L’impegnativa e gratificante estate dell’ OGI In evidenza

Due entusiasmanti concerti all’Alto Adige Festival hanno completato l’attività estiva dell’Orchestra Giovanile Italiana che, dopo aver brillantemente affrontato la prima esecuzione della nuova opera di Silvia Colasanti Proserpine al Festival dei Due Mondi di Spoleto, si è immersa nelle attività chigiane suonando con Boris Belkin e partecipando al corso di Daniele Gatti, ed è stata poi diretta al Ravello Festival da Jeremy Rhorer, in un corposo programma che accostava Alfredo Casella a Gustav Mahler.
L’ultima tappa di questo “giro d’Italia” musicale ha portato i giovani musicisti nella splendida cornice naturale di Dobbiaco, dove l’OGI ha potuto giovarsi della perfetta organizzazione offerta dall’Alto Adige Festival.
Preparata a Fiesole prima della partenza da un esperto team di docenti che annoverava Davide Sanson (Olimpico di Vicenza) per fiati e percussioni, David Romano (Accademia di Santa Cecilia) per i violini, Alfredo Zamarra (Teatro La Fenice) per le viole, Andrea Noferini (Opera di Roma) per i violoncelli, e il nostro Alberto Bocini per i contrabbassi, l’OGI ha tenuto due concerti: uno cameristico, nel quale l’esecuzione del Carnevale degli animali di Saint-Saëns è stata arricchita dai testi e dalle gag della voce recitante (un violista dell’orchestra), e poi il concerto sinfonico conclusivo, diretto da Alexander Lonquich il 31 agosto.
Grande l’impatto esecutivo ed emozionale del programma scelto, che annoverava pezzi celebri e coinvolgenti come La Valse di Ravel, la Suite dallo Schiaccianoci e la Quinta Sinfonia di Čajkovskij. Trascinati dalla comunicativa e dall’entusiasmo di un musicista raffinato e profondo come Alexander Lonquich, i ragazzi dell’Orchestra Giovanile Italiana hanno dato una bella prova di sé, ottenendo una risposta calorosa ed entusiastica del folto pubblico in sala.
Dopo aver accolto la richiesta di un primo bis, i giovani musicisti hanno voluto prodursi in un fuori programma molto particolare, chiedendo al direttore il permesso di eseguire senza di lui, nell’inedita veste di coristi, il notissimo canto Signore delle cime, che dalla sua stesura per mano di Bepi De Marzi nel 1958 è divenuto celebre in tutto il mondo.
Deposti gli strumenti, i ragazzi hanno intonato insieme le diverse linee del canto, concentrati e partecipi, suscitando lo stupore e la commozione degli ascoltatori e dando una prova di unità, serietà, passione, ed… un pizzico di incoscienza!

 

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