Crollo muretto

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Intervista a Michela Lelli

All’indomani della premiazione dei giovani musicisti fiesolani che hanno conquistato le borse di studio per il 2016, abbiamo rivolto alcune domande a Michela Lelli, che con Nedo e Simone Fioretti e gli amici di Paolo rinnova ogni anno l’offerta di borse di studio alla memoria di Paolo Fioretti.

Da molti anni la Scuola può contare sul vostro affezionato sostegno: perché avete scelto Fiesole?
Conoscevo la Scuola e la frequentavo con Paolo. Lì ci sentivamo a casa, fra amici. Quando ho pensato a un modo per ricordare Paolo dopo la sua scomparsa, mi è sembrato naturale farlo presso questa istituzione.
Il livello degli allievi è altissimo e l'atmosfera della Scuola è sempre stata esaltante. Assisto alle selezioni delle borse e sono sempre stupita dalla professionalità degli allievi, anche piccolissimi. Quando mi è stato richiesto di esprimere una qualche osservazione riguardo al livello dei partecipanti al concorso ho preferito affidarmi totalmente al giudizio della commissione, non sapendo veramente fare graduatorie di merito fra i candidati ascoltati, se non per pura emotività. Le nostre borse di studio premiano ragazzi da quasi 20 anni ed è una grande soddisfazione pensare che nel curriculum di chi ha trovato nella musica la sua strada e la sua ragione di vita ci sia il nome di Paolo e il suo sostegno tramite noi.
Abbiamo incontrato la Scuola di Musica di Fiesole attraverso un amico comune e vissuto nel suo ambito momenti indimenticabili, di grande emozione, condividendo davvero la musica con chi la stava facendo. Abbiamo accompagnato l'OGI in alcune delle sue tournée e ci siamo sentiti in quelle occasioni parti di un progetto comune, non solo di condivisione della musica ma di un modo di sentire e di stare insieme. E' questo che ha fatto della Scuola una realtà diversa da una struttura puramente didattica. Direi più filosoficamente educatrice. Si direbbe che qui una utopia si sia realizzata.

Le borse di studio intitolate a Paolo Fioretti accomunano ormai moltissimi studenti fiesolani, che negli anni hanno beneficiato del vostro generoso contributo per proseguire gli studi musicali. Forse farebbe piacere a tutti loro sapere qualcosa di lui…
Paolo aveva un solo grande rimpianto: quello di non aver imparato a suonare uno strumento. Amava la musica e riceveva da lei tanto in gioia ed emozione. I nostri viaggi, le nostre vacanze erano quasi tutte finalizzate a partecipare a eventi musicali. Quando Paolo vedeva i piccoli allievi della Scuola si emozionava e li invidiava moltissimo. Avrebbe voluto essere uno di loro. In qualche modo abbiamo fatto sì che questo avvenisse.

È ormai riconosciuto a tutti i livelli che l’apprendimento della musica abbia benefici effetti sia sulla formazione individuale sia sulla capacità di interagire con gli altri: è per questo che avete scelto di finanziare borse di studio per giovani musicisti?
Sì. Pensiamo che si debba intervenire per aiutare i ragazzi a conoscere qualcosa che li aiuterà moltissimo, anche se non diventeranno solisti affermati. Fare musica insieme insegna la conoscenza e il rispetto dell’altro e mi sembra che questo sia un esercizio prezioso, soprattutto nella realtà attuale, dove il processo di apprendimento è sempre più informatizzato e dunque solitario.