Selene Pedicini e il Sistema a Benevento

Poche settimane fa si è festeggiata l’apertura di un nuovo Nucleo del Sistema di orchestre e cori infantili e giovanili a Benevento. Ne è anima e artefice la violinista Selene Pedicini, che, già attiva come concertista e docente dopo aver conseguito i titoli accademici musicali ed universitari, ha voluto frequentare il Master post lauream organizzato dalla Scuola in collaborazione con l’Università di Firenze. Le abbiamo rivolto alcune domande:

Come nasce l’idea di aprire un Nucleo del Sistema a Benevento?
Si tratta innanzitutto di una sfida. In primis con me stessa: vivo una fase dell’esistenza nella quale la doverosità di alcuni meccanismi cede il passo al piacere incondizionato di poter dare vita e corpo alle passioni. Sono musicista da sempre e mi occupo di didattica da più di venti anni: l’organizzazione, il modello, il messaggio del Sistema mi hanno affascinata, per non dire soggiogata, e mi è sembrato fisiologico, prima ancora che legittimo, realizzare in concreto ciò che sento davvero aderire al mio “essere”.
In seconda battuta, mi piace l’idea di portare qualcosa di così prepotentemente innovativo nella mia città, in un territorio che esprime un potenziale artistico-musicale apprezzabile ma che, come probabilmente accade in ogni realtà di provincia, tende un po’ a chiudersi in un atteggiamento di difesa delle proprie certezze economiche, sociali e culturali.

Quale spinta l’ha portata ad avvicinarsi anche alla formazione specifica richiesta per questo tipo di attività?
Ho ritenuto di non poter prescindere da una conoscenza diretta degli assunti teorici e dei criteri operativi del Sistema essendone, torno a dirlo, fortemente interessata. In maniera intuitiva, per anni ho dato vita a progetti musicali che producevano formazioni piuttosto corpose, con bambini dai cinque ai tredici anni, i miei allievi più grandi e finanche un coro amatoriale fondato da mio padre cinquant’anni fa che annovera ancora, nelle varie sezioni, alcuni dei suoi decani ultra-ottuagenari. All’inizio del Master, mettendo in parallelo ciò che ci veniva raccontato del Venezuela con l’esperienza delle mie “aggregazioni” umane trans-generazionali, mi sono stupita pensando: “ma guarda, questo lo faccio pure io!”, pur avendo ben chiaro che non si trattasse della stessa cosa.
Per questo, garantire un impianto strutturato in modo razionale e scientifico alle iniziative che ho ancora in animo di intraprendere, mi è sembrato un punto di partenza inderogabile. Peraltro, volendo fare un bilancio della mia esperienza personale, prima ancora che l’acquisizione di un diverso codice teorico-didattico-operativo, sento di aver conquistato l’apertura di un nuovo orizzonte per la mia forma mentis.

Lei ha frequentato il Master post lauream di I livello per operatori di orchestre e cori infantili e giovanili organizzato dalla Scuola in collaborazione con l’Università di Firenze. Può raccontarci di questa esperienza formativa?
Comincio con una nota di colore, partendo dalle “levatacce” per raggiungere l’università in tempo utile per le lezioni: mi sono sentita la vera fuori sede del sud, ma con positivi addentellati di reviviscenze giovanilistiche. A parte tutto, è stato un percorso stimolante e proficuo, nella sua duplice estensione: quella universitaria, che ha richiamato la mia formazione umanistica, mi ha fornito i mezzi per conoscere e mettere in pratica gli esiti dei nuovi approcci teorico-metodologici della pedagogia e della psicologia relativamente alla didattica strumentale e vocale. Sul fronte musicale, superato l’impatto emozionale del ritorno alla Scuola (che ho lungamente frequentato sul finire degli anni ottanta, partecipando al Progetto Mozart-Da Ponte e poi per il corso di violino di spalla tenuto dal M° Giulio Franzetti), resami conto che non avevo più venti anni, mi sono trovata di fronte a proposte di fatto a me poco consuete, dalle lezioni sul metodo Dalcroze a quelle sulla fisiologia dell’apparato vocale; dalle sessioni di direzione d’orchestra con scambio di strumenti alle improvvisazioni corporee condivise con colleghe/i divenuti poi anche amici, in un clima spesso goliardico!

In che modo è riuscita a concretizzare nella realtà beneventana l’apertura di un nuovo Nucleo del Sistema italiano?
È stato possibile grazie ad uno spin-off accademico dell’Università degli Studi del Sannio chiamato “Kinetès Arte.Cultura.Ricerca.Impresa Srl”, nato per volontà della prof.ssa Rossella Del Prete con l’obiettivo di affermarsi quale realtà imprenditoriale impegnata sul fronte della promozione culturale e artistica. Kinetès, tra le altre attività, è impegnata nel progetto di recupero e rivitalizzazione di un antico orfanotrofio cittadino, divenuto sede di un “Polo urbano delle Arti” in cui si condensano proposte culturali trasversali. Una delle più significative riguarda la musica, ed il mio coinvolgimento si è concretizzato, per volontà comune, proprio nel segno del Sistema, ossia di un approccio inclusivo, trasversale, non accademico…in una parola: rivoluzionario!

Quali componenti del tessuto sociale lei pensa saranno maggiormente interessate all’attività del Nucleo?
Il nucleo avrà sede nel quartiere medievale denominato “Triggio”, ricco di vestigia storiche tra le quali spicca un magnifico Teatro Romano tra i meglio conservati al mondo. È un rione popolare, sicuramente non segnato da un degrado economico-sociale con derive delinquenziali, quanto piuttosto bisognoso di essere risollevato da uno stato di disagio che si palesa in un’avvilente quiescenza delle energie vitali dei suoi abitanti. Stiamo coinvolgendo i bambini della zona con le loro famiglie e accogliendo quanti ci vengono segnalati dalle associazioni assistenziali. Ma abbiamo anche sottoscritto un accordo di partenariato con l’istituto comprensivo nel quale ho avviato da tempo un progetto orchestrale: questo garantirà la possibilità di avere a disposizione gli strumenti musicali già in possesso della scuola e, contemporaneamente, di porre in essere dinamiche relazionali più ampiamente partecipate, costituendo un gruppo volutamente caratterizzato da componenti provenienti da fasce sociali, economiche, culturali, ed etniche differenti.