Mi chiedono di scrivere un ricordo del mio Maestro... ma quale scegliere, tra i tanti che mi vengono alla mente? Quelli importanti che hanno segnato la mia vita, o quelli meno fondamentali, fatti di piccole cose, minimi gesti che però quotidianamente hanno consolidato il nostro rapporto allieva/insegnante?
Una cosa è certa: il Maestro Farulli ha disegnato la vita di tutti coloro che hanno avuto il dono di incontrarlo. 
Per cominciare devo ovviamente ricordare il nostro primo incontro.


Premetto che fin da piccolissima il mio sogno era cantare, e per questo i miei genitori avevano fatto domanda alla scuola media del Conservatorio, dove fui accettata.
Iscrivermi alla classe di Canto, data la giovane età, non fu possibile. Si decise allora per il pianoforte, ma anche questo progetto non si poté realizzare, a causa dell’affollamento delle classi.
Allora la segretaria, la signora Schoepflin, chiese al Maestro Farulli, insegnante di Viola, di incontrarmi per capire se ero adatta allo studio di questo strumento. Ricordo come fosse ora che stavo facendo lezione di Educazione Artistica e avevo le mani sporche di colore e plastilina, quando fui chiamata in Direzione per incontrare questo signore grande e grosso, che mi prese la mano (sporca) e dopo averla voltata e rivoltata, mi disse: “Va bene! Questa la prendo io.”
Iniziai così a studiare con lui, prima il violino e poi la viola.
Ma gli inizi non furono facili: il Maestro non era contento di me, ed io ero infelice perché non riuscivo a capire soprattutto la tecnica dello strumento, che necessitava di rigore e studio giornaliero. “Prima di essere artisti, siamo degli artigiani”, diceva sempre... e io ero molto giovane e inconsapevole. Le mie dita erano troppo corte e le mie mani troppo piccole...
Quante volte, presa dallo sconforto, ho pensato di attaccare lo strumento al chiodo... ma anche nei momenti peggiori il Maestro era sempre lì a sostenermi e a incitarmi in quella battaglia quotidiana che con tenacia stavamo combattendo insieme.
A poco a poco dimenticai il canto, e come un vero soldato mi buttai in trincea.
Cominciai a seguire i concerti del Quartetto Italiano e scoprii i quartetti di Mozart, Haydn, Schubert e soprattutto Beethoven. Il mio cuore ormai era al di là dell’ostacolo e le ore di studio diventarono ore di gioia e conoscenza.
Una volta, a lezione, stavo studiando Schumann e il Maestro non era contento del mio fraseggio, così mi disse: “Cantamela con la voce, questa frase... ostia! Lo vedi che canti meglio di come suoni?!!” Lì per lì ci rimasi male e lui se ne accorse. Il giorno dopo ricevetti in regalo un disco di Kathleen Ferrier che cantava Frauenliebe und leben di Schumann. Il mio Maestro era fatto così. Un coacervo di rigore, emozioni e umanità!
Lo studio dello strumento andava avanti, ma contemporaneamente Farulli cominciò ad incitarmi anche allo studio del canto. Ricordo la sua passione per le Cantate di Bach e i miei primi concerti come soprano solista con la Scuola Normale di Pisa. Che lusso, poter suonare le Suites con la viola e cantare quelle meravigliose pagine di Bach! E lui sempre lì, pronto a sostenermi con quel suo affettuoso e rigoroso senso dell’onestà.
Aveva un grande cuore, che divideva con tutti. La settimana prima del mio diploma ebbi una crisi di stanchezza e di tensione nervosa e allora lui andò in farmacia a prendere delle fiale ricostituenti e me le portò dicendo, col sorriso sulle labbra, che con quelle avrei risolto tutti i miei problemi tecnici.
Non ci crederete ma questo, sul momento, mi rassicurò.
Poi arrivarono la Scuola nella piazza del mercato a Fiesole, e le lotte per imporre il suo principio di devozione verso la divulgazione della cultura musicale, in cui ci coinvolse tutti.
Ora che insegno nella Scuola cerco con tutte le mie forze di imitarlo nel rigore e nella passione, per non perdere quello che il Maestro ci ha lasciato... una difficile eredità!!!

la sua allieva Tiziana Tramonti