii dell’Orchestra Giovanile Italiana.
Prima dell’inizio del concerto, il nostro Sovrintendente Lorenzo Cinatti ha preso la parola per augurare a tutti un anno sereno e proficuo; con lui sul palco Serena Spinelli, Consigliera della Regione Toscana, Dario Nardella Sind